Coppa Davis: Djokovic porta la Serbia in semifinale con la Croazia

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Coppa Davis: Djokovic porta la Serbia in semifinale con la Croazia

Il numero 1 del mondo si impone in singolare e in doppio: la Serbia rimonta la vittoria di Kukushkin

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Nikola Cacic, Novak Djokovic e Viktor Troicki - Finali Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Manuel Queimadelos / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)
 

Serbia b. Kazakistan 2-1

Sarà la Serbia di Novak Djokovic ad affrontare la Croazia nella semifinale in programma a Madrid venerdì 3 dicembre. La squadra capitanata da Viktor Troicki ha superato il Kazakistan 2-1, rimontando l’entusiasmante vittoria di Mikhail Kukushkin su Miomir Kecmanovic con il duplice successo di Novak Djokovic in singolare e in coppia con Nikola Cacic. Chiamato a vincere due incontri, il numero 1 del mondo ha portato a termine la missione regolando in due partite Alexander Bublik, mentre il doppio decisivo non poteva non generare altre emozioni con un terzo set che Nole e Cacic non si sono fatti sfuggire.

M. Kukushkin b. M. Kecmanovic 7-6(5) 4-6 7-6(11) (a cura di Giorgio Di Maio)

 

Tre ore e diciotto minuti sono serviti a Mikhail Kukushkin per battere Miomir Kecmanovic in una sfida dal sapore della storia della Coppa Davis, regalando così un punto cruciale al Kazakistan. I kazaki si garantiscono così almeno il doppio decisivo, in attesa della sfida tra il loro numero uno Alexander Bublik e il numero uno del mondo Novak Djokovic. L’inossidabile Kukushkin conferma così la sua lunga tradizione di uomo Davis, che già nel 2016 lo aveva visto battere l’allora top30 (e attuale capitano della Serbia) Viktor Troicki in una sfida vinta dalla Serbia solamente nell’ultimo singolare, con la vittoria proprio di Troicki su Nedovyesov.

Il tennista kazako ha anche dato dolori all’Italia di Davis, che avrebbe potuto sfidare in un eventuale semifinale se non fosse stato per la Croazia. Nel 2015 Kukushkin sconfisse in maniera netta ad Astana sia Simone Bolelli che Andreas Seppi, con l’Italia che fu eliminata 3-2 per la sconfitta al quinto set di Fabio Fognini contro Alexander Nedovyesov. I precedenti erano pari invece tra i due singolaristi, con una vittoria a testa nelle ultime tre stagioni. Curiosamente tutte le partite tra i due si sono disputate su cemento, superficie preferita sicuramente più dal kazako che dal serbo. Se la prima vittoria è stata di Kukushkin, nel primo turno di Shanghai 2019, l’ultima è quella di Kecmanovic, vincitore in due set lottati nel 2020 nel primo turno dell’ATP250 di San Pietroburgo.

Inizio scoppiettante del match sotto il rumore incessante dei tamburi dei tantissimi tifosi kazaki accorsi a Madrid per questo quarto di finale. Kukushkin soffre la difesa strenua del suo più giovane avversario e offre subito una palla break, convertita da Kecmanovic con un rovescio largo del suo avversario. L’esperto tennista kazako non si abbatte, e torna ad attaccare da fondocampo forzando l’errore di Kecmanovic, che soffre soprattutto le grandi capacità in risposta del suo avversario. Kukushkin trova il controbreak già nel terzo game, causando l’errore di dritto del numero 69 del mondo con una bella risposta lungolinea. E’ sempre la risposta a creare la possibilità di passare avanti per il Kazakistan nel sesto game, sfruttando un Kecmanovic sempre molto impacciato con il colpo in uscita dal servizio. Kukushkin però manca la chiusura con il rovescio e Kecmanovic riesce a salvarsi, non correndo più rischi fino al tie-break decisivo per il primo set.

