ATP Finals - Che brutta giornata per Djokovic. Dalla pessima notizia australiana sull'obbligo del vaccino al KO torinese con Zverev

Editoriali del Direttore

ATP Finals – Che brutta giornata per Djokovic. Dalla pessima notizia australiana sull’obbligo del vaccino al KO torinese con Zverev

Il tedesco gli ha strappato il sogno di eguagliare i sei trionfi di Federer. Chissà se il serbo andrà in Australia con il miraggio dell’Australian Open n.10 e dello Slam n.21…quando Rafa Nadal potrebbe vincere un altro Roland Garros e staccare i due Fab 3

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Alexander Zverev - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

Non è stata una bella giornata per Djokovic quella di ieri. In mattinata è stato informato che in Australia il direttore del torneo Craig Tiley ha informato ufficialmente il mondo che all’Open d’Australia potranno giocare soltanto i tennisti vaccinati.

Di sicuro questo annuncio non ha fatto piacere a Novak i cui sentimenti a proposito del vaccino sono intuibilmente – ma non ufficialmente – noti.

 Non dico che la vicenda possa averlo destabilizzato, ma di sicuro un po’ lo ha scosso.

 

Wait and see” è stato l’unico commento che ha fatto ieri notte dopo il k.o. con Zverev. Un’altra delusione paragonabile, forse anche se magari meno, a quelle di Tokyo e di Flushing Meadows.

Non una questione da poco per un tennista che ha vinto l’Australian Open 9 volte e, ancor più, per uno che trovandosi a 20 vittorie negli Slam come Nadal e Federer (il quale ultimo non sa neppure se riuscirà a ripresentarsi in tempo per Wimbledon) se volesse lasciarsi alle spalle i due grandi rivali non dovrebbe perdere le ultime grandi occasioni.

C’è, anzi, il pericolo per lui, se non dovesse recarsi a Melbourne – come oggi parrebbe abbastanza probabile – che Rafa Nadal vinca il Roland Garros n.14 e quindi lo Slam n.21 e si lasci alle spalle sia lo svizzero sia il serbo.

Insomma non solo Djokovic non eguaglia il record dei 6 Masters detenuto da Federer, ma se non dovesse andare in Australia, non li staccherebbe neppure nel conto degli Slam.

Questo che resta un anno fantastico per lui, campione di tre Slam e finalista nel quarto, rischia di essere paradossalmente ricordato più per i record mancati, il Grande Slam, la medaglia d’oro olimpica che non vincerà più, le 6 ATP Finals non ancora diventate trionfali, che per le straordinarie vittorie conquistate. Quando la gente (non quella serba…) ricorderà le migliori annate di Djokovic forse non si ricorderà neppure che lui nel 2021 ha vinto 5 tornei fra cui 3 Slam! E dirà che i suoi anni migliori sono stati il 2011 e il 2015. Anche se non è vero.

Ieri sera l’ho visto in serio affanno negli scambi prolungati con Zverev. Come non mai. Zverev una volta ne avrebbe persi la maggior parte e ieri sera invece ne ha vinti di più di Nole.

E Nole, di solito apparentemente indistruttibile fisicamente, l’ho visto nel terzo set spesso con la lingua di fuori dopo gli scambi mozzafiato sulla diagonale dei rovesci, tanto che poi finiva per sbarellare con il dritto. Ne ha sbagliati almeno tre gratuiti gravissimi e davvero non da lui nella fasi finali del match.

Ma c’è da dire che Zverev ha recuperato con delle spaccate alla…Djokovic, delle palle che sembravano irraggiungibili riuscendo a tirar rasorete e fortissimo anche in quelle situazioni apparentemente compromesse.

Per un uomo di un metro e 98 cm sono prodezze atletiche, oltre che di puro talento, pazzesche…se non fosse che oggi incontrerà in Daniil Medvedev un altro uomo di 1 metro e 98 cm che è un altro fenomeno di straordinaria agilità.

Onestamente non so come facciano questi ragazzoni con quelle leve così lunghe ad abbassarsi così tanto da prendere palle che non si alzano più di pochi centimetri dal tappeto Greenset. E tuttavia riescono a tirare così forte e preciso dopo aver sfiorato quel tappeto con le ginocchia, quasi strusciandolo, che non sembra possibile ad un umano.

