Coppa Davis, Olanda-GB 2-1: padroni di casa eliminati al doppio decisivo, gli olandesi volano ai quarti

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Coppa Davis, Olanda-GB 2-1: padroni di casa eliminati al doppio decisivo, gli olandesi volano ai quarti

Dopo il KO con gli Usa è ancora il doppio a tradire gli uomini di Smith. Murray e Salisbury sconfitti da Koolhof/Middelkoop 6-3 al terzo. Non basta la vittoria di Evans, delude Norrie contro il coriaceo Van De Zandschulp. Per il team orange sabato con gli Stati Uniti, la sfida per il primato nel girone

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Matwe Middelkoop e Wesley Koolhof – Davis Cup 2022 Glasgow (Photo by Pedro Salado / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)
 

Gruppo D (Glasgow)

Olanda b. Gran Bretagna 2-1

E’ ancora il doppio a rivelarsi l’anello debole della squadra britannica di Coppa Davis, dopo che già nella scorsa edizione della competizione non era riuscita a confermare la semifinale ottenuta nel 2019 perdendo proprio al doppio decisivo contro la Germania, si è ripetuta quest’anno nonostante potesse sfruttare il fattore campo a sua disposizione. Prima il KO con gli Stati Uniti, poi la definitiva resa sotto i colpi dei Paesi Bassi. In entrambi i casi, l’incontro si è deciso al terzo rubber e con la sconfitta patita nel parziale finale. Un problema, quello del doppio, paradossale per la Gran Bretagna se si considera che può contare su due dei primi quattro giocatori di specialità, i quali fra l’altro si sono scontrati, con compagni diversi al seguito, nella recente finale dello US Open; tuttavia Skupski non è mai stato preso in considerazione preferendogli sempre Murray. Ma oggi l’altra grande nota negativa è stata rappresenta dal n. 1 Norrie, autore di una prestazione al di sotto delle sue possibilità. Ciò nonostante grandissimi meriti alla compagine orange, che ha dimostrato tutto il suo valore e che certamente a Malaga sarà una mina vagante ed un avversario che tutte vorranno evitare: due singolaristi solidi, ed un doppio più che collaudato. Però la copertina di oggi se la prende indiscutibilmente Matwe Middelkoop, che a 39 suonati – anche l’Olanda non scherza per quanto riguarda la disciplina del doppio, visto che ha lasciato a casa un altro veterano come il 41enne e n. 5 di specialità Jean Julier Rojer, campione in tre prove dello Slam tra cui il Roland Garros di quest’anno in coppia con Arevalo – ha fatto vedere cosa vuol dire essere un doppista con la D maiuscola. Adesso l’Olanda nella sfida di domani contenderà agli USA il primato, mentre per Sir Andy e compagni la magra consolazione di battagliare domenica per il 3° posto del raggruppamento.

 

Quinta giornata di gare all’Emirates Arena di Glasgow, con in campo i padroni di casi chiamati al riscatto dopo la sconfitta subita al debutto per mano degli Stati Uniti d’America. Il team guidato da Leon Smith non può più sbagliare poiché a causa del successo maturato ieri in Scozia, che ha visto la seconda affermazione in fila della squadra capitanataper l’occasione – da Bob Bryan ai danni del Kazakistan, qualora incassasse un ulteriore KO avrebbe matematicamente perso qualsiasi possibilità di qualificarsi per la Fase Finale della Coppa Davis 2022, di scena a fine novembre in quel di Malaga. Dunque uno scenario di questo tipo garantirebbe al Team USA e ai Paesi Bassi – avversari odierni di Murray e soci, dopo il successo sui kazaki – di potersi giocare nello scontro diretto di domani il primo posto del girone, affrontando la sfida con la consapevolezza e la tranquillità di sapere che anche un eventuale sconfitta non metterebbe a rischio l’accesso ai quarti della competizione. Questo perché un trionfo della nazionale orange porterebbe gli uomini di Paul Haarhuis a due ties vinti, così come gli Stati Uniti, mentre lascerebbe sul fondo del raggruppamento ancora a 0 incontri vinti sia il Kazakistan che i britannici.