Il kazako apre il parziale decisivo con un servizio vincente e contribuisce alla frittata di Kecmanovic, che dopo aver fatto tutto bene in attacco regala il minibreak a Kukushkin con una volée comoda affondata a metà rete. Per tornare a pari con i minibreak serve lo scambio più duro della partita finora, con Kecmanovic che trova due bei rovesci lungolinea ma non sfonda la difesa di Kukushkin, che tira fuori di metri il dritto dalla fatica di più di venti colpi. Fatica sprecata da Kecmanovic, che subisce un nuovo minibreak giocando in maniera troppo passiva e subendo l’iniziativa di Kukushkin, preciso nel chiudere il punto a rete. Il primo set point vola via per un errore del kazako, ma la pressione da fondo dà di nuovo i suoi frutti e un dritto a metà rete di Kecmanovic regala il primo set al Kazakistan.

Il rovescio lungolinea estremamente piatto di Kukushkin, per le statistiche da anni il più piatto del circuito, continua a fare danni a Kecmanovic. Il tennista serbo è di nuovo in difficoltà all’inizio del secondo set e concede una palla break proprio su questo colpo del kazako, che poi chiude la pratica con un bel dritto in diagonale. La partita sembra sempre più nei binari di Kukushkin, ma Keckmanovic si scuote e la sua difesa strenua vale la prima palla break del secondo set, convertita con il secondo dritto consecutivo in rete del kazako che riporta tutto in parità. Il dritto del kazako continua a ballare ed arriva il set point per la Serbia. La prima palla break vola via su un dritto diagonale di Kukushkin dall’altissimo coefficiente di rischio, replicato dal kazako anche sulla seconda.

Ai vantaggi il serbo si conquista un’altra chance, ma oltre alla difesa c’è poco altro e Kuku annulla tutto con il rovescio. Un ace riporta il kazako all’ennesimo punto game ma il dritto è una macchina di errori non forzati e Kecmanovic si prende il quarto set point, questa volta salvata da uno smash. Ancora una volta nel lunghissimo decimo game Kukushkin ha palla game, e questa volta è il rovescio a tradirlo con due non forzati consecutivi. Nonostante l’età la pressione gioca un brutto scherzo e il kazako con un altro errore concede il set al serbo, che ha chiuso con un parziale di quattro game a zero che ha rimesso in piedi la partita. Il collasso di Kukushkin continua anche nel terzo set. Gli errori ora arrivano anche dalla parte del rovescio e Kecmanovic, limitandosi a prolungare gli scambi il più possibile, si prende il break già nel secondo game. Un altro game fiume arriva nel quarto game, con Kukushkin che rischia di andare sotto di due break cinque volte ma con l’aiuto del servizio riesce a scacciare in pericolo. Il servizio da una mano anche a Kecmanovic, che per la prima volta nel set soffre nel suo turno di battuta e si ritrova a salvare una palla break, annullata con la combinazione servizio-dritto.

Sul 5-3 Kecmanovic si ritrova a servire per una vittoria che nemmeno un’ora prima sembrava definitivamente andata. Il serbo sembra avviato verso la vittoria, e giocando un po’ più aggressivo si conquista due match point. La pressione rende però molto più passivo Kecmanovic, che torna il tennista estremamente difensivo del primo set e subisce le bordate di Kukushkin, che annulla i due match point con dei dritti dall’alto tasso di difficoltà e giocati senza paura. Un dritto inside-in del kazako vale il clamoroso (per la situazione) break point di Kukushkin, ma Kecmanovic annulla con l’aiuto di una seconda coraggiosa. Il serbo è di nuovo spettatore sul dritto vincente di Kuku che vale il secondo break point, ma il kazako non riesce a chiudere il break con il dritto successivo. Un altro dritto vale la terza palla break del Kazakistan, e questa volta il nastro nega il punto di Kecmanovic e consegna il break al suo avversario.

Nel tie-break decisivo il primo a sbagliare è Kukushkin, e Kecmanovic ne approfitta per portarsi avanti 4-1. Il kazako come spesso successo in questa partita non si perde d’animo e causa l’errore di Kecmanovic per riportarsi a parità di minibreak. Quello che sembra il punto di svolta del match arriva nell’undicesimo punto, Kukushkin attacca la rete dopo un bel colpo profondo, ma Kecmanovic trova un passante di dritto incredibile che pizzica la linea ma coglie impreparato Kukushkin, che sbaglia la volée. Il serbo ha così l’ennesimo match point sul suo servizio, ma un dritto sparato fuori è il 6-6. Le emozioni però non sono finite, e Kukushkin annulla anche il quarto match point serbo. Nel lunghissimo quindicesimo punto del tie-break i due scambiano per una ventina di colpi, ed il primo a cedere è il serbo, che consegna il primo match point della partita a Kukushkin.