Una volta lo sapeva fare solo Djokovic, adesso Medvedev che lo ha battuto in finale all’US Open e Zverev che lo aveva fatto a Tokyo e si è ripetuto qui …lo sanno fare anche loro.

A Tokyo però direi che si era trattato di una grande sorpresa perché Djokovic era avanti 6-1 e 3-2 con break, quando aveva perso poi 10 dei successivi 11 games. In maniera del tutto inattesa e certamente sorprendente. Lì magari aveva potuto incidere il caldo, il clima afoso e umido anche dei giorni precedenti.

Oggi un pronostico fra due giocatori che un paio di giorni fa si sono affrontati fino al tiebreak del terzo set, vinto da Medvedev per 8 punti a 6 (mentre con Sinner il russo ha vinto ancora al tiebreak decisivo 10 punti a 8, non senza aver annullato due matchpoint con il servizio) potrebbe sembrare simile al gioco della roulette sul rosso (il russo) e il nero (l’abbigliamento prediletto da Zverev).

Il paragone mi fa tornare alla mente una celebre gaffe di un telecronista che volendo citare la roulette russa, quella che ha tanti colpi a salve nella canna della pistola ma anche uno vero che è quello che uccide il più sfortunato, parlò di “roulotte russa”. Vabbè, è un ricordo-facezia che mi permetto soltanto perché sto scrivendo ben oltre la mezzanotte.

Oggi per chi volesse azzardare un pronostico nonostante lo straordinario equilibrio dell’ultimo duello dei due finalisti, si dovrebbe dire che vincerà Medvedev. Ma non è affatto detto, naturalmente, che ciò accada. A tal proposito, è da sottolineare che è accaduto 18 volte nella storia delle Finals che in finale si incontrassero due giocatori che si erano già affrontati nel Round Robin; e il bilancio è in equilibrio, visto che 10 volte ha vinto la finale chi aveva perso nel girone e 8 volte il vincitore del Round Robin si è ripetuto anche in finale. Ricordo ad esempio le semifinali del 1987, che furono proprio due scontri di questo tipo: Lendl sconfisse Gilbert due volte, mentre Wilander sconfisse Edberg dopo averci perso il giorno prima nel Round Robin. Questo a dimostrazione del fatto che non è matematico che il risultato del girone si ripeta tale e quale anche in finale.

Pero è vero che Medvedev ha vinto le ultime cinque volte di fila con Zverev, ed è vero che il tedesco non può essere andato a letto prima delle due del mattino dopo questa battaglia con Djokovic di due ore e 28 minuti.

Il russo si è invece riposato contro Ruud (il norvegese è più debole ed era probabilmente già appagato per aver raggiunto le semifinali al primo Masters della sua carriera), ma al contempo è anche vero che ha perso un set ogni volta che ha giocato nel round robin. Con Hurkacz, Zverev, con Sinner. Ma è anche vero che alla fine ha vinto lui tutti i match.

Concludo ricordando che quanto è successo, con il n.2 contro il n.3 del mondo in finale, dimostra che il gruppo nel quale era capitato Berrettini prima e Sinner poi, era anche il più tosto. Anche perché nell’altro, insieme a Djokovic, c’era uno Tsitsipas menomato e…difatti è arrivato in semifinale Ruud (a spese di Rublev che si è mangiato la partita con lui).

Insomma al povero Berrettini non ne è girata una dritta in questo torneo. Meno male che a Torino torneremo per altri 4 anni e spero proprio che Matteo e Jannik saranno della partita. Se poi ci dovesse essere anche Lorenzo Sonego forse qualcuno si lamenterebbe? E sognare costa forse qualcosa?

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Editoriali del Direttore

Sascha Zverev, un doppio Maestro e una storia che ricorda Ivan Lendl: tanti tornei vinti, zero Slam

Il percorso del tedesco, già n.3 ATP a soli 20 anni e mezzo, è simile a quello del ceco che nel novembre 1981 era anche lui già n.3, ma fino all’84 non vinse uno Slam. Poi però furono 8

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Alexander Zverev - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto @atptour)

Non avrà vinto ancora uno Slam, ma intanto è un doppio Maestro. Aveva vinto le ATP Finals a Londra nel 2018, sorprendendo Nole Djokovic dal quale aveva perso nel round robin, si è ripetuto a Torino ridiventando Maestro dopo aver battuto il n.1 Djokovic e il n.2 del mondo Medvedev fra semifinale e finale.

