Challenger Siviglia: la corsa degli italiani si ferma ai quarti

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Challenger Siviglia: la corsa degli italiani si ferma ai quarti

Darderi è straordinario ma come Cobolli e Moroni non riesce ad accedere alle semifinali. Venerdì a Kiev ci prova Agamenone

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Luciano Darderi - Trofeo Bonfiglio 2019 (foto Francesco Panunzio)
 

Al Challenger 90 di Siviglia (terra) erano ben sette gli italiani in gara, e tre di loro hanno raggiunto i quarti: Cobolli, Moroni Darderi. L’impresa è stata sicuramente quella del 19enne italo-argentino Luciano Darderi (n.581 ATP) che, alla sua terza esperienza Challenger, raggiunge a sorpresa i quarti di finale. Inizialmente la fortuna gli ha dato una bella mano, regalandogli l’incredibile record di tre partite consecutive vinte per ritiro (due nelle qualificazioni). Federico Gaio che l’ha incontrato al secondo turno deve aver fatto un bel po’ di scongiuri prima di scendere in campo, dimenticandosi così di giocare per una mezzora buona.

Incassato un severo 6-0, è finalmente riuscito ad entrare in partita, ma senza mai avere una vera chance: 6-0 7-6(1) il punteggio finale. Il successivo esame di maturità contro la testa di serie n.3, il forte spagnolo Carballes Baena (n.95 ATP) è andato male nel punteggio, un 7-5 7-6(5) che ha premiato il giocatore più esperto, ma benissimo dal punto di vista del gioco e soprattutto dell’atteggiamento. Il ragazzo ha infatti tenuto il campo per oltre due ore senza alcun timore reverenziale e, al netto di alcuni aspetti tecnici da rivedere (il 44% di prime in campo è un po’ poco e la risposta sulla seconda è al momento insufficiente), ha lasciato intravvedere grandi margini di miglioramento. Intanto si gode il suo miglior risultato in carriera (finora per lui due vittorie e tre finali nel circuito Future) e ovviamente il nuovo best ranking che da lunedì dovrebbe vederlo al n.500 ATP.

Jimbo Moroni, fresco finalista a Como, sembrava cavalcare l’onda, eliminando all’esordio 7-6(5) 6-1 lo spagnolo di origini austriache Nicola Kuhn, e poi il padrone di casa Zapata Miralles (n.116 ATP) che lo costringe ad una gara di rimonta (3-6 6-1 6-4) e soprattutto ne mette a dura prova la tenuta nervosa col suo comportamento non proprio corretto, nella permissiva indifferenza del giudice arbitro. Del resto già nelle qualificazioni degli ultimi US Open, contro il nostro Marcora, si era fatto notare per i suoi atteggiamenti inutilmente dimostrativi. Nei quarti purtroppo l’onda s’infrange contro un altro spagnolo, il solidissimo Carlos Taberner (n.105 ATP) che riesce a prevalere 6-4 0-6 7-5. L’azzurro avrà sicuramente il rimpianto di non aver saputo capitalizzare nel terzo set un break di vantaggio, e soprattutto di non aver chiuso quando è andato a servire sul 5-4 in proprio favore.

Quarti di finale fatali anche per Flavio Cobolli che, dopo aver vinto il derby con Lorenzo Giustino (6-0 6-2) e la sfida tra teenager col 18enne spagnolo Pablo Llamas Ruiz (n.640 ATP), perde netto (6-4 6-2) con l’altro spagnolo Pedro Martinez (n.75 ATP e secondo favorito del torneo). Fuori al secondo turno Raul Brancaccio che perde un incontro molto combattuto (6-4 4-6 6-4) contro Pedro Martinez. Escono subito Julian Ocleppo che pure offre una fiera resistenza al padrone di casa Carballes Baena (6-2 3-6 6-3) e Filippo Baldi che cede netto (6-3 6-2) a Zapata Miralles.

