ATP Challenger: a Lussino, Cecchinato si ritira prima della finale e trionfa Taberner

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ATP Challenger: a Lussino, Cecchinato si ritira prima della finale e trionfa Taberner

Il siciliano, costretto al forfait per un problema fisico, riesce comunque a rientrare in top 100. A Buenos Aires, Luciano Darderi vince il torneo di doppio

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Marco Cecchinato - Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

Marco Cecchinato, a causa di un problema al gomito, non è riuscito a giocare la finale del Challenger 80 di Lussino (Croazia, terra battuta), lasciando la vittoria allo spagnolo Carlos Taberner. L’ha costretto al forfait una forte epicondilite (Questa mattina non riuscivo nemmeno a sollevare la tazzina del caffè. Devo per forza fermarmi e chiudere qui questa stagione, ha affermato l’azzurro), probabilmente aggravata da un sovraffaticamento dovuto al doppio impegno di sabato quando Ceck ha dovuto giocare ben due incontri, per colpa del maltempo che aveva fatto saltare la sessione del giorno prima. Prima la vittoria sul francese Mathias Bourgue (n.228 ATP) dopo oltre due ore di gioco col punteggio di 6-0 2-6 7-5, poi quella sul bosniaco Nerman Fatic 7-6(6) 6-2 in un incontro tutt’altro che scontato. In totale quattro ore di gioco che, come visto, hanno poi presentato un conto molto salato.

Buon per Taberner che alza così il suo quarto trofeo ed entra, per la prima volta in carriera, in top 100, esattamente al n.93. Cecchinato, pur rimanendo fermo a cinque vittorie Challenger (l’ultima a Santiago nel 2018), si consola guadagnando nove posizioni in classifica e risalendo al n.95 ATP, centrando così quello che in fin dei conti era il suo vero obiettivo di questa settimana.

Si era fermato in semifinale Alessandro Giannessi che, costretto pure lui a due match consecutivi, prima ha superato Raul Brancaccio 6-3 6-7(6) 6-1, sprecando però un match point sul 6-5 del secondo parziale e altri tre nel tie-break. Costretto al terzo set, ha così sprecato energie importanti che poi gli sono mancate in semifinale. Infatti contro Taberner è partito forte andando a condurre 3-1, poi gli è finita la benzina e il 6-4 6-3 finale è stato quasi inevitabile. Andrea Arnaboldi nei quarti non aveva offerto grande resistenza (6-2 6-0) allo stesso Carlos Taberner (sempre lui, vero giustiziere degli italiani in questo torneo croato) che, dall’alto della sua classifica, partiva certo favorito ma che il match potesse finire in soli 50 minuti non ce l’aspettavamo proprio.

Al Challenger 80 di Buenos Aires (terra battuta) il padrone di casa Sebastian Baez ha battuto nettamente (6-4 6-0) in poco più di un’ora il brasiliano Thiago Monteiro (n.97 ATP) che probabilmente è arrivato un po’ scarico alla finale dopo un torneo per lui durissimo che lo ha costretto per ben tre volte al parziale decisivo. Poi è chiaro che perdere con Baez ci sta eccome, se consideriamo che il quasi sosia di Diego Schwartzman (sono connazionali, alti entrambi 1,70 e molto simili nella gestualità) ha disputato una stagione straordinaria con quattro vittorie Challenger e tre finali. Grazie a questo successo Baez stabilisce il suo nuovo best ranking alla posizione n.112 e la top 100 non sembra molto lontana.

Nel torneo di doppio c’è stata la bella sorpresa della vittoria del 19enne italo-argentino Luciano Darderi che, in coppia con il coetaneo Juan Bautista Torres, ha battuto 7-6(5) 7-6(10) gli argentini Hernan Casanova e Santiago Rodriguez Taverna (che curiosamente aveva già perso contro di lui in singolo la finale del Future di Monastir). Per il teenager italo-argentino è la prima vittoria a livello Challenger e, raggiunto telefonicamente grazie alla collaborazione di Valerio Ridolfi, ci ha detto: “Giocare in casa, davanti ai propri genitori, è stata un’esperienza fantastica. Soprattutto considerando che sono entrato in tabellone solo all’ultimo momento. Adesso spero di poter giocare i Challenger anche in singolo, ma sono consapevole di come la strada sia lunga e difficile“.

