Australian Open donne: Swiatek doma Cirstea. Disastro Sabalenka: la 36enne Kanepi ai quarti [VIDEO]

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Australian Open donne: Swiatek doma Cirstea. Disastro Sabalenka: la 36enne Kanepi ai quarti [VIDEO]

La polacca gioca male, ma riesce a rimontare un set all’avversaria. Ai quarti troverà Kanepi, uscita vincitrice da un vero e proprio psicodramma contro Aryna

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Iga Swiatek all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)
 

[7] I. Swiatek b. S. Cirstea 5-7 6-3 6-3

Una brutta versione di Iga Swiatek riesce a regolare in tre set una buonissima Sorana Cirstea. La testa di serie numero 7 del torneo è apparsa molto nervosa e discontinua per larghi tratti dell’incontro, ma alla fine ha fatto valere i galloni e ha trovato lo spunto giusto nel secondo e terzo parziale. Molti rimpianti per la romena, che infatti ha lasciato il campo visibilmente arrabbiata. Come tutti coloro che hanno visto la partita, anche lei in primis deve aver avuto la netta sensazione di poterla portare a casa e l’esito chiaramente le ha lasciato l’amaro in bocca.

Iga ha patito moltissimo la costanza e la brillantezza del rovescio di Cirstea, ma soprattutto ha dovuto lottare con la propria frustrazione dal momento che le cose non stavano andando come previsto. A voler comunque vedere il bicchiere mezzo pieno, la polacca è stata brava a vincere il match con il (poco) tennis che aveva a disposizione oggi, il che è una delle prerogative delle top 10 e delle campionesse. Ai quarti affronterà Kaia Kanepi.

 

IL MATCH – L’inizio della partita è piuttosto duro per Swiatek che va subito sotto di un break e deve salvare anche una palla del 3-0 “pesante”. La polacca si procura tre occasioni consecutive per il controbreak, ma le sciupa ed è costretta a rimanere indietro nel punteggio. Se Iga sembra piuttosto discontinua, Cirstea invece è molto centrata e soprattutto con il rovescio fa il bello e il cattivo tempo. La romena però si mette nei guai da sola con due doppi falli e rimette in carreggiata l’avversaria sul 4-4. Sul 5-4 Swiatek recupera da 40-0 e arriva due punti dal set, prima di sprecare tutto con due erroracci. La polacca a sua volta si infila in un brutto ginepraio con due gratuiti e un doppio fallo. Cirstea entra con una buona risposta centrale e si prende il break, che le spiana la strada verso la conquista del primo set.

Nella pausa tra i due parziali, Iga lascia il campo, forse per snebbiarsi un po’, e al rientro in effetti appare più pimpante. L’iniziale vantaggio però dura ben poco e la polacca si fa rapidamente recuperare da 2-0 a 2-2. Swiatek è molto nervosa, non trova continuità con i colpi, alternando ottime soluzioni a errori marchiani, mentre Cirstea mantiene un buon livello. Nel sesto game, la testa di serie numero sette si procura due palle break, ma in entrambe le occasioni sbaglia clamorosamente la risposta. Un gran punto le porta in dote una terza chance che stavolta viene colta. Cirstea non riesce stavolta a rientrare e la contesa viene rimandata al terzo set.

Nonostante il parziale appena vinto, Swiatek non riesce ancora a scrollarsi la scimmia dalle spalle e continua a sbagliare. Nel quarto game, da 30-0 si ritrova 30-30 interamente per suoi demeriti e si abbandona a un urlo di frustrazione dopo l’ennesimo colpo affossato in rete. Cirstea dal canto suo prova ad approfittarne e si procura palla break, ben annullata da Iga. La romena lascia ancora ferma l’avversaria con il rovescio lungolinea e ottiene una seconda chance, ma il nastro la tradisce. Swiatek annulla altre due palle break (una delle quali con un gran dritto lungolinea, con un finale di movimento quasi nadaliano) e finalmente, dopo 18 punti e 11 minuti, riesce a pareggiare sul 2-2.

