Djokovic per il record. Nole senza limiti oggi contro Ruud insegue Federer e le sue sei perle (Crivelli). L'Italia di Davis già a Malaga ma Berrettini ancora non c'è (Cocchi). Intervista a Stakhovsky, Sergiy, che battè Federer a Wimbledon: "Torno in guerra. Se incontro Putin spero di essere armato" (Piccardi). Abbonato alla Final (Semeraro)

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Djokovic per il record. Nole senza limiti oggi contro Ruud insegue Federer e le sue sei perle (Crivelli). L’Italia di Davis già a Malaga ma Berrettini ancora non c’è (Cocchi). Intervista a Stakhovsky, Sergiy, che battè Federer a Wimbledon: “Torno in guerra. Se incontro Putin spero di essere armato” (Piccardi). Abbonato alla Final (Semeraro)

La rassegna stampa di domenica 20 novembre 2022

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Djokovic per il record. Nole senza limiti oggi contro Ruud insegue Federer e le sue sei perle (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il gigante e il debuttante. Benvenuti alle Atp Finals, il torneo che si diverte a mescolare pronostici ed emozioni. Perché se la finale di Djokovic, l’ottava in carriera al Masters (ma la prima dal 2018), era nei voti di grandi e piccini, l’approdo all’ultimo atto di Casper Ruud ha per il norvegese il dolce sapore del riscatto dopo due mesi orribili, dalla finale persa agli Us Open contro Alcaraz. Si era presentato a Torino con quattro sconfitte in sei incontri e il morale sotto le scarpe: oggi proverà a diventare il 27 Maestro della storia e a frapporsi tra Nole e la leggenda, perché il serbo, se alza il trofeo, eguaglia i sei trionfi di Federer. Nei precedenti, il Djoker è avanti 3-0, ma alla fine di una stagione lunghissima e dopo aver affrontato ogni giorno I più forti del mondo, con il consumo di energie psicofisiche che ciò comporta, tutto può accadere.

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Il Djoker ottiene complessivamente dieci vincenti in meno di Fritz (21 a 31), si tiene a galla con la risposta alla seconda di servizio dell’americano e scatena il genio nei tre momenti chiave del match: dritto vincente formidabile sul set point del primo parziale, il break nel decimo game del secondo set quando l’avversario sta servendo per portare la contesa al terzo e sul 30 pari spara in rete un facile rovescio a campo aperto, a proposito di freddezza e nervi saldi, anche se il numero 9 del mondo si lamenterà del disturbo di qualcuno dal pubblico; e infine i due ultimi, prolungati scambi del tie break del terno set, quando Nole manda fuori giri il buon Taylor lasciandosi scivolare addosso il match point sprecato sul 6-6 con un rovescio sbagliato non da lui. Niente di nuovo, verrebbe da dire. E pensare che era reduce da 190 minuti di battaglia contro Medvedev venerdì in un confronto inutile per la classifica

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La lunga marcia sta dunque per compiersi. Perché all’inizio di gennaio, è bene ricordarlo, il signor Djokovic era rinchiuso in un centro di detenzione per immigrati irregolari di Melbourne, in Australia, certamente vittima di una vicenda creata dalle sue convinzioni sui vaccini ma che ad ogni modo avrebbe distrutto psicologicamente chiunque non avesse i suoi nervi d’acciaio inossidabile. E poi ha saltato pure gli Us Open, tomando a fine settembre con il fuoco sacro dentro. Non per soldi È già risalito al numero 5 del mondo e se vince oggi intascherà pure 4 milioni e mezzo di euro di superbonus per chi finisce il torneo imbattuto. Ma chi crede che sia un pensiero che lo accompagnerà in campo, non conosce la tempra del personaggio: «Quando Ibrahimovic giocava a Los Angeles, gli chiesero perché avesse rifiutato 100 milioni per trasferirsi in un’altra squadra Lu rispose che esiste il denaro e molto denaro, e che 100 milioni non erano molto denaro. Ve l’ho raccontato perché è divertente e perché siete fuori strada se pensate che io stia seduto qui a parlare di soldi come un problema nella mia vita. Sono stato molto fortunato, i guadagni sono una conseguenza del mio tennis e del suc cesso che ho avuto, insieme alla mia famiglia e al mio team. Penso che ogni euro che ho guadagnato sia stato frutto di sudore e lacrime. Non do nulla per scontato perché so come ci si sente a non avere niente in tavola, a cercare di capire come sfamare cinque persone di una famiglia con intorno la guerra e le sanzioni economiche. Io non dimentico da dove vengo e in quale tipo di epoca sono cresciuto. Conosco esattamente il lato opposto della ricchezza, che mi aiuta nella vita e mi porta ad apprezzare tutto quello che guadagno». La filosofia di un successo che non finisce mai.