A Bogotà la finale dell’altro Challenger 80 sudamericano (terra battuta) se la sono giocata l’austriaco Gerald Melzer (n.421 ATP ma n.68 nel 2016 prima che un grave infortunio ai legamenti della caviglia lo costringessero ad uno stop di due anni) e l’argentino Facundo Mena (n.234 ATP). Al termine di un incontro tormentato dalla pioggia e più volte rinviato, ha vinto Melzer 6-2 3-6 7-6(5). Per il 31enne austriaco è l’ottavo successo Challenger (l’ultimo era stato nel 2017 a Guayaquil), certo niente di memorabile in confronto a quello che ottenne il fratello Jurgen, che fu anche top 10, ma una buona base per regalarsi un soddisfacente ultimo scorcio di carriera.

 

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Holger Rune sorpreso in semifinale al Challenger di Pau

Il teenager danese perde dal 20enne Jiri Lehecka ma avvicina la top 100. A trionfare è il moldavo Radu Albot mentre in Brasile Baez ottiene la sua sesta vittoria

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Holger Rune - Metz 2021 (via Twitter, @MoselleOpen)

Al Challenger 100 di Pau (cemento indoor) clamorosa, ma non del tutto inaspettata, eliminazione in semifinale di Holger Rune che perde 3-6 6-3 6-4 da Jiri Lehecka (n.159 ATP, 20 anni e già due titoli in stagione a Tampere e Bucarest). La sconfitta gli impedisce di entrare in top 100, ma dal n.102 ATP appena conquistato, il traguardo non appare molto lontano, così come l’accesso al tabellone principale degli Australian Open. In vena di autocitazioni potremmo ricordare che avevamo scritto che per il giovane danese il percorso verso il successo non sarebbe stato facile, proprio perché conoscevamo il grande talento del ragazzo ceco.

Un talento purtroppo ancora discontinuo come ha confermato l’esito della finale che l’ha visto soccombere 6-2 7-6(5) contro l’esperto Radu Albot che, con una strategia puramente difensiva, lo ha mandato spesso in confusione. Esemplare il tie-break del secondo set in cui Lehecka è l’unico che prova a fare gioco ma è troppo falloso, con l’involontaria complicità dell’arbitro che sul 5-4 gli nega un punto che lo avrebbe portato al doppio set point. Per il 32enne moldavo, già n.39 nel 2019, è l’ottavo titolo Challenger in carriera, il primo di una stagione che finora gli aveva riservato ben poche soddisfazioni. Per il giovane talento ceco una piccola battuta d’arresto su una strada che siamo convinti sarà piena di soddisfazioni. Intanto dal suo nuovo best ranking (n.138 ATP) vede più da vicino le posizioni che contano.

Al Challenger 80 di Helsinki (cemento indoor) lo slovacco Alex Molcan (n.103 ATP) spazza via 6-3 6-2, in una finale a senso unico, il portoghese Joao Sousa (n.147 ATP) che riesce a resistere poco più di un’ora. Molto bravo il 23enne Molcan che mette in bacheca il suo secondo Challenger (in agosto a Liberec il precedente) e completa una stagione molto brillante che comprende anche la finale dell’ATP 250 di Belgrado (sconfitto da Djokovic) e del Challenger di Prostejov (battuto da Federico Coria), nonché le semifinali Challenger di Barcellona, Bratislava e Bergamo. Tutto ciò gli vale l’ingresso in top 100 al n.87, che ovviamente è anche il suo nuovo best ranking. Per il 32enne Joao Sousa, già n.28 ATP nel 2016, rimandato ancora l’appuntamento con la vittoria, che nel circuito cadetto gli manca dal lontano 2013 (Guimaraes Open).

