Coppa Davis, De Minaur: "Vestire la maglia dell'Australia è orgoglio e passione". Hewitt: "Non ho cambiato idea sul nuovo format, ma questi ragazzi sono incredibili"

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Coppa Davis, De Minaur: “Vestire la maglia dell’Australia è orgoglio e passione”. Hewitt: “Non ho cambiato idea sul nuovo format, ma questi ragazzi sono incredibili”

Il capitano degli Aussies tesse le lodi del suo primo violino: “Ha assunto un ruolo di primo piano nella squadra”. Su Kyrgios, Lleyton afferma: “Ci sarebbe piaciuto averlo con noi, ma la realtà è un’altra. Abbiamo comunque un ottimo gruppo”

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Alex de Minaur - Davis Cup by Rakuten Finals 2022 on November 22, 2022 in Malaga, Spain. (Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)
 

E’ stato subito clima battagliero da grandi sfide di Coppa Davis al Palacio De Deportes José Marìa Martìn Carpena, nel primo quarto di finale di queste Finals By Rakuten 2022 di scena a Malaga. Nel primo tie della parte bassa del tabellone, l’Australia di Lleyton Hewitt ha superato per 2-0 i Paesi Bassi di Paul Haarhuis. Quasi sei ore complessive vissute in campo dai protagonisti, in una sfida che si è risolta già dopo i primi due rubbers. Una qualificazione in semifinale, quella degli uomini di Rusty che è stata vidimata dalle rimonte di Jordan Thompson e Alex De Minaur, ai danni di Tallon Griekspoor e Botic Van De Zandschulp. Dunque un’affermazione giunta dopo aver sofferto le pene dell’Inferno dantesco per i canguri australiani, che si sono dimostrati veri Davisman rimanendo più lucidi dei loro avversari orange quando la palla scottava maggiormente. Due successi di carattere, orgoglio, cuore palpitante e pulsante della carica del loro Capitano. Ancora una volta, il “vecchio Leone di Adelaide” ha fatto la differenza riuscendo a trasmettere lo spirito intrinseco in questa centenaria e affascinante manifestazione, e che tante volte ha incarnato meravigliosamente con una racchetta in mano, ai suoi ragazzi che lo seguono così come pendevano dal suo carisma e dai suoi piedi i compagni di squadra di Diego Armando Maradona a Messico ’86.

Tuttavia Lleyton ci ha tenuto a precisare che non ha cambiato idea sul nuovo formato assunto dalla competizione, e che anzi rimpiange ancora i cinque set. Ma il gruppo fantastico che è riuscito a creare in questi anni – è in carica dal novembre 2015 -, lo spinge a non mollare il suo ruolo; il quale prevede anche scelte difficili come la rinuncia a Kokkinakis – rimasto in panchina – o la mancata convocazione di Kubler. Affianco a lui, nella conferenza stampa conclusiva di giornata, il demone mezzo uruguagio e mezzo spagnolo che riceve l’investitura dal proprio capitano a punta di diamante indiscussa della squadra. Un giocatore capace di esaltarsi con la maglia della nazionale, forse non in grado di replicare spesso le prestazioni che fa registrare in Davis o in ATP Cup – che dal gennaio 2023 verrà sostituita dalla United Cup – anche nel Tour; ma che invece con l’assenza di Kyrgios si sente ancora più responsabilizzato e galvanizzato nello schizzare da un angolo all’altro del campo con il verde e l’oro addosso. Proprio su Nick, Hewitt conferma chiaramente il peso specifico del 27enne di Canberra facendo intuire come probabilmente con lui in campo non si sarebbero nascosti dalla possibilità di vincere l’Insalatiera, ma la realtà è diversa e va accettata. Ora attendono la vincente tra Spagna e Croazia.

D: Alex, puoi parlarci delle sensazioni provate in questo match? E’ stato un secondo incontro di giornata estremamente cruciale. Una partita molta equilibrata

 

Alex De Minaur: “Sì, assolutamente. Hai pienamente ragione, io ho sempre saputo quanto Botic, [Van De Zandschulp, ndr] fosse talentuoso e quanto avesse un animo da combattente e nella sfida odierna ho avuto l’ennesima conferma di ciò. Ci ricordiamo tutti, quello che fu in grado di compiere nella fase a gironi della competizione a Glasgow. Fu impressionante, visto che ottenne delle vittorie di altissima qualità grazie alle quali trascinò la sua squadra alle fasi finali. Ma credo che in questo primo quarto di finale della manifestazione, vada notevolmente sottolineato quanto sia stato semplicemente incredibile Jordan [Thompson, ndr]. E’ stato autore di una prestazione eccezionale. La lotta, la passione, il cuore che ha mostrato in campo, sono stati fondamentali per scavare in profondità le difficoltà che si sono presentate davanti a lui durante la partita e superarle brillantemente. Questo suo approccio, di abnegazione e determinazione, è stato per me una fonte d’ispirazione consegnandomi ulteriore carica per il mio incontro”.