Questa passeggiata sul ciglio del burrone sembra suonare la sveglia per la polacca, che prende in mano gli scambi – ora sempre più intensi e godibili – e riesce a strappare il servizio all’avversaria. Ancora una volta però Swiatek incappa in un brutto game e rimette in corsa Cirstea, bravissima a capitalizzare – manco a dirlo – con il rovescio i regali della polacca. Discontinuità chiama discontinuità: stavolta è Cirstea ad accusare la tensione e a smarrire nuovamente la battuta, a zero. Lo strappo si rivela quello decisivo, anche perché la romena sembra aver esaurito le energie mentali per tentare un’altra rimonta. Iga invece, vedendo il traguardo, prova ad accelerare un po’ e con un secondo break firma il 6-3 finale.

DI SEGUITO LA CRONACA DI KANEPI-SABALENKA

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Australian Open LIVE, finale maschile: Djokovic vince in 3 set, 22° titolo dello Slam, decimo a Melbourne

A Melbourne si assegna il primo Slam dell’anno e il N.1 della classifica mondiale

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12:42 – Djokovic vince il tie-break 7-5 e conquista il 22° titolo dello Slam, il decimo in Australia

12:32 – Ancora un tie-break per decidere il terzo set

11:55 – Break e controbreak in apertura di terzo set: Djokovic 2-1*

 

11:33 – Tie-break disastroso da parte di entrambi: Djokovic lo vince 7 punti a 4, grazie a 5 errori gratuiti del greco. Ora il serbo è avanti di due set

11:22 – Tie-break per decidere il secondo set: Tsitsipas ha avuto un set point sul servizio di Djokovic sul 5-4

10:23 – Djokovic chiude il primo set: 6-3

10:07 – Tsitsipas subito in affanno, Djokovic ottiene il break nel quarto gioco: 4-1* per lui

9:45 – Con qualche minuto di ritardo sono in campo i due finalisti per la finale maschile: comincia Djokovic al servizio

9:20 – L’attesissima finale maschile dell’Australian Open 2023 mette di fronte Novak Djokovic alla caccia del decimo titolo a Melbourne e Stefanos Tsitsipas che cerca l’impresa per il primo Slam della carriera. In palio anche la vetta del ranking mondiale

La Preview della finale
L’editoriale pre-partita di Ubaldo Scanagatta
Le armi di Tsitsipas

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Australian Open, preview finale maschile: Tsitsipas per la storia, Djokovic per la leggenda. Entrambi per la prima posizione

Manca sempre meno alla finale più attesa, l’ideale. Il greco e il serbo si contendono pezzi di storia personale e mito, oltre che il n.1 del ranking

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Stefanos Tsitsipas e Novak Djokovic - Shanghai 2019 (foto via Twitter, @atptour)

[3] Stefanos Tsitsipas – [4] Novak Djokovic

Il torneo delle sorprese e delle rivelazioni, tra eliminazioni eccellenti e storie da ricordare, si è infine ritrovato nella finale che era più lecito attendersi, tra i due giocatori migliori delle due metà di tabellone, e che hanno sempre mostrato grande feeling con l’Australia. Stefanos Tsitsipas, dopo tre semifinali perse negli ultimi quattro anni, battendo Khachanov ha finalmente conquistato la prima finale qui all’Australian Open, la seconda in carriera in uno Slam (al Roland Garros, dove si fece rimontare due set di vantaggio da Djokovic…anche se nessuno dei due sembra ricordarlo), mostrando maturità e gestione della tensione. Per il serbo sarà il decimo atto conclusivo sulla Rod Laver Arena, con 9 vittorie su 9 finali giocate in precedenza, l’ultima nel 2021 contro Medvedev. Sarà inoltre la 33° finale in assoluto in un Major, curiosamente la sesta di fila contro un avversario che non ha mai vinto un torneo del grande Slam (l’ultima volta contro un giocatore già campione in precedenza fu contro Nadal al Roland Garros d’ottobre, nel 2020).

