Ubicommedia, quarta puntata: il Fraudolento e la Divina

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Ubicommedia, quarta puntata: il Fraudolento e la Divina

Quale miglior diversione dalle vicende australiane di un ultimo viaggio nell’Oltretennis?

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Data la natura dei due personaggi che Ubaldo descrive nella quarta e ultima parte del suo manoscritto, viene naturale dire: il diavolo e l’acqua santa.

IL FRAUDOLENTO: BRAD GILBERT

Per avere un’idea di cosa rappresentò Brad Gilbert in campo per i suoi avversari, lasciamo che sia lui stesso a dirlo attraverso le pagine del suo libro più celebre: “Winning Ugly”, in italiano tradotto con “Vincere sporco. Guerra mentale nel tennis”.

“John McEnroe stava vivendo il suo incubo peggiore. Solo che non era un incubo. Era il Master al Madison Square Garden [edizione 1985, ndr] davanti a migliaia di suoi leali, vocianti, rumorosi tifosi newyorkesi. Questa sera il campione in carica e numero 2 del mondo sta lentamente realizzando che perderà contro un giocatore che non gli piace e di cui disprezza il gioco. Quel giocatore ero io. Per lui era umiliante e stava scoppiando di rabbia. Prima gli partirono gli occhi; avevano lo sguardo di un ragazzino che ha dato fuoco al gatto del vicino: cattivi e spaventati. Il volto aveva quell’espressione carica di odio alla McEnroe. A un cambio di campo mi ringhiò ‘Gilbert, non meriti di essere sullo stesso campo con me’. Stava uscendo di testa. Ci passammo a fianco e nel caso non avessi capito bene aggiunse ‘Sei il peggiore. Il peggiore!‘”

 

Gilbert finì per vincere quell’incontro con il punteggio di 5-7 6-4 6-1. Per dovere di cronaca (e amore del tennis) aggiungiamo che i successivi sei confronti diretti furono tutti vinti da McEnroe (per un bilancio finale di 13-1), ma il brano citato rende l’idea del modo in cui Gilbert interpretava il gioco: una guerra mentale in cui tutto era lecito pur di destabilizzare l’avversario e vincere.

Brad Gilbert (Artwork by Andrea Bonzagni)

Non facciamoci però trarre in inganno dalle parole e dalle azioni di questo Belmondo del tennis; non si arriva ad occupare la quarta posizione mondiale, a vincere 20 tornei del circuito e un bronzo olimpico, nonché a battere 27 volte i Top 10 dell’epoca semplicemente tirando la sabbia negli occhi agli avversari. Gilbert era un atleta di prim’ordine, velocissimo e molto resistente e un tennista dotato di buoni fondamentali tecnici con i quali sopperiva alla mancanza di potenza. Con queste doti probabilmente un posto intorno alla ventesima posizione lo avrebbe raggiunto comunque; il suo approccio scientifico al tennis in un’epoca in cui era solo lui a farlo gliene regalò parecchie in più.

Con questi presupposti era facile immaginare per lui un futuro di successo come coach dopo il ritiro, e così avvenne. I migliori risultati in quella veste li ottenne come allenatore di Andre Agassi; sotto la sua guida Andre conquistò sei Major. Agassi definì Gilbert l’uomo che “mi ha insegnato come si gioca a tennis. È il miglior allenatore della storia”. Semplice coincidenza il fatto che Andy Roddick conquistò l’unico Slam della sua carriera – US Open 2003 – nel periodo in cui Gilbert era il suo coach? Ne dubitiamo.

Durissima la condanna inflittagli dal tribunale celeste: “Allenerà due giocatori e due soltanto sino  a quando non avranno messo la testa a posto: Nick Kyrgios e Benoit Paire”. In altre parole, fine pena: mai!

