Da Londra a Torino, dieci anni dopo: dai "Fab 4" ai giorni nostri

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Da Londra a Torino, dieci anni dopo: dai “Fab 4” ai giorni nostri

Vediamo cosa è cambiato negli ultimi dieci anni. Quel ricambio generazionale tanto invocato è già avvenuto? Da Federer, Nadal e Djokovic ai campioni del presente Medvedev, Tsitsipas e Zverev

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Pala Alpitour - ATP Finals Torino 2021 (photo Twitter @atptour)

Articolo a cura di Marco Lorenzoni

In occasione delle Nitto ATP Finals, che per la prima volta si giocano in Italia, vediamo cosa è cambiato negli ultimi dieci anni. Quel ricambio generazionale tanto invocato è già avvenuto?

Durante queste Nitto ATP Finals, che per la prima volta si stanno svolgendo a Torino, torniamo indietro di dieci anni per cercare di capire come il tennis è cambiato nell’ultimo decennio. Partendo da una tesi provocatoria: il livello del tennis maschile a oggi è più basso rispetto al 2011. Soprattutto per quanto riguarda il cosiddetto “supporting cast” ovvero i giocatori che si sono qualificati a Torino questa stagione occupando tra la quinta e l’ottava posizione. Cercheremo di paragonare coloro che giocarono per le ATP Finals di Londra nel 2011 e coloro che si sono qualificati questa stagione.

 

Nel 2011 gli otto partecipanti alle ATP Finals in ordine di ranking erano Djokovic, Nadal, Murray, Federer, Ferrer, Tsonga, Berdych e Fish. Nel 2021 Djokovic, Medvedev, Zverev, Tsitsipas, Rublev, Berrettini, Hurkacz e Ruud. L’unico ancora presente è il serbo, dominatore dieci anni fa così come oggi. Partiamo proprio da lui per la nostra analisi.

RE SENZA PIÙ RIVALI

Quella stagione per Nole rappresentò la prima vera annata nella sua carriera da assoluto protagonista. Vinse ben 70 partite perdendone solo 6, tre di queste sconfitte arrivarono nei tornei di fine stagione dove ovviamente era stremato. Il serbo aveva 24 anni, concluse l’anno giocando ben 76 partite mentre ad oggi nel 2021 ne ha giocate 54. Una bella differenza ma d’altronde ha ribadito più volte che a questo punto della sua carriera la sua priorità sono gli Slam. Partendo proprio dai majors, nel 2011 Djokovic ebbe un cammino molto simile a questa stagione. Tre vittorie e una semifinale persa a Parigi dieci anni fa, tre vittorie e una finale persa a New York quest’anno.

In un articolo scritto per El Pais la scorsa estate dopo la vittoria del Roland Garros, Toni Nadal, uno che conosce molto bene Novak dal momento che suo nipote ci ha giocato ben 58 volte, ha affermato come secondo lui “il livello di Djokovic è più basso rispetto al 2011 e al 2015 ma ciononostante è sempre un gradino superiore ai giovani” ha affermato Toni. Come a dire, Novak gioca alla grande ma è anche avvantaggiato dagli avversari che affronta. Nel 2011 per aggiudicarsi l’Australian Open dovette sconfiggere Federer e Murray consecutivamente mentre quest’anno i suoi ultimi due avversari sono stati Karatsev e Medvedev. Durante la stagione sulla terra battuta batté due volte consecutive il re della terra, Nadal, a Madrid e Roma. Quest’anno la preparazione al Roland Garros è stata abbastanza balbettante con il solo titolo nel challenger travestito da 250 di Belgrado. A Parigi nel 2011 venne sconfitto dal miglior Federer di sempre sulla terra battuta mentre quest’anno ha battuto Nadal in semifinale ma ha trovato in Tsitsipas un avversario morbido e inesperto in finale. Il caso più eclatante è sicuramente Wimbledon. Dieci anni fa sconfisse Nadal in finale, quest’anno Berrettini. Allo US Open giocò il torneo dell’anno: sconfisse Federer annullando allo svizzero due match point e in finale si portò a casa il titolo dopo aver battuto Nadal per la sesta volta nell’anno. Qualche mese fa ha battuto Zverev a cui chiaramente manca ancora qualcosa negli Slam e ha perso da Medvedev.

