ATP Finals, Andrea Gaudenzi: "Sinner? L'Italia spera di aver trovato il Valentino Rossi del tennis"

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ATP Finals, Andrea Gaudenzi: “Sinner? L’Italia spera di aver trovato il Valentino Rossi del tennis”

Il presidente ATP a Torino: “Berrettini avrebbe potuto giocare: il ritiro un gran gesto di sportività. Torino? Promossa! Il tennis deve diventare il secondo o terzo sport in ogni paese”

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Il ritiro di Berrettini, l’organizzazione italiana delle ATP Finals, le vaccinazioni, il futuro del tennis: sono alcuni dei tanti temi toccati dal presidente ATP di Torino Andrea Gaudenzi, in occasione di un incontro con i giornalisti presenti alle Finals di Torino. Ecco le dichiarazioni del manager faentino.

Gaudenzi: “Berrettini, un gran gesto di sportività. Spero di rivederlo al top in Australia”

Si parte da ciò che è accaduto al PalaAlpitour: “L’arrivo di Karatsev? Abbiamo contattato un altro giocatore. Ogni volta che esce uno ne dobbiamo fare entrare un altro, e purtroppo ne sono usciti già due. Matteo ha preso una decisione difficile ma è stato un gesto di sportività. Non era al 100%, ma avrebbe potuto giocare. Però ha avuto la sensibilità di capire che non era al massimo e di dare la possibilità a Jannik di entrare nel torneo. Avrebbe potuto prendere soldi e punti e invece ha fatto una cosa che ritengo un grande gesto che non va sottovalutato”. Ho poi chiesto a Gaudenzi del parallelismo tra quanto accaduto a Berrettini contro Zverev e il suo infortunio in finale di Coppa Davis nel 1998: “Qualche similitudine c’è, per entrambi era un match importantissimo da giocare in casa. Io però ho avuto un infortunio molto più importante del suo: spero di poterlo rivedere al meglio in Australia”. Il ritiro del giocatore romano ha permesso l’ingresso nel torneo di Sinner, che ha conquistato i favori del pubblico vincendo il suo primo match contro Hurkacz: “Mi aspettavo questa Sinner-mania perché è un ragazzo giovane che come Matteo ha un comportamento dentro e fuori dal campo spettacolare. Jannik ha 20 anni, ha un potenziale enorme, abbiamo tutti la speranza che sia un potenziale vincitore di Slam. C’è tanta fame di tennis in Italia. Quando giocavo io vi lamentavate che non c’erano tennisti forti, adesso ci sono… L’entusiasmo di avere qualcuno che si pensa possa diventare un Valentino Rossi o un Alberto Tomba del nostro sport è bello da vivere”.

Gaudenzi: “Torino promossa, un anno fa avevamo paura”

Gaudenzi parla poi dell’organizzazione italiana delle Finals: “Sono molto soddisfatto. C’era un po’ di paura e tensione, siamo venuti un anno fa a fare un sopralluogo e non c’era ancora nulla di fatto. Poi sapevamo che il confronto con Londra è difficile da reggere. Però il palazzetto è stupendo ed è stato fatto un ottimo lavoro relativamente alla scenografia. Lo stadio è forse ancora più compatto e bello della O2, qui gli spettatori sono più vicini rispetto a Londra. Molto bella l’area dello Sporting per i giocatori grazie all’investimento del Circolo, li ringrazio. Del cibo non ne parliamo perché su questo battiamo Londra facilmente. Ho parlato con quasi tutti i giocatori, alcuni di loro mi hanno detto che sono stati meglio qui che a Londra. Non dico chi, ma posso dire che l’hotel vicino al palazzo, la possibilità di girare il centro cittadino e la qualità degli spogliatoi sono piaciute. Ci sono cose da migliorare, ma essendo il primo anno, ed essendo ancora sotto Covid, siamo soddisfatti. Si poteva partire peggio, insomma. Se Torino ha passato l’esame? Per le aspettative che avevamo, senza sottovalutare il fatto che c’è la co-gestione ATP-FIT che non facilita le cose, sì”. Sul futuro delle Finals: “È un torneo che deve restare itinerante, per cercare di coprire tutti i mercati. In Germania ad esempio non abbiamo né Slam né Masters 1000. Non riusciremo mai a portare il grande tennis ovunque tutti gli anni, perché comunque abbiamo 4 Slam e 9 Masters 1000, le ATP Finals dunque potrebbero essere un buon modo per cambiare e coinvolgere più mercati”.

