Roland Garros: un eroico Tsonga chiude la sua carriera fermato da Ruud e dalla spalla destra

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Roland Garros: un eroico Tsonga chiude la sua carriera fermato da Ruud e dalla spalla destra

Finisce in modo incredibilmente beffardo la carriera dell’ex numero 5 del mondo, vicinissimo al quinto set ma fermato da un infortunio improvviso

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[8] C. Ruud b. [WC] J.W. Tsonga 6-7 (6) 7-6 (4) 6-2 7-6 (0)

No, non doveva finire così. Era un giorno triste già ancor prima che iniziasse la partita, dato che tutti sapevano che questo sarebbe stato l’ultimo torneo – e probabilmente l’ultimo match – della straordinaria carriera di Jo-Wilfried Tsonga. Un giocatore da 260 settimane in top10 (con un best ranking di numero 5, raggiunto a febbraio 2012), capace di raggiungere i quarti di finale in tutti i tornei dello Slam. Il francese, inoltre, è stato uno degli unici tre tennisti a riuscire nell’impresa di battere Nadal, Djokovic, Murray e Federer in questo genere di tornei, oltre che vincitore della Coppa Davis nel 2017 con la sua Nazionale. Tsonga avrebbe certamente meritato un finale diverso. Dato per spacciato fin da inizio partita, era riuscito a vincere il primo parziale e a portarsi vicino da un vantaggio di due set a zero. Subita la rimonta del suo avversario, più giovane, fresco e brillante, il transalpino è andato ad un passo dal quinto set sulle note della Marsigliese, cantata dagli spalti nei momenti importanti dell’incontro. Poi, improvvisamente, ha sentito un forte dolore alla spalla destra, che non gli ha più permesso di giocare come avrebbe voluto e come aveva fatto fino a quel momento. Lasciandogli soltanto lacrime e tanti, tantissimi (e meritatissimi) applausi.

IL MATCH – Fin dalle prime battute Ruud insiste sul rovescio di Tsonga, colpo storicamente debole del francese che, però, non ha la minima intenzione di recitare la figura della comparsa. Tutto il pubblico è ovviamente dalla sua parte ed è proprio lui a costruirsi le prime palle break della partita. Sono due, entrambe in un terzo game da dieci minuti e 14 punti, ma entrambe svaniscono per via di due suoi errori di dritto. La testa di serie numero otto si salva e sale 2-1, portandosi 0-30 nel gioco successivo. Qui però Tsonga è bravo ad affidarsi al servizio per tirarsi fuori da una situazione complicata, evitando scambi prolungati. La volontà del norvegese è invece proprio quella di lavorare ogni palla e di rendere l’incontro quanto più duro possibile sotto l’aspetto atletico. Praticamente Ruud vince tutti i punti sopra i 7-8 colpi, costruendosi la prima opportunità di break in suo favore, ma l’ex numero cinque del mondo chiama ancora in causa servizio e dritto, sventando la minaccia e impattando sul 3-3. Tsonga prova a regalare qualche perla con smorzate improvvise, come una sfornata direttamente in risposta nel nono gioco, ma quando va a servire per rimanere nel set deve sempre rimontare da 0-30. Sia sul 4-5 che sul 5-6, infatti, il transalpino è quasi con le spalle al muro, ma trova nel suo drittone un alleato miracoloso per giungere a fatica al tiebreak. Ad ogni punto conquistato, dalle tribune dello Chatrier parte il coro Tsonga, Tsonga, Tsonga!, che mette per primo la testa avanti si mantiene sempre in vantaggio. Già dal primo punto, infatti, Tsonga trova un gran passante di rovescio sulla riga, e fa sempre più la differenza con il dritto, con cui si procura due set point sul 6-4. L’attuale numero 297 ATP rischia di pagare a caro prezzo un errore di valutazione, lasciando un passante di Ruud che atterra sulla riga e su cui avrebbe potuto intervenire con una comoda volée. Nonostante ciò, sul 6-6 approfitta di un insolito errore del norvegese, chiamando ancora a raccolta il pubblico e chiudendo un eroico primo set (7-6) con l’ennesimo dritto vincente: a fine partita saranno 40.

 

Anche nel secondo parziale Tsonga continua a credere nell’impresa, giocando in maniera propositiva e procurandosi due break point consecutivi nel quarto gioco, anche grazie ad un brutto errore a rete di un Ruud che sembra fuori dal match. Il norvegese rischia grosso, si salva ed è lui ad arrampicarsi fino al 15-40 nel game successivo, ma il transalpino riesce ancora a salvarsi. Come? Ovviamente con servizio e dritto, le vere chiavi di un match praticamente perfetto per il francese fino a quel momento. È altresì evidente come la testa di serie numero otto non attraversi certamente la sua miglior giornata, sbagliando qualcosa di troppo e non riuscendo, quantomeno in risposta, ad essere incisivo nei punti importanti. Nel settimo game, dopo oltre un’ora e mezza, la resistenza di Tsonga crolla: nuovamente trovatosi sotto 15-40, chiude un game costellato da errori andando fuori giri con il dritto, spedito lungo di metri. È proprio il suo colpo migliore a tradirlo, regalando a Ruud una grande chance per allungare, incredibilmente sciupata dal norvegese. Un grave errore sul 30 pari regala al 37enne di Le Mans la palla del controbreak immediato, poi Ruud lascia tutto il campo scoperto per giocare un dritto non definitivo da posizione defilata e il francese ne approfitta, andando a segno e operando prima l’aggancio, quindi il sorpasso sul 5-4. Senza più grandi scossoni si giunge ancora al tiebreak e, esattamente come nel primo set, è Tsonga ad andare per primo avanti di un minibreak, al termine di uno dei pochi scambi lunghi che riesce a portare a casa. Avanti 2-0, però, il finalista dell’Australian Open 2008 si perde incredibilmente, vincendo solo due degli ultimi nove punti. Decisivi un errore con un comodo dritto in avanzamento e una smorzata larga sul 3-4, che spianano la strada a Ruud per il 7-6 con cui pareggia i conti.

Il terzo set si apre con una volée a campo vuoto mandata lunga da Tsonga, in quello che a tutti gli effetti pare un segnale di resa. Nel secondo game il numero 297 del mondo è chiamato subito ad annullare una palla break, ma si inventa un cross stretto con il rovescio a una mano che ribalta l’inerzia dello scambio e gli permette di non partire subito in svantaggio. Tutti i game sono estremamente combattuti, ma a trovare per primo l’allungo è ancora il numero otto del ranking, che dall’uno pari vince tre giochi consecutivi, tutti ai vantaggi. Prima strappa il servizio al suo avversario nel quarto game, quindi è costretto ad annullare a sua volta una chance che avrebbe permesso al francese di rientrare immediatamente in corsa, riuscendo a portarsi sul 4-1. La fiamma di Tsonga inizia ad affievolirsi, il suo dritto si fa via via meno penetrante (oltre che più falloso) e anche dal servizio il transalpino non ottiene più il prezioso aiuto dei primi due set. L’ex numero cinque del mondo fa più fatica negli spostamenti laterali e regala ancora qualcosa nell’ottavo gioco, concedendo due set point consecutivi a Ruud, che alla prima occasione chiude 6-2 con un vincente di dritto.

