ATP Napoli: Sonego, altra sconfitta al primo turno. Baez lo supera in due set

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ATP Napoli: Sonego, altra sconfitta al primo turno. Baez lo supera in due set

Niente da fare per Lorenzo, che soccombe alla grinta dell’argentino, in una mattina aperta dalla vittoria di Carballes Baena che sfiderà nuovamente Berrettini

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Lorenzo Sonego - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)
Lorenzo Sonego - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)
 

Il mercoledì mattina sull’Arena Diaz, il campo centrale della Tennis Napoli Cup, si è aperto con una notizia non positiva per i colori italiani: saluta al primo turno Lorenzo Sonego che, dopo la sconfitta al primo turno di Firenze contro Zapata Miralles, saluta subito anche a Napoli con un ko contro Sebastian Baez che ha permesso all’argentino di ritrovare una vittoria che mancava addirittura dalla semifinale di luglio a Bastad, nonostante un Sonego nel complesso autore di una discreta partita. Nel match precedente il protagonista era stato invece Roberto Carballes Baena, che ha battuto il cileno Nicolas Jarry guadagnandosi il diritto di sfidare nuovamente Matteo Berrettini dopo averlo sconfitto a Firenze una settimana fa.

[6] S. Baez b. L. Sonego 7-5 7-6(3)

Punto di rottura già nel terzo game, giocato malissimo da Sonego, con tre errori non forzati e un doppio fallo, che danno a Baez l’occasione di dover solo passare ad incassare gli errori per andare avanti di un break. Il set prosegue sull’alternarsi dei servizi, con Baez che traccia il campo e verticalizza benissimo, attaccando anche spesso la rete e togliendo ritmo a Sonego, che da fondo sta andando bene sul dritto ma un po’ ad intermittenza. L’inerzia può cambiare nell’ottavo game, lunghissimo e che è anche abbastanza controverso (a causa di una chiamata rivedibile su un punto di Sonego da parte del giudice di linea), che alla fine sancisce il contro-break per l’italiano, il quale ritrova la fiducia per spingere bene da fondo e impedire all’argentino di trovare il suo gioco. Peccato che la situazione nell’undicesimo game sia di nuovo simile a quella del primo break, e si conclude con la stessa sorte, con un altro strappo in risposta di Baez, ancora causato da troppi errori dell’azzurro. Il primo set è poi agilmente chiuso 7-5 dall’argentino, bravo a sfruttare le chance.

 

Procede in maniera più lineare l’inizio di secondo parziale, per quanto subito Sonego si debba trarre d’impiccio, sempre chiamando a raccolta il servizio. Cavalca il però il calore del pubblico, a tratti dirompente e quasi da stadio, per risalire, con coraggio e lucidità, da 15-40 nel settimo game, annullando due palle break sia servendo in maniera incisiva sia sfidando Baez da fondo. Si giunge così, giustamente, dopo punti ben giocati ma generalmente senza che nessuno dei due prevalga sull’altro, anche se in qualche occasione Lorenzo avrebbe potuto osare un po’ di più, al tie-break. Qui Baez dimostra di avere qualcosa in più da fondo e sul piano tattico, con un copione seguito egregiamente dall’inizio alla fine, mentre a Lorenzo manca la forza dell’affondo decisivo, anzi, arriva qualche errore di troppo. Chiude 7-3 l’argentino, più costante dell’italiano, ritrovando la vittoria dopo più di 2 mesi, in una partita ostica e anche contro un pubblico ben partecipe. Affronterà al prossimo turno uno tra Fucsovics e Zhang, che si affronteranno sullo stesso campo nel pomeriggio.

R. Carballes Baena b. N. Jarry 6-4 6-4

Il primo game favorisce subito Carballes Baena, che sfruttando poche prime del cileno trova il break ed è bravo a confermarlo nel gioco successivo giostrando bene da fondo e annullando anche due chance di rientro al cileno. Nel terzo game Jarry rischia il doppio break, ma finalmente trova responsi dal servizio, a cui si aggrappa. Si procede con poche occasioni in risposta, senza grandi forzature in ribattuta, per quanto Jarry spesso osi anche cercando la rete. Chiude poi 6-4 il primo parziale Carballes Baena, con un gran passante di rovescio, lato sempre solido, anche approfittando di qualche errore di troppo del cileno.

Parte decisamente meglio il secondo parziale per Jarry, che trova il giusto equilibrio tra servizio e colpi al rimbalzo, specie sul dritto. Nel quinto game arriva il primo break del set, ancora a favore di Carballes, che con la pressione da fondo e la regolarità impedisce di trovare pesantezza a Jarry e anche di fargli fruttare il servizio. Prova a reagire nell’ottavo game il n.78 al mondo, accelerando di dritto appena può e arrivando a palla break, sulla quale però lo spagnolo si dimostra ben lucido e annulla col servizio. La resilienza fino alla fine di Jarry, con quattro match point annullati e tanta grinta , non bastano a frenare la sicurezza dello spagnolo, centratissimo su entrambi i lati del campo. Questo doppio 6-4 proietta dunque Carballes Baena agli ottavi di finale, dove per la seconda settimana di fila affronterà Matteo Berrettini, che cercherà la rivincita dopo la rocambolesca sconfitta subita a Firenze.

IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 250 DI NAPOLI

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Due francesi ai box: fermi per infortunio Corentin Moutet e Pierre-Hugues Herbert

Il mancino di Neuilly-sur-Seine si è operato al polso destro, ancora problema al ginocchio per il doppista cinque volte campione Slam

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Corentin Moutet - 2021 US Open (Andrew Ong/USTA)

Non arrivano buone notizie dall’infermeria per il tennis francese. Due giocatori dovranno rimanere fermi dal circuito per due infortuni delicati. Questa mattina Corentin Moutet ha annunciato sul suo profilo Instagram di essersi sottoposto ad un intervento chirurgico al polso destro con una foto che lo rappresenta con il braccio ingessato. “Voglio ringraziarvi per il grande sostegno ricevuto, farò di tutto per tornare in campo più forte di prima. So che la strada sarà lunga, ma sono motivato a fare del mio meglio”, scrive il classe 1999 nel suo post. Moutet è stato eliminato al secondo turno degli Australian Open, sconfitto da Francisco Cerundolo in quattro set: già nello Slam australiano usava spesso il rovescio in slice per evitare di sollecitare il polso destro: “Era difficile persino prendere una bottiglia d’acqua in mano”. Il mancino francese ha già annunciato il forfait per i tornei di Cordoba e Buenos Aires in Sudamerica, ma potrà tornare velocemente ad allenarsi essendo il braccio destro interessato dell’infortunio.

Infortuni che non danno pace a Pierre-Hugues Herbert. Il doppista vincitore delle ATP Finals 2019 e 2021 si era ripreso da poco dal lungo stop per un problema al ginocchio sinistro accusato nel Challenger di Ilkley dopo una caduta a terra, sull’erba nello scorso giugno, poco prima di Wimbledon. Il giocatore francese ha avuto una ricaduta nel match della scorsa settimana a Quimper contro Dominic Stricker: poco dopo aver colpito un dritto, ha accusato un forte dolore al ginocchio sinistro, cominciando a zoppicare.

 

È riuscito a concludere il match, ma dovrà fermarsi di nuovo per un periodo indefinito come scrive sul suo profilo Instagram, ritraendosi con un tutore al ginocchio. Herbert compirà 32 anni nel prossimo marzo: vedremo se il ginocchio gli darà tregua e gli permetterà di tornare ai livelli a cui ci aveva abituati.

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L’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Zverev sul caso Sharypova: “Non ci sono prove sufficienti”

In un comunicato ufficiale, l’ATP fa chiarezza sulla questione Zverev, ma con una precisazione: “Il caso potrebbe essere riaperto se emergeranno nuove prove”

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Alexander Zverev è alla ricerca della forma migliore dopo l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi dallo scorso Roland Garros. Il tedesco, scivolato al n°14 del ranking, ha disputato quattro match fino ad ora, perdendone tre. È comunque comprensibile che il suo livello sia ancora lontano da quello espresso nelle ultime stagioni – che lo aveva portato a lottare per il numero 1 ATPcome da lui stesso affermato qualche settimana fa alla United Cup.

La notizia odierna, tuttavia, permette al finalista dello US Open 2020 di tirare un bel sospiro di sollievo per una vicenda extra-campo che lo vedeva coinvolto da tempo. Zverev, infatti, era stato accusato di violenza domestica dall’ex fidanzata Olya Sharypova, con le indagini che sono durate quasi un anno e mezzo. Come si legge sul sito dell’ATP, l’investigazione che coinvolgeva il tedesco è stata completata oggi e non comporterà provvedimenti disciplinati ai suoi danni per mancanza di prove.

Le indagini riguardavano le presunte violenze subite dalla donna nell’ottobre 2019, durante il Masters1000 di Shanghai, ma non solo. La lente d’ingrandimento era puntata anche su altri possibili simili avvenimenti, a Monaco, New York e Ginevra. Le indagini dell’LFG (Lake Forest Group, ente di grande esperienza nel settore, anche per quanto riguarda lo sport professionistico) sono state condotte in maniera totalmente indipendente, con l’ATP che ha sempre avuto accesso alle informazioni e agli eventuali aggiornamenti.

 

Sono state ascoltate tanto le due parti in causa quanto altre persone potenzialmente coinvolte, per un totale di 24 individui tra familiari, amici e tennisti. Dopo oltre 15 mesi, l’LFG ha ultimato le indagini, consegnando all’ATP quanto emerso. Considerata la mancanza di prove sufficienti, così come le dichiarazioni contrastanti di Sharypova, non è stato possibile confermare le accuse di quest’ultima. Di conseguenza, l’ATP non prenderà provvedimenti disciplinari contro Alexander Zverev, che ha sempre fermamente negato le accuse e supportato le indagini dell’ATP. Il caso potrebbe comunque essere riaperto nel caso in cui emergessero nuove prove.