L’Italia di Davis già a Malaga ma Berrettini ancora non c’è (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Mentre a Torino le Finals sono all’epilogo, a Malaga è tutto (o quasi) pronto per le Finals di Davis dove l’Italia sarà impegnata giovedì mattina alle 10 nei quarti di finale contro gli Stati Uniti. Ieri la squadra è partita da Roma senza Fabio Fognini, rimasto qualche ora in più a Brindisi per festeggiare il primo compleanno di Flaminia, l’ultima nata di casa Fognini-Pennetta. Già la scorsa settimana era arrivato il forfeit di Jannik Sinner, che ha dovuto rinunciare all’impegno in azzurro per la tendinite all’indice della mano destra che lo aveva colpito a Parigi Bercy. Sull’Italia, che ieri pomeriggio ha svolto il primo allenamento, pesa però anche il grande punto interrogativo di Matteo Berrettini. In bilico ll romano, ancora alle prese con l’infortunio più serio del previsto al piede sinistro, deciderà in corsa quando e se partire, ma è molto difficile che possa giocare. Come sempre, l’entourage del giocatore è asserragliato dietro un silenzio tombale, non si sa quali siano le reali condizioni di Matteo e se addirittura possa essere a rischio l’inizio della stagione, ma è quasi certo che Berrettini non potrà scendere in campo per dare il suo contributo alla Nazionale nella sfida contro gli Stati Uniti. Il capitano Filippo Volandri aveva detto che avrebbe provato a lavorare quattro giorni a Malaga per testare le condizioni del numero 2 italiano, ma difficilmente prima di domani o martedì il romano sarà a disposizione.

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Intanto, Lorenzo Musetti e Lorenzo Sonego sono i due singolaristi che scenderanno in campo contro Taylor Fritz e Frances Tiafoe giovedì mattina. Anche Fabio Fognini, vista la sua grande esperienza in Davis, dove ha saputo fare la differenza in più di una occasione, potrebbe essere impiegato come singolarista oltre che in doppio con Simone Bolelli.

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Sergiy, che battè Federer a Wimbledon: “Torno in guerra. Se incontro Putin spero di essere armato” (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

La divisa militare ci precipita nella cronaca. Lo scorso gennaio Sergiy Stakhovsky, ucraino, 36 anni, ex n.31 del tennis, una clamorosa vittoria su Federer a Wimbledon 2013, giocava in Australia l’ultimo torneo. Il 24 febbraio, allo scoppio della guerra, si arruolava tra le fila dell’esercito di Kiev. Nove mesi dopo è a Torino, alle Atp Finals, per essere premiato. Ha preso cinque giorni di licenza. Sergiy, come sta? «Sono vivo». Già molto, di questi tempi. «È tutto surreale, ma ci si abitua». Come è arrivato a Torino? «Da Budapest, dove si è rifugiata la mia famiglia: mia moglie Anfisa e i miei tre figli. Ho lasciato il fronte orientale, guidato da Kiev all’Ungheria. Giovedì torno in guerra». Cosa sta succedendo? «Siamo in una fase nuova: i russi stanno distruggendo le infrastrutture elettriche, Kiev è al freddo e al buio. Cambia poco per i soldati ma cambia tutto per i civili. L’intensità dei bombardamenti è leggermente diminuita, difficile prevedere gli scenari futuri. I russi si ritirano, noi avanziamo ma c’è la neve, non abbiamo attrezzature adeguate».

