Omaggio a Paolo Lorenzi, che si ritira dal tennis

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Omaggio a Paolo Lorenzi, che si ritira dal tennis

Il tennista senese ha annunciato il ritiro dopo la sconfitta nelle qualificazioni US Open – che eredità ci lascia?

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Paolo Lorenzi - US Open 2019 (foto John Martin)
 
 

La cronaca precede sempre il commento: Paolo Lorenzi ha deciso di ritirarsi in seguito alla sconfitta per 6-4 6-3 contro Maxime Janvier. Questa informazione non arriva come un fulmine a ciel sereno: nel 2021 le vittorie erano state solo sei a fronte di diciannove sconfitte fra tabelloni principali, qualificazioni e Challenger, mentre le rivoluzioni terrestri che spingono sulle articolazioni galoppano sempre più rapidamente verso le quaranta. “Quest’anno è stato tutto più difficile, ho avuto qualche infortunio, sapevo che il mio corpo non era più come prima”, ha detto dopo l’incontro, come riportato dalla Gazzetta dello Sport. Devi capire quando è il momento di finire”.

Ma Paolo Lorenzi è rimasto fedele a sé stesso, e prima di smettere si è regalato un ultimo colpo di coda nel torneo dello Slam che gli ha regalato più soddisfazioni. Al primo turno delle qualificazioni ha infatti battuto un altro veterano come Joao Sousa (tds N.27) per 7-6(5) 1-6 7-5, e lo ha fatto alla Paolo Lorenzi, vale a dire in quasi tre ore, vincendo ben quattordici punti in meno rispetto all’avversario e concedendo più del doppio delle palle break, in gran parte salvate.

Ha forse vinto immeritatamente? No, è semplicemente riuscito per un’ultima volta a fare affidamento sulle armi che l’hanno contraddistinto, su tutte una volontà di rimanere attaccato ai punti che ha spesso e volentieri sopperito alla mancanza di potenza e che l’ha reso uno working class hero della racchetta. E infatti Thomas Fabbiano, anche lui impegnato nel tabellone cadetto (battuto al primo turno da Laaksonen), l’ha celebrato scrivendo su Instagram: “Ultimo match in carriera? Neanche per sogno!”

 

Come detto, Flushing Meadows è di gran lunga il suo Slam preferito (e gli States il suo Paese d’adozione): negli altri tre ha complessivamente vinto cinque incontri senza mai superare il secondo turno, mentre nel main draw newyorchese ne ha portati a casa nove, quasi il doppio, raggiungendo gli ottavi nel 2017 (perse da un Kevin Anderson in procinto di raggiungere la prima finale Slam in carriera) e il terzo turno nel 2016 (quando per due set morse le caviglie ad Andy Murray, di lì a poco campione del mondo) e nel 2019 quando vinse due match infiniti con avversari le cui età complessive non raggiungevano la sua, prima di soccombere a Stan Wawrinka. Ogni volta che sono qui, sono felice, ecco perché ho scelto New York per ritirarmi, ha detto infatti dopo la sconfitta con Janvier.

Questi non sono gli unici risultati di rilievo: 110 vittorie e 185 sconfitte a livello ATP; un titolo a Kitzbuhel 2016 a quasi 35 anni (ha giocato quattro finali nel circuito maggiore, tutte sulla terra, la prima a 32 anni a Sao Paulo); ben 39 finali Challenger con 21 titoli fra il 2006 e il 2019; poche partite in Davis (nove in singolare e una in doppio) ma con tanti quinti set (con Cilic nel 2013, con Chiudinelli nel 2016 e in coppia con Fognini contro Del Potro/Pella sempre nel suo anno migliore). A questo si aggiunge il fregio di essere stato il numero uno d’Italia nel 2016: all’epoca la Top 100 vedeva lo Stivale rappresentato esclusivamente da lui al N.40, Fabio Fognini al N.49 ed Andreas Seppi al N.87, un’epoca decisamente lontana dai successi attuali e presumibilmente futuri.

