Due chiacchiere con Paolo Lorenzi

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Due chiacchiere con Paolo Lorenzi

“A Wimbledon con Sky mi sono divertito e ho portato bene. Ho smesso perché il fisico non ha più retto”. Le parole di Paolo Lorenzi, fresco di ritiro dal tennis

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Paolo Lorenzi - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)
 

Giovedì abbiamo fatto due chiacchiere con il nostro veterano, che ha appena appeso la racchetta al chiodo, e ci ha raccontato i suoi primi passi da ‘pensionato’. Paolo Lorenzi ha comunicato la decisione di ritirarsi dall’attività agonistica da meno di un mese: una storia più che ventennale, troppo ricca e troppo bella per essere riassunta in poche righe. Per chi volesse ripercorrere le tappe della sua straordinaria carriera, rimandiamo al bell’articolo di Tommaso Villa, o all’intervista che gli abbiamo fatto lo scorso dicembre, in occasione del suo compleanno. Questa volta abbiamo solo voluto sapere dalla sua viva voce come sta affrontando questa nuova fase della propria vita.

Buongiorno Paolo, come sono andati i tuoi primi giorni da ‘pensionato’?
Direi molto bene, anche se è un po’ strano non dover preparare una valigia e partire per tornei. Fortunatamente non ho molto tempo per valutare le sensazioni perché sono molto impegnato.

Cosa stai facendo?
Adesso sono appena sbarcato dall’aereo (ricordiamo che Paolo vive a Sarasota, Florida, ndr) e mi trovo a Siena. Nel fine settimana sarò a Iseo per un’esibizione e poi devo giocare la Serie A con Crema. 

 

Vabbè, allora ti sei ritirato per finta.
Ma no dai (ride, ndr), ho detto basta ai tornei ufficiali e ai punti ATP. La seria A è soprattutto un momento di grande divertimento. Come anche l’esibizione che giocherò appunto a Iseo con Andrea Agazzi nell’ambito del ‘Memorial Carlo Agazzi’. Dopo la partita di esibizione scambierò qualche colpo anche coi bambini della scuola tennis. 

Dieci mesi fa avevi detto che avresti smesso il giorno in cui ti fossi accorto che non ne avevi più voglia. E’ successo questo?
Più che altro è successo che il fisico non ha più retto. Nell’ultimo periodo riuscivo ad allenarmi molto meno di quello che avrei voluto e dovuto. Il tracollo è stato in gennaio quando ho subito uno strappo al polpaccio. E per me, che in carriera non avevo mai avuto infortuni gravi, è stato strano ritrovarmi con le stampelle. Dopo ho sempre dovuto pensare più a recuperare che ad allenarmi. 

E quando eri in campo che sensazioni avevi?
Fondamentalmente mi ero accorto che arrivavo in ritardo sul colpo e questo non mi permetteva di fare le scelte che volevo, ero sempre costretto a rincorrere la palla e le iniziative dell’avversario. Poi è stato duro scoprire che anche se vincevo una partita il giorno dopo non ce l’avrei fatta a recuperare per scendere di nuovo in campo. E per me, che avevo il mio punto forte proprio nella durata e nella resistenza alla fatica, è stata una brutta sorpresa. Se prima prolungare le partite non era mai stato un problema, adesso sapevo che se andavo al terzo il giorno dopo avrei fatto fatica ad alzarmi dal letto. 

Ti sei fermato a due sole vittorie dal record assoluto di Ruben Ramirez Hidalgo come vittorie Challenger (421 contro 423, ndr).
Peccato, devo anche dire che la pandemia non mi ha aiutato. In quei sette mesi di completa inattività un paio di partite forse le avrei vinte, no? (ride, ndr). Poi in realtà avrei anche potuto giocare qualche altro Challenger, visto che la classifica mi permetteva ancora di entrare in tabellone, ma ho preferito chiudere allo US Open, nel mio Slam preferito. Tra qualche anno mi piacerà ricordare di aver giocato la mia ultima partita a New York e non in qualche posto anonimo. 

Hai seguito gli ultimi US Open?
Sì certo, cerco sempre di seguire gli italiani che questa volta erano particolarmente numerosi. Poi c’era anche Djokovic che doveva realizzare il grande Slam.

