ATP Queen's: forfait Murray. Cilic fatica con Broady, de Minaur supera facile Opelka. Out Norrie con Dimitrov

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ATP Queen’s: forfait Murray. Cilic fatica con Broady, de Minaur supera facile Opelka. Out Norrie con Dimitrov

LONDRA – Infortunio addominale per lo scozzese Andy Murray; Kudla nuovo avversario di Sonego. Il vice-campione Norrie battuto da Dimitrov in rimonta

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Andy Murray - Madrid 2022 (foto @MutuaMadridOpen)
 

Da Londra, il nostro inviato

Andy Murray saluta anzitempo l’ATP 500 del Queen’s e annuncia forfait. “Dopo essermi fatto una ecografia questo pomeriggio che ha riscontrato un infortunio addominale, non sarò in grado di competere al Queen’s quest’anno. Il torneo significa molto per me ed è deludente non gareggiare, soprattutto dopo aver già giocato delle belle partite sull’erba” ha commentato il cinque volte vincitore dell’evento, e finalista del torneo di Stoccarda. Il suo posto è stato preso dall’americano Kudla che domani affronterà Lorenzo Sonego.

Al pubblico londinese piace proprio il tennis, e se ci sono giocatori inglesi meglio ancora. Il programma sul campo centrale del cinch Championships, nuovo nome del torneo che per la 119esima volta si disputa al Queen’s Club, prevedeva oggi ben tre incontri con tennisti sudditi della regina, ma già dal primo match, Alex de Minaur contro Reilly Opelka, gli spalti dalla capienza di 9.000 spettatori erano quasi pieni. Il sole, che giocava a nascondino con le nuvole, ha reso l’atmosfera più che piacevole con a tratti un caldo quasi estivo, e i due tennisti l’hanno allietata ancor di più con un match rapido e godibile. Nonostante i suoi colleghi dal gran servizio abbiano tutti successo sull’erba, Opelka sembra essere atipico sotto questo aspetto e non riesce proprio a digerire questa superficie: in carriera infatti ha vinto appena due match sull’erba(tutti a Wimbledon 2019) perdendo in sei occasioni, inclusa quella di oggi. Il 23enne australiano invece può vantare il titolo vinto a Eastbourne lo scorso anno e oggi, con svariate discese a rete e un gioco propositivo, ha superato agevolmente il primo turno per 6-4 6-4.

 

Nel primo set il break per de Minaur è arrivato nel quinto game, grazie soprattutto a due passanti di rovescio da applausi mentre nel secondo parziale l’aiuto di Opelka è stato più consistente. Il n.21 del mondo ha tenuto ben quattro turni a ‘0’, incluso quelli finali di entrambi i parziali, senza farsi mai prendere dalla frustrazione quando non era in grado di rispondere alle bordate del gigante americano. Ora per de Minaur la sfida con lo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina, vittorioso nel derby iberico con Alberto Ramos Viñolas per 7-5 6-4.

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GIORNATA SINISTRA PER I MANCINI INGLESI – Sorride solo parzialmente il pubblico di casa che alla fine di questa prima giornata di tabellone principale registra il successo del giovane beniamino (freso di top 100) Jack Draper sula testa di serie n.4 Taylor Fritz per 6-3 6-2, ma si vede costretta a salutare il finalista della passata edizione Cameron Norrie, battuto in rimonta da un caparbio Grigor Dimitrov per 6-7(2) 6-1 6-4, e in chiusura di programma arriva anche la vittoria di Marin Cilic sulla wild card Liam Broady per 6-1 4-6 7-5.

È stata una bella partita – ha commentato il 20enne britannico in conferenza – sempre difficile giocare davanti a molto persone quando non ci sei abituato ma giocare in casa è stata una bella e inusuale esperienza per me dalla quale posso imparare molto. […] Sono molto orgoglioso di me stesso, ho lavorato molto, lo sapevo da un po’ che il mio livello è buono abbastanza per competere ai massimi livelli ma una cosa è dirlo e un’altra cosa è ottenere vittorie a questo livello contro giocatori come Taylor. Sono davvero felice e questo mi dà molta fiducia”.