Al di là di tutto, però, qual è l’eredità di Paolo Lorenzi?

I suoi match sono sempre stati connotati come degli emblemi di una certa scala di valori, e conseguentemente lui è sempre stato vissuto come un’epitome: l’epitome dell’abnegazione, l’epitome della capacità di estrarre ogni oncia di talento da sé stessi, e, quando era al suo picco di numero uno d’Italia, l’epitome di un movimento in cattiva salute. Ma questa rappresentazione francamente un po’ bi-dimensionale sembra tralasciare alcuni aspetti che invece rendono Lorenzi umano ed eccezionale al tempo stesso.

Il suo modo di giocare è forse l’elemento che lo accomuna più di tutti a noi appassionati. Chiunque abbia giocato a livelli più o meno alti (nel caso dell’autore di questo articolo forse è meglio dire “più o meno bassi”), deficitando di colpi risolutivi e centimetri, si sarà prima o poi e sovente trovato/trovata ad affrontare interi match di remate da fondo campo, ribattendo con moonball su moonball (i cui flirt con la ionosfera dipendevano dalla presenza o meno del pallone aerostatico) agli attacchi del nerboruto avversario di turno, sperando di vincere nella battaglia a chi si stanca prima.

Questa dinamica di potere non si vede praticamente più a livello professionistico: ogni Top 100 deve essere in grado di vincere un’alta percentuale di punti rapidi e, se necessario, di essere padrone del proprio destino. Non Lorenzi però: Lorenzi si è sempre difeso colpo su colpo, e l’ha fatto per vent’anni senza mai cadere preda della frustrazione, facendo sapere fin da subito all’avversario che la partita l’avrebbe dovuta vincere lui. Più di tutto, però, in uno sport con una dimensione multimediale spiccata come il tennis, Lorenzi è stato disposto a sacrificare il suo corpo percorrendo innumerevoli fino a scomparire dall’inquadratura in nome della propria dedizione. Di nuovo, un working class hero, ma siamo sicuri di non stare appiccicando definizioni che, nell’idealizzarla, sminuiscono la sua figura?

Al di là delle considerazioni più prosaiche (“lo pagano per giocare, sarebbe strano se non s’impegnasse” o “è il suo mestiere, non è che abbia molte alternative”), a volte si dà per scontato che un atleta o un’atleta accetti di sottoporsi a tale stress fisico ma soprattutto psicologico, perché rimettere il proprio destino nella racchetta dell’avversario con tanta frequenza, e con livelli di gratificazione non sempre equivalenti, non è cosa da tutti, anzi, è un tipo di sfida che quasi tutti i giocatori rifuggono appena possibile cercando gradi di controllo (tecnici e prossemici) sempre più alti.

Ed è qui che Lorenzi si afferma come tennista unico nel suo genere. Pochi giocatori di quel livello si sono trovati ad affrontare dilemmi simili, e lui certamente avrebbe preferito servire come Isner o generare velocità di palla come Berrettini. La morale del duro lavoro suona bene, ma lui non avrebbe forse preferito vincere qualche punto gratis in più?

Il tema della gratificazione ritorna guardando una compilation dei suoi punti migliori:

Al di là della natura agonica dei punti (spesso prolungati e spesso chiusi con dei bei duelli a rete che valorizzano la mano dell’azzurro), sublimata dall’espressione sfinita del punto vinto contro Zhang (minuto 3:50), si può notare come molti dei suoi quindici più belli vedano come vittime Djokovic, Nadal e Murray. Saranno indubitabilmente i punti più belli vinti in carriera? Forse, ma più probabilmente sono anche fra i pochi suoi grandi scambi che sono stati trasmessi in televisione, vuoi per la caratura dell’avversario, vuoi per la location, vuoi perché si tratta di Coppa Davis old school.

