Billie Jean King Cup: la finale sarà tra Russia e Svizzera

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Billie Jean King Cup: la finale sarà tra Russia e Svizzera

Samsonova protagonista della vittoria sugli Usa al doppio decisivo. Bencic e Teichmann stendono le australiane. Alle 14 il sorteggio per i qualifiers 2022, alle 16 la finale

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Nazionale Svizzera femminile - Billie Jean King Cup 2021 (Twitter - @BJKCup)
Nazionale Svizzera femminile - Billie Jean King Cup 2021 (Twitter - @BJKCup)
 

Sarà tra Russia e Svizzera la finale della Billie Jean Cup 2021. Le russe hanno vinto al doppio una sfida avvincente ed equilibrata contro gli Stati Uniti trovando protagonista inattesa Liudmila Samsonova, capace di battere in rimonta Sloane Stephens e di vincere in coppia con Veronika Kudermetova il punto del 2-1 contro le americane Rogers e Vandeweghe.

Le svizzere invece hanno avuto vita facile contro la sorpresa Australia. Sanders & Co. avevano già realizzato un miracolo arrivando tra le prime 4, di fronte ad un avversario in gran forma e concentrato il team “aussie” si è sciolto come neve al sole non riuscendo ad opporre la minima resistenza.

La Russia proverà a vincere il suo quinto titolo. Guarda caso l’ultima finale giocata (e persa) dalle russe fu nel 2015 alla O2 Arena contro le padrone di casa ceche. Per la Svizzera invece si tratta della seconda finale della propria storia nella competizione. Nel 1998 Martina Hingis e Patty Schnider persero contro la Spagna nel doppio decisivo.

 

Ecco il dettaglio delle due semifinali

Russia-USA 2-1

Liudmila Samsonova b. S. Stephens 1-6 6-4 6-3
D. Collins b. A. Pavlyuchenkova 6-7(9) 7-6 6-2
V. Kudermetova/L. Samsonova b. C. Dolehide/C. Vandeweghe 6-3 6-3

Sfida avvincente ed equilibrata quella tra Russia e Stati Uniti. Soprattutto i due singolari sono state due belle battaglie conclusesi al terzo set con continui capovolgimenti di fronte e interessanti spunti tecnici.

Igor Andreev manda in campo come nr.2 del suo team Liudmila Samsonova mentre Kathy Rinaldi conferma Sloane Stephens scesa in campo anche ieri contro la Spagna. L’americana sembra infatti più pronta della sua avversaria e il primo set va via in un battibaleno, 6-1 Stephens senza colpo ferire. Samsonova prova a far sentire la sua presenza ma nel terzo gioco del secondo set non riesce a sfruttare due palle break. Nel sesto gioco tocca invece alla tennista russa annullare due palle break consecutive sul 15-40. Nella volata finale emerge però a sorpresa Samsonova che centra il break nel nono gioco e chiude tenendo la battuta per il 6-4 finale. Abbiamo una partita, si va al terzo. Samsonova trova subito il break ma la Stephens reagisce da par suo, 1-1, tutto da rifare. La russa annulla due palle importanti sull’1-2 e nel game seguente trova un altro break (3-2 e servizio). Stephens non riesce più a reagire, annulla una pericolosa palla break sul 2-4 ma non può fermare la marcia della Samsonova che trova un altro break nel nono game e chiude la contesa 6-3.

Tocca alle due numero 1, Anastasia Pavlyuchenkova e Danielle Collins. Un solo precedente, vinto nel 2019 dall’americana. Pavlyuchenkova vuol chiudere subito la contesa, break in apertura e poi due palle sprecate del 3-0 “pesante” con Collins che è molto fallosa al servizio. Nel quinto game Pavlyuchenkova allunga ancora, 4-1 e servizio. L’americana finalmente reagisce, recupera uno dei break e nell’ottavo gioco non sfrutta due palle per il 4 pari. La russa serve per il set sul 5-3, commette un doppio fallo sul primo set point e non trasforma gli altri due che si procura. Alla fine arriva il break americano. Ristabilita la parità le due contendenti arrivano senza il minimo sussulto al tie break. Pavlyuchenkova va subito sul 2-0 ma Collins recupera immediatamente. Tutto regolare fino quasi alla fine del tie break. Pavlyuchenkova serve sul 6-5, sul 7-6 e sul 8-7 ma non capitalizza le opportunità. Allora è la Collins che sul 9-8 prova a dare una sterzata al match in suo favore ma anche l’americana non sfrutta l’occasione. Arrivano 3 punti consecutivi di Pavlyuchenkova per l’11-9 e il primo set in tasca.

