Wimbledon, doppio maschile: i "Signori" del quinto set Ebden e Purcell vincono il loro primo Slam

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Wimbledon, doppio maschile: i “Signori” del quinto set Ebden e Purcell vincono il loro primo Slam

Pavic e Mektic abdicano dopo il successo del 2021, anche a causa della frattura al polso destro del mancino croato. La coppia australiana riporta un duo aussie al trionfo ai Championships, dai tempi dei Woodies, diventando la sesta in assoluto a riuscirci nell’Era Open

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Max Purcell e Matthew Ebden - Wimbledon 2022 (credit to AELTC_Simon Bruty)
 

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Matthew Ebden e Max Purcell si sono laureati campioni, nella specialità del doppio maschile, a Wimbledon 2022. Per il duo australiano si tratta del loro primo trionfo in coppia – e in assoluto – in un torneo del Grande Slam. Un successo centrato al secondo tentativo dopo la sconfitta patita ad inizio anno nella finale di Melbourne con i connazionali Nick Kyrgios e Thanasi Kokkinakis. Il tandem aussie, testa di serie numero quattordici del tabellone, si è imposto dopo una battaglia epica di oltre quattro ore di gioco al super-tiebreak del quinto set, con lo score di 7-6(5) (3)6-7 4-6 6-4 7-6(2), sulla seconda forza del seeding rappresentata dai campioni in carica Mate Pavic (n. 3 in doppio) e Nikola Mektic (n. 6 di specialità). I dominatori del circuito di categoria della scorsa stagione – hanno iniziato il loro rapporto professionale nel 2021, il quale ha fruttato d’allora 20 finali, di cui 14 portate a casa con 4 titoli ‘1000’ e la prima piazza della classifica riservata alle migliori coppie – quindi sfiorano soltanto il loro secondo titolo Major, per Pavic sarebbe stato il quarto dopo l’Open d’Australia 2018 (in coppia con l’austriaco Olivier Marach) e Flushing Meadows 2020 vinto con il brasiliano Bruno Soares, sconfiggendo nell’incontro per il titolo proprio il suo attuale compagno Mektic, che due anni fa faceva coppia con l’olandese Koolhof. Da sottolineare anche il fatto che per Purcell, questa era la terza finale Major di doppio, visto che aveva raggiunto l’ultimo atto dell’Australian Open anche nel 2020 – in quella circostanza a trionfare furono Ram e Salisbury – ma con affianco Luke Saville.

UN SUCCESSO A COMPLETE TINTE AUSSIE MANCAVA DAI WOODIES – Il 34enne di Durban e il 24enne di Sydney – attualmente settima coppia del mondo nel ranking annuale – riportano così alla vittoria sui sacri prati londinesi, un’accoppiata tutta australiana dal lontano 2000, anno che vide il sesto sigillo ai Championships dei Woodies Todd Woodbridge e Mark Woodforde. Inoltre Matthew e Max costituiscono la sesta coppia australiana dell’Era Open a suggellare la propria carriera con un trionfo sul manto erboso di Wimbledon, dopo che a farcela sono state alcune delle unioni che hanno segnato un’epoca tennistica: i primi furono Newcombe e Roche con la loro tripletta (più un quarto titolo non consecutivo nel 1974), Roy Emerson e Rod Laver diedero seguito nel 1971, Geoff Masters e Ross Case s’imposero nel 1977, nel 1980 e nel 1982 invece toccò a Peter McNamara e Paul McNamee prima del sestete dei Woodies. Mentre l’ultimo tennista, in assoluto, proveniente dalla “Terra dei canguri” ad erigersi come vincitore del doppio maschile in quel di Church Road fu Stephen Huss, che nel 2005 vinse il Major britannico in coppia con il sudafricano Wesley Moodie superando nell’atto conclusivo della manifestazione i leggendari gemelli Bob e Mike Bryan. Ebden e Purcell, rispettivamente n. 31 e 34 di specialità, hanno avviato la loro collaborazione sul finire della scorsa stagione, precisamente dallo Us Open 2021. Questa era la loro quarta finale assieme nel Tour maggiore, oltre a quella già citata ottenuta all’Happy Slam, avevano raggiunto l’ultimo atto ad aprile nell’ATP 250 di Houston – vincendo contro i fratelli Sabanov – e poche settimane fa uscendo sconfitti nell’omonimo evento di Eastbourne per mano della prima coppia della Race Koolhof e Skupski.