I partecipanti alle Barclays ATP World Tour Finals 2011

AI GIOVANI MANCA ANCORA QUALCOSA

Non stiamo parlando solamente di essere più forti tecnicamente ma di chi è più difficile da battere. Nel 2011 Federer e Nadal erano in piena attività e sicuramente più difficili da battere dei vari Medvedev, Tsitsipas, Zverev. Questi tre ragazzi non sono ancora in grado di essere minacciosi tutti insieme nello stesso torneo. Il greco è pericoloso sulla terra battuta ma è un pesce fuor d’acqua sull’erba. Dal punto di vista tecnico sembra mancargli qualcosa. Gioca bene tutti i colpi ma ricorda un pochino Dimitrov per l’incapacità di avere un vero e proprio colpo killer. Questa mancanza la nasconde bene sulla terra battuta dove è molto abile nel manovrare il gioco ma viene fuori prepotentemente sui manti erbosi dove spesso si gioca su pochi colpi.

Daniil è fortissimo sul cemento ma da aprile a luglio per lui la stagione si ferma. Il suo gioco viene definito da alcuni avversari tra cui lo stesso Tsitsipas “antiestetico” ma è molto efficace. È il più abile tra questi tre giovani nel trovare angoli impossibili da ogni parte del campo, arriva su ogni palla grazie a un’ottima condizione fisica ma con il dritto qualche volta s’incarta. Nelle sue giornate peggiori sembra quasi che faccia fatica a dare a questo colpo abbastanza velocità ma è sicuramente la chiave del suo gioco. Nella finale dello US Open nel 2019 contro Nadal ha cominciato a rimontare quando è diventato più aggressivo proprio con il dritto.

Anche Zverev sui prati fa molta fatica e a 24 anni non ha ancora battuto un top 10 negli Slam. Ciononostante vanta  tre semifinali e una finale negli Slam. Questo dato conferma che per raggiungere questi risultati non ha dovuto affrontare nessuno dei migliori giocatori al mondo. La differenza con i primi anni della sua giovane carriera è che ora non perde con giocatori con un ranking ben peggiore del suo ma allo stesso tempo al meglio dei cinque set non si esibisce come al meglio dei tre set. È uno dei giocatori più solidi del circuito, molto spesso però finisce con l’accettare scambi troppo lunghi in cui con il dritto diventa estremamente passivo.

Il dritto è un colpo davvero importante nel tennis, su cui Federer e Nadal hanno posto le basi della propria carriera. Djokovic e Murray da giovani venivano criticati per il dritto e il salto di qualità per entrambi è dipeso dal migliorarlo. Dal 2011 Djokovic è riuscito a portare il dritto quasi allo stesso livello del rovescio e Murray, soprattutto quando lavorava con Ivan Lendl, ha cominciato a colpire questo colpo con più  aggressività vincendo i primi due Slam della carriera.

L’INDOMABILE FERRU

Il primo degli umani nel 2011 era David Ferrer mentre in questa stagione quella posizione è occupata da Andrej Rublev. Il ranking del russo è sicuramente generoso. Il Ferrer del 2011 per ottenere la quinta posizione alle ATP Finals aveva ottenuto una semifinale all’Australian Open e tre ottavi nei rimanenti Slam. A Parigi perse da Monfils 8-6 al quinto set, a Wimbledon fu battuto da una delle migliori versioni di Tsonga e allo US Open da Roddick a quel tempo 20 del mondo. Rublev quest’anno vanta un solo quarto di finale, all’Australian Open mentre ha deluso parecchio negli altri tre Slam. Sconfitto al primo turno a Parigi da Struff, a gli ottavi a Wimbledon da Fucsovics e al terzo turno allo US Open da Tiafoe. A livello ‘1000’ Rublev ha avuto la miglior stagione della carriera, finale a Montecarlo e Cincinnati e semifinale a Miami. È giusto ricordare che a Miami quest’anno mancavano tutti i migliori, a Montecarlo ha battuto un Nadal acciaccato e a Cincinnati Medvedev dopo lo scontro con la telecamera non è stato più lo stesso. Rublev è stato bravo quest’anno ad approfittare degli spazi che c’erano.