Ed è qui che tutti possiamo immedesimarci ancora di più (e ancora di meno) con Paolo Lorenzi, che pur sotto 6-1 5-0 e set point con Djokovic infila un passante di rovescio stretto anticipato appena il rivale gioca un approccio un po’ approssimativo. Per il tennista pro medio, le occasioni di scendere in campo su un campo patinato sono poche, e spesso e volentieri hanno inevitabilmente una funzione sacrificale, ma a Lorenzi non sembra essere mai interessato: tutto quel lavoro l’aveva portato lì, e lui non si sarebbe scoraggiato. Come per il suo stile di gioco, anche qui non si può dare per scontata questa forma mentis, che è obbligata per poter stare lì, ma assolutamente arbitraria e per arrivarci e per rimanerci.

Quanti si sarebbero (e si sono) fermati prima? Quanti non sarebbero (e non sono) riusciti a trarre soddisfazione da risultati che non corrispondono ai sacrifici, sia fisici che economici? Questa è la natura spietata dello sport professionistico, e nel tennis ancora di più, ed è qui che Lorenzi si distingue. Si può solo concludere che il suo legame con il gioco, o quello dei Ricardas Berankis e Radu Albot di questo mondo (per citare giocatori dalle caratteristiche comparabili), sia sempre stato più forte.

Non è vero che ogni vetta sia raggiungibile o che ogni sogno sia realizzabile, soprattutto nella competizione. Si può però mettere a frutto ciò che si ha a disposizione per dare il proprio meglio, e Lorenzi, prima che i successi degli uomini italiani nel circuito ATP diventassero quasi una pretesa, ci è riuscito. “Vorrei che mi ricordassero come un giocatore che ha dato il massimo ogni volta in campo e ha sempre lottato fino alla fine”, ha detto dopo la sconfitta di ieri. Lorenzi sembra sapere che non c’è niente di romantico o moralistico in questo suo retaggio, ed è per questo che il suo messaggio assume ancora più valore, perché stiamo parlando di un giocatore che ha capito che questo fosse l’unico modo per raggiungere gli obiettivi che si era prefissato, e forse anche qualcosa di più. Buon ritiro, Paolino!

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Guai fisici per Gael Monfils che deve rinunciare al Roland Garros

Il problema al piede che lo tormenta da Montecarlo richiede un “piccolo intervento”

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Gael Monfils - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Dopo le ottime notizie per quanto riguarda la sfera privata con la compagna Elina Svitolina in dolce attesa, da Gael Monfils arrivano quelle meno buone riguardo al tennis giocato. Anzi, “giocato” non è purtroppo il termine corretto, dal momento che il numero 1 di Francia ha comunicato questo lunedì che un problema al tallone gli impedirà di partecipare all’imminente Roland Garros, oltre che al torneo di Lione, in corso questa settimana e dove è stato sostituito dal lucky loser Michael Mmoh. Lamonf si è affidato ai suoi canali social per annunciare i forfait. Ecco cosa scrive su Twitter:

“Ciao a tutti, mi dispiace informarvi che che sono costretto a rinunciare all’Open Parc di Lione e all’Open di Francia la prossima settimana. Da Monte Carlo sono alle prese con uno sperone calcaneare al tallone destro che mi impedisce di muovermi in maniera adeguata sul campo.

Ho deciso di sottopormi a un piccolo intervento questa settimana, per trattare il problema prima tornare alle competizioni. Vi terrò aggiornati sui miei progrssi quando avrò ulteriori notizie.”

 

Lo sperone calcaneare è un accresimento osseo nella zona del tallone che provoca un’infiammazione dolorosa. Evidentemente, la terapia conservativa non ha dato i risultati sperati (Gael era rientrato solo a Madrid dopo la sconfitta con Francisco Cerundolo a Miami) e la “small procedure” citata dal francese si riferisce probabilmente a un intervento di chirurgia mininvasiva. Senza Lamonf, per la prima volta in questo millennio, non ci sarà alcuna testa di serie francese al Roland Garros. Non possiamo che augurargli un prontissimo recupero.

