L'..."Astangata" kazaka dopo il nostro 1-2 da un eroe impronunciabile a un super Kukushkin

Editoriali del Direttore

L’…”Astangata” kazaka dopo il nostro 1-2 da un eroe impronunciabile a un super Kukushkin

Pubblicato

il

 
 

Fabio Fognini prima ci ha illuso due volte e poi deluso. Andreas Seppi non ci ha neanche illuso e Mikhail Kukushkin ci ha steso più ancora di Nedovyesov. Fognini va a riscaldarsi da solo e suggerisce la formazione agli avversari. Che brutto mese per Corrado Barazzutti fra Fed Cup e Davis Cup all’insegna delle rimonte altrui

Le foto del day 3

 

ASTANAChe mese terribile per le nostre squadre nazionali e per Corrado Barazzutti che ha visto perdere al primo turno sia le sue ragazze di Fed Cup 3-2 con la Francia di Amelie Mauresmo, dopo essere stato in vantaggio per 2-0, sia i suoi ragazzi di Coppa Davis che erano avanti 2-1 con i kazaki del capitano Doskarayev e del presidente della federazione Kazaka Bulat Utemuratov che, a quanto ha spiegato il capitano “ha preso la decisione di far giocare Nedovyesov anziché Golubev perchè io avrei privilegiato l’esperienza di Golubev ma lui ha insistito per far giocare questo ragazzo meno conosciuto perchè era convinto che avesse le armi per dar fastidio a qualunque giocatore italiano, fosse Bolelli oppure Fognini…”. Questa è la prima versione del capitano, che rende omaggio al suo presidente federale, tutto il mondo è Paese…
Ma poi quando ho fatto una successiva domanda, e cioè se l’aver visto che Fognini era andato negli spogliatoi a riscaldarsi mentre Bolelli rimaneva seduto a seguire il triste epilogo del match di Seppi non li avesse messi sulla buona strada di chi sarebbe stato il loro avversario sul 2 pari e quindi, sapendo che Fognini aveva sempre battuto Golubev, non avesse influenzato la loro decisione…beh il presidente della federazione ha annuito e sorriso in modo troppo trasparente. E ancora più ha sorriso, anche se il capitano continuava a sottolineare che quelli seguiti alla conclusione del singolare vinto da Kukushkin su Seppi erano “stati 10 minuti terribili, io la pensavo in un modo e il presidente in un altro”, quando io gli ho detto “Well, forse la squadra italiana avrebbe dovuto mandare a riscaldarsi insieme sia Fognini sia Bolelli così non avreste avuto alcuna indicazione” sono scoppiati a ridere. A volte sono i dettagli che possono fare la differenza. E anche i capitani più esperti possono commettere piccole ingenuità.

Nedovyesov è oggi un piccolo grande eroe in Kazakhstan, perché un n.130 che batte un n.22 anche quando si dice che in Davis la classifica non conta tanto è comunque un grandissimo exploit, soprattutto quando si è giocato un solo match in cinque set. In giro per il mondo andranno le sue foto trionfanti, lui che getta la maglietta al pubblico prima di prendere tutte le altre che aveva nel borsone e lanciare anche quelle. Il pubblico impazzito, tutti che festeggiano i quarti di finale raggiunti in Coppa Davis per la quarta volta. Però è giusto ricordare che il migliore giocatore di questa sfida è stato certamente Kukushkin che non ha perso un set in due singolari, anche se ha dovuto fronteggiare due setpoints nel primo con Bolelli e un setpoint sempre nel primo set anche con Seppi. Se Nedovyesov è sembrato un top 30 più che un top 130, che dire allora di Kukushkin, n.58 mascherato: ha giocato da top 20. Ripensati oggi quei tre momenti (dei setpoint) si può senz’altra dire che se i “nostri” ne avessero trasformato anche uno solo forse il risultato finale avrebbe potuto cambiare.Ma dei se e dei ma, si sa, son piene le fosse.

Barazzutti è stato molto sportivo nel dichiarare alla stampa russo-kazaka che “avevano vinto i più forti, i migliori” e a non sottolineare più di tanto il grande contributo che hanno cercato di dare – a dispetto dell’Occhio di Falco – i giudici di linea. E lo hanno sicuramente dato sbagliando quasi sempre a nostro danno, una dozzina di volte oggi, perché anche se l’ ”Occhione” poi rimediava quelle chiamate iper-patriottiche finivano per innervosire i “nostri”, per lasciarli incerti (Sarà buona la mia palla o era davvero fuori? E questa sua?) in troppe situazioni, anche quando magari le chiamate erano corrette. Una situazione difficile da gestire, che complicava maledettamente le cose. Una partita di tennis si decide tante volte su pochi punti, e basta poco a fare pendere la bilancia da una parte anziché dall’altra, se i nervi non possono stare tranquilli.