Anche nel quarto set la musica non cambia, con la testa di serie numero otto sempre al comando e Tsonga costretto ad inseguire, dovendo subito annullare una pericolosa palla break nel secondo gioco. La wild card transalpina dà la sensazione di avere sempre meno benzina nel proprio serbatoio, eppure sul 2-2 avrebbe una chance molto ghiotta che, però, sciupa. Sul 15-30 infatti, dopo uno splendido rovescio lungolinea, Tsonga sbaglia un comodo dritto sopra la rete, che gli avrebbe consegnato due palle break vitali. Ruud, come sempre fatto fino a quel momento nei momenti importanti, si rifugia nella diagonale sinistra, mandando fuori giri il suo rivale e siglando, nel punto successivo, l’ace che vale il 3-2. Il pubblico, nonostante lo svantaggio, continua a spingerlo quasi ad ogni punto, mentre il francese sorride spesso per il campo, dimostrando di godersi appieno l’ultimo match della sua carriera. Sul 4-3 in suo favore, Ruud viene leggermente beccato da alcuni fischi che piovono dagli spalti, solo per aver voluto controllare il segno di due suoi dritti terminati larghi di un soffio. Entrambi i giocatori lasciano le briciole o quasi in battuta, con Tsonga che, costretto a servire per rimanere nel match, va facilmente avanti 40-0. Qui però qualcosa si blocca nel francese, che sbaglia tutto nei tre punti successivi e si ritrova a due punti dalla sconfitta. Non è tuttavia ancora il momento della resa: non per uno come lui, non per un pubblico che lo ha incitato dal primo punto. Con due prime corpose si porta sul 5-5 e, in maniera del tutto inaspettata, rinasce improvvisamente, procurandosi tre palle break consecutive, grazie anche a due gratuiti di Ruud con il dritto. È il rovescio lungolinea a fare la differenza in questo game, con cui ottiene il primo punto e si costruisce l’ultimo. Tsonga trova un clamoroso break a zero che manda in visibilio le tribune dello Chatrier e da cui sembra ottenere nuova linfa. Sembra, sì, perché quello che pare il preludio di un attesissimo quinto set si tramuta lentamente in uno straziante addio. Al cambio campo, infatti, il 37enne transalpino non si sente bene, mima il gesto di uno strappo muscolare e, quando va a servire per il set, non riesce clamorosamente più a battere. Tsonga prova semplicemente a mandare la palla nell’altra metà campo, servendo anche da sotto pur di giocare i punti, ma la situazione si fa insostenibile. Da quel momento, fino alla fine del match otterrà soltanto più un punto (un gratuito di Ruud in risposta). A farla da padrone sono le lacrime, un mix di frustrazione e tristezza per aver dimostrato di giocare alla pari di un top10 e per la consapevolezza di non poter più proseguire. L’ultimo disperato tentativo è un medical time out sul 6-6, che però non può risolvere i problemi. Durante il tiebreak Tsonga tenta addirittura uno smash con la mano sinistra e, sotto 6-0 e in preda alle lacrime, si dimentica di dover cambiare campo. Non appena vede Ruud avvicinarsi alla sua metà, il francese se ne accorge e il pubblico gli concede l’ultima passerella, applaudendolo incessantemente quasi per voler ritardare il suo ritiro. Il 6-7 (6) 7-6 (4) 6-2 7-6 (0) finale, con cui il norvegese approda al secondo turno (troverà Ruusuvuori) è la cosa certamente meno importante della giornata.

Il meraviglioso abbraccio tra i due giocatori a fine partita dà inizio al commosso saluto dello Chatrier al suo beniamino. A fine partita Tsonga si inginocchia, sporcandosi la fronte di terra rossa quasi come fosse un battesimo, l’inizio per lui di una nuova vita. Intervistato a fine match, un emozionato Ruud capisce perfettamente quanto questo, nonostante la vittoria, non sia il suo momento: È stato un grande match ma non ne voglio parlare, voglio parlare di Jo. È dura per me dire qualcosa ora, non voglio rovinare questo momento triste per tutti. Lui è stato un’ispirazione per me e tantissimi altri giovani, lo ringrazio di cuore per tutti i ricordi che ci ha lasciato.

Leggi la newsletter di Ubitennis dedicata a Jo-Wilfried Tsonga

Quando Tsonga raggiungeva la finale in Australia tu avevi nove anni – gli chiede Mats Wilander – che cosa conservi di lui? “Ho tantissimi bei ricordi. Il mio idolo è sempre stato Rafa (Nadal, ndr) e lui l’ha battuto proprio in Australia, in semifinale. Quel giorno ero un ragazzo infelice, ma poi ho capito quanto Jo sia un grandissimo ragazzo, dentro e fuori dal campo. L’esempio perfetto di quello che dovrebbe essere un tennista. Ha sempre regalato grande spettacolo, oltre ad essere una grande persona fuori”.

Prima di dirigersi verso gli spogliatoi, Ruud viene raggiunto proprio da Tsonga, che lo saluta affettuosamente prima che gli venga consegnato un premio di fine carriera (una statuetta con i vari strati del campo dello Chatrier). Poco dopo, il francese viene raggiunto da Amelie Mauresmo, direttrice del torneo ed ex numero uno del mondo WTA nel 2004, oltre alla famiglia e a tutti gli allenatori che lo hanno accompagnato nel corso della carriera. A tenere compagnia a Jo si uniscono anche Gilles Simon, Benoit Paire, Richard Gasquet, Gael Monfils e Pierre-Hugues Herbert, mentre sugli spalti ci sono anche Sébastien Grosjean e Mansour Bahrami.

Jo-Wilfried Tsonga, Benoit Paire, Gilles Simon, Gael Monfils e Richard Gasquet – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Giungono poi anche altri calorosi saluti, da quelli di Benjamin Bonzi – nel frattempo impegnato contro Tiafoe – a Andy Murray (“Mancherai tanto al tennis”), Novak Djokovic (“Quanto carisma e personalità, la tua è una grande perdita!), Rafael Nadal (“Hai portato tante belle cose al nostro sport”) e Roger Federer (“Carriera enorme la tua, giocare e perdere contro di te è stato un onore!”). Prima di lasciare la parola al protagonista, sui maxischermi del Philippe Chatrier viene mandato in onda un toccante video che ripercorre tutta la strepitosa carriera di Tsonga.

Dopo tutti i saluti e le celebrazioni, non poteva mancare un lungo messaggio del diretto interessato: “Ho preparato un biglietto perché non ero sicuro di ricordare tutto quello che avrei voluto dire. Durerà tre quarti d’ora! (ride e singhiozza, ndr). Oggi è una grande giornata per me, saluto i miei colleghi e la gente che conosco da quando sono piccolo. Vorrei ricordare tutti quelli che mi hanno accompagnato durante questa splendida avventura, tutte le persone che mi hanno permesso di arrivare dove sono arrivato. Ero soltanto un bambino che sognava di diventare un tennista. Ho avuto l’opportunità e la fortuna di fare quello che volevo e vorrei tanto che tutti i bambini avessero le mie stesse possibilità. Sono stato sostenuto da persone straordinarie, i miei genitori, mia sorella e mio fratello, anche se è impossibile nominare tutti quelli che lo meriterebbero. Devo ringraziare la federazione e tutto il tennis francese, che mi ha accompagnato in questi anni. Grazie a tutti i coach che mi hanno seguito, anche se non è stato facile. Grazie agli sponsor che si sono fidati di me, affiancandomi fino a qui. È stato fantastico affrontare i migliori giocatori di tutti i tempi e una generazione di tennisti francesi strepitosa. Cercherò di rimanere attivo, continuando a fare del mio meglio. Ci sono stati giorni buoni e altri meno buoni, anche nel rapporto con i media. In certi momenti sono stato un giocatore svizzero, in altri francese e in altri ancora un giocatore con papà congolese. Un giocatore bianco e uno nero, uno giovane e uno vecchio, persino un padre. Sono stato tante cose, però voglio comunque ringraziare i media per quello che mi hanno dato. Ho imparato tanto nel mio viaggio nel tennis, è stata un’avventura formidabile. Sono di fronte a voi senza la racchetta, la mia migliore amica per 20 anni. La mia famiglia è ora divenuta la mia più grande priorità, spero che tutti mi apprezzino come io apprezzo loro. Grazie tennis, ti amo!”.

