ATP Dubai: Djokovic perde con Vesely! Medvedev nuovo n.1 del mondo

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ATP Dubai: Djokovic perde con Vesely! Medvedev nuovo n.1 del mondo

Il ceco sorprende il campione serbo che cede lo scettro del ranking ATP dopo 361 settimane complessive in cima alla classifica

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Daniil Medvedev - Acapulco 2022 (Twitter - @AbiertoTelcel)
 
 

[Q] J. Vesely b. [1] N. Djokovic 6-4 7-6(4)

A Dubai è stata scritta una pagina di storia del tennis e l’autore è un personaggio noto solo ai più accaniti appassionati e forse a Fabio Fognini che, incredulo tanto da tirare in ballo il direttore di Ubitennis, ci perse a Wimbledon: il numero 123 del mondo Jiri Vesely. Il mancino ceco di 28 anni ha infatti battuto Novak Djokovic nei quarti di finale del torneo degli Emirati: 6-4 7-6 il risultato finale. Una vittoria che oltre a rappresentare il risultato più importante della carriera del tennista ceco ha anche un risvolto storico perchè sancisce il cambio della guardia al vertice del ranking ATP. Daniil Medvedev sarà da lunedì prossimo il numero uno delle classifiche mondiali, il 27esimo giocatore a potersi fregiare di tale titolo, nonchè il primo tennista che non sia Federer, Nadal, Djokovic o Murray ad arrivare a questo traguardo dal 1° febbraio 2004. Sono trascorsi 18 anni, è forse terminata un’epoca e a mettere la parola fine è Vesely.

Ebbene sì, sono due vittorie su due confronti contro il numero 1 del mondo: dopo Monte Carlo 2016, Jiri Vesely si è davvero confermato contro Novak Djokovic in virtù di una prestazione pressoché perfetta. Devastante al servizio, con i piedi ben dentro il campo in risposta sulla seconda, il classe 1993 è stato in grado di tenere l’incontro sui suoi binari preferiti per la maggior parte del tempo, evitando per quanto possibile di trovarsi a difendere o subire cambi di ritmo.

 

Dal canto suo, Djokovic ha dimostrato una forma atletica strepitosa, facendo spesso giocare non la classica palla in più bensì tre o quattro oltre quelle apparentemente possibili. È certo mancata la sua miglior versione nel tie-break del secondo parziale, aperto da due gratuiti a cui ha poi aggiunto un doppio fallo, ma anche in quelli c’è tanto merito di Vesely, con la spinta che ha saputo mantenere durante l’intera sfida, soprattutto rivestendosi subito dei formidabili panni odierni dopo aver prevedibilmente ceduto alla tensione e alla miglior risposta del circuito quando ha servito per chiudere. È forse stata quella la chiave della vittoria, perché tra giocare un gran match contro un Big 3 e vincerlo davvero quando sei a un passo dal farlo c’è un oceano; un oceano che però Jiri ha domato e attraversato con sicurezza, sorprendendo avversario e spettatori ormai adagiati nell’erronea convinzione del déjà-vu, l’ineludibile cambio di direzione del confronto dopo che lo sfavorito ci è andato troppo vicino.

IL MATCH – Vesely comincia subito aggressivo, strappa il servizio di apertura a un Djokovic impreciso e conferma per il 2-0. Nole muove il punteggio, poi vince uno scambio “quasi perso” con un salvataggio dei suoi migliori concluso dal lob vincente, determinante per rientrare in possesso del break dopo un paio di errori cechi. Il fenomeno di Belgrado strappa altri applausi con il recupero incrociato stretto di dritto sulla smorzata – lo fa sempre con successo, ma a nessun avversario viene in mente di anticiparne le intenzioni. Jiri pensa invece di cambiare la direzione del drop-shot e l’idea dà ripetutamente i suoi frutti, unita all’atteggiamento aggressivo sulla seconda che forza il doppio fallo sulla palla break del settimo gioco. Il 198 cm per 94 kg di Pribram scaraventa servizi come se non ci fosse un domani (anche perché è un ottimo modo per guadagnarselo, quel domani) e la forbice di realizzazione sulla seconda assomiglia molto a quella del match tra Hurkacz e Sinner. Il venti volte campione Slam fa il suo tenendo per il 4-5, trasferendo così sull’altro la pressione di chiudere in battuta. Per tutta risposta, Vesely comincia con una sassata di seconda seguita dal vincente di dritto in mezza volata e, anche grazie alle collaudate curve esterne, mette al sicuro la prima frazione.

