US Open, Medvedev tra i Grandi, ma Djokovic non ha ancora finito di vincere

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US Open, Medvedev tra i Grandi, ma Djokovic non ha ancora finito di vincere

Il russo può diventare una minaccia su tutte le superfici. Sebbene il numero uno al mondo non abbia espresso il suo miglior tennis per assicurarsi il Grande Slam, ha conquistato la folla come mai prima d’ora

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Daniil Medvedev - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)
 

Era da un paio d’anni ormai che gli intenditori del tennis aspettavano di veder comparire il nome di Daniil Medvedev fra i campioni Slam; il russo si trovava da tempo sull’orlo di questo traguardo. Tra l’estate e l’autunno 2019, infatti, aveva fatto passi da gigante nel ranking: in questo lasso di tempo era arrivato alla finale di tutti e sei i tornei a cui aveva partecipato, ma soprattutto era arrivato terribilmente vicino a diventare il vincitore dello US Open. Sfidando niente meno che Rafael Nadal, Medvedev, in svantaggio per due set a zero e sotto di un break nel terzo set, per poco non aveva vinto il match e rivendicato il titolo.

Medvedev aveva trascinato Nadal al quinto set in un match tortuoso, che, iniziato nel tardo pomeriggio, si era protratto fino a sera inoltrata. Era riuscito a rimontare dai due break di svantaggio nel quinto set e a salvare due match point prima che Nadal risalisse 30-40 dell’ultimo game di questo avvincente match, vincendolo 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4. Medvedev aveva concluso il 2018 al numero 16 del ranking, ma l’impeto del 2019 l’aveva portato a raggiungere il quinto posto.

Il russo di 1,98 ha poi proseguito la sua ascesa con una stagione 2020 stellare. Ha tentato di nuovo la corsa allo US Open, raggiungendo le semifinali senza perdere nemmeno un set: è qui che è stato sconfitto da un ispirato Dominic Thiem. Per nulla turbato da questo piccolo incidente di percorso, verso la fine dell’anno ha conquistato due titoli consecutivi al Masters 1000 di Parigi e alle ATP Finals di Londra, dov’è imbattuto e ha sbaragliato le prime tre teste di serie del torneo – Novak Djokovic, Rafael Nadal e Dominic Thiem – in un’impresa senza precedenti. Nello spazio di questi due tornei e delle dieci vittorie consecutive ottenute, Medvedev ha battuto ben sette giocatori della Top 10. Quando Medvedev, all’inizio del 2021, ha raggiunto la finale del suo secondo Slam, l’ha fatto con 20 vittorie consecutive alle spalle. Diversi esperti si aspettavano che Medvedev sfondasse proprio sul palco di Melbourne, rivendicando il suo posto tra i campioni. Ma Djokovic ha negato questo prestigioso trofeo a Medvedev, giocando un match magistrale e vincendo il suo nono Australian Open con un trionfante punteggio di 7-5 6-2 6-2.

 

La sconfitta ha finito per rallentare non poco la corsa tennistica di Medvedev. Le modifiche apportate al suo gioco si possono però interpretare come dei passi nella direzione giusta. Arrivato al Roland Garros con un record personale di 0-4, Medvedev ha trovato un po’ di fiducia sulla terra rossa e raggiunto i quarti di finale, dove però, con un certo disappunto, è stato sonoramente sconfitto da Stefanos Tsitsipas. La sconfitta deve avergli bruciato parecchio, considerato che aveva battuto il greco in sei dei loro sette match incontri prima del Roland Garros. Medvedev si è incamminato poi verso Wimbledon, e ancora una volta è arrivato agli ottavi di uno Slam, facendosi però sfilare dalle mani un vantaggio di due set a uno con Hubert Hurkacz in un incontro giocato su due giorni.

Ciononostante, durante l’estate Medvedev si rimette in forma e vince il Masters 1000 in Canada. Arrivato allo US Open da testa di serie numero due, con una silenziosa sicurezza di sé e un cauto ottimismo, Medvedev è un uomo con una missione da compiere. Approfittando di un tabellone favorevole, non perde un set fino ai quarti di finale, ma fatica leggermente contro il qualificato olandese Botic Van de Zandschulp prima di chiudere la partita con un favorevole 7-5 nel quarto set. Poi disintegra la testa di serie numero 12, Felix Auger-Aliassime, in tre set. Questa vittoria contro l’atletico canadese traghetta Medvedev alla sua terza finale Major e la seconda a New York. Per gli osservatori più attenti, l’occasione è quella giusta per pareggiare i conti con un uomo sull’orlo di un’ineffabile, storica missione, che risponde al nome di Novak Djokovic.

