Johanna Konta si ritira dal tennis

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Johanna Konta si ritira dal tennis

La tennista britannica annuncia il proprio ritiro su Twitter: “Sono grata per la carriera che ho avuto”. Lascia con quattro titoli, un best ranking di numero 4 e tre semifinali Slam

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Johanna Konta - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Johanna Konta ha deciso di smettere di giocare a tennis. La britannica classe ’91 ha reso pubblico il suo ritiro con un tweet molto sobrio, introdotto da una semplice didascalia: “Un piccolo aggiornamento da parte mia”. Di seguito riportiamo le sue parole, serene e colme di soddisfazione per quello che ha trovato lungo il proprio cammino dai successi alle persone conosciute.

Grata. Questa è la parola che probabilmente ho usato di più nel corso della mia carriera e penso che sia quella che alla fine la descrive meglio. La mia carriera da giocatrice è giunta al termine e sono incredibilmente grata per come si è sviluppata. Tutte le prove sembravano indicare che non ce l’avrei fatta in questa professione. Tuttavia la mia fortuna si è materializzata nelle persone che sono entrate nella mia vita e hanno avuto impatto sulla mia vita in un modo che trascende il tennis. Sono incredibilmente grata per queste persone. Voi sapete chi siete. Grazie alla mia resilienza e alla guida degli altri, sono riuscita a vivere i miei sogni. Sono riuscita a diventare quello che volevo e che dicevo di voler essere da bambina. Mi ritengo davvero molto fortunata. Molto grata.”

La decisione di Konta arriva al termine di un 2021 dal sapore dolceamaro. La britannica ha infatti avuto molte difficoltà a trovare la propria miglior forma e il proprio miglior gioco a causa di alcuni problemi fisici (inclusa la positività al Covid che le ha impedito di prendere parte a Wimbledon, lo Slam di casa), ma ha parzialmente mitigato le precoci sconfitte con il titolo conquistato sull’erba di Nottingham in finale su Shuai Zhang, il quarto della sua carriera e il primo da oltre quattro anni. L’ultimo trofeo risaliva infatti all’aprile del 2017, quando sul cemento di Miami ebbe la meglio su Caroline Wozniacki, ma come si intuisce erano altri tempi e un’altra Konta.

Dopo un altro piccolo exploit a Montreal, dove ha eliminato (per la prima volta dopo cinque sconfitte su cinque) la testa di serie numero 3 Elina Svitolina (l’ultima top 10 battuta era stata Karolina Pliskova allo US Open 2019), è stata costretta a ritirarsi contro Cori Gauff. Sconfitta al primo turno di Cincinnati da Muchova, Konta si è chiamata fuori dallo US Open e non è più scesa in campo, senza far trapelare più alcuna notizia fino a oggi mercoledì 1 dicembre.

Questa settimana il ranking la vedeva al 72esimo posto, dopo essere crollata anche al numero 82 in ottobre, il suo peggior piazzamento dal 2015, quando era sul punto di esplodere ad altissimi livelli. Non va dimenticato infatti che, al di là dei quattro titoli (su nove finali), Konta vanta un best ranking di numero 4 e soprattutto ha raggiunto la semifinale in tre prove dello Slam su quattro (solo allo US Open non è mai andata oltre i quarti).

In Australia nel 2016 si è arresa alla futura vincitrice Angelique Kerber; a Wimbledon nel 2017 era stata Venus Williams ad arrestarne la corsa, mentre la vera grande occasione di giocarsi una finale l’ha avuta probabilmente al Roland Garros 2019 quando fu sorpresa dalle due settimane d’oro di Marketa Vondrousova (poi battuta da Ashleigh Barty).

Johanna Konta – Wimbledon 2017

Una carriera di tutto rispetto, condotta sempre con grande classe in campo e fuori. Un tennis brillante e versatile che era una gioia da seguire e che mancherà. Thanks Jo. Anche noi siamo grati.

