Roland Garros: Cilic non fa sconti, ultimo tango a Parigi per Simon. Hurkacz impressiona, Tsitsipas va di fretta. Rune bello di notte

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Roland Garros: Cilic non fa sconti, ultimo tango a Parigi per Simon. Hurkacz impressiona, Tsitsipas va di fretta. Rune bello di notte

Finisce contro il croato la storia di Gilou al Roland Garros. Tsitsipas strapazza Ymer, il polacco Hurkacz prosegue il suo cammino perfetto contro Goffin

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Marin Cilic - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

[20] M.Cilic b. 6-0 6-3 6-2 [WC] G.Simon

I destini e le carriere di Gilles Simon e Marin Cilic, per uno strano scherzo della vita, resteranno per sempre legati, dal momento in cui entrambi hanno fatto parte di un torneo importantissimo della carriera dell’altro. Nelle due settimane più belle della sua vita, allo US Open del 2014, il croato batté Gilou al quarto turno nella strada verso il titolo; oggi, nell’ultimo Slam giocato in casa dal francese, è Cilic a concedergli un ultimo tango, senza esultare o festeggiare, ma abbracciando a rete un amico, un collega da tutti sempre amato per il grande umo prima che tennista, che si merita una lunga standing ovation. Il risultato finale è 6-0 6-3 6-2 per il n.23 al mondo, in una di quelle partite che con il tennis giocato hanno davvero poco a che fare.

Il match- parte benissimo Cilic, con break già nel secondo gioco, scandendo il ritmo da fondo e facendo molta leva sul suo dritto; Simon appare un po’ teso in questo inizio. Prosegue l’assoluto soliloquio del croato, che sta iniziando a far molto male anche dal lato del rovescio, complice un Simon molto spesso corto e troppo piatto nei colpi, che consentono alla tds n.20 di salire bene sulla palla. Il doppio break arriva anche con qualche piccola mano del francese, che però più di questo non sembra poter fare oggi. Alla fine, Cilic serve il bagel a Gilou, che da fondo non è mai riuscito a reggere lo scambio né trovato soluzioni alternative per intrappolare le diagonali del croato, che non vuole regalare facilmente emozioni al pubblico oggi. Ma nel secondo, d’improvviso, come ha spesso fatto nella sua carriera, Gilles Simon rinasce: sotto subito 2-0, recupera il break mostrando un po’ di iniziativa, aiutato anche da un passaggio a vuoto di Cilic certamente, che trova un paio di errori inspiegabili. Si rivela essere però una gioia effimera: un po’ lento negli spostamenti e quasi di nuovo contratto, Simon si fa ristrappare il servizio, impotente contro le martellate del croato, che però ancora accusa poi un passaggio a vuoto: break e contro-break consecutivi, con Simon che almeno ci tiene alla figura e prova a mettere un po’ più di resistenza nello scambio, e per strappare il servizio porta a casa il punto più bello del match finora, facendosi tutto il campo. Resiste finché può il francese, alzando il tasso tecnico ed emotivo del match, ma Cilic salvo qualche sbavatura è troppo in controllo e alla fine, sempre facendo buchi per il campo con il dritto, porta il parziale a casa 6-3.

 

Nel terzo game del terzo set arriva l’allungo decisivo: Simon ribatte e respinge, riuscendo anche a intrappolare Cilic alle volte e impedirgli di verticalizzare, ma alla lunga il dritto del croato sfonda tutto e gli regala il break. Cilic che vuole ingranare definitivamente la marcia, e si porta avanti di due break anche nel terzo parziale, certamente anche a causa del medical time out di Simon, causato da un appoggio sbagliato, che sembra averlo reso ancora più macchinoso in alcuni movimenti e colpi, mentre il croato vuole risparmiare più tempo possibile. E vi riesce, chiudendo 6-2 un altro set senza storia, in un match in cui una statistica in particolare fa impressione: 40 vincenti a 7 in favore di Cilic, che ha veramente fatto del campo il suo giardino. Ma l’attenzione, oggi, è tutta per lo sconfitto: Gilles Simon fatica a non emozionarsi tra un punto e l’altro dell’ultimo game, non del match, ma della sua vita qui al Roland Garros. Non sarà stato lo stesso tributo avuto da Tsonga, ma comunque il pubblico ha applaudito a lungo, e malinconicamente, un grande campione, operaio, e per questo sempre amato più degli altri. Per Cilic invece, che ritrova il quarto turno dopo 4 anni(raggiunse i quarti di finale nel 2018), lunedì ci sarà il n.2 al mondo Daniil Medvedev, che sta giocando in maniera divina anche su terra quest’anno, e parte favorito se saprà far valere la sua estemporaneità sulla forza.