D: Lleyton [Hewitt, ndr], cosa ne pensi? Devi aver sofferto parecchio.

Lleyton Hewitt: “Sì, in entrambe le partite (sorridendo). Tutte e due avrebbero potuto prendere una direzione diversa da quella che effettivamente hanno intrapreso. Ho visto del tennis di qualità elevata, soprattutto nel secondo match. Perché per esprimere quel livello che è stato ammirato nel corso del match, per tre set completi che ci crediate o no, occorre una qualità di gioco veramente molto alta ed è quello che i giocatori hanno messo in campo nella parte finale della sfida; dove si sono raggiunti i picchi più alti dell’intero match. Sono davvero molto orgoglioso dei miei ragazzi. Hanno lasciato tutto in campo. Sono venuti qui a Malaga dopo una stagione estenuante, hanno svolto perfettamente ed in modo inappuntabile tutta la preparazione che abbiamo chiesto loro di fare. Meritavano di ottenere questo risultato. Una vittoria che vale molto, e che ha un significato speciale per i ragazzi: i quali tengono tantissimo ad indossare il verde e l’oro mettendoci, ognuno di loro, il proprio cuore al mille per mille. Possono giocare ad altissimo livello, ed entrambi lo hanno dimostrato stasera [ieri, ndr], il ché non può che essere positivo per tutto il gruppo e per il prosieguo della nostra Davis”.

D: Alex, congratulazioni. Ci diresti qualcosa in più sulle percezioni che hai provato nel nono game del terzo set? Hai mai giocato a un game del genere, in passato? Quanto è stato importante nell’economia della sfida?

Alex De Minaur: “In realtà sembrava che ogni game fosse veramente importante per determinare il finale di partita in un senso o nell’altro. Penso che entrambi stessimo consumando tante energie, soprattutto mentali, quasi a farci venire mal di testa l’un l’altro visto che stavamo breakkando e contro-breakkando a vicenda. Ma certamente, è indubbio che quel gioco abbia ricoperto un peso specifico enorme nell’economia dell’incontro. Lui in quel momento ha sprigionato il proprio massimo sforzo, tirando a tutta e lasciando andare completamente i colpi perché sapeva che dando tutto in quel game poteva chiudere la partita. Io sono stato bravo, semplicemente, a combattere fino alla fine con quello che avevo a disposizione. Inoltre sono sempre rimasto molto positivo, dal punto di vista dell’atteggiamento. Non mi sono fatto prendere dalla tensione e dalla pressione del momento, ho continuato a ripetermi che dovevo rimanere lucido e per farlo ho continuato a sostenermi. Mi dicevo che se fossi riuscito, in qualche modo, a cavarmela superando quel frangente di gara indenne; lo slancio di essermi slavato ad un passo dal baratro mi avrebbe conferito quella spinta propedeutica a cambiare radicalmente l’inerzia. E così è stato, alla fine lo scontro ha preso la mia direzione giocando un ultimo turno di risposta molto solido che mi ha permesso di raggiungere il successo”.

D: Sappiamo quanto significhi per te, e che valore abbia giocare per il tuo Paese, Alex. Hai vinto nove delle ultime dieci partite in questa competizione. Come descriveresti la differenza tra l’Alex De Minaur che vediamo normalmente nel Tour ATP e quello che invece ammiriamo in Coppa Davis?

Alex De Minaur: “Credo che probabilmente ciò di cui avrei bisogno per portare la mia carriera ad un livello successivo nel Tour ATP, sia proprio provare a replicare più spesso le mie prestazioni in Coppa Davis anche nei tornei della stagione in cui gareggio solo per me stesso. Ma il fatto è che, nel rappresentare il mio Paese, nel giocare per l’Australia facendo parte di questa meravigliosa squadra; io avverto sulla mia pelle qualcosa di veramente speciale. Questo è sempre stato uno dei miei più grandi sogni, e cercherò sempre di fare tutto ciò che è in mio potere per ottenere risultati per l’Australia, per i miei compagni di squadra e per il mio capitano. È l’ orgoglio, è la passione, ed un cuore pronto a lottare che ti spinge a dare tutto per la tua Nazione”.