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Australian Open

Australian Open: Swiatek non c’è, Collins domina e raggiunge Barty in finale. Sarà Top 10 a fine torneo [VIDEO]

Prima finale Slam della carriera per la ventottenne statunitense. Prestazione al di sotto delle aspettative per Iga, che non entra mai in partita

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Danielle Collins all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

[27] D. Collins b. [7] I. Swiatek 6-4 6-1

L’Australia deve avere un sapore speciale per Danielle Collins. Qui infatti era arrivata la sua prima semifinale Slam della carriera nel 2019 (sconfitta da Kvitova) e sempre a Melbourne è arrivata oggi la prima finale a questo livello, indubbiamente la più prestigiosa mai raggiunta. La statunitense ha battuto nettamente 6-4 6-1 una Iga Swiatek apatica e mai concretamente in partita se non con qualche rapida fiammata a punteggio già ampiamente compromesso. In entrambi i set infatti Collins è salita avanti di due break, grazie alla sua indefessa determinazione e alle scelte tattiche poco sagge della polacca; sabato in finale all’Australian Open Collins affronterà per la quinta volta la N.1 WTA e beniamina di casa Ash Barty, che ha battuto rapidamente Keys.

Per Danielle questa è la settima vittoria contro una Top 10, la seconda in uno Slam dopo quella sull’allora N.2 Kerber in Australia nel 2019. Proprio in questo continente sono arrivati i principali successi per lei, inclusa la sua unica vittoria su Barty nella loro sfida più recente ad Adelaide 2021. Mentre per la ventenne Swiatek sono emerse tante lacune sia nel suo gioco che nelle scelte tattiche (davvero strano che non abbia mai variato qualcosa dopo i primi segnali di inferiorità) e soprattutto la sua ancor poca adattabilità al cemento. Difficile consolarsi con il best ranking al N.4.

 

Collins sarà N.10 WTA a fine torneo a prescindere dal risultato di domenica: ricordiamo che fino a luglio non aveva mai nemmeno giocato una finale WTA, mentre sabato 29 gennaio giocherà la terza (nel 2021 ha vinto a Palermo e San José).

IL MATCH

L’incontro inizia ed è subito chiaro che le due tenniste vanno ad una velocità differente. La polacca è timida, confusionaria e gioca colpi attaccabili, la statunitense invece è aggressiva, abbrevia gli scambi il prima possibile e non lascia mai le redini del gioco all’avversaria. Questo divario emerge ovviamente anche nel punteggio dove Swiatek a fatica riesce a conquistare il suo primo game quando addirittura è già sotto di due break. Il gioco di Collins è più adatto alle superfici veloci di Melbourne Park e il tetto semi-chiuso può essere un ulteriore fattore a suo vantaggio. Uno slancio di furore si materializza nel gioco di Iga che fa valere la superiorità sul lato del dritto rispetto alla sua avversaria, ma il tentativo di rimonta svanisce sul nascere: la polacca infatti si ostina a cercare, con la seconda di servizio, il rovescio di Collins e quest’ultima non può non approfittarne.

Il primo set sembrava poter terminare senza ulteriori sussulti in favore di una Collins dallo sguardo di ghiaccio che ha tre set point sul 5-2, ma il servizio che le sta dando tante soddisfazioni fa un po’ cilecca, e dopo due ace arrivano due doppi falli. La concentrazione quasi robotica della N.30 del mondo inizia a subire le prime crepe, e dunque l’urlo di liberazione dopo l’errore di Swiatek che sancisce il set in suo favore sul 6-4 è più che giustificato, a chiudere un scambio lungo e sfiancante e un parziale quasi chiuso che sembrava sull’orlo di riaprirsi. In ogni caso il servizio è stato decisivo per Danielle, che ha spinto molto più che negli altri match (addirittura tre ace di seconda per lei):

La N.9 del mondo parte (male) alla battuta anche nel secondo set e, ostinandosi a pungolare il rovescio di Collins, ottiene solo risposte sgarbate. L’ostinazione con la quale la polacca prosegue con questa tattica autolesionista lascia basiti, e la conclusione non tarda ad arrivare. Impietose le statistiche che certificano come solo una manciata di volte Iga abbia servito la seconda palla sul dritto della sua avversaria (colpo più debole), mentre abbia sempre prediletto il rovescio.