[12] H.Hurkacz b. 7-5 6-2 6-1 D.Goffin

Doveva essere una partita intensa, equilibrata, e almeno per un set è stato così, con Hubert Hurkacz che accelerava e David Goffin che rinculava e teneva da fondo. Ma come si evince dal risultato la resistenza è stata breve, la miglior forma del polacco e un belga che ormai è l’ombra di sé stesso e si accende solo a sprazzi sono più che valide spiegazioni di questo risultato, l’ennesimo deludente di una prima settimana davvero fin troppo spento. Dopo un inizio relativamente tranquillo, il sesto è un game fiume, dove arriva la prima palla break per Hurkacz(da parte sua ne aveva già annullata una nel primissimo game), fronteggiata benissimo da Goffin, superiore da fondo, che paga però nel gioco al volo e sul servizio al polacco. Alla fine, dopo un primo set con ben poche occasioni, come visto, è Hubi ad aggiudicarselo per 7-5: break al belga nel dodicesimo game con un dritto vincente che suggella un parziale di altissima qualità e tanti punti da ricordare, e premia semplicemente il primo a gettarsi sulla chance. Nel secondo set arriva invece prima il break per il n.12 del seeding, nel quarto gioco: alza un po’ il ritmo variando e accelerando, portando Goffin a qualche errore di troppo che chiaramente paga più a caro prezzo dato che tra i due quello a cui è difficile strappare il servizio è Hubi. Il ritmo si è certamente velocizzato nel secondo set, anche il belga cerca soluzioni più rapide per chiudere, ma ormai si prescinde dal servizio(quasi perfetto oggi) del polacco. L’ottavo game è il più lungo del set, oltre ad essere quello conclusivo, in cui c’è un netto calo di Goffin dopo che stava tenendo botta, ed Hurkacz deve solo sfruttare la velleità dell’avversario e calcare un po’ la mano quando serve.

Molto intenso l’inizio di terzo, con Hurkacz che riesce a strappare subito il servizio a Goffin, per poi subirne però un prepotente tentativo di rientro: sale bene con il solito rovescio il belga, ma Hubi un po’ sfruttando il servizio, un po’ le lunghe leve annulla le chance di contro-break e allunga nel parziale. Alla fine chiude in scioltezza un terzo set dove ha dovuto solo un po’ domare lo spavento iniziale per poi veleggiare tranquillo fino a un netto 6-1, con il belga che gli ha fatto quasi da “sparring partner”, ben raramente capace di imporre il suo gioco e preda delle lune di rovescio e delle saette al servizio di Hurkacz. Chiude, il n.13 del mondo, con uno strabiliante 81% di punti vinti con la prima, e più in generale 60 su 80 nei suoi turni di battuta, confermandosi una sentenza da questo punto di vista. Attende, al quarto turno, il vincente della sfida tra Lorenzo Sonego e Casper Ruud, quindi entrambi giocatori di costruzione e più da fondo campo, ma certamente se esprime ancora il livello visto in questa prima settimana il polacco può permettersi di non avere paura.

[4] S. Tsitsipas b. M. Ymer 6-2 6-2 6-1 (Paolo Di Lorito)

Dopo aver giocato i suoi primi due match di sera o nel tardo pomeriggio, questa volta Stefanos Tsitsipas viene programmato presto, e la presenza del sole non fa altro che galvanizzare il tennista greco. Lui stesso ammette successivamente di preferire scendere in campo prima e, soprattutto, con queste condizioni meteorologiche favorevoli; il suo gioco ne risente positivamente e lo svedese Mikael Ymer viene letteralmente spazzato via. Il n.95 del mondo ce la mette tutta – variando ritmo con la smorzata di rovescio e attaccando spesso col dritto lungolinea – ma non va oltre un 6-2 6-2 6-1 maturato in un’ora e 36 minuti. Tsitsipas brekka sette volte il suo avversario, mentre alla battuta non concede praticamente nulla: una sola palla break concessa e salvata (nel terzo set, nell’unica volta giunti ai vantaggi), e ha tenuto ben nove turni di servizio senza far andare Ymer oltre il ’15’. Il finalista della passata edizione raggiunge per la quarta volta consecutiva gli ottavi di finale del Roland Garros (dove perse solamente la prima volta, nel 2019, 8-6 al quinto con Wawrinka), e ora se la vedrà con il danese Rune

