Identikit statistici: Alexander Zverev

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Identikit statistici: Alexander Zverev

Cosa ha impedito finora al vincitore delle Olimpiadi di Tokyo 2020 di aggiudicarsi uno Slam?

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Alexander Zverev - US Open 2020 (photo by Simon Bruty/USTA)

A ventiquattro anni, Alexander “Sascha” Zverev è stabilmente all’interno della top 10 ATP, avendo raggiunto nel 2017 il suo best ranking di N.3 ATP e avendo recentemente vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo. Basterebbe questo, forse, a segnalare la caratura del giovane tedesco di origine russa, ma c’è anche molto altro. Ad esempio, la grande facilità con cui sa attaccare da fondo sia dal lato del dritto che da quello del rovescio, combinate a un servizio tra i più potenti del circuito. Erano in molti, infatti, già dopo le sue prime apparizioni in tornei ATP (vince il suo primo match ad Amburgo nel 2014 da wild card) a prevedere per lui un futuro radioso, costellato da grandi successi.

E invece, pur essendosi già aggiudicato 16 titoli, Zverev non è ancora stato capace di imporsi in una prova del Grande Slam, vero e proprio banco di prova per la consacrazione di ogni grande campione. Anche nell’ultima edizione di Wimbledon, ad esempio, Zverev ha ceduto in cinque set a Auger-Aliassime, che pure partiva sfavorito nel pronostico. Proviamo a chiedere aiuto ai dati, e in particolare ai dati che si riferiscono ai 79 match di singolare maschile giocati fino a questo momento da Zverev a Melbourne, Parigi, Londra e New York, per cercare di capire meglio le cause di questa nota stonata in quella che è già, comunque, una grande carriera.

Palmarès

Prima di concentrarci sui match negli Slam, vale la pena ricordare che il numero uno di Germania si è già aggiudicato quattro titoli Masters 1000: il primo sulla terra di Roma nel 2017, sconfiggendo Djokovic in finale in due set; lo stesso anno si aggiudica il torneo di Montrèal (sul cemento), questa volta prevalendo su Federer. Nel 2018 e nel 2021 poi, vince a Madrid, sulla terra, battendo Thiem nel 2018 e il nostro Berrettini nel 2021. Da non dimenticare anche i gioielli più preziosi della bacheca di Zverev, ovvero la vittoria alle ATP Finals 2018, ancora una volta sconfiggendo Djokovic, e il sopracitato oro olimpico, battendo Nole e Khachanov nei match decisivi.

 

Proprio la vittoria alla O2 Arena di tre anni fa sembrava dover proiettare definitivamente Sascha nell’acme del tennis mondiale, non soltanto per il risultato, ma anche per la straordinaria qualità di gioco espressa a tutto campo. Invece, qualcosa sembra incepparsi. Nel 2019, Zverev raggiunge “soltanto” tre finali: a Ginevra, ad Acapulco, e nel Master 1000 di Shangai. Si aggiudica il titolo però soltanto in Svizzera (al tie-break del decisivo terzo set su Nicolás Jarry), mentre viene sconfitto nettamente da Kyrgios ad Acapulco e da un Medvedev in versione schiacciasassi a Shanghai.

Nel 2020, anno segnato dalla pandemia, Zverev sembra avere la sua grande occasione. Dapprima raggiunge la semifinale all’Australian Open (non si era mai spinto tanto avanti in uno Slam) e poi accede per la prima (e, al momento, unica) volta alla finale di un torneo del Grande Slam allo US Open. In entrambe le circostanze si trova di fronte il grande amico (e spesso rivale) Dominic Thiem. La superficie veloce dovrebbe, sulla carta, dare qualche chance in più a Zverev, che in effetti si aggiudica i primi due set a Flushing Meadows con il punteggio di 6-2 6-4. A questo punto, però, ancora una volta, la musica cambia. Thiem trova nuove energie, mentre Zverev va in difficoltà. Recuperato lo svantaggio, sarà Thiem ad aggiudicarsi il tie-break decisivo, beffando Zverev nella volata finale.

Anche il 2021 sembra inquadrarsi nello stesso schema: Zverev ha già giocato due finali, si è aggiudicato un titolo 1000, è quinto nella Race, ha vinto a Tokyo, eppure non è andato oltre i quarti di finale in Australia, la semifinale a Parigi (sconfitto da Tsitsipas in cinque set), i già citati ottavi di finale a Wimbledon. Grande regolarità ad alti livelli, quindi, ma senza un vero e proprio acuto (rispetto al livello di gioco che è in grado di esprimere). Proviamo ora a guardare più da vicino i dati per cercare di comprendere meglio questa dinamica.    