Il numero uno al mondo si trova a fronteggiare il tipo di pressione che solo un collega della sua straordinaria caratura può comprendere. Conquistato a giugno il suo secondo French Open, Djokovic si era portato a metà strada del Grande Slam e aveva la mente concentrata sull’ambizioso obiettivo. Ha partecipato a Wimbledon non soltanto per aggiudicarsi la vittoria del più prestigioso torneo al mondo, ma anche per vincere il terzo Slam consecutivo. A New York cercava l’ultimo pezzo del puzzle. Nessun tennista del circuito maschile dopo Rod Laver, che ottenne il suo secondo Grande Slam nel 1969, era stato in grado di aggiudicarsi i primi tre Major della stagione e posizionarsi ad un solo Major dal Grande Slam.

Rod Laver

I media e i colleghi di Djokovic l’avevano sicuramente informato che solo cinque atleti nella storia del tennis avevano vinto tutti e quattro gli Slam dell’anno, aggiudicandosi il Grande Slam. Accadde per la prima volta nel 1938, quando il californiano Don Budge – proprietario, probabilmente, del miglior rovescio che il tennis abbia mai visto – realizzò questa impresa memorabile. Poi venne il turno di Maureen Connolly nel 1953; ebbe successo principalmente perché aveva i colpi migliori del mondo tennistico femminile e per il suo footwork esemplare. Il mancino Laver – un colpitore australiano impareggiabile – conquistò il suo primo Grande Slam nel 1962 da dilettante e il suo secondo da professionista sette anni più tardi. Venne poi il turno di Margaret Smith Court, che realizzò il sogno del Grand Slam nel 1970. Diciotto anni più tardi fu la volta di Steffi Graf: la tedesca dai piedi veloci e dal dritto esplosivo rimase imbattuta ai tornei dello Slam nel 1988.

Ed eccoci all’epilogo. Nessuno dai tempi di Graf aveva più ottenuto il Grande Slam, a riprova del fatto che sia un compito estremamente arduo sia per il tennis maschile che per quello femminile. Teniamo presente anche che diversi tra i tennisti più talentuosi non sono arrivati nemmeno vicini a compiere questa impresa.

Certo, Roger Federer in tre stagioni (2004, 2006 and 2007) ha vinto tre dei quattro Slam, ma senza avvicinarsi al Grande Slam, non riuscendo in quegli anni a fare l’ultimo passo al Roland Garros. L’anno in cui vinse l’Open di Francia (2009) aveva già perso la finale dell’Austrialian Open, sconfitto da Nadal. Rafa ha conquistato gli ultimi tre Slam a Parigi, Londra e New York nel 2010, ma solo dopo aver perso nei quarti all’Australian Open. Quando nel 2009 Nadal vinse l’Australian Open, perse per la prima volta al Roland Garros contro Robin Soderling, e così le sue chance di completare il Grande Slam svanirono. Lo stesso Djokovic è riuscito nell’impresa di conquistare quattro Slam di fila, da Wimbledon del 2015 al Roland Garros del 2016. Si trovava in effetti a metà dalla conquista del Grande Slam nel 2016, perdendo tuttavia al terzo turno di Wimbledon contro Sam Querrey, e così l’opportunità è scomparsa nel nulla.

C’è anche un piccolo gruppo di giocatori che ha vinto i primi tre Slam dell’anno, avvicinandosi al traguardo del Grande Slam. Il primo di questi, dall’Australia, fu Jack Crawford nel 1933. Vinse i primi tre Slam e poi raggiunse la finale degli US Championships a Forest Hills. Ad appena un set dall’aggiudicarsi il Grande Slam, perse contro il talentuoso britannico Fred Perry. Simile il caso di un altro australiano, Lew Hoad, che si trovava a un match dal Grand Slam nel 1956 quando il suo connazionale Ken Rosewall lo sconfisse nella finale di Forest Hills. Nel 1984, Martina Navratilova vinse il French Open, Wimbledon e lo US Open. All’epoca l’Australian Open era l’ultimo Slam della stagione, e Navratilova venne battuta a Kooyong da Helena Sukova nelle semifinali. Nel 2015, infine, Serena Williams perse clamorosamente contro Roberta Vinci nella semifinale di Flushing Meadows.

