ATP Indian Wells: Nadal uomo in missione, non basta il miglior Opelka. Fritz fa volare la California

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ATP Indian Wells: Nadal uomo in missione, non basta il miglior Opelka. Fritz fa volare la California

Nonostante un secondo set tra luci e ombre, Rafa Nadal raggiunge Kyrgios ai quarti. Pathos puro tra Fritz e De Minaur

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nadal post opelka indian wells 2022
 
 

[4] R.Nadal b. [17] R.Opelka 7-6(3) 7-6(5)

Finì 6-4 6-4, e più non dimandare, a Roma, sulla terra battuta d’Italia, tanto cara e tanto devota al cannibale del rosso Rafa Nadal. Finisce sempre con lo stesso esito, ma con copione diverso, nel deserto della California, terra (apparentemente) cara a tie-break man Reilly Opelka, mai veramente sostenuto così apertamente dal pubblico, che appariva semplicemente entusiasta dello spettacolo offerto dai due campioni. L’americano, per l’ennesima volta, ha ribadito che oltre al servizio (e che servizio!) sa giocare anche da fondo, incisivo e devastante col dritto, un po’ più insicuro sul rovescio, che eppure oggi ha funzionato; se migliorasse un po’ nel gioco a rete ci sarebbe davvero qualcosa da raccontare. Dall’altra parte della rete, un uomo che ormai ha esaurito qualsiasi descrizione possibile, che anche quando sta già precipitando nel baratro riesce ad aggrapparsi da qualche parte per risalire, e anche oggi è stato così: in una giornata in cui il servizio, arma mai abbastanza celebrata, gli ha dato tanti frutti maturi, c’è stata qualche sbavatura qua e là, ma ha sopperito a modo suo, da leggenda, sempre e comunque, stroncando le rivolte di Opelka e demolendo qualsiasi possibilità di terzo set.

Affronterà, in un quarto da leccarsi i baffi, Nick Kyrgios, che ha approfittato del ritiro di Jannik Sinner e sarà più riposato del maiorchino (comunque due ore di tennis puro, e duro); i precedenti sono di 5-3 per Rafa su tutte le superfici, 2-2 sul cemento. E dire che per poco erano due gli australiani ai quarti di finale in questo Indian Wells, non fosse che Alex De Minaur, il soldatino infaticabile, è incappato nelle sfuriate californiane di Taylor Fritz, che in una partita dai mille volti e dalle mille incertezze è riuscito a rimontare un set, un break nel terzo, a sconfiggere le sue voci interiori, e approdare ai quarti di finale del torneo di casa. Una partita degna dei migliori film, con scambi da capogiro e folla in visibilio. “La migliore del mio torneo” secondo lo stesso Rafa. Tennis di pura qualità dunque sul centrale di Indian Wells, che certo finora non sta sfigurando sotto la definizione di “Quinto Slam” per la qualità vista oggi. Vediamo i match nel dettaglio.

 

IL MATCH – I primi 3 game vanno via agevolmente, rispettando ciò che tutti si aspettavano, con Nadal che lo tiene a 0 in tranquillità, e anche Opelka in scioltezza in fin dei conti. Nadal deve cercare di entrare più possibile nello scambio, dove è chiaramente in vantaggio. Ma prosegue la serie di game anonimi, ancora senza problemi entrambi, Nadal a 0, Opelka a 15, che però dimostra confidenza anche con i colpi in uscita, per la sua altezza, data la profondità delle risposte di Rafa, che lo chiama spesso a rete per poi tentare di passarlo. Nadal tiene agilmente a 15, impedendo ad Opelka di avere anche la minima velleità, per poi costringerlo ad annullare la prima palla break del match, in un game (il settimo) in cui commette anche due doppi falli regalando l’occasione, ovviamente avvalendosi sempre del suo servizio micidiale e del dritto per annullarla. Nel game successivo finalmente batte un colpo anche Reilly, che per la prima volta arriva a 30 in risposta, ma senza creare reali problemi; tiene poi a 15 tie break man, devastante col servizio anche di seconda, che segue mettendo pressione e forza tanto, aumentando quindi il conteggio dei non forzati. Seguono altri due game senza colpo ferire, su entrambi i lati. Dunque, come è giusto aspettarsi nei match di Opelka, si giunge al tie break: fino al settimo punto si regge sull’equilibrio come tutto il set con Opelka che ha osato quando poteva, ma attacca e viene passato da un grande dritto; poi tre errori di fila abbastanza grossolani ed evitabili anche per cercare un punto veloce concedono il set a Rafa, che ha sbagliato di meno e messo pressione all’americano, mantenendosi però devastante nei turni di battuta.