 

Gaudenzi: “Fiduciosi di arrivare al 95% di giocatori vaccinati. In molti hanno fatto la prima dose dopo Bercy”

A Gaudenzi ho chiesto se l’ATP prenderà una posizione chiara riguardo ai vaccini, anche in vista dell’Australian Open. “L’abbiamo già presa e credo sia anche quella della WTA. Nessun ente sportivo al mondo ha forzato gli atleti a vaccinarsi, nessuno ha messo l’obbligatorietà. Noi, su base delle evidenze scientifiche, abbiamo fortemente consigliato agli atleti il vaccino; siamo ad una percentuale di giocatori vaccinati che già ora è all’80% ed è in crescita. Pensiamo di arrivare al 90-95% per l’Australian Open. Detto questo ci potranno essere giocatori che non lo fanno e in tal caso noi non abbiamo alternativa che non sia quella di adeguarsi alle regole locali. Stiamo cercando di fare pressioni su Tennis Australia per cercare di permettere ai vaccinati di entrare nel torneo, pur con tutte le precauzioni del caso. Ci sono persone che non credono nel vaccino, hanno questa libertà. Ma alla fin fine sarà una decisione dello stato del Victoria; non possiamo avere un impatto sulle decisioni di un Governo: la responsabilità in tema di salute delle persone è loro. La doppia vaccinazione? Possono anche fare solo il monodose J&J. C’è chi preferisce farlo nella off-season per timore di effetti collaterali, in molti hanno fatto la prima dose dopo Bercy. Siamo fiduciosi sul fatto che arriveremo a un’ottima percentuale. Non avrebbe senso fermare il tour perché la stragrande maggioranza è vaccinata. In molti tornei abbiamo aiutato i giocatori a vaccinarsi: viaggiando così spesso ci son questioni logistiche non facili dovendo spesso fare le due dosi in due location differenti”.  

Gaudenzi: “Next Gen a Torino prima delle ATP Finals? Non è una brutta idea”

A Gaudenzi viene chiesto conto della riforma del calendario in cantiere a partire dal 2023. “Dobbiamo approvarlo entro marzo: in una ipotetica maratona saremmo al 35° chilometro, il più è fatto ma è proprio il momento in cui possono arrivare i crampi. Una delle idee è allargare la programmazione di ogni Masters 1000 come succede a IW e Miami: tabellone a 96, 12 giorni di torneo con i primi tre giorni dedicati alle qualificazioni e i primi turni a partire dal mercoledì-giovedì. Non credo questo comporti sacrifici in più per i giocatori: giochi una partita in più ma in dodici giorni di tempo. Piuttosto è molto difficile giocare Madrid-Roma e Canada-Cincinnati back-to-back, 12 partite in 14 giorni senza praticamente riposo. La off-season? Siamo per non allargarla. Tra i giocatori ci sono opinioni diverse. C’è chi preferisce crearsi all’interno della stagione le sue pause, come è solito fare Federer, c’è invece chi vorrebbe tre mesi di pausa. Il giocatore di alto livello però gioca 18-20 tornei l’anno, può tranquillamente gestirsi lui durante l’anno, senza la necessità di introdurre tre mesi di riposo. Si fa fatica ad accorciare la stagione. Hai 4 paletti che sono gli Slam, impossibili da spostare. Sono i giocatori a doversi gestire, a seconda anche del numero di partire che giocano. Penso che oggi i giocatori si gestiscano meglio a livello di alimentazione, prevenzione infortuni, programmazioni, rispetto a quanto capitava ai nostri tempi”. A Gaudenzi chiedo delle sorti di ATP Cup e Davis Cup: “Nel mio calendario ideale non avremmo due eventi di squadra che ad oggi sono simili. Sull’ATP Cup stiamo cercando collaborazione con ITF per semplificare il tutto. E’ un discorso anche legato se riusciamo ad approvare il calendario 2023 entro marzo“. Sulle finali Next Gen: “Luogo e collocazione dell’edizione del 2022 sono ancora da stabilire, anche quello è legato al calendario 2023. C’è anche chi ha pensato di portarlo nello stesso luogo del Masters ma la settimana prima, non è una idea malvagia. In ogni caso a me il NextGen piace, come formato: lo vedo come laboratorio per il tennis del futuro sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista del regolamento”.