A suon di botte da centrocampo la sfida continua senza limiti, in avvio di secondo set break Collins ma Pavlyuchenkova rientra in partita sul 2-2 e anzi mette il naso avanti nel gioco successivo. L’americana salva due pericolose palle break nel sesto gioco e alla fine tiene la battuta. Sul 5 pari due palle break per Collins ma l’americana non le sfrutta e alla fine si va di nuovo al tie break. Collins va subito sul 2-0, poi allunga sul 7-2 e chiude il parziale, un set pari.

Ad inizio terzo set Pavlyuchenkova ha subito una palla break ma Collins rimedia. Anzi, l’americana trova l’allungo che sarà decisivo, 4-1 e poi subito dopo il 6-2 per il pareggio nella sfida. Risolverà il doppio.

Kathy Rinaldi va sull’usato sicuro con la coppia Rogers/Vandeweghe, Andreev risponde con la coppia Kudermetova/Samsonova. Equilibrio sino al 2-2 poi arriva il break russo che è determinante ai fini del 6-3 per il primo set alla coppia russa. Nel secondo set la musica non cambia, le russe picchiano forte e sembrano anche più convinte che a inizio match. Kudermetova e Samsonova brekkano subito in apertura la coppia avversaria ed in un amen si trovano sul 4-1. La coppia russa manca una palla del 5-1, poi salva tre palle break sul 4-2 e altre tre sul 5-3 prima di chiudere definitivamente questo match e certificare l’approdo della Russia in finale.

SVIZZERA-AUSTRALIA 2-0

J. Teichmann b. S. Sanders 6-0 6-3
B. Bencic b. A. Tomljanovic 6-3 6-2

Belinda Bencic è in forma smagliante e la Svizzera ne approfitta per surclassare le malcapitate australiane e approdare nella finale di Billie Jean Cup dopo più di 20 anni.

Troppo netta la differenza tra le singolariste delle due squadre per immaginare una sfida equilibrata. Oltretutto le australiane erano già reduci dall’impresa di essersi qualificate a spese del Belgio e i miracoli, sportivamente parlando, riescono di solito una volta sola.

Inizia la contesa con la sfida tra Storm Sanders e la nr.3 svizzera Jil Teichmann. Teichmann, carica a molla dopo l’ottimo doppio giocato in coppia con Bencic nella semifinale contro la Repubblica Ceca mette subito il turbo e distrugge psicologicamente l’avversaria che sente l’importanza della posta in palio e sparisce dai radar. La tennista svizzera vola in un amen 6-0 e ci mette 63 minuti per chiudere la pratica con un bel 6-3.

Le svizzere sanno che con questa Bencic la finale è cosa fatta, e così è. Perché nemmeno la menomata Ajla Tomljanovic (vistosa la fasciatura sulla gamba sinistra) riesce ad opporre chissà quale resistenza nel secondo singolare. Rispetto al primo la durata è maggiore di 5 minuti ma la musica non cambia, Bencic lascia 5 game alla sua rivale (6-3 6-2) e può festeggiare con il suo capitano il raggiungimento della finale.

PREVIEW RUSSIA-SVIZZERA

Russia e Svizzera si sfideranno per la quarta volta nella competizione, conduce nei precedenti la Russia 2-1, si è sempre giocato in campo neutro e le due nazionali non si incontrano dal 1996. La finale si disputerà alle ore 16 alla O2 Arena di Praga.

Per la Russia sarebbe la quinta vittoria nella competizione, per la Svizzera invece sarebbe la prima volta e quindi diventerebbe la 12° nazione a iscrivere il suo nome nell’albo d’oro.

