ATP Stoccarda: rientro dolcissimo per Berrettini, vittoria ad oltranza su un Murray malconcio [VIDEO]

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ATP Stoccarda: rientro dolcissimo per Berrettini, vittoria ad oltranza su un Murray malconcio [VIDEO]

Favoloso il rientro nel circuito del numero uno d’Italia, che batte anche Murray e trionfa nuovamente a Stoccarda, dove rimane imbattuto

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Matteo Berrettini - Stoccarda 2022 (foto Twitter @atptour)
 

[2] M. Berrettini b. A. Murray 6-4 5-7 6-3

Dopo quasi tre mesi di assenza forzata dal tour, in cui è stato costretto a saltare tutta la stagione sulla terra, Matteo Berrettini è tornato in campo a Stoccarda per la Mercedes Cup, ATP 250 che inaugura la parte di anno dedicata all’erba. Il tennista romano raggiunge la finale – la nona in carriera, 5-3 il bilancio prima di oggi – dopo aver eliminato Albot, Sonego e Otte. Tutti match molto lottati per la testa di serie numero due, al contrario di quanto accaduto al suo avversario odierno. Andy Murray, infatti, non ha ancora perso un set contro O’Connell, Bublik, Tsitsipas e Kyrgios, centrando la settantesima volta in carriera una finale a livello ATP, la prima su erba da Wimbledon 2016 (43-26 in generale). Si affrontano due giocatori quasi imbattibili su questa superficie: Berrettini non ha mai perso in carriera a Stoccarda, avendo vinto il titolo qui nel 2019. Più in generale, su 33 partite disputate ne ha vinte 27 (stessa percentuale di vittorie su erba di Björn Borg), inclusi 14 successi negli ultimi 15 incontri. Lo scozzese, invece, ha perso solamente una volta nell’ultimo atto di un torneo sul “verde” (8-1) e cerca il 44esimo titolo in carriera.

IL MATCH – Murray vince il sorteggio e sceglie di servire. Nonostante tre seconde parte alla grande, tentando fin dalle prime battute di tenere Berrettini inchiodato sulla diagonale sinistra. L’italiano però appena può usa sapientemente la palla corta e si sposta sul dritto: proprio così la testa di serie numero due si procura le prime palle break dell’incontro nel terzo game. Sono due consecutive e, alla prima occasione, Berrettini passa grazie ad un altro dritto vincente. Nel game successivo è Murray ad avere diverse opportunità per il contro-break immediato: sono quattro, di cui due di fila, ma l’italiano è semplicemente impeccabile nei punti importanti. Due ace, una prima vincente e una con cui si apre magnificamente il campo cancellano ogni chance in favore dell’ex numero uno del mondo e, alla prima opportunità utile, Berrettini sale 3-1. L’assolo azzurro continua anche nel quinto gioco, con un’altra smorzata vincente e un dritto-dinamite che, unite ad un doppio fallo di Murray, spediscono l’ultimo finalista di Wimbledon sullo 0-40. Il tre volte vincitore di un torneo dello slam ritrova però la prima nel momento più importante, firmando due ace e prevalendo ai vantaggi. La partita a questo punto inizia a sveltirsi, con il 35enne di Glasgow che non concede più neanche un punto al servizio. Berrettini però non è da meno, tenendo gli ultimi tre giochi in battuta a 15 e chiudendo 6-4 un parziale davvero ben giocato. Ottimo come sempre il servizio, specialmente nei momenti delicati, così come il ricorso ad un dropshot con cui esce dallo scambio vincendo quasi tutti i punti.

 