Gaudenzi: “Il tennis deve diventare il secondo o terzo sport nazionale in ogni Paese”

Gaudenzi parla anche della sua visione sul futuro del tennis: “Gli appassionati vogliono una successione degli eventi chiara e semplice, con i giocatori più importanti nei tornei più importanti. Faccio sempre l’esempio del fatto che abbiamo 4 regole diverse per i Grandi Slam riguardo al Tie-Break. Abbiamo fatto un test tra 20 persone dell’ATP, cioè degli addetti ai lavori, e non sapevano la regola in ciascuno dei quattro Slam. Convincere tutti è difficile, ognuno ha la propria storia e la propria indipendenza. Stiamo cercando gradualmente di collaborare con la WTA, è uno degli obiettivi del mio mandato. Abbiamo cominciato sulla parte commerciale e sulla parte relativa alle pubbliche relazioni. Per quanto riguarda calendario e regole il discorso è più complesso e stiamo iniziando a discutere. Non siamo ancora al punto dove condividiamo tutto. Il caso Peng Shuai? Siamo preoccupati per la sua salute e le auguriamo il meglio. C’è stato questo comunicato da parte sua, poi è presto dire ora se è affidabile o no, se occorre fare o non fare qualcosa. Magari tra qualche giorno il caso si risolverà. Per il resto quello che succede in Cina fa parte di un tema più grande, che va oltre lo sport”. Ma il tennis è pronto per le innovazioni che vuole apportare Gaudenzi? “Lo spero. Questo è l’obiettivo del mio mandato, innovare e creare unione tra gli organi di governo dello sport. Abbiamo fatto progressi per quanto riguarda la creazione di una maggior coesione tra ITF, ATP, WTA e gli Slam. Siamo arrivati a un punto in cui tutti hanno capito che lavorando insieme si fa crescere lo sport facendo migliorare esperienza dell’appassionato. Io sto spingendo per mettere al centro l’appassionato più che i nostri problemi. I competitor sono all’esterno del tennis, sono la NFL, la NBA. Credo che l’obiettivo debba essere quello di avvicinare più possibile le persone al tennis, farlo diventare il secondo-terzo sport in ogni paese. Questo passa per la semplificazione dei calendari e per la facilitazione della fruizione del tennis per l’appassionato. Questo passa anzitutto per la raccolta dati: oggigiorno se non riesci a capire chi è il tuo cliente non riesci a raggiungerlo e non riescono a raggiungerlo i tuoi sponsor che vogliono vendere prodotti e servizi. E poi vorremmo creare una piattaforma unica, una House of Tennis che gestisca tutto: l’emissione dei biglietti per i tornei (se necessario affiancando il ticketing locale), l’abbonamento al tennis in streaming, il merchandising. Guardate l’industria della musica che progressi ha fatto con Spotify: paghi 9.99 euro e hai tutti i contenuti che vuoi in tasca“. Il tennis può fare un progresso simile? “Sì se ci sarà maggior coordinazione tra gli organi di governo. Nel tennis bisogna mettere d’accordo sette enti che hanno strategie, storia e obiettivi diversi. Devo dire che abbiamo ottenuto una disponibilità da parte di tutti a riflettere su questi temi, anche con l’aiuto di un advisor che comunque sta confermando le mie teorie a dimostrazione che non sono un pazzo. Il come arrivare a conclusione di questo progetto sarà un processo graduale”. Infine, sulla PTPA, il sindacato dei giocatori alternativo creato da Djokovic e Pospisil: “Con loro abbiamo un dialogo, ci abbiamo parlato a Indian Wells, continueremo a farlo, cercheremo di capire le loro esigenze ma il nostro punto di riferimento è il Players’ Council, dobbiamo continuare a rispettare la governance attuale. Ad oggi noi cerchiamo di continuare col nostro lavoro, cercando con trasparenza di dare una risposta ai loro problemi, alcuni dei quali sono anche fondati, perché c’è sempre una ragione se c’è un malcontento. Il mio obiettivo è cercare di far sì che il tennis più facilmente governabile. Non ho ambizione di rimanere nel mio ruolo per tutta la mia vita”.