Fognini è arrivato in sala stampa ancora comprensibilmente nervoso. “Corrado mi aveva dato fiducia…”. E si vede che gli bruciava la sconfitta che pensava di avere evitato probabilmente due volte. La prima quando è passato a condurre per due set a uno. Ah che game sciagurato quello perso nel secondo del quarto set, a zero con due doppi falli e due errori gratuiti! Fabio serviva a meno di dieci metri da dove ero seduto io in tribuna stampa e per come ha fatto il primo doppio fallo, servendo la seconda dandosi neanche un nano secondo dopo aver sbagliato la prima, ho subito detto al mio vicino di posto: “Ohi ohi, è deconcentrato, si sta rilassando dopo quel terribile decimo game del terzo set, quando ha tenuto la battuta soltanto al sesto setpoint dopo aver salvato 3 pallebreak del 5 pari! Se non sta attento lo rimette in corsa…”. Purtroppo avevo visto giusto. E’ proprio quel che è successo. Ha commesso di lì a poco anche il doppio finale sulla palla break per Nedovyesov e il russo-ucraino-kazako che aveva la testa sott’acqua è tornato a respirare a pieni polmoni. E così il pubblico. Fino a quel momento Fabio non aveva mai perso il servizio!
La seconda volta che Fognini si è probabilmente detto, in cuor suo, “Dai che è quasi fatta”, deve essere stato quando ha recuperato da 1-4 con due break portandosi sul 5-4. A quel punto di solito vince il giocatore più esperto. Non è andata così. Fabio ha avuto la palla del 6-5 ma non è riuscito a sfruttarla.

Non mi pare il caso, anche se abbiamo perso un match che dopo il doppio ci vedeva favoriti, di imbastire processi. Nello sport, come ha ricordato Barazzutti, si vince e si perde. Ci sta. Certo nessuno si sarebbe mai aspettato, nemmeno quelli che dicevano che il match era da 50 e 50, che questo ragazzone che credevamo capace di giocare davvero bene solo in doppio, potesse giocare la partita che ha giocato sul 2 pari, nelle condizioni – campo e giudici favorevoli a parte – psicologicamente più difficili. Bravi loro, un po’ meno bravi noi. Ma senza grossissime responsabilità, direi. Complimenti ai kazaki, non c’è che dire. Hanno tirato fuori il fenomeno dal cilindro…e non un coniglio. Perché dopo che era andato avanti 4-1 con due break vedersi rimontare da un Fognini molto più esperto di lui e 108 posti avanti in classifica, avendo perso 12 punti su 15 con con due turni di servizio a favore e 3 doppi falli, nessuno avrebbe scommesso un “tenge” – la moneta kazaka – su lui. Fognini da 1-4 e salito 5-4 al quinto ma il ragazzone dal servizio straordinario ( e non solo: ma come fa ad essere solo n.130 del mondo?) ha tenuto di nervi nel decimo game aggiudicandoselo a 0 e poi stato lui ad aggiudicarsi il break nel game successivo dopo aver commesso un errore di dritto sulla prima pallabreak. Chapeau a lui e al capitano che ha sostituito Golubev (che aveva perso 4 volte vincendo un solo set contro Fognini, ma al contempo sui campi duri aveva vinto in Davis 11 match e perso uno solo con Federer!) con questo ragazzo che qualcuno aveva visto in finale al challenger di Bergamo, ma che pochi conoscevano. Dispiace naturalmente aver perso dopo essere stati avanti 2-1. Era già successo, come riportavamo stamani sul sito grazie ad una ricerca di un nostro lettore che ancora ringrazio (e chiedo alla redazione di linkare quel pezzo…). Sul 2 pari e al quinto set eravamo arrivati altre sette volte nella nostra storia di Davis, nata nel 1922: fino a oggi avevamo vinto 4 volte al quinto e perso 3. Adesso siamo in pareggio. E a settembre dovremo giocare uno spareggio per non retrocedere ma restare nel World Group. Con il rischio di trovare squadre anche toste. Oggi è impossibile sapere chi potremmo incontrare. Perchè non solo si dovrà esaurire ogni match di questo weekend, ma chi è nel gruppo uno – come la Spagna – giocherà a luglio…Ci vorrà pazienza. Ricordiamo che siamo stati molto fortunati quando per tornare in A abbiamo incontrato la debolissima squadra cilena. Stavolta la ruota della fortuna ha girato all’incontrario. Magari l’anno prossimo tornerà a girare nel verso giusto.