 

L’INFORTUNIO DI PAVIC – Bisogna comunque sottolineare che i croati, vincitori nel 2021 in quattro parziali sul duo di sangue latino composto dallo spagnolo Granollers e dall’argentino Zeballos, si sono presentati a questo appuntamento non nelle loro migliori condizioni. Infatti il mancino della coppia balcanica, Pavic, ha dovuto giocare questa finale con un’evidente menomazione fisica: una frattura al polso destro, con annessa fasciatura d’ordinanza, causata da una caduta accidentale occorsa al 29enne di Spalato durante il primo set della semifinale vinta contro i colombiani Juan Sebastian Cabal e Robert Farah (tds n. 6). Mate e Nikola si sono però rivelati più forti di tutte le avversità materializzatesi dinnanzi a loro durante il corso dell’incontro, e alla fine l’hanno spuntata al long tie-break rimontando uno svantaggio di due set a uno e annullando un match ball nel decimo game della frazione decisiva.

Chiaramente però una volta terminato il match, si è appurata l’entità dell’infortunio che ha colpito il n. 3 di specialità, costretto da questa limitazione fisica a non poter utilizzare l’intero arto superiore destro, ad eccezione del lancio di palla sul servizio. Perciò la soluzione della battuta slice da destra, per andare a pizzicare il rovescio “inesistente” di Pavic, è stata perennemente utilizzata da parte di Matthew e Max, con l’ex n. 1 al mondo di doppio – Pavic ha raggiunto il primo posto della classifica di specialità nel maggio 2018, mentre Mektic vi riuscì nell’ottobre 2021 – che poteva affidarsi soltanto al lob oppure ad una esecuzione estremamente ad alto rischio di errore spostandosi per eseguire lo sventaglio di dritto. Eppure Mate ha messo sul campo una prestazione stoica, dimostrando a più riprese tutta la sua classe e la sua indubbia superiorità rispetto agli altri tre protagonisti. Non è un caso difatti che per la continuità avuta e per il livello espresso nelle ultime stagioni, può essere considerato il migliore doppista in attività. Molto probabilmente senza questo problema di natura fisica avremmo assistito ad un esito diverso del match, ma merito allo spirito indomito e guerriero dei due australiani. Sicuramente questa finale, però, una certezza la consegna: la coppia croata, al di là dei posizionamenti attuali, è la più forte in circolazione, perché ottenere due finali consecutive a Wimbledon, nell’unico torneo che si disputa sulla lunga distanza e che quindi va da sé premia i migliori, è un traguardo eccezionale.

IL DUO CROATO AD UN PASSO DALLA LEGGENDA – Sfuma dunque il sogno dei croati – terza coppia nella Race verso Torino – di difendere con successo il titolo del 2021(ci sono invece riusciti a maggio, vincendo per il secondo anno di fila gli Internazionali d’Italia), che avrebbe permesso alla coppia oro olimpico di Tokyo di entrare a far parte di una ristrettissima cerchia di straordinari tandem in grado di ottenere il trionfo in back-to-back a Wimbledon nell’Era Open. Infatti sono solo 6 le coppie che sono riuscite nell’impresa, tutte appartenenti alla storia di questa specialità: John Newcombe e Tony Roche, addirittura capaci di un three-peat (’68,’69,’70), John McEnroe e Peter Fleming nel biennio tra il 1983 e il 1984, un altro duo a stelle e strisce come Ken Flach e Robert Seguso nel ’87-’88; poi fu la volta dei Woodies prima, che nel quinquennio ’93-’97 diedero vita ad un regno lungo un lustro e poi ancora di Woodbridge al fianco dello svedese Jonas Bjorkman (2003-2004). Infine gli ultimi, in ordine di tempo, a riuscire nella sfida titanica sono stati due fra i doppisti più forti del decennio passato: il canadese Daniel Nestor e il serbo Nenad Zimonjic, che divennero bi-campioni sui campi erbosi del torneo più prestigioso del mondo fra il 2008 e il 2009.

LA GIOIA E L’AMAREZZA DEL TORNEO DI EBDEN – Come oramai lo Sport, e nel nostro caso il Tennis, ci ha insegnato più volte: la fortuna dà e toglie. Si può infatti riassumere con questa massima il percorso nella 136esima edizione dello Slam londinese di Matthew Ebden. Il classe 1987, nativo del Sudafrica, aveva infatti visto, pochi giorni fa, infrangersi il proprio sogno di alzare al cielo il secondo Slam della carriera nella categoria del doppio misto – dopo quello vinto in patria all’Australian Open nel 2013. La finale è stata appannaggio del duo anglo-statunitense Skupski/Krawczyk, che ha superato in due frazioni l’ex n. 39 delle classifiche di singolare e la campionessa dello Us Open 2011 Samanta Stosur. Il match però è stato fortemente condizionato dallo stato fisico di Matthew, prosciugato in termini di energie fisiche dalla maratona della partita precedente: la semifinale della parte bassa del tabellone di doppio maschile, vinta dopo una lotta di 4ore e 2minuti al cospetto della prima forza del seeding Ram e Salisbury.