Hai un’opinione nel dibattito sul GOAT? Djokovic, Federer o Nadal?
Djokovic vincendo a New York avrebbe probabilmente posto fine a ogni discussione. Adesso ognuno rimarrà della propria opinione, lo stile di Federer, la mentalità di Nadal o la continuità impressionante di Nole. E’ impossibile dire che uno è meglio di un altro…io poi non ho vinto con nessuno di loro (ride, ndr).

A proposito di italiani, tu avevi profetizzato che, nel giro di qualche anno, avremmo avuto Sinner n.1 e Musetti in top 10. Direi che ci stiamo avvicinando, cosa pensi della loro annata?
Sicuramente molto positiva, non dimentichiamo che Sinner sta lottando per qualificarsi per le ATP Finals e Musetti, dopo la semifinale ad Acapulco, ha giocato in maniera incredibile a Parigi. Poi i passaggi a vuoto sono fisiologici, se no a cosa servirebbe l’esperienza? Ci sono quelle occasioni in cui sbagliano proprio il torneo, forse perché si trovano a sperimentare campi e situazioni che non conoscono. Ci sta.

Paolo, adesso ti dobbiamo chiamare collega?
Ancora no, devo fare ancora tanta gavetta (ride, ndr). Però a Wimbledon con Sky mi sono davvero divertito e, se non altro, ho portato bene. Alla mia prima collaborazione un italiano in finale, cosa potevo pretendere di più? 

A parte Sky quali programmi hai per il futuro?
Ovviamente mi piacerebbe rimanere nel mondo del tennis. Per fine settembre spero di poter essere più preciso.

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Sinner, novità nel team: Jannik si affida al fisioterapista Giacomo Naldi

Il 21enne di San Candido decide di terminare i rapporti con Jerome Bianchi ed intraprendere una nuova collaborazione con l’ex fisioterapista della Virtus Bologna, Giacomo Naldi

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Jannik Sinner - Australian Open 2023 (foto Twitter @atptour)

Jannik Sinner cambia un elemento del suo team e decide di affidarsi ad un nuovo fisioterapista. La collaborazione con Jerome Bianchi giunge al termine dopo circa otto mesi, in cui il numero 17 del ranking ATP ha vissuto diversi problemi fisici che gli hanno impedito di scalare la classifica.

Jannik decide così di affidarsi a Giacomo Naldi, che lo aveva aiutato a recuperare nell’ottobre scorso dall’infortunio alla caviglia destra accusato nel corso della semifinale dell’ATP 250 di Sofia contro Holger Rune.

Nato a Casalecchio di Reno (BO) nel 1989, Naldi era il fisioterapista della Virtus Bologna ormai da sei anni. Il neo entrato nel team di Sinner ci ha tenuto a lasciare un pensiero per la società che lo ha fatto crescere: “Una sola parola per riassumere questi sei anni bianconeri di emozioni, persone e ricordi indelebili: Grazie”.

 

Lo attende ora una sfida importante e ardua, considerando il numero di infortuni che hanno tormentato la carriera giovane ma già esperta del numero uno d’Italia.

Dopo aver salutato la squadra, Naldi ha già raggiunto il tennista azzurro e sta lavorando con lui a Montpellier in vista dell’ATP 250 che si svolgerà dal 6 al 12 febbraio e che vedrà Jannik come uno dei favoriti alla vittoria finale.

Matteo Zamponi

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Coppa Davis

Tutte le nazionali qualificate alle fasi finali della Davis Cup 2023

Tutti i risultati dei Qualifiers: appuntamento con la fase a gironi a settembre, ecco le squadre che saranno protagoniste

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Coppa Davis a Montreal (foto Ubitennis)

Dopo tre giorni intensi e pieni di incontri validi per le qualificazioni alla Davis Cup 2023, è tempo di riassumere i verdetti, non senza sorprese. La più grande della giornata di ieri viene dai campi di Seoul, dove la Corea del Sud rimonta dallo 0-2 e, grazie a tre vittorie, si qualifica alle fasi finali della Coppa Davis per il secondo anno consecutivo. Tutto facile per Olanda, Stati Uniti e Serbia, che schiantano per 4-0 rispettivamente Slovacchia, Uzbekistan e Norvegia. A Rijeka la Croazia batte 3-1 l’Austria, mentre per la prima volta nella storia, la Finlandia stacca il pass per le Finals con lo stesso punteggio ai danni dell’Argentina. Finiscono 3-1 anche le sfide tra Gran Bretagna e Colombia, Cile e Kazakhstan, Svezia e Bosnia e Repubblica Ceca e Portogallo. Vincono con il brivido infine Francia e Svizzera ai danni rispettivamente di Ungheria e Germania.

