US Open: Tiafoe lotta cinque set, ma è Alcaraz che va in finale

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US Open: Tiafoe lotta cinque set, ma è Alcaraz che va in finale

Frances Tiafoe vince altri due tie-break, trascina il match al quinto, ma Alcaraz chiude in cinque set. Prima finale Slam e chance per arrivare al n. 1 del ranking

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Carlos Alcaraz - US Open 2022 (foto Twitter @atptour)
 

[3] C. Alcaraz b. [22] F. Tiafoe 6-7(6) 6-3 6-1 6-7(5) 6-3 (Paolo Michele Pinto)

Aggiornare la bacheca dei record di un predestinato come Carlos Alcaraz è già opera di piacere per un predestinato di grande talento. Maratoneta nello spirito e nel corpo, conquista la sua prima finale di un Grande Slam a 19 anni dopo aver battuto un eccellente Frances Tiafoe in cinque set, 6-7,6-3, 6-1, 6-7, 6-3. Lo fa allo US Open, in un torneo che lo ha visto grande protagonista e autore di tre vittorie in altrettante gare “maratona” terminate al quinto, ancora una volta dopo aver avuto un matchpoint tempo prima. La concretezza e il cinismo cresceranno a cominciare dalla palestra fatta in campo. Per il resto la mano non ha mai tremato, ma, anzi, ha offerto tanta qualità e una partita assai vibrante. Alcaraz non ha mai mostrato segni di cedimento, al contrario dell’americano, meno folgorante delle versioni precedenti viste sull’Artur Ashe Stadium. Nel quinto set, Tiafoe viene completamente abbandonato dalla prima di servizio, mentre Alcaraz fila dritto per il suo obiettivo. La finale gli dà la grande chance di poter ambire al posto numero nel ranking mondiale, ma prima c’è un ostacolo norvegese da superare.

La gara: il primo set

Luci americane, trepidante attesa per due giovani sfidanti pronti a perseguire il proprio obiettivo. Alcaraz per la grande occasione di arrivare in finale e sperare diventare il numero uno al mondo all’età di 19 anni, Tiafoe per il sogno americano di vincere dinanzi alla sua gente. Una semifinale in un Grande Slam, aria nuova e giovane nel circuito tennistico. Uno di fronte all’altro, con ambiziosa fame si presentano al cartellone della semifinale con la certezza di averlo meritato. L’attesa si prolunga di 30’ per consentire agli organizzatori di avvicendare al meglio il pubblico delle due semifinali. Primo set estremamente equilibrato dove lo spagnolo ha avuto spesso l’iniziativa del gioco, ma non è riuscito a sfondare il muro americano. Alcaraz scalda il pubblico con due rovesci che scalfiscono entrambi la linea per millimetri. L’americano, robusto al servizio, si esalta con il dritto in diagonale che non dà scampo all’avversario. È la testa di serie n. 3 a cercare con più frequenza la rete, ottenendo punti importanti. Il settimo game che potrebbe segnare una svolta: Alcaraz aggredisce con la risposta, l’americano sbaglia con il dritto prima, con il rovescio poi ritrovandosi 15-40. Serve il primo ace del match per risalire la corrente e tornare avanti nel parziale. Gli scambi superiori ai nove colpi sono ad appannaggio di Alcaraz che, però, è anche più impreciso, l’americano si limita a gestire i colpi in diverse situazioni. L’undicesimo game rappresenta il primo tenuto a “0” da Tiafoe che poi si scatena nel finale di set malgrado continui a non prendere l’iniziativa in alcuni momenti favorevoli dello scambio. Avanti 30-0, Alcaraz si ritrova rapidamente sotto 30-40 complice il primo doppio fallo del set per lui. La palla break equivale a quella del primo set per l’americano, ma essa viene letteralmente cancellata da due servizi vincenti dello spagnolo e da un suo straordinario recupero vincente all’indietro dopo accurato scambio di volee.