Novak tenta di costringere l’altro fuori dalla zona di comfort, aprendosi il campo per farlo correre, ma il problema è riuscire a entrare nello scambio nei game di ribattuta. E non aiuta qualche errore raro eppure di troppo. Al settimo gioco, Vesely preme sull’acceleratore, è anche un falco perché si ferma vedendo fuori la seconda serba data buona dal giudice di linea; il nastro gli trattiene una palla su cui Nole, invece di affidarsi alla succitata contro-smorzata stretta, va lungolinea sbagliando. Doppia palla break, la prima ben annullata dal serve&volley, ma sulla seconda l’omone mancino fa un buco nella metà campo serba con il bimane lungolinea. Consolida togliendosi da mago dai piedi un paio di risposte à la Djokovic – una in tweener frontale – e annulla la palla del controbreak al termine di un lungo scambio.

Come nel primo parziale, Djokovic fa il suo accorciando sul 4-5, ma questa volta la pressione è troppo forte e, nonostante le tante prime, Vesely si arrende a dispetto della risalita dal 15-40. Jiri torna però immediatamente in possesso delle proprie emozioni e solo grazie alla battuta Nole si salva da un nuovo allungo ceco. Un disastro a rete sul 30-15 non compromette il game e si va al tie-break, aperto da due errori di Djokovic che rientra al settimo punto sulla pessima volée ceca dopo il servizio. Non pareggia, però, il serbo, perché forza la seconda che va larga. Ace per sperare, ma Vesely è implacabile e chiude con il tredicesimo vincente di dritto.

[2] A. Rublev b. M. McDonald 2-6 6-3 6-1 (a cura di Tommaso Mangiapane)

McDonald gioca un gran tennis (soprattutto col servizio e a rete) nel primo set e per metà del secondo, in cui ha tre chance di break per chiudere la partita, tutte negate da Rublev. Da quel momento la partita cambia padrone e l’equilibrio si spezza nettamente in favore del russo n. 2 del seeding, che ritrova il proprio gioco e domina anche dal punto di vista mentale lo statunitense. Rublev, che nella scorsa stagione raggiunse e perse la semifinale da Karatsev a Dubai, affronterà Jannik Sinner o Hubert Hurkacz nel penultimo atto del torneo.

PRIMO SET – Pronti via e, nel primo turno di servizio dell’avversario, McDonald trova subito l’allungo. Il russo, come accaduto nella partita contro Kwon e nei primi turni di Marsiglia (torneo poi vinto), ha una partenza ad handicap, con diversi unforced commessi. Risultato: 5-0 sotto dopo nemmeno 15 minuti. Dal canto suo, McDonald è perfetto nelle discese a rete (5/5), serve con efficacia (terminerà la frazione col 79% di punti vinti con la prima contro il 56% dell’avversario) e, nonostante ceda la battuta nel settimo gioco, chiude il set 6-2 grazie a un nuovo break.

SECONDO SET – McDonald prova a scappare anche nel secondo set. Nel primo gioco in risposta si vede subito annullare una chance e nel quarto game trova un gran passante di rovescio con cui si procura altre due palle break. Con una buona prima e un ace il russo si toglie dai guai. Ma Rublev, si sa, è un gran lottatore e al termine di un quinto gioco molto combattuto riesce a strappare il servizio a McDonald, complici anche un paio di errori a rete dello statunitense. Il rientro in partita del n. 7 al mondo trova quasi sorpreso Mackenzie che lotta, si difende nei propri turni di servizio ma alla fine cede nuovamente la battuta nel nono gioco, portando l’incontro al terzo e decisivo set.

