US Open: Andy Murray ha ragione da vendere. Le responsabilità di ATP e Slam. Tsitsipas “ammaestrato” da Djokovic?

Editoriali del Direttore

US Open: Andy Murray ha ragione da vendere. Le responsabilità di ATP e Slam. Tsitsipas “ammaestrato” da Djokovic?

Di sicuro il tennista greco ha perso simpatie e fan. Murray mi piace più fuori dal campo che dentro. Ma ha giocato nuovamente grandissimo tennis. A sorpresa. Anche sui vaccini ha le idee chiare. Altri meno. Proposte Ubitennis per i toilettes-breaks. Camila Giorgi, no così non va

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Non era previsto che io scrivessi un editoriale prima di stanotte/domani mattina, a commento dell’Italian Day/Night con 11 azzurri in campo nella seconda giornata dello US Open. Ciò anche perché oggi avrebbe dovuto essere una giornata fiorentina dedicata interamente alla famiglia, causa concomitanza con il mio 72mo compleanno di cui 36 – la metà esatta – vissuti a New York e all’US Open.

Ma quanto è accaduto nel match di 4 ore e 3 quarti sorprendentemente combattuto e vinto da Tsitsipas al quinto set su un risorto Andy Murray, a mio avviso non poteva passare sotto silenzio. Anche se spazio gliene abbiamo già doverosamente riservato con più di un articolo. 

 

US Open: Tsitsipas vince un match strepitoso contro Murray
Murray e la guerra del toilet break: “Ho perso il rispetto per Tsitsipas”

Anche se le prime 2 ore da settantaduenne, da mezzanotte in poi, le ho vissute davanti alla tv e a Eurosport, in compagnia dell’eccellente telecronaca di Federico Ferrero e Barbara Rossi, la mia coppia di telecronisti prediletti insieme a Elena Pero e Paolo Bertolucci di Sky (due accoppiamenti in cabina dalle caratteristiche peraltro assai diverse).

Premessa d’obbligo: dopo aver visto, con un po’ di magone, il Murray esibitosi a Wimbledon, non mi aspettavo assolutamente di rivedere – dopo 4 anni e più – un Andy di nuovo straordinario – quasi come in quel suo fantastico secondo semestre del 2016 – e capace di lottare alla pari per quasi 5 ore contro il terzo tennista del ranking ATP. Avrebbe potuto vincere tutti i primi 3 set, se avesse trasformato almeno quel set point – dei due conquistati – sul proprio servizio nel secondo set. Gli fosse entrata la “prima” chissà se avrebbe vinto ugualmente anche il terzo. Non lo sapremo mai.

Ricordo di aver scritto di Andy Murray per la prima volta in maniera entusiastica da Melbourne, per l’Australian Open 2007, match di ottavi di finale con Rafa Nadal che lo spagnolo vinse al quinto set dopo essere stato in svantaggio per due set a uno: 67 64 46 63 61. Murray, classe ’87, non aveva ancora 20 anni e scoppiò nel finale contro Rafa che era già un signor Nadal, un mostro di atletismo e di intensità agonistica.

Gli pronosticai un grande futuro. Non sono sicuro si riesca a ritrovare quell’articolo, perché Ubitennis sarebbe nato nel maggio 2008. Ma forse sul mio primo blog “Servizi Vincenti” nato nell’ottobre 2006 qualcosa si trova.

Rimasi subito entusiasta per la sua incredibile maturità tattica, per il suo rovescio, per la capacità di variare ritmo e accelerazioni (accennai alla sua somiglianza con Miloslav Mecir, il “Gattone” slovacco che però serviva molto peggio di lui) e almeno quella volta sono contento di aver azzeccato il pronostico su chi sarebbe diventato un n.1 del mondo anche in epoca Fab 3, con 3 Slam nel palmares, 8 finali e 10 semifinali. Scusate se è poco.
Ma, come accennato, non mi aspettavo più di rivederlo come invece l’ho visto nella notte fra il 30 e il 31 agosto. E non se l’aspettava davvero neppure Tsitsipas che infatti per tutta la prima parte del match non ci ha capito nulla. Vero che non ci aveva mai giocato, vero che probabilmente non si era mai soffermato troppo nell’ultimo quinquennio a guardare e studiare i suoi match, però sono quasi certo che al di là delle solite, inevitabili, prevedibili parole di circostanza pronunciate alla vigilia del match, il ragazzone greco in cuor suo l’abbia un po’ sottovalutato. Fino a che non ha rischiato di rimetterci la buccia. Io so soltanto che sono rimasto affascinato da quell’inattesa battaglia e non ho mai pensato di mollarla per andare a letto. Si invecchia, ma quando c’è la passione, non si cambia. Anzi. Inciso a corredo di ciò: per questo provo sempre un po’ di rabbia quando leggo che Camila Giorgi parla – ed evidentemente lo sente così – del tennis come di un lavoro. Senza una grande passione, un desiderio di competere e vincere per una propria intima soddisfazione, per orgoglio, è molto ma molto più difficile – se non impossibile – diventare campioni.

Del resto, dal primo time out (di un po’ meno di 10 minuti per il problema poi risolto al piede) al secondo (di 6 minuti e 58 secondi all’inizio del quinto set) quando Murray si è da una parte innervosito e dall’altra probabilmente “freddato”, sapete già tutto.

Tsitsipas, che un lettore dotato di sferzante ironia ha appena ribattezzato Toilettipas – credo che chiunque sia capace di strapparci un sorriso meriti una citazione (che non significa essere necessariamente di plauso…le battute non paiono sempre opportune a tutti) – ha potuto utilizzare regole che i sette organismi che “regnano” sul tennis  (ATP, ITF, WTA, 4 Slam) non hanno da anni pensato di modificare, sistemare diversamente.

Spero che quanto accaduto contribuisca a far intervenire chi di dovere. Murray ha pienamente ragione. Lo penso e lo scrivo subito a chiare lettere.