D: Lleyton [Hewitt, ndr], so che in passato sei stato piuttosto esplicito riguardo ai cambiamenti del formato subiti in questi ultimi anni dalla Davis. Tuttavia mi chiedevo dove ora si collochi, tra le tue esperienze vissute in carriera prima da giocatore e poi da capitano, questo nuovo formato?  Perché io penso, e si è visto in questo tie, con la giusta atmosfera si ha l’occasione per poter cogliere alcuni progressi compiuti da nuovo format

Lleyton Hewitt: “Sì, non è un segreto il fatto che io ami follemente i due aspetti più importanti e caratteristici che la competizione originaria possedeva, e che gli ho sempre considerati i più belli rispetto a qualsiasi altra cosa presente nel nostro sport: ovvero sia la possibilità a turno di giocare in casa ed in trasferta potendo utilizzare e scegliere tutte le superfici; e i cinque set. Non a caso l’apice del nostro sport sono i Grandi Slam, che si giocano sulla lunga distanza. Questa competizione aveva in passato, questo speciale prestigio, che la rendeva prima della sua trasformazione l’unica manifestazione al pari degli Slam a disputarsi al meglio dei cinque set. Quindi da questo punto di vista non ho cambiato idea, ma i miei ragazzi sono incredibili e sono loro, il vero motivo per cui sto ancora svolgendo questo ruolo oltre ovviamente al fatto che ami la Coppa Davis, indipendentemente dal format, e che adori rappresentare l’Australia. Quindi finché potremo scendere in campo per il nostro paese indossando la maglia australiana, farò in modo che questi ragazzi abbiano quell’orgoglio quella passione e ci mettano il cuore che questa competizione e il nostro senso di patria necessitino e meritino. Ecco perché non posso desiderare di essere più orgoglioso di questi ragazzi. Sono pienamente consapevole, che per loro sia stato un anno maledettamente lungo. Ci sono stati cambiamenti e modifiche, a cui questa competizione ha dovuto far fronte negli ultimi tre anni, ma questi ragazzi fanno enormi sacrifici per giocare per il loro Paese. Questa è la terza volta quest’anno che giocano in Davis. In passato con il vecchio format, ci sarebbero stati solamente due appuntamenti per giungere a questo punto della manifestazione. Quindi abbiamo aggiunto un’altra settimana, e noi siamo anche molto lontani da casa. Non dimenticatelo. Non mi piace la situazione nella quale, queste Finals non vengano mai giocate in Australia. I miei ragazzi compiono un costante e duro lavoro, si uniscono formando un grande gruppo sostenendosi a vicenda. Le sessioni di allenamento che abbiamo fatto la scorsa settimana, sono il motivo per cui hanno ottenuto il passaggio alle semifinali”,

DIn una risposta precedente, hai detto di aver chiesto loro di prepararsi in un certo modo. Mi chiedevo Alex, cosa avessi fatto esattamente per prepararti alla perfezione per questa settimana? Nel tuo caso specifico, com’è stato per te il periodo tra Parigi Bercy e questo appuntamento, come lo hai vissuto?

Alex De Minaur: “Nessuno di noi giocava a Torino. Sì, siamo stati a Parigi. Ci siamo preparati per una settimana prima di arrivare a Malaga. Quindi, sì, dopo Parigi ho avuto forse una settimana in cui ho potuto un po’ rilassarmi per riprendere fiato, e poi siamo tornati a fare gruppo, compatti come una grande squadra per prepararci al meglio per questa prima partita. Abbiamo passato un sacco di ore sul campo ad allenarci. Ci siamo spinti a vicenda e come ha detto Lleyton [Hewitt, ndr], questa è stata una delle ragioni, forse la più importante, per cui abbiamo ottenuto la vittoria nei quarti. Perché tutti sapevamo che avremmo potuto compiere un bel percorso e andare avanti nella competizione. Allenarti molto duramente, ti permette di arrivare preparato dal punto di vista della forma fisica, il che è imprescindibile per il rush finale di una competizione come questa. Per cui ci siamo veramente preparati nel migliore dei modi”.