Curiosamente pure Ferrer nel 2011 fece due finali a livello ‘1000’, a Montecarlo e a Shanghai. Davanti si trovò però Nadal nel principato e Murray in Cina.  A livello tecnico Rublev è un giocatore più monodimensionale di Ferrer. Il russo gioca bene quando trova un avversario, tipo Fognini, che gioca piatto come lui ma a velocità minori e con poche variazioni. Cerca di colpire la palla il più forte possibile ma i suoi colpi, visti da vicino, sono meno incisivi di quanto sembra. Ferrer era molto consistente da ogni parte del campo, il dritto era piuttosto efficace e soprattutto era in grado di contrattaccare molto bene, qualità che ad Andrej pare mancare. Nel corso della carriera era difficile inoltre vedere Ferrer perdere con giocatori peggio classificati nei primi turni di uno Slam o un ‘1000’. Rublev questa stagione ha perso troppe partite che non avrebbe dovuto perdere.

LA FORTUNA AIUTA GLI AUDACI

Il sesto partecipante alle Nitto ATP Finals 2021 sarà Matteo Berrettini. Il romano a livello di continuità ha avuto la miglior stagione della carriera. Ha raggiunto almeno i quarti di finale in tre Slam su quattro e in queste tre occasioni solo Djokovic è stato in grado di fermarlo. Jo Wilfried Tsonga, uno degli idoli giovanili di Matteo, occupava la stessa posizione nel 2011. A livello di risultati l’italiano ha fatto meglio del francese. Finale a Wimbledon, quarti a Parigi e New York e ottavi a Melbourne dove non è stato in grado di scendere in campo a causa di un infortunio a gli addominali. È giusto dire però che Berrettini è stato davvero molto fortunato nei tabelloni che ha incontrato. La testa di serie più alta sconfitta dal romano è stato Hubert Hurkacz a Wimbledon che si era presentato a quel torneo da numero quattordici del mondo. A Parigi per arrivare ai quarti ha dovuto battere Daniel, Coria e Kwon prima di sfidare Novak a causa del forfait di Federer a gli ottavi. Ha fatto finale nel torneo di Wimbledon meno competitivo degli ultimi quindici anni. Allo US Open Chardy, Moutet, Ivashka e Otte sono un ottimo tabellone per arrivare ai quarti. Detto questo Matteo è stato bravo a non farsi sorprendere da avversari meno quotati ma non essendosi mai confrontato con giocatori dentro la top 10 a eccezione di Djokovic Matteo avrà tanto da dimostrare nel 2022. Jo Wilfried Tsonga dieci anni fa perse da Dolgopolov in Australia al terzo turno e da Wawrinka al terzo turno a Parigi. Partiva all’inizio di questi tornei da una testa di serie più bassa di Matteo, sempre tra la tredicesima e diciassettesima posizione e i sorteggi non si rivelarono benevoli. A Wimbledon però il francese giocò il miglior tennis della carriera togliendosi lo sfizio di recuperare due set a Federer per sconfiggerlo al quinto set. Allo US Open Federer si prese la rivincita su Tsonga eliminandolo ai quarti. Tsonga ebbe oggettivamente tabelloni più difficili di Matteo. Si parla spesso delle mancanze del romano dal lato sinistro del campo. Il rovescio e la risposta al servizio sono colpi ancora troppo deboli per pensare di stare nella top 5 per anni. Anche Tsonga veniva criticato per il rovescio che, però, era più consistente di quello di Berrettini. Inoltre l’esplosività del talento di Les Mans gli permetteva di compensare più facilmente alcune lacune tecniche. Il servizio e il dritto sono due armi importanti per Berrettini ma è meno giocatore a ‘tutto campo’ di Tsonga.