Grazie a te, Jo. Di cuore.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Le sette meraviglie di Novak Djokovic: tutte le sue rimonte da uno svantaggio di due set a zero

Quella di oggi contro Jannik Sinner è stata soltanto l’ultima grande rimonta di Djokovic con le spalle al muro. E in tre casi ha poi vinto il torneo

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Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)
Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)

Jannik Sinner, nonostante una grande partita nei primi due set, non è riuscito a prevalere su un mai domo Novak Djokovic. Quella odierna è soltanto l’ultima rimonta da 0-2 che lo ha visto protagonista, che va ad aggiungersi alle altre sei realizzate in passato.

Sono sette in totale dunque, tre delle quali arrivate contro un italiano. Inoltre, è curioso il fatto che per tre volte, dopo essere riuscito a sopravvivere a match che quasi tutti avrebbero perso, Nole abbia poi vinto il torneo.

1. Wimbledon 2005 – Guillermo García López

Tutto ebbe inizio proprio a Wimbledon, quando l’allora 18enne Novak Djokovic perse i primi due set contro Guillermo García López, allora numero 81 del ranking (con un futuro da n°23 nel febbraio 2011). Il serbo riuscì ad approdare al tabellone principale dopo essere passato attraverso le qualificazioni. Furono particolarmente dure, perché nell’ultimo turno l’allora numero 128 del mondo la spuntò 6-3 al quinto contro Wesley Moodie.

 

Al primo turno nel tabellone principale Djokovic superò in tre set Juan Monaco, ma la sua prima impresa avvenne due giorni dopo. Al secondo turno, il futuro vincitore di 20 Slam recuperò un doppio 6-3 contro García López, vincendo il terzo e il quarto grazie a due tiebreak e imponendosi 3-6 3-6 7-6 (5) 7-6 (3) 6-4. La sua corsa si interruppe la partita seguente contro la testa di serie numero nove Sebastien Grosjean, a sua volta fermato da Andy Roddick ai quarti. L’americano perse poi in finale contro Roger Federer.

2. US Open 2011 – Roger Federer

Nell’arco di sei anni le prospettive di Novak Djokovic sono radicalmente cambiate. Da poco, infatti, il serbo si era issato per la prima volta in carriera al numero uno del mondo, traguardo ottenuto grazie alla vittoria su Rafael Nadal in finale a Wimbledon (in quello che rappresentò anche il suo primo trionfo sull’erba tennistica più prestigiosa). Poco meno di due mesi dopo Djokovic arrivò allo US Open da primo favorito del seeding, ma in semifinale venne seriamente impensierito da Roger Federer, numero tre del mondo.

Il campione elvetico vinse un primo set tiratissimo al tiebreak, conquistando anche il secondo. Da quel momento, però, Djokovic cambiò marcia, prendendosi i successivi tre parziali e raggiungendo l’ultimo atto grazie al definitivo 6-7 (7) 4-6 6-3 6-2 7-5. Due giorni più tardi arrivò anche il primo titolo negli Stati Uniti, grazie alla vittoria in quattro set ancora su Nadal.

3. Roland Garros 2012 – Andreas Seppi

Il primo italiano a dover subire un comeback di Djokovic fu Andreas Seppi. L’altoatesino veniva da due vittorie al quinto nei turni precedenti, ottenute contro Mikhail Kukushkin al secondo turno e Fernando Verdasco al terzo. L’attuale numero 162 del ranking (allora era n°25) tentò l’impresa, mettendo a dura prova la resistenza del suo avversario.

Seppi strappò i primi due set, ma nel terzo perse ben quattro volte il servizio, contribuendo al rientro in partita di Djokovic, che alla fine si impose 4-6 6-7 (5) 6-3 7-5 6-3. Il serbo spese molte energie anche ai quarti contro Tsonga – sconfiggendolo 6-1 al quinto – e forse pagò il grande sforzo in finale contro Rafael Nadal, che non aveva ancora perso un set e lo sconfisse 6-4 6-3 2-6 7-5.

4. Wimbledon 2015 – Kevin Anderson

Novak Djokovic e Kevin Anderson sono stati protagonisti di alcune partita particolarmente importanti a Wimbledon, su tutte la finale del 2018, quando il serbo si impose 6-2 6-2 7-6 (3), certificando il suo definitivo ritorno ai massimi livelli. Tre ani prima, tuttavia, il gigante sudafricano ha rischiato di eliminare il nativo di Belgrado al quarto turno. Anderson vinse infatti i primi due set sul filo del rasoio, annullando anche un set point nel secondo.

Due tiebreak pressoché identici che avrebbero steso praticamente chiunque. Chiunque, sì, ma non Djokovic, che rispose subito con un 6-1 senza appello e chiuse poi 6-7 (6) 6-7 (6) 6-1 6-4 7-5. Nei successivi tre turni il serbo perse soltanto un set, nel trionfo in finale contro Roger Federer, che gli permise di bissare la vittoria dell’anno prima.

5. e 6. Roland Garros 2021 – Lorenzo Musetti e Stefanos Tsitsipas

Il vero capolavoro della carriera di Novak Djokovic è probabilmente il Roland Garros 2021. I sui successi sono tantissimi e svariati, certo, ma quello Slam parigino rientra senza dubbio tra le sue migliori opere d’arte. Se non è la più prestigiosa in assoluto, poco ci manca. La spedizione francese di Djokovic era cominciata in maniera piuttosto soft, con tre comode vittorie su Sandgren, Cuevas e Berankis, tutte in tre set.

Agli ottavi di finale si presenta la prima, grande – e un po’ inaspettata – minaccia: Lorenzo Musetti. Il classe 2002 di Carrara esprime un tennis divino per i primi due set, vinti entrambi al tiebreak (il primo molto lottato, il secondo dominato), ma poi crolla fisicamente. Djokovic se ne rende conto e aumenta i giri del motore, non lasciando scampo al povero italiano che deve lottare anche contro un fisico spremuto al massimo. La lotta diventa impari e Musetti, a due game dalla sconfitta, non ha più energie e decide saggiamente di ritirarsi, crollando 6-7 (7) 6-7 (2) 6-1 6-0 4-0 rit.

Ai quarti di finale Nole prevarrà anche su Matteo Berrettini, ma è in semifinale che il serbo dà il meglio di sé. La vittoria in quattro set su Nadal è una delle partite più clamorose, epiche e devastanti (positivamente) degli ultimi anni. Steve Flink ha definito il terzo set “il più bello della loro rivalità“, mentre per Djokovic è stata la sua “miglior partita di sempre al Roland Garros“.