Ad inizio secondo set Murray deve fronteggiare subito un turno delicato, in cui commette due gratuiti di rovescio e si trova sul 30 pari. Qui, però, Berrettini concede qualcosina di troppo, spedendo lungo un back di approccio su cui l’attuale numero 68 del ranking scarica tutta sua la tensione, cacciando il primo c’mon della partita. Ne segue subito un altro, dopo una prima vincente che gli permette di mettere subito la testa avanti nel punteggio. Nel quarto game anche l’italiano registra un piccolo passaggio a vuoto, commettendo tre errori di dritto (due con la palla corta) e venendo costretto ai vantaggi. Ancora una volta, però, il servizio gli viene in soccorso: prima un ace, poi una gran prima dopo la quale può chiudere con il dritto per agganciare il suo avversario sul 2-2. Murray prova ad accorciare maggiormente gli scambi ma viene graziato da Berrettini, che sul 15-30 sbaglia un facile recupero a campo aperto su una smorzata non tutt’altro che corta dello scozzese. Dall’eventualità di dover salvare due break point lo scozzese si ritrova sul 30 pari, riuscendo ad imporsi ai vantaggi e continuando a caricarsi punto dopo punto. Il 26enne di Roma non sente più la palla corta come nel primo set e regala qualche quindici di troppo, ma nel frattempo spolvera il martello e sale in cattedra con il servizio. L’ottavo gioco ne è l’esempio perfetto: dopo aver perso il primo punto – al termine di un lungo scambio chiuso con un nastro beffardo di marca britannica – infila tre ace e una prima vincente per portarsi sul 4-4. Sul 15 pari del nono game Murray sbaglia clamorosamente un rovescio sopra la rete e, per qualche secondo, il gioco si ferma per via di uno spettatore probabilmente colpito da un colpo di calore. Fortunatamente non è nulla di grave e si riprende praticamente subito, con l’ex numero uno che si trova con le spalle al muro. Un suo dritto in rete regala a Berrettini due palle break per andare a servire per il titolo, ma il due volte vincitore di Wimbledon rimane a galla grazie a due prime vincenti. Ai vantaggi Murray cancella anche una terza chance per l’azzurro e, al termine di uno degli scambi più belli dell’incontro, torna avanti nel punteggio. Quando ogni verdetto sembra rimandato al tiebreak, Berrettini incappa in un passaggio a vuoto totalmente inaspettato: l’ennesima smorzata non giocata alla perfezione, un gratuito di dritto e un doppio fallo spediscono Murray sullo 0-40, che per la prima volta nel match ottiene un break che gli vale anche un secondo parziale ad alta tensione: 7-5.

Berrettini si prende una pausa prima dell’inizio del set decisivo, andando a schiarirsi le idee negli spogliatoi. L’inerzia della partita sembra tutta a favore di Murray, che però commette due gratuiti, si prende un warning per time-violation e perde incredibilmente la battuta a zero in apertura. Al cambio di campo lo scozzese è costretto a fermarsi, chiedendo un medical time out per un problema alla solita anca sinistra. Il vincitore dell’edizione 2019 di questo torneo riprende a giocare come se nulla fosse, sparando dal suo cannone tre ace e una prima vincente che gli consentono di salire subito 2-0. Murray scende a rete molto più spesso per tentare di ovviare alle evidenti difficoltà fisiche, ma non sempre viene premiato. In ogni caso, è ammirevole lo spirito combattivo dell’ex numero uno del mondo, che lotta ancora più strenuamente su ogni quindici. Rimanere attaccati al Berrettini-express, però, è praticamente impossibile: il numero uno d’Italia viaggia su una media di oltre due ace a game e, dove non arriva il servizio, arriva il dritto vincente. Di certo le condizioni fisiche di Murray non sono d’aiuto: durante il settimo gioco il numero 68 del mondo si ferma ancora sul 30-15, riscontrando grandi problemi al servizio. Nonostante due prime sotto i 150 km/h, Murray riesce ad approdare sul 3-4, ribellandosi all’idea di un ritiro a cui è stato costretto solamente due volte in carriera. In queste condizioni però si può fare ben poco contro chiunque, a maggior ragione se di fronte ci si trova un top10. Nel nono game, l’unico del terzo set finito ai vantaggi, al secondo match point cala il sipario: finisce 6-4 5-7 6-3 in favore di Berrettini, che si lascia andare alle lacrime e ottiene il sesto titolo in carriera, il terzo sull’erba.

Il tennista romano diventa così il primo giocatore a vincere due volte il Boss Open da quando si gioca su questa superficie, diventando anche il quarto italiano di sempre con almeno sei titoli (gli altri sono Panatta, Bertolucci e Fognini). Per quanto riguarda il match, Berrettini ha come sempre trovato un grande aiuto dal servizio (19 ace e 81% di punti vinti con la prima), ma anche la risposta ha dato il suo contributo, con il 34% dei punti ottenuti rispondendo alla prima di Murray, mentre sulla seconda si sale al 38%. Grazie a questa finale lo scozzese rientra tra i primi 50 del mondo (ora è 47esimo) ed è atteso da Lorenzo Sonego al primo turno del Queen’s. Da verificare, però, le sue condizioni, anche in considerazione del fatto che tra due settimane inizierà Wimbledon.