Jo-Wilfried Tsonga (Photo by Matthew Lewis/Getty Images)

MAESTRO DI CONTINUITÀ

Berdych e Hurkacz: due giocatori per certi versi simili che hanno in comune la settima testa di serie in questo nostro confronto. Nel 2011 il ceco non ebbe risultati incredibili negli Slam. Quarti di finale all’Australian Open perdendo contro Djokovic, primo turno a Parigi contro l’istrionico Stephane Robert a Parigi, ottavi contro Fish a Wimbledon che stava giocando il miglior tennis della carriera e ritiro al terzo turno per infortunio allo US Open. A livello ‘1000’ fece però davvero bene: quarti di finale raggiunti in sei dei nove ‘1000’ disputati. D’altronde il ceco è sempre stato un mostro di continuità, peccava nei match contro i migliori meritandosi per alcuni il soprannome “Perdych” ma generalmente era difficile vederlo fuori prima dei quarti in un torneo importante. Hubert invece pecca a livello di continuità, come dimostrano le sconfitte al primo turno in Australia contro Ymer e a Parigi contro Botic Van De Zandschulp. In mezzo c’è la vittoria a Miami ottenuta contro Jannik Sinner in una delle peggiori edizioni della storia del torneo a livello di giocatori presenti. Come detto Hubert non combina più nulla fino a Wimbledon dove raggiunge la semifinale battendo Federer nei quarti. La fortuna di incontrare Roger quando ha 40 anni e viene da due operazioni in un anno e mezzo. Deludente invece la sconfitta contro Seppi allo US Open. A livello tecnico i colpi di Berdych erano più penetranti di quelli di Hubert, la sua “sfortuna” é stata davvero quella di incrociare per ben 78 volte la racchetta con uno dei “big three”.

Mardy Fish si qualificò per le ATP Finals come ottavo nel 2011 mentre quest’anno l’onore spetta a Casper Ruud. Il norvegese è un caso particolare dal momento che è l’unico degli otto partecipanti alle Nitto ATP Finals a non aver raggiunto nemmeno un quarto di finale negli Slam. Allo stesso tempo ha mostrato una buona continuità a livello 1000 con ben cinque quarti disputati. Tre addirittura sono arrivati sul cemento. Anche in questo caso però i giocatori affrontati sono stati abbastanza modesti e non bisogna dimenticarsi che Casper ha ottenuto ben 750 punti in estate aggiudicandosi tre Atp 250 (Bastad, Gstaad e Kitzbuhel) che quest’anno erano particolarmente di basso livello a causa della concomitanza con le Olimpiadi. Per aggiudicarsi questi tre titoli non ha dovuto battere nemmeno un Top 60. La terra battuta è la sua superficie preferita, ciononostante a Parigi non è mai andato oltre il terzo turno.

Fish nel 2011 fece i quarti a Wimbledon perdendo contro Nadal e allo US Open si arrese a gli ottavi contro Tsonga. Oggettivamente sconfitte che ci stanno. A livello ‘1000’ perse in semifinale a Miami da Djokovic che lo sconfisse pure in finale a Montreal qualche mese più tardi. A Cincinnati fu Murray a sconfiggerlo in semifinale. Non è un’eresia dire che Fish avrebbe probabilmente potuto vincere un ‘1000‘ nel 2011 se non si fosse trovato davanti sempre uno dei “Fab Four”.