La vittoria di Nole domani, con la partita che inizierà alle 9:30 italiane, gli porterebbe in dote il ventiduesimo titolo dello Slam, andando così a raggiungere Nadal al primo posto per vittorie nei Major, scrivendo un’ulteriore pagina di storia, entrando sempre più nella leggenda. Tsitsipas avrà invece l’occasione di divenire il diciannovesimo vincitore Slam del XXI secolo, e del secondo millennio, il primo a vincere il titolo di battezzo all’Australian Open da Wawrinka nel 2014. Sul piatto ci sarà però anche la prima posizione in classifica, con il vincitore che da lunedì scavalcherà Carlos Alcaraz come n.1 del mondo; occasione che si ripete per il secondo Slam di fila, dato che anche Carlitos è salito sul gradino più alto del podio dopo la vittoria nella finale dello US Open contro Ruud. I precedenti parlano abbastanza chiaro: 10-2 a favore di Djokovic, che ha vinto gli ultimi nove, con l’ultima vittoria del greco a Shangai 2019; da notare che però dei sette incontri sul cemento, (5-2 per il serbo) Tsitsipas ha vinto due dei tre match outdoor, capitolando sempre indoor. Inoltre, l’unico precedente a livello Slam è sempre in una finale, quella famosa del Roland Garros 2021.

 

Alla luce di ciò, dell’esperienza e del gioco mostrato nell’arco del torneo, è quasi impossibile non figurarsi già le immagini del serbo che alza il trofeo sotto il cielo dell’estate australiana, eppure…Eppure Tsitsipas ha giocato un Australian Open d’esperienza e qualità, di eleganza e sostanza, superando sempre con successo gli ostacoli e mostrandosi maturo come mai era successo nella sua carriera probabilmente. Ha saputo gestire i vantaggi e le rimonte, i giocatori che amano il ritmo alto e quelli che si esaltano in scambi lunghi e poco intensi; soprattutto, potrà giocare il suo dritto a braccio sciolto, e il servizio a cuor leggero, perché domani il favorito non è lui. Novak Djokovic gioca praticamente ogni match con il pronostico dalla sua da 10 anni (salvo qualche incrocio con Nadal sulla terra), dunque pensare che soffra la pressione è quasi utopico, ma che abbia un calo lo si può opinare. Il n.4 del mondo ha perso finora solo 50 game (qui nel 2011 vinse lasciandone per strada solo 60, il quantitativo di game più basso concesso nella sua carriera negli Slam vinti), di cui solo 5 break. Numeri che manifestano netta dominanza.

Va però sottolineato che domani troverà il primo (non ce ne vogliano Paul, Rublev, De Minaur e compagnia) “vero” avversario, che possa realmente dargli filo da torcere e giocarsela a viso aperto, senza timore reverenziale. Il greco ha già dimostrato che può farlo, che sa affrontare le leggende senza guardarle dal basso ma da pari a pari, come dimostra l’opera d’arte compiuta contro Nadal ai quarti del 2021. Il n.3 del seeding dovrà cercare di servire benissimo e di piazzare bene la battuta, trovandosi contro il miglior ribattitore del circuito, oltre che sbagliare il meno possibile e cercare di essere più incisivo che può con il dritto. Una tattica per uscire dallo scambio, e non concedere a Djokovic il tempo di martellarlo sulla diagonale del rovescio (il chiaro tallone d’Achille) potrebbe essere usare lo slice per poi prendere la rete, così da costringere il serbo a un gioco veloce, frenetico, senza troppo margine per preparare i colpi. D’altro canto è verosimile che Nole sappia quanto sin da subito dovrà cercare il lato sinistro di Stefanos soprattutto con cambi in lungolinea, senza dargli così tempo per girarsi sul dritto. Dovesse andare su questi binari, decisi da Djokovic, allora bisognerà dare ragione ai bookmakers: 1,20 su Bet365 e Snai la sua vittoria, 1,23 su Sisal, con queste ultime due che pagano invece 4,50 volte la posta il primo Slam di Tsitsipas, contro il 4,80 di Bet.