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Twitter Space Ubitennis: il primo Roland Garros con il tie-break nel set decisivo, siete d’accordo?

Nuovo appuntamento con il Twitter Space di Ubitennis lunedì 16 alle ore 20. Vanni Gibertini e Marco Lorenzoni apriranno i microfono agli spettatori. Tie-break al set decisivo negli Slam: giusto o no?

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Dopo la passerella romana, il tennis guarda avanti al secondo Major stagionale al via tra pochi giorni a Parigi. Questa edizione del torneo sarà la prima che vedrà la disputa di un tie-break in un set decisivo al Bois de Boulogne. Il Roland Garros infatti era stato l’unico dei tornei del Grande Slam a confermare la regola dell’oltranza nel quinto set per i match di singolare maschile e nel terzo set per tutti gli altri.

Ora tutti i Major si sono uniformati al tie-break a 10 punti sul 6-6 del set decisivo, la stessa soluzione che era stata adottata dall’Australian Open a partire dall’edizione del 2019. Cosa ne pensate? Siete d’accordo oppure preferivate la vecchia soluzione?

Lunedì 16 maggio alle ore 20 Ubitennis ospiterà una nuova sessione di Twitter Space per discutere con i lettori/ascoltatori di questa scelta dei tornei del Grande Slam, oltre che dell’attualità tennistica. I nostri Vanni Gibertini e Marco Lorenzoni esprimeranno la loro opinione sull’argomento del giorno e inviteranno gli ascoltatori a dire la loro.

 

Per partecipare è sufficiente seguire Ubitennis su Twitter (@Ubitennis) e all’inizio della sessione arriverà una notifica sullo smartphone che permetterà di seguire la discussione e di richiedere la parola per poter intervenire.

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WTA Ranking: Swiatek domina anche la classifica. Jabeur sale al n.6

La polacca è nettamente in testa sia nella classifica generale che nella Race. La tunisina non è mai stata così in alto e può ambire a entrare nella top5 già a Parigi

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Iga Swiatek – WTA Roma 2022 (foto via Twitter @WTA)

Inarrestabile. Iga Swiatek vince il quarto WTA 1000 dell’anno, il quinto torneo di fila. Sale a 28 la striscia di match vinti di seguito. Sono numeri da assoluta n.1. E in effetti, alzando il trofeo degli Internazionali BNL d’Italia, la polacca scava un solco tra sé stessa e la diretta inseguitrice, Barbora Krejcikova. Sono infatti 2150 punti di distacco che non potranno essere colmati a Parigi né da Krejcikova, campionessa uscente al Roland Garros, né da Badosa o Sakkari, che sulla terra rossa francese difendono i quarti e la semifinale del 2021. Sui campi del Bois de Boulogne, però, Iga si gioca ben altro che la prima posizione del ranking. Non dovesse concludere la sua cavalcata vincente con il titolo di campionessa del Roland Garros, ci sarebbe chi, tra i tifosi e gli addetti ai lavori, metterebbe in dubbio, così come è stato fatto per altre, la legittimità dellla sua leadrship conquistata con il ritiro a sorpresa di Barty.

Inattesa. Alzi la mano chi si sarebbe immaginato una Ons Jabeur così continua ad alti livelli. La tunisina, dopo la vittoria di una settimana fa al Mutua Madrid Open, si è confermata a Roma. Arrivando in finale, non solo stabilisce un nuovo best ranking, ma si candida ad entrare in top 5 alla vigilia della stagione su erba, durante la quale dovrà difendere il titolo di Birmingham e i quarti a Wimbledon. Al Roland Garros, dovrà almeno riconfermare i 240 punti degli ottavi di un anno fa. Non sono pochi, ma le atlete che la precedono ora in classifica hanno delle cambiali più alte da onorare: 2000 punti Krejcikova, 430 Badosa, 780 Sakkari. Ad oggi, scalando i punti conquistati a Parigi, Jabeur, Badosa e Kontaveit avrebbero i numeri per ambire alla seconda posizione.