NASCERE AL MOMENTO GIUSTO

Questa stagione ha confermato una tendenza che ormai si verifica almeno dal 2017. I “Big Three” sono sempre più vecchi e incerottati, i Masters 1000 li saltano molto spesso e così si aprono molte possibilità per questi giovani giocatori che i vari Berdych, Tsonga, Ferrer non hanno mai avuto dal momento che nelle fasi finali di praticamente ogni torneo si dovevano confrontare con i migliori che, a quel tempo, lasciavano le briciole. La tendenza iniziata nel 2017 perché proprio attorno a quella stagione Wawrinka ha avuto un importante infortunio al ginocchio, Berdych era piegato dalla schiena e Ferrer stremato da anni di lotta. Senza dimenticare che proprio a Wimbledon nel 2017 Murray ha forse dovuto dire per sempre addio alla possibilità di competere ad altissimi livelli. Federer dopo un incredibile ritorno in Australia ha cominciato a saltare completamente la stagione sul rosso e Nadal sul duro ha avuto spesso problemi fisici. Impossibile non citare pure Juan Martin del Potro che a fine 2018 si è infortunato nuovamente mettendo a serio rischio la carriera. Così il giovane Zverev si è trovato nel 2017 al numero 3 del mondo senza nemmeno un quarto di finale negli Slam. Dal 2009 al 2016 solo in otto occasioni un giocatore al di fuori dei “Fab Four” ha vinto un Masters 1000 mentre dal 2017 a oggi sono stati ben 18 i Masters 1000 che non sono stati vinti da uno dei “Fab Four”. Il ricambio generazionale è certamente stato agevolato anche da come i migliori hanno sistematicamente saltato i Masters 1000 e coloro che stavano subito dietro di loro lentamente, spesso a causa d’infortuni, sono usciti dalla top 10. È chiaro che non si può pensare che Djokovic, Federer e Nadal giocheranno per sempre ma grandi tennisti come Ferrer, Tsonga, Berdych, Wawrinka, hanno vinto molto meno di quanto avrebbero meritato solo perché davanti a loro avevano dei mostri. Alcuni dei ragazzi che giocheranno le Nitto ATP Finals hanno spesso avuto tabelloni davvero facili per costruirsi la loro classifica.

Chiudiamo con una piccola provocazione. Se nel 2022 Nadal, Federer e Thiem torneranno a pieno regime i partecipanti alle Nitto Atp Finals 2022 saranno molto diversi da quelli di quest’anno. Coloro che rischiano più il posto? Rublev, Ruud, Hurkacz e Berrettini.


‘Sotto rete’, la storia delle NITTO ATP Finals raccontata da Ubaldo

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Caso Djokovic, l’ATP: “L’assenza di Novak una perdita per l’Australian Open. Ma la vaccinazione è raccomandata”

L’ATP descrive gli eventi degli ultimi giorni come “profondamente deplorevoli” e augura buona fortuna al numero uno del mondo

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Novak Djokovic alle Nitto ATP Finals 2021 (Credit: @atptour on Twitter)

A poche ore dal termine dell’udienza che ha visto i giudici australiani della Corte Federale revocare il visto a Novak Djokovic, si è espressa con un breve comunicato anche l’Association of Tennis Professionals. Qui la traduzione integrale del documento firmato ATP:

“La decisione odierna di confermare la cancellazione del visto australiano di Novak Djokovic segna la fine di una serie di eventi profondamente deplorevoli. In definitiva, devono essere rispettate le decisioni delle autorità giudiziarie in materia di salute pubblica. È necessario più tempo per fare il punto sui fatti e per trarre gli insegnamenti da questa situazione. Indipendentemente da come è stato raggiunto questo punto, Novak è uno dei più grandi campioni del nostro sport e la sua assenza dagli Australian Open è una perdita per il nostro gioco. Sappiamo quanto siano stati turbolenti gli ultimi giorni per Novak e quanto volesse difendere il suo titolo a Melbourne. Gli auguriamo ogni bene e non vediamo l’ora di rivederlo presto in campo. L’ATP continua a raccomandare vivamente la vaccinazione a tutti i giocatori.”