PRECEDENTI TRA LE GIOCATRICI

Pavlyuchenkova-Bencic 2-5

Pavlyuchenkova-Teichmann 0-1

Pavlyuchenkova-Voegele 1-0

Kudermetova-Bencic 3-3

Kudermetova-Teichmann 2-0

Kudermetova-Golubic 0-1

Kudermetova-Voegele 1-1

Kasatkina-Bencic 3-2

Samsonova-Bencic 2-0

Samsonova-Teichmann 0-2

Samsonova-Golubic 0-1

Alexandrova-Bencic 2-2

Alexandrova-Teichmann 2-2

Alexandrova-Golubic 1-0

Alexandrova-Voegele 3-0

PRONOSTICO

Il livello qualitativo delle due squadre è di primo livello. Le 5 convocate della Russia sono tutte tra le prime 40 del ranking, le prime tre svizzere tra le prime 45 (solo la Voegele è oltre la 100° posizione). I precedenti elencati di sopra ci dicono che Bencic è una bella bestia nera per Pavlyuchenkova così come Teichmann è ostica per qualunque numero due russa venga messa in campo.

La sfida ci appare molto equilibrata, difficile dire chi seppur di poco possa essere favorita. Anche ipotizzando il doppio decisivo le coppie Kudermetova/Vesnina e Bencic/Teichmann sembrano equivalersi.

L’impressione è che sia decisiva la sfida tra le due numero 1. Bencic e Pavlyuchenkova si sono incontrate l’ultima volta a Tokyo nel torneo olimpico nei quarti di finale e vinse la svizzera in tre set.

Diamo una leggera preferenza alle svizzere, vedremo se sarà l’anno d’oro della Bencic.

Svizzera 55% – Russia 45%

SORTEGGIO QUALIFIERS 2022

Alle ore 14 sarà effettuato il sorteggio per le qualificazioni alle Finals 2022 dove Russia e Svizzera sono già ammesse di diritto in quanto finaliste di questa edizione. E’ un sorteggio che ci riguarda da vicino perché ci sarà anche l’Italia capitanata da Tathiana Garbin.

Le teste di serie saranno: Australia, Francia, Usa, Repubblica Ceca, Bielorussia, Germania, Canada, Spagna, Romania. Chiaramente queste squadre saranno tutte potenziali avversarie dell’Italia che insieme a Belgio, Gran Bretagna, Kazakistan, Lettonia, Olanda, Polonia, Ucraina e Slovacchia fa parte delle restanti nazionali che saranno sorteggiate.

Questo il fattore campo dell’Italia con le potenziali avversarie: Australia (casa), Francia (casa), Usa (fuori), Repubblica Ceca (casa), Bielorussia (sorteggio), Germania (sorteggio), Canada (fuori), Spagna (fuori), Romania (casa).

Da evitare sicuramente la trasferta americana e quella spagnola, forse la Germania in casa potrebbe essere l’accoppiamento più intrigante e anche fattibile. Dipenderà naturalmente anche da quali giocatrici onoreranno tra le nostre future avversarie l’impegno che si giocherà nel weekend 15/16 aprile 2022.

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Coco Gauff guiderà la squadra Usa in Billie Jean King Cup contro l’Austria

Team Usa disputerà l’incontro di qualificazione per le Finals 2023 al Delray Beach Tennis Center, forte della n. 6 del mondo

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Cori Gauff - Us Open 2022 (Twitter @usopen)
Cori Gauff - US Open 2022 (Twitter @usopen)

La Billie Jean King Cup celebrerà nell’edizione 2023 il 60° anniversario dalla sua fondazione. Ad aprile prenderanno vita nove tie di qualificazione – i cosiddetti qualifiers – dispiegati in svariate parti del globo. Le rappresentanti nazionali che otterranno la vittoria acquisiranno l’accesso per la fase finale della competizione. Finals da disputarsi il prossimo autunno, per eleggere la nuova squadra “campione del mondo” che prenderà il posto della Svizzera – la compagine elvetica nel 2022 ha avuto la meglio in finale sul Team in cima alla classifica per nazioni dell’ITF: l’Australia.

Gli Stati Uniti d’America sono la nazionale di tennis più titolata nell’albo d’oro delle manifestazioni dedicate alle rappresentative dei vari Paesi sparsi nel mondo, sia in campo maschile che in quello femminile, con i 32 successi in Coppa Davis e i 18 in BJKC.