Perciò il peso sulle spalle con il quale i membri del Team di Sua Maestà, hanno approcciato alla sfida contro l’Olanda è stato certamente non indifferente. Mettiamoci pure che l’avvicinamento non è stato dei migliori – dopo le lamentele per nulla velate di Sir Andy, che si è scagliato contro l’organizzazione -, e ci si rende conto come il compito per la squadra di casa non era per nulla semplice. Inoltre a rappresentare un altro fattore di pressione, l’ovvia spinta del pubblico nel cercare di sostenere al massimo i loro beniamini affinché potessero omaggiare degnamente la scomparsa di Queen Elizabeth II, attraverso il pass per l’Andalusia.

D. Evans b. T. Griekspoor 6-4 6-4

A varcare per primi l’ingresso dell’imponente impianto scozzese – teatro nel recente passato di diversi memorabili scontri di Davis, specie in quel magico 2015 – sono come da regolamento del nuovo format, i rispettivi numeri due delle formazioni impegnate: Daniel Evans e Tallon Griekspoor. Era il primo confronto diretto in assoluto tra i due giocatori, i quali venivano da uno scorcio di stagione sul cemento americano diametralmente opposto. Il 32enne di Birmingham, oltre al 3°T ottenuto allo US Open – eliminato da Cilic -, aveva brillato particolarmente tra Washington e Montreal conquistando prima i quarti e poi soprattutto la semifinale in Canada, nel torneo ‘1000’ delle sorprese si arrese soltanto al futuro vincitore Carreno Busta. Ciò nonostante difendendo i colori del proprio Paese ha racimolato una sconfitta all’esordio contro Paul, pur disputando un ottimo match perso solo al terzo set. Mentre al contrario il suo avversario odierno aveva ottenuto una vittoria, seppur molto sofferta, ai danni del veterano Kukushkin. Dunque arrivavano al duello odierno con sensazioni completamente differenti, ma come si sa in Coppa Davis l’esperienza conta e non poco.

Ebbene se si va a spulciare il kilometraggio di Dan e Tallon in questo evento, si può osservare un netto divario di abitudine nel giocarlo: Evans, anche per via dei suoi sette anni in più, ha esordito nel lontano 2009 ricevendo in totale 16 convocazioni e prendendo parte a 21 incontri, con un bilancio di 10 vinti e 19 persi – match disputati tutti in singolare -; il 25enne di Haarlem invece ha debuttato nel 2019 ed è stato chiamato dalla propria nazionale nove volte, scendendo in campo in 7 ties con un bottino di 3 partite vinte e altrettante perse. Quindi nonostante il peso di un intero Regno sul groppone, Evans ha mantenuto fede al suo ruolo di favorito proprio in virtù dell’esperienza accumulata, in questi anni, da Davisman. Un doppio 6-4 in 1h42’ portato a casa dall’istrionico Daniel attraverso una sviluppata capacità di gestire, e di trascinare verso poli favorevoli, i diversi momenti che un incontro di questo tipo propone. Il n. 25 ATP ha saputo disinnescare, con i suoi malefici tagli e il suo inconfondibile stile d’antan, la maggiore potenza dell’olandese. Quest’ultimo, tennista dotato di grande solidità da fondo e di un servizio di primo ordine oggi è stato tramortito non potendo fare pieno affidamento alla propria cilindrata superiore.

Saper leggere le varie fasi di un match, non è qualità comune poiché presuppone di riconoscere – ed in particolar modo di accettare – quand’è il momento di premere sull’acceleratore attaccando con coraggio e quando invece – contrariamente – bisogna mettersi lì, soffrire ed essere in grado di mostrare quell’umiltà necessaria e propedeutica a far passare la marea riemergendo indenni. Ed è proprio seguendo questo monito interiore che il n. 2 di Gran Bretagna riesce prima a sventare l’insidia dei vantaggi sul 4-4, per poi trovare alla seconda chance utile – aveva avuto una palla break nel game d’apertura – la zampata decisiva nel successivo gioco, con il break prontamente confermato che ha posto fine al parziale. Nel secondo set, tuttavia, il primo ad offrire opportunità di break, sullo 0-1, è stato il nativo di Birmingham; il quale però ancora una volta si è dimostrato più cinico cancellando l’occasione al n. 48 del mondo e ottenendo lo strappo finale nel settimo game. Chiusa, dopo un po’ di suspense conclusiva, la partita al terzo match point: Evans ha potuto liberare tutta la sua gioia, ripagando la scelta del capitano di averlo riconfermato nonostante la sconfitta patita con gli USA.