Il kazako però si vede annullare l’occasione da un bel servizio del suo avversario, ma nel punto successivo breakka Kecmanovic, portandosi al primo match point sul suo servizio. Anche qui Kuku non sfrutta l’occasione, mancando il passante di rovescio che gli avrebbe consegnato la partita. Un punto dal servizio vale comunque un altro match point, annullato ancora una volta dalla battuta serba, ma un dritto sparato fuori da Kecmanovic vale la quarta occasione per il kazako, sprecata grazie alla difesa strenua del suo avversario. Il quinto però è quello buono, il servizio di Kecmanovic non è incisivo e Kukushkin riesce a mettere alle corde il serbo da fondo, che tirando fuori il dritto regala il primo punto della sfida al Kazakistan. Ora toccherà al numero uno del mondo Novak Djokovic scendere in campo contro Alexander Bublik per salvare la sua nazionale.

Novak Djokovic – Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

N. Djokovic b. A. Bublik 6-3 6-4 (a cura di Michelangelo Sottili)

Dopo che durante il terzo set del primo rubber ha certamente pensato che sarebbe entrato in campo sull’1-0, Novak Djokovic non si fa distrarre né sente la pressione perché rispetta ampiamente il pronostico e si impone senza patemi su Alexander Bublik, che avrebbe probabilmente potuto tentare un’interpretazione più spavalda di un match che nessuno poteva seriamente chiedergli di vincere; almeno provarci, tuttavia, avrebbe onorato la precedente sfida tra i numeri 2. Quel bilanciamento alla base della sua filosofia di derivazione monfilsiana tra la remata e l’invenzione a sorprendere pende nettamente verso la prima, privando il confronto di qualche highlight in più e di quell’infinitesima probabilità di infastidire il 20 volte campione Slam. Il tutto si risolve allora in una parentesi in attesa del doppio decisivo, una sorta di riscaldamento sfruttato soprattutto da Djokovic sia per la risposta, sia per le volée.

IL MATCH – Inizia un po’ contratto, Bublik, che in risposta non approfitta di una partenza lenta di Djokovic e commette tre doppi falli, riuscendo comunque a tenere il primo turno di battuta. Il n. 36 ATP prova un paio di drop-shot, Nole qualche discesa dietro il servizio e l’equilibrio si rompe già al quarto gioco, con un paio di errori kazaki compresa un’altra seconda sparata lunga e una smorzata che è un assist. Il numero 1 del mondo ha modo di mettersi in mostra in risposta, almeno quando riesce a toccare la palla – condizione non scontata tra gli ace e i doppi falli di colui che in ogni caso occupa il 49° posto nella classifica dei migliori battitori stilata dall’ATP. Quando si entra nello scambio, Bublik si limita a palleggiare con i piedi ben dietro la linea di fondo finché non sbaglia o è messo in insormontabile difficoltà da Novak. Riesce anche a evitare un secondo break in un sofferto ottavo gioco, ma non può fare molto in quello successivo: 6-3 Serbia.

Qualche timido segnale dal ventiquattrenne di Gatchina arriva nel secondo set quando alla risposta si guadagna due opportunità da sinistra per salire 2-0, ma un orrido gratuito e una buona chiusura a rete di Nole rimettono le cose al giusto posto. Djokovic vuole metterci del suo e lo fa con una rispostona sul 30 pari che lascia di sasso Bublik, il quale replica affossando la seconda ed è 3-1 per il favorito. Un buon servizio qua, un’imperfezione serba là e il 196 cm in maglia azzurra riesce a rimanere in scia, esibendo qualcosa di diverso in un nono gioco in cui salva anche un match point e che chiude battendo da sotto. Tocca poi a Djokovic che con il servizio rimedia al 15-30 e porta la Serbia sull’1-1.