Il turno di qualificazione, così come per la corrispettiva competizione degli uomini, si estende – a differenza di quanto avviene successivamente nella fase conclusiva dell’evento – sulle cinque partite. I qualifiers 2023 andranno in scena per la precisione nel weekend del 14 e 15 aprile prossimi. Nella giornata di venerdì sarà il turno dei primi due singolari, dove si fronteggeranno le n. 1 delle squadre impegnate contro le n. 2 delle formazioni a disposizione dei capitani. Il sabato, invece, sarà aperto dal doppio che potrebbe rivelarsi già decisivo in caso di affermazione per 2-0 dopo il primo giorno di gare da parte di uno dei due Team in sfida. Mentre qualora l’esito del tie fosse ancora da dirimere, ecco che toccherà prima al confronto tre le punte di diamante delle due squadre e poi eventualmente – se ce ne fosse bisogno – a quello che fra le n. 2.

 

Team USA, capitanato da Kathy Rinaldi, sarà quindi chiamata a convocare cinque delle attuali nove giocatrici statunitensi classificate in Top 50 – a conferma che il periodo di rinascita del movimento d’oltreoceano non riguarda soltanto il circuito maschile -. Il termine ultimo per i capitani per poter sciogliere le riserve è il 13 marzo, non oltre.

La squadra che può contare più titoli di tutti, ospiterà il confronto con l’Austria e la sede scelta per ospitare l’evento è stata comunicata nella giornata odierna dalla USTA tramite un comunicato stampo. Tra le diverse candidature, alla fine a spuntarla è stato il Delray Beach Tennis Center – sede fissa dell’ATP 250, quest’anno di scena dal 13 febbraio. E certamente tra le protagoniste della due giorni in Florida ci sarà la 18enne di Atlanta Cori Gauff, numero 6 del mondo e finalista in carica del Roland Garrosma anche prescelta dall’Hall of Famer Steve Flink come futuro simbolo del tennis americano al femminile.

La Palm Beach County Sports Commission è entusiasta di ospitare la Billie Jean King Cup a ‘The Palm Beaches‘. Questo è un importante evento internazionale di tennis a squadre che sarà emozionante per gli appassionati di sport di tutto il mondo, nonché per la nostra località ospitale e per la nostra comunità imprenditoriale che trarranno grandi benefici dall’impatto economico portato da un afflusso di visitatori” ha dichiarato George Linley, direttore esecutivo del Delray Beach Tennis Center.

La squadra statunitense femminile ha disputato tre tie nella sua storia al Delray Beach Tennis Center, quando la competizione era ancora denominata Fed Cup: nel 2005, nel 2007 e nel 2013. In tutte e tre le circostanze, il team di casa aveva chiuso la contesa già dopo il sabato – allora la manifestazione si snocciolava sui tre giorni come anche la “Vecchia” Davis – con un netto 3-0. Dieci anni fa in particolare, fu registrato un successo rotondo grazie alla presenza delle sorelle Williams.

Mentre l’ultima volta in assoluto che la nazionale d’Oltreoceano ha giocato in Florida è stato nel 2017, quando a Tampa sconfisse la Repubblica Ceca nella strada verso il suo ultimo alloro. Chissà che non possa portare fortuna a Coco e compagne.

Siamo entusiasti di dare il benvenuto alla Billie Jean King Cup a Delray Beach. Da Chris Evert a Serena Williams, i campi da tennis della Florida sono stati terreno di conquista per molte grandi campionesse del tennis femminile statunitense. Non vediamo l’ora di fare il tifo per il capitano Kathy Rinaldi, l’incredibile Coco Gauff e l’intera squadra statunitense, mentre mostrano al mondo il potere del tennis femminile di ispirare, coinvolgere e conquistare una nuova generazione di giocatori e fan” ha dichiarato Laura Bowen, direttore esecutivo della sezione Florida della USTA.

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Billie Jean King Cup

Competizioni a squadre, il bilancio dopo tre anni di rivoluzioni

Ecco quanto ha funzionato e quanto no (per ora). BJK Cup e Coppa Davis sono cambiate molto in questi ultimi anni. L’ATP ha introdotto l’ATP Cup (già defunta e sostituita dalla United Cup, assieme alla WTA)

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L’anno tennistico si è appena concluso,  condotto a termine dalla Coppa Davis vinta dal Canada. Quella del 2022 è stata la terza edizione tenutasi secondo la nuova formula che ha rivoluzionato la competizione nel 2019.  Parimenti, la fu Fed Cup, omologo femminile del torneo, nel 2020 ha cambiato nome – diventando Billie Jean King Cup, in onore della tennista e attivista americana – e formula, del tutto simile a quella della controparte maschile. 