B. Van De Zandschulp b. C. Norrie 6-4 6-2

La palla adesso passava di testimone, al n. 1 del Team di casa Cameron Norrie. Il mancino giramondo da Johannesburg ha sulla propria racchetta la possibilità di chiudere il tie e regalare il punto che terrebbe vive le speranze british di qualificazione. L’altro protagonista del secondo rubber è il n. 35 del ranking Botic Van De Zandschulp, capofila del movimento tennistico d’Olanda. Un solo precedente, ma assolutamente degno di nota sia per la superficie sulla quale si è materializzato che soprattutto perché disputatosi pochissime settimane fa: poco più di un mese fa sul cemento nordamericano di Montreal ad imporsi nei sedicesimi di finale in maniera nettissima, lasciando per strada tre miseri game, fu il campione d’Indian Wells 2021. Un’affermazione che diede il là ad un grande percorso da parte di Cam, che si spinse addirittura sino alla semifinale battendo il – futuro – n. 1 mondiale Alcaraz e dovendo inchinarsi solamente dinanzi ad uno scatenato Coric. Il n. 8 delle classifiche raggiunse così l’ennesimo eccezionale traguardo, di un’estate magnifica per lui: considerando la finale conquistata a Los Cabos e, sopra ogni cosa, lo storico penultimo atto di Wimbledon. Tutto perciò lasciava presagire, visto anche le 25 posizioni di distanza in classifica, un risultato favorevole per il tennista di origini sudafricane. Ma mai dare per scontato un match in Davis, specialmente quando la vittima sacrificale è l’emblema del giocatore tignoso e ostico per eccellenza: BVDZ ha difatti ammutolito il pubblico di casa, liquidando Norrie in neanche un’ora e mezza di partita con lo score di 6-4 6-2.

Il 26enne di Wageningen usufruendo alla perfezione del suo tennis a tutto campo, che lo vede ben esibirsi sia quando deve comandare da fondocampo spingendo a velocità sostenute negli scambi prolungati sia invece in quei frangenti in cui gli è richiesto di prendere la rete anche con puntuali discese in controtempo o ancora di variare con la smorzata, ha rotto gli indugi brekkando nel terzo game. L’allungo si è rivelato decisivo, con il tennista orange che ha persino sfiorato il doppio vantaggio sul 3-1: l’unico momento di reale sofferenza è giunto nel decimo game, dove Cameron trascinato dall’intramontabile tifo dei suoi connazionali ha frantumato la bellezza di tre set point. Bravo e freddo comunque Botic, che non si è fatto distrarre più di tanto sigillando la frazione al quarto tentativo. Sostanzialmente lo scontro è terminato qui, il secondo set si è infatti rivelato totalmente a senso unico: servizio strappato dall’olandese nel primo e nel settimo gioco, per regolare definitivamente i conti. Il mancino di casa deve così abbandonare inopinatamente il campo, deluso per l’opaca prestazione offerta, nella quale praticamente mai è stato in grado di far valere le sue armi: il rovescio filante, il dritto arrotato e le infide traiettorie alla battuta.