Il secondo parziale inizia come il primo: Nadal tiene a 15, il punto di Opelka è un suo errore; due ace e una prima vincente, una partita mostruosa al servizio, quasi rubasse l’essenza di Reilly, che tiene a 30 in seguito. Rafa nel terzo game non perde punti, anche con una mano dell’avversario. Opelka salva poi una palla break col sapore di ineluttabilità, che aveva regalato con un clamoroso errore di dritto, e poi con il servizio e la forza bruta ne esce fuori; ma nel game successivo avviene l’impensabile: Rafa rallenta, due doppi falli, Reilly trova coraggio per tirare e per affondare, e di forza e di prepotenza strappa un miracoloso break. Fronteggia e annulla con un ace pazzesco (a giro) un’altra palla break, regalata ancora da un drittaccio in rete; poi attacca la rete, per poco con un passante da Nadal Rafa non gli fa rimettere le penne, poi chiude. Sembra crollare del tutto subito dopo lo spagnolo: brutti errori, grossolani, e due palle break, una prima vincente e una risposta bloccata cercata da Reilly(qualche rimpianto); ne arriva anche una terza, ma ancora Rafa non consente di giocare. Appare in crescita Opelka, solidissimo, più sul dritto come sempre, ma anche sul lato sinistro bene oggi. Dopo le 3 occasioni sciupate però, gli dei del tennis presentano il conto ad Opelka, che stavolta è costretto a pagarlo, e molto amaramente: ha una palla per il game, la affossa in rete banalmente e poi arriva un’altra palla break, annullata con servizio e un rovescio da capogiro quasi sulla riga, che sembra avviarlo al 5-3…ma per la prima volta arrivano due palle break nello stesso game, e Nadal con pazienza aspetta l’errore che arriva, e 4-4. Nel nono game si gioca solo il primo punto, con una brutta volee(come spesso gli capita) di Opelka e poi il servizio di Rafa, tornato in cattedra. Rimane nel match Opelka, che lascia solo un punto a Nadal, e oltre al servizio anche un drittone vincente lungolinea sull’ultimo punto incantevole. C’è una mini chance in risposta per il n.1 d’America nell’undicesimo game, 15-30, conquistato in spinta e anche con un po’ di errori avversari, ma Rafa risale, col quinto punto da cineteca: dritto mancino quasi definitivo, folle recupero di Opelka sempre di dritto quasi fuori dal corridoio, che poi arriva anche sulla palla dal lato opposto e la aggancia per ributtarla nel campo del maiorchino, che poi chiaramente chiude a campo aperto. 5-6. Più volte ai vantaggi, merito a Opelka che in un modo o nell’altro raggiunge Nadal al tie break, tra servizi fuori dal mondo e manate terrificanti. Chiude 7 punti a 5 così com’è stata gran parte del match: pazzesca, facendo muovere Opelka per tutto il campo, il quale ricorrendo a tutto il cuore e al (poco) fiato rimasto arpiona la palla e la rigioca, giusto sulla racchetta del Diablo di Manacor, che appoggia nel campo senza più padrone. Un tie break in cui è bastato il minibreak nel terzo punto, quando un dritto è rimasto un po’ sulla racchetta di Reilly e ha permesso al rapace di chiudere, per orientare l’ordalia, e che ordalia! Resta, eccome se resta, una gran dose di rimpianti per l’americano, che ha avuto due palle per issarsi 5-2 e servizio nel secondo set, e che alla fine ha dovuto cedere proprio nel suo regno: i tie break. Questo Nadal appare irrefrenabile, non è bastata la classe e la gioventù di Korda, né i tagli maligni di Evans, né la forza bruta e il cuore oltre l’ostacolo di Reilly Opelka. Parola domani al signor Nick Kyrgios, certo non il miglior amico di Nadal, ma forse l’unico rimasto in tabellone che può portare a casa questo scalpo (vedere la partita tra i due ad Acapulco 2019, puro thriller, per capire), e chiudere la serie mostruosa di 18-0.

