ATP Finals, preview finale: Djokovic e l'aggancio a Federer, Ruud per sfatare il tabù dei grandi eventi

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ATP Finals, preview finale: Djokovic e l’aggancio a Federer, Ruud per sfatare il tabù dei grandi eventi

Novak Djokovic per tornare Maestro dal 2015. Casper Ruud alla riconquista del suo best ranking e per essere il più giovane da Federer a chiudere l’anno al n. 2

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Casper Ruud e Novak Djokovic - ATP Finals, Torino 2022 (Credits Photo Giampiero Sposito-FIT)
 

Alle ore 19:00 scatterà la finale della cinquantatreesima edizione delle Nitto ATP Finals, la seconda che si disputa nella cornice del PalaAlpitour di Torino. A contendersi il titolo saranno il n. 4 della classifica mondiale Casper Ruud, e il n. 8 ATP Novak Djokovic. Entrambi, grazie al forfait del n. 1 Alcaraz, hanno potuto godere in questa settimana di una testa di serie più alta rispetto alla loro attuale posizione nella Top Ten. Netto il divario negli H2H, Nole conduce 3-0: per due volte si sono affrontati in semifinale agli Internazionali d’Italia, nel 2020 e nel 2022 e in entrambe le occasioni il serbo ha poi vinto il titolo romano; il terzo risale alla scorsa edizione delle Finals torinesi quando nel Round Robin il norvegese fu sconfitto 7-6(4) 6-2. Nel complesso, gli scontri diretti parlano di 6 set conquistati contro zero.

IL PIU’ ANZIANO DI SEMPRE A CONQUISTARE IL TITOLO

Il 35enne di Belgrado, il cui ranking ovviamente risente della mancata partecipazione all’Australian Open e ai quattro Masters 1000 nordamericani presenti nel calendario – il Sunshine Double con Indian Wells e Miami, Montreal e Cincinnati – oltre che della ferma risposta da parte dell’ATP di non assegnare punti all’edizione 2022 di Wimbledon dopo la decisione dell’All England Club di escludere gli atleti russi e bielorussi, andrà a caccia del sesto titolo della carriera nel torneo dei Maestri; un risultato che gli permetterebbe di agganciare il primatista di sempre per numero di affermazioni alle Finals: Roger Federer. Inoltre un trionfo del giocatore serbo farebbe sì che diventasse con i suoi 35 anni, anche il più anziano vincitore dell’evento battendo l’attuale record, detenuto sempre dalla leggenda svizzera che nel 2011 a Londra alzò il trofeo quando la propria carta d’identità recitava 30 anni e quattro mesi, e il secondo in assoluto a laurearsi campione del Master di fine anno dopo aver festeggiato il trentesimo compleanno: infatti al momento, in questa speciale classifica, dopo “il Re” figura Andy Murray che vinse nel 2016 quando aveva 29 anni e sei mesi.

 

DJOKOVIC PER ENTRARE NELL’ESLUSIVO CLUB DEI MAESTRI ITINERANTI

Per il 21 volte campione Slam si tratta della terza finale nel torneo da quando ha messo in bacheca il suo quinto alloro, alla O2 Arena nel 2015 venendo successivamente sconfitto da Murray nel 2016 e da Zverev nel 2018. Il primo sigillo è arrivato addirittura nel 2008 a Shanghai, e qualora dovesse riuscire a trionfare per la sesta volta entrerebbe nell’esclusivo club di coloro che sono riusciti a vincere le Finals in città differenti unendosi a Federer (Houston, Shanghai e Londra) e Ilie Nastase, il quale può vantare il successo in ben quattro diverse location (Parigi, Barcellona, Boston e Stoccolma). Nole proverà anche a ripetere l’impresa che fu in grado di compiere già in tre edizioni consecutive della manifestazione, dal 2012 al 2014, ovvero sia mettersi in saccoccia il titolo con un record immacolato di 5-0; il che significherebbe contestualmente staccare l’assegno più corposo di sempre della storia di un evento tennistico: un montepremi storico che mette in palio per il vincitore imbattuto $ 4.740.300.