N. Djokovic/N. Cacic b. A. Golubev/A. Nedovyesov 6-2 2-6 6-3 (a cura di Michelangelo Sottili)

Comincia su binari fin troppo tranquilli per Novak Djokovic e Nikola Cacic, entrambi subito in partita, mentre lo stesso non si può dire di Aleksandr Nedovyesov, in grosse difficoltà per oltre un set e a stento sostenuto da Andrey Golubev. Perso nettamente il primo parziale, tuttavia, il più debole della coppia in azzurro ritrova fiducia a fianco di un compagno che gioca davvero bene il doppio, seppur non ai livelli dei protagonisti delle ATP Finals. Sul punteggio di un set pari, a fare la differenza a favore della Serbia è soprattutto Djokovic, con Nedovyesov un po’ complice pur senza commettere errori grossolani; tuttavia, giocando punto a punto, un paio di imperfezioni sono sufficienti, soprattutto se il n. 1 del mondo può liberare i propri colpi ridando anche sicurezza al proprio partner.

IL MATCH – Inizio quasi tragico per Aleksandr Nedovyesov sul servizio del compare, ma metà delle quattro volée da dimenticare passano la rete in qualche modo portando il punto e il primo servizio è tenuto nonostante la chance serba. È chiaro che il duo kazako non si trova molto spesso di fronte a una risposta della qualità di quella di Djokovic ed è soprattutto il trentaquattrenne di nascita ucraina a soffrirne. Dal canto suo, quest’anno Andrey Golubev è arrivato in finale al Roland Garros in coppia con Bublik, ma è lui a fallire lo smash che manda avanti la Serbia al quinto gioco, dopo il contributo negativo di Nedovyesov – colui che è più preso di mira. Se la cava molto meglio Nikola Cacic, il solo in campo a non essere un classe 1987, sia a rete ben supportato da “quello dietro”, sia quando deve difendersi al rimbalzo, ovviamente più sollecitato del compagno in quella zona del campo. Un’ottima risposta di Djokovic e una anche migliore (come risultato, benché colpita non proprio benissimo) del trentenne di Banja Luka valgono un altro break, subito confermato per il 6-2.

La coppia kazaka riparte un po’ più convinta al servizio. Al quarto game opera lo strappo grazie a un brutto turno di battuta di Cacic, in cui peraltro Nole è risultato mancante, e conferma non senza difficoltà per le solite incertezze al volo di Nedovyesov, impallinato come una sagoma al poligono di tiro. Golubev però c’è, trascina il compagno e i due si ripetono quando torna la situazione meno favorevole per i serbi, vale a dire sul servizio di Cacic: 6-2 Kazakistan e si va al terzo.

Attenzione massima ai rispettivi turni di battuta per quattro giochi, poi Nedovyesov non chiude una volée, si fa sorprendere da una bordata di Nole, il quale piazza un bel lob e la battuta di Golubev è persa. Cacic ha ritrovato continuità al servizio e anche qualche bello spunto da fondo, non lasciando così alcuna opportunità di rientro agli avversari, viceversa sempre in difficoltà nei propri turni di battuta e capitolano sul 3-5 al terzo match point. La Serbia ritrova così la semifinale dopo quattro anni, quando venne sconfitta dalla Francia a Lille.

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Quanto vale davvero la World Cup of Tennis (alias Coppa Davis)?

Un’analisi di business del nuovo formato. Al momento siamo allineati a un ATP 500 top, ma il trend è in crescita

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Dopo un weekend di intense emozioni a seguito del commovente saluto di Federer che non dimenticheremo facilmente, comincia una nuova settimana abbastanza soft, con soltanto tornei ATP 250. Ne approfittiamo allora per guardare avanti e parlare un po’ di questa nuova Davis Cup, che speriamo possa regalarci nel prossimo futuro belle soddisfazioni.

Riavvolgiamo allora il nastro;

ANNO 2018: Il board ITF votò l’OK alla nuova formula della Davis sulla base di una proposta che parlava di un total financial commitment iperbolico di 3 miliardi di euro in 25 anni, ovvero 125 milioni all’anno (col senno di poi sarebbe interessante leggere il report di Deloitte che all’epoca redasse la due diligence per ITF sulla “soundness” della proposta di Kosmos; purtroppo il documento è riservato). Tuttavia già all’epoca la quota “reale” di prize money destinata ai giocatori era ben diversa, nell’ordine dei 15 milioni di euro totali.

