ATP Madrid: Djokovic non stecca il ritorno a Madrid, battuto un altalenante Monfils

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ATP Madrid: Djokovic non stecca il ritorno a Madrid, battuto un altalenante Monfils

MADRID – Il serbo Djokovic chiude in crescendo e si assicura la prima posizione del ranking. Ora super sfida con il vincente di Murray-Shapovalov

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Novak Djokovic - Montecarlo 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)
 

Da Madrid, il nostro inviato

[1] N. Djokovic b. G. Monfils 6-3 6-2

Obiettivo raggiunto per Nole Djokovic: al termine di una piacevole partita, centra la diciottesima vittoria consecutiva su Gael Monfils (ma solo la seconda sulla terra rossa, dopo gli ottavi al Roland Garros 2006), e soprattutto guadagna i punti necessari per allungare il suo record di permanenza al numero 1 ATP. Ci vorranno però altri test per valutare quale sia il suo reale stato di forma: Monfils ha regalato spettacolo con alcune giocate molto divertenti, ma al contempo è stato anche eccessivamente falloso, in particolar modo col dritto. In ogni caso, Novak sembra aver tolto un po’ di ruggine dovuta alla lunga inattività di questa prima parte del 2022: rispetto alle ultime apparizioni, è riuscito a mantenere una certa continuità di rendimento nel corso del match, quasi sempre è stato centrato nei colpi. Non ha fatto nulla di trascendentale ed è lontano dalla migliore versione di sé ma sicuramente ha compiuto passi in avanti, sebbene la sua seconda di servizio nei momenti delicati sia andata spesse volte in affanno, raggiungendo velocità non superiori ai 140 Kmh.

 

IL MATCH-Sul centrale della Caja Magica si affrontano coloro che dopo Nadal sono i due giocatori più “anziani” tra i primi 25 al mondo, entrambi scesi in campo con più di qualche incognita: Nole è arrivato a Madrid avendo giocato quest’anno appena tre tornei e con un bottino di sole cinque partite vinte; Gael, dal canto suo, dopo un ottimo inizio di stagione (la vittoria del torneo di Adelaide, i quarti agli Australian Open e la vittoria su Medvedev a Indian Wells) era fermo ai box da Miami. Djokovic è accolto in maniera piuttosto calorosa dal pubblico che lo ha visto tre volte vincitore (nel 2011, 16 e 19) e davanti al quale non si esibiva da tre anni. Si parte nel pieno pomeriggio madrileno, piuttosto freddo (18 gradi) e ventoso e caratterizzato da un cielo coperto da nubi scure minaccianti pioggia. Il numero 1 al mondo parte in maniera piuttosto lenta: Nole si trova a dover fronteggiare due palle break al suo avversario, ma è bravo ad annullarle con coraggio. Sulla prima attacca e il passante di rovescio di Gael va in corridoio, mentre sulla seconda il serbo si salva con un gran dritto inside-out. Si arriva dopo 24 minuti dall’inizio del match alla svolta della pioggia, che arriva improvvisa e copiosa e fa scappare i due giocatori negli spogliatoi. Ci vuole più di mezz’ora a chiudere il tetto del Manolo Santana, risistemare il campo che in una sua parte aveva preso acqua e far riscaldare nuovamente i giocatori: il pubblico, intanto, si intrattiene facendo partire varie ola.

Quando si riprende il punteggio è fermo sul 2-2 40-40 e al servizio è Nole: dopo uno scambio durato ben 34 colpi, chiuso da un missile di dritto di Monfils, il serbo si trova costretto a fronteggiare una pericolosa palla break. Anche nella terza palla break del primo set da dover controbattere il serbo si salva, questa volta uscendo vincitore da un altro scambio lungo, chiuso da un errore di Gael di rovescio.

Dopo il pericolo scampato, la partita si fa improvvisamente in discesa per il campione serbo: lo aiuta anche il suo avversario, che nel gioco successivo si disimpegna tra doppi falli e errori gratuiti, aiutando Djokovic a salire sul 4-2. Nole arriva di lì a poco a chiudere il primo set col punteggio di 6-3 e il modo con cui lo fa -usufrendo di un servizio divenuto vincente nonostante fosse una seconda tirata a 134 kmh- fa anche ben capire come il suo avversario sia nel frattempo calato. A Djokovic -che si muove bene nel campo e colpisce entrambi i fondamentali in maniera profonda e non fallosa- nel secondo set basta viaggiare a una buona velocità di crociera per avere ragione del suo avversario. Monfils ha un lungo passaggio a vuoto nel corso del terzo gioco, che porta Nole a tre palle break consecutive e una bella risposta di rovescio fa bastare al numero uno del mondo la prima delle tre chances guadagnate. Monfils sbaglia sempre più, Nole aumenta con il passare dei minuti la fiducia nel suo tennis e così, quasi inevitabilmente, nel settimo gioco arriva anche il break del 5-2 “pesante”. Il numero 1 ATP nel game successivo deve annullare due palle break, ma è solo un piccolo contrattempo rispetto a un finale ormai scritto: in meno di novanta minuti Djokovic guadagna l’accesso agli ottavi, dove affronterà il vincente della sfida tra Murray e Shapovalov.