Al termine dell’incontro, intercettato ai microfoni dell’ATP, Berrettini ha espresso tutta la sua gioia: “È incredibile, era l’ultima cosa che avrei immaginato quando sono arrivato qua. Tornare in questo modo, dopo la prima operazione della mia vita, era qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Non ho giocato il mio miglior tennis nei primi turni, credo sia un successo molto speciale. Tre anni fa fu una delle migliori settimane della mia vita, mentre quest’anno non ero al meglio. È fantastico“.

Per quanto riguarda la partita, l’azzurro ha spiegato la difficoltà incontrata dopo il secondo set, dicendosi dispiaciuto per come Murray ha dovuto terminare la partita: È stato difficile metabolizzare il secondo set. Andy è riuscito a servire bene e a sfruttare le sue chances, gli faccio le mie congratulazioni per il grande torneo. Mi dispiace per lui, non è certamente il modo migliore di finire una finale. Ci ha mostrato tante volte come si rientra, per me è stato un onore condividere questo campo con lui”.

Anche dopo la premiazione Berrettini ha sottolineato il suo grande rispetto verso il campione scozzese, con un ringraziamento speciale al pubblico: “Congratulazioni ad Andy, è un combattente incredibile. Io sto ancora imparando dal suo spirito combattivo, l’ho sempre guardato in TV ed è incredibile pensare di poter giocare contro di lui. Senza la mia famiglia e il mio team non sarei qui, abbiamo superato momenti complicati. Non mi sembra reale essere qui con il trofeo in mano. Grazie agli organizzatori, ai raccattapalle e a tutti coloro i quali hanno reso il torneo possibile. Un grazie speciale ai fan: sembrava di essere in Italia fin dal primo punto. Amo davvero Stoccarda”.

Murray si è invece dimostrato più contento per la grande settimana che dispiaciuto per il torneo durante la premiazione: “È stata una settimana incredibile, era la mia prima volta a Stoccarda. Mi sono goduto tutto il tempo qui, abbiamo fatto un gran lavoro. I fan mi hanno sempre supportato e li ringrazio tantissimo, nel weekend c’era un’atmosfera incredibile. Congratulazioni a Matteo e al suo team, tornare così dopo un’operazione non è mai facile e lui l’ha fatto già ad un grande livello. In bocca al lupo per le prossime settimane e per il torneo di Wimbledon. Voglio poi ringraziare il mio team qui e quello a casa. Abbiamo fatto grandi progressi nelle ultime settimane, spero di migliorare il mio tennis e di vedervi ancora in futuro.

Il tabellone completo dell’ATP di Stoccarda

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Due francesi ai box: fermi per infortunio Corentin Moutet e Pierre-Hugues Herbert

Il mancino di Neuilly-sur-Seine si è operato al polso destro, ancora problema al ginocchio per il doppista cinque volte campione Slam

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Corentin Moutet - 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Non arrivano buone notizie dall’infermeria per il tennis francese. Due giocatori dovranno rimanere fermi dal circuito per due infortuni delicati. Questa mattina Corentin Moutet ha annunciato sul suo profilo Instagram di essersi sottoposto ad un intervento chirurgico al polso destro con una foto che lo rappresenta con il braccio ingessato. “Voglio ringraziarvi per il grande sostegno ricevuto, farò di tutto per tornare in campo più forte di prima. So che la strada sarà lunga, ma sono motivato a fare del mio meglio”, scrive il classe 1999 nel suo post. Moutet è stato eliminato al secondo turno degli Australian Open, sconfitto da Francisco Cerundolo in quattro set: già nello Slam australiano usava spesso il rovescio in slice per evitare di sollecitare il polso destro: “Era difficile persino prendere una bottiglia d’acqua in mano”. Il mancino francese ha già annunciato il forfait per i tornei di Cordoba e Buenos Aires in Sudamerica, ma potrà tornare velocemente ad allenarsi essendo il braccio destro interessato dell’infortunio.