Massimo Calvelli, CEO dell’ATP, si è così espresso sulla vicenda: “La serietà e complessità di queste accuse hanno richiesto un’investigazione completa, così come l’intervento di investigatori specializzati. Questo processo ci ha mostrato la necessità di essere ancora più pronti e preparati per queste circostanze. Ci aspetta ancora un lavoro molto importante in futuro”.

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Il dominio degli anni ’80 nel tennis maschile: tra Djokovic, Murray e Nadal è 12-1 sulla generazione anni ’90 nelle finali Slam

Dodici vittorie e una sconfitta, recita il bilancio delle finali Slam fra esponenti della “generazione ‘80” e “generazione ‘90”: un dato che deve far riflettere

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)
Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @usopen)

Il dominio e lo strapotere di Novak Djokovic hanno fatto da padroni anche in questa edizione 2023 degli Australian Open. Il 35enne serbo ha trionfato a Melbourne per la decima volta, vincendo per la 22esima volta un torneo del Grande Slam ai danni del 24enne Stefanos Tsitsipas. Un successo che ha riaperto anche l’eterna questione di un ricambio generazionale che nel tennis maschile di vertice tarda ad arrivare. Infatti, appena due esponenti della classe ’90 (giocatori nati tra il 1990 e il 1999) hanno vinto uno Slam: Dominic Thiem in uno US Open estremamente particolare nel 2020 contro Alexander Zverev in finale, sfruttando anche la chance della squalifica di Djokovic per una pallata al giudice di linea nel match contro Carreno Busta; Daniil Medvedev sempre allo Us Open nel 2021 contro un Djokovic che avvertì la pressione del Grande Slam sulle sue spalle. Se allarghiamo il campo a tutti i giocatori nati dopo il 1990, anche Carlos Alcaraz, classe 2003, ha vinto uno Slam lo scorso anno, sempre quello newyorkese imponendosi nella finale contro Casper Ruud.

La statistica più impressionante riguarda i confronti nelle finali Major tra i giocatori nati tra il 1980 e il 1989 e quelli nati tra il 1990 e il 1999. Il bilancio è inequivocabile: 12 vittorie e 1 sconfitta per i più “anziani” a partire dalla finale di Wimbledon 2016 fino alla finale degli Australian Open di quest’anno.


Il primo scontro generazionale in una finale Slam avviene proprio nel 2016 ai Championships: Andy Murray batte in tre set il canadese Milos Raonic vincendo per la seconda volta sui prati londinesi. Nel 2018 e nel 2019 al Roland Garros Rafa Nadal nel suo feudo sconfigge Dominic Thiem: nella prima occasione perdendo appena nove giochi, nella seconda occasione lasciando per strada un set, ma vincendo comunque senza grossi patemi. Sempre nel 2019 a faticare moltissimo nella finale US Open è lo stesso Nadal contro Medvedev: il russo rimonta due set di svantaggio, ma non può nulla al quinto contro la voglia di non mollare dello spagnolo. Neanche Thiem va lontano dal successo nel 2020 all’Australian Open contro Novak Djokovic: va avanti due set a uno, ma anche l’austriaco cede nella sua prima finale Slam lontana dalla terra battuta. Nel 2021 ci provano in tre nell’anno magico del serbo: Tsitsipas, Berrettini e Medvedev. Il greco perde in cinque set la finale del Roland Garros dopo essere stato avanti di due set, il romano perde la finale di Wimbledon dopo aver vinto il primo set e il russo perde nettamente la finale in Australia, ma si prende la rivincita a New York, giocando il miglior tennis della carriera e fermando la corsa di Djokovic verso il Grande Slam.
La tendenza si conferma nel 2022 (e nel 2023) con i successi di Nadal su Medvedev all’Australian Open con una clamorosa rimonta da uno svantaggio di due set, la vittoria del maiorchino su Ruud al Roland Garros e i trionfi di Djokovic su Kyrgios a Wimbledon e su Tsitsipas qualche giorno fa a Melbourne.

 


Qual è il problema delle nuove generazioni? La sudditanza psicologica nei confronti dei mostri sacri Djokovic e Nadal è certamente un fattore per chi cresce nel mito di certi giocatori, ma l’ipotesi è pure quella di un’inferiorità tecnica e un’inadeguatezza a porsi al livello di leggende come Djokovic, Nadal e Murray. Ancora nei match 3 su 5 sono sempre i più esperti a farsi valere negli scontri generazionali: la longevità agonistica è indubbiamente cresciuta rispetto a qualche decennio fa, basti pensare che tutti e tre i big 3 hanno vinto gli Australian Open a 35 anni. Federer e Nadal hanno vinto rispettivamente nel 2017 e nel 2022 e da lì in avanti hanno trionfato ancora a livello Major. L’impressione è che Djokovic abbia ancora un fisico che lo sostenga nei match di lunga durata, oltre ad una tenuta mentale fuori dalla norma: vedremo se in questo 2023 i nati negli anni Novanta si daranno un’altra possibilità di spezzare un’egemonia che va avanti da tre lustri o se lasceranno già spazio ai Millennials nati dal 2000 in poi come Alcaraz (che ha già vinto uno US Open), Rune, Auger-Aliassime o Sinner.

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