Certo avrei preferito, per la giustezza della causa, che avesse potuto pronunciare gli stessi concetti dopo una vittoria anziché dopo una sconfitta che certamente non poteva aver digerito in così breve tempo. E forse mai.

Ma mi è piaciuto apprendere, dalle parole di Murray che vi prego di ascoltare, che lui aveva chiesto all’ATP Media Manager Nicola Arzani di poter rinunciare alla conferenza stampa – risultata invece interessantissima – perché sapeva che non avrebbe potuto trattenersi dal dire quel che pensava.

E per aver assistito a centinaia di conferenze stampa di Andy, devo ribadire quanto ho scritto su lui già più volte. Il suo comportamento in campo è spesso discutibile, spiacevole, quel suo continuo infuriarsi, imprecare, gridare, parlare con l’angolo. Un modo di fare da eterno ragazzino viziato, magari umano, si dirà a sua giustificazione, ma anche fortemente maleducato. E talvolta anche speculativo…come quando ha spesso accentuato problemi fisici che si rivelavano alla prova dei fatti poco importanti quanto poco importante si è rivelato l’incidente al piede occorso a Tsitsipas nella notte.

Però nel “parlato” post e ante match ho sempre invece massimamente apprezzato l’attenzione, direi addirittura la concentrazione, con cui Andy si è sforzato di rispondere con intelligenza, chiarezza, personalità e onestà intellettuale alle domande di tutti i giornalisti. Sia alle domande più ponderate e intelligenti, sia anche a quelle meno intelligenti che hanno suscitato la riprovazione di Naomi Osaka.

In un mondo spesso condizionato dall’ipocrisia e dal politically correct, Andy ha rischiato posizioni impopolari, magari controcorrente, sulla Brexit, sulla Scozia e il Regno Unito, su tenniste e coach donne, sull’altruismo della vaccinazione in assenza di cognizioni scientifiche certe pro e contro Vax – più del 70% dei tennisti, scrive Sports Illustrated, non sarebbero vaccinati! Mi sa che dovranno vaccinarsi se vorranno giocare il prossimo Open d’Australia (Paese nel quale 30.000 australiani che si trovano all’estero aspettano invano da due anni di poter rientrare… e nel quale fra Stato e Stato ci sono ancora dei blocchi) – ma anche su argomenti meno… importanti ha sempre espresso liberamente il suo pensiero, motivandolo con intelligenza. Anche se magari non sempre con il più opportuno tempismo, confidando nell’altrui comprensione…che invece non si deve mai dare per scontata. Ripeto: viviamo in un mondo globale nel quale, per il timore di urtare la sensibilità di questo o quello, di mancar di rispetto a qualcuno, si finisce per vivere ed esprimersi con eccessiva circospezione. Alla fine con poca sincerità. Beh, sarà la mia toscanità a farmi piacere più i gaffeurs che coloro che non si sbilanciano mai.

Murray, insomma, è un tipo che mi piace. Più fuori dal campo che dentro, come già detto. Anche se stavolta avrei evitato quel tweet cui Andy non ha saputo evidentemente resistere: “Fact of the day, it takes Stefanos Tsitipas (l’errore nella declinazione del cognome per i maligni è voluto…per me che ogni volta devo stare attento a non far refusi non lo è!) twice as long to go the the bathroom as it takes to Jeff Bezos to fly into space. Interesting”.

Traduzione: ci vuole più tempo a Tsitsipas a andare in bagno che a Jeff Bezos (Amazon boss) a volare nello spazio”. Questo tweet piacerà forse nel Regno Unito, ma meno altrove. Gli Inglesi ultimamente, vedi EuroCalcio (principe Harry in testa!) ma anche post 100 metri staffetta olimpica, non si stanno dimostrando… buoni perdenti.

Ma in genere ci vorrebbero più Murray. Soprattutto tra chi governa il tennis. E non so invece se ci vorrebbero più Tsitsipas che era stato testimonial del Governo greco dopo il primo lockdown per la campagna vaccinale e poi ha cambiato fronte. Sulla newsletter di Slalom.it si riporta la seguente frase di Tsitsipas: “Sotto i 25 anni il vaccino non è stato testato abbastanza, ci sono effetti collaterali. Aspetto una versione migliore, non lo faccio finchè non sarà obbligatorio”. Il portavoce del governo greco, Giannis Economidis, ha fatto un commento che io mi sento di attribuire a molti (incluso me stesso, pur passato dal Covid e doppiamente vaccinato, inclusi Novak Djokovic, Elina Svitolina, Aryna Sabalenka): “Tsitsipas non ha le conoscenze, il background o gli studi che gli consentono di formarsi un’opinione. Gli atleti sono un punto di riferimento per un pubblico più ampio, dovrebbero essere doppiamente attenti nell’esprimere questo tipo di opinioni”.

Il paradosso per cui tutti i giocatori, chi più in bolla chi meno, possano circolare per Flushing Meadows senza essere vaccinati mentre gli spettatori invece devono esserlo – su ordine tardivo del sindaco Di Blasio cui l’USTA che non voleva perdere i benefici dell’incasso si è prontamente adeguata – dimostra quanto alla fine regni una gran confusione e si possano ingenerare due pesi e due misure per troppe situazioni chiaramente conflittuali. Sul Guardian – scrive Tumaini Carayol – i giocatori vaccinati sono soggetti a regole meno stringenti, come poter mangiare nei ristoranti al chiuso, allenarsi in palestre pubbliche”.

Murray si è vaccinato ed è persuaso di aver fatto bene e non solo per evitare la quarantena di 14 giorni che l’Open d’Australia ha imposto a chi giocò l’open nel febbraio scorso: “Da quando mi sono vaccinato mi sento come se mi stessi godendo una vita abbastanza normale. In quanto persone che girano il mondo, abbiamo una responsabilità”.