La ciliegina sulla torta arriverà due giorni più tardi nell’ultimo atto contro Stefanos Tsitsipas. In che modo? Ovvio, ancora rimontando da 0-2. Il greco ha disputato un torneo fantastico, eliminando Medvedev e Zverev sulla strada verso la sua prima (e finora unica) finale Slam in carriera. Una partita disputata ad altissimi livelli dall’ateniese, in cui ha strappato il primo set al tiebreak e si è portato a casa il secondo con un netto 6-2. Djokovic però – abbiamo imparato a capirlo non solo da questo articolo – non va dato per vinto nemmeno quando sembra finito. E così, anche in questo caso, la lenta e inesorabile rimonta del serbo lo ha condotto al 6-7 (6) 2-6 6-3 6-2 6-4 grazie al quale ha sollevato il 19esimo Slam, diventando il primo giocatore nell’Era Open a vincere tutti i Major almeno due volte.

7. Wimbledon 2022 – Jannik Sinner

L’ultima vittima speciale di Djokovic è Jannik Sinner, in una memoria ancora tristemente vivida. Il 20enne di San Candido è diventato il terzo italiano a portarsi in vantaggio di due set contro il serbo senza riuscire a vincere la partita (dopo i già menzionati Seppi e Musetti).

L’andamento del match è noto ai più, con Sinner stellare per i primi due set che, però, poco ha potuto dinnanzi al dirompente rientro in carreggiata del fenomeno di Belgrado. L’amaro risultato dei quarti di finale di questa edizione di Wimbledon recita 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 in favore della testa di serie numero uno, che ha saputo far sfogare il suo rivale per poi ingranare e non dargli più alcuna possibilità di reazione. In tre occasioni su sei, nello stesso torneo in cui è riemerso da 0-2 Djokovic ha poi vinto il titolo (US Open 2011, Wimbledon 2015 e Roland Garros 2021). Sarà la volta buona per il quarto?

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Gli Outfit del Roland Garros 2022

Slam parigino coloratissimo: dal verde di Nadal al rosso di Djokovic, passando per l’azzurro di Swiatek. Ecco i look delle stelle del 2° major stagionale

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Cori Gauff - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ne abbiamo viste di tutte i colori in questo Roland Garros. Il rosso della terra che ha incoronato campioni nel torneo di singolare due veri campioni, Rafa Nadal e Iga Swiatek. Il verde di giovanissimi talenti che sono arrivati fino alle fasi finali del circuito come Carlos Alcaraz e Coco Gauff. Il nero del dramma di Alexander Zverev, infortunatosi al ginocchio durante la semifinale con Rafa Nadal e che ha dovuto salutare nuovamente il sogno di conquistare il suo primo grande Slam (operato con tre legamenti lesionati). E abbiamo visto tanti colori anche nelle magliette, nei pantaloncini e nelle scarpe di tutti i tennisti in campo. Andiamo dunque a commentare i look delle stelle di questo secondo slam stagionale.

Rafa Nadal – Nike

Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Rafael Nadal – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Non esistono più parole per descrivere le imprese sportive di Rafa, aggettivi e iperboli si sono sprecati nei giorni successivi alla conquista del suo quattordicesimo Roland Garros. Non deve essere semplice nemmeno per Nike trovare, dopo tanti anni, un outfit adatto al torneo preferito di Nadal, eppure quest’anno il marchio USA si supera e regala a Rafa uno dei look, a nostro parere, meglio riuscito degli ultimi anni. L’accostamento di verde scuro e giallo acceso ricorda un po’ la bandiera del Brasile. E Il Brasile si sa che risveglia dolci ricordi sul Philippe Chatrier: come dimenticare infatti i cuori e le vittorie di Guga Kuerten.  Nostalgia a parte, Rafa è elegante e originale, dimenticate ormai le canotte di inizio carriera dimostra di saper indossare alla perfezione completi raffinati. Ultima nota doverosamente dedicata alle scarpe. Abbinate al completo certo, ma come consuetudine riportanti il numero di slam vinti sulla terra rossa di Parigi, ovvero il 13. Altro modello quindi che Nike consegna alla storia, o al museo della Rafa Nadal Academy, poiché il numero 13 è già un ricordo, il futuro al Roland Garros, per il momento, è marchiato 14. (Chiara Gheza)

 

Iga Swiatek – Asics

Iga Swiatek – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Colori freschi e brillanti per la n. 1 del mondo, in perfetta armonia con la brillantezza, freschezza e grinta del suo tennis. Il gioco di Iga Swiatek è davvero irresistibile, nulla possono le avversarie contro i colpi perfetti e completi della polacca che ha conquistato sabato il suo secondo Roland Garros ed è salita a 35 vittorie di fila. Pazzesco. L’outfit con cui ha dominato sui campi parigini riflette le sue doti principali in campo: essenzialità e vivacità al tempo stesso. Essenziale infatti il modello della canotta, di un azzurro delicato sulla parte anteriore, con un tocco di blu elettrico sulle spalline e i fianchi; lo stesso blu acceso conferisce personalità e vivacità alla gonna, di foggia semplice. Insomma, forza e delicatezza al tempo stesso per l’invincibile Iga. (Laura Guidobaldi)

Casper Ruud – Yonex

Casper Ruud – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

Il colore della finale maschile di Parigi 2022 non è il rosso della terra ma il verde degli outfit dei due contendenti. Ruud indossa un completo total green. Yonex sceglie per la maglia da gioco una fantasia con disegni ripetuti di fiori con cinque petali, tono su tono, creando un terribile effetto trapunta della nonna. Pantaloncino verde scuro basico invece, così come polsini e bandana bianchi. Yonex già in passato si era spesso distinta per l’originalità, soprattutto con certi indimenticabili completi indossati dal povero Stan Wawrinka. Con Casper gli stilisti non esagerano come con il tennista svizzero (sfidiamo i lettori a ricordare i peggiori look di Stan), ma fanno comunque una scelta che non ci sentiamo di promuovere; seppur nei ricordi di Ruud quella maglia “a trapunta” resterà impressa poiché l’ha accompagnato in quella che è stata la prima finale Slam, gli auguriamo la prima di una lunga serie. Se non possiamo promuovere il suo outfit, promuoviamo a pieni voti il suo atteggiamento e la capacità di scherzare dopo la sconfitta:Non sono la prima vittima di Rafa su questo campo.” Applausi. (Chiara Gheza)

Coco Gauff – New Balance

Cori Gauff – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

La New Balance realizza completi dall’effetto sempre vincente per Coco Gauff. La 18enne americana, fresca finalista dello slam francese, incarna la grande energia e vitalità delle nuove stelle del tennis. Il suo outfit è giovane e frizzante, proprio come lei. Leggero e delicato, il gonnellino color “tiffany” – leggermente trasparente – dà un tocco di grazia al completo aderente formato da canotta e pantacourt. La canotta, così come gli short aderenti, presentano una fantasia arabescata nera, vagamente futurista, in contrasto con la tinta unita pastello della gonna. La tinta base della canotta è color lilla, mentre quella dei pantaloncini è il bianco. Scelta azzeccata anche la fascia per i capelli, della stessa tinta del gonnellino. Mai banale Coco, graziosa e carismatica al tempo stesso. (Laura Guidobaldi)