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Berrettini: “Con Sinner c’è feeling, la Davis è una priorità. Sogno Federer nel mio team”

Intervistato dal Corriere della Sera, il n. 1 italiano parla della sua crescita mentale e rivela il suo allenatore dei sogni

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Matteo Berrettini - ATP Cup 2022 (foto Twitter @ATPCup)

Mancano ormai meno di 24 ore all’inizio del primo Slam stagionale e seppur la preparazione per questo evento non è stata delle migliori neanche per gli addetti ai lavori, bisogna sforzarsi di rientrare sui binari del tennis e non c’è modo migliore per farlo che lasciar parlare i tennisti di questo gioco che per loro è anche un mestiere. Nei giorni scorsi dunque il Corriere della Sera ha intervistato Matteo Berrettini e il tennista romano si è lasciato andare con interessanti dichiarazioni. Il discorso è partito con la delusione delle ATP Finals di Torino nelle quali il tennista romano è stato costretto al ritiro durante il primo incontro. “A Torino stavo giocando bene, tra i top 8 mi sentivo al posto mio, avevo tanta fiducia. Poi il patatrac: mi sono visto strappare dalle mani il torneo per colpe non mie”

“Con il senno di poi ho riflettuto” ha detto nell’intervista.Gli infortuni mi succedono quando chiedo troppo al mio corpo: a Wimbledon sono arrivato da tre mesi di tennis non stop, al Master avevo addosso il logoramento di una stagione intera. La parte mentale ha giocato un ruolo: a Torino gestire le emozioni delle ATP Finals e di tutto ciò che gli ruotava intorno non è stato facile. Alla vigilia avevo un po’ di febbriciattola, tanto ero teso.” Ovviamente il problema della pressione psicologica è molto presente nel tennis e certi atleti ne subiscono i danni più di altri. La testa è tutto. Stefano, il mio mental coach, mi spinge a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. È troppo importante: non vale la pena di svilire tutte le cose belle che ho e sto ottenendo nel tennis” ha spiegato Matteo.

La forza mentale è proprio quella necessaria per battere i più forti della classe e anche Berrettini lo sa bene. “Contro i super top player mi è richiesto, innanzitutto, un salto di qualità mentale. Per di più negli Slam c’è sempre un discorso molto fisico: contro Nole, a Wimbledon e all’Us Open, ho bruciato tutto per vincere il primo set, all’inizio del secondo io ero morto e lui fresco come una rosa. Una delle mie sfide sarà proprio imparare a capire come gestire le energie nei match tre su cinque.” Molti suoi colleghi per sopperire all’inesperienza a livello Slam hanno assoldato nel loro team ex grandi campioni della racchetta lo stesso Matteo si sta ponendo il quesito: “Io e Vincenzo Santopadre, il mio coach, siamo aperti alle novità e umili abbastanza da sapere che, in funzione della crescita di entrambi, uno scenario del genere accadrà”. Il primo nome della lista? “Il sogno è Roger Federer, il mio idolo da bambino. L’unico motivo per cui sarei felice che andasse presto in pensione è se entrasse nel mio team”

 

Quest’anno nella programmazione del 25enne si è aggiunta una lunga tappa in Sud-America che include anche l’ATP 500 di Rio di febbraio. Il motivo di questa scelta? Sia sportivo che sentimentale. “Per affrontare esperienze che non avevo mai fatto, per allargare il bagaglio. E per nonna Lucia, la mamma di mamma, che da cinquant’anni vive a Roma ma è brasiliana. Pandemia permettendo, mi piacerebbe portarla. Ho una lista di amici e parenti da andare a trovare: insieme a lei sarebbe bellissimo.” Inevitabile poi parlare del rapporto che si sta solidificando in questi ultimi mesi con il 20enne Jannik Sinner. Nonostante la differenza d’età, con Jannik ho sempre avuto un bel feeling. Mi ricorda un po’ me stesso: ha una maturità superiore alla sua età. Ho visto nei suoi occhi e nei suoi messaggi che ha capito il dramma sportivo. Se lo è meritato, il posto alle Atp Finals. Qui in Australia stiamo passando tanto tempo insieme. È un rapporto utile a tutti: a me, a Jannik, al tennis italiano e alla squadra di Davis.” E proprio la sfida con la Slovacchia in programma il 4-5 marzo “è una delle mie priorità.” Ma prima, è tempo di Australian Open.