 

ANNO 2019: la grande discontinuità comincia nel 2019, con la prima edizione che si tiene a Madrid nella Caja Magica. Tutte le fasi finali con le migliori 16 squadre tutte assieme appassionatamente, nei round robin che hanno determinato poi il quadro a eliminazione diretta dai quarti in poi. Due cose sono rimaste di quell’edizione: un nuovo capitolo della leggenda di Nadal che si caricò lettaralmente sulle spalle la Spagna per portarla alla vittoria finale; e il delirio organizzativo con un numero folle di match compressi in una settimana, col risultato di sessioni mattutine dagli spalti vuoti e session serali che si prolungavano fino a notte fonda.

ANNO 2020: niente da segnalare, le finali di Davis non hanno luogo causa Covid, e causa deficit registrato a seguito della prima edizione del nuovo corso, con gli organizzatori che colgono la palla balzo per evitare guai ulteriori

ANNO 2021: primo aggiustamento della formula, con la distribuzione della fase a gironi presso 4 sedi staccate per ampliare la partecipazione di pubblico e snellire le finals ai match più significativi di semifinali e finali. Esperimento parzialmente riuscito in quanto l’idea delle sedi staccate appare azzeccata per avere in una di quelle sedi un home team che traina la partecipazione di pubblico (meglio se però in città affamate di tennis). Il tallone d’achille fu però una programmazione che rendeva di fatto irrealistico per i fan organizzarsi per andare a seguire alle finali la propria squadra e rendere l’atmosfera speciale, visto che fra quarti e semifinali/finali il lag temporale era di circa 10 giorni.

ANNO 2022: qua siamo arrivati al nadir della storia della Davis con l’opzione di Abu Dhabi che sembrava emergere prepotentemente come sede favorita delle Finals, sull’onda di chissà quanti petrodollari; una decisione che è stata schivata per sollevazione popolare, visto che una fetta consistente degli addetti ai lavori, in modo più o meno rumoroso, espresse la propria disapprovazione per l’ipotesi che avrebbe definitivamente ucciso ogni rimando al vecchio formato. L’altra innovazione al formato introdotta infine è stata quella di spostare i quarti nello stesso slot temporale e nella stessa sede della fase finale, grazie ad un’estensione dello slot a calendario dedicato alla manifestazione.

Nell’attesa insomma di vedere gli sviluppi del braccio di ferro Kosmos – Tennis Australia che dovrebbe portare all’unione fra ATP Cup e Davis Cup, con ogni evidenza la soluzione di maggior buon senso sotto tutti i punti di vista, con l’attuale formula Kosmos e ITF sembrano aver trovato un minimo di equilibrio. Ma è davvero così?

Andiamo allora a vedere come si colloca su queste basi la Davis rispetto ad altri tornei ATP e se i fondamentali economici e sportivi siano sballati o meno. L’analisi che faremo verterà su tre dimensioni:

  • Appeal sportivo
  • Ritorno economico per i giocatori
  • Ritorno economico per gli organizzatori

Su queste 3 dimensioni cercheremo per quanto possibile di fare una comparazione con diverse categorie di tornei ATP e a squadra, come la Laver Cup e l’ATP Cup.

APPEAL SPORTIVO: misure fisiche oggettive ovviamente non ce ne sono, ma proviamo comunque a porci la seguente domanda: quanto è attraente la Davis per un tennista? Lasciamo da parte le nostalgie della vecchia formula, per cui la Davis era sì un traguardo ambito da raggiungere, ma non in maniera seriale. Se da un lato un grande campione nei decenni in genere ha sempre cercato di mettere in bacheca una Davis oltre ai trofei del grande Slam, è anche vero che lo sforzo che veniva richiesto per l’insalatiera era tale che ci si considerava liberati dopo aver iscritto anche solo una volta il proprio nome nell’albo d’oro (come ci confermava anche Albert Costa in una chiacchierata al torneo di Barcelona). A un Roland Garros in più in bacheca invece non si dice mai di no…vero Rafa?

Ma scherzi a parte un modo per vedere se l’interesse dei giocatori è reale o meno possiamo considerare che questi hanno sempre la possibilità di “votare con i piedi”, ovvero di non rispondere alle convocazioni; pertanto andare a vedere ad esempio quale sia il ranking dei migliori 8 giocatori che partecipano alle varie competizioni è un modo per avere un’idea di quanto siano più o meno considerate

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte.

*(classifiche al 26/09/22).