[20] T.Fritz b. [29] A.De Minaur 3-6 6-4 7-6(5)

Taylor Fritz – ATP Indian Wells 2022 (foto via Twitter @BNPPARIBASOPEN)

Si parte con tre game molto rapidi, senza niente da segnalare, ma si intravedono i copioni tattici: cerca lo scambio e la spinta De Minaur, anche propositivo in avanti, mentre Fritz prova a sfruttare più che può il servizio, ben funzionante in avvio. Equilibrio rotto già nel quinto gioco, che sembrava un altro tranquillo, si era 40-15: attacco e volée pessima di Fritz, poi tre gravi errori (già a 7) che praticamente consegnano il break senza sforzi a De Minaur, bravo a crederci. Riesce ad arrivare ai vantaggi nel game di risposta Fritz, con pazienza e spingendo bene da fondo, mantenendo lo scambio, per poi rovinare tutto nei due punti dei vantaggi; tiene poi il servizio in tranquillità a 15, mostrando anche un buon attacco e dritti abominevoli. Il rovescio non gira per niente all’americano, mentre l’Aussie perfetto da fondo e con la prima, vacilla solo sulla seconda. Chiude ancora peggio di di com’era andato il set Fritz: si sposta male, rigido sulle gambe e 3 errori di fila, propiziati anche da palle senza peso e che lo fanno muovere di De Minaur, molto intelligente; annulla tutto e va in vantaggio l’americano, riprendendo il servizio e fiducia, ma crolla di nuovo sotto la pazienza e la sostanza di De Minaur, per poi crollare sull’ultimo set point, quindi colpe sì, ma tanti meriti dell’avversario, che pare avviato allo striscione del traguardo.

Si apre come il primo il secondo set, nel segno di De Minaur, che concede 2 punti(doppio fallo e pessima volee) poi si spinge a 0-30 in risposta, con Fritz che riesce a ritrovare il servizio con 3 prime vincenti e un ace, ma crolla del tutto subito. 10 errori di rovescio in poco più di un set e a rete meno di 0, con un De Minaur in condizioni da sci-fi. Come nel primo, il quinto game segna la rottura dell’equilibrio…ma stavolta a favore del ragazzo di casa(dopo un game tenuto a 30 con coraggio, bravo), che prende le misure sulla seconda di Alex e riesce anche a rispondere alla prima, si tiene nello scambio ed è incisivo col suo dritto; break meritato, errore grave della tds n.29 solo lo slice in rete sul 15-30. Importante il break perché arriva totalmente dal nulla, sembrava tutto in mano a De Minaur. Conferma, seppur con qualche goccia di sudore, il break l’americano, costretto ai vantaggi, con punti sempre più belli e combattuti; dopo va 15-40, oltre ad avere un’altra palla break in seguito, ma in occasioni in cui sale sempre De Minaur, iniziando anche ad usare un po’ il drop shot, ma Fritz appare molto più sicuro e incisivo, specie sul dritto. Si complica un po’ la vita nell’ottavo game, da 30-0 a 30-30 per un po’ di superficialità e per la qualità dell’Aussie, risolve con un ace e un servizio vincente. Sembra tutto calmo nel game successivo, 40-0…fino a 4 punti di fila e set point di Fritz, anche con qualche mano di De Minaur, con la storia del primo set che sembra ripetersi uguale, ma l’australiano inizia a spingere e tessere, con molta calma, e forza errori da fondo dell’americano, in ritardo su alcune palle, e ne esce indenne. Si gioca in pratica solo sul primo punto nel decimo gioco, uno scambio lungo e un molto profondo De Minaur, che lo porta infatti a casa; Fritz poi ricorre al suo servizio, incisivo, sempre presente nei momenti importanti, con due ace di fila e due risposte lunghe anche causate da ciò. Meritato il set per Fritz, in una partita bella, e viva, in cui l’americano è salito molto di livello, più che calato De Minaur.