Al Challenger 80 (terra battuta) di Campinas, città nello stato di San Paolo, è andato in scena un torneo di altissimo livello, come certifica la classifica media delle prime quattro teste di serie (n.83 ATP), evento quasi unico nel circuito Challenger. Ha vinto Sebastian Baez battendo nettamente il brasiliano Thiago Monteiro col punteggio di 6-1 6-4. Una finale sorprendentemente piatta al termine di un torneo molto avvincente, ma quest’anno l’argentino è davvero intrattabile: sei Challenger in bacheca alla pari col francese Bonzi e dietro solo al cannibale Griekspoor. Per Sebastian ingresso in top 100, precisamente alla posizione n.97, e il sospetto che la prossima stagione lo vedremo recitare su ben altri palcoscenici.

 

In Illinois, nella cittadina di Champaign, il locale Challenger 80 (cemento indoor) ha messo curiosamente in scena l’immediata rivincita tra il 25enne australiano Alexandar Vukic e Stefan Kozlov (23enne statunitense di origini macedoni) che proprio due settimane fa lo aveva battuto a Charlottesville. Vukic, dopo aver vinto il primo set, sembrava sulla buona strada per pareggiare i conti, ma nel prosieguo dell’incontro ha dimostrato ancora una volta di soffrire il gioco dell’avversario, finendo per cedere 5-7 6-3- 6-4, dopo oltre due ore di gioco. Per Kozlov è il terzo titolo in stagione (Charlottesville appunto e Columbus) e il quinto in carriera. Vukic proverà a consolarsi col nuovo best alla posizione n.156 ATP.

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Challenger, i riflettori sono tutti per Holger Rune e gli italiani rimangono al buio

Il baby fenomeno danese continua la sua rincorsa alla Top 100 mentre Fabbiano, Cobolli e Marcora deludono

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Holger Rune - Challenger San Marino 2021 (foto Felice Calabrò)

Al Challenger 100 di Pau (cemento indoor), bellissima località pirenaica ben nota a tutti gli appassionati di ciclismo, gli italiani si fermano ai piedi della salita, tanto per rimanere in tema. Nessuno dei quattro azzurri in tabellone riesce infatti a superare il primo turno, cedendo anzi in maniera piuttosto arrendevole a dimostrazione di come l’imminente pausa agonistica arrivi per tutti al momento giusto. In particolare per Thomas Fabbiano che contro Feliciano Lopez non fa nemmeno finta di lottare come dimostra lo sconfortante 6-2 6-1 finale in nemmeno un’ora di gioco. Siamo d’accordo che lo spagnolo, pur a 40 anni suonati, sia ancora avversario temibile, soprattutto sul veloce. Ma il Fabbiano che ricordiamo ha dato filo da torcere a fior di avversari e talvolta li ha anche battuti (tra gli altri Wawrinka e Tsitsipas a Wimbledon, e scusate se è poco). La pausa e la preparazione invernale saranno per lui una buona occasione per fare il punto assieme al nuovo coach Jack Reader, la cui collaborazione, iniziata a luglio, non è che finora abbia portato grandi risultati.

Roberto Marcora, a sua volta, ha perso nettamente (6-4 6-2) contro il qualificato belga Michael Geerts, estremizzando in questa ultima fase della sua carriera quelle che sono sempre state un po’ le sue caratteristiche, cioè colpi magnifici, soprattutto di rovescio, cui segue l’errore inspiegabile che vanifica tutto.

Stessa sorte per Andrea Arnaboldi che cede 6-2 6-4 a Pavel Kotov (N.266 ATP). Non inganni la durata del match (quasi due ore), perché molto tempo se n’è andato in proteste e recriminazioni da parte del ventiduenne russo. Un comportamento talmente fastidioso che ha palesemente innervosito l’azzurro, lasciando trasparire ancora una volta quella fragilità nervosa che gli ha impedito di avere una carriera all’altezza del suo gioco veloce ed elegante.

 

L’unico che ha lottato con convinzione è stato alla fine Alessandro Giannessi, che perde 7-5 4-6 6-2 contro Georgii Kravchenko (N.397 ATP) al termine di un incontro durissimo durato oltre due ore. Particolarmente intenso il primo set nel quale, sul 5-6, allo spezzino risulta fatale un’ingenuità a rete che concede al ventiduenne ucraino una palla break che sarà decisiva.