Non facendo nulla per evitare il suo destino, Swiatek continua ad offrire un gioco timido facilmente aggredito da una sempre più caparbia Collins. Il dominio della ventottenne non cala col passare del tempo grazie e dopo un’ora e 19 minuti chiude 6-4 6-1 con l’ennesima risposta vincente di rovescio; con questo risultato entra nella Top 10.

Il mio vaggio per arrivare qui è stato incredibile, non capita da un giorno all’altro. Con tutti i problemi di salute che ho avuto non potrei essere più felice.” La sua tenacia è emersa anche nel ritmo elevato mantenuto dall’inizio alla fine: “Da un paio danni a questa parte sto aggiungendo variazioni al mio gioco, ma di base sono aggressiva e oggi sono rimasta su questo piano A“.


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Australian Open

Australian Open, Barty: “La finale sarà un’esperienza nuova per me. Me la godrò con il sorriso”

Alla terza finale Slam, la N.1 sa che quella di Melbourne vale di più, ma “la preparazione sarà la stessa. So che con il mio gioco do fastidio alle mie avversarie”

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Negli anni 2000 un dominio Slam dal primo turno alla finale simile a quello esercitato da Ash Barty in questo Australian Open si era visto solo con Serena e Venus Williams. Solo loro due (in tre occasioni) hanno perso meno game di quanti ne ha persi Barty nel suo percorso fino alla finale: 20 a Wimbledon 2009 per Venus, 16 e 19 rispettivamente allo US Open 2013 e 2012 per Serena. Ashleigh ne ha lasciati per strada 21 per diventare la prima australiana a giocare la finale femminile all’Open d’Australia dal 1980, battendo 6-1 6-3 Madison Keys nel penultimo atto.

In una lunga conferenza stampa, la numero 1 del tennis WTA è apparsa piuttosto rilassata in vista di quello che viene visto dai media australiani come il match più importante della sua vita (anche se ha già vinto due Slam): Accolgo questa pressione particolare. Lo devi fare ed è divertente. È fantastico giocare nella fase finale del tuo Slam di casa. Vincere più di uno Slam è stato incredibile, ma quella di sabato sarà un’esperienza nuova per me. Andrò in campo cercando di accoglierla con il sorriso, fare il meglio e ciò che succede, succede. È stata una grande estate per me, proverò a godermi il finale”.

Come affronterà Barty queste 48 ore, in cui il tempo potrebbe darle l’impressione di non passare mai? “Farò le stesse cose di sempre. Sono una persona di abitudini. Non cambierà granché per noi. La preparazione al match sarà la stessa, il processo uguale. Sono in grado di staccare quando non sono al circolo e questo rende molto più godibile il tempo che passo sul campo, quando riattacco la spina e sono pronta a ripartire. Come riesco a staccare? È molto facile per me. Quando non sono qui, non penso tanto al tennis. Ho da guardare in TV il cricket femminile, che è straordinario, leggo un libro, qualche caffé e siamo a posto”.

 

Barty ha detto di essere riuscita ad aver reso la vita scomoda a Keys nella semifinale. Ciò significa che oltre attuare il suo solito gioco molto pulito, ricco di variazioni e supportato da un servizio stellare, lei e il suo team prestano tanta attenzione all’avversaria, anche se, dice Ashleigh, si concentra principalmente su sé stessa: “Ho molta fiducia nel mio gioco, molta fiducia nel mio servizio. Anche quando non riesco a colpire i miei angoli preferiti, posso contare sul mio gioco di gambe per provare a mettere pressione. So che se faccio il mio gioco, per la mia avversaria sarà fastidioso. È anche un’arma a doppio taglio. Perché a volte è bello essere in grado di concentrarsi solo su ciò che devi fare tu, ma in altre occasioni anche guardare anche a come la tua avversaria reagisce. Senza dubbio in varie fasi della mia carriera ho fatto questo. Hai bisogno di guardare sia a te stessa che all’avversaria a volte, cambia la prospettiva con cui vedi il match”.