Dichiarazioni raccolte da Ubaldo Scanagatta; ha collaborato nella stesura dell’articolo Gianluca Sartori

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Coppa Davis

Coppa Davis: l’Australia rimonta l’Ungheria dopo una lotta ma è quasi fuori (e il pubblico pure…)

L’Australia di Hewitt vince un tie molto equilibrato ma ha poche chance di qualificazione. Piros sorprende Milmann , De Minaur la spunta su Fucsovics poi decide il doppio australiano.

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da Torino, il nostro inviato

Mancava l’atmosfera della vecchia Davis? Eccovi accontentati, Australia-Ungheria ha offerto un mix di tutti gli elementi che hanno reso speciale la storia di questa competizione, l’anomalia di un torneo per nazioni nello sport più individuale che possa esistere.

Ci sono volute quasi nove ore di battaglia per decretare il vincitore, l’Australia, con inevitabili ripercussioni sulla programmazione e l’inizio della sfida Italia-Colombia, inizialmente programmata per le 16.00.

 

Molti spettatori ci hanno segnalato lunghe code all’esterno del PalaAlpitour, con disagi dovuti alla mancanza di stand, ristorazione e bar. Per fortuna non piove, ma i 5 gradi di temperatura non aiutano l’attesa.

Nwl primo tie di giornata c’è stato il giovane semisconosciuto che ha sorpreso il più quotato avversario, il drammone trai due numero uno, tra recuperi, rimonte, match point e oltre tre ore di gioco. Ed infine, il doppio-combattutissimo a decidere le sorti della contesa.

A Gabor Koves non è riuscito il bis. Il capitano ungherese era in campo nel 1995 quando l’Ungheria a Budapest soprese l’Australia nei play-off ed oggi dalla panchina ha portato i suoi ragazzi ad un passo da una sorprendente vittoria. L’ha spuntata L’Australia alla fine, ma lo 0-3 del match con la Croazia è un macigno per le speranze di ripescaggio. L’Ungheria domani si giocherà con Cilic e compagni il passaggio del turno, ma bisognerà vedere se Fucsovics sarà in grado di giocare.

L’eroe di giornata (alla fine non decisivo) è senza dubbio il ventiduenne magiaro Zsombor Piros, numero 282 del ranking, campione junior dell’Australian Open cinque anni fa e poi impaludatosi a livello challenger, dove quest’anno ha perso contro i nostri Giovanni Fonio e Francesco Forti ( ma recentemente è stato finalista a Bratislava, sconfitto dal Re del circuito minore Griekspoor). Piros ha battuto in tre set John Millman, numero 72 del mondo, preferito a Popyrin dopo la brutta prestazione di giovedì. “Non ho dormito molto la notte scorsa, non avevo mai giocato a questi livelli ed ero molto eccitato. Dopo i successi da junior le cose non sono andate come mi aspettavo, pensavo che il percorso fosse più breve ma penso adesso di essere sulla strada giusta”.

È stata poi la volta dei due numeri uno, Alex De Minaur, chiamato a riscattarsi dopo il ko con Cilic, e Marton Fucsovics. Il match è stato avvincente, a tratti molto ben giocato con la trama chiara sin dal primo quindici: l’ungherese a spingere e l’australiano a fare da muro.