Le dodici squadre uscite vincitrici dalle qualificazioni si aggiungono a Canada, Australia, Italia e Spagna, per delineare il quadro completo delle sedici nazionali che prenderanno parte alle Davis Cup Finals del 2023. Si andranno infatti a formare quattro gironi da quattro squadre, che si disputeranno in quattro città diverse – per l’Italia Bologna – dal 12 al 17 settembre. Le prime due nazioni di ogni girone si sfideranno poi dai quarti fino alla finale, che si svolgeranno dal 21 al 26 novembre, in un’unica città.

DAVIS CUP 2023: Le 16 squadre qualificate alle Finals
Australia, Canada, Cile, Corea del Sud, Croazia, Francia, Finlandia, Gran Bretagna, Italia, Olanda, Repubblica Ceca, Serbia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera.

 

DAVIS CUP 2023: I RISULTATI DEL 3-4-5 FEBBRAIO 2023

USA b. Uzbekistan 4-0

McDonald M.(USA) b. Fomin S.(UZB) 6-4 6-1; Paul T.(USA) b. Sultanov K.(UZB) 6-1 7-6(6);

Krajicek A./Ram R.(USA) b. Fayziev S./Fomin S.(UZB) 6-2 6-4; Kudla D.(USA) b. Milushev A.(UZB) 7-6(3) 6-4.

Francia b. Ungheria 3-2

Piros Z.(HUN) b. Bonzi B.(FRA) 7-6(4) 6-3; Humbert U.(FRA) b. Fucsovics M.(HUN) 6-3 6-2;

Marozsan F./Valkusz M.(HUN) b. Mahut N./Rinderknech A.(FRA) 6-2 7-6(4);

Mannarino A.(FRA) b. Fucsovics M.(HUN) 7-6(6) 6-2; Humbert U.(FRA) b. Marozsan F.(HUN) 6-3 6-3.

Svezia b. Bosnia-Herzegovina 3-1

Ymer M.(SWE) b. Basic M.(BIH) 6-4 7-5; Ymer E.(SWE) b. Dzumhur D.(BIH) 6-1 6-4;

Basic M./Brkic T.(BIH) b. Goransson A./Ymer E.(SWE) 6-4 6-2; Ymer M.(SWE) b. Dzumhur D.(BIH) 6-1 1-6 6-3.

Svizzera b. Germania 3-2

Huesler M.(SUI) b. Otte O.(GER) 2-6 6-2 6-4; Zverev A.(GER) b. Wawrinka S.(SUI) 6-4 6-1;

Mies A./Puetz T.(GER) b. Stricker D./Wawrinka S.(SUI) 6-7(3) 6-3 6-4;

Huesler M.(SUI) b. Zverev A.(GER) 6-2 7-6(4); Wawrinka S.(SUI) b. Altmaier D.(GER) 6-3 5-7 6-4.

Serbia b. Norvegia 4-0

Kecmanovic M.(SRB) b. Petrovic A.(NOR) 6-1 6-3; Djere L.(SRB) b. Durasovic V.(NOR) 6-3 4-6 7-6(8);

Cacic N./Krajinovic F.(SRB) b. Durasovic V./Hoeyeraal H.(NOR) 6-4 3-6 6-3;

Medjedovic H.(SRB) b. Durasovic V.(NOR) 6-4 6-7(4) 10-4.

Gran Bretagna b. Colombia 3-1

Mejia N.(COL) b. Evans D.(GBR) 6-2 2-6 6-4; Norrie C.(GBR) b. Barrientos N.(COL) 6-2 7-5;

Evans D./Skupski N.(GBR) b Cabal J.S./Farah R.(COL) 6-4 6-4; Norrie C.(GBR) b. Mejia N.(COL) 6-4 6-4.