La classifica ATP aggiornata è disponibile al seguente link, che porta alla sezione “Sotto Rete” del sito web di Intesa Sanpaolo, main sponsor della manifestazione e partner di Ubitennis.

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Passiamo alla vittoria del n.17 del mondo Marin Cilic che ha chiuso il programma del day1. Il primo parziale è stato dominato dal croato recente semifinalista del Roland Garros, aiutato non poco dal mancino tennista di casa. I due break che sono valsi il 6-1 infatti sono arrivati il primo con errori di dritto, mentre in quello dopo gli errori sono arrivati con l’altro fondamentale, il rovescio. Nel secondo parziale Broady parte più carico, anche a livello vocale. Il pubblico gli fa eco e cerca di incitarlo ad ogni occasione. Inizialmente tutto ciò non porta l’effetto sperato perché il britannico va di nuovo sotto di un break, tuttavia Cilic, apparentemente in controllo del match, si incarta con la battuta (forse disturbato anche dai continui incitamenti tra prima e seconda palla, ma lui non se ne lamenta) e con qualche doppio fallo di troppo concede il contro-break immediato. Il 28enne Broady, visto che la partita sembra essersi riaperta, gioca con ancora più convinzione iniziando a dimostrare di meritarsi questi regali. I suoi colpi si fanno più aggressivi – anche se di discese a rete neanche l’ombra – e le palle per passare in vantaggio arrivano in abbondanza. Quella buona ha un peso enorme perché vale anche il set. Cilic si fa brekkare sul 5-4, giocando un serve and volley con la seconda di servizio sull’ultimo punto, che finisce per sorprendere più sé stesso che l’avversario, tanto che la volée di rovescio finisce abbondantemente lunga.

Il parziale decisivo è più una sfida di nervi e di tattica che un match a viso aperto, con i due tennisti attentissimi nei loro turni di battuta. Lo spettacolo ne risente un po’, calano i bei scambi da fondo, e le prime palle break arrivano solo sul finale.Il pubblico continua col suo imperterrito sostegno a Liam, e lui stesso si carica di tanto in tanto; in questi momenti tuttavia sono i più esperti ad essere avvantaggiati e questo match non fa differenza. Cilic, aiutato dal suo dritto dirompente spezza l’equilibrio proprio sul 5 pari e dopo due ore e nove minuti chiude 6-1 4-6 7-5 sul n.137 del mondo.

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Due francesi ai box: fermi per infortunio Corentin Moutet e Pierre-Hugues Herbert

Il mancino di Neuilly-sur-Seine si è operato al polso destro, ancora problema al ginocchio per il doppista cinque volte campione Slam

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Corentin Moutet - 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Non arrivano buone notizie dall’infermeria per il tennis francese. Due giocatori dovranno rimanere fermi dal circuito per due infortuni delicati. Questa mattina Corentin Moutet ha annunciato sul suo profilo Instagram di essersi sottoposto ad un intervento chirurgico al polso destro con una foto che lo rappresenta con il braccio ingessato. “Voglio ringraziarvi per il grande sostegno ricevuto, farò di tutto per tornare in campo più forte di prima. So che la strada sarà lunga, ma sono motivato a fare del mio meglio”, scrive il classe 1999 nel suo post. Moutet è stato eliminato al secondo turno degli Australian Open, sconfitto da Francisco Cerundolo in quattro set: già nello Slam australiano usava spesso il rovescio in slice per evitare di sollecitare il polso destro: “Era difficile persino prendere una bottiglia d’acqua in mano”. Il mancino francese ha già annunciato il forfait per i tornei di Cordoba e Buenos Aires in Sudamerica, ma potrà tornare velocemente ad allenarsi essendo il braccio destro interessato dell’infortunio.

Infortuni che non danno pace a Pierre-Hugues Herbert. Il doppista vincitore delle ATP Finals 2019 e 2021 si era ripreso da poco dal lungo stop per un problema al ginocchio sinistro accusato nel Challenger di Ilkley dopo una caduta a terra, sull’erba nello scorso giugno, poco prima di Wimbledon. Il giocatore francese ha avuto una ricaduta nel match della scorsa settimana a Quimper contro Dominic Stricker: poco dopo aver colpito un dritto, ha accusato un forte dolore al ginocchio sinistro, cominciando a zoppicare.