SCHEDA DEL GIOCATORE

NomeBrad Gilbert
Nato il09/08/1961
NazionalitàStatunitense
Titoli vinti20
Titoli Slam
Coppe Davis
Miglior Classifica4

LA DIVINA: SUZANNE LENGLEN

Gianni Clerici ha dedicato un libro a Suzanne Lenglen il cui titolo dice già tutto su di lei: “Divina. Suzanne Lenglen la più grande tennista del XX secolo” . Suzanne Lenglen non fu solo un’eccelsa campionessa, ma rappresentò in campo femminile ciò che Bill Tillden rappresentò per il tennis maschile: è l’atleta che trasformò un passatempo in uno sport.

Lasciamo alle parole dello Scriba il compito di introdurcela:

“Suzanne si passò sugli occhi le piccole dita nervose, intuendo nell’abituale cerimonia delle tende sollevate da sua madre la presenza insolita di papà. Mentre la figura massiccia ricoperta di lane grigiastre si stagliava nella luce violenta, Suzanne ricordò che era il giorno del suo tredicesimo compleanno, il 24 maggio 1912. Il viso di papà era sorridente le sue mani stringevano una splendida racchetta nuova, una fiammante Driva Champion. “Cara Suzanne il mio augurio per il prossimo anno è che tu impari la volèe alta di monsieur Caudery” (Gianni Clerici, 500 anni di tennis, p. 166)

Monsieur Caudery era il segretario di casa Lenglen, e siamo certi che la piccola Suzanne imparò rapidamente a eseguire la volée alta meglio di lui.

Sette anni dopo quel giorno arrivò il primo grande successo rappresentato dai Championships del 1919. Sotto gli occhi della regina Mary e di re Giorgio V,  Lenglen sconfisse in finale la Campionissima dei primi del ‘900, la quarantunenne Dorothea Douglass Chambers, detentrice di 7 titoli , con il punteggio 10-8 4-6 9-7.

Celebre l’episodio capitato sul 4-4 del secondo set: preda della fatica e dello stress, Suzanne si fece dare dal padre una fiaschetta contenente cognac e ne bevve due generosi sorsi che non la aiutarono però a salvare il set. Nel terzo, sul punteggio di 6-5, Dorothea ebbe due match point consecutivi (ricorda qualcosa o qualcuno?) ma Suzanne riuscì ad annullarli ed infine a vincere.

Suzanne Lenglen (Artwork by Andrea Bonzagni)

Da quel giorno e per i successivi sette anni fu quasi imbattibile. L’anno successivo a Wimbledon in finale concesse tre game a Dorothea Lambers- Chambers; alle olimpiadi di Anversa del 1920 perse quattro giochi su 64 disputati. Non si sa chi ebbe l’idea di soprannominarla “Divina”, ma come tale si comportò  anche fuori dal campo. I più grandi stilisti francesi se la contendevano al pari di alcuni sovrani europei che volevano averla al fianco nei doppi misti.

Torniamo al tennis giocato. Nei primi anni ’20 la sua avversaria più difficile fu una norvegese: Molla Mallory. Mallory la batté al loro primo incontro avvenuto allo US Open del 1921; Suzanne quel giorno era fisicamente debilitata e la sua vendetta non tardò a venire: 6-2 6-0 in 26 minuti nella finale di Wimbledon del 1922.

Tra il 1922 e il 1923 raggiunse il suo apogeo tennistico: 179 partite vinte consecutivamente e 45 titoli. Nel 1925 trionfò per la sesta ed ultima volta a Wimbledon perdendo cinque game in cinque partite. Il 1926 fu il suo ultimo anno da dilettante; a Cannes vinse in due set un incontro prontamente ribattezzato “il match del secolo” contro la futura dominatrice del tennis femminile: la statunitense Helen Wills Moody.

La sua storia d’amore con Wimbledon finì nel 1926 in maniera traumatica: la Divina rischiò di essere squalificata per non essersi presentata in tempo ad un incontro di singolare e – scossa dall’episodio – decise di ritirarsi dalla competizione.