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Biden ha detto che l’Ucraina non può vincere. «Le nostre risorse sono limitate, dipendiamo dagli aiuti di Europa e Usa. La Casa Bianca, all’inizio della guerra, aveva detto che l’Ucraina avrebbe resistito tre giorni. Sono passati nove mesi. La ritirata dei russi non inganni. Dal mio punto di vista significa una cosa sola: che torneranno con più forza per distruggerci. Putin non mollerà finché non avrà raggiunto il suo sporco obiettivo». Come spiegherebbe la guerra a un alieno? «E dolore, sofferenza, cuori che si spezzano. La guerra è un padre che seppellisce il figlio, una madre che affida ad estranei la figlia perché sia messa in salvo. Assistere a tutto questo inevitabilmente ti cambia: cominci a vivere per avere vendetta. La paura la controlli, nel mio raso è passata. Il dolore, però, te lo porti dentro e non ti lascia più».

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Come ha imparato a usare le armi? «Già nel 2014, quando la Russia invase la Crimea, avevo passato un breve periodo al fronte. La quantità di stress provata mi aveva indotto a tornare al tennis, però, con un istruttore privato trovato a Bratislava, avevo voluto dotarmi dei rudimenti per usare una pistola o un fucile. In caso di bisogno, se non altro, avrei saputo come difendermi». Li ha mal usati? «Sì. E cinico da dire: ci si allena, come con il tennis». Ha ucciso qualcuno? «No, fino a ora no». Però ha rischiato la vita. «Ero su un convoglio vicino a Donetsk, il ponte sul Kalmius era crollato, cercavamo il modo di guadare. È arrivata una raffica, per fortuna l’auto era blindata e ha resistito ai colpi. Un’altra volta ero a Kiev, durante un attacco aereo alla stazione centrale. E il sibilo dei missili a rimanerti stampato nelle orecchie: un suono che non dimentichi più. Ho visto civili morire, gente innocente che con la guerra non c’entra nulla». Come si sta comportando la comunità internazionale? «Si può sempre fare di più: la politica è troppo lenta e paludata nel muoversi. Ma i cittadini dell’Ue mi hanno commosso: la loro accoglienza dei profughi è stata incredibile». E se incontrasse Putin? «Non avrei molto da dirgli: spero di essere armato»

Abbonato alla Final (Stefano Semeraro, La Stampa)

Fraclito sosterrebbe che non si incontra mai due volte lo stessoDjokovic. Il problema, tecnico prima che filosofico, è che comunque vince lui. Deve pensarlo, fra i tanti che Nole ha travolto nella sua corrente, anche Taylor Fritz che ieri ha incassato in due tiebreak (7-6 7-6) la sesta sconfitta in sei incontri, 6-0 per il Djoker e palla al centro. E meno male che l’ex numero 1- il Nole di Torino, come argutamente suggerivano alcuni dei tanti cartelloni in tribuna – aveva «le gambe un po’ pesanti, e non riuscivo a colpire la palla pulita come negli scorsi giorni». Ci ha provato Taylor, picchiando sul servizio, trafficando con il diritto, cercando accelerazioni lungolinea di rovescio. Il Nole q.b. (quanto basta) al momento giusto ha alzato il ritmo, trovando, anche in una giornata non splendida, la precisione di uno chef stellato e il perfetto punto di cottura (dell’avversario). Insomma: Djokovic è in finale alle Finals per l’ottava volta in carriera, la prima dal 2018, e oggi – contro Casper Ruud, che nella semifinale serale ha glacialmente smantellato gli astratti furori di Andrey Rublev (6-2 6-4)-ha l’occasione di raggiungere Roger Federer a quota sei titoli. Un record, come sarebbe storica anche la paga in caso di vittoria: 4,7 milioni di dollari, il più alto montepremi della storia per un singolo tennista.