Zverev è soltanto il quarto tennista che infilando la doppietta n.1 e n.2, finisce per vincere il Masters. Ci sono stati anche tre tennisti che avevano battuto il n.1 e il n.2 del mondo fra girone all’italiana e semifinale, ma poi non avevano vinto il torneo che chiude l’anno ATP: Gene Mayer, David Goffin e Dominic Thiem. I soli tre invece che battendo n.1 e n.2 hanno invece trionfato nel Masters erano stati Lendl nell’82 (che batté McEnroe e Connors), Edberg nell’89 (superò Lendl e Becker) e Agassi nel ’90 (sconfisse Edberg e Becker).

Per ora il cammino di Sascha Zverev ricorda molto da vicino quello di Ivan Lendl che fino al 1984 – quando rimontò John McEnroe in una memorabile finale a Parigi – non era mai riuscito a vincere uno Slam pur avendo giocato quattro finali Majors. Ricordo che molti scrissero di lui come se potesse essere una vittima di un “complesso Slam”. Sì, perché da quando un Ivan ventenne – nato il 7 marzo 1960 – aveva vinto il suo primo torneo nell’aprile del 1980 sulla terra battuta di River Oaks a Houston, si era cominciato a parlare di lui come di un ormai prossimo Slam-winner. Peccato, però, che al momento decisivo Ivan falliva sempre la prova.

 

Quando finalmente Lendl trionfò al Roland Garros, e in circostanze abbastanza rocambolesche, con McEnroe che lo stava dominando e improvvisamente perse la testa per via di un fotografo che lo disturbava con i clic della sua macchina fotografica, Lendl aveva già vinto la bellezza di 40 tornei. Tornei anche importanti, fra quelli del circuito WCT e altri che oggi equivarrebbero ai Masters 1000. Il trionfo al Roland Garros 1984 fu il titolo n.41 per il ceco di Ostrava. Aveva appena compiuto 24 anni. Ma già prima dell’US Open 1981 Lendl era asceso al terzo posto delle classifiche mondiali. A 21 anni e mezzo. Nessuno pensava che gli ci sarebbero voluti altri due anni e mezzo prima di aggiudicarsi uno Slam.

Stessa cosa si è pensato per Sascha Zverev quando già nel 2017, a 20 anni, ha vinto cinque tornei e fra quelli due Masters 1000 come gli Internazionali d’Italia e il Canadian Open (oltre a Washington, sì il torneo vinto quest’estate da Sinner, Monaco e Montpellier). E poi, nel 2018, un altro Masters 1000 sulla terra battuta, Madrid, prima del bis a Washington e Monaco, e delle Finals ATP a Londra per il primo incoronamento da Maestro. Però, dopo un’involuzione tecnica e psicologica che lo portava a commettere più doppi falli che ace nelle fasi decisive di un match, nel 2019 Sascha ha fatto il passo del gambero, retrocedendo da n.3 a n.7 del mondo. Soltanto al diciottesimo Slam, nel gennaio 2020 a Melbourne, è riuscito a raggiungere la prima semifinale di uno Slam. E a fine 2020 c’è stata quella finale all’US Open nella quale, dopo aver vinto i primi due set, si è fatto rimontare e, pur avendo servito per il match contro Thiem, ha finito per perdere la trebisonda, servendo con braccio rattrappito dalla tensione nel finale, perso al tiebreak decisivo.

Adesso Zverev ha vinto 19 tornei, e dimostrato a Torino di aver compiuto davvero grandissimi progressi. Ha giocato per tutto il torneo in modo davvero eccellente. Ha vinto la maggior parte degli scambi prolungati a fondocampo con Djokovic sabato sera. Ha dominato Medvedev anche negli scambi di rovescio domenica. E avrebbe dovuto vincere già nel round robin contro lo stesso avversario. Invece ci ha perso al tiebreak del set decisivo e solo per 8 punti a 6.