E così, arrivando allo US Open quest’anno, Djokovic si è trovato circondato da tutte queste informazioni storiche. Il trentaquattrenne mirava ad affermarsi come il giocatore più anziano a vincere il Grande Slam, e nelle sue prime due ardue settimane a New York si è districato bene nel suo lato del tabellone. La sua ansia è stata palpabile sin dall’inizio, ma ad ogni match è riuscito a superare le proprie difficoltà e alzare l’asticella del suo gioco quando necessario. Nel primo round, dopo una breve crisi nel secondo set, Djokovic chiude facilmente il match per 6-1 6-7(5) 6-2 6-1 contro il qualificato danese Holger Vitus Nodskov Rune, che termina la partita con i crampi. L’olandese Tallon Griekspoor affronta Djokovic nel secondo round, dove la prima testa di serie gli concede solo sette games nel corso dei tre set. Il finalista dello US Open 2014 Kei Nishikori strappa il primo set a Djokovic prima di farsi battere per la diciassettesima volta di fila per 6-7(4) 6-3 6-3 6-2. Nei sedicesimi di finale, la giovane wild card americana Jenson Brooksby si presenta con un’alta intensità di gioco che disturba leggermente Djokovic, ma nel secondo set il trentaquattrenne ritrova il proprio passo e non lo perde più, vincendo 1-6 6-3 6-2 6-2.

Giunto ai quarti di finale, Djokovic affronta la testa di serie numero sette del torneo Matteo Berrettini. L’italiano aveva perso contro Djokovic nei quarti del Roland Garros e ancora nella finale di Wimbledon. Djokovic ha quindi la meglio per la terza volta di fila contro questo tennista dall’ottimo servizio con il punteggio di 5-7 6-2 6-2 6-3. Il palco è dunque pronto per la sfida tra Djokovic e la testa di serie numero quattro Sascha Zverev, in grande forma. Il teutonico aveva vinto 16 match di fila prima del suo rendez-vous con Djokovic, conquistando la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo e poi vincendo il Masters 1000 a Cincinnati. A Tokyo, Zverev è riuscito a rimontare un set e un break di svantaggio dal 6-1 3-2 aggiudicandosi otto game di fila, e dieci degli ultimi undici, fino a vincere 1-6 6-3 6-1. Ma a New York Djokovic gioca il miglior match del suo torneo, pressando ferocemente fino a guadagnarsi una palpitante vittoria in cinque set per 4-6 6-2 6-4 4-6 6-2 in tre ore e 34 minuti di gioco. Nel quinto set, Djokovic colleziona 24 dei primi 30 punti, scappando sul 5-0. Anche se Zverev vince con onore i successivi due game, Djokovic chiude il match con aggiudicandosi un terzo break nel set durante l’ottavo e ultimo game.

Alexander Zverev e Novak Djokovic – US Open 2021 (Pete Staples/USTA)

In tanti ci aspettavamo che a New York Djokovic replicasse la vittoria della finale dell’Australian Open contro Medvedev, non perché si sottovalutassero le capacità di Medvedev o si supponesse che non avrebbe combattuto con tutte le sue forze, ma perché secondo gli esperti sarebbero state l’abilità di Djokovic nei grandi match e la sua esperienza a prevalere. Dopotutto, questa sarebbe stata la sua trentunesima finale Slam, un numero da record che condivide con Federer. In aggiunta, negli ultimi anni, Djokovic è cresciuto in maniera incredibile nella sua capacità di dare il meglio nelle grandi occasioni. Prima di arrivare allo US Open, aveva vinto 12 delle sue ultime 14 finali Slam. Il record di Djokovic verso metà 2014 era di 6-7 in questi incontri, ma aveva poi vinto 14 delle successive 17 finali giocate, attestandosi a 20-10 prima di domenica. Questa percentuale di successo l’ha reso il favorito per la vittoria del ventunesimo Slam e per la realizzazione dell’obiettivo più ambizioso della sua carriera – la conquista del Grande Slam.