W. Koolhof/M. Middelkoop b. A. Murray/J. Salisbury 7-6(0) (6)6-7 6-3

A Glasgow, allora, bisogna ancora soffrire fino allo sfinimento, sudare le proverbiali sette camicie per gli appassionati accorsi all’Emirates Arena. La loro speranza è che in questo caso il doppio sia portatore di felicità e gioia, e non di un’amarezza acuita dalle tante ore passate a sostenere – inutilmente – i loro rappresentati. Per i capitani, nessuna variazione, coppie confermate; fra l’altro le stesse ammirate nelle loro prime uscite. In campo tre specialisti della disciplina, e poi lui: l’incommensurabile “uomo dall’anca d’acciaio”, non sazio di correre e spendere energie per la Gran Bretagna, con la grandezza dei campioni di accettare anche un ridimensionamento del suo ruolo all’interno delle dinamiche e delle gerarchie di squadra – da prima punta indiscussa, a doppista titolare -. Andy Murray e Joe Salisbury contro Wesley Koolhof e Matwe Middelkoop: i britannici sono al loro quarto match assieme, prima della dolorosa sconfitta patita con Ram/Sock martedì, avevano giocato in coppia solamente in occasione dei Giochi Olimpici di Tokyo dove ben figurarono superando due accoppiate molto forti come i francesi Herbert/Mahut e i tedeschi Krawietz/Puetz prima di soccombere per mano della successiva medaglia d’argento Cilic/Dodig. Wesley e Matwe hanno invece giocato uno affianco all’altro ininterrottamente per due stagioni, tra il 2016 e il 2017, con in seguito una reunion isolata tre anni fa per il ‘500’ di Halle dove però hanno perso subito da Kubot e Melo.

Dunque da un lato una coppia con certamente più affinità ma che oramai è piuttosto datata, dall’altra un duo con meccanismi meno oleati tuttavia messi in piedi appena l’estate passata per l’Olimpiade giapponese. Inoltre un ulteriore ed interessante chiave di lettura è data dal fatto che Salisbury e Koolhof si sono recentemente affrontati in finale allo US Open: a spuntarla è stato il giocatore inglese, che con l’americano Ram ha superato l’olandese e Neal Skuspki – anche lui a disposizione di Smith, n. 3 di specialità, ma gli è sempre stato preferito Murray -. Il doppio di casa ha grandissima voglia di rivalsa, dopo aver sprecato il vantaggio di un set e un break contro Team USA, e difatti parte fortissimo. Break immediato e 3-1 a favore della coppia britannica, con un Murray incandescente e straripante che a suon di difese miracolose, lob in precario equilibrio, riflessi pazzeschi al volo e risposte d’antologia; traina con sé il proprio compagno ed il pubblico. Il match sembrava ben indirizzato, addirittura il duo casalingo si costruisce una palla per il doppio break – non concretizzata – ma all’improvviso qualcosa inizia a scricchiolare. I rapporti di forza dell’incontro sono chiarissimi, due specialisti di altissimo livello – Salisbury n. 1 di doppio, Koolhof n. 4 di specialità – un campionissimo che si adatta alla grande al doppio, anche se non è più al massimo delle sue potenzialità, ed infine un veterano della disciplina ormai in là negli anni – 39 anni per Middelkoop ma comunque n. 24 della classifica -. Ci si aspetta quindi che a decidere la contesa siano le performance di Murray e Middelkoop, tuttavia un poco prevedibile calo vertiginoso di Salisbury permette il contro-break nell’ottavo game. A quel punto si arriva al tie-break, e qui sale in cattedra proprio Matwe: l’eroe che non ti aspetti gioca un gioco decisivo allucinante, volée in tuffo straordinarie e recuperi rialzandosi da terra spettacolari. I Paesi Bassi dominano per 7 punti a 0, dopo 54 minuti lo psicodramma britannico inizia ad aleggiare.

