ATP Parigi-Bercy: Djokovic famelico, lotta e batte al fotofinish Tsitsipas. È finale con Rune

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ATP Parigi-Bercy: Djokovic famelico, lotta e batte al fotofinish Tsitsipas. È finale con Rune

Il serbo in difficoltà nel terzo set contro Stefanos Tsitsipas. Il greco non sfrutta il vantaggio nel tiebreak decisivo e soccombe ad un grintosissimo Novak Djokovic. “In questo momento della mia carriera, partite del genere sono meravigliose”

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Novak Djokovic – ATP Masters 1000 Parigi-Bercy 2022 (foto via Twitter @RolexPMasters)
 

Da Parigi, il nostro inviato

[6] N. Djokovic b. [5] S. Tsitsipas 6-2 3-6 7-6(4)

IL TABELLONE DELL’ATP MASTERS 1000 DI PARIGI-BERCY

 

Due ore e ventidue minuti di lotta servono a Novak Djokovic per avere la meglio sul n.5 del mondo Stefanos Tsitsipas; ottima prestazione per entrambi, coronata con un finale superlativo del serbo che con quattro punti consecutivi ribalta una situazione apparentemente compromessa e chiude 6-2 3-6 7-6(4). Tsitsipas era alla sua prima semifinale nel Masters 1000 di Bercy mentre Djokovic, con il successo odierno, ha prolungato a 13 la serie di vittorie consecutive in questo torneo e domenica contro il 19enne Rune andrà a caccia del titolo n.39 di questa categoria.

“Grazie per l’atmosfera, per il sostegno e per l’ambiente. Ho iniziato questo match molto bene, poi ho avuto qualche opportunità all’inizio del secondo set, ma lui ha trovato le sue soluzioni e credo abbia alzato il suo livello di gioco ed è stato difficile trovare per me le palle giuste”, questa l’analisi della partita del serbo, nell’intervista in campo a fine match, rigorosamente tutta in francese.

Il livello di stress nel finale è stato elevatissimo, e lui ancora una volta ha dimostrato di sapersi trovare a suo agio. “Non c’è una formula per gestire queste situazioni ma ci sono dei momenti nella partita in cui devi trovare le energie per dire a te stesso di fare bene, trovare la serenità per essere concentrato nel momento presente. Oggi è stata una combinazione di tutte queste cose. In questo momento della mia carriera, partite del genere sono meravigliose”. 

Sul suo prossimo avversario, Holger Rune, già affrontato una volta allo US Open lo scorso anno e battuto in quattro set, Novak ha ironizzato: “Io, Rune, Alcaraz siamo tutti dei giovani della nuova generazione”.

IL TABELLONE DELL’ATP MASTERS 1000 DI PARIGI-BERCY

IL MATCH – Il serbo, forse inconsciamente, mette pressione all’avversario ancora prima di entrare in campo, saltellando à la Nadal nei corridoi che portano al centrale. Tsitsipas ha un atteggiamento apparentemente più aggressivo (seguendo del resto la natura del suo gioco) e va più spesso a rete, Djokovic invece fa muro da fondo. Al serbo basta salire appena appena di livello a metà del set per piazzare il break che gli vale il primo parziale; Stefanos ha poco da recriminare: la sua palla da fondo viaggia eccome ma gli torna ancora più forte e in quel caso è difficile prendere la palla al volo. 

Il greco finché ha la forza mentale di restare in partita riesce a mostrare un bel gioco, ma quando prova evidentemente a salire anche lui, cede definitivamente. Il secondo break per Djokovic e un enorme regalo di Tsitsipas, che con tre errori gratuiti consecutivi (di cui due dritti a rete) cede il primo set 6-2 in 32 minuti. 
Anche nel secondo set sembra mettersi male in apertura per il greco, il quale ha bisogno di aggrapparsi sia al servizio che all’aiuto del pubblico, incitato dallo stesso tennista con ampie sbracciate a sostenerlo. L’ex numero 1 del mondo è in effetti il tipo che può accusare questo tipo di situazioni, almeno all’inizio, e sembra destabilizzarsi un po’ commettendo qualche errore. Se non altro a questo punto si inizia ad assistere ad un match equilibrato, con tanto di palla break per un Tsitsipas sempre più galvanizzato. L’aizza-folle greco prosegue a oltranza con la sua ‘strategia’ e passa addirittura in vantaggio sfruttando un comodo dritto lungo del serbo. Stefanos sale 3-2 confermando il break a suon di ace (tre di fila) senza permettere mai al suo avversario di avvicinarsi quando è lui alla battuta. 

Il pubblico è voglioso di terzo set mentre Djokovic inizia ad andare in confusione: concede un altro break e dopo un ora e un quarto di partita siamo in parità, 6-2 3-6 con l’inerzia ormai ribaltata. 
Il momento altalenante di Djokovic prosegue in apertura di terzo set, in particolare nel terzo game dove si procura due palle break ma non ha la solidità a sufficienza per convertirle. La sensazione è che Tsitsipas si trovi a questo punto più a suo agio e la dimostrazione di forza mentale la dà sul 4 pari: il greco prima commette qualche errore concedendo due palle break che manderebbero il serbo a servire per il match, e poi le annulla con gli scambi più lottati e spettacolari del match. A questo punto il livello di gioco raggiunge il suo apice, e dopo questo sussulto i due tennisti tornano solidi alla battuta meritandosi il tiebreak. 

Il primo mini-break arriva nel settimo punto con un dritto a sventaglio vincente di Tsitsipas, ma viene subito recuperato con un dritto vincente di Djokovic, questa volta lungolinea. Il filo che unisce il tennista greco al pubblico parigino si spezza definitivamente quando Novak compie dei recuperi che fanno quasi mettere in discussione le sue origini umane, o quanto meno la sua anagrafe. Da sotto 3-4 Djokovic ribalta la situazione con dei colpi da lasciare a bocca aperta; quattro punti consecutivi, una dimostrazione di forza indescrivibile e finale ottava finale al Roilex Paris Masters raggiunta.

IL TABELLONE DELL’ATP MASTERS 1000 DI PARIGI-BERCY

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

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ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

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Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

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