RUUD PER UNIRSI AD ALCARAZ E RICERARE UN BINOMIO CHE MANCA DA FEDERER E RODDICK

Casper Ruud, invece, se riuscisse a sovvertire i pronostici scavalcherebbe in classifica Rafa Nadal ritornato ad occupare la seconda piazza mondiale nonché suo Best Ranking, e raggiungerebbe cifra tonda per quanto riguarda gli allori ottenuti in carriera: infatti farebbe suo il decimo titolo, dopo nove eventi di categoria ‘250’. Una sua vittoria, dunque, porterebbe anche a riscrivere una nuova pagina del primato di precocità nel diventare il più giovane tennista a chiudere l’anno da n. 2 ATP dai tempi di Roger Federer nel 2003. Ma i giochi del destino quando ci si mettono sono veramente difficili da contrastare, perché è proprio da 19 anni – quindi dallo stesso anno – che non vi è un n. 1 così giovincello, Alcaraz, a terminare in cima al ranking: allora fu Andy Roddick. Il fantasmino norvegese, però, sicuramente sarà maggiormente interessato a sfatare il tabù che lo vede “perdente di lusso” nei grandi appuntamenti del Tour considerando che il suo record in tali finali di prestigio, che recita 9-2 negli ATP 250, parla di un secco 0-3: KO tutti arrivati nel 2022, a Miami e allo US Open contro Alcaraz, al Roland Garros contro Nadal. L’affermazione del 23enne di Oslo, farebbe sì che venisse finalmente frantumato il muro della “prima volta” della Norvegia: sarebbe difatti il primo giocatore norvegese a vincere il titolo, dopo essere già stato il primo a parteciparvi, ed il primo scandinavo a laurearsi campione di fine anno dal trionfo di Stefan Edberg a New York nel 1989.

I PERCORSI

Nel suo percorso di avvicinamento all’ultimo atto della competizione, Casper ha battuto il n. 6 Auger-Alissime, il n. 9 Fritz ed in semifinale il n. 7 Rublev; raccogliendo una sola sconfitta ininfluente contro il n. 2 Nadal quando oramai era già certo non solo della qualificazione ma anche del primo posto nel Gruppo Verde. Un passaggio del raggruppamento, che gli ha permesso di divenire il primo tennista a centrare la semifinale nelle sue prime due apparizioni all’evento dalla doppietta di Stan Wawrinka nel biennio 2013-2014. Certamente invece, molto più complesso il cammino di Djokovic, inserito in quello che alla vigilia era stato definito come il girone di ferro con ben tre vincitori del torneo al suo interno (oltre a Nole, Tsitsipas e Medvedev). Il tennista balcanico ha messo in fila le vittorie ai danni del greco – n. 3 – del n. 7 Rublev, dell’orso Daniil – n. 5 – ed infine del n. 9 Fritz centrando così l’ottava finale alle Finals: è diventato il terzo all-time a pari merito con il suo ex coach Becker per numero di finali conquistate dietro le nove di Lendl e le dieci di Federer. Mentre già detiene, in solitaria, l’ultimo gradino del podio, avendo posto fine alla contumacia con il proprio idolo Pete Sampras, per presenze in semifinale (11); davanti a lui ora ci sono solo Lendl con 12 e Federer con 16.

LA DIFFRENZA SOSTANZIALE NEL RENDIMENTO SUL CEMENTO

Ma spulciando in profondità, forse i dati che lasciano più esterrefatti e che fanno capire compiutamente come mai comunque, al di là di tutto, Djokovic sia largamente favorito in questa finale; sono quelli riguardanti i titoli ottenuti in carriera dai due giocatori sul cemento, in particolar modo su quello indoor, e il numero di vittorie complessive agguantate contro Top 10. E’ vero, c’è una differenza sostanziale in termini anagrafici con ben 12 anni a dividere i due – uno classe ’87, l’altro ’98 ma curiosamente nati lo stesso giorno: il 22, il serbo a Maggio, il norvegese a Dicembre -. Tuttavia vedere come Novak, solamente con i suo trionfi stagionali – Tel Aviv e Astana – sia davanti all’avversario per trofei conquistati sul veloce (Ruud ha vinto unicamente il titolo di San Diego lo scorso anno) fa impressione: il computo totale dice 64-1. Qualcuno però potrebbe comunque muovere una mozione di sfiducia, nei confronti dell’enfatizzazione di questa statistiche affermando che Casper sia uno specialista della terra battuta. Certo, ma come dimostrano le finali di Miami e dello US Open di quest’anno, ed in generale i suoi bottini stagionali nel 2021 e nel 2022, il figlio d’arte è cresciuto notevolmente: nel 2020 aveva chiuso con un bilancio di 5-7 tra vittorie e sconfitte, dà lì in poi la musica è decisamente cambiata; a fine della passata annata il suo score recitava 27-10, nel 2022 con una partita al termine della stagione è 25-12. Le finali raggiunte quest’anno, però, nonostante vanti più sconfitte danno molto più prestigio al proprio anno sul veloce.

NOVAK ALLA RICERCA DELLA CIFRA TONDA, NEI SUCCESSI OTTENUTI IN CARRIERA CONTRO TOP 1O

Purtroppo, se si parla di cemento al chiuso, non c’è minimamente contesa per Ruud: 16 titoli contro la casella di Casperino che dice ancora 0. Un affamato di record come Djokovic, infine non avrà potuto fare a meno di prendere coscienza che un’eventuale trionfo, lo porterebbe ad ottenere la 240esima vittoria contro un Top 10 (10 finora nel 2022), anche qui non c’è storia: il suo avversario è a 9 (cinque quest’anno).

Perciò tutta lascia pensare al ritorno del Maestro Novak, dopo sei anni di digiuno, però chissà se Casper non voglia ancora una volta sorprendere il mondo del tennis.

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

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ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

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Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

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