Dopo una breve e ben remunerata tournée mondiale, Lenglen si ritirò dalle competizioni ed aprì a Parigi una scuola in cui il tennis veniva insegnato con le tecniche del balletto, il suo secondo grande amore. Morì di leucemia il 4 luglio 1938, pochi giorni dopo l’ottava vittoria a Wimbledon di Helen Wills Moody.

SCHEDA DELLA GIOCATRICE

NomeSuzanne Rachel Flore Lenglen
Nata il24/05/1899
Morta il04/07/1938
NazionalitàFrancese
Titoli vinti83
Titoli Slam12 (6 RG 6 W)
Oro Olimpico1 (1920)
Coppe Davis3
Miglior Classifica1

IL FRAUDOLENTO DANTESCO: GUIDO DA MONTEFELTRO (a cura di Gianmarco Gessi)

Li accorgimenti e le coperte vie
io seppi tutte, e sì menai lor arte,
ch’al fine de la terra il suono uscie

(Inferno, Canto XXVII, vv. 76-78)

La figura di Guido da Montefeltro  domina il XXVII° Canto della Commedia, in cui Dante incontra coloro i quali in vita si comportarono in modo fraudolento. Nel corso dell’incontro Guido non pronuncia mai il proprio nome, ma grazie agli elementi che fornisce sappiamo con certezza che è di lui che parla il Poeta.

Guido da Montefeltro fu un politico, condottiero e religioso signore della contea di Montefeltro ed importante esponente della fazione ghibellina, che mirava a rafforzare la monarchia e a limitare l’ingerenza ecclesiastica negli affari temporali, vissuto nel tredicesimo secolo. In veste di condottiero fu sovente alla testa delle truppe ghibelline con le quali riportò importanti vittorie contro i guelfi, prime fra tutte quella del 1275 di San Procolo contro i guelfi bolognesi e poi quella di Forlì del 1281 ricordata da Dante nel medesimo Canto.

I giorni di gloria militare per lui terminarono qui. Fu sconfitto in battaglia dall’esercito fedele al Papa guidato da Guido di Monforte e in cambio della vita dovette fare atto di sottomissione al Papa e accettare il confino ad Asti dove rimase inattivo per alcuni anni. Nel 1295 riuscì ad accattivarsi la stima e la fiducia del nuovo papa Bonifacio VIII, che lo investì della signoria di Forlì.

L’anno precedente, Guido da Montefeltro si era riappacificato con la Chiesa. Sul suo capo pendeva una scomunica risalente al 1282; nell’autunno del 1294 Guido rinunciò definitivamente a fare opposizione alla Santa Sede ed ottenne l’assoluzione da tutte le condanne. Sul finire del 1296 vestì l’abito francescano e si ritirò in convento ad Assisi, dove visse i suoi ultimi anni.

Il rapporto con Bonifacio VIII è all’origine della sua dannazione eterna.

Dante fa propria una notizia contenuta nelle Historiae di Riccobaldo da Ferrara, risalenti all’inizio del 1300, in cui quest’ultimo riferisce che Bonifacio VIII si rivolse a lui per avere un consiglio su come gestire i rapporti con i Cardinali  a lui avversi; questo il consiglio che gli diede: “multa promittite, pauca servate de promissis“, ovvero: “promettete molto e mantenete poco”. Consiglio puntualmente seguito – e con successo – dal Papa.

Tanto basta a far sì che egli sia condannato per l’eternità ad essere avvolto ed arso da una fiamma che ne nasconde completamente l’anima, così come lui in vita nascose i suoi inganni.

LA DIVINA DANTESCA: BEATRICE PORTINARI (a cura di Gianmarco Gessi)

“Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto quanto a la sua propia girazione quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la qual fu chiamata da molti Beatrice…” (Vita Nova, I, 2)

Benchè l’esistenza ne sia stata da tempo appurata, di Beatrice Portinari si hanno scarse evidenze storiche. Figlia del banchiere Folco Portinari, nacque nel 1265 o nel 1266, essendo sostanzialmente coetanea di Dante. Giovanissima, andò in sposa a Simone de’ Bardi e morì prematuramente nel 1290.