 

È riuscito a concludere il match, ma dovrà fermarsi di nuovo per un periodo indefinito come scrive sul suo profilo Instagram, ritraendosi con un tutore al ginocchio. Herbert compirà 32 anni nel prossimo marzo: vedremo se il ginocchio gli darà tregua e gli permetterà di tornare ai livelli a cui ci aveva abituati.

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L’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Zverev sul caso Sharypova: “Non ci sono prove sufficienti”

In un comunicato ufficiale, l’ATP fa chiarezza sulla questione Zverev, ma con una precisazione: “Il caso potrebbe essere riaperto se emergeranno nuove prove”

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Alexander Zverev è alla ricerca della forma migliore dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi dallo scorso Roland Garros. Il tedesco, scivolato al n°14 del ranking, ha disputato quattro match fino ad ora, perdendone tre. È comunque comprensibile che il suo livello sia ancora lontano da quello espresso nelle ultime stagioni – che lo aveva portato a lottare per il numero 1 ATPcome da lui stesso affermato qualche settimana fa alla United Cup.

La notizia odierna, tuttavia, permette al finalista dello US Open 2020 di tirare un bel sospiro di sollievo per una vicenda extra-campo che lo vedeva coinvolto da tempo. Zverev, infatti, era stato accusato di violenza domestica dall’ex fidanzata Olya Sharypova, con le indagini che sono durate quasi un anno e mezzo. Come si legge sul sito dell’ATP, l’investigazione che coinvolgeva il tedesco è stata completata oggi e non comporterà provvedimenti disciplinati ai suoi danni per mancanza di prove.

Le indagini riguardavano le presunte violenze subite dalla donna nell’ottobre 2019, durante il Masters1000 di Shanghai, ma non solo. La lente d’ingrandimento era puntata anche su altri possibili simili avvenimenti, a Monaco, New York e Ginevra. Le indagini dell’LFG (Lake Forest Group, ente di grande esperienza nel settore, anche per quanto riguarda lo sport professionistico) sono state condotte in maniera totalmente indipendente, con l’ATP che ha sempre avuto accesso alle informazioni e agli eventuali aggiornamenti.

 

Sono state ascoltate tanto le due parti in causa quanto altre persone potenzialmente coinvolte, per un totale di 24 individui tra familiari, amici e tennisti. Dopo oltre 15 mesi, l’LFG ha ultimato le indagini, consegnando all’ATP quanto emerso. Considerata la mancanza di prove sufficienti, così come le dichiarazioni contrastanti di Sharypova, non è stato possibile confermare le accuse di quest’ultima. Di conseguenza, l’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Alexander Zverev, che ha sempre fermamente negato le accuse e supportato le indagini dell’ATP. Il caso potrebbe comunque essere riaperto nel caso in cui emergessero nuove prove.

Massimo Calvelli, CEO dell’ATP, si è così espresso sulla vicenda: “La serietà e complessità di queste accuse hanno richiesto un’investigazione completa, così come l’intervento di investigatori specializzati. Questo processo ci ha mostrato la necessità di essere ancora più pronti e preparati per queste circostanze. Ci aspetta ancora un lavoro molto importante in futuro”.

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Il dominio degli anni ’80 nel tennis maschile: tra Djokovic, Murray e Nadal è 12-1 sulla generazione anni ’90 nelle finali Slam

Dodici vittorie e una sconfitta, recita il bilancio delle finali Slam fra esponenti della “generazione ‘80” e “generazione ‘90”: un dato che deve far riflettere

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)
Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)