Ma quel che emerge già all’inizio della sfida con il venticinquenne russo è che Djokovic è ben distante dal necessario stato fisico, mentale ed emotivo. Il primo segno rivelatore l’abbiamo visto nel game di apertura. Djokovic conduce 40-15, ma poi commette quattro errori consecutivi subendo subito un break. Medvedev, chiaramente rassicurato da questo inizio, tiene il servizio portandosi 2-0 con due ace. Djokovic poi sprofonda in un 15-40, commettendo il suo ottavo errore non forzato del match. Pur vincendo quattro punti di fila e chiudendo il terzo game con due ace, Djokovic non è entrato in gara con il livello adeguato all’occasione. A Medvedev bastano solo 47 secondi per aggiudicarsi il 3-1 grazie a due ace, un servizio e un dritto vincenti. Nei successivi tre game al servizio, Medvedev concede solo due punti. Djokovic non riesce minimamente a leggere il servizio del suo avversario e, quando ci riesce, reagisce troppo lentamente. Medvedev, sicuro di sé, porta a casa il set per 6-4.

Siamo agli inizi secondo set quando Djokovic si procura delle occasioni che, se sfruttate, gli permetterebbero di alterare il corso del match. Raggiunge il punteggio di 0-40 sul servizio di Medvedev, ma manovra malamente un recupero di dritto su una palla smorzata, lasciandosi superare dal passante lungolinea del russo. Medvedev trova un ace sul 30-40, poi Djokovic sbaglia uno slice in back, buttando la palla a rete e infuriandosi. Medvedev si prende l’1-1 con un ace a cui fa seguire un servizio vincente. Djokovic salva un break point sulla strada del 2-1 e poi ottiene altre due palle break nel quarto game, ma Medvedev produce una volée smorzata bassa che provoca l’errore nel passante di dritto del serbo e poi salva la seconda con un rovescio lungo linea all’incrocio delle righe a cui Djokovic non riesce a rispondere. Medvedev raggiunge il 2-2, breakkando Djokovic nel quinto game; il russo gli concede solo due punti nei suoi ultimi tre game di servizio, chiudendo il set con un 6-4.

Djokovic è chiaramente sconfortato. Non è semplicemente fuori forma, come spiegherà dopo; sta giocando male sotto tutti i punti di vista. Medvedev arriva al 4-0 nel terzo set e presto raggiunge il 5-1. Il pubblico dell’Arthur Ashe Stadium è pieno di tifosi di Djokovic che lo incoraggiano a gran voce, senza aver però molto per cui esultare durante il match. Medvedev si guadagna un match point sul 5-2 ma commette un doppio fallo, mandando in rete una seconda a 193 km/h mentre la folla applaude per il suo errore. Commette poi un altro doppio fallo, portando Djokovic a breakkarlo. Quando Djokovic riesce a tenere nel nono game, l’applauso del pubblico, per un uomo che raramente aveva ottenuto il suo sostegno, è sorprendente e visibilmente apprezzato dal numero uno al mondo.

Al cambio campo Djokovic si commuove, asciugandosi le lacrime con l’asciugamano. Medvedev va a servire una seconda volta per il match commettendo nuovamente un doppio fallo sul 40-15. All’insaputa di tutti il russo sta combattendo contro i crampi, cosa che nasconde molto bene al suo avversario e al pubblico. Per sua fortuna, sul 40-30 la sua prima di servizio è abbastanza buona da impedire a Djockovic di rispondere, e così Medvedev sventa una potenziale crisi e con un triplo 6-4 batte il rivale per la quarta volta delle nove in cui i due si sono confrontati in carriera.

Medvedev ha gestito la situazione straordinariamente bene, isolandosi dal rumore della folla con grande disciplina. Per Djokovic la situazione dev’essere stata triste e al contempo esasperante. Avere il pubblico così fortemente schierato dalla sua parte in uno Slam è un’esperienza che non aveva forse mai vissuto. Eppure, ha faticato molto per trovare anche solo un briciolo di quello che è il suo miglior tennis. È andato a rete 47 volte nei tre set e vinto 31 di quei punti. Ha giocato sorprendentemente bene il serve-and-volley, approfittando della posizione di Medvedev nel campo, ben dietro la linea di fondo nelle sue risposte.