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Djokovic in carriera di milioni di dollari ne ha guadagnati 160 solo in montepremi, con un valore commerciale che si aggira attorno ai 220. Il suo però non è un Billionarismo d’accatto. «A questo punto della mia carriera non posso mettermi a discutere se i soldi sono importanti per me o no. Anche perché tutto quello che ho guadagnato l’ho fatto a prezzo di sangue e sudore. Non do nulla per scontato, so che cosa significa trovarsi in cinque attorno al tavolo con niente da mangiare, e fuori una guerra, le sanzioni. Non dimenticatevi da dove vengo, e in che epoca sono cresciuto». A Torino Novak ha riscoperto la vera filosofica che ha sempre avuto, l’approccio «olistico» alla vita e allo sport che gli ha trasmesso la sua prima maestra, Jelena Gencic. «Mi ha molto influenzato, in tutta la mia carriera ho imparato a curare ogni dettaglio. Mi piace pensare che mi sto evolvendo, come tutti, e spero in maniera positiva. Cambia il mio corpo, la mia personalità, il mio carattere. Ogni singolo anno siamo una persona diversa». Il segreto, ed è la stessa opzione di Nadal, è adattarsi.

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Coppa Davis

Coppa Davis: è il giorno di Italia-Canada, a che ora e dove vederla in TV

Dalle 13 di questo pomeriggio l’Italia affronterà il Canada, per centrare una finale in Coppa Davis che manca dal 1998

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Italia Coppa Davis 2022 Malaga (foto Roberto dell'Olivo)
Italia Coppa Davis 2022 Malaga (foto Roberto dell'Olivo)

Oggi sabato 26 è il grande giorno. Dopo l’impresa sugli Stati Uniti, suggellata dal successo in doppio di Fabio Fognini e Simone Bolelli su Jack Sock e Tommy Paul, l’Italia oggi proverà a scalare un’altra montagna. Con l’uscita a sorpresa della Croazia, infatti, il Canada – almeno sulla carta – diventa la principale favorita ad alzare l’insalatiera.

I ragazzi di Dancevic vogliono provare a fare il bis, rendendo magico il loro 2022: ad inizio anno, infatti, Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime si erano imposti in ATP Cup, regolando la Spagna già nei due singolari. Oggi, però, gli azzurri hanno certamente altre intenzioni, e già contro gli stati uniti hanno dimostrato il loro cuore enorme.

PREVIEW ITALIA-CANADA: A caccia di un’altra impresa con leggerezza, entusiasmo e… puntando sulla cabala

 

Oggi si parte alle ore 13 con la sfida tra i due n°2, che dovrebbe vedere protagonisti Lorenzo Sonego e Denis Shapovalov, che ieri ha perso il suo match di singolare contro Struff. A seguire toccherà ai n°1, con Lorenzo Musetti in cerca di rivincita su Félix Auger-Aliassime dopo quella semifinale a Firenze non giocata al top della condizione. Se dovesse poi essere necessario che a decidere la sfida sia il doppio decisivo, non ci sono praticamente dubbi sul fatto che Filippo Volandri farà ancora affidamento su Fabio Fognini e Simone Bolelli. Più incerta la coppia canadese, con gli stessi Shapovalov e Auger-Aliassime, insieme a Vasek Pospisil, a contendersi di fatto i due posti disponibili.

A livello televisivo, si potrà assistere all’intera sfida tramite tre diverse piattaforme: Sky, SupertenniX e Rai. Dalle 13, infatti, la seconda semifinale della Coppa Davis 2022 sarà visibile interamente su Sky Sport 1 e Sky Sport tennis (canali 201 e 205 di Sky), oltre che sulla piattaforma digitale di Supertennix. Per quanto riguarda la Rai, i primi 45 minuti del match saranno visibili su Rai Sport (canale 57 del digitale terrestre), per poi spostarsi su Rai2 e restare su questo canale fino al termine della sfida.

L’Italia e le semifinali di Coppa Davis: col Canada la n.12, l’ultima nel 2014 in Svizzera. La finale manca dal 1998

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Coppa Davis

Coppa Davis, Hewitt: “Siamo gli underdog e mi è sempre piaciuto esserlo. L’Italia contro gli USA è stata eccezionale”

Sconsolato Cilic dopo la sconfitta con De Minaur: “Avevo ancora un po’ di scorie del match contro Carreno”. Capitan Hewitt si gode i suoi ragazzi: “Orgoglioso di tutti”

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Lleyton Hewitt – Davis Cup by Rakuten Finals 2022 (Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Quanti avrebbero pronosticato una vittoria dell’Australia contro la Croazia prima dell’inizio della sfida? Forse in pochi ma alla fine dopo il doppio conclusivo sono gli australiani a raggiungere la finale. I primi a mettere piede in sala stampa invece sono i croati, capitanati da Vedran Martic e Marin Cilic, oltre naturalmente anche Ante Pavic e Nikola Mektic.