Rappresentando la prima grande figura femminile della letteratura italiana, Beatrice pervade gran parte dell’opera omnia dantesca, quasi senza soluzione di continuità: l’amore per la donna “gentile e onesta” pulsa ed evolve nella produzione letteraria del sommo poeta quale espressione del suo percorso di maturazione artistica, spirituale e morale.

Come narrato nella Vita Nova, il primo incontro con la ‘gloriosa donna’ avviene quando Dante aveva circa nove anni (‘nove fiate’), con un’apparizione (‘apparve’) che sembra presagire lo sconvolgimento dell’anima, i conflitti morali e il potere salvifico che la donna gli genererà.

Beatrice simboleggia l’Amore, che matura nella coscienza del poeta: evolve dall’‘amor cortese’ espresso nelle liriche giovanili, all’amore spirituale, cantato nelle lodi della superiorità morale della donna (“Donne che avete intelletto d’amore“, Vita Nova, XIX), sublimandosi infine nell’amore-virtù, celebrato, spesso con mistica contemplazione, nella Divina Commedia.

Già nei primi due canti dell’Inferno, Beatrice viene presentata come una figura eterea ma potente. È colei che per amore (‘amor mi mosse’, Canto II, v. 72) persuade Virgilio ad andare in soccorso dell’amico ‘e non de la ventura’, smarritosi nella ‘selva oscura’. È una creatura beata (‘loda di Dio vera’, Canto II, v. 103) che riflette la luce di Dio (“lucevan gli occhi suoi più che la stella“, Canto II, v. 55) e, come tale, si sostituirà al magnanimo latino nel Paradiso (“Anima fia a ciò di me più degna“, Canto I, v. 122).

Nel messaggio universale della Commedia, quale “donna di virtù sola per cui l’umana spezie eccede ogni contento” (Inferno, Canto II, vv. 76-77), Beatrice è figurazione della coscienza cristiana del poeta, etica e morale: è simbolo della teologia, scienza di fede che conduce a Dio, ma anche dell’amore-virtù, dal quale l’uomo prende slancio verso il bene e la salvezza morale, compiendo il destino per cui Dio l’ha creato (“fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”, sono le parole di Ulisse ai suoi, Inferno, XXVI, vv. 119-120).

Nella conclusione della Vita Nova, Dante si ripromette di cantare la donna “benedetta” solo quando potrà “più degnamente trattar di lei” e spera che, dopo la morte, la sua anima possa andare a contemplarla in Paradiso. Il poeta affida alla grazia di Dio un proposito e una speranza che sembrano presagire la stesura della Commedia.

Se certamente all’epoca del libello Dante non poteva aver già concepito la struttura del poema, altrettanto certamente l’epilogo della Vita Nova conferma l’unitarietà della coscienza di un uomo il cui “cammin letterario, intellettuale e morale trova espressione nella sorprendente “coesione evolutiva” delle sue opere. Un uomo per il quale la vita intellettuale e quella reale sono inscindibili, rappresentando l’una l’essenza dell’altra. Un’inscindibilità di cui la figura di Beatrice, simbolo di amore, virtù e conoscenza, rappresenta un’emblematica e suggestiva testimonianza.

“… io spero di dire di lei quello che mai non fue detto d’alcuna; e poi piaccia a Colui che è sire de la cortesia che la mia anima sen possa gire a vedere la gloria della sua donna…che gloriosamente mira nella faccia di Colui qui est per omnia secula benedictus…” (Vita Nova, XXXI, 2 e 3).