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Australian Open

Il tabellone maschile dell’Australian Open: Salvatore Caruso al posto di Djokovic, nessun slittamento di testa di serie

Il n. 150 del mondo ripescato come lucky loser affronterà domani Kecmanovic. Sale a dieci il numero di italiani nel tabellone principale

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Salvatore Caruso - Wimbledon 2021 (ph. AELTC_Ian Walton)

Come annunciato nelle ultime ore, i giudici della Corte Federale australiana hanno emesso il loro verdetto e ora il n. 1 del mondo Novak Djokovic è costretto a lasciare l’Australia. Con la sua partenza e con la sua impossibilità a disputare gli Australian Open a qualcuno toccherà prendere il suo posto nel tabellone principale e quel fortunato è Salvatore Caruso. Il 29enne siciliano si era arreso al terzo turno di qualificazione contro il giapponese Taro Daniel e ora, dopo l’esclusione del serbo, è stato ripescato come lucky loser portando a dieci il numero dei tennisti azzurri presenti. Fino a ieri c’erano dei dubbi sulla sua collocazione nel tabellone a seconda se il programma dei match di domani sarebbe uscito prima o dopo la sentenza su Djokovic, ma siccome il programma della prima giornata di gioco è stato rilasciato prima che terminasse l’udienza, Caruso prenderà direttamente il posto di Djokovic e non ci sarà nessun slittamento di teste di serie (che in quel caso avrebbe visto Rublev alla ‘numero 1 fittizia’),

Per Caruso, attuale n. 150 del mondo, questa è la quarta partecipazione allo Slam di Melbourne e solamente lo scorso anno è riuscito a superare il primo turno battendo Henri Laaksonen per poi arrendersi 7-6 al quinto set nel derby con Fabio Fognini, con tanto di match point e polemica tra i due. Ora proverà a bissare il suo miglior risultato in questo torneo domani proprio contro un serbo: il 22enne Miomir Kecmanovic. L’unico precedente tra i due è avvenuto a febbraio dello scorso anno sempre a Melbourne ma in un ATP 250 dove a vincere fu Kecmanovic per 7-6(5) 5-7 7-5. Contro il n. 78 del mondo Caruso non partirà da favorito ma, come era stato scritto anche ieri su Ubitennis, per Salvo si tratta di una bella occasione di rilancio dopo un 2021 estremamente complicato che l’ha visto scendere dal best ranking di n.76 ATP di inizio anno al n.157 della sua conclusione.

Il saldo in termini di vittorie e sconfitte è stato di 5-19 a livello ATP e di 16-25 includendo qualificazioni e Challenger, con un periodo particolarmente complicato fra febbraio e luglio, quando strisce da cinque e otto sconfitte di fila furono inframmezzate da un solo torneo positivo al Rolex Monte-Carlo Masters. Lui stesso aveva raccontato le proprie difficoltà lo scorso luglio, attribuendo il momento alla scarsa fiducia: Io sono uno che deve giocare in modo caparbio ed energico, altrimenti faccio fatica. È stato un periodo un po’ particolare, adesso mi rimetto in marcia. Ho solo bisogno di vincere qualche partita per tornare ad avere quel pizzico di fiducia che può fare la differenza. Adesso sono contento di come sto in campo, anche se i colpi vanno e vengono“.

 

Qui il tabellone aggiornato dell’Australian Open 2022

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