Novak Djokovic – US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)

Ma Djokovic non ha avuto né la pazienza né la tenuta fisica né l’indole di rimanere a fondo campo a palleggiare con Medvedev, come aveva invece sempre fatto in passato. Le sue gambe erano affaticate, la mente affollata. Alla fine, ha fatto il gioco di Medvedev: il russo è tra i giocatori più astuti di questo sport nel leggere la direzione che sta prendendo la partita e adattare la propria strategia di conseguenza. La scelta dei colpi di Medvedev, la variazione della velocità e del ritmo, sono state di prima categoria. Medvedev sapeva bene di non star giocando contro il miglior Djokovic, ma si trovava di fronte ad un pubblico che gli tifava contro e stava tentando di vincere il suo primo titolo Slam. È stato capace di gestire queste circostanze tutto fuorché semplici. Medvedev ha fatto tutto quel che gli è stato richiesto e molto di più. È stato estremamente professionale. A fine match, Djokovic è stato molto signorile e non si è lasciato andare all’autocommiserazione. Ha lodato Medvedev e non ha cercato scuse per la sua sesta sconfitta sulle nove finali dello US Open giocate contro cinque avversari diversi.

Non si ripresenterà un’occasione simile a Djokovic. È lodevolmente arrivato a soli tre set dal completare il Grande Slam, e questo non può certo essere visto come un fallimento. La sconfitta di New York renderà Djokovic ancora più motivato per il 2022 e per la corsa al ventunesimo slam a Melbourne, titolo che gli permetterebbe di staccare Federer e Nadal. A maggio compirà trentacinque anni, ma continua ad essere in forma per la sua età. Certo, è parso ben più vecchio di Medvedev, ma questo è da imputare alle circostanze specifiche di questo match. Ha ancora tante partite da vincere.

Per quanto riguarda Medvedev, questo trionfo lo porterà a molte alte vittorie importanti. Nei prossimi sette anni può sperare di ottenere almeno altri cinque o sei titoli Slam, se non di più. Dove arriverà dipende parecchio da quanto riuscirà a adattarsi. Medvedev ha ampiamente dimostrato di essere un giocatore prodigioso sui campi veloci, cosa che lo avvantaggerà a Melbourne e a New York, anno dopo anno. Ma riuscirà a migliorare sull’erba e sulla terra rossa? Certo, ha fatto bene nelle sue presenze ai quarti del Roland Garros, ma dovrà riuscire a dare più filo da torcere ai suoi avversari sulla terra rossa di Parigi o sui prati dell’All England Club. Se fosse riuscito a sconfiggere Hurkacz quest’anno a Londra, Medvedev avrebbe quasi sicuramente raggiunto la finale e giocato contro Djokovic. Se avesse superato Tsitsipas a Parigi, sarebbe potuto arrivare alla finale anche lì.

Il mio punto di vista è che Medvedev si farà spazio sulle altre superfici, diventando pericoloso ovunque nei prossimi anni. Lo US Open 2021 farà da trampolino di lancio per un atleta con un ampio spettro di obiettivi e una forte determinazione. Raggiungerà nuove vette nel 2022 e anche dopo.

Traduzione a cura di Giulia Bosatra

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Coppa Davis

Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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ATP

Il 2023 di Novak Djokovic partirà da Adelaide

Come confermato dal suo sito ufficiale, il serbo inizierà la stagione nella città natale di Darren Cahill, in preparazione per l’Australian Open

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Novak Djokovic - Bercy 2022 (foto Twitter @atptour)

Un anno fa, di questi periodi, si iniziava a vociferare sulla possibile esclusione di Novak Djokovic dall’Australian Open 2022, a causa della sua volontà di non vaccinarsi. Sappiamo la storia com’è andata, con il serbo che non ha potuto disputare il suo Slam preferito (vinto 9 volte) e ha dovuto scontare anche un periodo di detenzione. Problemi legati alla mancata vaccinazione, purtroppo per lui, Nole ne ha vissuti in abbondanza durante la stagione appena trascorsa, venendo costretto a saltare molti tornei, tra cui anche lo US Open. Ma, un paio di settimane fa, finalmente le cose sono tornate alla normalità per il n.5 del mondo: è infatti notizia recente che potrà giocare all’Australian Open 2023, tornando a Melbourne Park poco meno di due anni dopo la vittoria in finale su Daniil Medvedev.