Novak Djokovic – Lacoste

Come ormai da anni a questa parte, Nole si presenta a Parigi di rosso vestito, naturalmente griffato Lacoste. Il modello della polo per questo Roland Garros è lo stesso che, in una colorazione verde smeraldo, avrebbe dovuto indossare a Melbourne (e ben sappiamo il motivo di quel condizionale) e che abbiamo già potuto ammirare agli Internazionali d’Italia in arancione, con queste due palle da tennis stilizzate che, come le comete, schizzano da una parte all’altra del busto lasciando dietro una scia luminosa. Il motivo ci piace e lo abbiamo già detto. La scelta del rosso fuoco sulla terra non ci piace e lo abbiamo già detto. Pantaloncini bianchi e Asics abbinate alla polo come d’ordinanza. Insomma un look un pò prevedibile per il campionissimo serbo che avrebbe dovuto mettere un pizzico di creatività in più anche in campo per battere un Nadal così motivato. (Valerio Vignoli)

Daniil Medvedev – Lacoste

Daniil Medvedev – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Nei nostri passati appuntamenti abbiamo più e più volte sottolineato come Medvedev non sia propriamente un modello ideale, per movenze e portamento, ma Lacoste a Parigi fa de suo meglio scegliendo per la maglia da gioco un abbinamento di blu e celeste davvero riuscito. Inoltre, se sul lato sinistro della t-shirt spicca, ovviamente, il famoso logo del coccodrillo, sul destro fa bella mostra il simbolo del Roland Garros, come a sottolineare l’unicità del completo di Daniil. I colori del mare e del cielo non vengono però ripresi dal pantaloncino bianco, con strisce laterali nere. Scelta particolare che comunque nulla va a togliere a questo outfit assolutamente promosso a pieni voti. Peccato per l’uscita di scena prematura di Daniil dal torneo, gli sforzi degli stilisti Lacoste meritavano maggior visibilità. (Chiara Gheza)

Collezione Nike

Carlos Alcaraz – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Questa collezione Nike per il Roland Garros 2022 lascia perplessi. Da una parte è cromaticamente impeccabile. Tutti i modelli, da uomo e da donna, sono infatti giocati su accostamenti di colori molto appropriati per risaltare sulla terra parigina e ben amalgamati tra di loro: blu scuro, celeste, menta, bianco panna e giallo canarino. I tagli della collezione sono pure interessanti. I ragazzi potevano scegliere tra una più sbarazzina t-shirt con collo a v (vedi Alcaraz) e una coreana a polo simile a quella già vista in Australia (vedi Sinner). I vestiti delle ragazze avevano piccole aperture nel busto e nella schiena che li rendevano più moderni e integranti. Eppure qualcosa lascia perplessi, come già successo a Melbourne. Manca l’originalità a cui il baffo ci ha abituato e che magari certe volte abbiamo perfino ritenuto eccessiva o fuori luogo. Sembra quasi che il brand americano, orfano da tempo di Federer e che sarà presto abbandonato per forza di cose da Nadal, stia cercando di ricostruire una sua identità limitandosi a giocare di rimessa. Non male ma ci aspettiamo di più. (Valerio Vignoli)

Roland Garros 2022 – Sloane Stephens – Foto Roberto Dell’Olivo

Collezione Adidas

Felix Auger-Aliassime – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)
Alexander Zverev – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Per l’edizione 2022 del Roland Garros, la linea Adidas ci ha convinto poco. Se il total black avrebbe potuto essere una scelta vincente, puntando sulla grinta e il contrasto con la luminosità dell’ocra di Porte d’Auteuil, altri elementi della collezione non brillano per eleganza. Come la t-shirt senza maniche indossata dallo sfortunato Sascha Zverev (vittima di un brutto infortunio in semifinale contro Nadal), che assomiglia molto di più ad una canotta in “stile spiaggia” che ad un outfit da slam. Decisamente bocciata. Un po’ meglio la maglietta del simpaticissimo Félix Auger Aliassime, con la parte anteriore caratterizzata da simboli che ricordano molto dei disegni rupestri ma che, in realtà, rappresentano l’acqua del mare. Conosciamo bene il grande impegno e la campagna di sensibilizzazione da parte di Adidas per la salvaguardia degli oceani, iniziativa più che mai apprezzabile ed encomiabile. Però, forse, avrebbero potuto concepire disegni un po’ più espliciti. Peccato, perché il messaggio è bellissimo ed indispensabile, ma resta un po’ troppo ermetico e “misterioso”. Azzeccata invece, per il completo di Félix, la scelta dei polsini gialli, che si sposano bene col completo scuro. (Laura Guidobaldi)

Camila Giorgi – Giomila

Camila Giorgi – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Che dire di Camila Giorgi? È sempre la più raffinata ed elegante in campo. Si sa, Parigi in Primavera evoca “La vie en rose” e allora il completo Giomila non sbaglia. Colori pastello e fiorellini per l’outfit indossato da Camila, un connubio che sta benissimo sulla terra rossa. La t-shirt, di un giallo chiarissimo, ha le maniche della stessa fantasia del volant principale del gonnellino, ovvero un motivo composto da fiori piccolissimi tendente al rosa. Il secondo volant, richiama la tinta della maglietta. Un completo semplice e delizioso, che rende la tennista azzurra ancora più graziosa. Grazia che si sposa benissimo con il tennis esplosivo e dirompente di Camila. (Laura Guidobaldi)

Martina Trevisan – Diadora

Martina Trevisan – Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell’Olivo)

Martina Trevisan è stata la bella sorpresa di questo Roland Garros, regalando all’Italia la semifinale. Se il suo gioco e il suo sorriso hanno fatto innamorare tutti, non si può certo dire lo stesso del suo outfit. Diadora è un marchio forse più focalizzato su altri sport, viene subito in mente il calcio e, nostalgicamente, il ricordo vola alle scarpette di Roberto Baggio e alle prodezze con le quali sapeva illuminare le domeniche di un tempo che fu. Per non sbagliare sui campi da tennis Diadora ha scelto il banale accostamento bianco e arancione con basica canotta, pantaloncino e gonna. Peraltro, stesso identico outfit indossato da Martina nel torneo di Rabat, vinto la settimana prima dello slam parigino. Completo che vince non si cambia? Forse è andata così, ma noi restiamo dell’idea che Martina avrebbe meritato un look più originale e siamo certi avrebbe saputo sfoggiarlo al meglio. La stagione è ancora lunga e Diadora ha tutto il tempo per recuperare e regalarci una Martina dall’outfit memorabile. (Chiara Gheza)

Fabio Fogni – EA7

Fabio Fognini – Roland Garros 2022 (foto di Roberto dell’Olivo)

Era iniziata in modo molto deludente la partnership tra Fogna e EA7, divisione sport di Emporio Armani, all’insegna dell’abuso del colletto alla coreana e dei colori fluo. Che il trend si stesse invertendo lo avevamo già notato da un pò. Prima a Roma e poi a Parigi, il veterano ligure ha però sfoderato quello che è decisamente il suo miglior outfit dall’inizio di questa sua partnership. Una polo blu notte con pinstripes bianche, richiamo bianco alla fine delle maniche e colletto a polo molto stretto con bottoni. Pantaloncino bianco con finiture abbinate al colore della polo. Un look che più classico non si può, che ricorda vagamente gli iconici outfit Fila di Bjorn Borg. Promosso a pieni voti. (Valerio Vignoli)

Bonus off-court: Iga Swiatek

Iga Swiatek – Roland Garros 2022 (foto di Roberto dell’Olivo)