Nikola, Ante, il fatto di giocare contro Thompson e Purcell vi ha destabilizzato? Oggi il match è stato dominato dai servizi con poche chance di break. Che ne pensate?
[PAVIC/MEKTIC] No, alla fine ci aspettavamo che giocassero loro; è stato un match tirato; effettivamente in risposta si è giocato poco; in alcuni game ci siamo andati vicino, ma alla fine non ce l’abbiamo fatta. Alla fine nel terzo set hanno azzeccato un paio di buone risposte e hanno portato a casa il break decisivo. Forse sono stati un po’ fortunati in alcune circostanze ma dobbiamo congratularci con loro.

Poi è stato il turno di Cilic, sconfitto con un doppio 6-2 da de Minaur. Marin, ci puoi raccontare qualcosa del tuo match? E adesso che per quest’anno la vostra corsa è finita ci puoi dare qualche riflessione sul fatto che la Croazia in questi anni ha fatto benissimo?

 

[CILIC] Sì, oggi è stata veramente dura; giocare contro Alex non è mai facile, è una sfida mentale e fisica. Avevo ancora un po’ di scorie del match dell’altro giorno contro Carreno (maratona di 3 set finita al tie break del terzo) e non sono riuscito a fare in campo quello che avrei voluto. In ogni caso credito ad Alex che ha giocato un match molto solido. Parlando poi del nostro percorso in Davis in questi anni sono molto felice di giocare in questa squadra, c’è un’ottima atmosfera fra di noi. Anche quest’anno siamo arrivati fino alle semifinali che comunque è un gran risultato. Borna ha giocato dei grandi match, sia qua che a Bologna. In generale siamo orgogliosi di quanto abbiamo fatto in questi anni

Con tutt’altro piglio si sono presentati in sala stampa gli australiani, guidati dal loro comandante in capo Lleyton Hewitt, il cui carisma evidentemente non si discute.

LLeyton ci puoi descrivere come ti senti in questo momento?
[HEWITT] Semplicemente orgoglioso. Di tutta la squadra, i giocatori, gli sparring partner, il team che ci segue, tutti quanti. Sono tutti ragazzi che fanno dei sacrifici e li voglio ringraziare. Siamo arrivati qua da sfavoriti (underdog) e questa è una posizione che mi è sempre piaciuta, anche da giocatore.

Lleyton ci puoi spiegare coma mai hai fatto il cambio in corsa?
[HEWITT] E’ stata una cosa decisa sul momento; Ebden aveva un problema alla caviglia e così abbiamo dovuto trovare un piano B. Thompson aveva già giocato in precedenza in doppio e per questo mi ha dato fiducia, e Purcell è diventato il leader della coppia e lo ha fatto splendidamente. I ragazzi hanno dimostrato di avere un’ottima chimica.

Jordan (Thompson) eri scontento per non giocare il doppio?
[THOMPSON] No, io faccio tutto quello che mi viene chiesto. e aver giocato il doppio decisivo e averlo vinto è un’emozione indescrivibile. Con Max (Purcell) abbiamo giocato assieme quando lui era più giovane a Sydney e si stava formando come giocatore. è incredibile che siamo qua ora.

Lleyton, quale team fra Italia e Canada ha mostrato più cuore e più voglia di vincere? Ci puoi dire qualcosa su questi due team?
[HEWITT] Non ho visto granché dei loro match ad essere onesto, mi sono concentrato sulla mia parte di tabellone. Ovviamente domani guarderò le partite e vedremo chi vincerà, in ogni caso sarà durissima perché sono due grandi team. Più in concreto l’Italia contro gli Stati Uniti ha fatto qualcosa di eccezionale (hell of an effort) e stanno giocando con grande passione e determinazione. Il Canada invece ha dei grandi giocatori, e hanno una potenza di fuoco incredibile. E il loro doppio lo conosciamo, perché nel 2019 ci abbiamo giocato contro e abbiamo perso.