Infortuni che non danno pace a Pierre-Hugues Herbert. Il doppista vincitore delle ATP Finals 2019 e 2021 si era ripreso da poco dal lungo stop per un problema al ginocchio sinistro accusato nel Challenger di Ilkley dopo una caduta a terra, sull’erba nello scorso giugno, poco prima di Wimbledon. Il giocatore francese ha avuto una ricaduta nel match della scorsa settimana a Quimper contro Dominic Stricker: poco dopo aver colpito un dritto, ha accusato un forte dolore al ginocchio sinistro, cominciando a zoppicare.

 

È riuscito a concludere il match, ma dovrà fermarsi di nuovo per un periodo indefinito come scrive sul suo profilo Instagram, ritraendosi con un tutore al ginocchio. Herbert compirà 32 anni nel prossimo marzo: vedremo se il ginocchio gli darà tregua e gli permetterà di tornare ai livelli a cui ci aveva abituati.

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L’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Zverev sul caso Sharypova: “Non ci sono prove sufficienti”

In un comunicato ufficiale, l’ATP fa chiarezza sulla questione Zverev, ma con una precisazione: “Il caso potrebbe essere riaperto se emergeranno nuove prove”

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Alexander Zverev è alla ricerca della forma migliore dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi dallo scorso Roland Garros. Il tedesco, scivolato al n°14 del ranking, ha disputato quattro match fino ad ora, perdendone tre. È comunque comprensibile che il suo livello sia ancora lontano da quello espresso nelle ultime stagioni – che lo aveva portato a lottare per il numero 1 ATPcome da lui stesso affermato qualche settimana fa alla United Cup.

La notizia odierna, tuttavia, permette al finalista dello US Open 2020 di tirare un bel sospiro di sollievo per una vicenda extra-campo che lo vedeva coinvolto da tempo. Zverev, infatti, era stato accusato di violenza domestica dall’ex fidanzata Olya Sharypova, con le indagini che sono durate quasi un anno e mezzo. Come si legge sul sito dell’ATP, l’investigazione che coinvolgeva il tedesco è stata completata oggi e non comporterà provvedimenti disciplinati ai suoi danni per mancanza di prove.

Le indagini riguardavano le presunte violenze subite dalla donna nell’ottobre 2019, durante il Masters1000 di Shanghai, ma non solo. La lente d’ingrandimento era puntata anche su altri possibili simili avvenimenti, a Monaco, New York e Ginevra. Le indagini dell’LFG (Lake Forest Group, ente di grande esperienza nel settore, anche per quanto riguarda lo sport professionistico) sono state condotte in maniera totalmente indipendente, con l’ATP che ha sempre avuto accesso alle informazioni e agli eventuali aggiornamenti.

 

Sono state ascoltate tanto le due parti in causa quanto altre persone potenzialmente coinvolte, per un totale di 24 individui tra familiari, amici e tennisti. Dopo oltre 15 mesi, l’LFG ha ultimato le indagini, consegnando all’ATP quanto emerso. Considerata la mancanza di prove sufficienti, così come le dichiarazioni contrastanti di Sharypova, non è stato possibile confermare le accuse di quest’ultima. Di conseguenza, l’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Alexander Zverev, che ha sempre fermamente negato le accuse e supportato le indagini dell’ATP. Il caso potrebbe comunque essere riaperto nel caso in cui emergessero nuove prove.

Massimo Calvelli, CEO dell’ATP, si è così espresso sulla vicenda: “La serietà e complessità di queste accuse hanno richiesto un’investigazione completa, così come l’intervento di investigatori specializzati. Questo processo ci ha mostrato la necessità di essere ancora più pronti e preparati per queste circostanze. Ci aspetta ancora un lavoro molto importante in futuro”.