Il tabellone maschile del torneo di Madrid

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Luca Van Assche, il primo 2004 a vincere un torneo Challenger: ecco il dato che può renderlo ottimista

Il diciottenne francese di origini italo-belghe iscrive il suo nome in un elenco che lo vede in compagnia anche di Alcaraz e Sinner

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Luca Van Assche – Maia Open 2022 (foto via Twitter @ATPChallenger)

Era in agguato da un paio di mesi, Luca Van Assche. Una, due, tre prede gli erano state soffiate all’ultimo momento da Cecchinato, Barrere e Krutykh. Era ormai solo questione di tempo, ma il tempo stava per scadere. O, meglio, il calendario era arrivato all’ultimo foglio da strappare, quello con i nomi di Maspalomas, nella Canarie, e Maia, in Portogallo. È stata quest’ultima la destinazione scelta da Luca per l’ultimo torneo della stagione, il Maia Open, categoria Challenger 80. Così, dopo tre finali perse, il diciottenne francese ha messo le mani sul suo primo trofeo a questo livello. Ora francese, ma nato a Woluwe-Saint-Lambert, comune nei pressi di Bruxelles, da padre belga e madre italiana, per poi trasferirsi con la famiglia a Aix-en-Provence all’età di tre anni.

Da numero 501 del ranking, a inizio anno ha giocato il suo ultimo torneo ITF, vincendolo. Ha così continuato la sua rapida ascesa (un anno prima era fuori dai primi 1500) fino all’attuale n. 138, l’ultimo (ma certo non ultimo) best ranking conquistato. Vincitore del Roland Garros 2021, per l’ATP misura 178 cm, un’altezza che, se confermata e definitiva, non è molto promettente, per quanto i due top 20 più bassi vantino appena cinque centimetri più di lui – e parliamo di Alcaraz e Ruud, numero 1 e 3 del mondo.

Di sicuro, almeno per adesso, non possiede il colpo che lascia fermo l’avversario, né a destra, né con il rovescio bimane, né con il servizio. Riservandoci di capire meglio nel prossimo futuro le qualità su cui può puntare per continuare un’ascesa che si fa sempre più ripida, ci sono un paio di dati che paiono di buon auspicio e, forse, anche per questo Luca sembra essersi avventato con particolare urgenza sul trofeo portoghese. Innanzitutto, l’elenco dei vincitori francesi under 18 a livello Challenger vede Richard Gasquet, Gael Monfils, Fabrice Santoro e Sébastien Grosjean. Vabbè, anche Corentin Moutet.

 

Inoltre, ci svela un tweet di Luca Fiorino, c’era una casella vuota in corrispondenza della classe 2004 nella lista dei primi vincitori Challenger di ogni annata ed è stata occupata appunto da Van Assche. Non che la concorrenza fosse agguerritissima, con il solo connazionale Fils (quello che aveva battuto Fognini nelle quali di Bercy per poi perderci al primo turno) a frequentare abitualmente la categoria. In ogni caso, considerando i nomi che lo precedono – Auger-Aliassime, Sinner, Musetti e Alcaraz – il giovane francese ha un motivo in più per essere ottimista riguardo alla propria carriera da pro.

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Bollettieri, da Todd Martin a Mouratoglou e Shapovalov: il saluto del mondo del tennis

Così il tennista canadese: “Ricorderò per sempre i tuoi insegnamenti”. E Mouratoglou: “Grazie a te ho sognato di costruire una mia accademia”

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Il mondo del tennis piange Nick Bollettieri: il noto coach americano è morto domenica 4 dicembre 2022 all’età di 91 anni dopo una vita dedicata a questo sport e alla crescita di campioni della racchetta. E mentre la notizia fa il giro del mondo, sono tante le reazioni di giocatori, coach e addetti ai lavori. Di seguito una breve raccolta dei pensieri di chi ha conosciuto e apprezzato Bollettieri durante la sua lunghissima attività nel tennis.

“Nick è stato uno dei più grandi ambasciatori del tennis – sono le parole di Todd Martin, ex giocatore statunitense -. La sua passione e la sua enorme energia sono state di ispirazione per chi lo ha conosciuto. Aver allenato più di dieci numeri uno del mondo è stato solo uno dei traguardi raggiunti da Nick. Ha lasciato un impatto duraturo a tutti i livelli di questo sport”.