Corea del Sud b. Belgio 3-2

Bergs Z.(BEL) b. Kwon S.(KOR) 1-6 6-4 7-6(6); Goffin D.(BEL) b. Hong S.C.(KOR) 6-4 6-2;

Nam J.S./Song M.(KOR) b. Gille S./Vliegen J.(BEL) 7-6(3) 7-6(5); Kwon S.(KOR) b. Goffin D.(BEL) 3-6 6-1 6-3;

Hong S.C.(KOR) b. Bergs Z.(BEL) 6-3 7-6(4).

Olanda b. Slovacchia 4-0

Griekspoor T.(NED) b. Klein L.(SVK) 7-6(6) 2-6 6-4; van Rijthoven T.(NED) b. Molcan A.(SVK) 7-6(6) 5-7 6-3;

Koolhof W./Middelkoop M.(NED) b. Klein L./Molcan A.(SVK) 6-3 6-3;

Middelkoop M.(NED) b. Kovalik J.(SVK) 6-4 6-4.

Croazia b. Austria 3-1

Coric B.(CRO) b. Novak D.(AUT) 6-3 7-5; Gojo B.(CRO) b. Thiem D.(AUT) 6-3 7-6(2);

Erler A./Miedler L.(AUT) b. Dodig I./Mektic N.(CRO) 6-3 7-6(11); Coric B.(CRO) b. Thiem D.(AUT) 7-6(3) 6-2.

Finlandia b. Argentina 3-1

Ruusuvuori E.(FIN) b. Cachin P.(ARG) 7-5 6-3; Cerundolo F.(ARG) b. Virtanen O.(FIN) 6-3 3-6 7-6(3);

Heliovaara H./Ruusuvuori E.(FIN) b. Gonzalez M./Molteni A.(ARG) 7-6(5) 4-6 6-4;

Ruusuvuori E.(FIN) b. Bagnis F.(ARG) 7-5 6-1.

Repubblica Ceca b. Portogallo 3-1

Lehecka J.(CZE) b. Borges N.(POR) 6-4 6-4; Machac T.(CZE) b. Sousa J.(POR) 7-6(6) 3-6 6-2;

Borges N./Cabral F.(POR) b. Machac T./Pavlasek A.(CZE) 7-5 7-6(4); Lehecka J.(CZE) b. Sousa J.(POR) 6-4 6-1.

Cile b. Kazakhstan 3-1

Skatov T.(KAZ) b. Garin C.(CHI) 6-1 6-3; Jarry N.(CHI) b. Bublik A.(KAZ) 6-2 6-2;

Tabilo A./Barrios Vera T.(CHI) b. Golubev A./Nedovyesov A.(KAZ) 6-4 7-5;

Garin C.(CHI) b. Bublik A.(KAZ) 6-4 3-6 6-3.

Matteo Zamponi

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ATP

Da Zhu Lin a Yibing Wu: la lenta progressione del tennis in Cina dove le ragazze segnano la strada

Il movimento del tennis in Cina è trainato dai successi in campo femminile ma qualcosa inizia a muoversi anche in campo maschile: per la prima volta due uomini della Repubblica Popolare in Top 100, e in arrivo c’è anche Juncheng Shang

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Zhu Lin - Hua Hin 2023 (Twitter @wta)
Zhu Lin - Hua Hin 2023 (Twitter @wta)

Negli ultimi mesi, si è parlato di tanto di tennis in Cina per la sospensione del Tour a causa della pandemia e per l’affaire Peng Shuai la cui storia è nota a tutti ed è finita sulle prime pagine di tutti i quotidiani internazionali, anche non specializzati.

Oggi si torna a parlare di tennis cinese ma per una notizia di tutt’altro genere e che riguarda il tennis giocato. Da questa mattina, per la prima volta nella storia, due tennisti cinesi entrano in Top 100. Yibing Wu, con la finale raggiunta nel Challenger di Cleveland – persa in tre set contro lo statunitense Aleksandar Kovacevic – si è guadagnato la posizione n. 97 del ranking; qualche posizione più avanti, al n. 91, c’è il suo connazionale Zhizhen Zhang, 26enne di Shanghai.

Piccoli passi per la gigantesca Repubblica Popolare Cinese che fatica a trovare campioni dello sport di racchetta. Alla grande disponibilità economica e agli incredibili investimenti in strutture sportive come stadi e accademie del tennis, non corrispondono grandi risultati in campo maschile, soprattutto se paragonati alla qualità e ai risultati raggiunti dalle colleghe.