TERZO SET – Rublev sembra aver ritrovato il proprio tennis. Dritti martellanti, gambe salde a fondo campo e grande profondità non danno scampo al n. 61 del ranking, che pure si dimostra piuttosto solido in difesa. McDonald è sempre più frustrato dal gioco del russo e il nervosismo lo porta a commettere diversi errori, che contribuiscono a cedere il servizio nel secondo gioco. Lo statunitense sembra aver mollato la presa, Rublev non si adagia, prosegue libero mentalmente e opera un nuovo break nel quarto gioco. McDonald riesce solo ad evitare il bagel tenendo il servizio nel sesto gioco, ma alla fine è il n. 2 del seeding a chiudere il match approfittando di una risposta sotto il nastro dell’avversario. Rublev trova così la sua terza semifinale consecutiva, vendicando la sconfitta al primo turno degli Australian Open 2019, unico altro precedente tra i due.

A un certo punto ho pensato fosse finita. Mi sono detto: ‘Stai lì e vedi cosa succede’. Ho fatto due semifinali di fila qua, vediamo cosa succederà domani. È il mio quarto torneo in stagione e solo il primo è andato male, sono super contento. La cosa importante è migliorarmi” le parole a caldo a fine partita di Rublev.

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DELL’ATP 500 DI DUBAI

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Gestaccio di Elias Ymer a Salisburgo: con una pallata rompe la telecamera

Ancora episodio di intemperanza nel circuito ATP, con protagonista il maggiore dei fratelli svedesi

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Elias Ymer - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Abbiamo tutti ancora negli occhi la partita di sabato tra Nick Kyrgios e Stefanos Tsitsipas, uno spettacolo dal punto di vista del gioco, una vergogna per quello che hanno combinato entrambi. Se ormai le multe e le intemperanze di Kyrgios sono all’ordine del giorno (già due multe in questo Wimbledon, la prima per lo sputo verso uno spettatore dopo il match con Jubb) aveva sorpreso l’improvvisa perdita della ragione di Tsitsipas. Il greco infatti, dopo aver perso il secondo set, ha scagliato una pallina in tribuna, e ciò gli è valso 10.000 dollari di multa.

Senza entrare nei meriti di chi abbia ragione tra i due, anche perché hanno più probabilmente entrambi torto, ieri c’è stato un altro episodio che con lo sport ha poco a che fare. Elias Ymer, il più grande dei due fratelli svedesi, ha avuto un accesso d’ira dopo un errore non forzato a fine primo set nella sua partita (poi persa 2-0), al Challenger di Salisburgo contro Corentin Moutet. Ancora una volta, preso dalla rabbia, si vede il giocatore scagliare violentemente la pallina verso le tribune… solo che in questo caso la corsa si è fermata prima. Ymer infatti riesce a colpire, e chiaramente anche a rompere, la videocamera di Challenger TV posta in alto, spargendo vetri sul campo e causando l’interruzione del match da parte dell’arbitro, per verificare la praticabilità.

Ora, chiaramente si può sindacare sulla volontà o meno di centrare proprio la telecamera da parte di Ymer, ma resta il gesto di scagliare una pallina con tanta forza e veemenza verso l’alto, alla cieca, e spesso anche verso il pubblico: celebre tra questi episodi poco edificanti per professionisti come questi, quello di Djokovic allo US Open 2020, che colpendo una giudice di linea con una violenta pallata, fu anche costretto a subire la squalifica dal torneo. Dunque, al di là del livello o del nome del giocatore, sempre meno raramente accade che gesti di rabbia per un errore o un punto perso generino reazioni di questo genere, che alla lunga possono essere pericolose. E, più che procedere con delle multe, il modo migliore per iniziare ad eliminare questo fastidioso vizio sarebbe passare direttamente alle squalifiche.

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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