Lleyton Hewitt: “Voglio aggiungere che anche in allenamento, Alex porta quel livello di gioco, quello standard di professionalità che poi ammirate in partita, che fa sì che lui possa trascinare con lui il resto della squadra. Per me, è qualcosa che mi rende piuttosto orgoglioso, perché è bellissimo vedere come un ragazzo giovane possa fare quel passo in avanti e assumere un ruolo di primo piano nella squadra. Rende il mio lavoro, un inferno molto più semplice”.

D: Lleyton [Hewitt, ndr], avresti potuto schierare anche Thanasi [Kokkinakis, ndr] Qual è la motivazione che ti ha spinto, a far scendere in campo Jordan [Thompson, ndr] al posto di Thanasi? A Torino, poi, ho chiesto a Nick [Kyrgios, ndr] se avrebbe cambiato idea. Ha anche aggiunto che voi due, avete avuto parecchie conversazioni, poi lui ha dichiarato che questa è una squadra che potrebbe andare fino in fondo anche senza di lui. Quali sono le sue considerazioni su questi due aspetti?

Lleyton Hewitt: “Ovviamente ci sarebbe piaciuto avere Nick [Kyrgios, ndr]. Ha avuto un anno incredibile e non ha giocato così tanti tornei. Conosciamo tutti la sua capacità di esprimere un alto livello di tennis, quando è motivato. Ma la realtà dei fatti è che non è qui con noi, per cui è un aspetto che dobbiamo mettere da parte e dobbiamo pensare unicamente ad unirci. Abbiamo un ottimo gruppo di ragazzi a Malaga, ragazzi onesti che sono disposti a lavorare duramente e a mettere sul campo qualsiasi cosa per il loro Paese. Non potrei essere più orgoglioso di tutti loro. Un altro ragazzo che fa parte della squadra, anche se non è qui, è Jason Kubler. Ha mancato di poco il posto, che poi è spettato a Thompson. Avrei avuto tanta fiducia anche in Kubler. Sono assolutamente sicuro che sarebbe andato sul campo, e che avrebbe giocato come ha fatto con Thompson. E’ sempre difficile prendere queste decisioni. A volte pagano, a volte no. Thompson ha lavorato molto la scorsa settimana. Avevo la sensazione che sarebbe stato in grado di sopravvivere a qualsiasi cosa, a qualunque difficoltà il match gli avrebbe messo di fronte. Ero certo che se fosse stato necessario per ottenere il successo, avrebbe passato anche l’intera notte sul campo. Alla fine è andata così. Chiaramente avrei tranquillamente potuto scegliere anche Thanasi [Kokkinakis, ndr]. Sono sempre decisioni difficili, ma sì sa: alcune le si azzecca, altre no, e stasera [ieri, ndr] è andato tutto per il verso giusto”.

D: Come ti sentito e come hai vissuto l’atmosfera della partita, perché hai giocato non solo contro Botic [Van De Zandschulp, ndr]  ma anche contro quei tanti tifosi olandesi presenti, che hanno conferito un’atmosfera straordinaria alla sfida

Alex De Minaur: “Onestamente è stato bello da vedere anche se ovviamente non stavano supportando me, ma è comunque molto piacevole da poter vivere. E’ stato magnifico vedere come i Paesi Bassi avessero un supporto così straordinario da parte dei loro tifosi, che sono venuti a sostenerli fino a Malaga. È stato veramente bello poter giocare di fronte ad un sacco di pubblico. Un paio di anni fa non avevamo questo tipo di atmosfera. Eravamo a Madrid e abbiamo giocato delle partite in cui era presenti pochi spettatori sugli spalti. Lo stesso ad Amburgo, a settembre nella fase a gironi. E’ stata una situazione veramente dura per noi, perché siamo molto lontani da casa, mentre è così entusiasmante ammirare anche molti spagnoli sugli spalti che contribuiscono a rendere meravigliosa l’atmosfera. Ben vengano tanti tifosi, anche se non sono qui per supportare noi. Non mi aspettavo che ci fossero così tante persone, era una partita che non prevedeva in campo la nazione ospitante, la Spagna. Quindi è stato molto bello giocare con tanti spagnoli festanti. Per questo penso che la squadra di casa avrà un sostegno fantastico nei prossimi giorni”.