Fuori gioco gli italiani, tutte le nostre attenzioni si concentrano allora su Holger Rune che, reduce dalle luci scintillanti dell’Intesa Sanpaolo Next Gen, non si fa problemi a sporcarsi ancora una volta le mani al piano di sotto. Il suo obiettivo è ovviamente quello di centrare finalmente quella Top 100 dove non è ancora entrato unicamente a causa delle classifiche bloccate in conseguenza della pandemia. Della cosa il teenager danese si è più volte lamentato, ma questo non gli ha certo impedito di fare i bagagli, coi suoi inseparabili berretti multicolori, e di prendere l’aereo per Pau. I 100 punti che spettano al vincitore del torneo lo proietterebbero verso la 90esima posizione, spalancandogli così le porte del tabellone principale dell’AO. Intendiamoci, siamo appena ai quarti di finale e il diciottenne danese per ora ha fatto solo riscaldamento contro i malcapitati Julien Cagnina (N.822 ATP) e Sebastian Fanselow (N.402 ATP). Il percorso verso l’eventuale finale è piuttosto accidentato, toccandogli prima lo statunitense Maxime Cressy (N.124 ATP e fresco finalista a Ortisei) e poi uno tra Jiri Lehecka (già due titoli in stagione) e Harold Mayot (campione junior all’AO 2020). Quindi la cautela è d’obbligo.

A proposito di teenager le cose non sono andate tanto bene a Flavio Cobolli, che al Challenger 80 di Helsinki (cemento indoor) si fa eliminare netto (6-3 6-2) dal serbo Nikola Milojevic (N.136 ATP e ottava testa di serie). Dispiace che per l’azzurro sia durato molto di più il volo aereo che non la sua permanenza in campo. Ma, come abbiamo già detto da queste pagine, è forte il sospetto che il ragazzo sia arrivato alla fine della stagione (piena di soddisfazioni ma molto lunga e pesante) con le batterie un po’ scariche.

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Griekspoor fa un altro passo nella storia vincendo l’ottavo titolo Challenger in stagione

A Bratislava il venticinquenne olandese conferma il suo momento di grazia e lascia un’impronta indelebile nel mondo Challenger prima dell’inevitabile salto nel circuito maggiore

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Tallon Griekspoor - Rotterdam 2019 (via Twitter, @abnamrowtt)

Al Challenger 90 di Bratislava (cemento indoor), Tallon Griekspoor riscrive la storia e vince il suo ottavo titolo in stagione (decimo in carriera), migliorando il record che aveva stabilito solo la settimana scorsa a Tenerife. Per lui sono cinque tornei consecutivi e 25 partite senza sconfitta. Per il venticinquenne olandese in realtà la parola sconfitta ha quasi perso di significato mentre i successi, a forza di accumularsi, lo hanno avvolto in una bolla di autentica invincibilità.

Quasi inevitabile che la finale contro l’ungherese Zsombos Piros, la vera sorpresa del torneo, sia stata una pura formalità: un rapido 6-3 6-2 in poco più di un’ora di gioco in cui il magiaro non ha avuto la capacità tecnica e forse nemmeno l’energia mentale per opporsi all’avversario. C’è anche da dire che l’ungherese, partito dalle qualificazioni, era probabilmente già soddisfatto del proprio torneo, che ha toccato l’apice in semifinale quando ha eliminato il nostro Stefano Travaglia.

L’azzurro sul 5-4 del primo set ha avuto due set point che però il ventiduenne ungherese ha annullato con bravura per poi riuscire ad arrivare al tie-break, chiuso con un ace al primo set point. Nel secondo parziale l’ascolano è stato costretto al ritiro per un problema alla spalla mentre era sotto 3-2. Peccato, perché Travaglia nei quarti era apparso molto tonico nello sbarazzarsi 7-6(1) 6-1 di un combattivo Maximilian Marterer, campione uscente del torneo.

 

Comunque l’obiettivo di classifica del marchigiano di questo autunno dedicato ai Challenger è stato centrato in pieno con la risalita in classifica al N.78 ATP, tornando quindi a navigare in acque tranquille in vista della prossima stagione. A proposito di classifiche, Tallon Griekspoor migliora ulteriormente il suo best e raggiunge la posizione N.65, come fa anche Piros, dopo una settimana da incorniciare, che sale al N.282 ATP.