Le due coppie cancellano tre palle break nel corso della seconda frazione, una gli olandesi nel sesto game e due – che poi si riveleranno pesantissime – Murray/Salisbury in quello immediatamente successivo. Dopodiché i servizi diventano impenetrabili, almeno fino al deciding game, dove si assiste ad un qualcosa di surreale: 6 mini-break, tre per parte, in 13 punti. Sul 6-5 match point per Koolhof/Middelkoop, ma il fondamentale d’inizio gioco britannico risponde presente. Frantumato il punto che avrebbe sancito la loro eliminazione, i due sudditi di Sua Maestà con tutta l’adrenalina che hanno in corpo sparigliano le carte centrando il settimo mini-break – del tie-break – e per 8 a 6 dopo 1h10’ di durata del parziale, rimandando ogni discorso al set finale. La frazione finale è magnifica, il livello della partita cresce esponenzialmente – anche il precedenza però il match è stato di alto profilo -: si possono sgranare gli occhi davanti a scambi durissimi, emozionanti e sempre sul filo del rasoio con tutti e quattro i giocatori a sfidarsi a rete. Ogni punto è una storia a sé, e inevitabilmente porta in dote un carico emotivo importante visto che ogni quindici può essere quello determinante a fini del tie. Due game maratona nel terzo set, con entrambe le coppie che superano un paio di break point a testa. L’equilibrio viene spezzato, senza più possibilità di essere ricucito, sul 4-3: a breakkare sono gli olandesi, che in seguito suggellano una grandissima performance per nulla scontato reagire al match ball sfumato andando a vincere 50 minuti dopo la prima chance avuta per 6-3 dopo quasi tre ore di gioco. Paesi Bassi ai quarti, Gran Bretagna eliminata.

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Félix Auger-Aliassime: “Avrei preferito affrontare Berrettini al top della forma. Io e lui siamo amici”

“Nei prossimi anni l’Italia sarà tra le contendenti per la Coppa Davis. Sinner può vincere Slam in futuro” – così Auger-Aliassime alla Gazzetta dello Sport

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Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Domenica scorsa il Canada ha riscritto la storia del suo paese, conquistando la prima Coppa Davis della sua storia grazie a Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime, che nel 2015 avevano portato a casa anche la Davis Cup junior. Mattatore assoluto della settimana a Malaga è proprio stato il numero 6 del mondo, che ha mostrato ancora una volta i suoi incredibili miglioramenti in un 2022 da favola e nei 4 match disputati non ha mai perso il servizio.

“Penso che mi sognerò per anni quell’ultimo colpo. Ho solo pensato ‘tira più forte che puoi‘, e quando ho capito che la palla di De Minaur sarebbe uscita è come se avessi perso i sensi: le gambe mi hanno abbandonato, sono crollato a terra e ricordo solo tutti che mi venivano addosso. Mi piace ricordare il successo nella Coppa Davis Junior, è come se io e Denis avessimo chiuso un cerchio. La speranza è che questa generazione possa andare ancora molto lontano”.

In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Auger-Aliassime è tornato sulla sfida all’Italia, esprimendo un po’ di rammarico sulle condizioni del suo amico Matteo Berrettini, che avrebbe voluto affrontare al top della forma. I due si sono già scontrati cinque volte nel circuito ATP, con quattro vittorie dell’azzurro (due sull’erba e due alla Laver Cup). L’unico successo del canadese è arrivato l’anno scorso a Cincinnati.

 

“Io e Matteo ci siamo incrociati prima di affrontarci in campo – prosegue FAA – peccato che lui non fosse ancora in piena forma, sarebbe stato una gran bella sfida se tutti fossimo stati al 100%. Sono certo però che il peggio per lui sia passato: in Australia sarà tra gli avversari da battere. Anche l’Italia, insieme a noi e agli Stati Uniti, nei prossimi anni sarà tra le contendenti alla Coppa Davis“.

Come detto in precedenza, Auger-Aliassime ha chiuso la stagione da numero 6 del ranking, in un 2022 che ha dato ampio spazio a risultati straordinari dei giovani. Oltre a lui, impossibile non menzionare il n°1 del mondo Carlos Alcaraz, vincitore di uno Slam e di due Masters1000, così come anche Holger Rune, che se non fosse stato per una manciata di punti persi per un Challenger giocato lo scorso anno avrebbe chiuso l’anno in top10.

“Ho già battuto Carlos, è un giocatore davvero forte. Ha enormi grandi potenzialità ed è impressionante pensare che a 19 anni sia già il numero 1 ATP abbia vinto uno Slam. C’è poi anche Holger, che ha fatto un exploit incredibile: sarà bello sfidarsi per i trofei più importanti. I miei obiettivi da qui in avanti sono chiari, ovvero vincere i Masters 1000 e gli Slam. Gli italiani? La forza e la potenza di Matteo Berrettini sono impressionanti, poi è una bella persona: siamo amici ed è una rivalità positiva. Sinner sta ancora crescendo, ma penso che sia uno dei candidati a vincere Slam nel futuro. Musetti è il più giovane, sta anche lui facendo molti progressi e il suo tennis è davvero spettacolare“.