La maturazione di Iga Swiatek negli ultimi due anni sta tutta nei look mostrati per il photoshoot con il trofeo del Roland Garros in mano. Nel 2020, la polacca si era presentata con un irriverente abito lungo a strisce multicolore con delle scarpe basse stringate. Una scelta non convenzionale, spiazzante, come i suoi colpi in campo. Sofisticata e giovanile allo stesso tempo. Una piacevole sorpresa, una ventata d’aria fresca nel circuito. A Parigi in questo 2022 Swiatek è arrivata con il peso di quel numero 1 accanto al suo nome. Lo ha portato con la stessa leggerezza, classe e semplicità con cui indossa questo completo color panna dal taglio sartoriale abbinato ad una maglietta bianca che lo alleggerisce e lo rende più sportivo. Il sandalo bianco dimostra la maggiore cura nei dettagli. Il Rolex al polso dà quel tocco di lusso ed esclusività. Il filo di trucco la rende più femminile senza ostentazioni. Da ragazzina secchiona a prima donna. Con quella facilità invidiabile che non suscita invidia. La concorrenza non può che rimanere a guardare e applaudire. (Valerio Vignoli)

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Flash

Il Roland Garros nel racconto di Steve Flink: Nadal oltre ogni limite

“Dopo aver superato i trent’anni, Rafa ha saputo ampliare il suo arsenale, ha trovato la maniera di gestire gli incontri in modo più efficiente e ha allungato la sua carriera ben oltre quanto lui stesso ritenesse possibile”. L’analisi del giornalista americano Hall of Famer

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

I seguaci eruditi di Rafael Nadal da tanto tempo apprezzano ciò che il campione spagnolo ha capito forse meglio di chiunque altro. Che regnare nel mondo del tennis e diventare un campione del massimo livello dipende interamente dall’individuo. Nadal è salito alla ribalta 18-19 anni con un’esuberanza e un’irrefrenabile energia senza pari nella storia del nostro sport. Negli anni successivi è maturato fino a diventare un giocatore sublime, una forza fisica dinamica e un agonista supremo, ben determinato a vendere la pelle a caro prezzo ma allo stesso tempo mostrando un immenso rispetto per i suoi rivali e senza dare nulla per scontato.

Dopo aver superato i trent’anni Nadal ha ampliato il suo arsenale aggressivo, ha saputo trovare la maniera di gestire gli incontri in maniera più economica ed efficiente, ed è riuscito a allungare la propria carriera ben oltre quanto lui stesso o la sua sempiterna legione di ammiratori pensassero fosse possibile. Volta dopo volta e spesso superando difficoltà quasi insormontabili, a volte guardando in faccia il freddo volto della realtà, Nadal ha affrontato i propri dubbi interiori oltre al crescente scetticismo serpeggiante tra il pubblico, i giocatori e i media che hanno continuamente messo in dubbio la sua capacità di continuare a raccogliere gli allori più prestigiosi con un fisico che troppo spesso sembra spezzarsi.

 

Eppure, eccolo di nuovo, vittorioso un’ennesima volta nella capitale mondiale della terra battuta dopo essersi trascinato per due settimane tra le sofferenze di un piede malandato, silenziosamente irremovibile nella consapevolezza di chi è e di ciò che avrebbe potuto raggiungere, e soprattutto un inappuntabile professionista in procinto di realizzare un altro sogno sulla terra battuta parigina. Ha fatto tutto ciò nonostante abbia avuto bisogno di infiltrazioni prima di ogni partita al Roland Garros per eliminare il dolore e addormentare il piede provato dalla battaglia contro la sindrome di Muller-Weiss, una rara malattia degenerativa delle ossa. Una volta che tutto è stato detto e fatto nel corso delle ultime due settimane, è rimasto solo Nadal, un Nadal che ha conquistato una quattordicesima corona agli Open di Francia e un ventiduesimo titolo del Grande Slam, un Nadal che ha portato il suo scintillante bilancio di partite giocate al Roland Garros a 112-3.

Un tempo era uno dei più giovani ad aver vinto a Parigi ma ora, a 36 anni, questo straordinario campione è il più anziano vincitore degli Open di Francia. Per mettere pienamente in prospettiva questa straordinaria impresa, consideriamo questo dato: Nadal ha ottenuto il suo primo titolo a 19 anni nel 2005. nel decennio successivo ha conquistato altre otto vittorie, e ora, dopo aver passato la soglia dei trent’anni, si è aggiudicato altri 5 allori. Questo vuol dire persistere nell’eccellenza. Alcuni potrebbero anche dire che questo tipo di successo su un lasso di tempo così lungo è inimmaginabile.

Ciò che rende il suo ultimo trionfo ancor più impressionante è che Nadal era giunto a Indian Wells imbattuto nel 2022. Aveva giocato solo un incontro nel 2021 dopo aver perso da Novak Djokovic nella semifinale del Roland Garros prima che le precarie condizioni del suo piede lo costringessero a porre termine alla sua stagione in agosto. Ben pochi ritenevano che potesse essere veramente competitivo agli Australian Open 2022, anche dopo che aveva vinto l’ATP 250 a Melbourne, uno dei tornei che hanno preceduto il primo major della stagione. Ma, sorprendentemente, sotto 2 set a 0, e 2-3, 0-40 nel terzo contro Daniil Medvedev nella finale degli Australian Open, è riuscito a ribaltare il punteggio e a trionfare in 5 set entusiasmanti.

Ha poi vinto ad Acapulco il terzo titolo di fila prima di perdere da Taylor Fritz nella finale di Indian Wells. Ma si era fratturato una costola nella semifinale contro Carlos Alcaraz. Questo infortunio l’ha costretto a rimanere fuori dal circuito per un mese circa e ha seriamente compromesso la marcia di preparazione sulla terra battuta in vista del Roland Garros. Ha giocato solamente due tornei con esiti deludenti. Sconfitto da Alcaraz nei quarti di finale di Madrid, è andato a Roma dove è uscito negli ottavi contro Denis Shapovalov in tre set. Nel set conclusivo sono tornati a manifestarsi i dolori al piede e Nadal era quasi costretto all’immobilità.

A quel punto ha annunciato che il suo dottore spagnolo sarebbe venuto a Parigi ma nessuno sapeva se l’inimitabile mancino sarebbe stato in grado di giocare al livello dei suoi standard massimi. Per sua fortuna è stato assistito da un tabellone morbido nei primi turni. Ha superato senza problemi l’australiano Jordan Thompson, la wildcard francese Corentin Moutet e la testa di serie numero 26, l’olandese Botic Van de Zandschulp, senza perdere un set. Non è stato del tutto perfetto in quei tre incontri; tuttavia, la sua mobilità in campo era sorprendentemente buona.

Negli ottavi di finale però Nadal e stato messo a dura prova dalla testa di serie numero 9 Felix Auger Aliassime in un confronto emozionante. Il canadese è allenato dallo zio di Rafa, Toni Nadal, l’uomo che di fatto ha cresciuto Rafa come giocatore e lo ha allenato per anni. Nadal e Auger Aliassime non si erano mai incontrati da quando Toni Nadal aveva cominciato ad allenare il canadese. Zio Toni ha scelto di assistere alla partita seduto in una posizione neutrale dietro al campo piuttosto che nella cerchia stretta di Auger Aliassime, dove è rimasto incollato alla seggiola durante un pomeriggio lungo ed estenuante.