 

Al tie break l’americano vi arriva con una statistica straordinaria: fin qui, allo US Open, li ha vinti tutti. Si comincia con il doppio fallo di Alcaraz che scivola via sotto 4-1. Tiafoe smarrisce la prima di servizio lungo il tiebreak, ma comunque riesce ad arrivare a triplo setpoint. I primi due Alcaraz li annulla con il servizio, il terzo, in risposta, lo cancella con grande personalità e costringendo Tiafoe all’errore di dritto. Il quinto setpoint è decisivo, perché dall’altra parte della rete Alcaraz commette un sanguinoso doppio fallo, il secondo del tiebreak. Striscia positiva che sale a sette nei tiebreak degli UsOpen per l’americano che si ritrova avanti di un set.

Secondo set

Nel secondo parziale, la prima occasione è per Tiafoe, ma la controsmorzata a rete non gli riesce. Turno di battuta salvato dallo spagnolo che, nel game successivo, va avanti 0-30, prima del recupero del padrone di casa che sfrutta le qualità del suo servizio. Ma Tiafoe va in rottura: nel sesto game è avanti 30-15 quando commette due gravi errori. La prima palla break è annullata con il servizio, mentre la seconda la “regala” lui quando con la volee cerca di centrare al corpo l’avversario. Quest’ultimo si scansa con grande bravura e si guadagna una pallabreak stavolta sfruttata. Dopo nove punti di fila per Alcaraz, l’americano si risveglia risalendo fino alla palla del controbreak, annullata dopo uno scambio abbastanza duro. Non è il Tiafoe brillante visto nei turni precedenti e ottiene solo il 38% dei punti con la seconda. Merito ovviamente di un avversario che lo mette in difficoltà con la risposta ogni qualvolta ne abbia l’opportunità. La prima di servizio, soprattutto, non funziona come dovrebbe e Alcaraz ne approfitta col passare dei minuti. Un passante di rovescio gli procura due set point, annullati da una buona prima e dall’ace di Tiafoe. Quest’ultimo lascia andare i colpi nel decimo game conquistando una palla del controbreak con un dritto lungolinea da applausi. Alcaraz resta calmo, imposta bene gli scambi e chiude la seconda pratica in 45’ con il match, così, riequilibrato. Lo spagnolo limita gli errori gratuiti rispetto al primo set e la differenza si vede.

Terzo set

Poi si spegne la luce in casa Tiafoe: dal possibile 5-4, un parziale di 15-1 lo porta sotto di due break nel terzo set. È un calo fisico importante quello che accusa l’americano: soffre gli scambi lunghi e ottiene poco dal suo servizio. Alcaraz capisce il momento e sale ancor più di livello. In modo particolare, è il primo break subito a “0” a penalizzarlo mentalmente nell’economia del terzo set. Poi si complica la vita rapidamente commettendo sei errori gratuiti. Nel quinto game riscopre gli “ace”, ne piazza un paio e muove il punteggio. Se gli scambi si allungano, tutto diventa complicato per l’americano, perché dall’altra parte Alcaraz capisce il momento e spinge il piede sull’acceleratore, muovendo l’avversario e facendogli sprecare tante energie. Sul secondo setpoint, il classe ‘98 affossa in rete un dritto a mezza altezza. Lo spagnolo vira avanti di un parziale allo scoccare delle 2h e 24’.