In finale, rovesciando l’esito del match del girone eliminatorio come è successo per 11 volte su 19 Masters, si è preso il rischio e la soddisfazione di servire l’ace con la seconda battuta sul matchpoint al termine di una partita nella quale non ha concesso lo straccio di una pallabreak al russo. Lo aveva breakkato nel terzo game del primo set, e di nuovo nel primo gioco del secondo set per un doppio 6-4.

Perché Zverev conquisti il suo primo Slam prima dei 25 anni, dovrà cercare di vincere l’Australian Open. A questo punto, con Djokovic alle prese con il vaccino sì-vaccino no, con Federer che è incerto perfino se partecipare a Wimbledon 2022, con Nadal che non ha più giocato agonisticamente da Washington, Zverev sa di poter essere considerato favorito del torneo non meno di Medvedev e …Djokovic se Nole andrà.

A novembre 1984 Lendl vinse il Benson&Hedges e il suo torneo n.42, Zverev nel novembre 2021 è fermo a quota 19. Però il tedesco dal 2017 in poi ha dovuto misurarsi con i Fab 4… Questo non basta a spiegare tante cose? Oggi Sascha, a 24 anni e mezzo – è nato il 20 aprile del 1997 – è indiscutibilmente il n.3 del mondo. Ha trionfato in 6 tornei, più di chiunque altro, e fra questi 6 tornei ce ne sono almeno 4 di assoluto prestigio: i 2 Masters 1000, il torneo olimpico di Tokyo con la medaglia d’oro, le finali ATP. Alla fine il presunto “complessato” Lendl ha vinto 8 Slam e anche se non ha mai centrato il suo incubo Wimbledon – due finali, 5 semifinali però – ha vinto 2 Australian Open, 3 Roland Garros e 3 US Open. Io dico che Zverev firmerebbe per vincere 8 Slam. Voi no?

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Editoriali del Direttore

ATP Finals – Mistero Berrettini. Gioca o non gioca? Perché aspetta a dirlo? Sinner fra color che son sospesi

Mini sondaggio: in sala stampa si discute e si ipotizza. Le ragioni di chi pensa che stasera giocherà Sinner sembrano prevalenti. Ma un collega è come Matteo: non si vuole arrendere: “Berrettini giocherà”

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)

L’insostenibile leggerezza di un articolo. Questo articolo.

Lo premetto a scanso di equivoci. Prevedo che per molti di quei pochi che lo leggeranno potrebbe apparire del tutto inutile se finalmente, dopo 30 ore di attesa, Matteo Berrettini decidesse di svelare il mistero che avvolge la vera entità del suo infortunio all’addome e, di conseguenza, la sua partecipazione serale al duello contro Hurkacz. Ieri aveva fissato un campo per allenarsi alle,17,45 di oggi…

C’è una sola cosa certa. Contro il polacco che battè Sinner nella finale del Masters 1000 di Miami, conquistando quei 400 punti che al tennista altoatesino avrebbero garantito un posto fra i magnifici otto, giocherà comunque un italiano. O Berrettini o proprio Sinner.

 

Non credo che sia casuale la programmazione serale del match Hurkacz contro…il resto d’Italia. Il match serale favorisce mamma Rai, che può trasmettere un solo incontro al giorno (quello che vede coinvolto un tennista italiano almeno finchè c’è) e di conseguenza favorisce anche la padrona di casa, mamma Fit con i suoi sponsor.

Questi sono ben consapevoli del fatto che  Rai batte Sky + Supertennis 6-2, 6-2 in termini di audience. E in prime time serale probabilmente la RAI vince più netto. 6-1, 6-1?

Certo Hurkacz, che pur perdendo si è ottimamente difeso contro un buon Medvedev domenica sera, ma ha perso e deve assolutamente vincere stasera se vuole avere chance per le semifinali, stasera comincerà il suo match a “o la va o la spacca” con un vantaggio, quanto grande non si sa. O affronterà un Berrettini almeno un tantino inevitabilmente menomato (fisicamente? Psicologicamente?) oppure un Sinner con l’handicap del mancato preavviso.