A 30 De Minaur tiene il game di apertura del terzo, con Fritz sempre più centrato, specie da fondo non concede quasi nulla, in luogo di un De Minaur meno brillante. Break e controbreak uno dietro l’altro nel secondo e terzo game: Fritz disastroso a rete, con errori in serie tra smash e volee, e De Minaur semplicemente, ribattendo e recuperando, porta a casa un break che rovina tutto ciò che Taylor aveva costruito, tanti errori. Ma subito la musica cambia: due errori di rovescio gravi dell’australiano, si arriva al 15-30 e c’è lo scambio del torneo, da 44 colpi: Fritz colpisce tutto come se non ci fosse un domani, un paio di recuperi folli di Alex, poi chiusura con il rovescio vincente, che suggellerà anche il break dopo un altro scambio non leggerissimo. Ha qualche problema al servizio l’americano, costretto ai vantaggi dalla pazienza di De Minaur e un po’ di sua fretta, ma se la cava. Poi completa la rimonta, trovandosi in vantaggio per la prima volta: break conquistato a 30, spingendo, trovando angoli e mostrando grande condizione, anche grazie al rovescio ormai quasi assente di Alex. Può essere lo strappo decisivo. Dura poco l’ebbrezza del vantaggio per Fritz, che sembra farsi schiacciare dalla responsabilità di dover gestire e non più inseguire e con qualche errore di troppo (tipo un doppio fallo sulla seconda parità) e pazienza e profondità dell’avversario, permette a De Minaur di recuperare subito, che poi conferma a 30 ma per due errori suoi, senza nessuna paura. Game tenuto senza storia da Fritz quello del 4-4, a 15, con scioltezza, a regime col servizio. Game fotocopia per De Minaur, che perde due punti col rovescio, ormai colpo che sta facendo perdere veramente tanto all’australiano, che però con solidità e tranquillità lascia tutta la pressione sulle spalle di Fritz, che tiene un facile game a 0, paziente e capace di mettere in difficoltà Alex. Si assicura il tie break con qualche scricchiolio l’australiano, propiziato da un paio di risposte profonde e da rivedere di Fritz, che poi per troppa ambizione sulle accelerazioni di dritto perde il controllo e va lungo; dovrà di nuovo servire per la sopravvivenza. Dopo un tie break che è la giusta conclusione di un match equilibrato dall’inizio alla fine, sempre incerto e con spunti di grande tennis, chiude il ragazzo di casa, Taylor Fritz, 7 punti a 5, con merito perché ha saputo rientrare e non si è mai abbattuto, senza mai perdere il controllo o la speranza, appellandosi tanto al servizio e al dritto, che gli hanno dato tanto. Resteranno molti invece i rimpianti per De Minaur, avanti di un set prima, di un break nel terzo poi, e incapace con il suo tennis operaio, a tratti oggi con qualche bollicina in più del solito, di contenere l’entusiasmo dell’americano, che dimostra ancora confidenza con questi campi (ma non tanto con la rete). Affronterà nel terzo quarto di finale 1000 consecutivo (memorabile vittoria con Zverev qui a ottobre, sconfitta con Djokovic a Bercy) Miomir Kecmanovic, il serbo ancora una volta giustiziere dei colori azzurri, carnefice oggi di Matteo Berrettini, che era la tds più alta rimasta nella parte bassa. Parte favorito Fritz perchè gioca in casa e ha dimostrato forza mentale oggi con De Minaur, ma questo Kecmanovic può far paura a tutti.