Per il 22enne di Montréal, che rispetto ai due 19enni citati in precedenza si sente già un “veterano”, non è però stato sempre tutto facile. Prima di questa stagione, infatti, non aveva mai vinto nemmeno un titolo ATP, vedendosi sempre più spesso attribuita l’etichetta di eterno secondo. Delle otto finali disputate prima del 2022, infatti, non era mai riuscito ad imporsi. Certo non è facile accettare la sconfitta, ma il canadese non si è mai dato per vinto:

“Quando giochi una finale è sempre meglio vincere. Però bisogna anche vedere il lato positivo: arrivare a giocarsi il titolo è comunque già un buon risultato. In alcune occasioni non ho giocato abbastanza bene da meritare la vittoria, ma non mi sono mai abbattuto. Penso che la resilienza sia una delle mie qualità più grandi”.

C’è poi un aspetto molto importante di cui forse pochi sono a conoscenza, ovvero la grande generosità di Auger-Aliassime. Anche senza farne proclami, il giovane canadese è sempre impegnato in un importante progetto benefico legato al tennis:

Per ogni punto che faccio dono 10 dollari per progetti legati all’istruzione e alla sanità in Togo (il paese originario del padre, ndr). Questa stagione devo dire che è andata piuttosto bene, per me questo progetto è una spinta ulteriore per dare tutto quello che ho sul campo“.

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Félix Auger-Aliassime MVP della Coppa Davis: ora il canadese si candida per un 2023 da urlo

Quattro match vinti su quattro, nessun break subito e una solidità impressionante. L’eroe del Canada è il suo giocatore più giovane e competitivo

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Félix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Inscalfibile. È forse questo uno degli aggettivi che meglio si addice all’ultima, clamorosa settimana di Félix Auger-Aliassime in questo già di per sé fantastico 2022.

La stagione appena conclusa, per il 22enne di Montréal, è stata quella della definitiva consacrazione. A gennaio, insieme al compagno e amico Denis Shapovalov, è arrivato il primo grande successo nel circuito maggiore, con il trionfo nell’ormai accantonata ATP Cup. A febbraio poi, al ‘500’ di Rotterdam, il canadese ha finalmente conquistato il primo titolo in carriera, spezzando una maledizione di otto finali perse consecutivamente.

Davvero devastante è stato poi il suo post-US Open, periodo nel quale Auger-Aliassime a livello individuale – escludendo quindi la fase a gironi di Coppa Davis e la Laver Cup – ha raccolto 17 vittorie nei suoi ultimi 21 incontri, tra cui l’impressionante striscia di 16 affermazioni consecutive (e tre titoli di fila) tra il ‘250’ di Firenze e il Masters1000 di Parigi Bercy.

 

La parte di stagione disputata sul cemento indoor ha messo ancora di più in luce i suoi grandi miglioramenti, specialmente al servizio e da fondo. Le percentuali di resa con la prima rasentano la perfezione, mentre con dritto e rovescio ha mostrato una solidità invidiabile.

Nei tre match da lui giocati in singolare non ha mai dato la sensazione di poter perdere. Contro Otte, Musetti e De Minaur ha sempre vinto in due set, con la consapevolezza che, nelle prime due occasioni, un suo passo falso sarebbe equivalso all’eliminazione. La forza mentale è il passo in avanti più grande di Felix negli ultimi sei mesi, dopo alcune sconfitte inopinate dovute in gran parte alla difficoltà nel fronteggiare le pressioni.

Oggi, nonostante i soli 22 anni, in campo Auger-Aliassime sembra già un veterano, capace di alzare ancor di più il livello nei momenti importanti. Basti pensare che in quattro incontri – considerando anche il doppio contro l’Italia – il canadese non ha mai ceduto il servizio, annullando complessivamente 11 palle break. Tra l’altro, nei due tie-break disputati contro Otte e Berrettini/Fognini, non ha mai neanche concesso un mini-break.