Ecco il ricordo di un altro coach molto noto, Patrick Mouratoglou: “Nick, sei stato un pioniere e un visionario. Grazie a te ho sognato di avere una mia Accademia, per aiutare le giovani generazioni a diventare adulti inseguendo un sogno. Chi ti ha incontrato può testimoniare che avevi un’energia unica ed eri in grado di trasferire la tua potenza ai tuoi giocatori. Bollettieri ha fatto crescere l’industria del tennis e ha aperto opportunità per coach e giocatori. Ricorderemo tutti lo speciale essere umano che era”.

 

Telegrafico il ricordo su Twitter del coach e commentatore Brad Gilbert: “Nick, sei stato un gigante che ha aiutato intere generazioni di giocatori”. Un altro cinguettio è quello di Denis Shapovalov, che racconta: “E’ stato un onore conoscerti, Nick. Ricorderò e apprezzerò per sempre i tuoi consigli. Hai dato molto a questo sport, sarei sempre ricordato e amato come uno dei più gentili”. Infine, il ricordo della Hall of Fame del tennis è nelle parole dello storico Joel Drucker: “Nick Bollettieri è stato un carismatico allenatore in grado di lavorare con dieci numeri uno del mondo, uno dei soli cinque coach inseriti nella Hall of Fame. Un’infinita passione, unita a uno stile di vita da star dei film e un’etica votata al lavoro sette giorni su sette, è ciò che ha reso unico Bollettieri. […] E’ stato un innovatore, creando a fine anni Settanta quella che è diventata la prima accademia pienamente dedicata al tennis”.

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Lorenzo Sonego: “Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire”

“Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, come in Coppa Davis. “. In una lunga intervista al quotidiano La Repubblica di Torino, Lorenzo Sonego racconta le sue abitudini e gli obiettivi per l’anno prossimo

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Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Che Lorenzo Sonego sia un ragazzo umile e alla mano l’hanno capito tutti gli appassionati di tennis. Un’ulteriore conferma la si ha leggendo l’intervista rilasciata a Fabrizio Turco, collega che scrive per La Repubblica di Torino. In questa off-season, Lorenzo è nella sua Torino e si allena allo Sporting “perché qui mi sento a casa”.

Per lui che vive a poche centinaia di metri dal circolo, la sveglia è alle 7:30 ogni mattina e poi 4 ore di allenamento in campo e preparazione atletica al mattino e altrettante al pomeriggio, sempre sotto la guida attenta del suo inseparabile coach Gipo Arbino (intervistato in esclusiva pochi giorni fa) che l’ha scoperto e condotto nel mondo dello sport di racchetta quando ancora alternava il tennis al calcio nel Toro.

Classe 1995, Lorenzo non è ancora arrivato al suo meglio “Ho iniziato tardi e non sono mai stato un predestinato”. La passione per il tennis ha affiancato per tanti anni l’amore per il calcio, mai sopito che ancora agita il cuore del giovane torinese Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, proprio come in Coppa Davis. Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire, anche sul campo da tennis”.

 

Già, la Coppa Davis. In due giornate straordinarie, Lorenzo è stato l’eroe della spedizione azzurra. Prima la vittoria contro Frances Tiafoe, n. 19 del ranking, poi contro il mancino Denis Shapovalov, n. 18 “Però la partita della vita resta il 6-2 6-1 contro Djokovic, un paio d’anni da a Vienna. L’obiettivo per il 2023 è ritoccare il best ranking, mentre ora resta al n. 45. “Un pensierino alle Finals lo faccio e nel frattempo alzo l’asticella: l’obiettivo per il 2023 è migliorare la mia miglior posizione raggiunta in carriera, la n.21. La Coppa Davis purtroppo non assegna punti in classifica, ma vuoi mettere la soddisfazione?”. E chissà che quel sogno Finals di fine anno non possa concretizzarsi anche in doppio con il suo amico Andrea VavasSori. QUI INTERVISTATI IN ESCLUSIVA

Tra i suoi colleghi, il più simpatico è Berrettini, e non solo perché mi ha presentato Alice” cui Lorenzo riserva parole al miele sebbene non si parli ancora di matrimonio; Nadal “fuori dal campo è molto disponibile pur restando uno che daÀpoca confidenza” mentre Djokovic “è molto aperto”.

Gli Internazionali a Roma e Wimbledon sono per Lorenzo i tornei più belli ed emozionanti per l’atmosfera sugli spalti del primo e l’eleganza e la storia che si respira nel secondo ma i grandi spazi infiniti dei tornei americani come Miami e Indian Weels esercitano sempre un grande fascino. La stagione 2023 di Lorenzo Sonego inizierà il 2 gennaio al torneo di Adelaide e subito dopo il primo Slam dell’anno, gli Australian Open.

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