Lo spettacolo nello spettacolo è stato garantito da Lleyton Hewitt, tarantolato ed incapace di stare fermo sulla sua panchina, quasi volesse entrare in campo al posto del suo numero 1.

Alla fine l’ha spuntata De Minaur al tiebrek del terzo set, dopo che aveva servito per il match sul 6-5, fallendo anche un match point in un game lunghissimo che ha condensato tutte le emozioni di questa manifestazione, con la claque ungherese a sgolarsi per Marton.

Fucsovics ha lottato strenuamente con grande coraggio, ma nel tiebreak era quasi fermo a causa di un problema alla caviglia. E difatti Koves lo ha prontamente sostituito con Piros nella formazione del decisivo doppio.

E qui è cominciata la parte più emozionante della sfida, per la disperazione degli spettatori italiani in attesa in lunghe code all’esterno del PalaAlpitour (e dei cronisti rassegnatisi via via ad una lunga serata…), con il doppio che ha visto i due ragazzi ungheresi tenere testa alla grande al più collaudato doppio aussie condotto da Peers, campione slam nella specialità.

Dopo aver vinto il primo set gli australiani hanno sprecato due match point nel tiebreak del secondo, prima di arrendersi 12-10 agli scatenati ungheresi alla quinta palla set. Nel terzo parziale Peers ha fatto valere la sua classe di doppista esperto, ma ci sono voluti altri due match point per avere la meglio sui giovani ma indomiti avversari.

Z. Piros (HUN) – J. Milmann 4-6 6-4 6-3

A. De minaur (AUS) – M. Fucsovics 7-5 2-6 7-6(2)

A. Bolt/J. Peers (AUS) – F. Marozsan/Z. Piros 6-3 6-7(10) 6-3

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Coppa Davis

Coppa Davis: Alexander Bublik guida la rimonta del Kazakistan sulla Svezia

Elias Ymer batte Kukushkin, ma Sasha rinviene su suo fratello Mikael in tre set. Golubev e Nedovyesov vincono facilmente il doppio. Domani i kazaki dovranno battere il Canada per accedere ai quarti

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MADRID, SPAIN - NOVEMBER 27: Davis Cup by Rakuten Finals 2021 at Madrid Arena on November 27, 2021 in Madrid, Spain. (Photo by Mateo Villalba/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

KAZAKISTAN b. SVEZIA 2-1

E. Ymer b. M. Kukushkin 6-3 7-6(4)
A. Bublik b. M. Ymer 3-6 6-4 6-0
A. Golubev/A. Nedovyesov b. A. Goransson/R. Lindstedt 6-3 6-3

Il Kazakistan batte la Svezia 2-1 nel secondo tie del Gruppo B e sogna i quarti di finale. La nazionale asiatica – che ha anche un pezzettino di Italia nel suo team, rappresentato dall’incordatore torinese Andrea Candusso – ha superato gli scandinavi in rimonta.

 

Nel primo singolare, quello tra i numeri due delle formazioni, Elias Ymer ha superato Mikhail Kukushkin in due set (6-3 7-6): il maggiore dei due fratelli ha operato il break nel secondo gioco del primo set, mentre nel secondo si è fatto trascinare al tie-break dopo aver sprecato per ben tre volte un break di vantaggio; nel game di spareggio ha trovato l’allungo decisivo sul 3-1, vincendo gli ultimi quattro punti al servizio per dare alla sua nazionale il punto.

Nel secondo singolare, tuttavia, Alexander Bublik ha piegato alla distanza il più quotato dei fratelli Ymer, vale a dire Mikael, reagendo dopo il primo set perso e finendo per imporsi addirittura 6-0 al terzo. Il doppio decisivo è stato vinto senza troppa fatica da Golubev e Nedovyesov, che hanno superato gli scandinavi Goransson e Lindstedt in due comodi set.

La situazione di classifica vede ora la Svezia ferma a una vittoria – quella nel tie inaugurale contro il Canada – e una sconfitta. Il Kazakistan, dunque, avrà l’opportunità di qualificarsi ai quarti di finale battendo domani un Canada privo di Shapovalov e Auger-Aliassime. Un obiettivo che sembra alla portata dei kazaki. La Svezia sembra comunque in ottima posizione per il ripescaggio, avendo riportato una vittoria per 3-0 e una sconfitta per 1-2.