EPILOGO

Ubaldo: “L’incontro con Suzanne mi ha lasciato senza parole per l’emozione”.
Collins: “Controlla che quello con Brad non ti abbia lasciato senza portafoglio, Ubaldo”.
U: “No, no. C’è ancora. E adesso a chi tocca, Maestro?
C: “A tua moglie
U: “Cosa?!
C: “Non ti agitare. Intendo solo dire che tra pochi istanti ti sveglierai nel tuo letto al suo fianco”.
U: “Ah ecco….ma mia moglie può pazientare ancora un attimino. Io qui vedo vagare anime con le quali amerei conversare. Quello laggiù che pare un diavolo per esempio non è…”
C: “Kent Carlsson? Sì, è lui. Ma il tempo concessoti sta per scadere e devi tornare nel tuo mondo. Non ci sono deroghe”.
U: “Potrò tornare a trovarvi?
C: ”Dipende”.
U: “Da cosa?
C: “Dall’inappellabile giudizio emesso dal tribunale dei lettori di Ubitennis. Se a loro la tua avventura è piaciuta, allora il Capo potrebbe concederti la possibilità di fare un bis il prossimo anno”.
U: “Allora mi auguro che questo sia solo un arrivederci”.
C: “Me lo auguro anch’io, Ubaldo. Nel frattempo salutami Gianni e Rino”.
U: “Contaci Bud”.

…e quindi uscii a riveder le stelle.”

FINE

Nota dell’autore
Per scrivere il prologo e le quattro puntate che compongono l’UbiCommedia ho attinto a piene mani dalle idee e dai consigli degli amici ai quali a suo tempo parlai del progetto. Li ringrazio tutti. E sopra tutti ringrazio Gianmarco Gessi e Andrea Bonzagni: senza i ritratti dei personaggi danteschi di Gianmarco e i disegni di Andrea avrei dato alla luce un’ubicommediola.

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ATP Dubai, l’entry list: torna Djokovic. Presente anche Sinner

Il numero uno del mondo dovrebbe esserci per l’ATP 500 in programma negli Emirati dal 14 febbraio

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Novak Djokovic con il trofeo - Dubai 2020 (via Twitter, @NatSportUAE)

Continua la stagione del tennis sul cemento dopo l’Australian Open, e le entry list ci forniscono informazioni interessanti sul futuro di Novak Djokovic. Il numero uno del mondo non ha più rilasciato dichiarazioni pubbliche dopo il fiasco dell’Australian Open ma ha fatto sentire la sua presenza nell’entry list dell’ATP 500 di Dubai, in programma dal 14 febbraio sul cemento degli Emirati. Non è la prima volta per Djokovic nel torneo arabo: Nole l’ha infatti vinto per sei volte, di cui tre consecutive tra il 2009 e il 2011 e una nell’ultimo torneo disputato pre-lockdown (vinse una semifinale tiratissima con Gael Monfils prima di battere Tsitsipas in finale). Negli Emirati Arabi Uniti non è richiesto l’obbligo vaccinale, fattore che favorisce sicuramente la presenza di un Djokovic che vorrà ritrovare ritmo partita in attesa di capire a quali tornei potrà partecipare nel prossimo futuro, se continuerà nella sua decisione di non vaccinarsi.

Non mancheranno i tennisti di alto profilo oltre a Djokovic. Fra questi il campione in carica Aslan Karatsev, che proprio qui l’anno scorso concluse al meglio in finale contro Lloyd Harris una prima parte di stagione fantastica per gioco e risultati. Presenti anche tre Top 10, tra cui il canadese Felix Auger-Aliassime, Andrey Rublev e il nostro Jannik Sinner, che nel 2021 uscì ai quarti proprio contro Karatsev.

 

Anche fuori dai primissimi ci saranno tanti tennisti di alto profilo come Gael Monfils, Roberto Bautista-Agut e Marin Cilic, tutti reduci da buone prestazioni all’Australian Open, e il croato Borna Coric, al ritorno nel Tour dopo mesi di assenza per un infortunio alla spalla. Poca la presenza degli italiani, che oltre Sinner vedranno soltanto Lorenzo Musetti ai nastri di partenza. Il tennista di Carrara ha deciso di saltare lo swing sudamericano su terra per migliorare il suo gioco sul veloce ma si trova a sei ritiri di distanza dall’entrare nel tabellone principale e per ora dovrà disputare le qualificazioni (Dubai fu peraltro il suo primissimo main draw ATP).