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Coppa Davis

Coppa Davis, preview Italia-Canada: a caccia di un’altra impresa con leggerezza, entusiasmo e… puntando sulla cabala

La formazione canadese, ripescata dopo l’esclusione della Russia, è forse la prima candidata al successo finale. Ma la vittoria sugli Stati Uniti ha dimostrato che in Davis tutto è possibile

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Nazionale Italiana - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Canada e Stati Uniti, Auger-Aliassime e Fritz, Shapovalov e Tiafoe, Sock e Pospisil. Tra questi binomi ci sono tantissimi aspetti in comune – li vedremo. E poi ci siamo noi, o meglio la squadra capitanata da Filippo Volandri che dovrà essere uguale alla versione di se stessa mostrata nella sfida contro gli Stati Uniti. Lo sarà, di sicuro, nominalmente: gli interpreti non cambieranno, con i due Lorenzo nei singolari e i due Chicchi in doppio. Berrettini c’è e si fa sentire, si allena ogni giorno più intensamente, ma per assistere alla sorpresa più attesa (un ossimoro sì, ma di questo si tratta) di questa Coppa Davis bisogna quantomeno arrivare alla finalissima di domenica. La formazione azzurra, però, dovrà essere uguale a se stessa soprattutto dal punto di vista emotivo e caratteriale: per superare anche il Canada, che non può non essere considerata favorita, non si può prescindere dalla stessa leggerezza mista a energia messa in campo contro gli americani.

Le somiglianze tra i nostri prossimi avversari e quelli appena sconfitti nei quarti di finale partono proprio dal loro status di favoriti rispetto all’Italia. Passiamo infatti dall’affrontare, nei due singolari, i numeri 9 e 19 del mondo ad avere di fronte il numero 6 e il numero 18: dalla padella alla brace insomma. Andando più nel dettaglio, ad accomunare Aliassime e Fritz c’è il fatto che entrambi sono reduci da un finale di stagione piuttosto impegnativo, essendo stati protagonisti della corsa agli ultimi posti per qualificarsi alle Finals ed avendo centrato l’obiettivo. Contro Musetti, Taylor è contro riuscito a gestire bene le scorie. Sulla carta, il compito del carrarino sarà proibitivo anche con Felix, da cui ha perso in maniera netta e di recente a Firenze, su una superficie tra l’altro non troppo diversa da quella dove si sta giocando a Malaga. Nelle sfide precedenti, però, Lorenzo ha sempre messo in difficoltà Aliassime vincendo in due occasioni (Lione nel 2021 e Montecarlo quest’anno) e perdendo in una (in tre set a Barcellona).

La statistica più benaugurante, sebbene di per sé negativa, per gli azzurri è però un’altra: gli head-to-head tra Sonego e Shapovalov sono sullo 0-1, esattamente come lo erano con Tiafoe prima della sfida di giovedì. La sconfitta di Lorenzo contro il canadese risale al maggio di quest’anno, quando Denis prevalse al terzo set sul Grandstand del Foro italico. Non si tratta però di semplice scaramanzia: che il giocatore nato a Torino riesca ad alzare il livello del suo tennis quando riveste il ruolo di underdog non è più un mistero e di conseguenza presentarsi a questo match con un bilancio dei precedenti in negativo potrebbe togliergli ulteriore pressione dalle spalle, rimpiazzandola con energia positiva.

 

L’obiettivo realistico consiste nel portare a casa un punto dai due singolari e poi affidarsi al doppio, di norma più imprevedibile. Una somiglianza rispetto all’incontro con gli Stati Uniti c’è però anche qui: la coppia avversaria sarà infatti formata da uno specialista (Pospisil) e da un singolarista adattato (con ogni probabilità Shapovalov), sulla falsariga del duo Sock (che è stato a lungo compagno di Vasek nel circuito vincendo sette titoli tra cui Wimbledon) Paul. Il livello dei due canadesi dovrebbe comunque essere più alto (Shapo è di gran lunga più adatto a questa specialità rispetto a Tommy Paul), o almeno così porta a pensare la loro vittoria – decisiva per l’approdo in semifinale – su due esperti doppisti come Krawietz e Puetz.