Torno all’argomento toilet-break.

L’abuso di questi toilet-breaks è intollerabile. E il fatto che non ci sia una regola che li limiti, nei tempi e alla fine anche nel numero, è inaccettabile.

Ci si lamenta – da parte dei network televisivi -delle partite troppo lunghe, si riduce il minutaggio del palleggio di riscaldamento, si introduce il time-clock con i 25 secondi fra un punto e l’altro (ma poi fra la “prima” fallita e la “seconda” si può idugiare quanto si vuole), e poi adesso che finalmente (uno dei pochi effetti positivi post-Covid) si è abolita la barzelletta dell’asciugamano porto incessantemente, punto dopo punto, dai raccattapalle, si consente a chiunque di sparire negli spogliatoi all’infinito. Avendo come unica conseguenza un warning che conta zero. E serve solo a indispettire maggiormente chi è lì sul campo ad aspettare il maleducato che si approfitta di una regola che non c’è.

Stessa cosa per l’MTO (medical time out, per chi non conoscesse l’acronimo). Uno si cura per quanto vuole, e nel momento in cui si rialza, l’arbitro pronuncia quel ridicolo: “Time!”. Potrebbe fare a meno a quel punto…anche se capisco che serva a far partire il countdown dei 25 secondi. Però tutte le volte che lo sento …non riesco a non scuotere la testa.

Vogliamo provare, qui su Ubitennis, ad avanzare delle proposte pur sapendo che non sarebbero di facilissima esecuzione? Proviamoci tutti insieme.

Murray ha avuto ragione quando ha osservato che dal campo dell’Ashe Stadium allo spogliatoio, il percorso è brevissimo e non giustifichi 7 minuti di break, salvo che uno decida di farsi una doccia.

Ma non è dappertutto così. Prima di tutto dipende da club a club e anche da campo a campo. A Tokyo da alcuni campi più periferici allo spogliatoio 5 minuti ci volevano tutti per arrivare …ma soltanto correndo. Quindi ci vorrebbero regole elastiche, flessibili, adottabili da singoli tornei.

Però si potrebbero fissare minutaggi diversi per torneo e, eventualmente, addirittura per campo se fra i più centrali e i più periferici ci fossero distanze importanti, e fosse proprio impossibile creare una toilette chimica nei pressi dei campi più lontani. Con l’arbitro che all’inizio di ogni match dovrebbe informare i giocatori del numero delle volte in cui si possa…infrangere la regola del tennis quale “sport continuato e senza interruzioni”. Avvertendoli anche su quali possano essere le circostanze in cui si possano richiedere i time-out. Mai, ad esempio, prima che tocchi all’avversario servire, almeno per il tennis maschile in cui oggettivamente il servizio ha un’incidenza diversa rispetto al femminile. In campo maschile (sull’erba, su un campo particolarmente veloce) a volte basta un solo break – vedi quanto è accaduto a Murray per aver perso il servizio nel primo game del quinto set – per diventare irrecuperabile. Vero, a contrario, che in un match di una… Errani si dovrebbe utilizzare il criterio opposto: mai interrompere un match quando l’avversaria deve rispondere! Questo lo scrivo per sottolineare che non è poi così semplice mettere giù un regolamento valido per tutte le situazioni. Il discorso di prima

Altro esempio: ieri per Tsitsipas-Murray pare ci fosse un grado di umidità pari all’80%. Così come è accaduto, sia a Flushing sia a Melbourne, Tokyo  (ma anche altrove), che ci siano state temperature quasi insopportabili. Anche in quei casi oggettivi– ormai noti dal mattino previa consultazione del meteo – il tournament director, o il supervisor, dovrebbe aver facoltà di intervento e modificare. Come accade per il caso della Heat Policy.

Si potrebbe anche arrivare ad imporre – salvo appunto casi di un’umidità eccezionale – il cambio di maglietta, calzini e scarpe, soltanto sul campo. Con ricorso alla toilette soltanto in caso di esigenza fisiologica. Se si è arrivati a consentire il cambio della maglietta alla Cornet, non possiamo imporlo a Tsitsipas e a Djokovic (che proprio contro Tsitsipas, ma anche con Berrettini) creò un precedente che sicuramente ha ispirato il greco a farsi i fatti suoi, fregandosene delle reazioni di chiunque. Murray ha detto di aver perso il rispetto per lui e ha fatto volare gli stracci. Andy ha sostenuto soltanto la causa del pregiudizio fisico subito. Soprattutto dopo i 30 anni uno stop prolungato non aiuta.

Ricordo che quando giocavo agonisticamente in non più verde età, preferivo tirare a dritto e non fare alcun riposo – nei match tre su cinque ci si poteva mettere d’accordo con l’avversario se fare o meno il riposo a fine terzo set e lo si faceva solo se tutti e due i giocatori erano d’accordo nel farlo – piuttosto che fermarmi e dove ripartire.

Io credo che Andy abbia patito anche un aspetto mentale, ma certo questo lui non poteva ammetterlo, e forse neppure rendersene conto appieno.

Però oltre che per sé stesso e la sua causa Andy ha ragione anche quando accenna all’inconveniente di un prolungato time-out procurato al pubblico sugli spalti e davanti alle tv.

Di certo Tsitsi ieri non si è procurato grandi simpatie. Non a caso tutto il pubblico era schierato a favore di Murray neppure si fosse a Wimbledon.

Ma ATP, Slam e Poteri Forti del tennis hanno forti responsabilità al riguardo. “Si parla da tempo di regolamentare questi aspetti, ma poi non si fa nullaIo posso sembrare quello che parla perché ha perso, ma in realtà non va bene per la tv e non va bene per il pubblico, non è neanche il massimo che io dopo una partita del genere e con i significati che ha alle spalle stia a parlare di pause per andare in bagno.