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Félix Auger-Aliassime MVP della Coppa Davis: ora il canadese si candida per un 2023 da urlo

Quattro match vinti su quattro, nessun break subito e una solidità impressionante. L’eroe del Canada è il suo giocatore più giovane e competitivo

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Félix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Inscalfibile. È forse questo uno degli aggettivi che meglio si addice all’ultima, clamorosa settimana di Félix Auger-Aliassime in questo già di per sé fantastico 2022.

La stagione appena conclusa, per il 22enne di Montréal, è stata quella della definitiva consacrazione. A gennaio, insieme al compagno e amico Denis Shapovalov, è arrivato il primo grande successo nel circuito maggiore, con il trionfo nell’ormai accantonata ATP Cup. A febbraio poi, al ‘500’ di Rotterdam, il canadese ha finalmente conquistato il primo titolo in carriera, spezzando una maledizione di otto finali perse consecutivamente.

Davvero devastante è stato poi il suo post-US Open, periodo nel quale Auger-Aliassime a livello individuale – escludendo quindi la fase a gironi di Coppa Davis e la Laver Cup – ha raccolto 17 vittorie nei suoi ultimi 21 incontri, tra cui l’impressionante striscia di 16 affermazioni consecutive (e tre titoli di fila) tra il ‘250’ di Firenze e il Masters1000 di Parigi Bercy.

 

La parte di stagione disputata sul cemento indoor ha messo ancora di più in luce i suoi grandi miglioramenti, specialmente al servizio e da fondo. Le percentuali di resa con la prima rasentano la perfezione, mentre con dritto e rovescio ha mostrato una solidità invidiabile.

Nei tre match da lui giocati in singolare non ha mai dato la sensazione di poter perdere. Contro Otte, Musetti e De Minaur ha sempre vinto in due set, con la consapevolezza che, nelle prime due occasioni, un suo passo falso sarebbe equivalso all’eliminazione. La forza mentale è il passo in avanti più grande di Felix negli ultimi sei mesi, dopo alcune sconfitte inopinate dovute in gran parte alla difficoltà nel fronteggiare le pressioni.

Oggi, nonostante i soli 22 anni, in campo Auger-Aliassime sembra già un veterano, capace di alzare ancor di più il livello nei momenti importanti. Basti pensare che in quattro incontri – considerando anche il doppio contro l’Italia – il canadese non ha mai ceduto il servizio, annullando complessivamente 11 palle break. Tra l’altro, nei due tie-break disputati contro Otte e Berrettini/Fognini, non ha mai neanche concesso un mini-break.

Che poi Auger-Aliassime abbia uno dei servizi migliori di tutto il circuito già si sapeva e i dati al servizio dell’ultima settimana, in particolare alla resa con la prima palla, ne sono un’ulteriore conferma:

  • 15 ace e 89% (31/35) di punti vinti con la prima contro Otte
  • 12 ace e 91% (30/33) di punti vinti con la prima contro Musetti
  • 6 ace e 70% (23/33) di punti vinti con la prima contro De Minaur

33 ace in tre incontri – media perfetta di 11 a partita – e un invidiabile 84/101 di punti vinti con la prima di servizio. Con questo colpo, in sostanza, Auger-Aliassime ha concesso solamente 17 punti in tre match. Mediamente, quando ha messo la prima ha perso meno di sei punti.

Tutte le volte che è stato chiamato in causa non ha mai fatto trasparire segni di nervosismo. La tranquillità nella gestione dei momenti importanti, unita ad una giustificata e tutt’altro che ostentata consapevolezza dei propri mezzi, ha restituito al Canada un giocatore ultracompetitivo, su cui poter fare grande affidamento nei prossimi anni.

Chiuso l’anno da n°6 ATP, suo best ranking, chissà che ora il prossimo obiettivo non sia quello di raggiungere vette esplorate finora soltanto da Milos Raonic, quali una finale Slam e la top3. E a soli 22 anni, i margini per ottenere quei risultati – e superarli – ci sono tutti: Felix Auger-Aliassime si candida a un 2023 da grandissimo protagonista.

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Coppa Davis 2022: il trionfo del Canada e i tanti rimpianti della spedizione azzurra

Una squadra di giocatori giovanissimi e multietnica premia gli sforzi di Tennis Canada e alza l’insalatiera per la prima volta in 109 anni. Qualche rimpianto per i nostri ma capitan Volandri può sorridere e guardare positivamente al futuro

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Nella prima finale di Coppa Davis senza una nazione europea dal lontano 1990, trionfa il Canada guidato da Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime. Dall’eliminazione nella fase a gironi, al ripescaggio fortuito a causa del conflitto bellico che ha escluso la squadra campione nel 2021, al trionfo. In questa nuova Coppa Davis, succede anche questo.