Fra parentesi per ogni torneo almeno le prime 8 teste di serie, se rientranti nei primi 20 del ranking ATP all’atto del torneo.

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte. Inoltre, la formula inclusiva che ai nastri partenza un numero di nazioni ben superiore a quello di fasi finali della Davis rende più facile la presenza di tutti i migliori. Questo era un po’ il ragionamento che era stato adottato anche per l’edizione 2019 della Davis, ma che poi è stato scartato causa calendario troppo compresso. Anche in questo senso, il vantaggio di calendario dell’ATP cup è evidente.

RITORNO ECONOMICO PER I GIOCATORI: Qua le comparazioni son un po’ più complicate in quanto gli schemi sono differenti fra un torneo e l’altro e inoltre un valore assoluto come il prize money non è comparabile fra tornei a squadre e tornei individuali, in quanto gli schemi di remunerazione sono differenti e meno sbilanciati verso un singolo individuo vincitore del torneo.

Per i tornei ATP il dato è di facile lettura. Per i tornei a squadre invece la lettura è un po’ più articolata:

  • Per la Laver Cup è previsto uno schema semplificato per cui ognuno dei 6 membri di ogni team riceve 250k $ in caso di vittoria, e 125k in caso di sconfitta. A queste somme vengono aggiunte delle participation fees variabili in funzione del ranking. Non sono distribuiti punti ATP.
  • Nel caso della Davis Cup nel 2021 il prize money era distribuito fra 16 team composti da 5 membri ognuno, che a partire dai round robin si sono scontrati fino alla fase a eliminazione diretta, dai quarti di finale in poi. Non ci sono differenze di remunerazione in funzione del ranking e di singoli match vinti, conta soltanto il risultato di squadra. Non sono distribuiti punti ATP. Sono inoltre previsti altri 5 milioni da ripartire fra le federazioni
  • Lo schema di remunerazione dell’ATP CUP infine è quello più complessa di tutti, basata su participation fees che variano in funzione del ranking, vittorie individuali e vittorie di squadra. Inoltre, oltre ad una discreta sommetta, i giocatori ricevono fino ad un massimo di 750 punti ATP per il singolare e 250 per il doppio. Le participation fees sono un bel richiamo per attirare i top player, che garantiscano ai top ten un cachet di ingresso di oltre 150k, indipendentemente dalle prestazioni di team o individuali. I team partecipanti sono 24, contro i 16 della Davis.

RITORNO ECONOMICO PER GLI ORGANIZZATORI: Il ritorno economico per gli organizzatori ovviamente dipende da variabili che prescindono dal semplice “sbigliettato”. Tuttavia se un torneo “tira” a livello di pubblico sugli spalti, è ragionevole pensare che l’evento abbia un certo appeal e che questa possa essere una proxy anche dell’appeal televisivo. 

Andando anche in questo caso ad analizzare per i vari tornei l’affluenza di pubblico registrata e i prezzi dei biglietti messi in vendita per diverse tipologie di settore ci possiamo farci un’idea a livello comparativo.

** Dato stimato per il 2022: la fase a gironi di settembre nelle 4 sedi di Valencia, Bologna, Glasgow e Amburgo ha fatto registrare ottimi risultati di pubblico con oltre 110.000 presenza complessive. A metà settembre 2022 inoltre oltre il 20% dei biglietti per le Finals di Malaga risulta già venduto e pertanto, stante una capienza dell’impianto pari a 11.000 spettatori un target di 160.000 biglietti venduti appare raggiungibile

CONCLUSIONI: che la Davis sia ancora in una fase di assestamento è indubbio. Al momento sulla base della nostra analisi diremmo che sotto vari aspetti la manifestazione è un appeal che come minimo è pari a quello di un 500 top come Vienna o Barcellona. Che questo sia sufficiente a far quadrare gli “economics” (come dicono quelli bravi…i conti della serva per chi non ha vezzi da consulente) è tutto da vedere anche perché il dettaglio della proposta fatta da Kosmos ad ITF non è stato reso pubblico. Sicuramente la strada intrapresa è quella giusta, in quanto la formula delle 4 città per i round robin per avere l’effetto traino di una nazione che gioca in casa funziona. e una collocazione in calendario a fine anno che veda quarti semifinali e finali nella stessa settimana e nella stessa location è utile sia ai fan per organizzarsi che per far crescere il pathos dell’evento. Staremo a vedere come andrà a finire, noi ovviamente saremo in prima fila a tifare azzurri contro il team USA.