Che poi Auger-Aliassime abbia uno dei servizi migliori di tutto il circuito già si sapeva e i dati al servizio dell’ultima settimana, in particolare alla resa con la prima palla, ne sono un’ulteriore conferma:

  • 15 ace e 89% (31/35) di punti vinti con la prima contro Otte
  • 12 ace e 91% (30/33) di punti vinti con la prima contro Musetti
  • 6 ace e 70% (23/33) di punti vinti con la prima contro De Minaur

33 ace in tre incontri – media perfetta di 11 a partita – e un invidiabile 84/101 di punti vinti con la prima di servizio. Con questo colpo, in sostanza, Auger-Aliassime ha concesso solamente 17 punti in tre match. Mediamente, quando ha messo la prima ha perso meno di sei punti.

Tutte le volte che è stato chiamato in causa non ha mai fatto trasparire segni di nervosismo. La tranquillità nella gestione dei momenti importanti, unita ad una giustificata e tutt’altro che ostentata consapevolezza dei propri mezzi, ha restituito al Canada un giocatore ultracompetitivo, su cui poter fare grande affidamento nei prossimi anni.

Chiuso l’anno da n°6 ATP, suo best ranking, chissà che ora il prossimo obiettivo non sia quello di raggiungere vette esplorate finora soltanto da Milos Raonic, quali una finale Slam e la top3. E a soli 22 anni, i margini per ottenere quei risultati – e superarli – ci sono tutti: Felix Auger-Aliassime si candida a un 2023 da grandissimo protagonista.

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Coppa Davis 2022: il trionfo del Canada e i tanti rimpianti della spedizione azzurra

Una squadra di giocatori giovanissimi e multietnica premia gli sforzi di Tennis Canada e alza l’insalatiera per la prima volta in 109 anni. Qualche rimpianto per i nostri ma capitan Volandri può sorridere e guardare positivamente al futuro

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Nella prima finale di Coppa Davis senza una nazione europea dal lontano 1990, trionfa il Canada guidato da Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime. Dall’eliminazione nella fase a gironi, al ripescaggio fortuito a causa del conflitto bellico che ha escluso la squadra campione nel 2021, al trionfo. In questa nuova Coppa Davis, succede anche questo.

Il mancino, 23 anni e con un potenziale da Top 10, ha origini russo-ucraine ed è nato in terra d’Israele, a Tel-Aviv. La mamma Tessa è stata una tennista per l’Unione Sovietica.

Il vero trascinatore della spedizione canadese, infallibile in queste Finals spagnole è Felix Auger-Aliassime. In questo finale di stagione, ha saputo finalmente sbloccarsi e vincere 4 titoli consecutivi dopo le 9 finali perse tra il 2019 e il febbraio scorso. Alle Finals di Torino ha deluso le aspettative mancando la qualificazione alle semifinali ma al termine di una lunga stagione contro i giocatori più forti del circuito, si può anche sbagliare.

 

Non ha sbagliato invece nei tre singolari contro la Germania di Otte, l’Italia di Musetti e l’Australia di De Minaur, e sebbene non fosse troppo a suo agio nel doppio, il punto della vittoria nella semifinale contro l’Italia è anche merito suo. Anche lui, nato da padre togolese e madre franco-canadese.

Il capitano Frank Dancevic ha origini nella Serbia di Novak Djokovic; Vasek Pospisil, l’unico vero doppista della squadra, è ceco. Un trionfo multietnico e multiculturale che ben rappresenta la modernità e la lungimiranza di un paese come il Canada.

Succede anche che, la finale, l’atto conclusivo dell’evento a squadre più importante nel mondo della racchetta, si concluda dopo soli due singolari, terminati entrambi in due set. Enric Rojas, CEO di Kosmos Tennis, ha ribadito anche ieri al nostro direttore Ubaldo Scanagatta che “questo format funziona e deve rimanere questo” con buona pace degli amanti del tennis e dei nostalgici della vecchia Coppa Davis.