E dovendo competere in uno Slam, Djokovic ha ben pensato di iniziare la sua stagione il prima possibile, proprio in Australia, così da riprendere confidenza con le condizioni di gioco e i campi. Per la prima volta in carriera, infatti, Nole giocherà all’Adelaide International 1, torneo di categoria 250 dal 2 all’8 gennaio (seguito da un altro torneo sugli stessi campi nella settimana successiva). Dunque inizio fulmineo di 2023 per il serbo, che troverà, nella città che ha dato i natali a Darren Cahill, l’eterno rivale di tante battaglie Andy Murray, e soprattutto il nostro Jannik Sinner, che salterà la United Cup per darci subito dentro sul circuito. In più, nella città del suo coach, con la prospettiva di affrontare anche il cannibale serbo, per iniziare col passo giusto un anno fondamentale per la sua carriera.

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Mardy Fish e Bob Bryan multati per aver incoraggiato scommesse sul tennis

I due ex tennisti statunitensi, che facevano parte del team USA nell’ultima Coppa Davis, dovranno pagare 10.000 euro e non reiterare il reato nei prossimi quattro mesi

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Mardy Fish - United States_ Raquel Alvarado / Kosmos Tennis

Mardy Fish e Bob Bryan, due ex stelle del tennis statunitense, sono stati multati dall’Agenzia Internazionale per l’Integrità del Tennis (ITIA) per aver infranto i codici riguardo le scommesse sportive. L’ITIA è un “organismo indipendente istituito dagli organi direttivi internazionali del tennis per incoraggiare, migliorare e salvaguardare l’integrità del tennis professionistico in tutto il mondo“, si legge al fondo del comunicato ufficiale, riportato integralmente di seguito.

“L’ITIA (International Tennis Integrity Agency) ha emesso delle sanzioni nei confronti di due allenatori di tennis statunitensi per aver infranto le regole di sponsorizzazione delle scommesse sul tennis. Si tratta si Bob Bryan e Mardy Fish, entrambi multati per una cifra 10.000 dollari. Ora rischiano una sospensione per quattro mesi, dopo aver riconosciuto la sponsorizzazione di un operatore di gioco d’azzardo sui social media“.

L’ITIA esordisce così riguardo i due ex giocatori coinvolti, chiamati subito a pagare 10.000 dollari di multa e a non commettere lo stesso reato nei prossimi quattro mesi, pena la sospensione.“Entrambi gli ex tennisti coinvolti hanno collaborato pienamente all’indagine ITIA e hanno subito rimosso i post in questione dai propri social. La sospensione di cui sopra non entrerà in vigore a meno che non si verifichi un’ulteriore violazione nel periodo indicato, iniziato l’11 novembre 2022 e che si protrarrà per i prossimi quattro mesi”.

 

Fish e Bryan sono stati visionati più da vicino in quanto entrambi facevano parte dello staff degli Stati Uniti per la Coppa Davis 2022 (sconfitti 2-1 dall’Italia al doppio decisivo), quindi decisamente ancora presenti attivamente nel mondo del tennis.

“Entrambi erano stati selezionati come parte del team di allenatori degli Stati Uniti per la Coppa Davis 2022, il che rende loro considerabili personaggi controllabili e soggetti, come tutti, alle regole dello sport sui rapporti con gli operatori di scommesse. Nella sezione D.1.b del programma anticorruzione del tennis 2022 si legge quanto segue:
Nessuna persona coinvolta con il tennis deve, direttamente o indirettamente, facilitare, incoraggiare e/o promuovere le scommesse sul tennis‘.
Fish e Bryan hanno anche acconsentito di lavorare al fianco dell’ITIA per promuovere, con iniziative di istruzione e prevenzione, l’importanza dell’integrità nel gioco”.

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