Il mancino, 23 anni e con un potenziale da Top 10, ha origini russo-ucraine ed è nato in terra d’Israele, a Tel-Aviv. La mamma Tessa è stata una tennista per l’Unione Sovietica.

Il vero trascinatore della spedizione canadese, infallibile in queste Finals spagnole è Felix Auger-Aliassime. In questo finale di stagione, ha saputo finalmente sbloccarsi e vincere 4 titoli consecutivi dopo le 9 finali perse tra il 2019 e il febbraio scorso. Alle Finals di Torino ha deluso le aspettative mancando la qualificazione alle semifinali ma al termine di una lunga stagione contro i giocatori più forti del circuito, si può anche sbagliare.

 

Non ha sbagliato invece nei tre singolari contro la Germania di Otte, l’Italia di Musetti e l’Australia di De Minaur, e sebbene non fosse troppo a suo agio nel doppio, il punto della vittoria nella semifinale contro l’Italia è anche merito suo. Anche lui, nato da padre togolese e madre franco-canadese.

Il capitano Frank Dancevic ha origini nella Serbia di Novak Djokovic; Vasek Pospisil, l’unico vero doppista della squadra, è ceco. Un trionfo multietnico e multiculturale che ben rappresenta la modernità e la lungimiranza di un paese come il Canada.

Succede anche che, la finale, l’atto conclusivo dell’evento a squadre più importante nel mondo della racchetta, si concluda dopo soli due singolari, terminati entrambi in due set. Enric Rojas, CEO di Kosmos Tennis, ha ribadito anche ieri al nostro direttore Ubaldo Scanagatta che “questo format funziona e deve rimanere questo” con buona pace degli amanti del tennis e dei nostalgici della vecchia Coppa Davis.

La spedizione azzurra, sconfitta al doppio decisivo dal team poi vincitore, ha certo più di un rimpianto. Sono pesate le assenze dei singolaristi più forti, Sinner e Berrettini, ma soprattutto l’infortunio di Simone Bolelli è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In questi giorni, Filippo Volandri ha difeso i suoi giocatori e il suo progetto per questa squadra.

Tra gli appassionati, sono stati sollevati dubbi riguardo il reale infortunio di Simone e la discutibile decisione di Volandri di schierare un Berrettini a metà. Il capitano ha prontamente risposto confermando l’infortunio del compagno di Fognini: Nemmeno sotto tortura mi sarei privato di chi contro gli Usa era stato il migliore in campo nel doppio. Qualcuno ha parlato di una insistenza di Berrettini: follia pura. La verità è che Sonego non scendeva dal lettino per la stanchezza e Musetti era troppo giù per giocare. È stata una scelta obbligata. […] Non riduciamo tutto a una vittoria o a una sconfitta, serve più cultura sportiva”.

Su questo, capitan Volandri, ha ragione. L’Italia in Coppa Davis non raggiungeva una semifinale dal 2014; nel tie contro gli Stati Uniti, da sfavoriti, un Lorenzo Sonego eroico ha regalato il primo fondamentale punto, con i Chicchi a mettere il sigillo finale. In fondo, ci siamo arresi al doppio decisivo contro i futuri campioni con una squadra decimata dagli infortuni. Si può guardare al futuro con sereno ottimismo. Capitan Volandri è già al lavoro per il 2023. Salteremo la fase eliminatoria di febbraio per vederci direttamente alla fase a gironi di settembre, a Bologna (sede confermata) grazie alla wild card assegnata da Kosmos Tennis e ITF. Una notizia, da un lato positiva perché i nostri potranno riposare subito dopo la fine degli Australian Open – sperando che qualcuno possa arrivare nelle fasi finali del torneo-, dall’altro è un’occasione in meno di stare insieme e fare gruppo” secondo Volandri.

Non sono mancate nemmeno critiche rivolte a Jannik Sinner per non aver accompagnato la squadra in quel di Malaga, nonostante l’infortunio. Volandri difende a spada a tratta l’altoatesino: “Jannik si è messo a disposizione a febbraio nel preliminare nonostante stesse vivendo un periodo molto difficile. […] A Bologna si è unito subito dopo la dolorosa sconfitta con Alcaraz a New York”.