Quarto set

Alcaraz è un crescendo di potenza e colpi di grande classe. Non si fa distrarre dal fiatone che il suo avversario mostra di avere dall’altra parte della rete e si esalta scambio dopo scambio. Fa trenta degli ultimi quaranta punti quando conserva il primo turno di battuta del quarto set. Si supera quando strappa il servizio al suo avversario con un lob che rimane in campo per pochi millimetri e poi con una variazione di ritmo impressionante che trova a rete l’oro del break. Tiafoe a quel punto gioca ogni colpo come fosse l’ultimo, sveglia il pubblico con un diritto lungolinea e una risposta vincente. Il n. 4 del mondo risponde presente ma non concretizza due palle del 3-0. A quel punto ci pensa il beniamino del pubblico a ritornare in partita: tutto nasce dai suoi colpi micidiali in risposta anche alla prima dello spagnolo. È uno scoppio di energia che rimette a posto le cose nel quarto set. Ma Alcaraz è scoraggiante: ribussa alla casa dell’americano che si fa trovare con la prima di servizio abbastanza scarica e allora si torna a salire come sulle montagne russe. La prima palla break non viene sfruttata dallo spagnolo che sbaglia in lunghezza la dimensione del suo diritto, sulla seconda è bravo Tiafoe con un contropiede vincente. Il pubblico ha scelto di entrare pesantemente in partita per supportare Frances che, a rete, sbaglia troppo e viene nuovamente punito da Alcaraz, che torna avanti di un break. Altro giro, altro brivido per chi serve. Il n. 26 del ranking arma il braccio, scherza a rete l’avversario e con una risposta vincente sulla prima dell’avversario recupera il break per la seconda volta. Tiafoe ritrova il servizio e riequilibra il set: è ripartito anche fisicamente quando scoccano le tre ore di gioco. Poi si segue l’ordine dei servizi, con lo spettacolo che sale di qualità. Ai cori statunitensi, Alcaraz risponde petto in fuori, tenendo un turno di battuta con personalità e portandosi 0-30. Tiafoe risale, ma il suo dirimpettaio mette sulla linea un diritto di rovescio potente e preciso: è match point. Il pubblico non gradisce, ma non sa che sta per assistere allo scambio più bello dell’incontro. La rete dà una mano allo spagnolo che prova la palla corta, prima che l’americano tiri fuori una controsmorzata d’autore: è parità! Due prime ridanno vita all’Artur Ashe Stadium. Si arriva al tiebreak. Il primo a sbagliare è Alcaraz che poi si rifà su una seconda traballante di Tiafoe: si gira 3-3. Da segnalare una palla corta che fa vibrare l’angolo dello spagnolo, mentre l’americano con il servizio si conquista un setpoint. La regola dello US Open è: “non andare al tie break con Tiafoe”, “non andare al tie break con Tiafoe”. Alcaraz sbaglia un diritto abbastanza semplice e l’Ashe Stadium esplode per l’americano, per la partita: si va al quinto! Per Frances otto su otto nei tiebreak di questo US Open.

Quinto set

L’ultimo e decisivo set si apre come i precedenti ultimi due, ovvero con il break di Alcaraz in apertura. Pasticcia Tiafoe che avanti 30-15 sbaglia tre diritti e si ritrova sotto nel punteggio. Dopo la sfida con Cilic, quella con Sinner, anche questa con Tiafoe finisce al quinto per lo spagnolo e anche questa gara è molto instabile dal punto di vista della logica. L’americano lotta e si conquista il break con una risposta di rovescio vincente, ma poi cede a “0” il turno di servizio successivo. La percentuale di prime servite è pari al 21% nel quinto set per l’americano, contro il 69% dello spagnolo, numeri che lo costringono nuovamente a inseguire. Otto punti in fila ridanno due game di vantaggio ad Alcaraz, basteranno in un finale di match in cui le gambe diritto e servizio abbondonano definitivamente l’americano. Bisogna attendere il quarto matchpoint, terzo consecutivo per tributare la giusta vibrazione di applausi per il miglior Tiafoe della sua carriera e per il lancio definitivo in orbita “top player” di Carlos Alcaraz chiamato adesso alla prima finale di un Grande Slam contro Casper Ruud.

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Riparte l’Ultimate Tennis Showdown, l’esibizione firmata Mouratoglou

Il prossimo anno ritorna l’UTS, quattro tappe per l’evento creato da Patrick Mouratoglou. Possibile partecipazione di Matteo Berrettini

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Nel 2023 ritornerà l’Ultimate Tennis Showdown, la competizione-esibizione dal format innovativo creata durante la pandemia da Patrick Mouratoglou e Alex Popyrin (imprenditore e padre del tennista Alexei Popyrin) e vinta dal nostro Matteo Berrettini “The Hammer”.