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Australian Open, sinfonia di un perfetto Tsitsipas: Sinner deve arrendersi in tre set [VIDEO]

Prestazione fantastica del greco, che rifila all’italiano una dura lezione. A un bravissimo Jannik non rimane che stringere la mano all’avversario e prendere spunto per migliorare

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Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)
Australian Open 2022 - Stefanos Tsitsipas (Twitter - Australian Open)

[4] S. Tsitsipas b. [11] J. Sinner 6-3 6-4 6-2

Un favoloso Stefanos Tsitsipas rifila una dura lezione a Jannik Sinner. Netta vittoria in tre set del giocatore greco, che si dimostra campione di rara qualità qualificandosi per la terza volta alle semifinali dell’Australian Open. Il punteggio, netto, dice tutto: non c’è mai stato equilibrio a causa del livello stellare tenuto da Stefanos per tutta la partita. Tsitsipas ha dominato su tutti i fronti: ha sempre impedito all’italiano di entrare nello scambio, ha servito con altissime percentuali (senza concedere palle break: è solo la seconda volta in carriera che capita a Sinner), è stato puntuale in risposta e dal punto di vista fisico ha avuto una marcia in più. Sinner non ha molto da rimproverarsi: il primo quarto di sempre a Melbourne gli regala diversi spunti di riflessione al fine di capire cosa gli manca per salire ulteriormente di livello, ma in sostanza, quando si incontra un giocatore in stato di grazia come lo Tsitsipas di oggi, c’è solo da stringergli la mano e augurargli buona fortuna per la semifinale, dove incontrerà Medvedev o Auger-Aliassime.

LA PARTITA – Nel primo set, parte subito molto bene dai blocchi Tsitsipas, che fa subito il break al secondo game (pur con la collaborazione di Sinner). Si capisce fin dalle prime battute che il greco non è nella versione combattiva ma fallosa vista contro Taylor Fritz due giorni prima. Stefanos è una vera e propria furia: il servizio efficiente impedisce a Sinner di entrare nello scambio, e la capacità di comandare il gioco con il diritto – soprattutto dall’angolo sinistro – permette al greco di scappare via nel primo set e di chiuderlo 6-3 senza permettere mai all’italiano di arrivare a parità. Nel terzo game del secondo set, con uno splendido rovescio dal centro del campo, si guadagna una palla break. Aggressivo con la risposta, Stefanos mette subito il piede avanti strappando subito il servizio all’italiano. A quel punto inizia a piovere e la partita viene sospesa per una ventina di minuti, il tempo di chiudere il tetto della Rod Laver Arena.

 

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L’interruzione non deconcentra Tsitsipas, sospinto anche da una gran quantità di tifosi greci sugli spalti. Impressionante il dinamismo e il timing sulla palla, il quale toglie sempre il tempo a Sinner, che sul ritmo da fondocampo di certo non è l’ultimo arrivato. Stefanos rifiuta regolarmente lo scambio lungo e impedisce a Jannik di entrare in partita veramente. Sinner prova a rimanere attaccato tenendo il servizio, sperando in un calo del greco che però non arriva. Stefanos serve per il secondo set sul 5-4 due prime palle vincenti, poi una risposta di rovescio in rete a una seconda porta Stefanos a due set point. Sinner ha una fiammata con il diritto per cancellarne una; poi commette uno dei pochissimi errori forieri di qualche rimpianto, mettendo fuori un diritto dopo aver risposto ottimamente. Tsitsipas sale quindi due set a zero ed è sempre in controllo del match grazie anche alla sua qualità in risposta: quando Jannik non mette la prima, il greco divora la pallina e mette in difficoltà il nostro. Nel terzo game del terzo set, Tsitsipas arriva a due palle break con questo passante di rovescio lungo linea da cineteca.

Jannik, tramortito, mette in rete un diritto ed è subito break per il greco (2-1). Nel game successivo, l’altoatesino prova una disperata reazione e per la prima volta arriva a parità sul servizio dell’avversario; ma quello gioca una volée di rovescio sulla linea e poi è ingiocabile con servizio e diritto per salire 3-1. Da lì in poi la partita si chiude in un amen, con Sinner che perde nuovamente il servizio e Tsitsipas che si invola verso la vittoria.