Così ha parlato Andy, che con Novak Djokovic e Marin Cilic (ritiratosi nel match di ieri) era uno dei tre partecipanti all’US Open ad aver vinto uno Slam. Forse non era mai successo prima che a neppure primo turno di Slam concluso ci fosse un solo Slam winner.

Chiudo questo lungo editoriale esprimendo la mia delusione per la sconfitta di Camila Giorgi con una Halep non ancora al massimo. Era un’opportunità, non se l’è giocata al meglio. Soprattutto mi è parso che, nuovamente, non abbia capito granché di come la sua sconfitta sia maturata. Un passo all’indietro, leggendo le sue dichiarazioni, rispetto a quelle che mi aveva fatto a Tokyo e aveva reso anche in Canada dopo il grande torneo vinto. Resto un suo estimatore e ricordando i risultati da over30 delle nostre migliori tenniste confido ancora in suoi nuovi exploit. Purché Camila non osi parlarmi del tennis come soltanto di un lavoro con cartellino da timbrare. 

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Editoriali del Direttore

Caso Djokovic – Ha prevalso la ragion di Stato. E’ stata una scelta politica ma credo sia giusto così

Dalla vicenda escono male tutti, Craig Tiley in testa. Poi Djokovic e non per essere andato a Melbourne. Ma per come ci è andato. Male anche l’Australia. Bravi soltanto tutti i giudici

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Mi spiace che manchi il n.1 del mondo ad uno Slam. Non uno qualsiasi, soprattutto in Australia, dal momento che Novak Djokovic lo aveva vinto 9 volte e le ultime tre. Ma sono anche d’accordo con Rafa Nadal quando dice con buon senso e senza voler infierire su un Djokovic in disgrazia, “Nessun giocatore al mondo, è più importante di un evento”.

E mi pare il caso di ricordare qui che quando, in solidarietà allo jugoslavo Nikki Pilic squalificato dalla sua federazione per essersi rifiutato di giocare gratis in Coppa Davis, un’ottantina di tennisti boicottarono l’edizione di Wimbledon 1973 – vinta dal ceco Jan Kodes sul russo della Georgia Alex Metreveli (nei loro Paesi allora guai a scioperare!) – il chairman dell’All England Committe H.David disse: “The Championships are more important than any player” (non credo ci sia bisogno di tradurre).

E i Championships – gli inglesi chiamano così il torneo di Wimbledon come se nessun altro “campionato” potesse lontanamente pretendere di valere quanto quello dell’All England Lawn Tennis Club – nel ’73 batterono il record d’affluenza, dando più che ragione al loro Chairman.

 

A questo punto lasciatemi anche dire un bel “meno male!”… che finalmente torneremo a scrivere e parlare di tennis giocato dopo questa lunga saga che ha stressato particolarmente tutto Ubitennis per via del continuo affluire di notizie imprevedibili e contradditorie fra loro, ma anche delle migliaia di commenti che ci hanno sommerso, giorno dopo giorno. Talvolta abbiamo addirittura dovuto chiuderne l’accesso perché non ce la facevamo a moderarli tutti. E’ stato uno sforzo immane anche perché alcuni lettori hanno scritto papiri infiniti, mentre altri non si sono stancati di ripetere lo stesso concetto decine di volte, così come non hanno cessato di lanciarsi strali e “beccarsi” fra pro-Djokovic e anti-Djokovic, fra SìVax e NoVax.

 E queste ultime baruffe ci hanno messo sovente molto più in difficoltà all’atto di moderarli, perché implicavano spesso competenze da medici, da giuristi, perfino da statisti, quali certo non siamo.

Devo dire che non mi ha sorpreso affatto la conclusione della saga Djokovic. Chi mi aveva chiesto nei giorni scorsi un pronostico conosce la risposta che gli ho dato.

Era francamente contro ogni logica pensare che Djokovic potesse sfangarla  contro il Governo australiano dopo tutto quello che ha attraversato l’Australia, il Paese più rigido del mondo nell’affrontare la pandemia e anche il Paese dove le regole vengono applicate generalmente con un rigore tale che io mi sono permesso spesso in passato – anche per esserne stato vittima  in un’occasione – di considerarlo assolutamente esagerato.

Ci sono ragioni storiche che hanno dato origine a questa tendenza: i primi abitanti australiani “deportati” dall’Inghilterra non erano davvero persone che si potessero mandare in giro a briglia sciolte.

Pochi ricorderanno ormai l’editoriale che scrissi quando la saga Djokovic cominciò. Il titolo era (e sono dovuto andare a cercarlo in cima alla home page, sotto la voce di menu Editoriali): Il caso Djokovic: Sospettare è populismo? Mostrare equilibrio è pilatesco? Forse sono Ponzio Pilato.

Si scrivono tante cose, facendo questo mestiere, e non sempre si ricordano. Così ho voluto controllare se avessi scritto qualche bestialità. Può capitare.

Se vi va leggetelo oggi (rileggetelo?) anche voi. Non mi pare di dover fare sostanziali correzioni.

Allora Djokovic non aveva ancora compromesso la sua immagine col commettere tutta quella serie di comportamenti poco esemplari e certamente superficiali in epoca pandemica: mancati distanziamenti a volto scoperto, interviste da “positivo” nascondendo di esserlo ai colleghi dell’Equipe, nessun controllo sulla crocetta che barrava il “non ho effettuato alcun viaggio negli ultimi 14 giorni” prima del volo Marbella-Dubai-Melbourne.

A pagina 2 Djokovic tradito da Tiley

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Editoriali del Direttore

Il caso Djokovic: Sospettare è populismo? Mostrare equilibrio è pilatesco? Forse sono Ponzio Pilato

Le circostanze, e le coincidenze con precedenti prese di posizione di Djokovic, mettono in cattiva luce sia lui sia le autorità scientifiche (e non) australiane. Ma le prove della presunta farsa non ci sono. Se il n.1 del mondo farà chiarezza sarà un bene per tutti, per lui per primo

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L’esenzione sanitaria ottenuta da Novak Djokovic, che consentirà al tennista serbo di partecipare nelle vesti di favorito al torneo vinto nove volte in quel di Melbourne, suscita in me sentimenti fortemente contrastanti.