Dopo tre anni (nel 2020 gli eventi non si sono tenuti a causa del Covid) possiamo dire che le modifiche siano state positive? O, al contrario, hanno peggiorato una situazione già critica?  

La Coppa Davis che Gerard Pique, con la sua Kosmos, ha preso in mano tre anni fa era in grave perdita economica e in crisi di notorietà. Secondo quel pensiero progressista espresso da Mouratoglu col suo evento UTS (un campionato “a tempo”, che sembrava più un gioco di carte che tennis ma che sarà disputato anche nel 2023) lo sport stava perdendo appeal fra i più giovani, ormai incapaci, immersi come sono nell’informazione e nell’intrattenimento lampo dei social, di concedersi e concedere al tennis del tempo. Il tempo che questo sport necessariamente richiede. Ed allora, come prima modifica, i tre set su cinque sono diventati due su tre. Alla notizia in molti s’erano disperati di perdere per sempre il pathos delle grandi battaglie, di vedere la Davis declassata dal rango di “quinto slam”. Eppure, a ben vedere, forse questa risulta oggi la modifica più riuscita. Salvo la programmazione disastrosa della prima edizione (con match che terminavano alle 4 di mattina) gli orari e le durate dei match si sono dimostrate adeguate ad una fruizione televisiva e “giovane”.  

 

Ora, oltre ad aver accorciato la durata delle partite, è stata accorciata pure la durata dei tie, che prima erano spalmati su tre giorni – quattro singolari e un doppio – mentre oggi si consumano in un pomeriggio di due singolari e un doppio. 

Quest’ultima specialità è passata ad assumere, matematicamente, un’importanza nuova ed elevata: prima il 20 per cento dei punti, ora il 33. Ciò ha permesso a squadre come la Croazia e l’Australia (l’abbiamo visto nell’ultima Davis) di sfruttare le loro forti coppie per farsi strada nel torneo. Questo anche se i giocatori “famosi” che dovrebbero attirare un pubblico giovane e mainstream disputano prevalentemente il singolare. Ed un appassionato di tennis medio spesso non conosca tutti i nomi delle coppie presenti anche solo alle ATP Finals. E che spesso molti doppisti non disputino, nella fase finale, alcun match, a causa della prematura conclusione del tie. Non si è forse puntato sulla carta sbagliata? 

Un altro problema di questa Davis riguarda proprio la presenza – o più spesso l’assenza – dei top player. Piqué (o chi per lui) ha deciso di concentrare la competizione nell’ultima settimana di calendario, in un unica sede (quest’anno Malaga, in precedenza Madrid e sede itinerante). Questo ha fatto certo sì che la Davis richiami molta più attenzione mediatica, (anche se la percentuale di biglietti venduti a tifosi stranieri rimane il 21 per cento) e che in un certo senso si ponga come omologo del mondiale di Calcio (quest’anno al via, tra l’altro, in contemporanea). Manca, tuttavia, la sacralità della cadenza quadriennale, una tradizione ed una cultura sportiva ben differente: la Coppa Del Mondo non si chiama Coppa Rimet, mentre la Coppa Davis mantiene il nome del suo fondatore, Dwight Filley Davis.  

E i giocatori migliori spesso la disertano. Match così importanti concentrati in una massacrante dieci giorni, peraltro alla fine della stagione, non devono convincere fino in fondo i migliori del mondo, maniacalmente attenti ad una preparazione che non ammette la minima sovrapposizione e che li mantenga sempre in perfetta forma. Non a caso Alexander Zverev, in un primo momento, si è addirittura rifiutato di scendere in campo nella nuova Davis.  

Le stesse considerazioni possono benissimo essere estese alla BJK CUP, ugualmente soggetta ad una trasfigurazione che ha portato effetti positivi, ma che non sembra, in definitiva, aver adempiuto totalmente al suo compito di rebranding, almeno per ora. Potrebbero le competizioni ITF imitare quelle ATP e WTA? Sull’altro fronte, le due associazioni professionistiche hanno messo in campo, negli ultimi anni, alcune iniziative discutibili e perlomeno discusse. 

Nel 2020 L’ATP ha inaugurato la ATP Cup, torneo da disputarsi a gennaio in varie città australiane. Il motivo di questa scelta è palese: quasi tutti i grandi tennisti, in quel periodo dell’anno, sono in Australia, freschi e pronti a dare avvio alla stagione. Cercano un torneo di prestigio e di competizione che li carichi, quale può essere il suddetto evento. Non a caso la prima finale del torneo è stata fra la Serbia di Novak Djokovic e la Spagna di Rafa Nadal, spronati fra l’altro dalla posta di punti in palio, prima 750 poi 500. Un’idea che aveva già seguito la Davis dal 2009 al 2015 senza però grande successo. 