H. Rune b. H. Gaston 6-3 6-3 6-3 (Cipriano Colonna)

Holger Rune, alla sua prima partecipazione al Roland Garros, si qualifica per la prima volta nella sua giovanissima carriera agli ottavi di finale di uno Slam. Il 19enne di Copenaghen dopo aver rifilato una stesa memorabile a Denis Shapovalov, ha superato agevolmente ancora in tre set lo svizzero Laaksonen. Se continua a risparmiare energie – anche oggi normale amministrazione sotto le due ore di gioco – con la fiducia acquisita grazie al best ranking e al primo titolo ATP vinto a Monaco di Baviera e con l’aggiunta della consapevolezza nei propri mezzi ancor più rafforzata dall’ottimo torneo disputato fin qui senza perdere neanche un set; può diventare una mina vagante da evitare a tutti i costi. In questa serata parigina di sabato 28 maggio, quando la maggior parte dell’attenzione era rivolta allo Stade De France per la finale di Champions League, il danese ha rifilato un periodico 6-3 al solito spettacolare Hugo Gaston. Il maghetto di Tolosa, classe 2000, è approdato a questo terzo turno dopo la sua ennesima trasformazione sui campi della propria terra natia.

E infatti come se il n. 74 del mondo, appena sentisse il profumo di casa, trovasse finalmente quella motivazione per far fruttare al meglio il suo talento stabilizzandolo, per quando ovviamente sia possibile. Dopo l’exploit all’Open di Francia del 2020, in cui eliminò Stan The Man e trascinò il vero The Dominator Thiem al quinto set, e dopo la magistrale cavalcata a Parigi Bercy dello scorso anno in cui riuscì a superare giocatori come Carreno Busta e Alcaraz; è riuscito nuovamente a resettare il rendimento stagionale fino a questo punto – 5 vittorie a fronte di 19 ko nel Tour maggiore – e fare fuori De Minaur nell’esordio al set decisivo. L’ostacolo Holger si è rivelato però troppo, anche per un Gaston sospinto dal pubblico. Incredibile la personalità e la maturità del ragazzo nordico, nel gestire i momenti decisivi e le avversità del match: vento e spalti che inneggiavano solo il suo avversario. Da questo punto di vista non ha molto da invidiare al coetaneo Carlos, le ambizioni non mancano – forse anche estremamente eccesive, ma non importa; ci piacciono i tennisti con grandi obiettivi – e il futuro è lì che lo aspetta, al varco dei predestinati.

IL MATCH – Pronti via e il mago di Tolosa è già caldissimo, come sempre quando arriva il momento principe della stagione sul rosso: lo Slam di casa. Infila immediatamente tre vincenti consecutivi, il primo direttamente in risposta. Poi si esalta con uno straordinario bimane lungolinea e successivamente attraverso uno straripante passante, sempre dal lato sinistro dopo aver chiamato a rete il danese con la prima palla corta del match, si garantisce lo strappo in apertura, sigillato in realtà dal primo doppio fallo di Rune. Un break che infuoca subito gli spalti dello Chatrier, una miccia che fa scoppiare all’ennesima potenza l’atmosfera, dando la netta impressione di essere nella classica bolgia da clima Davis. La fiamma però si affievolisce alla prima occasione, Gaston inizia ad abusare del drop-shot che è sicuramente l’emblema del suo stile di gioco molto aeroso e che normalmente è un’arma letale. Ma oggi invece può rivelarsi contro producente considerando le strabilianti qualità fisiche ed atletiche nella copertura del campo sia a livello orizzontale che verticale dello stacanovista scandinavo. Holger rischia ancora nel terzo game, a dimostrazione del fatto che i servizi non siano stati lucidati alla perfezione prima della partita, sbaglia qualcosa di troppo con il diritto ed è costretto a fronteggiare un 15-40. Dopo aver subito il break in apertura a 0, cancella la quarta e la quinta chance in ribattuta in favore del giocatore transalpino, rispolverando la prima di servizio e il suo fondamentale dalla parte destra – che qualche grattacapo glielo aveva creato in questo inizio. Il mancino, n. 74 del mondo, dopo la partenza razzo si spegne gradualmente ed inesorabilmente. Sul 2-1 si fa strappare ancora la battuta, con una serie di perniciosi gratuiti di rovescio.