Per quanto riguarda le italiane, nessuna delle quattro nostre rappresentanti in tabellone a Roma è riuscita a superare il primo turno e questo ha avuto per alcune ripercussioni sulla classifica di oggi, 16 maggio 2022.

 
Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Iga Swiatek177061
20Barbora Krejcikova184911
30Paula Badosa274770
40Maria Sakkari184726
50Anett Kontaveit224446
6+1Ons Jabeur204380
7+1Aryna Sabalenka203966
8-2Karolina Pliskova163568
90Danielle Collins193315
100Garbiñe Muguruza183031
110Jessica Pegula202955
120Emma Raducanu232910
130Jelena Ostapenko192536
140Belinda Bencic192525
15+1Victoria Azarenka172440
16+1Elena Rybakina242420
17+1Leylah Fernandez242250
18-3Coco Gauff182165
19+2Simona Halep172126
20+3Daria Kasatkina222115
21-1Anastasia Pavlyuchenkova122093
22-3Angelique Kerber152074
23-1Madison Keys191899
24+5Jil Teichmann231783
25-1Tamara Zidansek201683
26-1Liudmila Samsonova271682
27-1Sorana Cirstea241670
28+4Amanda Anisimova201655
29+1Camila Giorgi211612
30-2Veronika Kudermetova221585
310Ekaterina Alexandrova221531
32-5Elina Svitolina201453
330Elise Mertens201446
340Petra Kvitova201435
350Marketa Vondrousova201421
360Anhelina Kalinina341387
37+3Yulia Putintseva241365
380Naomi Osaka111295
39-2Sara Sorribes Tormo231286
40-1Alizé Cornet241266
41+1Shuai Zhang361240
42+1Alison Riske241201
43+1Clara Tauson281199
44-3Ajla Tomljanovic231186
45+5Aliaksandra Sasnovich221183
460Kaia Kanepi221177
47-2Katerina Siniakova201171
48+3Nuria Parrizas Diaz421160
49+3Beatriz Haddad Maia351158
50+12Mayar Sherif421135

In top50, vediamo che:

  • tra le prime dieci, guadagnano un posto Ons Jabeur (n.6) e Aryna Sabalenka (n.7). Ne perde due la finalista degli Internaziozionali d’Italia 2021, Karolina Pliskova (n.8), sempre più in difficoltà quest’anno.
  • In top20, best ranking per Leylah Fernandez (+1, n.17) mentre scende di tre posti Coco Gauff (n.18), che non sembra riuscire a fare il salto di qualità che la proietti oltre il quindicesimo posto, ad oggi suo miglior risultato in termini di classifica. Se a Parigi non dovesse riconfermare i quarti dell’anno scorso, rischia addirittura di uscire dalla top 20. Vi rientrano invece Simona Halep (+2, n.19) e Daria Kasatkina (+3, n.20).
  • Per quanto riguarda le posizioni dal n.21 al n.50, escono dalla venti Anastasia Pavlyuchenkova (-1, n.20) e Angelique Kerber (-3, n.22). Jil Teichmann guadagna 5 posizioni e si ferma al n.24. In salita anche Amanda Anisimova (+4, n.28) e Aliaksandra Sasnovich (+5, n.45). Entrano in top50 Nuria Parrizas Diaz (+3, n.48), Beatriz Haddad Maia (+3, n.48) e l’egiziana Mayar Sherif (+12, n.50), che si è imposta nel Liqui Moly Open 2022 di Karlsruhe. Perde invece 5 posti Elina Svitolina (n.32), che ha recentemente annunciato di essere in dolce attesa.