Capisco bene, quindi, perché li abbia suscitati anche nell’opinione pubblica assai divisa e pesantemente scatenata sui social. Anche se talvolta – seppur non sempre – questa si mostra troppo influenzata dalla simpatia o antipatia nutrita per il personaggio Djokovic, dal tifo per lui come per i suoi rivali sempiterni Nadal e Federer assestati sullo stesso trono dei 20 Slam.

Ho letto oltre 500 commenti su Ubitennis e me ne arrivano in continuazione altri attraverso infinite notifiche sul cellulare.

 

Dopo di che confesso il mio imbarazzo. Riuscirò a dire qualcosa di nuovo, di diverso da quanto è stato già scritto in tutte le possibili salse, fra accusatori implacabili e difensori magari poco credibili?

Sono sorpreso dall’arrivo di questa esenzione? No. Non lo sono perché mi pareva impossibile che Djokovic fosse da tempo così convinto di poterla ottenere.

Era così convinto da recarsi a Marbella ad allenarsi con le stesse palle dell’Australian Open anziché andare a praticare l’altro suo sport prediletto, lo sci, con la sua famiglia. Doveva avere almeno un asso in mano da poter giocare.

Quando lui diceva “wait and see” appariva più che fiducioso di ottenere quella risposta favorevole che poi ha effettivamente avuto. Che senso poteva avere, altrimenti, illudere se stesso e gli altri?

Perché ha preferito non dare mai spiegazioni al riguardo? Forse per lo stesso motivo per il quale probabilmente anche quando sarà a Melbourne penserà di non dover dare mai alcuna spiegazione. Anche se io mi auguro fortemente il contrario. Sono, a scanso di equivoci, certamente favorevole a una trasparenza che lui non ha avuto.

Io non posso sapere quali siano le sue spiegazioni, né i motivi della esenzione. Così come non sono sicuro al cento per cento che i motivi attraverso i quali si poteva ottenere l’esenzione fossero soltanto quelli che sappiamo. Ho letto che è così, questo sì. I protocolli fissano criteri e parametri, ma se ne emergesse uno non contemplato ma reputato grave dal comitato scientifico X, io mi chiedo…dovrebbe essere scartato a priori?

Non so se sarebbe giusto e vi assicuro che non mi sto arrampicando sugli specchi a difesa della posizione di Djokovic, perché non mi pongo assolutamente nè questo obiettivo nè un altro. Ho scritto anche in questi giorni che sono pro-vaccino, e assolutamente contrario alle teorie dei NoVax. Non vi ergete a complottisti anche nei miei confronti adesso eh!

Ma, così come do fiducia alla scienza quando mi dice che vaccinandomi tre volte a distanze sempre più brevi corro meno rischi di andare all’altro mondo o anche di finire intubato in qualche ospedale – e non ho conoscenze mediche tali da poter smentire chi lo sostiene né sono uno che si innamora dei complotti – così mi sento di dare fiducia (o se preferite …in dovere di dar fiducia) anche a un doppio comitato scientifico, quello australiano e quello del solo Stato di Victoria. Anche se non può essere paragonabile all’autorevolezza di un’autorizzazione EMA.  Vorrei essere rassicurato, questo magari sì perchè mi tranquillizzerebbe maggiormente, sul fatto che il parere sulle esenzioni – quella per Djokovic come quella per altri tennisti – possa essere stata davvero blind, cieca, cioè senza sapere chi fosse il personaggio “esaminato”. Però penso anche che non sia facile “oscurare” tutti gli esami presentati di un soggetto, in modo da non renderlo individuabile.

Attenzione: trattandosi di pareri scientifici, ma comunque espressi da esseri umani (per quanto presumibilmente iper-preparati e voglio sperare e credere anche intellettualmente onesti) essi possono tuttavia essere discrezionali. E fallaci. Magari nello Stato del Queensland a Djokovic l’esenzione non sarebbe stata data (e nemmeno in chissà quanti Paesi europei e del mondo) e invece nello Stato di Victoria sì (e chissà in quanti altri Paesi europei e del mondo). Ho letto più volte dell’esistenza di diverse esenzioni per diversi vaccini, tanto per fare un esempio. Anche in questo caso, come riguardo a chi professa teorie NOVAX non sposo teorie complottiste. Non ritengo giusto potermi considerare depositario di verità assolute. Al contrario di tanti pareri assolutisti che leggo.

Chissà, forse mi illudo che non sia così. Forse voglio illudermi che non sia così. Una posizione da vero e grande ingenuo la mia? Può essere, anche se arrivo al punto di sconfessare  completamente il cinico Andreotti quando diceva “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

Anche perché, io personalmente nei confronti della rigidità morale del mondo australiano, ho avuto in più occasioni anche forte motivo di dubitare. Un esempio? Il “matrimonio politico” fra Open d’Australia, ATP (con ATP Cup) e soprattutto Laver Cup. Non ha nulla a che vedere con ciò di cui stiamo parladno, siamo su tutt’altro piano, non ci sono né Governi né Comitati Scientifici coinvolti, ma il fatto di distribuire spudoratamente punti ATP in prove cui non tutti possono partecipare e dare equo rigore statistico (fino a “inquinare” perfino gli head to head) a match d’esibizione quali sono certamente quelli della Laver Cup (non c’è neppure il terzo set, ma un long tiebreak), ai miei occhi ha fatto perdere credibilità nei confronti di alcune autorità australiane nonchè della stessa ATP.. Per me è stato uno scandalo. Ma, questa è un’altra storia e mi fermo qui.