L’esperienza dell’ATP CUP si è già conclusa, dopo tre edizioni funestate dal Covid e poste troppo in prossimità con un brand troppo simile, la Coppa Davis. E tuttavia la sua eredità sarà raccolta dalla United Cup, progetto in collaborazione con la WTA, che produrrà una sinergia di tennis maschile e femminile sulla scia di quanto fatto dalla Hopman Cup negli anni passati (con l’Italia in campo il 29 dicembre). Un evento che era sempre stato amato e seguito, senza tuttavia quel fuoco della competizione che dovrebbe ardere ora nella United Cup. Che grazie a questa sua peculiarità potrebbe allontanare i paragoni con la Davis e stemperare la troppa vicinanza fra le due competizioni.  

In definitiva, il tennis sta provando a rinnovarsi. O meglio, le sue istituzioni stanno provando a rinnovarlo. In maniere discordi e scoordinate, spesso. E questo non è mai un bene. Sono stati fatti passi avanti, anche se alcuni di essi si sono rivelati passi falsi. Ma la voglia di cambiare, di “ringiovanire” il prodotto c’è, e può avere dei risvolti positivi sull’industria del nostro sport. Con un occhio di riguardo, ci si augura, alla sua storia centenaria che ne definisce l’essenza. 

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Billie Jean King Cup

Billie Jean King Cup, l’Australia si conferma al primo posto in classifica

Nonostante la sconfitta in finale con la Svizzera, ora seconda, la squadra aussie resiste in cima al ranking per nazione. Italia 13^

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La squadra australiana di Billie Jean King Cup (foto: Paul Zimmer, via Twitter @BJKCup)

Si è fermata in finale la corsa aussie alle Finals di Billie Jean King Cup, ma tanto è bastato alla squadra di Alicia Molik perché l’Australia si confermasse al primo posto nell’ultimo ranking per nazioni, vetta che occupa dal 2021. La Svizzera si accontenta (per così dire) di aver colto il bramato e storico successo che vale un balzo di tre posizioni fino al numero 2 (best ranking), ma alla fine ha prevalso la maggior costanza nell’ultimo quadriennio, nonostante l’Australia non alzi il trofeo dal 1974 e la finale raggiunta dalla Svizzera nella passata edizione.

In top ten, oltre alla Francia che scende dal secondo al quinto posto, si scambiano posizione anche Germania e Kazakistan. L’Italia, eliminata nella fase a gironi di Glasgow con due sconfitte, scende dal n. 12 al 13.

Ma diamo un (mai troppo) veloce sguardo al metodo di calcolo della classifica, aggiornato nel 2020 in concomitanza con l’adozione del nuovo formato della manifestazione. Il sito ufficiale chiarisce che il sistema ha come obiettivo una giusta distribuzione dei punti a prescindere dal livello e dal numero di tie disputati. Il ranking aggiornato viene pubblicato dopo ogni settimana di competizione e prende in considerazione gli ultimi quattro anni, dando più peso ai risultati più recenti. Una nazione riceve un determinato numero di punti a seconda della “serie” in cui si trova a competere a inizio anno, quindi, in ordine decrescente, Finals, Qualifiers, Gruppo I, II e III. A questi si aggiungono i punti per la vittoria di un tie che dipendono sempre dal livello in cui è stata ottenuta. C’è poi il bonus a seconda della posizione in classifica della squadra sconfitta e, infine, un bonus per la vittoria in trasferta nei Qualifiers o nei Playoff. Ai punti dell’ultimo anno andranno quindi sommati quelli dei tre precedenti con percentuali rispettivamente del 75%, 50% e 25%.

 

Ecco allora la freschissima top 20:

1. Australia

2. Svizzera

3. Spagna

4. Repubblica Ceca

5. Francia

6. Canada

7. Usa

8. Slovacchia

9. Germania

10. Kazakistan

11. Russia (sospesa)

12. Romania

13. Italia

14. Belgio

15. Gran Bretagna

16. Polonia

17. Brasile

18. Lettonia

19. Giappone

20. Ucraina

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