 

A Tulln (Austria, terra battuta) dove si disputa un Challenger 100, l’unico italiano in gara era Marco Cecchinato, che purtroppo non ha onorato la sua testa di serie n.1, facendosi sorprendentemente eliminare 7-6(1) 2-6 6-2 dal 20enne padrone di casa Filip Misolic (n.539 ATP), entrato in tabellone grazie a una wild card. Il ragazzo austriaco è bravino (in stagione ha vinto quattro Futures) ma il vero Ceck avrebbe dovuto disporne senza particolari problemi e invece ha confermato come in questa disgraziata stagione la sua concentrazione vada a corrente alternata. Non si spiega altrimenti il disastroso tie-break, che non ci si aspetterebbe da un giocatore della sua caratura e della sua esperienza.

Da segnalare che al primo turno esce anche il 18enne talento danese Holger Rune (n.145 ATP) che, dopo i fasti degli US Open (qualificazioni superate e un set strappato a Djokovc), si fa sorprendere dal polacco Kamil Majchrzak (n.114 ATP). Forse al ragazzo non hanno giovato le polemiche scoppiate dopo aver rinunciato alla convocazione in nazionale per l’incontro di Davis contro la Thailandia. Rune è stato costretto a fare pubblica ammenda e a spiegare le proprie ragioni sui social. Davvero tutto il mondo è paese.

Al Challenger 80 di Kiev (terra, Ucraina) continua il momento d’oro di Franco Agamenone che, dopo la vittoria di fine agosto a Praga, arriva sparato ai quarti di finale battendo prima lo statunitense Stefan Kozlov (n.312 ATP) e poi, in rimonta (3-6 6-2 6-4), il francese Tristan Lamasine (n.260 ATP). Ora lo aspetta un quarto di finale non impossibile contro la wild card locale Oleksii Krutykh (n.406 ATP). Il secondo turno è invece fatale per Francesco Forti e Riccardo Bonadio. Il cesenate, dopo aver battuto all’esordio il 24enne russo Ivan Gakhov (n.509 ATP), contro il kazako Dmitry Popko (n.193 ATP) spreca un set point sul 5-4 e finisce per perdere 7-5 6-2 dopo un’ora e mezza di gioco. Stessa sorte anche per il friulano Bonadio, vincitore al primo turno col francese Lestienne, che si arrende dopo quasi tre ore di lotta 7-6(5) 3-6 6-4 al rumeno Filip Cristian Jianu. Fatal Popko anche per Alessandro Bega, entrato come alternate e sconfitto al primo turno per 6-4 0-6 6-2.

In terra di Provenza a Cassis (Challenger 80, cemento) Thomas Fabbiano, unico azzurro in tabellone, non è certo stato favorito dal sorteggio che gli ha subito proposto il giocatore più caldo del circuito, quel Benjamin Bonzi (n.94 ATP), fresco vincitore a St. Tropez e recordman stagionale con quattro successi. Il pugliese parte forte, come sua abitudine, ma poi, in vantaggio 4-0, si perde come spesso gli è successo in questa disgraziata stagione. Il secondo set è senza storia e in poco più di un’ora e mezza si arriva al 7-5 6-3 finale. Al Challenger 80 di Banja Luka (Bosnia, terra) gli unici due italiani presenti nelle qualificazioni vengono subito eliminati. Alexander Weis, pur reduce da un’ottima stagione a livello Future, deve cedere allo svedese di origine rumena Dragos Nicolae Madaras (n.474 ATP), e Marco Bortolotti al veterano bosniaco Aldin Setkic (n.451 ATP).

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Sono tre gli azzurri che si qualificano per i quarti al Challenger di Tenerife

Buon torneo per Arnaldi, Brancaccio e il redivivo Marcora. A Koblenz eliminati invece prematuramente Nardi, Oradini e Arnaboldi.

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Marcora Roberto - Foto Daniel Kondarcuik