Nadal ha cominciato la partita in maniera poco promettente, concedendo uno svantaggio di 5-1 nel primo set che solo parzialmente è riuscito a ridurre prima di perderlo. I due set successivi sono stati controllati completamente da Nadal, il quale ha iniziato a trovare le soluzioni per controbattere il potente servizio dell’avversario e ha ritrovato la misura da fondo campo. Tuttavia Nadal ha inspiegabilmente perso il servizio nel secondo gioco del quarto set dopo essere stato avanti 40 0. Pur avendo ottenuto il controbreak, ha comunque finito con il perdere il set, poiché il canadese è riuscito a imporre il ritmo del proprio gioco aggressivo.

Il match è dunque andato al quinto set. Sul tre pari Nadal è riuscito a ritrovare il tennis dei giorni migliori, aggiudicandosi 12 punti su 15 e tre giochi consecutivi, vincendo l’incontro con il punteggio finale di 3-6 6-3 6-2 3-6 6-3 in 4 ore e 21 minuti. Nelle fasi finali della partita si era decisamente mostrato in palla. Ciononostante i tifosi di Nadal erano sicuramente preoccupati in vista dello scontro nei quarti con la prima testa di serie Novak Djokovic.

Il serbo è l’unico giocatore capace di sconfiggere Nadal due volte sui campi sacri del Roland Garros. In occasione della semifinale di un anno fa aveva recuperato lo svantaggio di un set per andare a vincere in quattro. Djokovic avrebbe poi conquistato il suo secondo titolo agli Open di Francia 2021. Quest’anno nelle settimane precedenti al Roland Garros era andato progressivamente ritrovando il proprio gioco e la convinzione nei propri mezzi, perdendo di misura con Alcaraz in un incontro strepitoso nella semifinale di Madrid, vincendo poi Roma senza perdere un set.

Decisamente in fiducia dopo aver posto il sigillo sul suo sesto titolo agli Internazionali d’Italia, Djokovic ha veleggiato attraverso i primi quattro turni al Roland Garros senza perdere un set, e aveva impressionato quando aveva demolito la testa di serie n. 15 Diego Schwartzman con il punteggio di 6-1, 6-3, 6-3 negli ottavi. A quel punto sembrava possibile che Djokovic bissasse la vittoria su Nadal del 2021, considerando che era così fresco e apparentemente in fiducia, mentre Nadal aveva faticato duramente e a lungo nella battaglia contro Auger-Aliassime.

L’incontro tra Nadal e Djokovic si è giocato di sera, dando così al serbo, secondo alcuni, un vantaggio in quanto l’artiglieria top spin di Nadal è più efficace di giorno sotto il sole. Ma questa teoria ha tralasciato il fatto fondamentale che Nadal in questi giorni è capace di tirare il diritto più piatto e di piazzarlo sulla riga a velocità fulminante e con una precisione strategica. Inoltre il servizio di Djokovic veniva rallentato dalle condizioni di gioco serali.

Nadal è uscito dai blocchi tirando dei missili dal lato del dritto mentre Djokovic sembrava fare troppo affidamento su un atteggiamento difensivo anche sul proprio servizio. Il n. 1 del mondo ha pagato a caro prezzo proprio questo atteggiamento passivo all’avvio poiché uno scintillante Nadal ha continuato a mettere a segno diritti vincenti fino ad aggiudicarsi il primo set in maniera convincente con il punteggio di 6-2 ed è volato sul 3-0 nel secondo con due break di vantaggio. Lo spagnolo aveva vinto 9 giochi su 11 e Djokovic appariva sembrava confuso, soggiogato e alla mercé dell’avversario.

A quel punto la prima testa di serie ha trovato la scintilla interiore di cui aveva bisogno e finalmente ha cominciato a colpire la palla senza inibizioni e a controbattere Nadal con colpi fulminanti da entrambi i lati, mettendo a segno vincenti e prendendo l’iniziativa nello scambio. Pur avendo dovuto battagliare a fondo in alcuni game, Djokovic si è aggiudicato il secondo set 6-4 grazie al ritrovato gioco aggressivo e mettendo in mostra maggiore vivacità.

Tuttavia Djokovic non ha mantenuto quest’aggressione controllata e a sua volta Nadal non è stato turbato dal secondo set perso. Il terzo set si è rivelato molto simile al primo con Nadal a dettare da fondo campo e Djokovic a giocare di contenimento.

A un certo punto però Djokovic ha preso in mano le redini del quarto set, portandosi in vantaggio 5-2 e servendo per il set sul 5-3. Ha avuto due set point in quel nono game cruciale ma insolitamente ha affossato in rete un rovescio angolato sul primo set point mentre sul secondo è stato fin troppo cauto nel tentare un approccio di rovescio lungolinea. Nadal l’ha passato agevolmente per poi ottenere il controbreak.

Se Djokovic fosse stato in grado di arrivare al quinto set avrebbe vinto? In quella notte particolare dubito che vi sarebbe riuscito. Il suo coach, Goran Ivanisevic, ha fatto poi notare che il linguaggio del corpo di Djokovic non era all’altezza dei suoi standard abituali, mentre Nadal si era mostrato molto più autoritario. Concordo. In un certo senso, sebbene questo match comportasse per entrambi i giocatori implicazioni che sarebbero durate nel tempo, Nadal era quello che sembrava avere un maggior desiderio di vincerlo. Djokovic è entrato e uscito dai set in maniera imprevedibile, e il suo livello continuava a oscillare pericolosamente. Nadal, anche quando il secondo set gli è sfuggito dalle mani, ha mantenuto costantemente un livello alto.

Forse Djokovic e Nadal si sono accorti che il loro quarto di finale era sostanzialmente una finale. Nell’altra parte del tabellone non c’era nessun giocatore che avrebbe potuto batterli e benché Sasha Zverev costituiva una minaccia incombente per la semifinale, era improbabile che sarebbe riuscito a sconfiggere Djokovic o Nadal alla meglio dei 5 set.

La testa di serie numero 3 Zverev aveva posto fine alle ambizioni nel n. 6 Alcaraz in quella che molti hanno considerato una sorpresa. Alcaraz aveva battuto sonoramente Zverev nella finale di Madrid. Agli occhi di molti esperti il diciannovenne spagnolo era ritenuto il favorito del torneo. Era sopravvissuto a un match point nel secondo turno contro il compatriota mancino Albert Ramos-Vinolas quando il trentaquattrenne aveva debolmente tirato in rete un diritto di normale amministrazione. Dopo essere sopravvissuto a quella strenua prova in 5 set, Alcaraz si era liberato di Sebastian Korda (vendicando la sconfitta subita dall’americano a Montecarlo), e Karen Khachanov in tre set.

Anche Zverev era sopravvissuto a un match point contro al secondo turno, in una partita conclusa al quinto set contro Sebastian Baez. Nella partita contro Alcaraz Zverev ha dettato quasi sempre il ritmo nei primi due set, si è contratto nel terzo, ma uscito vittorioso 6-4 6-4 4-6 7-6(7) salvando un set point nel tiebreak finale e chiudendo il match con una devastante risposta lungolinea di rovescio.