Escono dalla top50 Shelby Rogers (-3, n.51), Sloane Stephens (-4, n.53) e Petra Martic (-23, n.70), battuta a Roma da Bianca Andreescu, che, dopo i 21 posti della settimana scorsa, ne recupera altri 18 e si posiziona al n.72. Tra i tanti movimenti in salita segnaliamo: Xinyu Wang (+12, n.75), Lauren Davis (+12, n.90), Claire Liu (+26, n.92). Esce, di nuovo, dalla top 100 Kristina Mladenovic (-10, n.100).

CASA ITALIA

Camila Giorgi (+1, n.29) è l’unica tra le italiane in top100 a guadagnare posizioni, nonostante il ritiro al primo turno a Roma. Ma nei prossimi mesi avrà oltre 1100 punti in scadenza e questa estate potrebbe essere molto indietro in classifica, se non si riconfermasse. Le altre tre atlete in top100 perdono tutte terreno: Jasmine Paolini (-2, n.57), Lucia Bronzetti (-4, n.83), Martina Trevisan (-3, n.85). Cristiana Ferrando guadagna 15 posti e si porta al n.261, Camilla Rosatello ne incamera 16 e sale al n.324. In forte discesa anche questa settimana Jessica Pieri (-46, n.413).

Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
29+1Camila Giorgi211612
57-2Jasmine Paolini311074
83-4Lucia Bronzetti44793
85-3Martina Trevisan37783
157-3Lucrezia Stefanini44418
1590Elisabetta Cocciaretto21405
160-2Sara Errani29400
213-5Federica Di Sarra32324
261+15Cristiana Ferrando34269
272+2Martina Di Giuseppe44257
278+8Giulia Gatto-Monticone32247
324+16Camilla Rosatello33187
390-1Bianca Turati27137
398+2Lisa Pigato27133
400+3Anna Turati23133
402+4Stefania Rachel Rubini30132
413-46Jessica Pieri32128
419-4Martina Caregaro24125
437+7Angelica Moratelli34114
4600Dalila Spiteri22103

NEXT GEN RANKING

Leyla Fernandez sale al n.2 del Next Gen ranking, la classifica delle giocatrici nate dopo il 1° gennaio 2002. Supera Coco Gauff, che retrocede al n.3. Entra al n.10 la sedicenne Victoria Jimenez Kasintseva, semifinalista all’ITF di La Bisbal D’Emporda.

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
10Emma Raducanu200212
2+1Leylah Fernandez200217
3-1Coco Gauff200418
40Clara Tauson200243
50Marta Kostyuk200259
60Qinwen Zheng200274
70Diane Parry200296
80Daria Snigur2002133
90Elina Avanesyan2002138
10Victoria Jimenez Kasintseva2005158

LA RACE

Classifica sempre più dominata a Iga Swiatek che ha più del doppio dei punti della seconda, Ons Jabeur. Sale di 6 posizioni Aryna Sabalenka (n.11) e di 4 posti Daria Kasatkina (n.15). Entra tra le prime venti Jil Teichman (+4, n.18). Chiude al n.20 l’attuale n.2 del ranking, Barbora Krejcikova, in discesa di 4 gradini.

PosizioneVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Iga Swiatek95290
20Ons Jabeur102510
30Paula Badosa111877
4+1Maria Sakkari91866
5-1Jessica Pegula101802
60Danielle Collins61686
70Anett Kontaveit91486
80Madison Keys101383
90Simona Halep81371
100Belinda Bencic91321
11+6Aryna Sabalenka111227
12+1Amanda Anisimova91216
13-2Jelena Ostapenko91167
14-2Veronika Kudermetova101143
15+4Daria Kasatkina101131
16-1Elena Rybakina111047
17-3Naomi Osaka6990
18+4Jil Teichmann10925
19-1Ekaterina Alexandrova10911
20-4Barbora Krejcikova4895

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