Inoltre un’altra chiave tattica molto evidente in questo primo parziale è la sostanziale differenza del peso di palla, appena il tennista bleau accorcia un attimo il classe 2003 entra con i piedi dentro il campo e inizia a picchiare come un ossesso con il suo portentoso dritto. Rune comincia a sciogliersi sempre di più e mostra di avere anche un certo grado di sensibilità, con delle smorzate chirurgiche con le quali punisce il genietto di Tolosa con il suo stesso fiore all’occhiello. Mentre contemporaneamente, Hugo prova a tessere la sua tela di variazioni specialmente affidandosi allo slice di dritto. Quest’ultimo un colpo inconsueto per il tennis moderno, che si utilizza quasi sempre soltanto in situazioni difensive estreme. Ma conosciamo bene il buon Gaston, lui è un artista che si rifà al passato. Uno che a tennis comprende solo il tocco e non la potenza, con lui la racchetta manifesta esclusivamente il talento dettato dalla manualità pura e mai in nessun caso la forza bruta. Ciò nonostante le soluzioni alternative dell’ex n. 66 non fanno male al 19enne di Copenaghen che breakka per la terza volta su tre il padrone di casa. Nel settimo game, però Vitus Nodskov ci ricorda la sua giovane età, esagera eccessivamente con la ricerca degli angoli e permette al suo avversario di recuperare uno dei due break di svantaggio, non riuscendo a porre fine al parziale. C’è da dire, comunque, che il n. 7 di Francia innalza parecchio il suo livello: diventa più solido e ciò gli permette di portarsi a casa finalmente i primi scambi lunghi. Inoltre in questo frangente fa vedere a tutto tondo l’efficacia del suo gancio mancino, con cui cerca di alzare le traiettorie e non fornire sempre una palla comoda da spingere piatta al n. 40 del ranking. Ma alla fine il break point, lo concretizza con il suo pazzo talento, eccezionale passante in controbalzo con il rovescio incrociato. Si arriva così al secondo momento della verità del parziale, dopo che il francese si è ulteriormente riportato sotto nel punteggio tenendo il suo primo turno di battuta, e questa volta Rune non trema e in 38 minuti va avanti di un set. Da evidenziare un ottimo 8 su 11 per quanto riguarda le discese a rete del tennista nordico.

L’incantatore transalpino, se vuole fare partita pari, deve sicuramente limitare i non forzati banali e acquisire più solidità come ha fatto nel finale del set d’apertura e ovviamente di tanto in tanto estrarre dal cilindro qualche coniglio dei suoi. Chiaramente il suo tennis dovrà per forza di cose rimanere su un’asticella di rischio molto alta, perché a pallate da fondo a livello di consistenza non può esserci partita. Il primo scossone della seconda frazione, arriva nel terzo game con il break per il danese alla terza chance utile del gioco. Peccato per Hugo aver commesso il doppio fallo sulla parità dopo essere stato in grado di cancellare le prime due opportunità. Un altro interessante spunto che sta fornendo l’incontro, è la diversità di utilizzo dei due fondamentali di fondocampo da parte dello spavaldo 19enne, ovvero il rovescio è molto più solido in palleggio; mentre il dritto è il colpo con il quale fa veramente la differenza prendendo le redini dello scambio e il comando delle operazioni. Si va avanti a suon di magie estemporanee e a sprazzi del talentuoso francese, che in verità riesce a trovare una crepa nel tennis del 188 centimetri con lo schema palla corta – pallonetto. Però è troppo poco per mettere in perenne agonia il diabolico Holger, che continua a martellare meravigliosamente. Sul 3-2, Gaston si arrampica sul 30-30 e invoca a più non posso il sostegno del pubblico, che aumenta il ritmo del suo appoggio fino al quel momento già incessante.