Uno sguardo d’insieme

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Zverev con una serie di statistiche, i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Alexander Zverev, match di singolare in tornei del Grande Slam

Possiamo osservare come tanto il numero medio degli ace (in particolare sul veloce) quanto quello dei doppi falli sia piuttosto elevato, a testimoniare il fatto che il servizio sia, in un certo senso, croce e delizia per il giocatore tedesco. Ne ricava molti punti ma, al contempo, è proprio il servizio a rischiare di tradirlo, specialmente nei momenti di maggiore tensione.

Confrontando le varie superfici, osserviamo un buon bilanciamento: naturalmente il numero di vincenti cresce sul cemento e sull’erba, a causa delle caratteristiche della superficie, così come è comprensibile (anche se piuttosto marcata) la differenza nel numero delle discese a rete: quasi assenti sulla terra, decisamente più frequenti sul cemento e soprattutto sull’erba. Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa:

Figura 2. Ulteriori statistiche medie di gioco per Alexander Zverev, match di singolare in tornei del Grande Slam

Notiamo, in particolare, un significativo decremento nella percentuale di punti vinti con la seconda, rispetto alla percentuale di punti vinti mettendo la prima in campo. Su tutte le superfici, Zverev si aggiudica più del 70% di punti con la prima di servizio, mentre soltanto sull’erba supera il 60% con la seconda, scendendo addirittura sotto il 50% sulla terra.

Viene spontaneo attribuire tale differenza anche a fattori psicologici, dato che nella sua prima finale 1000, a Madrid nel 2017, in un torneo a due set su tre, ma contro la miglior risposta del circuito (e probabilmente all-time, quella di Djokovic), sulla terra, Zverev aveva saputo aggiudicarsi il 69.2% di punti sulla seconda. Presentarsi da outsider, forse, gli aveva permesso di giocare con meno pressione e di mostrare, col braccio libero, tutte le sue qualità. Da notare anche una buona efficacia di Zverev sottorete, anche in questo caso proporzionalmente alle superfici (notevole in particolare l’efficacia maggiore del 70% sul cemento). Proviamo a questo punto ad approfondire l’analisi, andando alla ricerca di pattern correlati con una vittoria o una sconfitta da parte di Zverev, in una partita al meglio dei cinque.

I pattern più significativi, gli elementi-chiave del gioco di Zverev

Fino a questo momento ci siamo concentrati sul gioco di Zverev esaminando un aspetto alla volta: proviamo invece, con l’aiuto della tecnologia, a considerare più aspetti contemporaneamente, ovvero a sviluppare un’analisi multivariata. In particolare, ci chiederemo quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, faremo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono il tedesco alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Zverev vince almeno il 4.7% di punti sulla prima più dell’avversario e commette meno di 15 doppi falli, allora vince il match”. Il pattern è piuttosto generale, ed estremamente preciso: si verifica in più della metà dei match vinti da Zverev in tornei del Grande Slam (per la precisione, nel 56%, corrispondente a 38 partite) e in nessuna delle 22 sconfitte.
  2. “Se Zverev mette a segno, mediamente, almeno 3.2 colpi vincenti più dell’avversario per set, allora si aggiudica la partita”. Il pattern è estremamente preciso: si è verificato in 18 casi e, in tutti e 18, Zverev ha vinto il match.
  3. “Se Zverev non vince almeno il 2.1% di punti sulla prima più dell’avversario, mette a segno meno di 43 colpi vincenti e commette più di 27 errori non forzati, viene sconfitto”. La regola è ancora più specifica ma, anche in questo caso, non si rilevano eccezioni alla regola: il pattern viene verificato sei volte e, effettivamente, per sei volte Zverev risulta sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione tedesco. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Zverev. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Come possiamo osservare in Figura 3, l’elemento più rilevante per Zverev risulta essere la differenza di rendimento rispetto all’avversario in termini di punti vinti sulla prima di servizio. Naturalmente, al crescere di questa differenza, cresce anche la probabilità di vittoria, ed è per questo che la corrispondente barra dell’istogramma (la prima) si sviluppa verso destra, a indicare una correlazione diretta. Al contrario, la seconda barra indica una correlazione inversa rispetto al numero di colpi medio per scambio: in altre parole, quanto più gli scambi sono brevi, tanto più Zverev è favorito per la vittoria del match. Esaminando le altre tre barre che costituiscono il feature ranking, individuiamo, come altri elementi di interesse, la differenza in termini di numero di vincenti (correlazione diretta) e di errori non forzati (correlazione inversa) rispetto all’avversario e, sia pure più debolmente, il numero di volte in cui l’avversario si presenta a rete (correlazione inversa).