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Coppa Davis

Coppa Davis, Norrie ed Evans inguaiano la Francia: la Gran Bretagna intravede i quarti

Vittorie in due set per i singolaristi britannici a Innsbruck, ma non senza sofferenze: Norrie salva due set point a Rinderknech. La Francia tiene in vita le speranze di qualificazione con il doppio

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Dan Evans alla Davis Cup by Rakuten 2021 (Credit: Pedro Salado/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

GRAN BRETAGNA b. FRANCIA 2-1
D. Evans b. A. Mannarino 7-5 6-4
C. Norrie b. A. Rinderknech 6-2 7-6(8)

N. Mahut/A. Rinderknech b. J. Salisbury/N. Skupski 6-1 6-4

Tra i seggiolini tristemente vuoti dell’Olympiahalle di Innsbruck sono scese in campo due nazionali plurititolate in Coppa Davis, vale a dire la Gran Bretagna e la Francia. Entrambe hanno trionfato 10 volte nella competizione: solo Stati Uniti (32) e Australia (28) hanno fatto meglio. Quest’anno nessuna delle due è tra le candidate alla vittoria finale, ma mentre i match si disputavano si vedeva una certa elettricità tra le due panchine, qualcosa in più di un semplice match di Coppa Davis. È stata la Gran Bretagna a spuntarla, grazie a Cameron Norrie e Dan Evans, usciti vincitori dei loro incontri di singolare in mattinata.

Ora la Gran Bretagna ha un piede nei quarti di finale, poiché partirà nettamente favorita contro la Repubblica Ceca, battuta dalla Francia nella prima giornata: i britannici dovranno vincere per essere sicuri di passare il turno – l’incontro è in programma domattina a partire dalle 10 italiane. La Francia è comunque riuscita a conquistare un punto che potrebbe rivelarsi decisivo in ottica ripescaggio: pur privi di Pierre-Hugues Herbert, i Bleus hanno vinto il doppio molto facilmente, con la coppia Mahut/Rinderknech capace di disfarsi di Salisbury e Skupski in 61 minuti.

 

PRIMO SINGOLARE – Evans ha superato in due set Adrian Mannarino (preferito a Gasquet) nella sfida tra numeri due col punteggio di 7-5 6-4 in quasi due ore di partita. Il giocatore britannico aveva vinto due dei tre confronti diretti contro il mancino francese, ma in tutte le precedenti sfide c’è stato un relativo equilibrio, compresa quella vinta da Evans al Queen’s lo scorso giugno. E per buona parte della partita i due se la sono giocata ad armi pari, avendo caratteristiche di gioco molto simili.

Il primo a cambiare lo spartito è stato Evans, che si è subito reso conto dell’inefficacia del suo rovescio in back contro il dritto piatto di Mannarino. A partire da metà primo set il britannico ha alternato slice e rovescio coperto, una scelta che l’ha aiutato a non perdere terreno nonostante le enormi difficoltà al servizio (solo 39% di prime in campo nel primo parziale). Nei primi tre turni di servizio Dan ha rimontato da 0-30 e ha sfruttato un brutto game di Mannarino sul 3-3 per trovare il break alla sesta occasione. Spinto dalla sua panchina e dal capitano Grosjean, il francese ha riacciuffato il parziale in extremis, ma sul 5-5 Evans ha pescato un gran dritto vincente sulla palla break e ha chiuso poi 7-5 un set durato quasi un’ora.

I due team non si amano, e il britannico l’ha dimostrato urlando goliardicamente “Allez!” sull’errore del suo avversario. Tuttavia non è riuscito a sfruttare il momento positivo a inizio secondo parziale per mettere in ghiaccio la partita: Mannarino ha messo in campo il giusto spirito, ha scelto di essere più aggressivo e sul 3-2 in suo favore ha visto materializzarsi due occasioni di break che avrebbero probabilmente cambiato la storia della partita. Nonostante una prima ancora latitante (46% in totale nel secondo set), Evans si è salvato e sul 4-4 ha provato a dare il tutto per tutto per vincere il suo nono incontro con la maglia della Gran Bretagna. Mannarino l’ha aiutato con un errore di dritto sul 30-30 e una volée non impossibile (ma resa complessa dalla risposta di Evans) stampata sul nastro. Nessun tremore per il britannico al servizio per il match, sicuro nel mettere a segno l’1-0.