La spedizione azzurra, sconfitta al doppio decisivo dal team poi vincitore, ha certo più di un rimpianto. Sono pesate le assenze dei singolaristi più forti, Sinner e Berrettini, ma soprattutto l’infortunio di Simone Bolelli è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In questi giorni, Filippo Volandri ha difeso i suoi giocatori e il suo progetto per questa squadra.

Tra gli appassionati, sono stati sollevati dubbi riguardo il reale infortunio di Simone e la discutibile decisione di Volandri di schierare un Berrettini a metà. Il capitano ha prontamente risposto confermando l’infortunio del compagno di Fognini: Nemmeno sotto tortura mi sarei privato di chi contro gli Usa era stato il migliore in campo nel doppio. Qualcuno ha parlato di una insistenza di Berrettini: follia pura. La verità è che Sonego non scendeva dal lettino per la stanchezza e Musetti era troppo giù per giocare. È stata una scelta obbligata. […] Non riduciamo tutto a una vittoria o a una sconfitta, serve più cultura sportiva”.

Su questo, capitan Volandri, ha ragione. L’Italia in Coppa Davis non raggiungeva una semifinale dal 2014; nel tie contro gli Stati Uniti, da sfavoriti, un Lorenzo Sonego eroico ha regalato il primo fondamentale punto, con i Chicchi a mettere il sigillo finale. In fondo, ci siamo arresi al doppio decisivo contro i futuri campioni con una squadra decimata dagli infortuni. Si può guardare al futuro con sereno ottimismo. Capitan Volandri è già al lavoro per il 2023. Salteremo la fase eliminatoria di febbraio per vederci direttamente alla fase a gironi di settembre, a Bologna (sede confermata) grazie alla wild card assegnata da Kosmos Tennis e ITF. Una notizia, da un lato positiva perché i nostri potranno riposare subito dopo la fine degli Australian Open – sperando che qualcuno possa arrivare nelle fasi finali del torneo-, dall’altro è un’occasione in meno di stare insieme e fare gruppo” secondo Volandri.

Non sono mancate nemmeno critiche rivolte a Jannik Sinner per non aver accompagnato la squadra in quel di Malaga, nonostante l’infortunio. Volandri difende a spada a tratta l’altoatesino: “Jannik si è messo a disposizione a febbraio nel preliminare nonostante stesse vivendo un periodo molto difficile. […] A Bologna si è unito subito dopo la dolorosa sconfitta con Alcaraz a New York”.

Paolo Bertolucci, uno che di match di Coppa Davis ne ha giocati parecchi e l’ha anche vinta, vede il bicchiere mezzo pieno e guarda con fiducia al prossimo futuro. “Abbiamo un ottimo gruppo. Abbiamo 4 singolaristi di livello e, accanto a Fognini, oltre a Bolelli, anche altre due opzioni di doppio con Berrettini e Sonego. Ce la giochiamo con tutti. Siamo fra le 4 più forti e l’anno prossimo con un pizzico di fortuna e meno infortuni possiamo rivincere la Coppa. Che non dobbiamo chiamare più Davis, però. Questa si vive in un giorno solo, tutta di un fiato, è un’altra cosa dall’altra, quella con 5 partite al meglio di 5 set”.

La Coppa Davis 2022 dell’Italia si conclude con un ottimo terzo posto e tanti spunti tecnici su cui lavorare. Con questo nuovo format, il 33% del punteggio di ogni sfida è affidato al doppio, un settore sul quale il nostro capitano e la Federazione devono investire se l’obiettivo è quello di alzare ancora una volta l’insalatiera.

Lascia un po’ perplessi l’idea di Volandri: “Nel futuro si potrebbe pensare anche a un duo Sinner-Berrettini quando c’è a disposizione anche la coppia piemontese Sonego-Vavassori, ma il capitano assicura che “stiamo lavorando anche sul ricambio, sul circuito prendiamo wild card anche in doppio per far fare esperienza ai più giovani. Questo percorso alla rincorsa della Davis è un progetto a lungo termine, abbiamo appena cominciato”. Con Sinner, Berrettini, Musetti e Sonego come singolaristi e le coppie Bolelli-Fognini e Vavassori-Sonego, il tennis italiano sorride. E nei prossimi anni speriamo di sorridere sollevando la Coppa Davis.

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