Dal comunicato stampa di Mouratoglou, sappiamo che l’esibizione, rispetto all’edizione precedente, si svolgerà in quattro fasi differenti, che avranno luogo in diversi periodi dell’anno e in tre continenti: dal 20 al 23 luglio negli Stati Uniti, dal 14 al 17 settembre in Europa, dal 30 novembre al 3 dicembre in Asia/ Medio Oriente e il gran finale, previsto dal 7 al 10 dicembre, ancora in Asia/Medio Oriente.

Tra le varie caratteristiche della competizione vi è innanzitutto la regola dei quattro tempi di gioco da otto minuti l’uno, che vanno a sostituire il classico conteggio dei ’15’; vince un tempo il tennista che ha più punti alla fine degli otto minuti. Altre peculiarità dell’evento includono la possibilità, per ogni giocatore, di utilizzare una “carta” bonus; un solo servizio a disposizione; uno shot clock di 15 secondi tra i punti; interviste durante il match e il coaching in campo.

 

Nell’edizione del 2020, vinta da Berrettini (e ci sono delle voci sulla presenza di Matteo anche il prossimo anno), avevano partecipato anche Félix Auger-Aliassime, Daniil Medvedev, Alexander Zverev, Dominic Thiem, Stefanos Tsitsipas e Taylor Fritz.

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Una contro tutte: Chris Evert ed Evonne Goolagong

Dal 1975, 28 giocatrici hanno occupato la prima posizione del ranking mondiale: ripercorriamo le loro storie. Le prime due furono Chris Evert ed Evonne Goolagong

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Dopo la rubrica UNO CONTRO TUTTI” dedicata ai numeri uno della storia ATP di Remo Borgatti, vi proponiamo anche la versione WTA a cura di Viola Tamani: UNA CONTRO TUTTE. Primo episodio dedicato alle carriere di Chris Evert ed Evonne Goolagong


Il tennis mi ha aiutato a darmi un’identità e mi ha reso qualcuno. Christine Marie Evert

Con due anni di ritardo rispetto ai colleghi uomini, dal 3 novembre 1975 anche il circuito femminile fu dotato di una classifica computerizzata che permise di definire l’accesso ai diversi tornei, fino ad allora a discrezione degli organizzatori. Il primo nome che uscì da questi complessi calcoli fu quello della statunitense Christine Marie Evert, a tutti nota come Chris. Nata nel 1954 a Fort Lauderdale, in Florida, iniziò a giocare a tennis nel campo comunale in terra rossa della sua città natale a soli 5 anni.

 

Il padre, Jimmy Evert, era un maestro di tennis e iniziò al tennis tutti e cinque i suoi figli – tutti vincitori dei National Juniors Championship -, forse ignaro di avere tra la progenie la futura stella del tennis americano.

Il primo grande exploit fu durante un piccolo torneo in North Carolina nel 1970. A soli 15 anni, Chris sconfisse l’allora numero uno Margaret Court in due tie-break. L’anno seguente, quando gli US Open si giocavano ancora sull’erba di Forest Hills, Evert infilò una serie di inaspettate vittorie che le consentirono di giocare la sua prima semifinale Slam, contro Billie Jean King. La stessa King ha detto di lei: “Chris non gioca game o set, ma solamente punti”.

Evert fu l’artefice di una piccola rivoluzione tennistica; fu la prima ad utilizzare il rovescio a due mani che, nella mente del padre-coach, avrebbe dovuto essere una soluzione temporanea: infatti Chris, alle prime armi con la racchetta, era troppo piccola e minuta per colpire con una sola mano. Crescendo, decise di non abbandonarlo e anzi, ne fece il suo marchio di fabbrica. Ad oggi, più dell’80% delle top 100 usa il rovescio bimane. Degli insegnamenti di suo padre, dirà lei stessa, ha osservato sempre tre fondamenti che la accompagnarono per tutta la carriera: porta la racchetta dietro, affiancati, fai sempre passo avanti quando colpisci.