LE PAROLE A CALDO – Queste alcune dichiarazioni rilasciate da Tsitsipas a caldo intervistato da Jim Courier sulla Rod Laver Arena. “Ho cercato di concentrarmi sui miei colpi migliori. Sono felicissimo di come ho servito, di come ho giocato a rete. La tattica ha funzionato. Sarà meraviglioso tornare in campo su questa arena e poter godere del supporto di questo pubblico. L’interruzione per il meteo? Sono rimasto concentrato. Col tetto chiuso sono cambiate le condizioni, più veloci, la palla non rimbalzava più come prima ma mi sono adattato e ha funzionato. Il gomito? Il medico mi ha detto che non si aspettava di vedermi giocare in Australia, sono contento di aver dimostrato che si sbagliava, ma lo devo ringraziare per avermi rimesso in sesto”.


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Australian Open: Berrettini ritrova Monfils, il compasso per chiudere il primo grande cerchio

Per i bookmakers favorito l’azzurro: il suo successo quotato a 1.55 contro il 2.45 che premia la vittoria del francese E anche Sinner con Tsitsipas è dato per favorito

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Matteo Berrettini all'Australian Open 2022 (Credit: @atptour on Twitter)

Matteo Berrettini è chiamato all’appuntamento con la storia. C’è da dire, a onor del vero, che in questi ultimi tempi il telefono del venticinquenne romano ha metaforicamente squillato diverse volte, al punto che la “storia” sembra quasi diventata routine.

Al raggiungimento del suo quinto quarto di finale in uno Slam, infatti, Berrettini è diventato il primo italiano nella storia a tagliare questo traguardo nei quattro major: nessuno prima di lui c’era riuscito. Nel suo primo quarto di finale slam, ironia della sorte, il romano aveva di fronte proprio Gaël Monfils. Erano gli US Open 2019: fu una partita con diverse storie da raccontare al suo interno, emozione contro esperienza, potenza contro talento. Vinse Matteo, che si impose al tiebreak del quinto set con lo score di 3/6, 6/3, 6/2, 3/6, 7/6 (5).

Da quella partita si aprì un cerchio, che allora nessuno sapeva quanto grande potesse rivelarsi e di cui oggi, certamente, abbiamo una forma più nitida. L’eventuale terza semifinale slam in carriera rappresenterebbe per Berrettini la chiusura dello stesso cerchio, che ha probabilmente iniziato a farsi più stretto e limitato. Andrà tracciata una nuova prima curva, quella di un nuovo cerchio delle ambizioni, che si fa sempre più grande.

 

Una vittoria domattina (l’inizio del match è previsto per le 11 circa) sarebbe ancora più soddisfacente per Berrettini, che diventerebbe il primo italiano di sempre a raggiungere una semifinale agli Australian Open. Per lui sarebbe la terza in totale, dopo quella gli US Open 2019 e Wimbledon 2021: andrebbe ad eguagliare Adriano Panatta (che le ha raggiunte tutte al Roland Garros), issandosi dietro solo a Nicola Pietrangeli (5 semifinali slam).

Oltre al già citato successo nei quarti dello US Open 2019, Berrettini ha vinto un’altra volta contro Monfils, nella fase a gironi dell’ATP Cup 2021 (6/4, 6/2 il punteggio). I quarti di finale nel primo slam dell’anno sono il miglior risultato ottenuto da entrambi, con il francese che va alla ricerca della sua prima semifinale in Australia. Inoltre, il transalpino non ha mai battuto un top10 agli Australian Open (e arriva da nove sconfitte consecutive nei major contro i primi dieci giocatori del mondo), motivo per cui sarà certamente un match imperdibile.

Per Monflis si tratta del decimo quarto di finale in carriera a livello slam (quattro al Roland Garros e quattro agli US Open completano il quadro). Tuttavia, il francese ha raggiunto le semifinali solo in due occasioni (Roland Garros 2008 e US Open 2016).