Nel frattempo aumentano considerevolmente le folate di vento, ma Rune si dimostra molto maturo e con una testa già da giocatore di livello assoluto. Nonostante la pochissima esperienza a questi livelli – è il suo primo Roland Garros – il n. 40 doma alla grande il tifo contro e le nefaste ondate di vento del dispettoso Eolo. Altro 6-3 in 42 minuti. Rune è imperterrito nel mostrare la sua personalità in tutte le sue sfaccettature, dimostrando che almeno a livello di mentalità il suo livello è già pari con il suo illustre coetaneo Carlitos. Cancella tre palle break nel primo gioco del terzo set, che si era complicato a causa di due doppi falli. Ma sulle possibilità di allungo per l’imprevedibile bleau, sempre la prima in campo per lo scandinavo a dissipare ogni dubbio. L’incontro si mette definitivamente in discesa per il nativo di Copenaghen, con la classica regola del calcio: gol sbagliato, gol subito. Si prosegue con il mancino d’oltralpe che regala sempre soluzioni deliziose, ma che ormai sono solo il frutto dell’instino ed hanno abbandonato qualsiasi forma di ordine mentale e tecnico; e con Holger in totale fiducia e padrone del campo sotto ogni profilo. Il risultato? Un 6-3 che fotografa alla perfezione la dinamite danese, la quale ha fatto un sol boccone dell’istrionico, spettacolare – vale sempre il prezzo del biglietto – ma evanescente francese. Anche se come era accaduto nel primo set, sul 5-1 il classe 2003 si irrigidisce e il n. 74 si trasforma in un gatto randagio che comincia raccattare di tutto. Rinviene sul 5-3, ma poi non può nulla. Rune, invece si prende i suoi primi ottavi di finale Slam con un triplo 6-3.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Wimbledon, Rybakina: “Felice di essere in semifinale e di rappresentare il Kazakistan”

Nata in Russia – ma naturalizzata kazaka – Elena Rybakina racconta che cosa vuol dire per lei essere in semifinale. E cha cosa significa farlo rappresentando il Kazakistan

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Elena Rybakina - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Elena Rybakina - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

La bombardiera kazaka Elena Rybakina vola in semifinale a Wimbledon, vincendo in rimonta contro Ajla Tomljanović. Al termine di una partita per lei storica, la 23enne nativa di Mosca è intervenuta in conferenza stampa, dicendosi ovviamente Molto felice per la vittoria e per il livello di tennis espresso. Rybakina scenderà nuovamente in campo domani contro Simona Halep, che a Wimbledon ha una striscia aperta di 12 vittorie consecutive (ha vinto nel 2019, mentre non ha partecipato nel 2021).

D: Hai detto di essere molto contenta per essere approdata in semifinale. Quali emozioni credi di provare domani al momento del tuo ingresso in campo?

Elena Rybakina: “Cercherò soltanto di godermi il momento e fare del mio meglio, come ho sempre fatto nel corso di questo torneo. Giocherò contro una grande campionessa, ci siamo rese protagoniste di grandi battaglie in passato”.

 

D: Quando hai finito la scuola e volevi iniziare a giocare nel tour era tutto molto incerto per te. Hai avuto problemi finanziari? Hai pensato di andare al college?

Elena Rybakina: “Logicamente all’inizio c’era il dubbio se sarei diventata una giocatrice professionista o meno e, poco prima di finire scuola, giocavo quasi tutti i giorni. Non è stata una decisione facile, è uno sport molto costoso. Come tutti i genitori, i miei erano preoccupati nel caso in cui, ad esempio, mi fossi infortunata. Però direi che, alla fine, ho fatto la scelta giusta!”

D: È stata una decisione difficile? Mi riferisco all’approccio della federazione kazaka verso di te. In che modo credi che il tuo spostamento dalla Russia al Kazakistan possa averti aiutato? E ancora, ti senti più kazaka o russa?

Elena Rybakina: “Il Kazakistan stava cercando delle giocatrici e io avevo bisogno di aiuto. Loro hanno creduto in me e credo che sia stata un’ottima soluzione per entrambe le parti. Hanno fatto il possibile perché io potessi giocare e migliorare. Mi stanno ancora supportando: sono davvero felice di rappresentare il Kazakistan da così tanto tempo. È difficile rispondere all’ultima domanda. Sono nata in Russia, però ovviamente rappresento il Kazakistan, giocando la Billie Jean King Cup e le Olimpiadi. Sarò sempre grata per il supporto che ho ricevuto e credo di star portando ottimi risultati per lo sport kazako”.