Il dominio di Evert fu pressoché incontrastato fino al 1982. Dal 1975 al 1978 conservò la prima posizione del ranking, ceduta per sole due settimane nell’aprile del 1976 all’australiana Evonne Goolagong.

La carriera di Evert è costellata di record. Nel triennio 1975-1977 vinse le uniche tre edizioni degli US Open tenutesi sull’Har-Tru, la terra verde americana. Ed è proprio sulla superficie più lenta, la prima su cui iniziò a giocare da bambina, che Chris Evert ottenne i suoi migliori risultati. A soli 19 anni, vinse il primo dei sette Roland Garros, del quale detiene il record di vittorie.

L’altro record mai eguagliato è quello della sequenza di 125 vittorie consecutive ottenute sulla stessa superficie, la terra, per un totale di ben sei anni da imbattuta (1973-1979). Ha vinto almeno una prova dello Slam per tredici anni consecutivi dal 1974 al 1986. Ha vinto oltre il 90% delle gare disputate (1304 su 1448 incontri disputati) secondo i dati della WTA.

Raggiunge la finale del Master di fine anno per sei anni consecutivi dal 1972 al 1977, perdendo solo due volte dall’australiana Evonne Goolagong nel 1974 e nel 1976. Per 13 anni, dal 1974 al 1986 ha occupato la prima o la seconda posizione del ranking. Ma la carriera di un grande atleta non sta solo nei record.

Jimmy Connors e Chris Evert (Art Seitz)

Questi primi anni ’70 furono per Chris di grande ascesa mediatica: era la sportiva più riconosciuta al mondo e, oltre alle vittorie in campo, un fattore che influì sulla sua popolarità è la felice relazione con il connazionale Jimmy Connors. I due nell’estate del 1974 vincono i rispettivi titoli di singolare a Wimbledon, con il tennis americano al massimo della sua espressione. Sfortunatamente però questo matrimonio non s’ha da fare.

Dal 1979 la si trova in campo col nome di Chris Evert-Lloyd, dopo aver preso il cognome del marito, anche lui tennista. Inizia in questo torno di anni una delle rivalità più seguite e amate del pubblico nello sport. Con Martina Navratilova. Nessuna altra rivalità nella storia del tennis ha visto opporsi i due contendenti per così tanto: le due si affrontarono in 80 occasioni. Praticamente in tutte le fasi finali dei tornei! Si scontravano due tipologie di giocatrice opposte: da un lato Chris consistente e paziente, impeccabile e abile a gestire la pressione; dall’altro Martina emozionale, sentimentale, coinvolgente col pubblico. Anche a livello personale, la percezione mediatica delle due è opposta. Evert incarnava perfettamente la figura della “ragazza della porta accanto”, la figlia e la moglie che tutti desideravano. Navratilova era l’estroversa e la ribelle, anche a causa della sua scelta politica di prendere le distanze dal comunismo, e acquisire la nazionalità americana.

Tra la primavera del 1975 e la fine del 1977 Evert vinse 15 dei 17 match disputati contro la cecoslovacca naturalizzata statunitense; in generale dal 1973 al 1982 Evert ha avuto la meglio sull’avversaria ma nel biennio ‘83-‘84 ha subito ben 13 sconfitte consecutive.

Il coach del marito John, Denis Ralston, iniziò a seguire anche Chris. L’unico modo per arginare la potenza di Navratilova era ricorrere al serve-and-volley. La finale del Roland Garros 1985 è uno dei match più belli della storia del tennis femminile. In tre lottatissimi set, Evert batte 6-3 6-7 7-5 l’avversaria di sempre ed agguanta, per l’ultima volta nella sua carriera la prima posizione mondiale.