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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Wimbledon: Van Rijthoven suona l’ottava sinfonia, ora lo attende Djokovic. Il tennis Usa si riscopre nel tempio della racchetta

Goffin ferma i sogni di ripresa di Humbert. Sock rischia il rimontone, ma Cressy è sprecone nonostante la pioggia salvifica. Paul è sempre più erbivoro, a furia di far fuori mancini. Vince anche Norrie

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Tim van Rijthoven - 's-Hertogenbosch 2022 (foto Twitter @atptour)

Tim Van Rijthoven, alla prima partecipazione nel tabellone principale di uno Slam, approda agli ottavi di finale superando per 6-4 6-3 6-4 con una durata complessiva del match di poco oltre l’ora e quaranta di gioco, la testa di serie n. 22 Nikoloz Basilashvili. Continua dunque la marcia trionfale sulla superficie erbosa del 25enne olandese, ancora imbattuto dallo straordinario successo sui prati casalinghi di ‘S-Hertogenbosh, centrando l’ottava affermazione consecutiva. Prima della settimana, che ai più era sembrata quella della vita – irrepetibile e che almeno una volta nella carriera di ogni giocatore si materializza – sublime nel “Bosco del Duca”, Tim non aveva mai vinto un match a livello ATP. Invece, nella cavalcata mastodontica che lo ha portato al primo titolo nel circuito maggiore, ha messo in fila tre scalpi davvero eccezionali, nonché le prime tre tds del torneo orange: Taylor Fritz, Felix Auger-Aliassime e il n. 1 del mondo Daniil Medvedev.

TIM COME KUDLA NEL 2015 – Come detto, poteva sembrare che l’allora n. 205 della classifica stesse giocando su quella che viene definita, la nuvoletta della racchetta dove tutto riesce; ma in realtà era chiaro fin da subito che il tennista sconosciuto che si aveva di fronte era un animale erbivoro di razza assolutamente protetta. Un giocatore capace di impiegare il campo in erba nella sua totalità, con il suo tennis d’attacco e di manualità esecutiva di primissimo piano, al tal punto da attirare l’attenzione degli organizzatori di Wimbledon e ricevere un invito per debuttare nel main-draw. Ebbene, l’attuale n. 104 ha confermato in maniera dirompente la sua altissima competitività in queste condizioni di gioco, regolando prima in tre set il malcapitato Delbonis e poi eliminando la tds n. 15 Reilly Opelka. Una vittoria, quella contro il bombardiere americano, di grande spessore a cui ha dato seguito – e se possibile facendo anche meglio – contro il georgiano, il quale è caduto sotto i colpi dei servizi vincenti di Van Rijthoven. L’olandese è stato infatti autore di ben 21 ace e di un incredibile 88% di punti vinti con la prima.

Ovviamente questo cammino immacolato, al suo primo main-draw in un Major e per di più da giocatore invitato, del 25enne di Roosendaal ha portato in dote con sé inevitabilmente dei record: è infatti la prima wild-card a raggiungere il quarto turno a Church Road dai tempi di Denis Kudla nel 2015, dopo aver già ottenuto un primato per il tennis nazionale riportando un tennista dei Paesi Bassi ai sedicesimi dei Championships dal suo coach Igor Sijsling, che vi riuscì nel 2013 (poi raggiunto in questo traguardo da Van De Zandschulp). Ora per lo spavaldo Tim, la prova più difficile, l’impresa più ardua: il 6 volte campione di Wimbledon Novak Djokovic, il serbo ha arato senza mezze misure Kecmanovic. Certamente match a dir poco in salita per lui, ma chissà se proprio la grande sorpresa di questa stagione su erba non possa rivelarsi l’ostacolo più imponente per Nole nel percorso verso l’atto finale dello Slam londinese? Staremo a vedere, sicuramente il rappresentante dell’Arancia Meccanica non avrà nulla da perdere. A proposito di questo, Tim, ormai giunto alle porte della Top 100, è stato fortemente penalizzato dalla mancanza dei punti, visto che altrimenti avrebbe già sfondato ampiamente il muro dei primi cento.