Vantaggi difficili da quantificare nell’un caso e nell’altro, sia chiaro. Se Berrettini entra in campo significa che domenica probabilmente ha sopravvalutato la gravità dell’infortunio in cui è incappato. Pare – ma sono voci di corridoio che sarebbero arrivate anche al capitano di Coppa Davis Filippo Volandri – che l’esito degli esami sarebbe stato meno preoccupante di quanto si temesse. Soprattutto di quanto temesse Matteo, comprensibilmente traumatizzato da quanto accadutogli a Melbourne quando giocò con Khachanov per ritirarsi alla vigilia del match di ottavi contro Tsitsipas. Tuttavia in quell’occasione Berrettini rivelò di aver giocato quasi un set sopra il muscolo infortunato, mentre qui a Torino si è fermato immediatamente. In ogni caso con uno stiramento addominale, oppure anche con una meno grave contrattura addominale, non si scherza, soprattutto quando chi ne è vittima è abituato a forzare servizi, dritti e smash, con tutto l’energia di cui può disporre. Chi scrive è stato un modesto tennista di seconda categoria che prediligeva un tennis brillante (superiore ai suoi mezzi), osando avventurarsi anche nel serve&volley in conseguenza di una eccessiva modestia nel tennis di regolarità a fondocampo. Non ho mai servito a più di 170 km orari e soltanto fuori gara, in qualche campo dei “pro”. (un paio di volte eh…anche perché in seconda categoria radar che misurassero la velocità del servizio non c’erano mai). Ma di stiramenti addominali ho sofferto più d’una volta. E più d’una volta mi sono ritrovato non solo a prendere antiinfiammatori ma anche a fasciarmi l’addome con una cintura da motociclista, di quelle con le stecche, così stretta che quasi non respiravo e allentava un tantino la presa soffocante soltanto quando, perdendo peso per la partita e per la tensione, mi alleggerivo. Le vendevano solo nere. Ne ho avute almeno tre.

Se a scendere in campo fosse invece Sinner, beh, chi può garantire che il Pel di Carota della Val Pusteria non si emozioni, non soffra le paturnie dell’esordio in un’occasione così importante, di fronte a un pubblico così entusiasta ed esigente? A deluderlo basterebbe…che perdesse, dopo tutte le aspettative che l’annata straordinaria di Jannik ha suscitato anche soltanto 3 settimane fa, prima della dolorosissima sconfitta con Tiafoe in quel di Vienna. Lì, Jannik, ha rischiato di rovinare tutta la sua annata: non per lui, non per Riccardo Piatti, ma per la gente, per i suoi più sperticati ammiratori.

Senza aver visto gli esami clinici di Matteo non sarebbe davvero serio pensare di dargli un consiglio sul daffarsi. Avendo svolto un mini-sondaggio fra i colleghi più preparati e stimati sul quesito “Secondo voi Berrettini giocherà o no” cinque hanno risposto di no e uno solo di sì.

Io sono uno dei cinque. Ma, ribadisco, si va a sensazione. E mi pare giusto chiedersi quello che si è chiesto quell’unico collega che crede che Matteo giocherà. Perché mai Matteo non ha annunciato già ieri che non avrebbe potuto giocare?

Non significa forse che lui spera di avere con 24 ore in più di tempo la possibilità di guarire? Sarebbe perfettamente legittimo. E poi, altrimenti, perché?

Beh, quell’ipotesi starebbe in piedi – come accennavo già sopra – soltanto se l’infortunio fosse di leggerissima entità. Di solito possono sbagliare nella valutazione di un infortunio ragazzi di 16/17/18 anni. Più difficilmente uomini di 25. Soprattutto se di infortuni del genere hanno avuto qualche precedente esperienza. E Matteo l’ha avuta. Anche se il febbraio scorso abbiamo visto Novak Djokovic infortunarsi seriamente agli addominali durante il match di terzo turno con Fritz, riuscire in un qualche modo a portarlo a casa al quinto set e poi recuperare progressivamente nei giorni successivi fino ad arrivare a vincere il trofeo dominando in finale Daniil Medvedev.

Potrebbero esserci allora – proprio per pensare a tutte le possibili motivazioni – ragioni economiche a spingerlo a scendere comunque in campo?

Sinceramente no. Al di là del premio di partecipazione al singolo incontro delle ATP Finals (173.000 dollari che possono raddoppiare se uno il match lo vince), e magari di un bonus eventualmente stabilito con uno sponsor, il rischio economico di perdere assai di più in caso di un muscolo che si laceri e tenga Matteo lontano da uno Slam (in Australia?) e da un Masters 1000 (Indian Wells, Miami?), sarebbe ben più pesante per il suo portafogli e per quelli annessi del suo team.