Continua a leggere
Commenti

Editoriali del Direttore

ATP Umago: adesso sono gli altri Paesi, Francia, USA e perfino la Spagna a invidiare il tennis italiano. I migliori siamo noi

In prospettiva l’avvenire è più azzurro che di altri colori grazie a Sinner, Berrettini, Musetti, Sonego, Zeppieri e altri. Alcaraz fra un po’ rischia di essere il solo spagnolo top-player

Pubblicato

il

Continua il periodo dei record del tennis italiano in pieno Rinascimento. Dopo che tre italiani erano giunti in finale la scorsa settimana, fra Gstaad, Amburgo e Palermo, ora tre italiani sono contemporaneamente in semifinale al torneo di Umago, come non era più successo da 35 anni.

Io c’ero a St.Vincent quell’anno, 1987 – ed era con me anche colei che due anni dopo sarebbe diventata mia moglie – quando Cane’, Cancellotti e Pistolesi fecero la fine, con il cileno Rebolledo, dei Curiazi con l’unico Orazio molti anni prima di Cristo.  

Il tabellone completo dell’ATP 250 di Umago

 

Il rischio che quella storia si ripeta a Umago, con Carlitos Alcaraz grande favorito del torneo, c’è tutto, sebbene lo spagnolo di Murcia e dintorni abbia nel frattempo maturato una sorta di complesso nei confronti dei tennisti italiani, avendo lui perso a Melbourne da Berrettini, a Wimbledon da Sinner e ad Amburgo da Musetti, pur essendo sempre partito con il favore dei pronostici. Ma se va in finale contro Sinner forse sarà un pochino meno favorito di altre volte, sebbene la terra rossa per lui sia forse superficie più congeniale rispetto all’erba.

In questo momento, con Rafa Nadal ancora in piena corsa, il tennis spagnolo sta meglio di quello italiano, visto che ha due tennisti compresi fra i top 10, mentre noi abbiamo al momento il solo Sinner top 10e all’ultimo dei dieci posti.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Però in prospettiva io credo si possa dire che il tennis italiano sta meglio di quello spagnolo. Se guardiamo la race, a partire dalla settimana prossima, abbiamo tre tennisti  fra i primi 20 e la loro età non può non farci ben sperare sul loro avvenire. Rafa Nadal è un fenomeno pazzesco, ma insomma il suo certificato anagrafico dice che fra un paio d’anni – anche se continuasse a vincere il Roland Garros – dovrà sventolare bandiera bianca. E anche Djokovic non è eterno. Idem Carreño Busta, Bautista Agut etcetera.

I nostri invece non potranno che migliorare. Tutti e tre. Berrettini, Sinner e Musetti. Tre giocatori così diversi che è un piacere che… lo siano. E che lascino curiosi i nostri appassionati su chi diventerà più forte fra loro.

Io non faccio che incontrare gente che mi chiede chi lo sia, ci abbia maggiori prospettive. Io rispondo che intanto siamo super fortunati ad avere questi dubbi. E poi anche che rispetto al passato, anche a quello glorioso degli anni Settanta, siamo fortunati a poter contare su questi ragazzi che sono di una serietà professionale, con il sostegno dei loro team, senza paragoni.

Sono tutti e tre veramente dedicati al tennis, impegnati a migliorarsi giorno per giorno, consapevoli che soltanto con un lavoro continuo per superare ì proprio limiti – che ancora ci sono ed è inevitabile che ci siano in conseguenza della loro giovane età – potranno fare quella carriera che sognano, aspirare legittimamente a diventare top 5, magari n.1. 

Chiaro che quei traguardi non dipendono solo da loro. Ci sono anche gli altri. Ed alcuni sono giovanissimi come Alcaraz, ma anche ancora giovani come Zverev, Tsitsipas, Rublev, o appena un po’ meno giovani come Medvedev, che non sono meno determinati e professionali dei nostri in rapporto ai medesimi obiettivi. Però, nessuna nazione ad oggi ha 3 giovani contemporaneamente in grado di sognare con qualche ragione quei traguardi.