In Grecia spereranno che per una volta le quote si sbaglino, come forse molti di coloro che si auspicano questo tanto decantato cambio generazionale. Tsitsipas non è nuovissimo a ribaltare i pronostici, ma domani dovrà compiere il suo capolavoro, alla prima finale a Melbourne Park. Il suo avversario, che forse potrebbe quasi essere definito “passato” dai meno attenti, la prima finale qui la giocò esattamente 15 anni e un giorno fa, il 27 gennaio 2008 contro Jo Tsonga (che ora si è ritirato). Sarà uno scontro di stili, epoche, gioco, totale si potrebbe definire. Come lo spettacolo che ne uscirà, questo è poco ma sicuro.

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Australian Open: come ti batto Nole (?)

Una finale a Melbourne contro Djokovic è proibitiva: i nostri consigli a Tsitsipas per imperdire al campione serbo il decimo trionfo australiano

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Stefanos Tsitsipas - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

I Big Three hanno vinto dappertutto, erba, terra, cemento, ma negli ultimi vent’anni ognuno ha regnato più o meno incontrastato sul proprio feudo personale: Rafa a Parigi (14 Coppe dei moschettieri, 109 partite vinte su 112), Roger a Wimbledon (8 titoli, 12 finali), Nole a Melbourne.

Le statistiche di Djokovic in Australia sono impressionanti: 9 trionfi – ben tre più degli inseguitori, Federer ed Emerson – neanche una finale persa; non solo, neanche una semifinale persa. A Melbourne Park è game set and match per il serbo da 27 partite, con la prova di forza su Paul annichilito anche il precedente primato di Agassi

In questa edizione Djoker ha ceduto un solo set, a Couacaud, un po’ per sufficienza un po’ per la menomazione alla coscia sinistra, poi ha messo tutti in riga.

 

Si può obiettare che non ha incrociato i migliori cementari in circolazione, Medvedev o Zverev o Alcaraz, i quali qualche volta, poche, l’hanno fatto piangere – anche se mai downunder. E che forse il presuntuoso Rune gli avrebbe complicato i piani più del monocorde Rublev.

Ma la vera ragione del cammino quasi netto di Nole, dei 110 giochi conquistati su 160, di un predominio ogni turno più dispotico, sta sì nelle sue straordinarie risorse fisico-mentali, ma anche nell’evidenza che nessuno degli avversari affrontati rientrava nelle due sole categorie di tennisti in grado di piegarlo: i bombardieri in giornata di grazia; gli universali di talento e personalità

Tra i primi viene in mente il Wawrinka di Parigi 2015, un bazooka sotto forma di uomo, capace di sfondare Nole a suon di vincenti da fondocampo – e sulla terra! Oppure, pur con la connivenza di un Djokovic frastornato dal profumo di Grande Slam e dall’imprevisto affetto del pubblico di casa, il Medvedev di New York 2021, che tirava la seconda a 190.

Tra gli universali di personalità, l’Alcaraz di Madrid 2022 e, appunto, il Rune dell’ultimo Bercy.

Guardiamo chi ha incontrato Nole finora: tralasciando gli impalpabili Carballes-Baena e Couacaud, Dimitrov ha un talento indiscusso e sa fare tutto, però non è un “winner”, altrimenti con quel braccio sarebbe andato ben oltre il master del 2017, peraltro vinto battendo Sock e Goffin.

E che dire di “Speedy Gonzalez” De Minaur? È giocatore di ritmo e di gamba, esattamente come Nole, peccato che, se di gamba può competere col serbo, di ritmo gli è dieci volte inferiore.

Di Rublev si è detto, lui apparterrebbe alla schiera dei bombardieri, sennonché mercoledì aveva le polveri bagnate, più o meno come sempre nei match che contano, e non avendo altre opzioni ha sbattuto contro il muro serbo.

Infine Tommy “Eastwood” Paul, un ibrido tra il bombardiere e il giocatore di tempo: non poteva essere l’americano, alla prima semifinale Slam in carriera, spuntato del servizio dalle risposte feline di Djokovic, a impensierire seriamente colui che domani si gioca il decimo titolo.

Nell’ultimo atto a disturbare il re di Melbourne ci proverà Stefanos Tsitsipas, l’Achille del Tennis che pare non avere più talloni vulnerabili. Il greco è l’ultimo diaframma tra il cannibale serbo e il record di major, ancorché in eventuale comproprietà con Nadal. Le sfide tra i due sfoggiano numeri limpidi e impietosi, Tsitsipas ne ha portate a casa due su dodici; però al Roland Garros 2021, nell’unica finale Slam disputata – quella maliziosamente dimenticata in conferenza stampa da Djokovic – sfiorò il sogno, andò sopra due set a zero, e pure nel quinto se la giocò fino alla fine.

Sono passati quasi due anni, Stefanos oggi è un ometto di 24, più solido di testa, più resistente sul lato sinistro, più consapevole della propria forza e, aspetto non marginale, in predicato di raggiungere la vetta del ranking, certa in caso di vittoria a Melbourne. Allo stesso tempo Djokovic è più anziano di due anni anche se, come ha scritto bene il Direttore, nessuno se n’è accorto.

Sarà dunque un conflitto di motivazioni, ma pure di gioco e tattiche. Tsitsipas dovrà fare ciò che sa ma non basterà: dovrà fare anche ciò che serve, ciò che raramente fanno gli altri. E allora, dal divano di casa, dall’alto della nostra classifica di 3.5, ci permettiamo di dargli qualche suggerimento.

Innanzitutto non dovrà cannoneggiare con il servizio, nessuno come Djokovic taglia il campo, anticipa e si appoggia sulla velocità della prima avversaria, in particolare sullo slice da destra – in questo torneo s’è perso il conto delle risposte vincenti col dritto incrociato da parte del serbo su siluri oltre i 200 all’ora. Tsitsipas dovrà lavorarla e variarla, la battuta, seguendola spesso e volentieri a rete; questo a prescindere dagli inevitabili passanti che subirà, il bilancio tra punti vinti e punti persi si farà alla stretta di mano.

A rete dovrà scendere quanto più possibile anche in fase di scambio, soprattutto quando avrà la palla buona sul dritto, per evitare che il diavolo balcanico sposti il gioco sulla diagonale mancina, dove già non ha rivali, figuriamoci col rovescio balbettante del greco. In quei casi Tsitsipas dovrà cercare il contropiede: è vero che Djokovic sembra possedere uno speciale radar con cui prevede la direzione dei colpi avversari, ma molto spesso, buttato da un lato del campo, si lancia subito nella parte rimasta aperta, lasciando sguarnito il contropiede, appunto. Stefanos dovrà giocare in modo strabico, un occhio alla palla, un occhio a Nole.

Se proprio non se la sentirà di attaccare ogni palla, da fondo dovrà modulare l’altezza delle traiettorie, tirare sempre il dritto a tutta farebbe il gioco del serbo, ne esalterebbe la capacità unica di ribattere qualsiasi oggetto volante passi dalle sue parti. Viceversa, alternare profondità e parabole consentirebbe al greco di mettere in “stallo” il contrattacco di Djokovic, che non ha nell’imprimere forza al colpo la migliore qualità.

Due consigli in risposta. Nei rari casi in cui Nole sbaglierà la prima – ha percentuali mostruose in questo AO – Tsitsipas dovrà avanzare, perché la seconda del serbo è lenta e salta: impattandola prima può attenuarne il kick e togliergli tempo. E Stefanos dovrà ricordarsi che sui break-point Nole da destra serve – quasi – sempre lo slice esterno, da sinistra – quasi – sempre la botta al centro.

Questo è quanto, così è come batteremmo noi il più vincente tennista della storia.

Rimane la sensazione che, seppur il greco seguisse alla lettera le nostre dritte, in Australia, oggi, l’unico che può battere Djokovic sia lo stesso Djokovic, il Djokovic che polemizza con l’arbitro e si fa rimontare nel primo set con Paul, quello che sgrida Ivanisevic e magari va in ebollizione emotiva alla quinta riga consecutiva di Tsitsipas. Ma sono illazioni, che perdono ancora più valore se si considera che non ci sono neanche più giudici di linea da impallinare.

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