IL PERCORSO SEMPRE SULL’ORLO DEL BARATRO – Ebbene, ecco che finalmente giungiamo all’autentico “Cavallo di Troia” della coppia aussie, il vero asso nella manica che ha delineato la differenza con tutte le altre accoppiate nel loro meraviglioso cammino; si sono dimostrati i signori del quinto set e del super tie-break. Ebden e Purcell hanno infatti vinto quattro delle loro cinque partite, per raggiungere l’alloro più luccicante dei prati, al set decisivo: al primo turno hanno avuto la meglio per 10 punti a 8 al long tie-break sullo svedese Goransson e sul giapponese McLachlan frantumando 3 match point consecutivi al servizio sul 4-5 del set conclusivo e completando il ribaltone dopo aver perso le prime due frazioni, al secondo turno hanno superato per 6-4 al quinto il belga Viliegen e l’americano Withrow, in ottavi hanno fatto loro il duello contro il duo anglo-orange e tds n. 3 Koolhof e Skuskpi per 7-5 nel parziale finale ed infine prima della rimonta nel penultimo atto, l’affermazione agevole in tre set su Peers/Polasek (tds n. 7). Dulcis in fundo il capolavoro contro i capofila del torneo, centrando il successo nonostante uno svantaggio di due set e cancellando 5 match point (due consecutivi) nel tie-break del terzo set.

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ATP Ranking: Djokovic di nuovo sul trono. Alcaraz e Tsitsipas completano il podio

Berrettini esce dai primi venti del mondo, Musetti sale al best ranking di n.18 e diventa il secondo miglior azzurro

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @AustralianOpen)

In attesa che l’Arcivescovo di Canterbury il prossimo 6 maggio a Londra ponga la corona in capo a  Re Carlo III e consorte, il tennis maschile a Melbourne ha incoronato il proprio re, che non è certo un volto nuovo. Novak 374: tante sono le settimane passate in testa alla classifica ATP da Djokovic inclusa la presente, ancora quattro settimane e anche il record assoluto detenuto da un bipede terrestre – Steffi Graf – sarà superato. E complimenti a Enzo Couacaud, l’unico in grado di strappargli un set nel corso della sua trionfale campagna australiana. Il primo slam della stagione ha determinato un terremoto nelle prime venti posizioni, anche per quanto riguarda i principali tennisti italiani.

La classifica ATP aggiornata e commentata, con le prime 20 posizioni, la situazione degli italiani e la Race to Torino, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

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WTA Ranking: Sabalenka ritorna n.2, Rybakina finalmente in top 10

Le due protagoniste della finale degli Australian Open sono tra le atlete in maggior progresso nella classifica rilasciata dalla WTA dopo il primo slam dell’anno. Ritornano in top20 due vecchie glorie: Victoria Azarenka e Karolina Pliskova. Male le italiane: guadagna posizioni solo Lucrezia Stefanini

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Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Elena Rybakina - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Alla fine, ce l’ha fatta. Aryna Sabalenka era attesa da tempo alla vittoria in una prova dello slam e il trionfo in Australia non può essere considerato una completa sorpresa. Già vincitrice di due Major, ma in doppio (US Open 2019 e Australian Open 2022, entrambi in coppia con Elise Mertens), la bielorussa arrivava dal trionfo nel torneo di Adelaide International 1 e, precedentemente, dalla finale persa con Caroline Garcia alle Finals di Fort Worth. Una crescita di risultati e un miglioramento sia tecnico sia di mentalità che l’hanno portata alla vittoria più importante della sua carriera contro la campionessa in carica di Wimbledon, Elena Rybakina, e a riprendersi il n.2 del ranking. Può ambire al trono della regina Iga Swiatek? La polacca è ancora saldamente al comando ma ricordiamoci che dovrà difendere da ora fino a Wimbledon una sequenza di risultati impressionante e che sarà quasi impossibile riconfermare in toto. E a settembre scadranno anche i punti del titolo a New York. La classifica di oggi certifica anche l’ingresso in top10 di Elena Rybakina, finalmente in posizioni più appropriate alla sua classe. La kazaka, con la finale a Melbourne, dimostra che la vittoria ai Championships non è stata casuale e che bisognerà fare i conti anche con lei nei prossimi slam. Andiamo a vedere come è cambiata la classifica di oggi 30 gennaio 2023.