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Il dominio degli anni ’80 nel tennis maschile: tra Djokovic, Murray e Nadal è 12-1 sulla generazione anni ’90 nelle finali Slam

Dodici vittorie e una sconfitta, recita il bilancio delle finali Slam fra esponenti della “generazione ‘80” e “generazione ‘90”: un dato che deve far riflettere

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)
Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)

Il dominio e lo strapotere di Novak Djokovic hanno fatto da padroni anche in questa edizione 2023 degli Australian Open. Il 35enne serbo ha trionfato a Melbourne per la decima volta, vincendo per la 22esima volta un torneo del Grande Slam ai danni del 24enne Stefanos Tsitsipas. Un successo che ha riaperto anche l’eterna questione di un ricambio generazionale che nel tennis maschile di vertice tarda ad arrivare. Infatti, appena due esponenti della classe ’90 (giocatori nati tra il 1990 e il 1999) hanno vinto uno Slam: Dominic Thiem in uno US Open estremamente particolare nel 2020 contro Alexander Zverev in finale, sfruttando anche la chance della squalifica di Djokovic per una pallata al giudice di linea nel match contro Carreno Busta; Daniil Medvedev sempre allo Us Open nel 2021 contro un Djokovic che avvertì la pressione del Grande Slam sulle sue spalle. Se allarghiamo il campo a tutti i giocatori nati dopo il 1990, anche Carlos Alcaraz, classe 2003, ha vinto uno Slam lo scorso anno, sempre quello newyorkese imponendosi nella finale contro Casper Ruud.

La statistica più impressionante riguarda i confronti nelle finali Major tra i giocatori nati tra il 1980 e il 1989 e quelli nati tra il 1990 e il 1999. Il bilancio è inequivocabile: 12 vittorie e 1 sconfitta per i più “anziani” a partire dalla finale di Wimbledon 2016 fino alla finale degli Australian Open di quest’anno.


Il primo scontro generazionale in una finale Slam avviene proprio nel 2016 ai Championships: Andy Murray batte in tre set il canadese Milos Raonic vincendo per la seconda volta sui prati londinesi. Nel 2018 e nel 2019 al Roland Garros Rafa Nadal nel suo feudo sconfigge Dominic Thiem: nella prima occasione perdendo appena nove giochi, nella seconda occasione lasciando per strada un set, ma vincendo comunque senza grossi patemi. Sempre nel 2019 a faticare moltissimo nella finale US Open è lo stesso Nadal contro Medvedev: il russo rimonta due set di svantaggio, ma non può nulla al quinto contro la voglia di non mollare dello spagnolo. Neanche Thiem va lontano dal successo nel 2020 all’Australian Open contro Novak Djokovic: va avanti due set a uno, ma anche l’austriaco cede nella sua prima finale Slam lontana dalla terra battuta. Nel 2021 ci provano in tre nell’anno magico del serbo: Tsitsipas, Berrettini e Medvedev. Il greco perde in cinque set la finale del Roland Garros dopo essere stato avanti di due set, il romano perde la finale di Wimbledon dopo aver vinto il primo set e il russo perde nettamente la finale in Australia, ma si prende la rivincita a New York, giocando il miglior tennis della carriera e fermando la corsa di Djokovic verso il Grande Slam.
La tendenza si conferma nel 2022 (e nel 2023) con i successi di Nadal su Medvedev all’Australian Open con una clamorosa rimonta da uno svantaggio di due set, la vittoria del maiorchino su Ruud al Roland Garros e i trionfi di Djokovic su Kyrgios a Wimbledon e su Tsitsipas qualche giorno fa a Melbourne.

 


Qual è il problema delle nuove generazioni? La sudditanza psicologica nei confronti dei mostri sacri Djokovic e Nadal è certamente un fattore per chi cresce nel mito di certi giocatori, ma l’ipotesi è pure quella di un’inferiorità tecnica e un’inadeguatezza a porsi al livello di leggende come Djokovic, Nadal e Murray. Ancora nei match 3 su 5 sono sempre i più esperti a farsi valere negli scontri generazionali: la longevità agonistica è indubbiamente cresciuta rispetto a qualche decennio fa, basti pensare che tutti e tre i big 3 hanno vinto gli Australian Open a 35 anni. Federer e Nadal hanno vinto rispettivamente nel 2017 e nel 2022 e da lì in avanti hanno trionfato ancora a livello Major. L’impressione è che Djokovic abbia ancora un fisico che lo sostenga nei match di lunga durata, oltre ad una tenuta mentale fuori dalla norma: vedremo se in questo 2023 i nati negli anni Novanta si daranno un’altra possibilità di spezzare un’egemonia che va avanti da tre lustri o se lasceranno già spazio ai Millennials nati dal 2000 in poi come Alcaraz (che ha già vinto uno US Open), Rune, Auger-Aliassime o Sinner.

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