 

IL TENNIS STATUNITENSE IN RINASCITA, COME IL REDIVIVO SOCK – Questa 136esima edizione dell’evento tennistico più famoso nel mondo, è stata senza ombra di dubbio finora ad appannaggio degli americani. Infatti sono addirittura sette, i tennisti a stelle e strisce che si sono qualificati per il terzo turno: Isner, Tiafoe, Johnson, Paul, Brooksby, Nakashima e Fritz. A questi si aggiunge il redivivo Jack Sock, che dopo la sospensione per pioggia nella giornata di ieri, ha completo il proprio incontro di secondo turno facendo suo il derby con il serve&voller Maxime Cressy. La partita era stata interrotta nel primo game del terzo set, con l’ex n. 8 del mondo al servizio ed il punteggio che recitava 15-15, ma soprattutto un doppio 6-4 per il campione di Parigi Bercy 2017. L’opera da rifinire, ha però richiesto al 29enne di Lincoln uno sforzo maggiore di quello previsto. Anzi Jack si è ritrovato ad un passo – forse anche meno – da un quinto set che lo avrebbe visto nettamente sfavorito a livello d’inerzia.

L’EX N. 8 HA FATTO LA DIFFERNZA CON LA RISPOSTA E I LOB – Infatti, sembrava che la tavola fosse stata apparecchiata per la rimonta del franco-statunitense, che avrebbe così vinto lo scontro odierno in tre parziali ribaltando totalmente l’esito del match. Dunque pioggia benefica e salvifica per il n. 45, dall’altro lato maledetta per il semifinalista delle ATP Finals di cinque anni fa. Il 25enne parigino si è intascato agevolmente il set della ripresa delle ostilità per 6-3, salendo poi comodamente sul 5-4 e 40-15 nel quarto. Proprio sul più bello, quando la quinta frazione sembrava oramai solo una formalità, Sock ha alzato i giri del motore in ribattuta e ha costretto grazie a tre rispostone in anticipo – le prime due direzionandole verso le stringhe delle scarpe di Maxime, che è incappato nell’errore dovendo giocare due demi-volée impossibili, mentre la terza è stata un autentico capolavoro in lungolinea al fulmicotone – l’avversario a cedere il turno di servizio, frantumandogli i due set point consecutivi. Purtroppo per lui, Cressy ha sprecato ancora visto che ritrovando lucidità ha strappato nuovamente la battuta al suo connazionale, ma non è riuscito per la seconda volta, nel dodicesimo game, a trascinare la contesa al parziale finale. La quantità abnorme di occasioni mancate, ha spento psicologicamente il metro e 98 di origini transalpine nel tie-break, totalmente a senso unico e dominato per 7-1 dal giocatore del Nebraska. Successo significativo per il tre volte vincitore Slam in doppio dopi anni turbolenti, considerando che il suo contendente era fresco di finale ad Eastbourne e perciò in un ottimo stato di forma, che gli permette di eguagliare il miglior risultato ottenuto su questi campi risalente al 2016.