Tornando al caso Djokovic…non mi sento, in assenza di informazioni che solo lui e i medici australiani possono conoscere, di contestare il diritto all’esenzione.

Penso anche che se a concederla è un comitato di più persone, di più medici che si presume abbiano un certo status professionale e una certa notorietà, è abbastanza improbabile che tutte queste persone si espongano al rischio di venire un domani smentite e sconfessate. Sarebbe roba da cancellazione dall’albo dei medici. Possibile che in tanti vogliano correre questi rischi?

E il suo diritto a mantenere la privacy sulla propria salute? Credo sia incontestabile anche se Djokovic è un personaggio pubblico che qualche obbligo nei confronti del pubblico ce lo potrebbe (dovrebbe?) avere. O sentire. Ma nessuno può obbligarlo a rivelare quello che ha e che riguarda la sua salute, la sua privacy. Nè, tantomeno, si può invocare che lo faccia uno speaker d’un qualsiasi comitato scientifico australiano.

Di sicuro la prolungata e misteriosa vicenda non può non suscitare in tutti che una grande curiosità. Che cosa diavolo ha Djokovic, un atleta da tutti sempre considerato una sorta di Superman? Perché lui è così misterioso…salvo aver fatto sempre pochi misteri sulle sue perplessità riguardo alla vaccinazione, “al mettersi qualcosa nel proprio corpo”? E ciò ancor prima, molto prima che i vaccini venissero alla luce, Astra Zeneca, Pfizer, Moderna, Johnson fra gli approvati, Sputnik e altri fra i non approvati.

Decisamente Novak è un tipo molto particolare. Certamente non banale. E quando si dice una cosa del genere di un individuo, di fatto si sottolinea la sua imprevedibilità – nel bene e nel male: questo è il problema – per i canoni normali attraverso cui si esprime una pubblica opinione.

Ci ha sorpreso mille volte per i suoi atteggiamenti e comportamenti. Sul campo, ma forse più ancora fuori dal campo. Cioè quando si è addentrato in altri campi. Esempio l’alimentazione: è vegano? O è semplicemente vegetariano? O soltanto allergico al glutine? O sta meglio se non ingerisce glutine, sic et simpliciter? No, non è celiaco come molti a un certo punto si erano persuasi che lui fosse. E l’acqua pranizzata? E lui che diceva di abbracciare gli alberi per ricavarne energia? Boh. Misteri su misteri. Vogliamo parlare del suo fisico (invidiabile per chiunque, secondo quanto si credeva di sapere almeno fino a ieri…) e la sua cura quasi ossessiva: Nole è sempre stato di gomma e, così magro, si è aiutato in tutti i modi possibili (la famigerata camera ipobarica a uovo di cui esisterebbero solo 20 prototipi …il cui utilizzo è consentito in certi Paesi sì, in altri no?), ma si è procurato anche qualche danno che ne minaccia magari l’integrità? Quelli che gli sono valsi l’esenzione? Ricordate quando Nole soffrì in modo pesante di quel malanno al gomito e non voleva saperne di farsi operare? Poi però lo ha fatto. E l’operazione, al di là dei suoi dubbi, delle sue ritrosie, forse delle sue paure, sembra sia riuscita assai bene, a giudicare dai risultati. Anche qui, mistero su mistero. E ricordate il periodo del Guru, Pepe Imaz, di quello strano tipo che pareva influenzarlo tantissimo e che si occupava in particolare di suo fratello? In quel periodo Novak non beccava più palla, sembrava frastornato. Poi Pepe Imaz sparì.

Poi Novak si è ritrovato a colloquiare e a condividere alcune teorie abbastanza stravaganti – ma stravaganti per me, mica per tutti eh –  con Chervin Jafarieh, appassionato di filosofie orientali che sostenne quanto “fosse eccitante vivere in un periodo di pandemia quando tanti muoiono di Covid-19!”.

Djokovic ha indubbiamente una notevole propensione a far …casino, a suscitare reazioni di ogni tipo. Organizza l’AdriaTour in piena era Covid e inevitabilmente, mentre tanti tennisti e spettatori restano contagiati (lui compreso), fa dire ai più: “Ma che bisogno c’era?”

Avvicina, o si lascia avvicinare (chi lo sa?), personaggi dal passato politico a dir poco riprovevole e non si sa perché lo faccia o gli accada. Ma è anche generoso come pochi, come ha dimostrato con quel milione dato all’ospedale di Bergamo dopo la tragica prima ondata COVID, e tutti gli aiuti dati al popolo serbo che non a caso lo adora. Quando aiuta non tiene a farlo sapere. La sua è vera generosità, non sembra farlo, come tanti, per ricavarne guadagni fiscali…Anche se poi, per una delle tante contraddizioni, abita a Montecarlo e a quelli ci pensa stando lì.

Io credo di conoscere Djokovic più di tanti, per averlo visto in situazioni in cui tanti non l’hanno visto. E ho potuto apprezzare certi lati del suo carattere. E non altri. Avrei preferito ad esempio, per come la penso io sui vaccini naturalmente, che lui con l’influenza di cui gode sul popolo serbo, anziché far serpeggiare la sua sfiducia nel vaccino, avesse invece incoraggiato i serbi a vaccinarsi. L’avesse fatto forse i serbi sarebbero vaccinati al 75% e non al 48%. Per carità, padronissimo di non farlo se non ci crede, ma dal mio (magari discutibile…) punto di vista un gran peccato.

Tuttavia non riesco a pensarlo come un personaggio negativo, opportunista e senza scrupoli. Semmai a volte, mi pare straordinariamente ingenuo, più naif che furbo. Come quando, dopo aver colpito involontariamente la giudice di linea all’US Open, pensava di poter convincere il supervisor a non squalificarlo. Non aveva una chance di riuscirci, ma si batteva come se ce l’avesse. Ma a caldo quella poteva essere una reazione istintiva.