Provando a interpretare tali risultati, siamo portati a dedurre che, in un’ottica più generale, l’elemento-chiave per Zverev possa essere l’aggressività in campo. Se il tedesco cerca il punto fin dal servizio e dai primi colpi, accorciando gli scambi e non offrendo all’avversario la possibilità di presentarsi spesso a rete, come anche i dati ci dicono, ha ottime probabilità di vincere il match. Naturalmente, hanno comunque un peso anche gli errori non forzati: tale atteggiamento non può diventare troppo “costoso”, in termini di punti regalati all’avversario.

Cercando di sintetizzare ulteriormente, e di passare dall’analisi dati alla scelta tattica, si potrebbe forse azzardare un consiglio a Zverev, effettivamente spesso ribadito anche da molti osservatori: giocare più vicino possibile alla riga di fondo. È da quella posizione infatti, che può essere aggressivo senza forzare troppo i suoi colpi e senza lasciarsi intrappolare in una fitta ragnatela di scambi. E chissà che Sascha, memore anche dei due set vinti e dei tre set persi con Auger-Aliassime a Wimbledon, non decida di provarci, magari già dal prossimo US Open.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Krajinovic: “Djokovic guiderà la Serbia in Davis. Non andrò all’Australian Open in caso di quarantena”

Il numero due serbo è pronto a mettere le mani sull’Insalatiera, ma non andrà in Australia se dovrà rimanere in isolamento per più di cinque giorni

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Filip Krajinovic a Sofia 2021 (Credit: Ivan Mrankov)

Ci sono pochi dubbi che la quarantena australiana di inizio 2021 non sia un’esperienza che i tennisti smaniano di ripetere, soprattutto gli sfortunati che sono capitati sullo stesso aereo di un collega risultato positivo al COVID-19 e costretti al completo isolamento per due settimane, ma anche coloro che potevano uscire solo per il tempo prefissato per gli allenamenti e poi dovevano tornare nelle loro stanze con le finestre sigillate. A peggiorare l’umore c’è stata l’evidente disparità con i privilegiati di Adelaide che, tra l’altro, potevano godere del balcone. Tra quelli sicuramente non disposti a sottostare di nuovo a due settimane di quarantena c’è Filip Krajinovic, appena eliminato dalla Kremlin Cup (è stato battuto da Pedro Martinez dopo il bye al primo turno), evento a cui pensava di rinunciare per riposarsi dopo il Indian Wells per poi giocare in seguito “a Vienna e Parigi, ma Medvedev si è ritirato da Mosca, sono entrato come quarta testa di serie, un bye al primo turno, quindi ho deciso di andare”, spiega a Sport Blic il ventinovenne di Sombor.

IPOTESI AUSTRALIANE – È notizia degli scorsi giorni che solo i tennisti con doppia dose riceveranno il visto per volare a Melbourne, dove, secondo Martin Pakula, ministro (anche) del Turismo, Sport e Grandi Eventi dello Stato della Victoria, essere vaccinati darà ai tennisti l’opportunità di giocare al meglio l’Australian Open, con le minori limitazioni possibili“. Limitazioni che, come anticipato, hanno un… limite per Krajinovic. “Sono molto rigorosi lì e onestamente, se devo stare in quarantena per quattordici giorni dopo l’arrivo a Melbourne, non andrò in Australia. Sono stato vaccinato, ho fatto tutto ciò che era in mio potere per proteggere me stesso e le persone intorno a me, quindi non vedo davvero alcun motivo per sedermi lì per quattordici giorni in una stanza. Se dicono che dopo l’arrivo devo stare, diciamo, cinque giorni in isolamento, per me va bene, ma tutto ciò che va oltre è inaccettabile per me”. E ci sono anche i tempi piuttosto stretti, con la Coppa Davis che termina il 5 dicembre: “La stagione finisce tardi, avrò venti giorni per prepararmi e partire. Verranno ancora organizzati voli charter, l’ultimo dei quali è previsto per il 28 dicembre, l’ultima data utile per andare in Australia. Vedrò quale sarà la decisione finale di Melbourne, quindi deciderò la cosa migliore da fare”. In ogni caso, una decisione finale sulla durata di un’eventuale quarantena non è ancora stata presa da parte del governo locale.