Paolo Bertolucci, uno che di match di Coppa Davis ne ha giocati parecchi e l’ha anche vinta, vede il bicchiere mezzo pieno e guarda con fiducia al prossimo futuro. “Abbiamo un ottimo gruppo. Abbiamo 4 singolaristi di livello e, accanto a Fognini, oltre a Bolelli, anche altre due opzioni di doppio con Berrettini e Sonego. Ce la giochiamo con tutti. Siamo fra le 4 più forti e l’anno prossimo con un pizzico di fortuna e meno infortuni possiamo rivincere la Coppa. Che non dobbiamo chiamare più Davis, però. Questa si vive in un giorno solo, tutta di un fiato, è un’altra cosa dall’altra, quella con 5 partite al meglio di 5 set”.

La Coppa Davis 2022 dell’Italia si conclude con un ottimo terzo posto e tanti spunti tecnici su cui lavorare. Con questo nuovo format, il 33% del punteggio di ogni sfida è affidato al doppio, un settore sul quale il nostro capitano e la Federazione devono investire se l’obiettivo è quello di alzare ancora una volta l’insalatiera.

Lascia un po’ perplessi l’idea di Volandri: “Nel futuro si potrebbe pensare anche a un duo Sinner-Berrettini quando c’è a disposizione anche la coppia piemontese Sonego-Vavassori, ma il capitano assicura che “stiamo lavorando anche sul ricambio, sul circuito prendiamo wild card anche in doppio per far fare esperienza ai più giovani. Questo percorso alla rincorsa della Davis è un progetto a lungo termine, abbiamo appena cominciato”. Con Sinner, Berrettini, Musetti e Sonego come singolaristi e le coppie Bolelli-Fognini e Vavassori-Sonego, il tennis italiano sorride. E nei prossimi anni speriamo di sorridere sollevando la Coppa Davis.

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Coppa Davis, dall’inferno al paradiso: il Canada eliminato e poi campione per la prima volta

A inizio marzo, senza Shapovalov e Auger-Aliassime, il Canada veniva annichilito 4-0 dall’Olanda. Poi l’invasione della Russia ha stravolto tutto. Il ruolo di Raonic nella crescita del movimento

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Il 24 febbraio 2022 è probabilmente la data più drammatica di quest’anno, quella che rappresenta il giorno in cui la Russia ha invaso militarmente l’Ucraina. Come ben sappiamo tutti, purtroppo il conflitto è ancora lontano dalla sua conclusione. È una guerra che ha stravolto tutto ciò che poteva stravolgere, andando ad influenzare pesantemente anche il mondo del tennis, che è stato investito da provvedimenti più o meno discutibili. Giocatori e giocatrici russi/e e bielorussi/e sono stati costretti a competere senza la rispettiva bandiera, venendo anche bannati dal torneo di Wimbledon. Inoltre, le due federazioni sono state escluse dalla Davis Cup by Rakuten e dalla Billie Jean King Cup. In campo maschile, la Russia di Andrey Rublev e Daniil Medvedev era campione in carica, avendo sconfitto in finale la Croazia di Gojo e Cilic (carnefice dell’Italia a Torino). Già qualificata di diritto alla fase a gironi 2022, di conseguenza, l’esclusione di Medvedev&co. ha lasciato un vuoto da colmare necessariamente.

4-5 marzo 2022: Olanda-Canada 4-0

Il 4 e il 5 marzo scorsi si sono disputate le fasi di qualificazioni, che avrebbero portato i vincitori alla successiva fase a gironi di settembre. L’Italia si è imposta a fatica sulla Slovacchia (3-2), così come la finalista Australia, che al singolare decisivo è riuscita a regolare, con lo stesso punteggio, l’Ungheria.

Solo due teste di serie su 12 sono state eliminate: l’Austria (#12), battuta 3-1 dalla Corea del Sud, e proprio il Canada, spazzato via 4-0 dall’Olanda. Orfano dei suoi gioielli infatti, con Auger-Aliassime e Shapovalov che non avevano troppa intenzione di tornare in Europa solo per qualche giorno alla vigilia del Masters 1000 di Indian Wells, i canadesi non poterono contare neanche su Pospisil. Schierando così Galarneau e Diez in singolare, con Polansky e Schnur in doppio, i nordamericani non avevano speranze di battere l’Olanda di Van De Zandschulp, Griekspoor, Koolhof e Middelkoop. Che, per l’appunto, non ha fatto sconti.