Matteo rischia anche di dover portare a termine comunque il suo match, magari soffrendo le pene dell’inferno. Beh, immaginate che scenda in campo, giochi solo qualche game e poi si ritiri. Beh, molti se non tutti gli direbbero di essere stato egoista, di aver fatto un danno al torneo, di aver pregiudicato le chances di un altro tennista azzurro, Jannik Sinner, nei confronti del quale Matteo ha sempre dichiarato – almeno ufficialmente – di essere contento dei suoi progressi, delle sue vittorie senza mostrarsene geloso, pur essendosi lasciato umanamente scappare un paio di volte l’anno scorso – quando tutti parlavano molto più di Sinner n.37 del mondo che di lui top-ten –  e poco di lui – che, oh ragazzi, il n.1 italiano era pur sempre lui.

Resta il fatto, che mi assicurano alcuni amici intimi del clan Sinner, che fino a ieri sera nemmeno a Jannik era giunta mezza voce prepararsi a sostituire Matteo. La sostituzione potrebbe venirgli comunicata – da regolamento – anche cinque minuti prima delle 21, ora d’inizio del match con Hurkacz.

Fra le motivazioni dei 5 colleghi che pensano che Matteo non scenderà in campo c’è la diffusa sensazione che lui vorrebbe far di tutto per scendere in campo, perché ci tiene troppo dopo aver sognato tutto l’anno di esserci a queste Finals e per non arrendersi alla delusione patita l’altra sera quando non è riuscito a trattenere le lacrime. Sarebbe, per la verità, più che umano. Ma c’è anche la sensazione che gli amici del suo team cercheranno invece di far quadrato, di farlo ragionare, di convincere a mollare la presa per non compromettere i prossimi mesi di tennis (allenamenti e gare), senza arrivare a legarlo a una sedia ma quasi, nella convinzione che quella potrebbe essere la scelta più saggia.

Ma quello che pensa l’unico collega di diverso avviso è che se Matteo non si è ancora ritirato è perché davvero pensa (sogna?) di poter giocare senza sfigurare, anzi pensa (sogna?) di vincere. I campioni, si sa, sono tali anche per lo smisurato orgoglio che sempre li anima e senza il quale non avrebbero raggiunto certi risultati.

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Editoriali del Direttore

ATP Finals: doveva essere una festa e invece ci piomba addosso, non solo a Berrettini, una gran tristezza

Quel maledetto stiramento muscolare che già lo ha fermato in Australia. Le chances che possa giocare domani sono minime. Lui sembra sperarci, ma Sinner farà bene a prepararsi, Con obiettivo un posto tra i top-ten. Senza escludere la semifinale

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Matteo Berrettini - ATP Finals Torino 2021 (via Twitter, @atptour)

Un anno sognando di giocare le prime ATP finals organizzate in Italia, una qualificazione strameritata raggiunta con grande anticipo quale sesto di otto “maestri” attraverso due tornei vinti, Belgrado e Queen’s, due grandi finali, quella storica di Wimbledon, la prima di sempre per un tennista italiano e (un paio di mesi prima) a Madrid in un Masters 1000, tutto vanificato da quello stesso maledetto stiramento addominale che già lo aveva fregato a Melbourne durante l’Open d’Australia quando aveva dovuto ritirarsi prima di giocare gli ottavi di finale contro Tsitsipas.

Mai lacrime irrefrenabili furono più giustificate, povero Matteo, per uno di quei drammi sportivi che ogni tanto colpiscono gli atleti che hanno chiesto al loro corpo sempre sforzi massimi. Ricordate Tamberi, il saltatore in alto poi ripagato quest’anno dall’oro di Tokyo, quando si ruppe il tendine proprio alla vigilia delle Olimpiadi di Rio? Alexander Zverev che aveva salvato due setpoint nel primo set vinto al tiebreak, quando Matteo era stato anche 12 volte a due punti dal set (dal 6-5 0-30 sul servizio di Zverev), ha capito il dramma del suo amico e avversario, ha scavalcato la rete e lo ha abbracciato con l’infinita tenerezza di un atleta che sa che cosa si prova quando succedono eventi sfortunati del genere.