Nella finale del Challenger 80 di Ortisei (cemento indoor), Oscar Otte ha superato 7-6(5) 6-4 lo statunitense di origine francese Maxime Cressy (N.128 ATP). Partita combattuta ma mai realmente in discussione tanto che Otte non ha mai perso il servizio (annullando le otto occasioni avute dall’avversario), anzi per essere precisi non ha mai ceduto il servizio in tutto il torneo, evento in realtà rarissimo. Al ventottenne tedesco è stato allora sufficiente ottenere un break nel secondo set, dopo che nel primo parziale aveva giocato un tie-break in pieno controllo. Per lui è il quarto titolo Challenger in carriera, il secondo in questa stagione (il precedente a Ismaning due settimane fa), che gli regala anche il nuovo best ranking alla posizione N.116. Cressy forse si consolerà migliorando a sua volta il proprio record e salendo al N.124 ATP.

Delusione invece per Federico Gaio, che nei quarti viene eliminato 6-7(6) 7-6(5) 6-2 dal teenager inglese Jack Draper (N.278 ATP) al termine di una bella partita durata oltre due ore. Il faentino era stato molto bravo nel tie-break del primo set ad annullare due set point (dopo che ne aveva già annullati quattro sul 4-5). Anche nel secondo parziale l’azzurro si è trovato subito ad inseguire, ma con grinta e determinazione riusciva a rifugiarsi nuovamente nel tie-break che purtroppo questa volta gli diceva male, prima di un terzo set senza storia. È la terza volta consecutiva che Gaio saluta il torneo gardenese ai quarti di finale, in quello che sembra diventato una specie di tabù.

Al Challenger 100 di Roanne (cemento indoor), finale in tono minore tra il padrone di casa Hugo Grenier e il giapponese Hiroki Moriya (N.346 ATP). Facile vittoria per il venticinquenne francese che prevale 6-2 6-3 in un’ora e venti minuti di gioco e in un colpo solo vince il primo titolo Challenger e migliora il proprio best salendo al N.150. Purtroppo il nostro Andrea Arnaboldi conferma che quest’anno i quarti di finale sono per lui colonne d’Ercole invalicabili. Questa volta è toccato al francese Manuel Guinard (N.247 ATP) fermare la sua corsa in maniera molto brusca col punteggio di 6-2 6-3 in meno di un’ora di gioco.

Al Challenger 80 di Montevideo (terra battuta) si è giocata la finale meno combattuta della storia del tennis, forse dai tempi di McEnroe-Connors (Wimbledon 1984, punteggio 6-1 6-1 6-2). Il boliviano Hugo Dellien ha battuto 6-0 6-1 l’argentino Juan Ignacio Londero, portandosi a casa il settimo titolo in carriera, secondo in stagione. Il numeroso pubblico, assiepato sugli spalti del bel centrale del ‘Carrasco Lawn Tennis Club’, non ha fatto in tempo a sedersi che era già ora di tornare a casa. Ci piace piuttosto ricordare che l’italo-argentino Luciano Darderi è arrivato in finale nel torneo di doppio, in coppia con l’uruguaiano (di origine argentina) Ignacio Carou, in cui è stato sconfitto dalla coppia brasiliana Rafael Matos/Felipe Meligeni con un doppio 6-4. Il diciannovenne nativo di Villa Gesell aveva superato anche le qualificazioni del singolare per poi essere eliminato, dopo aspra battaglia, da Camilo Ugo Carabelli per 3-6 6-3 6-4.

Al Challenger 80 di Knoxville (Tennessee, cemento indoor), il padrone di casa Christopher Eubanks (N.178 ATP) ha battuto, un po’ a sorpresa, il tedesco Daniel Altmaier (N.105 ATP e seconda testa di serie). Ma non ci si stupisce più se si guardano le statistiche che vedono l’americano ottenere il 92% di punti con la prima di servizio senza concedere nemmeno una palla break all’avversario che, dopo un’ottima estate, ha accusato un netto calo nella seconda parte della stagione.

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