PAUL FA STRAGE DI MANCINI E CENTRA I PRIMI OTTAVI SLAM – Degli otto statunitensi qualificati al terzo turno, ce n’è già uno che ha staccato il pass per gli ottavi. Stiamo parlando del sempre più erbivoro Tommy Paul, che ha letteralmente liquidato il mancino ceco Jiri Vesely con un secco 6-3 6-2 6-2 in poco più di un’ora e mezza di partita. Una sfida tra ex Top 5 e campioni Slam a livello giovanile (il nordamericano è stato n. 3 junior e vinse il Roland Garros 2015, mentre il n. 68 ATP fece anche meglio raggiungendo la prima piazza del ranking di categoria, trionfando in Australia nel 2011). La tds n. 30, prima di questa stagione non aveva mai vinto un match su erba nel Tour principale. Invece nel 2022 ha invertito marcia, dopo le ottime prestazioni fatte registrare al Queen’s e a Eastbourne, in entrambi gli appuntamenti si è spinto sino ai quarti, ed ora si sta confermando nel torneo principe dei prati. Il 25enne del New Jersey ha infatti fatto fuori due mancini nei primi due turni, senza perdere alcun set, che ben si adattano all’erba: Verdasco, che se pur ormai giunto alla veneranda età di 38 anni, è stato capace di giungere nel 2013 ai quarti di Wimbledon; e Mannarino. Dunque terza vittoria di fila su un tennista mancino, fra l’altro quest’ultimo duellante sconfitto in grado in carriera di ottenere come migliori risultati negli Slam due ottavi proprio nel Major londinese: nel 2016 e nel 2018. Il primo H2H in assoluto era andato in scena proprio in questo torneo tre anni fa, ma nell’impianto di Roehampton, in quel caso nel turno finale delle quali vinse facilmente in tre set Jiri.

GOFFIN RITROVA I PRATI, PER TORNARE AI QUARTI L’OSTACOLO DA SUPERARE E’ BUBLIK – A distanza di tre anni dall’ultima vittoria erbosa, datata Wimbledon 2019, David Goffin ha ripreso il proprio cammino fatto di tennis pulito e geometrico e dopo aver superato Albot e la tds n. 31 Baez, si è qualificato nuovamente per i sedicesimi di finale in uno Slam dopo il recente Roland Garros. A Bois de Boulogne fu estromesso dal futuro campione di Halle Hurkacz, mentre quest’oggi è stato lui artefice dell’eliminazione di un giocatore capace di alzare il titolo sull’erba tedesca, giardino di casa Federer: Ugo Humbert. Il talentuoso francese si è arreso subendo la rimonta per 4-6 7-5 6-2 7-5 in quasi tre ore (2h47), e non riesce quindi a dare seguito allo scalpo della tds n. 3 Casper Ruud del turno precedente. Ugo, sprofondato al n. 112, nonostante qualche acuto in questa stagione sui prati sta vivendo un anno horribilis – prima del torneo 6 match vinti su 23 disputati in stagione. L’augurio è che possa tornare rapidamente tra i primi 100. Da par suo l’ex vice-maestro delle Finals 2017, vorrà ripetere il meraviglioso cammino del 2019 che gli garantì il terzo quarto di finale Slam della carriera, dopo quelli australiani del 2017 e francesi del 2016. Il 31enne di Liegi ha fornito una ragguardevole performance con il fondamentale d’inizio gioco: 80% di punti vinti, di contro l’ex n. 25 transalpino si è macchiato di 54 gratuiti. Ora per David, c’è Frances Tiafoe, vittorioso nel match tra pazzerelli su Bublik.

[9] C. Norrie b. S. Johnson 6-4 6-1 6-0 (di Ruggero Canevazzi)

Tutto facile per la testa di serie n.9 Cameron Norrie, che si sbarazza in tre comodi set di Steve Johnson dopo appena un’ora e 49 minuti di partita, davanti alla partecipazione entusiasta del pubblico del Centrale e di mamma Helen, brillante microbiologa che per l’occasione sfoggia un elegante abito grigio con risvolti rossi (del resto sul Centrale è d’obbligo fare bella figura). Johnson si è difeso come ha potuto con un bel back di rovescio, ma era troppo poco per arginare la ben superiore solidità del beniamino di casa, che ha raccolto gli applausi del Centrale con bellissimi recuperi ed eccellenti passanti. Il generoso americano le ha provate tutte, ma ha pagato molto caro i numerosi errori in prossimità della rete, ricordando una delle frasi più belle di Rino Tommasi: “Chiamato a rete, rivelava le umili origini”. Approda sicuro per la prima volta in carriera alla seconda settimana di un Major Cameron Norrie, che agli ottavi sfiderà un altro americano, Tommy Paul.

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