IL RITORNO DI NOLE – Il numero 1 ATP ha dichiarato negli scorsi giorni che la sua programmazione di fine anno includerà Bercy, le Finals di Torino e la Davis. E proprio in quest’ultima manifestazione Krajinovic spera di ottenere un trionfo storico, con la compagine guidata da Djokovic in partenza il 25 novembre. “Avremo la formazione più forte perché vogliamo tentare di vincere l’Insalatiera come nel 2010”, rivela Filip, che userà i prossimi tre tornei per arrivare al meglio a Innsbruck (la Serbia è nel girone con Germania e Austria, prive rispettivamente di Zverev e Thiem) e a Madrid. Viaggiamo guidati da Novak e di certo non andremo lì per perdere. Eravamo già tutti d’accordo per giocare e provare a vincere”. In programma c’è una mini-preparazione a Belgrado prima di dirigersi verso l’Austria, “quattro o cinque giorni di allenamento insieme per rafforzare lo spirito di squadra, ma non so esattamente quando cominceremo perché dipende da chi gioca cosa da qui a fine stagione”.

 

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Race to Milano: Sinner vince il derby contro Musetti ad Anversa

SPONSORIZZATO – Le giovani stelle del tennis italiano si sono sfidate agli ottavi: è stato il campione uscente delle Next Gen ATP Finals a prevalere

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Riflettori puntati sullo European Open, dove agli ottavi di finale è andata in scena la sfida che gli appassionati italiani sperano possa ripetersi nella prossima decade su palcoscenici e in turni ben più prestigiosi, vale a dire quella fra il leader delle classifiche Next Gen Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, attualmente al sesto posto ma, ricordiamolo, più giovane di un anno. I due non si erano mai affrontati nel tour principale: la loro unica sfida risaliva infatti al 2019, quando si giocarono una wild card nelle prequalificazioni per gli Internazionali d’Italia al Foro Italico. Come allora, è stato Sinner ad aggiudicarsi la sfida, allungando in vetta alla Race to Milano e tenendo vive le speranze di qualificarsi per le ATP Finals di Torino.

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Sorpresa all’ATP di Mosca: Rublev eliminato da Mannarino. Avanza Karatsev

Il francese (sconfitto nella finale 2019) si prende una dolce rivincita sul numero 5 della Race ATP, salvando anche un match point

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Andrey Rublev - Mosca 2021 (foto Telegram VTB Kremlin Cup)

È una vera e propria storia d’amore (ma mai a lieto fine, sinora) quella che intercorre tra Adrian Mannarino e l’ATP di Mosca. Il francese ha raggiunto la finale per ben due volte nell’evento, nel 2019 e nel 2018 e un anno prima si è fermato solo in semifinale. Ancora non sa se riuscirà ad arrivare in fondo quest’anno, ma è comunque riuscito a conquistare un risultato di altissimo livello. Nel secondo turno ha infatti estromesso dal torneo la testa di serie numero 1 Andrey Rublev, salvando anche un match point sul 5-6 del secondo parziale. I due si erano affrontati nella sopra citata finale del 2019 a Mosca, quando Rublev si impose nettamente (6-4 6-0), alzando il trofeo di fronte alla sua gente.

Rublev conduceva 5-2 il primo parziale, ma ha rischiato di subire una clamorosa rimonta: sul 5-5 ha salvato un break point e ha chiuso il set nel dodicesimo gioco. Le difficoltà palesate sul finale del primo parziale sono state però un campanello d’allarme per Rublev. Nel secondo set ha ceduto per due volte il servizio e Mannarino sul 5-4 ha avuto sulla racchetta due set point. Il russo ha reagito e, come accaduto un’oretta prima, si è portato a un punto dalla conquista del set. Un rovescio in rete sul match point gli ha negato l’opportunità di archiviare una partita molto complessa con un doppio 7-5 e Mannarino ha forzato la partita al terzo set nel tie-break. Rublev è apparso affaticato nel finale, incapace di reagire al break subìto nel quinto game. “Siamo entrambi migliorati rispetto alla finale di due anni fa” ha detto il 33enne francese. Andrey è migliorato molto più di me, ma anche se un giocatore ti è superiore, tutto può succedere. Oggi sono stato un po’ fortunato, sono comunque contento della mia performance”. Lo attende Berankis nei quarti di finale, un match totalmente alla sua portata.

Il primo favorito del torneo è diventato dunque Aslan Karatsev che ha aperto il suo torneo (dopo il bye al primo round) contro Egor Gerasimov. Non ha impiegato molto più tempo del necessario a disfarsi del suo avversario, nemmeno 90 minuti ad essere precisi. Ha chiuso 6-4 6-3 e attende ora il vincente dell’incontro tra Simon e McDonald.

 

Il tabellone dell’ATP di Mosca

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