La classifica WTA aggiornata e commentata, con le prime 50 posizioni, la situazione delle italiane e la Race to WTA Finals, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

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I tempi sono cambiati? Ecco alcune statistiche sui neo campioni slam

Quanto è difficile per le nuove leve affermarsi nell’epoca dei Djokovic e Nadal? In passato lo era altrettanto? Negli ultimi otto anni solo 3 nuovi campioni slam: Thiem, Medvedev e Alcaraz

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Novak Djokovic, dopo la vittoria schiacciante su Stefanos Tsitsipas, è arrivato a quota 10 Australian Open vinti. L’unico altro giocatore in doppia cifra per quanto riguarda i titoli di un singolo major è ovviamente Rafael Nadal, con la bellezza di 14 Roland Garros.

Molte delle nuove leve, le cosiddette Next Gen, hanno dovute fare i conti con l’era dei Big Three – adesso Big Two – misurandosi con loro nelle prove dello slam venendo, tranne rari casi, puntualmente respinti. Per ogni Carlos Alcaraz, c’è un Grigor Dimitrov che non ce l’ha fatta. È a questo punto interessante prendere in esame le varie decadi di gioco e stabilire se anche in passato le nuove generazioni abbiano faticato tanto ad affermarsi ai vertici del tennis mondiale. Ad esempio tra il 1978 e il 2000 ben 25 giocatori hanno vinto il loro primo slam; mentre dal 2000 al 2023 sono 17, di cui ben 7 dal 2001 al 2003 (Ivanisevic, Hewitt, Johansson, Costa, Ferrero, Federer, Roddick). Ci sono stati anche annate in cui non si è assistito a nuovi vincitori. Quali? 80; 85; 88; 94 e 99.

Tennisi che hanno vinto il loro primo slam tra il 1978 e il 2000:

 
  • 78: Gerulaitis (AO, 23 anni)
  • 79: McEnroe (US, 20)
  • 80: –
  • 81: Teacher (AO, 26)
  • 82: Kriek (AO), 23), Wilander (RG, 17)
  • 83: Noah (RG, 23)
  • 84: Lendl (RG, 24)
  • 85: Edberg (AO, 19), Becker (W, 17)
  • 86:
  • 87: Cash (W, 22)
  • 88: –
  • 89: Chang (RG, 17)
  • 90: Gomez (RG, 30), Sampras (US, 19)
  • 91: Courier (RG, 20), Stitch (W, 22)
  • 92: Agassi (W, 22)
  • 93: Bruguera (RG, 22)
  • 94: –
  • 95: Muster (RG, 27)
  • 96: Kafelnikov (RG 22), Kraijcek (W, 24)
  • 97: Kuerten (RG, 20), Rafter (US, 24)
  • 98: Korda (AO, 30), Moya (RG, 21)
  • 99: –
  • 00: Safin (US, 20)

L’età media dei neo vincitori slam dal 1978 al 2000 è di 22.16. Mentre quella che va dal 2000 al 2023 è di 23.53, poco più alta. Di questi ben 7 avevano meno di vent’anni (Wilander, Becker, Chang 17; Edberg, Sampras, Nadal, Alcaraz 19). Dal 1978 al 2000 i quattro più “vecchi” vincitori slam sono stati: Teacher (26); Muster (27); Gomez (30) e Korda (30). Dal 2000 a oggi invece: Gaudio, Murray, Cilic, Medvedev tutti a 25 anni; Johansson e Costa a 26; poi c’è Thiem a 27, Wawrinka a 28 e infine Ivanisevic a 29 anni suonati.

Tennisi che hanno vinto il loro primo slam tra il 2001 e il 2022:

  • 01: Ivanisevic (W, 29), Hewitt (US, 20)
  • 02: T. Johansson (AO, 26), A. Costa(RG, 26)
  • 03: Ferrero (RG 23), Federer (W 22), Roddick (US 21)
  • 04: Gaudio (RG 25)
  • 05: Nadal (RG 19)
  • 06: –
  • 07: –
  • 08: Djokovic (AO, 20)
  • 09: DelPotro (US, 20)
  • 10: –
  • 11: –
  • 12: Murray (US 25)
  • 13: –
  • 14: Wawrinka (AO 28), Cilic (US 25)
  • 15: –
  • 16: –
  • 17: –
  • 18: –
  • 19: –
  • 20: Thiem (US, 27)
  • 21: Medvedev (US, 25)
  • 22: Alcaraz (US 19)

Curioso come negli ultimi tre anni sia stato lo US Open palcoscenico preferito dei neo-campioni Slam: Thiem, Medvedev e Alcaraz infatti proprio a New York sono riusciti a centrare l’obiettivo. Per ben cinque anni di seguito – dal 2015 al 2019 – non ci sono stati vincitori slam inediti, il più lungo digiuno di sempre. Inoltre nell’anno di grazia 2003 ci sono stati 3 nuovi vincitori slam nello stesso anno (Ferrero, Federer, e Roddick). L’ultima volta risale al 1959 (Olmedo, Pietrangeli e Fraeser).

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