L’ultimo elemento in comune tra Stati Uniti e Canada (lasciando da parte la loro collocazione geografica) è da ricercare nell’archivio storico della Coppa Davis. Queste due nazionali rientrano infatti nel ristretto novero di quelle con cui l’Italia ha un record negativo: se si escludono quelle con cui si è giocato solo una volta (perdendo), oltre alle rappresentative nordamericane ne restano solo cinque. Il Canada, però, rappresenta – si spera solo per il momento – un tabù assoluto: due scontri diretti e due sconfitte, la prima nei quarti di finale del World Group del 2013 e la seconda nel girone di qualificazione alle fasi finali del 2019 (l’anno di esordio della nuova formula).

Nel 2013 il Canada dell’emergente Raonic si affacciava alla ribalta della Davis affrontando a Vancouver nei quarti di finale l’Italia di Fognini e Seppi, con Bolelli assente per infortunio e Daniele Bracciali pronto a far compagnia a Fabio nel doppio del sabato (stiamo naturalmente parlando del vecchio format). Nel primo singolare Andreas Seppi riuscì nell’impresa di rimontare due set a Vasek Pospisil che era in un buon momento di forma come singolarista. Sull’1-0 Italia Raonic con il suoi tennis esplosivo liquidò in tre set Fognini per l’1-1 dopo la prima giornata. Sarebbe stato (ma questo lo si sapeva dall’inizio) decisivo il doppio. Da una parte Daniel Nestor e Vasek Pospisil e dall’altra Fabbio Fognini e Daniele Bracciali. Primi due set canadesi, terzo e quarto set azzurri, quinto set drammatico e lunghissimo. I nostri arrivano ben sette volte a due punti dal match, ma alla fine la spuntano i padroni di casa con un rocambolesco 15-13. Nonostante il solito encomiabile impegno di Andreas Seppi nel primo singolare della domenica Raonic si impose in 4 set portando così in semifinale il Canada (poi sconfitto dalla Serbia di Djokovic).

Nel 2019 le due nazionali si ritrovano nello stesso gruppo delle Finals di Madrid insieme agli Usa. Sono proprio gli azzurri e i canadesi ad aprire le danze. Stavolta siamo favoriti, con il nuovo format (2 singolari ed un doppio) e con la presenza di Matteo Berrettini che sta scalando il ranking con grande sicurezza, Pospisil e Shapovalov non sembrano ostacoli così ostici. Ma invece come per magia Vasek Pospisil torna per una settimana quello dei tempi d’oro e batte in due set Fabio Fognini. Completa l’opera Shapovalov che batte in 3 set durissimi proprio il nostro Matteo dando così il 2-0 al suo team. Finirà poi 2-1 perché Berrettini e Fognini vincono il doppio che sarà però ininfluente. Il Canada raggiungerà poi la prima finale Davis della sua storia venendo sconfitto dalla Spagna padrona di casa nell’atto conclusivo

Per l’Italia sarà la 12esima semifinale in Davis e a distanza di due match vinti c’è la possibilità di disputare l’ottava finale della sua storia (l’ultima è datata 1998). Il Canada è invece alla sua quarta semi e punta alla seconda finale dopo quella raggiunta tre anni fa sempre su suolo spagnolo (e persa proprio contro la Spagna). Soprattutto, però, la squadra capitanata da Dancevic proverà a fare doppietta, avendo conquistato la già defunta ATP Cup a inizio stagione. Lo scorso anno la Russia completò il cerchio, semplicemente perché era la squadra più forte (con distacco). Il sospetto è che la formazione più forte in questo 2022 sia proprio il Canada (che in realtà non aveva superato nemmeno la prima fase di qualificazione a marzo, orfana dei suoi big, salvo poi essere ripescata per il bando nei confronti della Russia) ma se c’è una competizione in cui emerge a pieno che il tennis è lo sport del diavolo quella è la Davis. Altrimenti non avremmo eliminato gli Stati Uniti.

Con la collaborazione di Stefano Tarantino

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