Gli italiani ai nastri di partenza del Challenger 75 di Tenerife (cemento outdoor) erano addirittura dodici ma ben sette di loro sono stati eliminati all’esordio e non gli rimarrà altro da fare che allenarsi, approfittando dello splendido clima dell’isola, in vista del terzo ed ultimo torneo organizzato da MEF che andrà in scena la prossima settimana. A proposito di MEF, sono doverosi i complimenti al gruppo di Marcello Marchesini che si conferma ancora una volta un passo avanti a tutti gli altri. Infatti quello di Tenerife sarà ricordato come il primo Challenger in assoluto ad aver utilizzato l’Occhio di Falco per il controllo telematico delle palle contestate, confermando come i loro Challenger assomigliano sempre più a dei tornei ATP. Tornando al campo, accedono ai quarti Matteo Arnaldi, Raul Brancaccio e Roberto Marcora. Il sanremese, dopo aver vinto il derby tutto ligure contro Alessandro Giannessi, ha poi fermato la corsa di Shintaro Mochizuki (6-0 2-6 6-3) che sembrava avere un conto aperto con gli italiani, avendo eliminato la giovane wild card Massimo Giunta nelle qualificazioni e Matteo Gigante nel primo turno. Adesso dovrà vedersela con l’ucraino Oleksii Krutykh (n.176 ATP) e giocherà da favorito.

Raul Brancaccio conferma il suo ottimo inizio di stagione prima rimontando il serbo Nikola Milojevic (n.265 ATP), senza farsi scoraggiare da un primo set disastroso (0-6 7-5 6-2), e poi regolando con un tranquillo 6-3 6-3 il britannico Daniel Cox (n.447 ATP).

Discorso a parte merita Roberto Marcora che, entrato in tabellone da n.683 del mondo grazie al ranking protetto, continua a rimandare il momento della pensione, già dichiarata ma mai praticata.

 

Il 33enne tennista di Busto Arsizio, che lo scorso anno aveva appunto annunciato il ritiro, ha trovato un nuovo equilibrio e ha deciso di regalarsi un’altra chance in questa seconda parte della sua carriera. “Questa mattina pensavo di avere un 20% di possibilità di vincere ed è per questo che sono davvero contento – ha raccontato l’azzurro dopo il 1-6 7-5 6-3 inflitto a Rodriguez Taverna -. Nel pomeriggio di ieri ho lavorato tanto con il fisioterapista perché avevo accusato dei fastidi dopo il match con Zekic, quindi devo ringraziare anche lui per i trattamenti. In campo, dopo aver perso il primo set, ho pensato solo a godermela e a fare del mio meglio per vincere”. Seguito da Uros Vico nella trasferta alle Canarie, Roberto ha trovato un nuovo modo di vivere il tennis: “Se ripenso ad un anno fa devo ammettere che ho passato un periodo molto duro che mi aveva portato a decidere il ritiro. Poi ho capito che non era finita ed ora la vivo come una seconda chance. Sono in un posto magnifico, gioco a tennis e me la godo. Vediamo che succederà ai quarti di finale”. In cui troverà ad aspettarlo Lloyd Harris, che ha superato Francesco Passaro.

Sfortunato il tennista perugino che, da prima testa di serie, ha trovato al secondo turno Lloyd Harris, autentica mina vagante del torneo. Il sudafricano vale ovviamente molto di più della sua classifica (n.175 ATP) come aveva già dimostrato contro Musetti agli AO. Fuori al secondo turno anche Riccardo Bonadio che subisce una severa lezione (6-4 6-0) da Carlos Taberner (n.177 ATP) dopo essersi però tolto la soddisfazione di domare 7-5 6-4 l’astro nascente Martin Landaluce, il 17enne fenomeno, vincitore lo scorso anno degli US Open Juniores e allenato da Oscar Burrieza (l’ex allenatore di Jimbo Moroni). A proposito di Jimbo, purtroppo il tennista romano ha perso all’esordio contro lo spagnolo Carlos Taberner. A fargli compagnia Francesco Maestrelli che si è fatto sorprendere (7-5 6-1) dal qualificato Alejandro Moro Canas, Lorenzo Giustino, Salvo Caruso e Gianluca Mager, gli ultimi due avvitati in una spirale di cui non si riesce a vedere la fine.

Al Challenger 100 di Koblenz (cemento indoor) c’erano tre italiani in gara e purtroppo non è che abbiano fatto molta strada. Eliminato all’esordio Luca Nardi che cede 7-6(9) 6-3 allo svizzero Henri Laaksonen (n.194 ATP), confermando come la stagione che doveva essere quella della sua consacrazione non sia partita affatto col piede giusto. Eppure nel primo set molte cose potevano andare diversamente, visto che il tennista pesarese ha avuto ben tre set point, uno sul 5-3 e servizio e due nel tie-break. Eliminati nelle qualificazioni Giovanni Oradini e Andrea Arnaboldi. Il roveretano si è dovuto arrendere al tedesco Mats Rosenkranz (6-3 6-4) che si è dimostrato assolutamente ingiocabile sulla prima di servizio in cui ha totalizzato l’89% dei punti. Arnaboldi ha ceduto quasi senza combattere (6-4 6-4) all’altro tedesco Johannes Haerteis (n.705 ATP).