Berrettini stando ai bookmakers parte favorito: i betting analyst di Snai vedono un suo successo a 1,55, mentre il passaggio in semifinale del francese è visto a 2,45. Tuttavia, potrebbero avere un peso le dodici ore e venti trascorse sul campo nei primi quattro turni. Rispetto all’allievo di Vincenzo Santopadre, Monfils è stato impegnato più di cinque ore in meno (per la precisione sette ore e trentanove minuti). Ma il trentacinquenne francese ha dieci anni in più rispetto a Matteo (è il secondo giocatore più anziano tra gli otto rimasti in tabellone dopo Rafael Nadal). Tra l’altro, l’unico match vinto in tre set da Berrettini è poi proprio l’ultimo disputato (7/5, 7/6, 6/4 a Carreño Busta), in cui è rimasto in battaglia meno di due ore e mezza.

Il numero uno italiano dovrà necessariamente affidarsi al suo gran servizio: emblematici, da questo punto di vista, gli 80 ace messi a segno in quattro match, il numero più alto di ace messi a segno tra i tennisti rimasti (Berrettini è terzo in questa speciale classifica, dietro ai 95 di Cressy e gli 85 di Cilic, ma entrambi sono già stati eliminati). Monfils non spicca in questa speciale classifica, posizionandosi in undicesima posizione (53 ace realizzati).

Attualmente numero sette del mondo, Berrettini potrebbe arrivare al best ranking di numero sei a fine torneo, a meno che Sinner o Auger-Aliassime vincano il titolo. Il francese, invece, ha iniziato la rassegna australiana da ventesima forza della classifica mondiale (peggior classificato tra i tennisti ancora in corsa), ma anche lui può vantare un best ranking di numero sei. La scorsa stagione, inoltre, il romano ha messo in bacheca due titoli – Belgrado 1 e Queen’s – mentre Monfils si è spinto al massimo fino alla finale di Sofia, sconfitto da Jannik Sinner. Ma quest’anno ha iniziato molto bene il 2022 vincendo il titolo ATP ad Adelaide 1.

Proprio l’altoatesino, come Berrettini, può ambire a raggiungere la semifinale. E anche lui è ritenuto favorito contro Tsitsipas: un successo del giovane altoatesino paga 1,72 su Planetwin365, mentre la vittoria del classe 1998 greco è in quota a 2,09. Se entrambi dovessero riuscire nel loro intento rappresenterebbero la quinta “coppia italiana” nella storia a centrare un simile traguardo, dopo Gianni Cucelli e Rolando Del Bello (Roland Garros 1948), Beppe Merlo e Nicola Pietrangeli (Roland Garros 1956), Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola (Roland Garros 1960) e Paolo Bertolucci e Adriano Panatta (Roland Garros 1973). Berrettini e Sinner, eventualmente, sarebbero dunque i primi a raggiungere le semifinali “in coppia” al di fuori del major parigino.

Tra le altre cose, il duello tra Monfils e Berrettini mette di fronte due tennisti le cui compagne sono di nazionalità diversa. Il francese, infatti, è sposato dal 16 luglio 2021 con l’ucraina Elina Svitolina, mentre l’italiano è innamorato di Ajla Tomljanovic – nata a Zagabria ma cittadina australiana – dal 2019.

Sarà una partita tutt’altro che facile per Berrettini. Monfils è un avversario ostico per chiunque e ha, tra le sue caratteristiche, alcuni momenti di lucida follia in cui gli riesce qualunque cosa. Matteo dovrà essere bravo ad arginare queste situazioni e a prendere il sopravvento nelle poche occasioni che avrà a disposizione. Difficile, infatti, che si verifichi una pioggia di palle break: fondamentale sarà la concretezza. E, perché no, anche la voglia di chiudere finalmente un cerchio per tracciarne uno nuovo, iniziando a guardare verso nuovi orizzonti.

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