Per questo ritengo che l’Italia stia meglio di tutti gli altri Paesi. E francamente non era mai successo. Infatti negli anni Settanta il tennis americano era ancora di un’altra categoria, e anche quello australiano. 

Riguardo alla risposta su chi sia in prospettiva il più forte dei nostri tre… oggi come oggi mi pare si possa dire che fra i primi due, Berrettini e Sinner (citati in ordine alfabetico) e il terzo c’è ancora una certa differenza, un mini-gap. E questo perché mentre i primi due sembrano in grado di essere oggettivamente competitivi su più superfici, per ora Lorenzo, che e’ peraltro il più giovane sia pur di poco, ha dimostrato di sapersi esprimere ai migliori livelli soprattutto sulla terra rossa (come spiegano anche i ‘Numeri’ di Ferruccio Roberti).

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Sono certo imparerà ad accorciare i movimenti di preparazione dei colpi anche per i campi duri. Sono cose che si imparano se non si commette l’errore commesso a suo tempo da alcuni nostri giocatori, Cancellotti e Volandri in primis, che quasi rifiutarono di credere in loro stessi su superfici diverse dalla tera battuta.

È anche vero, peraltro, che a quei tempi, sulla terra rossa si giocavano molti più tornei e si poteva quindi difendere la classifica meglio di oggi. Oggi infatti senza punti conquistati anche su altre superfici è praticamente impossibile conquistare le prime posizioni del ranking ATP.

Credo che tutti i nostri tre tennisti di punta, ma anche Sonego che è arrivato a ridosso dei primi 20 del mondo, e non c’è certo arrivato per caso, ma soltanto grazie a una notevole continuità di risultati – ultimamente venuta a mancare con alcune partite perse in modo quasi incredibile, come l’ultima da 4-0 nel terzo – meritino la nostra fiducia riguardo ai loro progressi. Ora poi sembra essersi aggiunti anche Zeppieri che ricordo tre anni fa in Australia avermi assai ben impressionato.

Io non ho paura a sbilanciarmi. Credo che fra un anno saranno tutti più in alto di dove si trovano oggi. Dico tutti, infortuni permettendo. Ma anche riguardo agli infortuni, sono certo che le loro esperienze, a volte dolorose, li aiuteranno a curarsi sempre meglio, a prevenire, a non ripetere certe possibili ingenuità. 

In conclusione, dopo che per anni hanno abbiamo guardato con una qual certa invidia, se non gelosia, al tennis francese prima, a quello spagnolo poi, oggi credo che siano gli altri a dover essere invidiosi, gelosi, del tennis italiano.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

UniCredit Firenze Open, chi in campo? Dagli azzurri al sogno Djokovic, le ipotesi

Firenze avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon e metterà in palio punti preziosi per la qualificazione alle ATP Finals di Torino

Pubblicato

il

Jannik Sinner – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Il grande tennis torna a Firenze. C’era stato, ma al C.T.Firenze 1898– lì nel 1910 era stata fondata la Federazione Italiana Tennis con Piero Antinori primo presidente – negli anni Cinquanta fino all’avvio del tennis Open del 1968 (open ai professionisti).

Lo svedese Sven Davidson vinse due edizioni ma i campioni visti sui campi delle Cascine furono tanti: Drobny, tre volte campione a Roma, i più grandi australiani, Newcombe che avrebbe vinto 3 volte Wimbledon, Cooper (3 Slam), Roche, Rose, gli americani Patty e Larsen, il cileno Ayala, il messicano Osuna, l’argentino Morea, e fra le donne Althea Gibson, Maureen Connolly, Esther Bueno una decina di Slam in tre e fra le più grandi tenniste di tutti i tempi, oltre ai nostri Pietrangeli, Gardini, Merlo, Sirola.

Per un club non era facile far fronte ai bilanci dei tornei professionistici, ma nel ’73 – e per 21 anni fino al ‘94 – ecco ricomparire il grande tennis internazionale a Firenze. C’erano più di 5.000 spettatori e centinaia fuori dai cancelli a tribune esaurite nel ’73 per 4 ore di tennis straordinario culminato con il successo 6-4 al quinto di Ilie Nastase, n.1 del mondo, su Adriano Panatta.

 

Negli anni in cui chi scrive fu direttore del Torneo di Firenze, trionfarono i nomi più belli e noti: da Panatta (1974) a Bertolucci (tre vittorie consecutive 1975-1977), Clerc, Ramirez, Gerulaitis, e poi anche Gomez, Larsson e tre volte un altro n.1 del mondo, Thomas Muster (’91,’92,’93) prima dell’ultima edizione del ’94 vinta dall’uruguagio Filippini.