Il suo “wait and see” è diverso, finisce per non poter essere considerato istintivo. L’attesa è stata lunga. Troppo lunga perché lui non avesse seri motivi per credere in un felice sbocco.

Non condivido il suo pensiero riguarda al COVID, non mi sembra di poter condividere i suoi comportamenti per via della sua assenza di trasparenza…però non conoscendo tutto quel che lo riguarda trovo difficile permettermi un giudizio. Perchè sarebbe comunque superficiale. Ecco perchè sono certo che qualche lettore mi darà del Ponzio Pilato. Pazienza, prendo il rischio.

Ora mi chiedo: è stata una vittoria di Pirro? La pagherà? Perché io non riesco a credere che in Australia sarà ben accolto dalla gente e dagli spettatori. Che lo fischino anche pesantemente non mi sorprenderebbe per nulla.

E se Novak ha patito tanto, tantissimo, in modo perfino inaspettato ed esagerato, la pressione del Grande Slam fallendo clamorosamente la sfida finale con Medvedev a New York, dovrà essere mille volte più forte mentalmente per arrivare in fondo all’Australian Open. Ciò a meno che un tabellone incredibilmente fortunato lo aiuti dal primo turno, consentendogli di approdare almeno alle semifinali.

Poi, in due match, potrebbe accadere di tutto. Dipenderebbe anche dagli avversari, naturalmente.

Come accennavo sopra…se Novak ha una chance di recuperare un minimo il favore del pubblico, dopo aver tenuto questo comportamento che ai più non può essere che apparso assolutamente ambiguo, dovrebbe avere la sensibilità di spiegare qualcosa alla gente. Qualcosa di credibile, ovviamente, se quel qualcosa esiste.

Perché se non lo farà, la gente farà fatica a credere alla sua buona fede. Al perché uno che si è sempre presentato assertore NoVax abbia successivamente assunto queste posizioni sempre ambigue non è chiaro. Se aveva già motivi medici per non vaccinarsi che bisogno c’era? Sono motivi subentrati dopo?

Un mistero dopo l’altro mi impedisce di proclamare sentenze senz’appello. A parlar chiaro, semmai, è stato solo il padre. E non avrebbe dovuto.

Una condotta, quella di Nole ben diversa da quella di uno Zverev che ha detto seriamente di essere diabetico, di un Sampras che seppure non subito confessò di essere affetto di anemia mediterranea. Quando Pete lo disse dette un vantaggio agli avversari. Magari Djokovic preferisce non darlo, non denunciare una propria debolezza.

Ma il modus operandi di Nole, soprattutto negli ultimi tempi, avrebbe insospettito chiunque, diciamo la verità. E non è possibile che lui non se ne sia reso conto. Se ne frega di quel che pensa la gente? Beh no. Sarebbe l’ennesima contraddizione! Ha sempre sofferto che la gente tifasse più per Federer e per Nadal piuttosto che per lui. Ricordate Wimbledon 2019? E mille altri posti. Ricordate le lacrime di commozione all’ultimo US Open quando contro Medvedev ha avuto il sostegno degli americani che in passato non lo avevano mai amato, quando di fronte aveva gli altri Fab?

Pensare che abbia ottenuto l’esenzione solo perché n.1 del mondo è, a mio modesto avviso, una valutazione di pancia che è normale possa piacere alla gente, quindi un tantino populista. Anche se la tentazione di essere un tantino populista, soprattutto d’istinto, ce l’ho avuta anch’io, lo ammetto.

Chi non si è trovato a vivere situazioni di insopportabili favoritismi, assurde opacità? E non vorrebbe ribellarsi a quelli che considera soprusi, ingiustizie, favori concessi a quei privilegiati per i quali la legge fa eccezioni smentendo il postulato della legge uguale per tutti? Però io credo che si dovrebbe sempre cercare di essere equilibrati. Io almeno ci provo. Anche se avverto comportamenti ondivaghi da parte di autorità cui si dovrebbe pretendere invece massima coerenza perchè non si possano insinuare (legittimi?) sospetti.

Da appassionato di tennis, e di bel tennis, è ovvio che verrebbe di fare il tifo per il miglior torneo possibile, con tutti i migliori protagonisti in campo, chissà magari per una grande ed ennesima finale Djokovic-Nadal con i due campioni che si battono per conquistare lo Slam n.21 – che finale sarebbe ! – ma in questo caso forse avrei sopportato meglio l’ordinario dispiacere per l’assenza di un big, per quella di Nole a Melbourne. L’avrei ritenuta conseguente e coerente con i suoi princìpi, così come ho apprezzato il comportamento di Herbert che però ha ritenuto di non poter chiedere alcuna esenzione. Così invece, capisco perchè tanti restino con il dubbio che il verdetto possa essere stato “accomodato” per via del suo status di n.1 del mondo, per i riflessi economici sul torneo di Melbourne, addirittura sul PIL di tutto il Paese (perchè ci fu raccontato che l’Open d’Australia arrivava ad avere riflessi super importanti per tutto lo Stato di Vittoria…).

Per finire dubito che vincente o perdente si placheranno per tutto gennaio le polemiche sul suo conto, salvo che – come detto e ribadito – lui capisca per primo che gli converrebbe fare chiarezza. Anche se è stato incredibilmente testardo a non averla fatta fin qua.

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30 profezie a ritroso del Mago Ubaldo su Federer, Djokovic, Nadal, Zverev, Medvedev, Sinner, Berrettini, Fognini, Sonego, Musetti, Serena Williams (prima parte)

Il Mago si espone su argomenti delicati, Covid, vaccini e No-Vax. I vaticinii di un anno fa…un trionfo! Trenta indovinati. Djokovic dovrebbe impallidire a confronti dei risultati del Mago

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Novak Djokovic - Bercy 2021 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ragazzi, buon anno dal mago Ubaldo che…ama parlar chiaro. Anche se questo tradizionale articolo si chiuderà…col darvi una notizia che per alcuni potrebbe essere una piccola delusione. Ma non è detto.