L’infortunio ai muscoli addominali è uno dei più ricorrenti fra i tennisti, perché ci si lancia la palla sempre più in alto, si spicca un salto, si tende tutto il colpo in equilibrio precario e tuttavia ci si sforza di tirare con tutta l’energia che si ha in corpo, in piena estensione. Ricordo bene Stefan Edberg nella finale dell’Open d’Australia 1990 contro Ivan Lendl. Lo svedese aveva vinto il primo set, ma accusò la stessa fitta di Matteo nel secondo set, si trascinò al tiebreak, che perse, ma non ci fu nulla da fare. Sul 5-2 per Lendl nel terzo set fu costretto a ritirarsi.

 

Matteo è stato fermo due mesi, da metà febbraio a metà aprile, per quello stiramento che lo colpi mentre giocava contro Khachanov e che gli impedì di rientrare in campo contro Tsitsipas. Riprese a giocare soltanto il doppio all’ATP di Cagliari con il fratello Jacopo e poi a il singolare a Montecarlo, dove però perse subito 7-5 6-3 da Davidovich Fokina, perché non era ancora a posto. La settimana dopo però, a Belgrado, eccolo vincere il suo primo torneo dell’anno, battendo in finale quel russo Karatsev che aveva sorpreso Djokovic in semifinale. Sempre a causa di problemi fisici, Matteo quest’anno ha saltato anche le Olimpiadi (gamba), Indian Wells (collo) e Bercy (ritiro precauzionale a causa del torcicollo).

Doppio, triplo, quadruplo peccato quel che è successo perché quello che abbiamo visto ieri sera per un’ora e mezzo era un Berrettini competitivo, esaltato anche dalla straordinaria atmosfera di un PalaAlpi pieno al 90% (ma chi ha detto che non si poteva riempirlo più del 60%? Che Paese incredibile, e ingovernabile, è l’Italia).

Zverev aveva dominato tutti i suoi game di servizio tranne l’ultimo. Mentre Berrettini era stato costretto a salvare breakpoint in tre games, fin dal primo e dal secondo turno di servizio. Ma sparando battute come un ossesso aveva salvato quasi tutti i punti importanti proprio grazie al servizio. Ha chiesto troppo a se stesso? Ha esagerato? Ora si potrebbero fare mille speculazioni. Ma non serve a nulla, salvo che ad accrescere il rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. E per Matteo non sarà.

Per la mia esperienza non c’è una probabilità su mille che possa scendere in campo martedì, sebbene lui non l’abbia escluso in un ultimo anelito di speranza. Ma c’è anche la Davis, fra una settimana… Se è una contrattura seria non potrà giocare neppure fra una settimana. Vorrebbe dire mettere a repentaglio anche tutto l’inizio del 2022. Matteo c’è già passato, vorrebbe giocare con tutte le sue forze, ma lo consiglieranno saggiamente di non farlo. E allora toccherà a Jannik Sinner. Che è sempre meglio che vedere in campo un altro giocatore, anche se lo stesso Sinner avrebbe certo preferito sostituire chiunque piuttosto che Berrettini. Comprensibilmente.

E Sinner potrebbe riconquistare un posto tra i top-ten se vincesse anche una sola partita. Tornerebbe infatti a superare Auger-Aliassime. Ma potrebbe, anche se è pura teoria, addirittura qualificarsi per le semifinali se vincesse due partite. Con questi scenari: Zverev batte Medvedev e Hurkacz, chiude il girone con tre vittorie. Sinner batte Medvedev e Hurkacz. Passa Sinner. Ma anche se Hurkacz batte Zverev e poi Zverev batte Medvedev. Insomma se Sinner vincesse due partite (ma contro Medvedev e Hurkacz avrebbe buone chances di passare). Chiama e rispondi, però.

Chiudiamo questa prima giornata di ATP Finals che avrebbe dovuto essere festosa, con una gran tristezza nel cuore. E mi immagino cosa debba provare Matteo, la sua famiglia, il suo team. Vero che la vita va avanti e che, tutto sommato, questo è sempre uno sport e certi infortuni si debbono mettere anche in conto. Ma dispiace, dispiace, dispiace.


ATP Finals, Sinner prima riserva: in 10 delle ultime 25 edizioni un alternate ha giocato

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