Fin da giovanissima, le viene attribuito il soprannome The Ice Maiden: imperturbabile nelle espressioni facciali, quasi priva di emozioni come il ghiaccio; mentre Maiden sta ad indicare l’innocenza di una giovane donna, ma in lingua scozzese, è anche una rudimentale ghigliottina. Le straordinarie capaci mentali di Evert furono chiare fin dal secondo turno dello US Open del 1971 quando vinse, salvando addirittura 6 match point, ribaltando un pesante 4-6 5-6 e 0-40 contro la connazionale Mary Ann Eisel.

La sconfitta certamente più dolorosa da numero 1 del mondo è stata la semifinale del Roland Garros del 1981 persa in due set da Hana Mandlikova, tennista di Praga ma naturalizzata australiana, che la sconfisse nuovamente nel 1985 allo US Open. Nella sua carriera, Evert ha giocato 34 finali Slam, perdendone 16 delle quali 7 solo a Wimbledon, lo Slam in cui ha raccolto meno vittorie (solo 3 affermazioni ai Championship). Come detto, il biennio ’83-’84 fu per Chris, il momento più difficile di tutta la carriera. Stabile al secondo posto del ranking, subì la superiorità di Martina Navratilova che le inflisse anche le due peggiori sconfitte nelle finali Slam: allo US Open ’83 e al Roland Garros ’84, Evert raccolse solo 4 game (6-1 6-3 6-3 6-1).

La dolcezza dei tratti, la bellezza femminile ed elegante di Chris erano in netto contrasto con l’aggressività e l’imperturbabilità del suo volto durante le partite. Uno spirito guerriero sorprendente se si considera che, alla stessa età, a 30 anni, quando Evert decide di passare alla grafite (la sua rivale Navratilova era passata alla nuova tecnologia l’anno prima), un’altra straordinaria atleta come Steffi Graff decideva di ritirarsi. La carriera di Evert si conclude ufficialmente nel 1989.

Nei primissimi anni della sua carriera da professionista, iniziata nel 1973, la sua più grande rivale fu l’australiana Evonne Goolagong. Nata da una famiglia aborigena, ha qualcosa in comune con l’ultima campionessa australiana, Ashleig Barty. Oltre a condividere un’ascendenza comune, entrambe da piccole si sono cimentate nel cricket. A soli 19 anni, nel 1971 vinse il torneo di Wimbledon, diventando la prima tennista aborigena a vincere uno Slam. È diventata mamma nel 1976 e due anni dopo ha vinto gli AUS Open: non accadeva dal 1914. La sua carriera terminò nel 1982. Fu la prima atleta di colore a vincere uno Slam e a diventare la numero 1 del mondo, segnando così i sogni e la carriera di tante giovani atlete dopo di lei.

Evonne Goolagong (foto via Twitter, @Wimbledon)

SCONFITTE DA NUMERO 1 SUBITE DA CHRIS EVERT

1976M. Navratilova – EVERT6-3 6-4Houston
1976D. Fromholtz – EVERT2-6 6-2 6-3Boston
1976E. Goolagong – EVERT6-3 7-6Philadelphia
1976E. Goolagong – EVERT6-3 5-7 6-3Los Angeles
1976V. Wade – EVERT6-2 6-2Londra
1977M. Navratilova – EVERT6-2 6-3Washington
1977V. Wade – EVERT6-3 6-4San Francisco
1977V. Wade – EVERT6-1 4-6 6-2Wimbledon
1978E. Goolagong – EVERT4-6 6-1 6-4Boston
1978M. Navratilova – EVERT6-4 4-6 9-7Eastbourne
1978M. Navratilova – EVERT2-6 6-4 7-5Wimbledon
1979G. Stevens – EVERT6-2 6-3Florida
1979M. Navratilova – EVERT6-4 6-4Dallas
1979S. Barker – EVERT6-3 6-1Boston
1979M. Navratilova – EVERT6-4 6-4Wimbledon
1980M. Navratilova – EVERT7-6 6-2Tokyo
1981H. Mandlikova – EVERT7-5 6-4Roland Garros
1981T. Austin – EVERT6-1 6-4Toronto
1981M. Navratilova – EVERT7-5 4-6 6-4US Open
1981M. Navratilova – EVERT6-3 6-2Tokyo
1981M. Navratilova – EVERT6-7 6-4 7-5AUS Open
1981T. Austin – EVERT6-1 6-2East Rutherford, NJ
1982A. Jaeger – EVERT7-6 6-4California
1982A. Jaeger – EVERT6-1 1-6 6-2Hilton Head
1982A. Jaeger – EVERT6-3 6-1Roland Garros
1982M. Navratilova – EVERT6-1 3-6 6-2Wimbledon
1985M. Navratilova – EVERT4-6 6-3 6-2Wimbledon
1985H. Mandlikova – EVERT4-6 6-2 6-3US Open