Che livello avrà l’Unicredit Open Firenze, un ATP 250 del 10-17 ottobre 2022, 625.000 euro di montepremi, quasi due milioni di budget gestionale (che si accolla la FIT)?

Molti top-players saranno a caccia di punti per qualificarsi alla seconda edizione delle finali ATP di Torino a novembre. Zero punti a Wimbledon, zero nei cancellati tornei cinesi che ne distribuivano tanti (Shanghai era un Masters 1000, Pechino un 500).

Spesso nelle settimane degli ATP 250 ci sono tre tornei in concorrenza. Ma Firenze, per il torneo ospite del moderno PalaWanny di San Bartolo a Cintoia – si gioca al coperto e su cemento – avrà solo la concorrenza della città iberica di Gijon. Però la settimana dopo Firenze Napoli ospiterà un altro ATP 250. Se non foste spagnoli dove scegliereste di giocare? In questi giorni Ruud, n.6 ATP, sta giocando un ATP 250. Perché no a Firenze?

Se già partecipassero i migliori italiani, magari con entrambi i nostri leader Sinner e Berrettini, cui si aggiungessero Musetti, Sonego, Fognini, sarebbe già un bel vedere. Fra i 32 in tabellone ci saranno certamente anche tanti tennisti di ottimo ranking. L’entry list verrà definita solo dopo l’US Open. Ma anche se il nuovo ed esordiente direttore del torneo Paolo Lorenzi non ha voluto sbilanciarsi, io scommetterei invece che qualcuno fra Rublev, Ruud, Tsitsipas, Shapovalov, Cilic, Hurkacz, Schwartzman, Dimitrov, Bautista Agut, Rune, Khachanov, lo vedremo a Firenze. E Djokovic? E’ un sogno. Ha detto che non andrà a caccia di punti, ma da qualche parte dovrà pur giocare, almeno per allenarsi. Firenze tira. E sognare non costa niente.

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

ATP Firenze: quando ero il direttore del torneo… Aneddoti di fine anni Settanta con Clerc, Lendl, Ramirez, Panatta

Il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta ha anche diretto il Torneo delle Cascine negli Anni Settanta. Qui riprendiamo solo un paio di aneddoti vissuti (in parte già pubblicati), mentre ne ricerchiamo altri con Arthur Ashe, Jean Francois Cajolle, Jan Kodes, Guillermo Vilas, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci

Pubblicato

il

Nessuno conosceva Josè Luis Clerc… quando nella seconda settimana di maggio 1978 venne a giocare le qualificazioni del torneo internazionale di Firenze, che dopo tre anni di sponsor Vat 69 era diventato Lotto-Spalding per un paio di anni prima di diventare AlitaliaFirenze.


Per la verità nella terza settimana di aprile Josè Luis aveva battuto a Nizza Tonino Zugarelli prima di perdere – al terzo set peraltro – da Higueras, n.25 ATP, dopo aver vinto il primo al tiebreak. Il suo manager era Pato Rodriguez, un ex tennista cileno (classe 1938) che aveva giocato a lungo in Coppa Davis negli anni’60 e ‘70. Pato mi chiese – ero direttore del torneo ATP di Firenze, 50.000 dollari di montepremi – se potevo programmare Clerc come primo match del giorno (ore 13) “perché Josè Luis (un ragazzone pieno di tic…) è molto nervoso e nelle attese, come quando si deve aspettare che finisca il match sul campo dove è stato designato a giocare, si logora. Se puoi dargli una mano…”.

Bene: io gliela detti e, incuriosito da quel tipo, andai a vederlo. Tirava, sia di dritto sia di rovescio, bordate impressionanti. Senza tregua. Un ritmo da far paura. Tutte pallate senza paura e gli stavano quasi tutte dentro. Lo feci giocare per tre turni di qualificazione sempre alle 13. E scrissi subito sul quotidiano locale, La Nazione, dopo il primo match di “quali”, che credevo di avere intravisto un fenomeno. Ovviamente volevo anche promuovere il torneo. Ma ci credevo. Josè Luis vinse il torneo, primo “qualificato” della storia ATP capace di tanto. Fu il suo primo torneo vinto di 25. Batté al primo turno Peter Carter, l’australiano che sarebbe diventato il primo coach internazionale di Roger Federer (morì in un incidente automobilistico in Sud Africa), poi il colombiano Molina, l’ecuadoriano Ycaza, l’australiano John Alexander (n.8 del mondo nel ’75), il francese Patrice Dominguez in finale, tre set su cinque dominandolo per tre set a zero.