 

Scovare le ragioni di un tale ritardo non è certamente facile. Il circuito professionista sbarcò in Cina trent’anni fa, con il lancio del primo torneo ATP di Pechino ma, per vedere il primo evento di rilievo, bisogna spostarsi un decennio dopo, quando dal 2005 al 2008 la metropoli di Shanghai ospitò i migliori otto giocatori della stagione per il torneo conclusivo della stagione, le ATP Finals. Dall’anno successivo, sempre a Shanghai, si tiene il penultimo Masters 1000 del calendario – torneo che ha raccolto l’apprezzamento dei giocatori del tour che l’hanno votato per cinque anni consecutivi il “miglior torneo dell’anno”.

Secondo gli osservatori più esperti, la mancanza di tennisti cinesi va ricercata anche in un fattore sociale: il gap tra le classi sociali, in termini di ricchezza e possibilità economiche, è molto marcato e viene a mancare quella classe media dalla quale provengono la maggior parte dei professionisti nei paesi occidentali. Sebbene il numero dei praticanti sia aumentato notevolmente negli ultimi decenni, i giovani cinesi aspirano più a ricoprire ruoli manageriali piuttosto che puntare all’eccellenza sportiva.

Qualcosa comunque inizia a muoversi. Oltre ad aumentare la presenza dei tornei del circuito (soprattutto WTA), negli ultimi anni la Federazione cinese ha ingaggiato un elevato numero di allenatori stranieri da impegnare nelle grandi accademie e ha costruito programmi di crescita per i giovani come il “The Road to Wimbledon” riservato agli under 14 in collaborazione con Dan Bloxham, head coach dell’All England Club o il “China Open Rating Tour” per gli amatori e collegato ai tornei del circuito.

L’idolo cinese, sebbene di passaporto statunitense, Michael Chang è stato uno dei primi a investire in Cina, fondando la “Mission Hills Tennis Academy”, ubicata in un impianto con 50 campi a Shenzhen.

Il tennis maschile

Il primo titolo nel circuito ATP di un giocatore cinese è del 2016: Di Wu conquistò il Challenger di Maui nelle Hawaii, battendo in finale Kyle Edmund, scrivendo la prima pagina del tennis maschile cinese. Nella scorsa stagione sono stati ben 5 titoli Challenger per il paese del dragone, conquistati da tre giocatori diversi: per Zhizhen Zhang il primo titolo a Cordenons, Yibing Wu ad Orlando, Rome e Indianapolis e primo successo anche per il giovanissimo Juncheng Shang a Lexington.

Yibing Wu si era già fatto conoscere con la vittoria allo US Open Junior nel 2017 sia in singolo che in doppio ma è soprattutto su Juncheng Shang (che recentemente, aveva fatto parlare di sé per la rottura con Marcelo Rios) che la Cina ripone le sue speranze per il futuro. Ora n. 165 ATP, ha da qualche giorno compiuto 18 anni e non ci sarebbe da sorprendersi se dovessimo trovarlo a fine anno a disputare le NextGen ATP Finals.

Il tennis femminile

Tutta un’altra musica sul versante WTA. Sono ben 5 le cinesi presenti in Top 100, di cui due in Top30, e in questo inizio di stagione tutti gli occhi sono puntanti su Lin Zhu. Raggiunti gli ottavi nel primo Slam dell’anno – battendo per la prima volta in carriera una Top 10 come la greca Sakkari, giocando un tennis incredibile – ieri ha messo la proverbiale ciliegina sulla torta, conquistato il primo titolo in carriera al WTA 250 di Hua Hin e il suo best ranking al n. 41 WTA.

Le ragazze cinesi di questa generazione sono cresciute tennisticamente guardando alla grande Li Na, prima campionessa Slam cinese e asiatica al Roland Garros 2011. La più giovane delle cinesi in top 100 è Qinwen Zheng, n. 29 WTA. Non ha ancora conquistato un titolo nel circuito maggiore ma nella scorsa stagione ha raggiunto la finale WTA 500 di Tokyo (sconfitta da Liudmila Samsonova), battendo Paula Badosa (all’epoca n. 4 WTA) al secondo turno. Alta e potente, la classe 2002 necessita di migliorare la continuità in campo ma le premesse per un suo exploit nel corso della stagione non mancano sicuramente.

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