D: Quando hai sentito che Wimbledon aveva deciso di bannare russi e bielorussi, come ti sei sentita?

Elena Rybakina: “Ovviamente non è una notizia che vuoi sentire: siamo sportivi e vogliamo soltanto giocare e poter competere. Spero soltanto che il prossimo anno tutto possa tornare normale e che la guerra possa finire quanto prima”.

D: Le ultime due volte che hai giocato contro Halep sono stati due match molto combattuti. Che cosa hai imparato da quelle partite? È una motivazione in più per l’incontro di domani?

Elena Rybakina: “È vero, sono stati due match molto combattuti. Ho perso a Dubai al tiebreak, mentre allo US Open ero leggermente infortunata. So soltanto che devo rimanere concentrata fino alla fine perché lei è una grande combattente. Dovrò essere più tranquilla e fiduciosa nei momenti chiave.

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Wimbledon: eroico Nadal, anche infortunato supera Fritz alla distanza. Ora trova Kyrgios

Nonostante un’evidente menomazione agli addominali Rafael Nadal resiste e supera Taylor Fritz in cinque set. Ci sarà la semifinale con Nick Kyrgios

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Rafael Nadal - Wimbledon 2022 (foto Twitter @atptour)

[2] R. Nadal b. [11] T. Fritz 3-6 7-5 3-6 7-5 7-6(4) (da Londra il nostro inviato)

È difficile capire cosa può passare nella testa di Taylor Fritz dopo una sconfitta come quella subita contro Rafael Nadal in questo incredibile quarto di finale. A metà del secondo set, dopo aver perso il primo, lo spagnolo sembrava sul punto di dover gettare la spugna: l’infortunio agli addominali stava pesantemente influenzando il suo gioco, la prima di servizio era molto più lenta del solito (e lo sarebbe rimasta per quasi tutto il match), gli allunghi laterali erano faticosi, la tattica “avanti tutta” stava dando risultati non sufficienti, e non sembrava che fosse possibile trovare una strada per la vittoria. Invece, facendo leva sul suo incredibile gioco di piedi e sulla sua varietà di colpi e schemi, Nadal è riuscito a mettere una toppa al deficit del servizio, approfittando nel finale dei set combattuti della fragilità di Fritz che non è riuscito a fare la differenza con il suo servizio e si è lasciato irretire dagli scambi del maiorchino fino a perdere il bandolo della partita.

Per Fritz il parallelo più ovvio è quello con il match perduto all’Australian Open 2021 contro un Novak Djokovic evidentemente menomato, che riuscì a venir furio da quella partita in cinque set per poi andare a vincere il torneo e dare il via alla cavalcata che lo portò a un match dal Grande Slam. Giocare con un avversario ferito non è mai semplice, ma queste due clamorose occasioni mancate fanno sorgere parecchi dubbi sul suo “killer instinct” nonostante l’indubbio valore tecnico del suo tennis.

 

IL MATCH – La partenza di Nadal è stata molto simile a quella avuta nel match con Sonego: molto aggressivo, soprattutto con la risposta di diritto, per sfruttare il momento di uscita dal servizio di Fritz che è forse la fase di gioco più attaccabile del tennista californiano. Già nel primo gioco il maiorchino è riuscito a ottenere il break grazie a due ottimi punti su scambio prolungato. Il forcing continuo ha però un prezzo da pagare e gli errori, soprattutto di diritto, hanno cominciato ad accumularsi per Nadal che al sesto gioco ha concesso il controbreak per il 3-3.

Il servizio di Fritz, partito un po’ diesel, ha iniziato a farsi sentire, salvando con un ace una palla break nel settimo game, mentre il diritto di Nadal ha continuato ad andare a corrente alternata: nel gioco successivo commetteva altri due gratuiti e, chiudendo il game con un doppio fallo, concedeva il secondo break consecutivo che di fatto consegnava il set a Fritz, in 37 minuti.