Nel corso dell’anno Clerc vinse altri due tornei, Buenos Aires e Santiago, dopo aver raggiunto finali a Gstaad, South Orange (perdendole entrambe con Vilas, ma battendo tennisti come Okker e McEnroe… dopo che a Parigi aveva lasciato sei game a un Ivan Lendl diciottenne, 6-3 6-0 6-3) e anche a Toronto e Aix en Provence: in quel torneo in Francia sapete chi batté? Noah, Smid e Lendl prima di perdere sul traguardo finale dal solito Vilas. Clerc sarebbe diventato n.4 del mondo nell’agosto dell’81, dopo aver vinto anche Firenze (finale su Ramirez), Roma (Panatta, Lendl e Pecci dai quarti in poi) e quattro tornei di fila negli USA: Boston, Washington, North Conway e Indianapolis. Due volte in finale batté finalmente Vilas… inimicandoselo per sempre! Qualcuno si potrebbe chiedere perché Jose Luis, con quel ranking avesse giocato (e vinto) anche il piccolissimo torneo di Firenze. La risposta è: me lo aveva promesso che sarebbe tornato quando aveva vinto nel ’78. Ma di solito quelle sono promesse che i tennisti che diventano forti non mantengono. Lui invece è stato coerente, serio e non lo dimenticherò. Ogni volta che ci vediamo ci abbracciamo!

Quando aspettammo Ivan Lendl oltre…il regolamento. E Roberto Lombardi non me lo perdonò

 

Ricordo in particolare un curioso episodio, avvenuto circa quarant’anni fa a Firenze. Io ero giovanissimo direttore del torneo ATP di Firenze. Roberto Lombardi giocava le qualificazioni di quel torneo. Lo zio di Peter Korda, mi pare si chiamasse Pavel, mi aveva chiesto di iscrivere alle qualificazioni un ragazzino che a suo dire era promettentissimo: si chiamava Ivan Lendl. Il problema fu che questo diciassettenne si era perso un treno, aveva viaggiato tutta la notte, non sarebbe arrivato in tempo per il check-in. Decidemmo di sorteggiarlo ugualmente, in considerazioni di quelle vicissitudini e dell’età del ragazzino. Era toccato in sorte a Roberto Lombardi. Pregai quindi Roberto, dieci anni più anziano (lui del ’50 e Ivan del ’60) di aspettarlo. Per convincerlo gli dissi: “Dai, non perderai mica da un ragazzino di 17 anni che è stato tutta la notte in un treno e arriverà suonato?”.

Lui accettò sportivamente di aspettarlo. Beh, potete immaginare come andò a finire. Vinse il ragazzino ceco. Facile facile. Per anni Roberto me l’ha scherzosamente rimproverato: “M’hai fregato, m’hai fregato… lo sapevi che era fortissimo!”. Ecco, io voglio ricordarmi sempre quel Roberto lì, quello che scherzava sempre, quello che al ristorante chiedeva sempre quello che non c’era (“Lombardi? Il peggior cliente di ristorante del mondo” era l’affettuosa definizione che di lui dava Maestro Rino), quello che amava sempre recarsi nei posti “più trend”. Non sono sicuro che Ivan Lendl si ricordi di quell’episodio. Non ho avuto occasione di ricordarglielo. Abbiamo riso insieme invece ricordando quella vota in cui lui aveva vinto il suo ennesimo Roland Garros (credo fosse il terzo…) e in sala stampa gli chiesi che cosa avesse pensato che avrebbe fatto a fine carriera… “Magari il giornalista? “ gli suggerii. E lui: “Di certo non sogno di diventare come certi giornalisti senza capelli!” rispose guardandomi fisso con il suo tipico humour freddo, lui che alcuni avevano ribattezzato Buster Keaton, perché la sua comicità non era quasi mai accompagnata da un sorriso, e altri doctor Frankestein per la sua maschera molto particolare. Di aneddoti vissuti in quegli anni ne ricordo tanti altri, con Arthur Ashe, con Jean Francois Caujolle, John Alexander, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci e andrò a ripescarli meglio però nella mia memoria per pubblicarli prossimamente sperando che vi piacciano.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement