Tante ipotesi sul divorzio Piatti-Sinner che pare certo

Editoriali del Direttore

Tante ipotesi sul divorzio Piatti-Sinner che pare certo

Motivazioni tecniche o piuttosto economiche? Le prime sembrerebbero ingiustificate. Si attende a breve l’ufficialità della clamorosa separazione

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Jannik Sinner e Maria Sharapova - Parigi 2021 (via twitter @MariaSharapova)
 
 

Che cosa si è incrinato nel rapporto, che si diceva fosse quasi paterno, fra Jannik Sinner e Riccardo Piatti? Per ora si naviga tutti a vista sui motivi, anche se non più sulla veridicità della notizia.

Ciò perché chiunque abbia chiamato Sinner o Piatti chiedendo conferma delle voci sull’avvenuto divorzio non ha ricevuto risposte del tipo “sì è vero”, ma nemmeno si è sentito dare smentite che se si fosse trattato di una bufala, di fake news, sarebbero state certo date. Il tennis non è il calciomercato.

Chi è in confidenza con i due protagonisti del…promesso divorzio, si è reso conto che il problema esiste e non è campato in aria, pur senza avere avuto le necessarie spiegazioni di ciò che avrebbe scatenato una notizia che appare oggi certo clamorosa agli occhi dei più e perfino di molti che hanno frequentato il duo anche in tempi recentissimi Down Under e giustamente preferiscono non esprimersi.

 

Lo è per chi conosce la storia del Pel di Carota della Val Pusteria che a 13 anni – “scoperto” a Ortisei dall’allora collaboratore di Piatti Massimo Sartori – mollò, con incredibile determinazione per un ragazzino di quell’età, l’amata famiglia, gli sci sui quali eccelleva e il passamontagna per andare …al mare. Sulla costa ligure, alla corte di Riccardo Piatti e alla sua Piatti Center Academy di Bordighera.

Da allora il binomio aveva funzionato alla grande, con Jannik che, classe 2001, – come tutti i lettori di Ubitennis sanno – ha bruciato le tappe con risultati straordinari per precocità, fino a conquistare prima un titolo prestigioso fra i NextGen a Milano 2019 e poi, dopo il primo titolo ATP “senior” a Sofia, anche nel circuito degli adulti, passando da n.763 (a fine 2018) a n.78 (a fine 2019), a n.37 (a fine 2020) a n.10 (a fine 2021). Con altri 4 tornei ATP ad arricchire il suo già notevolissimo palmares, dopo essere stato brevemente anche n.9.

Che cosa può essere successo fra Riccardo Piatti e Jannik Sinner che non aveva davvero cominciato male neppure il suo 2022, dal momento che aveva raggiunto il suo secondo quarto di finale di uno Slam all’Australian Open, dopo i quarti del Roland Garros 2020?

In attesa di comunicazioni ufficiali che conto di avere fra qualche ora da una fonte sicura, posso scrivere solo in parte quello che so e in parte quello che suppongo.

Chi era in Australia ha visto il clan Piatti e Jannik uscire a cena insieme, anche a Capodanno, e vivere in apparente buona armonia. Al ritorno in Italia, dove sono affiorate le prime voci di un qualche dissenso, è rimasto stupito, incredulo.

Ciò anche se qualche segnale di pesante nervosismo si era avvertito. In particolar modo nel corso dell’incontro di Sinner con il giapponese Taro Daniel, quando Jannik a un certo punto era sbottato fino a urlare, proprio nei confronti diretti di Riccardo che alla fine di un punto perso gli aveva detto qualcosa in maniera così agitata da provocare la sua reazione: Sì io uso la testa, e tu stai più calmo, cazzo!”. Lo sentirono tutti, anche i telespettatori.

La netta sconfitta patita da un Sinner con Tsitsipas soverchiato come non mai, incapace di reagire all’aggressività e agli anticipi incalzanti di Tsitsipas (che fece stragi di vincenti con il dritto) non ha probabilmente contribuito a rasserenare il clima che tuttavia, forse più “bollente” in campo che fuori, non sembrava così compromesso agli occhi di chi era a Melbourne.

Vero, peraltro, che in alcuni degli appuntamenti più “sentiti” da Jannik – non necessariamente i più importanti in assoluto – il ragazzo di Sesto Pusteria non era sempre sembrato mentalmente pronto e troppo lucido tatticamente.

Alludo alla finale di Miami persa con Hurkacz, a certe partite obiettivamente piuttosto deludenti per le sue aspettative che, a dispetto di quanto magari Jannik può lasciar pensare con dichiarazioni da giovane saggio, sono molto, molto alte. E forse è anche bene che siano così alte. Non dimenticherò mai di aver visto Jannik furioso perfino quando perse dopo aver giocato un ottimo match in 4 set all’US Open 2019 da Wawrinka: eppure era al suo esordio in uno Slam! “Avrei dovuto vincere almeno due dei tre set che ho perso” disse uscendo dal campo, lasciandoci un po’ straniti di fronte a tanta sicumera.

Le sconfitte Jannik non le ha mai digerite troppo bene. Segno positivo? Diciamo che era un buon segno, il segno di una sana ambizione. Un tantino mascherato da quel che lui poi veniva a dirci in conferenza stampa: “Sono tutte lezioni dalle quali devo imparare. Sto pelando patate, non sono ancora un cuoco, devo ancora imparare come impiattare”. Figlio di cuoco, sapeva di cosa andava parlando.

Tanta apparente umiltà era forse però in contrasto con quello smisurato orgoglio che gli ha impedito di accettare con la necessaria serenità certe sconfitte piuttosto nette subite con Djokovic a Montecarlo (6-4,6-2), con Nadal al Roland Garros (7-5,6-3,6-0), più ancora che ai primi turni del Queen’s (Draper) o di Wimbledon (Fucsovics in 4 set “Per l’erba ci vuole ancora un po’ di pazienza, lo sapevo”), o alcuni passi falsi (Rinderknech a Lione: “Ho fatto un passo indietro”…).

Dopo la primissima esperienza contro Nadal al Roland Garros 2020, quando aveva servito invano per il primo set e quando era stato avanti di un break nel secondo, Jannik era intimamente persuaso che le volte successive avrebbe fatto meglio. Molto meglio. Invece non gli era riuscito né a Roma né a Parigi, dove aveva fatto certamente peggio.

Quelle sconfitte con i due Fab più nette del previsto, più che quei passi falsi in quelle partite giocate da favorito, non gli erano andate giù. E nemmeno, più tardi, quelle altre tre sconfitte che avevano rischiato di fargli perdere la partecipazione alle ATP Finals a creargli grande insoddisfazione: quella con Tiafoe (che gran regalo! Lì il presunto freddo Sinner non fu freddo per nulla…), con Alcaraz (brucia perdere con uno più giovane di te dopo che sei stato incoronato da tutte le star del tennis come il miglior giovane del mondo con racchetta per più di un anno, cioè prima dell’avvento del pupillo di Juan Carlo Ferrero), con il vecchio Murray dall’anca d’acciaio.

Insomma, per l’appunto Sinner, non è sempre sembrato poi così freddo come una facile nomea gli aveva appiccicato addosso. Forse per le sue origini altoatesine…ma non tutti sono Gustav Thoeni.

Tuttavia secondo me la crisi del settimo anno della coppia Piatti-Sinner… non si dovrebbe spiegare per la delusione patita per certi risultati che restano straordinari. Top-ten, quarti all’Australian Open a 20 anni! Sarebbe inconcepibile.

Vent’anni. Però, attenzione, non va dimenticato che Jannik resta un ragazzo di vent’anni, sia pur all’apparenza molto più maturo della sua età. Come si è sempre detto e letto tutti. Jannik è pur sempre un ventenne, emerso da un background piuttosto modesto, e tuttavia già multimilionario sommerso improvvisamente da montagne di soldi, da un nugolo di sponsor, da spaventose aspettative (molto più di quelle cadute addosso a Berrettini che pure ha vinto finora di più…), da una popolarità che farebbe perdere la testa a qualunque adulto. Figurarsi a uno che non lo è…

Presuntuoso? In questo pesante contesto Jannik potrebbe per carità avere pian piano coltivato, insieme alla sacrosanta ambizione e magari nell’intimo – chi può saperlo? – anche un po’ di presunzione. Tale da fargli forse – certezze non ne ho – imputare più al suo angolo tecnico alcune carenze e alcune sconfitte piuttosto che a se stesso. Ed è forse per questo che in Australia, lo si è sentito parlare per la prima volta con grande chiarezza della necessità di affiancare al suo coach di sempre un altro coach, un super coach. “Io so chi è, ma adesso non ve lo dico”.

Boris Becker? Una volta scartati certi coach di gran nome, ma di dubbia disponibilità full-time, McEnroe, Moya, Ljubicic, Wawrinka, Lendl, Enqvist (che ha ha cominciato a lavorare con Tsitsipas e non potrà parlargli in greco come Apostolos…)  l’ipotesi Becker era emersa dopo che Boris, altro residente monegasco come Jannik, si era più volte affacciato al Centro Piatti di Bordighera.

La candidatura di Boom Boom Becker, favorita anche dalla comunanza idiomatica, sarebbe stata alla fine supportata – si presume e non si sa se magari un tantino a malincuore –  dallo stesso Piatti. Che però adesso si ritroverebbe abbastanza incredibilmente estromesso a favore di una nuova accoppiata: Boris Becker-Simone Vagnozzi (l’ex coach di Marco Cecchinato ai tempi dell’exploit del tennista siciliano al Roland Garros 2018).

Ragioni economiche? Chissà allora che a favorire il divorzio Piatti-Sinner, non siano state allora più ragioni economiche – chissà se mai le conosceremo – piuttosto che non strettamente tecniche legate a risultati che onestamente sembrano ai più essere indiscutibili.

L’ipotesi tecnica, al di là dei risultati, mi sembra abbastanza inverosimile, sebbene io avessi avuto recentemente l’impressione che i panni del leader all’interno del duo Piatti-Sinner, Riccardo Piatti li avesse via via un po’ smessi. Mentre il ragazzino dai capelli rossi cresceva nei risultati e nel ranking di pari passo con la sua personalità.

Non è mai troppo positivo un rapporto fra tennista e coachquando il tennista è il vero padrone del motore. Il coach finisce per essere un dipendente troppo subalterno anche quando le decisioni tecniche gli spetterebbero per competenza.

Chi li ha frequentati più da vicino di me, ha notato negli ultimi anni un Piatti, con tutto il suo clan, sempre più ansioso, a volte eccessivamente nervoso e iperprotettivo. Come se avesse paura di perderne il controllo. Io dopo aver assistito a uno strano episodio due anni fa in Australia ho pensato potesse essere un problema imputabile all’età. Noi anziani cadiamo più facilmente di una volta preda delle ansie, delle angosce, delle emozioni.

Un Riccardo Piatti che si rendeva difficilmente avvicinabile, iperprotettivo nei confronti dei giornalisti, quasi non si rendesse conto che anche essi contribuiscono a rendere più popolare un testimonial di tanti sponsor – e indirettamente a far aumentare le sue entrate –  ma anche di persone e altri coach, come Massimo Sartori ad esempio, che pure aveva avuto il grande merito di segnalargli quell’enfant-prodige, ma poi ne era stato tenuto quasi lontano, preferendo affiancare a Jannik un tecnico di minor credito internazionale come Andrea Volpini, quasi che Sartori – straordinario con Andreas Seppi che ha fatto una magnifica carriera senza avere il talento naturale di tanti che hanno fatto molto peggio di lui –  potesse fargli ombra.

Scelte condivise o no? Non è dato sapere esattamente quante scelte di Jannik siano state del solo Sinner o siano state interamente condivise oppure suggerite da Piatti: quelle di non partecipare alle Olimpiadi, di non rispondere alla prima convocazione di Atp Cup e Coppa Davis. All’epoca sono sempre sembrate condivise al 100%. Oggi ci si può domandare se fosse davvero così…come quella rischiosissima decisione di cambiare la tecnica del servizio lo scorso agosto.

Una situazione abbastanza anomala. Di certo Piatti ha preteso durante il girone di Coppa Davis a Torino, nel quale Sinner ha vinto i suoi incontri con Isner, Galan e Cilic, di essere presente con tutto il suo staff. Ha allenato Sinner al termine di ogni sua seduta con il capitano Volandri e il resto della squadra. Gli altri giocatori o non avevano nessuno al seguito o al massimo un coach. Una situazione abbastanza anomala e forse non troppo apprezzata nell’ambiente azzurro. Adesso c’è l’incontro con la Slovacchia, 4-5 marzo a Bratislava, ma Berrettini non c’è e Sinner invece, pur reduce dal Covid, dovrebbe esserci. Scelta solo sua? Scelta suggerita o contrastata da Piatti che sulla programmazione ha sempre avuto le sue idee?

I prossimi appuntamenti. Certo è anche che cambiare coach, dopo 7 anni, quando a fine febbraio c’è il torneo di Dubai e poi gli altri importanti appuntamenti di Indian Wells e Miami prima dell’avvio della stagione sulla terra rossa, è un gran bel …balzo nel vuoto.

Le cambiali di Sinner. A febbraio Jannik ha una cambiale di soli 10 punti, residuo australiano del 2021, dopo aver già scalato questa settimana i 90 punti di Rotterdam 2020. A marzo deve difendere 135 punti per i 45 di Marsiglia e i 90 di Dubai, mentre ad aprile gli scadono 825 punti (fra cui i 600 della finale di Miami, i 45 di Montecarlo e i 180 di Barcellona).

I divorzi lasciano quasi sempre strascichi spiacevoli. Molto dipende dalle cause che li hanno provocati. Speriamo che siano, per gli ex…congiunti, ferite facilmente e rapidamente rimarginabili.

P.S. Nella nostra quotidiana rassegna stampa di tanti articoli sul tennis, potete avere uno scorcio di quanto hanno scritto sul caso Sinner-Piatti i colleghi de La Stampa, Repubblica, Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport. La rassegna è un grosso sforzo che la redazione fa giorno dopo giorno. Mi aspetterei che fosse consultata più frequentemente e da un numero maggiore di lettori. Vero che su Ubitennis …c’è già tutto e di più, eh eh!

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Kyrgios-Tsitsipas, che show, sul campo e fuori. Sinner ha in Alcaraz un test il cui esito non finisce stasera

Può perdere ma deve lottare quasi alla pari, altrimenti potrebbe nascerne un complesso. Chi ha ragione fra Kyrgios e Tsitsipas che lo accusa di bullismo?

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (foto Twitter @atptour)

Che sabato a Wimbledon! Kyrgios-Tsitsipas è stato uno dei match più belli, divertenti e eccitanti che ho visto in tempi recenti. E ciò al di là di tutti gli episodi che lo hanno reso ancora più “entertaining” sul campo e certamente unico anche nelle conferenze stampa dei due protagonisti che non se le sono davvero mandate a dire dietro le spalle.

E oggi ci aspetta una domenica con Sinner-Alcaraz match clou, sempre pernici!

Forse molte delle cose che scriverò qui le ho già dette nei vari video che faccio ogni sera e che non riesco a finire prima di mezzanotte

 

Vari? Sì, vari. Uno per Ubitennis.com, uno in inglese per Ubitennis.net (e da stasera dovrebbe arrivare il mio amico, collega e Hall of Famer Steve Flink con il quale quello inglese lo faremo insieme come vuole tradizione ultradecennale), uno per Instagram che deve chiudersi in meno di un minuto, un quarto video per l’ultimo nato TikTok che i miei collaboratori mi hanno persuaso a fare per “svecchiare” un po’ la nostra audience. Lì si dovrebbero fare video corti, ma la mia natura ci fa a cazzotti. Voglio sempre dire più cose e la sintesi non è mai stata il mio forte.

Come diceva Voltaire “scusate se sono stato troppo prolisso e ho scritto troppo a lungo ma non avevo abbastanza tempo”. Per la sintesi ci vuole quel tempo che non ho mai, e quella lucidità che dopo mezzanotte avendo la sveglia alle 8 per due mattine di fila è dura avere.

Questa domenica a Roehampton c’era la riunione annuale dell’International Club di cui sono segretario onorario per l’IC italiano presieduto da Marco Gilardelli, lunedì mattina invece per la riunione dell’Hall Of Fame all’interno della quale sono membro dell’Enshrinement Committee che esamina i nomi dei candidati alle nomination per i due tennisti che verranno inseriti nella Hall of Fame dell’anno prossimo.

Finendo di scrivere intorno alle due e mezzo e arrivando a casa alle 3 è dura svegliarsi e restare lucido, soprattutto alla mia età. Meno male che ho lo scooter Piaggio, un MP3 500 a tre ruote  per muovermi quando voglio e per evitare il traffico spaventoso la mattina.

Bene, dette tutte queste cose che non fregano nulla a nessuno ma almeno non le ho già dette nei video…, ribadirò di aver visto un grandissimo Nadal che ha dominato Sonego per due set e mezzo e forse non l’ha più fatto come prima quando io mi ero spostato sul campo n.1 per vedere Kyrgios-Tsitsipas, match a dir poco superbo. 

Non ho visto che in un video che abbiamo pubblicato sui social il brutto episodio di Rafa Nadal che ha catechizzato Sonego per il “grunting” prolungato invece di rivolgersi semmai all’arbitro. È stato brutto che, quasi fosse un maestro alle prese con uno scolaretto, che lo abbia fatto dopo aver subito l’unico break del match, ritrovandosi sul 4 pari con Lorenzo. Vero che dopo Rafa si è scusato, sia con Lorenzo che più tardi in conferenza stampa, però è stato un brutto esempio di arroganza che avrebbe dovuto risparmiarsi. Nel calore dell’agone anche lui si è lasciato trascinare.

In precedenza era accaduto che Iga Swiatek aveva dimostrato la sua erbasincrasia, interrompendo la striscia di 37 vittorie consecutive con le quali aveva eguagliato Martina Hingis, prendendo una sonora lezione da quella Cornet che non si è mai ben capito di che pasta sia fatta. Ogni tanto la francesina con il nasino all’insù fa grande exploit, di certo le manca continuità. Ma non si batte Serena Williams tre volte, e una qui a Wimbledon, se non si ha talento e armi tecniche interessanti. La Swiatek mi ha deluso non per la sconfitta in sé, ma perché chi perde 6-4 il primo set deve cercare di reagire invece di lasciarsi seppellire da un 6-2 nel secondo set senza provare a fare niente di diverso.

Forse la “striscia” le sarà pesata mentalmente. Più scusabile, perché ha solo 18 anni, Coco Gauff finalista al Roland Garros, anche se lei pure è uscita di scena nel secondo e nel terzo set dopo aver vinto il primo sulla Anisimova. Ma fare tre soli game fra secondo e terzo set, dopo aver vinto il primo al tiebreak,  mi sembra tipico di certi incontri femminili. Battuta anche la Pegula dalla Martic di cui ricordo sempre quell’anno in cui rimediò 3 sconfitte al primo turno in 3 Slam facendo un solo game (allo US Open perse al primo turno di quali), ma incassò quasi 100.000 dollari da quelle 4 sconfitte al primo turno e questo le consentì di potersi mantenere con l’attività agonistica e tornare su nel ranking dopo che era scesa a seguito di vari infortuni.

Mi dispiace che le polemiche incrociate post match fra Tsitsipas e Kyrgios faranno passare in secondo piano la straordinaria qualità del loro duello. Chissà se riuscirò a vedere un altro match così in questi championships. Ci fosse la finale Djokovic Nadal si vedrebbe certo grande spettacolo, ma tuttavia ben diverso.

Forse un altro match con Kyrgios in campo potrebbe offrirlo… ma l’australiano che ha giocato da fenomeno ieri sera potrebbe benissimo sciogliersi come neve al sole davanti a Nakashima al prossimo turno. Mentre de Minaur e Garin (che non smetterà mai di ringraziare il Covid che ha costretto al ritiro quel Berrettini contro il quale avrebbe quasi certamente perso al primo turno) non mi sembrano pericolosi come il miglior Nakashima per questo Kyrgios.

Non serve che io replichi le cronache già scritte. Non ho visto se la palla tirata in tribuna da Tsitsipas a fine secondo set abbia effettivamente colpito una spettatrice come ho sentito dire. Se così fosse il supertalentuoso e superinsopportabile Kyrgios non avrebbe avuto torto a pretendere la squalifica del greco.

Che il “colpito” sia – anche se casualmente – uno spettatore o un giudice di linea (come accadde con Djokovic e la giudice di linea all’US open, o con Pescosolido e una spettatrice di prima fila cui tanti anni fa a Sydney rimbalzò addosso la sua racchetta), niente cambia. Il regolamento parla chiaro. Non ci vuole dolo o premeditazione. È un caso colposo, ma di colpa cosciente. Non si tirano pallate e se si colpisce qualcuno, anche di rimbalzo e senza far male, si è fuori.

Ripeto: io non ho visto dove è finita quella palla. Ciò detto io condivido quel che dice Tsitsipas – che magari non è il massimo della simpatia quando si esprime con quell’aria ieratica da predicatore illuminato – quando dice che Kyrgios in campo è insopportabile, non sta zitto un secondo, distrae chiunque voglia giocare un match corretto di tennis senza sentirsi magari gridare – come Nick ha fatto a bellaposta per sfotterlo – “good shot!” dopo un’orribile steccata di rovescio.

Che poi Kyrgios anche dopo il match sottolinei che Tsitsipas con lui perde gli incontri importanti ed è un cattivo perdente, beh aggiunge pepe alla vicenda, ma non dovrebbe essere preso sul serio.

Certo è che dai tempi in cui fu espulso McEnroe dall’Australian Open, gli officials non hanno mai mostrato grande coraggio nell’intervenire a sedare gli eccessi di maleducazione. Anche perché quando negli anni 70 qualcuno lo fece poi l’ATP quasi lo punì. Accade in match di Nastase, dello stesso McEnroe… e del resto basta ricordare – per risalire a tempi più recenti – che quando Carlos Bernardes richiamò Rafa Nadal per le sue perdite di tempo con i “time-warnings” a San Paolo – se non erro – alla fine invece di catechizzare Nadal fu deciso che era meglio che Bernardes non arbitrasse più Nadal. L’arbitro brasiliano fu messo nel… Purgatorio.

Tsitsipas, ieri non esente da critiche (“Ma mi  ha provocato… ”), ha sollecitato una class-action di più giocatori per mettere fine al “Bullismo” di Kyrgios.

Io dubito che succederà mai qualcosa del genere. Il punto è che “the show must go on” e pochi tennisti sanno offrire oggi lo show di cui è capace Nick Kyrgios. Basterebbe guardare alcuni highlights del match, compreso il modo in cui ha salvato un setpoint nel quarto set sul 5-4 e sulla risposta missile di Tsitsipas e poi anche come ha trasformato il matchpoint inventandosi un approccio smorzato e tagliato di rovescio per entusiasmare qualsiasi appassionato di tennis.

Chi mi piace di più fra Kyrgios e Tsitsipas? ovviamente sono gusti personali. Beh, come tennis mi piace più quello di Kyrgios. Come simpatia direi che entrambi lasciano abbastanza a desiderare per via di certi atteggiamenti dei quali non riescono a fare  a meno. Se invece dovessi scegliere fra chi dei  due vorrei avere avuto come figlio sono all’antica e non ho dubbi nello scegliere Tsitsipas. Però ho la presunzione che se mi fosse nato un Nick Kyrgios, per quanto matto la sua parte, sarei riuscito a educarlo meglio anche vivendo a Canberra.

Oggi l’attesissimo duello fra Alcaraz e Sinner, i due giovani più interessanti dell’ultima generazione, promette tutt’altro genere di spettacolo. Ma ugualmente meritevole d’essere visto. Alcaraz è il favorito per quasi tutti gli addetti ai lavori, ma la solida prestazione di Sinner contro Isner ha assai ben impressionato. 

Io mi auguro solo che ci sia battaglia, quella che purtroppo non c’è stata fra Sonego e Nadal essendo apparso subito troppo netto il divario. La risposta di Sinner ha arginato il servizio di Isner che in precedenza aveva servito 90 ace. Oggi dovrà arginare quella di Alcaraz che ne ha servito 42. Però contro Alcaraz Jannik non vincerà tutti gli scambi prolungati come gli è capitato contro Isner. 

Resto curioso, molto curioso, di vedere come Sinner uscirà da questo test che potrebbe avere ripercussioni psicologiche importanti per una rivalità destinata a durare nel tempo. Una gara molto combattuta lascerà speranze a entrambi di rovesciare in futuro l’esito negativo del duello di stasera. Se invece uno dei due vincesse assai nettamente, e sembra avere più chances a questo riguardo Alcaraz piuttosto che Sinner, le conseguenze potrebbero anche essere pesanti.

Intanto mentre Nadal prosegue nel suo tentativo di raggiungere il Grande Slam, Novak Djokovic contro la rivelazione olandese Van Rijthoven (ancora imbattuto sull’erba e vittorioso a s’Hertogenbosch su Medvedev) scenderà sul centre court sapendo che in caso di vittoria dovrà affrontare chi, prima di lui, ha calcato la stessa erbetta del centre court, o Alcaraz o Sinner.

Le teste di serie che non ci sono più:

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreño Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini
3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)


Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini
4 Tsitsipas (Kyrgios)
22 Basilashvili (Van Rijthoven)
29 Brooksby (Garin)

Donne
1 Swiatek (Cornet)
5 Sakkari (Maria)
8 Pegula (Martic)
11 Gauff (Anisimova 20)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Jannik Sinner come Berrettini centra gli ottavi in tutti i Majors. Ma è più giovane. Ha più chances lui con Alcaraz che Sonego stasera con Nadal

Jannik ritorna top-ten ed n.1 d’Italia, perchè Berrettini scende a n.15, ma non gli interessa. E’ il quindicesimo azzurro in ottavi all’All England Club

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Un tennista italiano, il quindicesimo della storia dei Championships e il più giovane, ha centrato il traguardo degli ottavi a Wimbledon. E il fatto che Jannik Sinner abbia centrato gli ottavi già in tutti e 4 i tornei del Grande Slam, racconta la dice lunga sulla sua solidità. E anche sulle sue prospettive. A poco più di 20 anni si tratta già di un grande risultato, se si pensa che il solo tennista italiano che era stato capace di tanto, in tutti e quattro i Majors, era stato Matteo Berrettini.

Non a caso è già stato top-ten e da lunedì Jannik lo sarà di nuovo, quando sarà anche n.1 d’Italia per la prima volta perché Matteo Berrettini perderà i 1200 punti della finale dello scorso anno e scenderà a n.15.

Alla fine di questo anomalo torneo che non distribuisce punti, mentre vengono cancellati quelli conquistati un anno fa, Nole Djokovic si ritroverà al settimo posto del ranking anche se dovesse vincerlo, così come Rafa Nadal sarà terzo comunque alle spalle dei grandi assenti Medvedev e Zverev.

 

Jannik – che ad inizio torneo era n.13 – sarà n.10 perché usciranno dai top-ten Aliassime che aveva fatto quarti, Hurkacz che era giunto in semifinale e – sia pure per soli 30 punti indietro rispetto a Jannik (3185 contro 3155)– anche Norrie che si era fermato al terzo turno.

Ho già detto come la penso. E cioè che l’ATP, pensando di fare un “dispetto” a Wimbledon – che non se ne è fatto né in qua né in là – ha fatto in realtà harakiri. Ha cioè falsato scioccamente le proprie classifiche quando sarebbe bastato il compromesso di mantenere a russi e bielorussi i punti di Wimbledon 2021.

Dove scenderà poi Djokovic che non può giocare né in Canada, né a Cincinnati né al momento a New York, ancora non ho fatto i conti, ma questa è una conseguenza di una sua scelta: quella di non vaccinarsi. Tutto il suo team è vaccinato, di Jelena non sono sicuro, ma Nole va dritto per la sua strada. Gli hanno chiesto se qui prende particolari precauzioni o se è preoccupato, come preoccupato pare il clan di Nadal, e lui non è sembrato esserlo anche se – teoricamente almeno – non essendo mai stato vaccinato potrebbe essere più a rischio di altri, anche se al Covid è già stato positivo due volte senza serie conseguenze.

Che chances ha Sinner contro Alcaraz nel duello che sembra il terzo di una rivalità e una serie infinita? Alcaraz ha vinto le prime due sfide, a Alicante in un challenger e a Parigi Bercy nel 2021, e deve essere considerato il favorito.

Nella graduatoria degli ace Alcaraz è sesto con 42 ace, Sinner è 44mo a pari merito con diversi altri con soli 15 ace. Sonego è 35mo con 19 ace. Ci sono tennisti che hanno fatto più ace giocando una sola partita o due. Jannik ne ha fatte tre e ha lasciato un set a Wawrinka e Mikael Ymer.

Contro Isner ha giocato la sua partita più solida in risposta e al servizio. Non ha concesso la minima palla break.

Ma contro Alcaraz? Differenza al servizio a parte, Alcaraz sembrebbe un tantino più forte sotto tutti gli aspetti: a rete, come tocco, come potenza. Forse Sinner potrebbe essere meno falloso. Ieri non ha quasi regalato niente. Ma scambiare contro Isner, una volta che si è riusciti ad arginare il servizio oppure i primissimi colpi di gioco (la risposta), è una cosa e contro Alcaraz è un’altra.

Tuttavia direi che Sinner, per quanto sfavorito, sembra sulla carta – anzi sull’erba – avere più chance di sovvertire il pronostico di quanto ne abbia Lorenzo Sonego stasera nell’ultimo match della giornata con Rafa Nadal. E ciò sebbene fin qui le prestazioni di Nadal non siano state del tutto inappuntabili: ha perso un set con Cerundolo ed era indietro di un break anche nel quarto set poi recuperato; ne ha perso un altro con il non irresistibile Berankis. Ma nel pomeriggio di ieri ho scritto di Sonego e di Gipo Arbino.

Vero che Rafa, assente da Wimbledon negli ultimi 3 anni, ci ha abituato a trovare la forma cammin facendo – e piede permettendo…  – e quindi probabilmente migliorerà giorno dopo giorno, però un Sonego in giornata, fra servizio e dritto direi che è più temibile di Cerundolo e Berankis. Chiaro che se Rafa gioca da Rafa non c’è partita. Con quel dritto che si ritrova bombarderà Sonego sul rovescio fino allo sfinimento.

Sinner contro Alcaraz può reggere i palleggi, ma forse non può competere sul piano della varietà degli schemi, attacchi, volee, drop-shots per i quali Carlitos ha più mano.

Però non va dimenticata l’età e la relativa inesperienza di Alcaraz. Ha già battuto quasi tutti i più forti tennisti del mondo, però se si trovasse all’improvviso in difficoltà con Jannik forse potrebbe restare disorientato.

La prova di Jannik contro il semovente Isner è stata indubbiamente molto solida. E Jannik ha dimostrato sul campo 2 di essere molto attento anche tatticamente. Quando doveva rispondere cambiava sovente posizione per togliere certezze e ritmo ai servizi di Isner. A volte stava indietrissimo anche 4 o 5 metri, altre volte avanzava quasi sulla riga di fondo per togliergli l’opzione del servizio slice a uscire. Lo faceva sia sulla prima sia sulla seconda. E alla fine Isner, che aveva cominciato con 7 ace nei primi due game, e ne ha fatti 12 nel primo set, si è ritrovata spuntata l’arma prediletta. Tanto che fra secondo e terzo set ne ha fatti soltanto altri 12.

E al di là del discorso ace, che lascia un po’ il tempo che trova perché si può fare caterve di servizi vincenti che non sono ace ma hanno il medesimo effetto di procurare il punto, è accaduto che Sinner in diversi game, anche se ha saputo conquistare soltanto 4 palle break con un break nel primo e un altro break nel terzo – il secondo si è deciso invece al tiebreak senza break – ha dimostrato di riuscire a rispondere. E’ arrivato ai vantaggi 4 volte sui servizi di Isner, nel tiebreak ha fatto il minibreak che serviva e in particolare è riuscito a rispondere 57 volte su 97 e fare 35 punti contro il servizio, 17 volte nonostante la prima di Isner, 18 sulla seconda. Tanta roba. E il tutto leggendo sempre meglio il servizio del gigante USA: se la media delle risposte nel corso del match è stata del 59% (cioè su 97 servizi ha risposto 40 volte) nel terzo set è addirittura salita all’83%: Jannik ha cioè risposto 20 volte su 24. Neppure guardando la partita mi ero reso conto di ciò. Alla fine del match vinto in 3 set Jannik ha vinto 20 punti in più, 107 a 87. Sono tanti.

Per il resto la giornata non ha offerto granchè. Djokovic ha dominato il derby serbo con Kecmanovic, 6 terzi turni della metà alta si sono conclusi in tre set, e solo Goffin con Humbert e Tiafoe con Bublik (nel match più divertente della giornata) hanno vinto in 4. Anche fra le donne sei match su 8, i terzi turni della metà bassa si sono conclusi in due set, ma non si può dire che sia stato combattuto il match vinto in tre set dalla Ostapenko sulla Begu (3-6,6-1,6-1), mentre la Niemeier ha lottato di più contro la non più giovane ucraina Tsurenko (6-4,3-6,6-3) che però ha detto tutto quel che voleva dire sulla guerra russo-ucraina.

Per questo sabato il match clou è certamente Tsitsipas-Kyrgios. Può succedere di tutto. Io credo che a Nadal, ma alla lontana anche a Djokovic, farebbe più piacere una vittoria di Tsitsipas. Kyrgios,infatti, è capace di tutto. Anche di battere Tsitsipas per poi perdere a bocca di barile con il vincente di Nakashima-Galan. Ma i grandi favoriti del torneo, Djokovic e Nadal, preferirebbero che fosse qualcun altro a levar di torno la mina vagante di Canberra, piuttosto che trovarselo un giorno di fronte.

Le teste di serie fin qui eliminate sono

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

Terzo turno

Uomini


22 Basilashvili (Van Rijthoven)

Donne
5 Sakkari (Maria)
15 Kerber (Mertens 24)
28 Riske (Bouzkova)
33 Zhang (Garcia)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Lorenzo Sonego cerca mancino prima del duello sul centre court con Rafa Nadal? “No, un mancino come Nadal tanto non esiste!”

Gipo Arbino è persuaso che il suo Lorenzo sia più in forma di sempre. “Gioca molto meglio di un anno fa, ha perso con Berrettini e Kudla due match che avrebbe meritato di vincere”

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Stamattina Lorenzo Sonego, reduce da una convincente prova contro Hugo Gaston, si è allenato con Cristian Garin, in preparazione al match di sabato e di terzo turno con Rafa Nadal programmato sul Centre Court. Mission impossible? In condizioni normali sì, però Rafa ha concesso un set a Cerundolo, un altro set a Berankis. Giocatori che non sono più forti di Lorenzo, che lo scorso anno qui giunse in ottavi (battè Sousa, Galan e Duckworth).

Ho chiesto al suo coach Gipo Arbino se non avevano pensato di “ingaggiare” uno sparring mancino… con vista Rafa, e lui ha risposto: “Lo faremo domani. Ma a Lorenzo serve in realtà uno che lo metta in palla sbagliando poco, perché tanto un mancino che gichi come Nadal non esiste. Ha giocato contro Gaston, mancino e con rovescio bimane, ma non è Nadal! L’altro giorno si è allenato con Gasquet che era perfetto: non sbagliava mai, giocava di ritmo ed è stato utilissimo. Per intendersi: se Lorenzo si scaldasse con Bublik sarebbe un disastro. Conta che trovi il ritmo, che senta bene la palla, che automatizzi i colpi per giocare la partita più solida possibile. Contro Gaston è stato solidissimo”.

Arbino è convinto che Lorenzo stia giocando benissimo, molto meglio dello scorso anno. “Ha perso due partite di misura, con Berrettini e con Kudla, e le ha perse per pura sfortuna, per pochissimi punti e mini-dettagli. Avrebbe meritato di vincerle lui…”.

 

Quindi il morale è buono, la fiducia c’è. Anche se si deve misurare con Nadal. “Il momento peggiore è stato il giorno dopo la sconfitta con Kudla, quando Lorenzo è andato ad allenarsi e a un certo punto, probabilmente a seguito di un dritto molto forte di Cerundolo che è rimbalzato male sul suo rovescio; lui ha cercato di adattarsi a quella traiettoria così cambiata e nel farlo ha sentito una fitta al polso sinistro. Ci siamo spaventati moltissimo. Con il polso, anche quello sinistro, non si scherza. Per fortuna un falso allarme!”

-E allora non si è allenato per un po’?

“No, no, ha continuato ad allenarsi e… a giocare il rovescio a una mano, allenando lo slice. Ed è andata bene così… perché ieri ha giocato lo slice anche in approccio contro Gaston meglio di sempre!”.

A volte il destino fa strani scherzi, non sempre brutti. Contro Nadal, Lorenzo non ha mai giocato. Nadal ha fatto i complimenti di prammatica a Lorenzo, al suo servizio, al suo dritto, ma è certo che gli farà giocare centinaia di rovesci.

Lorenzo però non sembra troppo intimorito. Vedremo sul campo. “Sul centrale ho già giocato…con Federer” aveva detto venerdì sera. E domenica, ultimo match, gli toccherà di nuovo il centrale. Non è Federer, è Nadal… una leggenda dopo l’altra, un mito dopo l’altro. Per sdrammatizzare in Toscana direbbero… se non è zuppa è pan bagnato.

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