BONUS TRACK: Abbiamo scelto di non fare comparazioni con Roma e Madrid in quanto combined event, mentre Bercy ha solo il tabellone ATP. In ogni caso nelle nostre ricerche abbiamo dato un occhiata anche ad altri tornei di nostro interesse come Roma e Madrid e ci siamo accorti che il torneo capitolino non ha ancora pubblicato il programma delle partite per l’edizione 2023, a differenza della Villa spagnola: fate attenzione se state pensando di acquistare in anticipo i biglietti per Roma, visto che potrebbe essere adottato lo schema di Madrid, e magari il sabato, anziché le semifinali maschili potrebbe aver luogo la finale femminile, scelta fatta da Madrid e già resa pubblica.

A Roma invece, per quanto riguarda il torneo femminile (categoria WTA 1000), sono ancora in corso colloqui con la WTA per adeguarlo alla lunghezza e alla dimensione di quello maschile, in maniera analoga ai tornei dello stesso livello. Insomma i biglietti sono già in vendita, ma su come verranno i definiti i contenuti delle singole giornate ancora non v’è certezza. Insomma, occhio!

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Coppa Davis

Santopadre: “Matteo si rialza sempre! Andiamo a Malaga tra le favorite ma nessuna squadra è debole”

Il coach di Berrettini racconta al direttore la settimana bolognese di Coppa Davis e le prospettive per la fase finale di Malaga

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Coppa Davis in crisi? No, il pubblico negli stadi cresce rispetto agli anni scorsi

La nuova versione della Coppa Davis ha attirato molte critiche per la nuova formula, ma stando a quanto comunicato dall’ITF l’affluenza nelle quattro sedi di gara dice che al pubblico piace sempre

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Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La rivoluzione della Coppa Davis andata in scena negli ultimi anni ha proposto una competizione sicuramente molto diversa rispetto a quella che eravamo abituati a conoscere. E ovviamente non sono mancate le critiche, sia per la formula a gironi, sia per la diminuzione dei match (da cinque a tre per ogni incontro), sia per il fatto che spesso i match finiscono a tarda ora (l’ultimo a lamentarsene è stato Andy Murray). La ITF, al fianco del partner Kosmos, ha respinto tutte le critiche – vedi anche l’intervista rilasciata al direttore Ubaldo Scanagatta dal presidente David Haggerty – e sta cercando tuttora di far evolvere in senso positivo la competizione. Ad esempio, quest’anno la fase a gironi è stata anticipata da novembre a settembre, in modo da staccarla da quella a eliminazione diretta, per rendere meno impegnativo il calendario dei giocatori coinvolti.

Da notare c’è che stando ai dati diramati oggi dalla ITF e da Kosmos, la Coppa Davis non ha perso il suo fascino da massima competizione mondiale del tennis per nazioni, e nemmeno il pubblico all’interno dei palazzetti di gara (nella scorsa settimana si è giocato a Casalecchio di Reno, Glasgow, Valencia e Amburgo). Infatti, viene comunicato che un totale di 113.268 persone hanno acquistato un biglietto per la fase appena chiusa, con 26.445 persone presenti nella sola domenica di gare. Un dato che grossomodo equivale a quello fatto registrare nel 2021, per la fase finale che si è giocata tra Torino e Madrid. Insomma, considerando che si deve giocare la fase più calda della competizione (a Malaga dal 21 al 27 novembre), l’affluenza di quest’anno finirà per essere maggiore rispetto a quella della passata edizione.

“I numeri di oggi sono molto simili a quelli visti nelle intere edizioni del 2019 e del 2021 – ha affermato Enric Rojas, il Ceo di Kosmos -. Ci aspettiamo tra le 50mila e le 60mila persone a Malaga. Il miglioramento in termini di affluenza, percentuale di riempimento degli stadi e fan engagement sarà, a nostro giudizio, enorme”. Per ora a Malaga sono stati venduti 20mila biglietti circa e verosimilmente, ora che si sanno le squadre protagoniste, tra cui c’è anche l’Italia, inizia il periodo più caldo per le vendite dei biglietti.

 

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