SECONDO SINGOLARE – Pochi minuti più tardi il numero 1 di Gran Bretagna Cameron Norrie era chiamato a completare l’opera contro Arthur Rinderknech, autore di un’annata positiva ma chiaramente sfavorito contro il mancino nato in Sud Africa e cresciuto in Nuova Zelanda. Il francese però ha stretto i denti, costringendo il suo avversario in campo per oltre due ore e andando a un passo dalla conquista della seconda frazione. Il 6-2 con cui Norrie si è portato avanti di un set non racconta esattamente la storia della partita: infatti prima di aprire una striscia di 5 giochi di fila, il campione di Indian Wells è stato costretto a salvare una palla break. Sul 2-2 ha poi disinnescato il potente servizio di Rinderknech, piazzando il break alla sesta occasione (così come Evans poco prima).

Il primo ad avere chance nel secondo set è stato sempre Rinderknech (3 sull’1-0). Nonostante Cameron sia un giocatore piuttosto versatile, un avversario come il francese (che accelera improvvisamente e spesso prova ad avventurarsi a rete, con ottimi risultati) non è ideale per lui. Norrie ha avuto sulla racchetta tre occasioni di brekkare sul 3-3, ma dopo otto palle game Rinderknech è riuscito a tirarsi fuori dai guai con il servizio. Con 10 ace messi a segno, il francese è rimasto a galla fino al tie-break, dove ha guadagnato un vantaggio di 4-1. Norrie ha reagito con carattere, tirando anche al corpo del suo avversario nei pressi della rete prima di recuperare il mini-break. Il britannico ha comunque salvato due set point, uno dei quali con un passante di rovescio non semplice. Con un ultimo dritto vincente ha infine potuto tirare un sospiro di sollievo: è appena la sua terza vittoria in Davis, probabilmente la più importante.

DOPPIO – Nonostante l’assenza di un pezzo della premiata ditta Herbert/Mahut, la Francia è comunque riuscita ad aggiudicarsi il doppio: immemore dei set point sprecati in singolare, Arthur Rinderknech non ha minimamente fatto rimpiangere PHH, spingendo la sua nazionale ad un facile 6-1 6-4 ai danni di Joe Salisbury e Neal Skupski. Nemmeno una palla break fronteggiata dai transalpini, che hanno invece sfruttato tutte e tre quelle avute a disposizione.

L’incontro si è immediatamente messo in discesa per Rinderknech/Mahut, che hanno aperto l’incontro con un parziale di dodici punti a quattro, conquistando il break a 15 nel secondo game grazie ad un grande Mahut, che ha trovato un balzo felino a rete e infilato una gran risposta vincente di rovescio monomane; la coppia francese non ha mai sofferto, trovando un secondo break sul servizio di Salisbury per chiudere il set.

Nel secondo i turni di servizio si sono susseguiti piuttosto rapidamente fino al 4-4, quando Skupski ha commesso un doppio fallo per il 30-30: annusata la chance, Mahut ha messo i piedi in campo per un’ariosa risposta di rovescio a uscire, cogliendo impreparato il britannico e ottenendo una palla break. Allora è stato il turno di Rinderknech di splendere: impostato lo scambio con una buona risposta di dritto, l’alumnus di Texas A&M ha trasformato Salisbury in Sepp Maier a Messico ’70 (nonostante il suo fisico sia decisamente diverso da quello dell’Abatino Rivera), spiazzandolo prima con il rovescio in cross e poi con un bel passantino in slice lungolinea. Arthur non ha quindi avuto problemi a chiudere la partita tenendo a zero l’ultimo turno di servizio.

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