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ATP

Lorenzo Sonego: “Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire”

“Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, come in Coppa Davis. “. In una lunga intervista al quotidiano La Repubblica di Torino, Lorenzo Sonego racconta le sue abitudini e gli obiettivi per l’anno prossimo

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Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Che Lorenzo Sonego sia un ragazzo umile e alla mano l’hanno capito tutti gli appassionati di tennis. Un’ulteriore conferma la si ha leggendo l’intervista rilasciata a Fabrizio Turco, collega che scrive per La Repubblica di Torino. In questa off-season, Lorenzo è nella sua Torino e si allena allo Sporting “perché qui mi sento a casa”.

Per lui che vive a poche centinaia di metri dal circolo, la sveglia è alle 7:30 ogni mattina e poi 4 ore di allenamento in campo e preparazione atletica al mattino e altrettante al pomeriggio, sempre sotto la guida attenta del suo inseparabile coach Gipo Arbino (intervistato in esclusiva pochi giorni fa) che l’ha scoperto e condotto nel mondo dello sport di racchetta quando ancora alternava il tennis al calcio nel Toro.

Classe 1995, Lorenzo non è ancora arrivato al suo meglio “Ho iniziato tardi e non sono mai stato un predestinato”. La passione per il tennis ha affiancato per tanti anni l’amore per il calcio, mai sopito che ancora agita il cuore del giovane torinese Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, proprio come in Coppa Davis. Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire, anche sul campo da tennis”.

 

Già, la Coppa Davis. In due giornate straordinarie, Lorenzo è stato l’eroe della spedizione azzurra. Prima la vittoria contro Frances Tiafoe, n. 19 del ranking, poi contro il mancino Denis Shapovalov, n. 18 “Però la partita della vita resta il 6-2 6-1 contro Djokovic, un paio d’anni da a Vienna. L’obiettivo per il 2023 è ritoccare il best ranking, mentre ora resta al n. 45. “Un pensierino alle Finals lo faccio e nel frattempo alzo l’asticella: l’obiettivo per il 2023 è migliorare la mia miglior posizione raggiunta in carriera, la n.21. La Coppa Davis purtroppo non assegna punti in classifica, ma vuoi mettere la soddisfazione?”. E chissà che quel sogno Finals di fine anno non possa concretizzarsi anche in doppio con il suo amico Andrea VavasSori. QUI INTERVISTATI IN ESCLUSIVA

Tra i suoi colleghi, il più simpatico è Berrettini, e non solo perché mi ha presentato Alice” cui Lorenzo riserva parole al miele sebbene non si parli ancora di matrimonio; Nadal “fuori dal campo è molto disponibile pur restando uno che daÀpoca confidenza” mentre Djokovic “è molto aperto”.

Gli Internazionali a Roma e Wimbledon sono per Lorenzo i tornei più belli ed emozionanti per l’atmosfera sugli spalti del primo e l’eleganza e la storia che si respira nel secondo ma i grandi spazi infiniti dei tornei americani come Miami e Indian Weels esercitano sempre un grande fascino. La stagione 2023 di Lorenzo Sonego inizierà il 2 gennaio al torneo di Adelaide e subito dopo il primo Slam dell’anno, gli Australian Open.

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