Un piccolo calo di attenzione all’inizio del secondo set da parte dello statunitense ha consentito a Nadal di scappare subito 3-0 nel primo set, ma come nel set precedente i suoi errori di diritti hanno consentito al suo avversario di raggiungerlo sul 3-3. L’intenzione dello spagnolo di non accettare gli scambi e provare il vincente alla prima occasione possibile diventava più chiara quando sul 4-3 (dopo aver salvato una palla break) usciva dal campo per un medical timeout dovuto all’infortuno ai muscoli addominali che lo costringe ormai da giorni a giocare con una fasciatura sull’addome. Interrogato a proposito della fasciatura durante una conferenza stampa nei turni precedenti, Nadal si è rifiutato di rispondere a ogni domanda su questo guaio fisico

Con il suo angolo che gli faceva segno di non insistere, Nadal rientrava giocando un game in risposta quasi da fermo, poi lentamente riprendeva il suo ritmo seppur giocando con una evidente cautela. Poi, con la solita abilità da illusionista che lo contraddistingue, sul 6-5 è riuscito a mantenersi in gioco quanto è bastato per incassare due errori gratuiti di Fritz e piazzare la zampata vincente per aggiudicarsi il più improbabile dei set.

Il servizio di Nadal però era notevolmente più lento rispetto all’inizio del match, spesso più lente delle sue accelerazioni di diritto, ora più che mai chiamate a fare un superlavoro. Fritz riusciva a prendere un break di vantaggio per il 2-1, grazie a un altro doppio fallo di Nadal, ma poi a sua volta chiamava il fisioterapista per farsi sistemare un’ampia fasciatura alla gamba sinistra. L’americano non riusciva a estrare troppi punti diretti dal servizio, ma era comunque abbastanza per mantenere i suoi turni di battuta e allungare sul 5-3 per chiudere il parziale e iniziare al servizio nel set seguente.

Nella pausa tra il terzo e quarto set i giocatori quasi si litigavano le cure del fisioterapista, tanto erano entrambi rattoppati. I primi tre giochi vedevano tre break consecutivi, con Fritz che appariva sempre più confuso alle variazioni di Nadal. Lo spagnolo, sempre costretto a giocare senza servizio, si affidava più spesso al rovescio slice e ritornava al vecchio diritto spazzolato in top spin per manovrare lo scambio, alternandolo con splendide palle corte.

Fritz riusciva a ottenere il controbreak per il 4-4, andava a rispondere per il match sul 5-4, ma ancora una volta si faceva irretire da Nadal che lo bruciava sulla volata vincendo il parziale per 7-5 e allungando la partita al quinto set.

Nonostante il servizio chiaramente “depotenziato”, Nadal è riuscito a mantenere i suoi turni di battuta mantenendo il punteggio in parità, aspettando un calo nella prima di servizio di Fritz che puntualmente arrivava sul 3-3: le prime tre palle break erano annullate da Fritz, una anche con un nastro decisamente fortunoso, ma la quarta si spegneva sull’erba più alta vicina a rete dopo una stop volley di Nadal. Neanche questo break però era decisivo: nel game immediatamente seguente Nadal giocava una palla corta maldestra per concedere la chance del 4-4, sulla quale poi metteva un rovescio in rete.

Si arrivava quindi al tie-break decisivo (a 10 punti), nel quale l’esperienza di Nadal aveva il sopravvento sul servizio e sulla confusione di Fritz: lo spagnolo sprintava 5-0, poi 7-3 per poi chiudere 10-4 in 4 ore e 21 minuti un’altra partita quasi impossibile, nella quale entrambi i protagonisti hanno vinto 168 punti ciascuno.

Rimane quindi in piedi l’ipotesi di Grande Slam per Rafael Nadal, che però in semifinale dovrà superare l’ostacolo Kyrgios, contro il quale ha vinto 6 dei 9 confronti diretti, ma che raramente è stato così in forma e così vicino a un traguardo importantissimo.

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Wimbledon: Kyrgios sta bene, tre set a zero a Garin e prima semifinale Slam

LONDRA – Problemi fisici superati per Nick, e superato senza problemi anche il bravo Cristian. Prima semifinale Slam, aspetta Nadal o Fritz

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Pic credits Wimbledon Twitter

N.Kyrgios b. C,Garin 6-4 6-3 7-6(5) (da Londra, il nostro inviato)

Sono da poco passate le 15 quando fanno il loro ingresso sul “court” 1 di Wimbledon il “miracolato” Cristian Garin (bravissimo a infilarsi nel corridoio di tabellone lasciato libero da Matteo Berrettini, s’intende) e Nick Kyrgios, per il loro match di quarti di finale. Bel pomeriggio, tribune strapiene, è chiaro che la curiosità è tanta, ed è rivolta all’australiano.