Ciò che Barty sta riuscendo a fare, a prescindere da come andrà la finale di sabato, è dare stabilità al vertice al circuito femminile, qualcosa che è sicuramente mancato in troppe stagioni nell’ultimo decennio. Il suo parere è contrastante con chi crede che questo tolga appeal al circuito WTA: ” È difficile, perché penso che a volte il cambiamento sia positivo. Penso che il modo in cui la WTA o il tour femminile è cambiato negli ultimi tre, quattro, cinque anni sia stato incredibile. La varietà è aumentata notevolmente e penso che ciò abbia costretto tutte ad alzare il proprio livello e dare il meglio. Non è diverso per me. Ho provato a mettermi alla prova in diversi modi. Chiunque nel tabellone è in grado di vincere l’evento. Devi davvero rispettare ogni singola avversaria e devi giocare il tuo miglior tennis più e più volte per poter competere”.

Infine, senza sapere come sarebbe finito il match, ha parlato anche della sua prossima avversaria, Danielle Collins: “Sa colpire la palla in modo eccezionale. Gioca sulla linea di fondo campo e può colpire tutti i punti del campo da qualsiasi posizione. Penso che la sfida sarà cercare di sbilanciarla. Proveremo a trovare un piano e arriveremo sabato cercando di eseguirlo”. I precedenti dicono 3-1 Barty, vincitrice delle due sfide sul rosso e del match di semifinale ad Adelaide 2020. La tennista australiana ha perso però l’ultimo, un anno fa, sempre ad Adelaide nel secondo turno (qui potete guardare la sintesi del match): “Danielle ha fatto sempre incredibilmente bene qui in Australia. Abbiamo giocato ad Adelaide un paio di volte. Abbiamo già giocato sulla terra battuta. Penso che il modo in cui è in grado di controllare la linea di fondo e comandare il gioco la rendano una delle concorrenti più agguerrite. Adora la competizione. È sicuramente bello vederla tornare qui a fare quello che sa far meglio”.

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Australian Open

Australian Open, Barty non fa giocare Keys. Prima finale nello Slam di casa, terza in carriera [VIDEO]

Lucida e chirurgica la N.1 WTA che lascia quattro giochi alla rivale. Barty è la prima aussie ad arrivare in finale dal 2005, prima donna dal 1980

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Ashleigh Barty all'Australian Open 2022 (Credit: @WTA on Twitter)

[1] A. Barty b. M. Keys 6-1 6-3

Continua la straordinaria corsa di Ashleigh Barty, che scrive un’altra pagina di storia del tennis aussie. La N.1 del mondo domina Madison 6-1 6-3 in poco più di un’ora, diventando così la prima tennista australiana a raggiungere la finale a Melbourne Park dopo Wendy Turnbull nel 1980; l’ultima a vincere a Melbourne è stata Chris O’Neil nel 1978. Non solo. Ashleigh è la prima australiana (tra uomini e donne) a disputare l’ultimo round all’Australian Open dal 2005, quando in finale ci arrivò Lleyton Hewitt, battuto da Marat Safin.

‘Ash’ gestisce alla perfezione la semifinale contro Madison Keys, oggi particolarmente fallosa, frettolosa e in grande difficoltà negli spostamenti. Perfetta Ashleigh al servizio e nel mettere pressione all’avversaria: la statunitense non riesce mai ad organizzare un piano di gioco, troppo spesso rigida sulle gambe, indietro con il peso del corpo e vittima delle fredde variazioni di Barty. Un match complessivamente non entusiasmante, scandito da scambi brevi, interrotti soprattutto dai tanti gratuiti dell’americana. Pressoché perfetta Barty, invece, che rimane accorta e lucida nel non perdere il ritmo e nell’imporre il suo tennis chirurgico. La numero uno del mondo perde soltanto dieci punti al servizio, non ha concesso neanche un set nel torneo e ha perso finora soltanto 21 giochi: come si può leggere sopra, solo le sorelle Williams (due volte Serena, una Venus) hanno raggiunto finali Slam nel terzo millennio perdendone di meno.