Ma intanto lo comincio dicendo che tutti i maghi sono in difficoltà, non solo io, con questa piaga del Covid, del Delta, dell’Omicron e di tutte queste varianti che stanno ammorbando il mondo e annebbiando sempre più fittamente ogni sfera di cristallo, la mia inclusa.

Non si parla d’altro, in tutte le case, frequentate da persone negative (che vorremo non frequentare), da persone positive (idem come sopra), in genere da persone…che comunque siano e si sentano…ci viene il dubbio se sia il caso di frequentare anziché magari imparare a vivere meglio – almeno per un po’ – con se stessi e una propria solitudine, quella che deve essere costruttiva e non depressiva (e deprimente).

 

Gnotis te eauton – italianizzo, non avendo la tastiera più adatta all’alfabeto greco bizantino di derivazione fenicia …a scanso di equivoci non ce l’ho neppure per quello cirillico caro a russi e bielorussi, ucraini, serbi, macedoni, bulgari, ruteni– ma quella frase lassù ad inizio paragrafo mal trascritta significa “conosci te stesso”, secondo le vaghe reminiscenze del greco studiato al classico anche dal vostro Mago.

Posso solo chiedermi: ma non è che si impara a conoscere meglio se stessi concentrandosi fortemente su quel poco di cui siamo a conoscenza…pur sapendo socraticamente di non sapere? 

Due anni fa non c’era Mago al mondo che si aspettasse la pandemia, forse solo il Mago di Wuhan. Il Mago Ubaldo, si fece trovare clamorosamente impreparato. Ma errore comune mezzo gaudio, disse a se stesso per giustificarsi,  avendo commesso la clamorosa topica di profetizzare exploit straordinari di tanti campioni diversi perfino in quei 6 mesi del 2020 in cui a tennis non si giocò affatto.

E un anno dopo?

Beh, siamo e siate onesti: un anno fa non c’era Mago che non intravedesse l’alba di un vaccino miracoloso. Sembrava fosse solo questione di tempo: 3 mesi? 6 mesi? Di Maghi No-Vax non c’era neppure l’ombra. Tutt’al più apparirono i primi maghi “complottisti”, cioè quelli che vaticinarono che se il vaccino magico fosse apparso e comparso troppo presto, senza i necessari periodi di test, ciò sarebbe dipeso soltanto dagli interessi di quella casa farmaceutica e, alle sue spalle, di questo o quel Governo e Paese.

E il popolo con l’anello al naso avrebbe dovuto bere l’amaro calice davanti alla tv dove si esibivano di continuo frotte di virologi più o meno interessati a costruirsi un’immagine, un portafogli.

La scienza per i maghi complottisti? Poco seria. I comitati scientifici chiamati a garantire la validità dei vaccini? Ostaggi frettolosi di dare una qualche risposta a Governi e Paesi in crisi, avallando furbizie e furbetti della farmaceutica.

Semmai c’era quel Mago X che garantiva che Astra-Zeneca era il vaccino più efficace anche se costava di meno, poi c’era il Mago Y che invece suggeriva di dar più fiducia al Moderna (il cui nome però sembrava un po’ troppo…al passo con i tempi), quell’altro Mago che giurava sulle qualità straordinarie dello Pfizer, mentre un collega Mago famoso per la sua pigrizia faceva leva sui suoi simili: “Meglio il Johnson, basta una sola dose e ti rompi meno le scatole!”. Un mio amico mago russo – che abita a San Marino – assicurava: “Tranquilli, lo Sputnik va benissimo”. I comitati scientifici non lo approvano? “Certo ce l’hanno con Putin, sono anticomunisti”.

Poi c’era un collega serbo, amico di Djokovic – ma non di Coric e Ivanisevic – al confine dell’Italia, dalle parti di Trieste, che diceva di non farne di nulla, perché mettersi qualcosa in corpo, un qualche siero solo per favorire tutte quelle aziende farmaceutiche che pensavano soltanto ad arricchirsi, sarebbe stato un boomerang alla propria salute. Neppure un numero esorbitanti di decessi, e una percentuale decisamente migliore di intubati, ha persuaso il mio collega serbo a modificare il proprio orientamento. Testardo o soltanto coerente?

 E voi ponete quest’interrogativo imbarazzante (Not too bad…) al Mago Ubaldo?

Lasciatemi dire che un Mago che scrive su Ubitennis si deve augurare soltanto che i lettori del primo sito tennistico d’Italia crescano ancora. E non diminuiscano per cause naturali. Come accadrebbe se il Covid continuasse a mietere vittime come faceva nei primi mesi dello scorso anno.

Guerra al Covid, dunque, con tutte le armi di cui si dispone. I vaccini non garantiscono l’invulnerabilità, magari!,  ma ne riducono oggettivamente – leggasi statisticamente – la pericolosità?

Fino ad oggi sembra che sia proprio così. Lo dice chi lavora all’interno degli ospedali e constata quanti siano i ricoverati e gli intubati, fra coloro che sono stati vaccinati e coloro che non lo sono stati. Sono percentuali ben diverse, innegabili.

E se così è, allora si prosegua a vaccinare il maggior numero delle persone nell’interesse generale, almeno fino a che un gruppo di scienziati altamente qualificati, che abbia cioè fatto studi seri e approfonditi su tutto quanto sta accadendo non provi – scienza contro scienza! – che sia meglio non vaccinarsi.

In tal caso ci dovremmo fermare tutti, nella corsa verso questi vaccini eventualmente controproducenti. Guai a fidarsi, però, di “esperti” improvvisati. Ce ne sono troppi a giro.

A pagina 2 le profezie 2021 indovinate dal Mago Ubaldo

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