In effetti, Nick inizia a giocare con un paio di minuti di ritardo, durante i quali Cristian incassa un parziale di 9 punti a 0, trovandosi subito avanti di un break. Nel terzo game, Kyrgios si accende, e da quel momento cambia tutto. Subito recuperato lo svantaggio, Nick procede a velocità di crociera, si permette di annullare con disinvoltura (bastonando col servizio) due pericolose palle break sul 4-4, e chiude il primo parziale 6-4. Poco da fare per il cileno, la palla di Kyrgios semplicemente viaggia troppo più veloce con tutti i colpi, a partire dal servizio.

La tribuna stampa del campo 1 è laterale, e si vede molto bene come sulle palle filanti e piatte di Nick, in particolare il rovescio lungolinea, Garin si trova sistematicamente a colpire in ritardo di dritto, un po’ come era successo a Iga Swiatek qualche giorno fa. L’impugnatura, e lo swing di Cristian sono adatti alla terra battuta o al cemento non troppo rapido, senza la necessaria velocità di braccio è dura sull’erba. Velocità di braccio che non manca di certo a Kyrgios, le sue fucilate schioccano che è un piacere. I disagi fisici palesati nella partita contro Nakashima sembrano spariti, non lo vedo toccarsi la spalla nemmeno una volta, meglio così.

Nel secondo set, di conseguenza, l’australiano va avanti 4-1, ma non sarebbe Nick se non arrivasse prima o poi qualche momento di difficoltà totalmente autoinflitto. Una smorzata senza senso gli costa una palla del controbreak, che però viene annullata con una seconda palla vincente. Tutto regolare in casa Kyrgios, insomma, che sale 5-2, e poco dopo, quando è passata un’ora e un quarto, si prende il 6-3 e il vantaggio di due set a zero.

Rendendosi conto che così non si va da nessuna parte, Garin è molto bravo a prendersi il massimo dei rischi possibili per rimanere a galla, spinge, va a rete con successo, e francamente legittima il suo essere arrivato a questo punto del torneo. Una volée di rovescio lungolinea vincente spinta da fondocampo da Nick provoca il boato stupito del pubblico, ma subito dopo un drittaccio fallito dà a Cristian la palla break per salire 4-2. Ovvio missile esterno con la prima, annullata, ne arriva un ‘altra, drop shot vincente dell’australiano, ecco la terza, cancellata con un attacco. “Why do I have to give break points?” (“perchè devo regalare palle break?), grida Kyrgios al suo angolo, prima di risolvere il game con due battute imprendibili. Come detto, tutto normale per lui, siamo 3-3.

Si prosegue semza grossi problemi seguendo le battute, fino al tie-break, dove Nick si incarta in un paio di erroracci di troppo, va sotto 5-3, e viene graziato da una steccata di dritto del cileno, che poi fallisce di un pelo, col nastro che gli porta via la palla, un passante ravvicinato. Sul 5-5, un duello tra pallate di Garin e volée di Kyrgios (un po’ ingenuo qui Cristian) viene vinto da Nick, che arriva a match point. Una chiamata errata sulla risposta che sarebbe stata vincente dell’australiano rimanda solo di pochi secondi la conclusione, col rovescio largo di Garin che manda Kyrgios per la prima volta in una semifinale Slam. Attende il vincitore della sfida fra Nadal e Fritz.

Simpatico Kyrgios a fine partita: “Bellissima atmosfera, non pensavo sarei arrivato a tanto nella mia carriera, sono orgoglioso di me stesso. Non ho un coach, non potrei affliggere nessuno con un peso simile (risate), ma va bene, sono in una semifinale Slam, sono felice. Credo di aver giocato un po’ troppo indietro a tratti, lui è molto bravo, ora mi preparerò per la prossima partita. Ma adesso non voglio pensarci, voglio andare a casa, cucinare qualcosa, guardare un film, tutto qui!”

 

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