Il dominio e lo strapotere di Novak Djokovic hanno fatto da padroni anche in questa edizione 2023 degli Australian Open. Il 35enne serbo ha trionfato a Melbourne per la decima volta, vincendo per la 22esima volta un torneo del Grande Slam ai danni del 24enne Stefanos Tsitsipas. Un successo che ha riaperto anche l’eterna questione di un ricambio generazionale che nel tennis maschile di vertice tarda ad arrivare. Infatti, appena due esponenti della classe ’90 (giocatori nati tra il 1990 e il 1999) hanno vinto uno Slam: Dominic Thiem in uno US Open estremamente particolare nel 2020 contro Alexander Zverev in finale, sfruttando anche la chance della squalifica di Djokovic per una pallata al giudice di linea nel match contro Carreno Busta; Daniil Medvedev sempre allo Us Open nel 2021 contro un Djokovic che avvertì la pressione del Grande Slam sulle sue spalle. Se allarghiamo il campo a tutti i giocatori nati dopo il 1990, anche Carlos Alcaraz, classe 2003, ha vinto uno Slam lo scorso anno, sempre quello newyorkese imponendosi nella finale contro Casper Ruud.

La statistica più impressionante riguarda i confronti nelle finali Major tra i giocatori nati tra il 1980 e il 1989 e quelli nati tra il 1990 e il 1999. Il bilancio è inequivocabile: 12 vittorie e 1 sconfitta per i più “anziani” a partire dalla finale di Wimbledon 2016 fino alla finale degli Australian Open di quest’anno.


Il primo scontro generazionale in una finale Slam avviene proprio nel 2016 ai Championships: Andy Murray batte in tre set il canadese Milos Raonic vincendo per la seconda volta sui prati londinesi. Nel 2018 e nel 2019 al Roland Garros Rafa Nadal nel suo feudo sconfigge Dominic Thiem: nella prima occasione perdendo appena nove giochi, nella seconda occasione lasciando per strada un set, ma vincendo comunque senza grossi patemi. Sempre nel 2019 a faticare moltissimo nella finale US Open è lo stesso Nadal contro Medvedev: il russo rimonta due set di svantaggio, ma non può nulla al quinto contro la voglia di non mollare dello spagnolo. Neanche Thiem va lontano dal successo nel 2020 all’Australian Open contro Novak Djokovic: va avanti due set a uno, ma anche l’austriaco cede nella sua prima finale Slam lontana dalla terra battuta. Nel 2021 ci provano in tre nell’anno magico del serbo: Tsitsipas, Berrettini e Medvedev. Il greco perde in cinque set la finale del Roland Garros dopo essere stato avanti di due set, il romano perde la finale di Wimbledon dopo aver vinto il primo set e il russo perde nettamente la finale in Australia, ma si prende la rivincita a New York, giocando il miglior tennis della carriera e fermando la corsa di Djokovic verso il Grande Slam.
La tendenza si conferma nel 2022 (e nel 2023) con i successi di Nadal su Medvedev all’Australian Open con una clamorosa rimonta da uno svantaggio di due set, la vittoria del maiorchino su Ruud al Roland Garros e i trionfi di Djokovic su Kyrgios a Wimbledon e su Tsitsipas qualche giorno fa a Melbourne.

 


Qual è il problema delle nuove generazioni? La sudditanza psicologica nei confronti dei mostri sacri Djokovic e Nadal è certamente un fattore per chi cresce nel mito di certi giocatori, ma l’ipotesi è pure quella di un’inferiorità tecnica e un’inadeguatezza a porsi al livello di leggende come Djokovic, Nadal e Murray. Ancora nei match 3 su 5 sono sempre i più esperti a farsi valere negli scontri generazionali: la longevità agonistica è indubbiamente cresciuta rispetto a qualche decennio fa, basti pensare che tutti e tre i big 3 hanno vinto gli Australian Open a 35 anni. Federer e Nadal hanno vinto rispettivamente nel 2017 e nel 2022 e da lì in avanti hanno trionfato ancora a livello Major. L’impressione è che Djokovic abbia ancora un fisico che lo sostenga nei match di lunga durata, oltre ad una tenuta mentale fuori dalla norma: vedremo se in questo 2023 i nati negli anni Novanta si daranno un’altra possibilità di spezzare un’egemonia che va avanti da tre lustri o se lasceranno già spazio ai Millennials nati dal 2000 in poi come Alcaraz (che ha già vinto uno US Open), Rune, Auger-Aliassime o Sinner.

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