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Challenger: Goffin vince a Ottignies, Barrere a Quimper, Coria a Concepcion

Il belga torna al successo nel Challenger di casa mentre gli italiani deludono e Benoit Paire sembra sempre più avvitato nella sua spirale di negatività

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David Goffin, United Cup 2023 - Credit: Tennis Australia/Trevor Collens

Al Challenger 125 di Ottignies (Belgio, cemento indoor) finale di rango tra la prima testa di serie, il belga David Goffin (n.41 ATP) e lo svedese Mikael Ymer (n.69 ATP) che hanno giocato davanti ad un foltissimo pubblico, davvero inusuale a questi livelli. Ha vinto il primo in maniera fin troppo netta per 6-4 6-1 e per lui è l’ottavo successo Challenger, circuito in cui non vinceva dal lontano 2014, avendo nel frattempo frequentato ben altri palcoscenici. Il 32enne ex n.7 ATP continua così, dopo un paio di anni di buio, la sua rincorsa ai bei tempi andati. Tempi che difficilmente torneranno ma comunque vederlo giocare è sempre un piacere e poi può sempre capitare che tiri fuori dal cilindro un bel coniglio come successe lo scorso luglio sui prati di Wimbledon con quegli inaspettati quarti di finale. Per lo svedese nuovo best alla posizione n.60 ATP.

Nell’altro Challenger 125 che si giocava a Quimper (Bretagna, cemento indoor) finale tra due francesi, forse non i più attesi: Gregoire Barrere e Arthur Fils. Il vecchio contro il nuovo, volendo fare una sommaria sintesi giornalistica. Ed è il vecchio a prevalere in maniera molto netta col punteggio di 6-1 6-4. Il 28enne Barrere (n.83 ATP e seconda testa di serie del torneo) conferma così di essere in chiara ripresa dopo che il 2022 non gli aveva regalato molte gioie, se non in autunno con le due vittorie di Orleans e Brest. Un po’ di delusione invece per Arthur Fils, di 10 anni più giovane, che sembrava navigare col vento in poppa sulle ali della recentissima vittoria al Challenger di Oeiras 2 che l’aveva proiettato in top 200. Per il vincitore è il sesto successo Challenger e il nuovo best ranking alla posizione n.76 ATP, ottavo miglior giocatore francese. Nuovo best anche per Fils che sale al n.164. Comunque, nonostante la partita abbia regalato poche emozioni, è stata la miglior finale possibile, persi prematuramente per strada gli italiani, ed eliminato a sorpresa Luca Van Assche che, dopo aver battuto il nostro Nardi, è inciampato nel connazionale Geoffrey Blancaneaux. Tra quelli che si sono persi per strada una citazione la merita di diritto Benoit Paire, il disperso per antonomasia, che all’esordio ha raggranellato solo cinque giochi contro l’ucraino Illya Marchenko e sembra ben avviato al quarto anno consecutivo di saldo negativo vittorie/sconfitte.

Si giocava anche in Cile a Concepcion (Challenger 100, terra battuta outdoor) dove in finale sono arrivati Federico Coria (n.76 ATP) e il kazako Timofey Skatov (n.144 ATP). E nemmeno in questo caso l’ultimo atto ha dispensato grandi emozioni. Facile infatti la vittoria dell’argentino che porta a casa il titolo 6-4 6-3 in poco meno di due ore di gioco. E non c’è bisogno che vi spieghi perché sono servite quasi due ore per definire un punteggio in fin dei conti piuttosto netto. Il combinato disposto giocatore argentino più terra battuta ha imposto la sua legge anche questa volta. Per l’ormai 30enne Coria è il quinto Challenger in bacheca mentre il kazako si consola con il nuovo best ranking al n.129 ATP, secondo miglior giocatore del suo paese dopo Alexander Bublik.

 

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Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

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