E questa è stata la vittoria di cui Zverev aveva veramente bisogno, la prima della sua carriera contro un top ten in uno Slam. Si è dunque presentato all’incontro di semifinale con una rinnovata fiducia nel proprio gioco. Hanno combattuto un primo set maratona sotto il tetto. Zverev ha salvato tre set point sul proprio servizio sul 4-5. Nel tiebreak il tedesco si è issato sul 6-2 con quattro set point a disposizione. Ma Nadal ha servito un ace, poi Zverev ha tentato un serve and volley ma la volée di rovescio è uscita lunga. Poi Nadal ha tirato uno spettacolare passante di diritto in allungo prima di indurre Zverev a un altro errore con la volée di rovescio.

In qualche maniera Nadal, che successivamente l’avrebbe definito un miracolo, si è portato a casa il tiebreak con il punteggio di 10-8. Nel secondo set, con Nadal che sudava profusamente e la pesante umidità al coperto, si sono susseguiti ben 8 break nei primi 9 giochi. Zverev ha servito per il set su 5-3 ma è incappato in tre doppi falli. Nadal stava servendo su 5-6 40-30 quando Zverev è incespicato torcendo la caviglia. Caduto a terra, tra urla di dolore e di disperazione, è stato portato fuori. E’ poi rientrato sul campo circa 10 minuti più tardi in stampelle per concedere la partita a Nadal 7-6(8) 6-6 ritiro.

Avevano giocato per oltre tre ore senza neppure completare due set. Nadal avrebbe probabilmente dovuto stare in campo almeno un’altra ora e forse molto più a lungo nel caso Zverev avesse vinto il secondo set. E’ stato molto fortunato a evitare un’ulteriore fatica. Ha potuto così risparmiare energia per la finale.

A quel punto ha potuto approfittare di un ottimo accoppiamento in finale contro la testa di serie n. 8 Casper Ruud. Il risultato non è mai stato in dubbio. il diritto di Ruud è un’arma efficace contro la maggior parte degli avversari, ma il mancino Nadal l’ha smantellata con i suoi rovesci incrociati affilati come un rasoio, e ha insistito con vorticosi top di dritto per sfruttare il lato più debole di Ruud, il rovescio. Per il norvegese è stato un incubo affrontare Nadal per la prima volta in un incontro ufficiale dopo aver giocato molti set di allenamento con lo spagnolo all’accademia di Rafa.

Nadal è schizzato sul 2-0 nel primo set, ha giocato un pessimo game di servizio nel terzo gioco con due doppi falli e un errore non forzato di diritto che gli è costato il game, ma si è ripreso subito il break andando a condurre 3-1. Ha chiuso il set 6-3. Nel terzo è andato subito sotto 3-1. Da quel momento e stato irrefrenabile e Ruud è sembrato sotto assedio e surclassato. Nadal ha chiuso i conti dominando in maniera regale 11 giochi consecutivi.

Ora lo spagnolo, essendosi aggiudicato il suo 22esimo titolo slam, ha incrementato il proprio vantaggio su Djokovic e Federer. Il serbo e lo svizzero ne hanno raccolti 20 a testa. Sebbene Federer abbia pianificato un rientro in autunno, è quasi certo che non riuscirà a vincere un altro Slam. Con Djokovic è tutta un’altra storia. Dopo la sua prestazione sconcertante contro Nadal a Parigi, sarà determinato a tenersi ben stretta la corona a Wimbledon.

Djokovic è uscito vittorioso dalle sue ultime tre comparizioni all’All England Club (2018, 2019 e 2021) e ha vinto Wimbledon complessivamente sei volte. Quest’anno sarà il favorito. Zverev è alle prese con i legamenti strappati al piede destro ed è probabile che salti Wimbledon. Medvedev è escluso in qualità di giocatore russo così come Andrey Rublev. Ma Nadal ha colto di sorpresa le molte persone che ritenevano che avrebbe saltato Wimbledon dicendo di avere un piano che forse potrebbe permettergli di inseguire un terzo titolo sui prati inglesi e il suo primo dal 2010.

Comincerà un nuovo trattamento e farà un’ablazione a radiofrequenze al nervo del piede. Se il trattamento darà i risultati sperati, Nadal sarà di ritorno a Wimbledon. In caso contrario prenderebbe in considerazione di sottoporsi ad un’operazione, il che potrebbe portarlo addirittura verso il ritiro.

Mai prima nel corso della sua carriera stellare Nadal si è trovato a metà strada verso un Grande Slam perché non aveva mai vinto gli Australian Open e l’Open di Francia nello stesso anno. Perciò le sue motivazioni per giocare Wimbledon sono cresciute esponenzialmente a seguito della sua stupefacente impresa a Parigi. Se dovesse arrivare a Wimbledon in piena salute, conquistare il titolo sarebbe tutt’altro che una passeggiata. Non c’è dubbio che sarebbe tra i candidati alla vittoria, ma riuscirebbe a battere Djokovic sull’erba?

Ne dubito, benché escluderlo sarebbe sciocco. Nei loro due confronti a Wimbledon Djokovic ha fermato Nadal in una finale durata 4 set nel 2011, e ha avuto la meglio di poco sul suo antico rivale in una semifinale che si è decisa al quinto set quattro anni fa. Qualora dovessero incontrarsi, Nadal avrebbe l’occasione di pareggiare il bilancio nel testa a testa con Djokovic sul 30 pari. Tuttavia bisogna ricordare che Nadal non sconfigge Djokovic su una superficie diversa dalla terra battuta dallo US Open del 2013.

L’inseguimento di una supremazia storica potrebbe non essere ancora terminato per queste due icone del tennis, purché Nadal superi Il malanno al piede. Ma anche immaginando lo scenario peggiore, qualora lo spagnolo fosse costretto a ritirarsi quest’anno, adesso si è comunque portato in una posizione invidiabile. Ha vinto 22 su 30 delle finali giocate negli Slam nel corso della carriera. Sia Djokovic che Federer hanno un bilancio di 20-11. I critici potrebbero far notare che Nadal è 14-0 nelle finali degli Open di Francia, ma solo 8-8 negli altri tre major conteggiati insieme. Si tratta di un’obiezione valida, ma non si può neppure rimproverare allo spagnolo il suo talento assoluto sulla terra battuta. Nel frattempo, se proprio si vuole metterla sul piano delle cifre, Djokovic e 9-0 nelle finali degli Australian Open sui suoi campi preferiti in cemento, ma solo 3-6 nelle finali agli US Open.

È vero che Nadal ha ottenuto 63 dei 92 titoli vinti in carriera sulla terra battuta, ma resta il fatto che ha pareggiato il conto con Djokovic e superato Federer vincendo tutti e quattro gli slam almeno due volte. Djokovic è stato numero 1 al mondo nettamente più a lungo dei suoi rivali, avendo chiuso 7 anni in cima al ranking e trascorso 373 settimane al n.1 rispetto ai 5 anni di Nadal e le sue 209 settimane.

Il dibattito andrà avanti. Ma su un punto non ci può essere alcuna discussione: nella storia del tennis moderno Nadal ha dominato la terra battuta come nessun altro giocatore su nessun’altra superficie. Il suo bilancio sulla terra è di uno sbalorditivo 474-45.

Vi è la sensazione che un giorno Nadal rifletterà sulla sua vittoria al Roland Garros del 2022 e l’apprezzerà più di tutte le altre sue vittorie a Parigi. Questa vittoria è stata tutta una questione di cuore, di disciplina senza paragoni e di profonda determinazione piuttosto che di diritti e rovesci.

Traduzione di Kingsley Elliot Kaye

Clicca qui per i commenti di Ubaldo Scanagatta alle finali del Roland Garros 2022

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