IL MATCH

Ashleigh fa muovere fin da subito Madison, che non riesce sempre a controllare lo scambio. Il primo game si risolve ai vantaggi, con Barty che commette alcuni errori di dritto. Ma sbaglia anche Madison, irretita dalle variazioni della N.1 WTA. Arriva così la prima palla break del match e Barty la converte subito con uno scattante recupero, chiudendo con un cross angolato di dritto.

Se Keys, nonostante le tre palle game, non riesce a tenere il proprio servizio, Barty è rapidissima e vince a zero il suo primo game alla battuta, confermando ancora quanto funzioni il colpo in questo momento. L’americana, inoltre, va ancora fuori giri con il dritto e Ashleigh avanza sul 2-0. Arriva poi un altro game vinto a zero dalla Barty mentre Keys, per ora, non vince nessun punto in risposta, 3-1 Barty. L’australiana copre magnificamente e il campo e ne utilizza alla perfezione gli spazi e gli angoli. Una gestione impeccabile per Ashleigh, che prende il largo sul 4-1. Con un controllo perfetto del gioco, fa spostare Madison, impedendole di giocare i suoi drittoni.

Ora è Barty a sbagliare qualcosa in più ma, con un ace, si salva subito dalla prima palla break per Madison. Keys è ancora in grande difficoltà negli scambi, non riuscendo a gestire i punti in recupero. Nonostante ci sia la reazione da parte della statunitense che costringe Ashleigh a lunghi vantaggi, l’australiana continua a prevalere nello score, issandosi sul 5-1. Rigida sulle gambe e ancora troppo lenta negli spostamenti, Madison continua a sbagliare permettendo a Barty di dominare e chiudere il primo set per 6-1 in soli 26 minuti. Barty continua a controllare le danze sulla Rod Laver Arena. Perfetta al servizio, lucida e precisa, ha la meglio su una Keys disordinata e frettolosa.

All’inizio del secondo anche Barty si lascia distrarre dall’andamento monocorde del match e concede la seconda palla break del match sul 2-2, ma la salva immediatamente con uno smash. Niente da fare per Keys, che continua a sbagliare da fondo anche su palle comode. Ashleigh avanza ancora sul 3-2. Continua il festival degli errori per Madison, poco serena e vittima della tattica ordinata e fantasiosa dell’avversaria. L’americana fa un piccolo passo in avanti sul 3-5 ma la Barty non si scompone al servizio e chiude l’incontro 6-1 6-3 in poco più di un’ora. ‘Ash’ continua a fare la storia del tennis femminile e australiano. Non solo raggiunge la sua terza finale in un Major, dopo quelle vinte a Parigi e a Wimbledon, ma come detto è anche la prima tennista australiana ad arrivare in fondo al torneo dopo Wendy Turnbull, nel 1980.

Finale N.21 in carriera per Barty (14 titoli), la seconda del 2022 (ha già vinto ad Adelaide); è inoltre la quattordicesima finale sul cemento (nove titoli). In caso di vittoria sabato 29 gennaio, vincerà il terzo Slam su tre superfici diverse.

È irreale. Sono così felice di essere in finale qui, un torneo che amo così tanto“, ha detto una raggiante Ashleigh al microfono di Jim Courier. “Oggi era umido, questo è il clima di Brisbane [battuta che ha scatenato un’ovazione del pubblico, ndr], ho cercato di mettere più palle in campo che potevo e cercavo di fare le cose giuste su ogni scambio. La mia avversaria? Mi piace vedere Madison di nuovo a questi livelli, è una ragazza che mi piace perché sorride sempre, ti guarda sempre negli occhi e ti dà una bella stetta di mano comunque vada il match“. Ashleigh Barty è la numero uno non solo con la racchetta, ma anche con le sue parole, sempre.


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