 

Il Canada è stato così eliminato dalla Coppa Davis 2022, dovendo disputare i play-off per rimanere nel World Group. In una decina di giorni, però, è cambiato tutto.

In seguito all’invasione della Russia in Ucraina l’ITF ha deciso, come detto precedentemente, di escludere le federazioni russe e bielorusse. Al posto di Medvedev e compagni avrebbe dovuto esserci la Serbia, in quanto semifinalista 2021 con il ranking migliore. Tuttavia, la squadra di Djokovic aveva già ricevuto una wild card per la fase a gironi, proprio come accaduto oggi ad Italia e Spagna. Era dunque necessario assegnare nuovamente il posto lasciato libero dalla Russia, e la scelta ricadde proprio sul Canada, poiché era la federazione con il miglior ranking tra quelle eliminate nel turno di qualificazione.

Se la Serbia non avesse ricevuto una wild card – e ovviamente senza l’invasione russa – i nordamericani non avrebbero preso parte alle fasi finali della Coppa Davis 2022. Eppure, le cose migliori accadono sempre quando meno ce lo si aspetta.

Rinato dalle proprie ceneri, il Canada è così chiamato a disputare la fase a gironi, in programma dal 13 al 18 settembre contro Spagna, Corea del Sud e proprio la Serbia, orfana di Novak Djokovic. È il girone più combattuto per distacco – l’unico tra l’altro a finire con tre squadre appaiate a due vittorie – deciso da pochi dettagli. Con la Corea del Sud eliminata, tra le altre tre nazionali rimane fuori la Serbia, per via della peggior differenza tra singoli match vinti e persi (4-5, contro i 7-2 della Spagna e i 5-4 del Canada).

Sono sempre pochi dettagli a decidere le sorti dei ragazzi di Frank Dancevic, che anche alle final eight di questa settimana hanno rischiato grosso in più di un’occasione, andando a cinque game dall’eliminazione contro la Germania. Ai quarti, infatti, dopo l’1-1 dei singolari Krawietz e Puetz avevano strappato 6-2 il primo parziale a Pospisil e Shapovalov, bravi però a reagire ad inizio secondo e terzo set, strappando il servizio in avvio in entrambe le occasioni e portando a casa un’insperata vittoria.

Denis Shapovalov Canada Coppa Davis
Canada, Denis Shapovalov

Shapovalov stesso, però, non può certo essere considerato una certezza in Coppa Davis e il suo bilancio di 13/9 in questa competizione – 10/7 in singolare e 3/2 in doppio – ne è la conferma. Dopo la sconfitta ai quarti contro Jack Sock è arrivata anche quella in semifinale contro uno spettacolare Lorenzo Sonego, che ha nuovamente inguaiato i suoi compagni. Per sua fortuna, però, il Canada può contare anche su Félix Auger-Aliassime, MVP indiscusso di queste Finals.

In tre match a Malaga (quattro considerando anche il doppio decisivo contro l’Italia) il n°6 del mondo non ha mai perso il servizio, salvando tutte le 11 palle break concesse, di cui otto oggi contro De Minaur. Non solo, non ha nemmeno mai subito un mini-break nei due tie-break disputati. Una sicurezza.

Dall’esempio di Raonic alla Coppa Davis Junior 2015

Il 2022 è stato senza dubbio un anno magico per il tennis canadese. Oltre alla prima vittoria assoluta in Coppa Davis – il miglior risultato era stata la finale raggiunta nel 2019, persa contro la Spagna – ad inizio anno era arrivata anche la vittoria alla già defunta ATP Cup. Era successo anche lo scorso anno, con il successo della Russia in entrambe le competizioni. In questa stagione, ça va sans dire, i migliori risultati sono arrivati quanto erano presenti sia Shapovalov che Auger-Aliassime.

Il loro, in realtà, è un connubio vincente che parte da lontano. Nel 2015, infatti, i due nordamericani trascinavano la loro nazione al trionfo nella Coppa Davis juniores: dopo che Denis aveva vinto il suo singolare e Félix non era riuscito ad emularlo, i due si imposero sulla Germania al doppio decisivo.

Raonic Canada Coppa Davis
Milos Raonic – Bercy 2020

A fare da apripista alla generazione d’oro del tennis con la foglia d’acero è certamente stato Milos Raonic. Vincitore di 8 titoli ATP, capace di raggiungere il numero 3 del ranking a fine 2016 e finalista a Wimbledon (oltre che in altri 4 Masters 1000), il big server canadese è stato un esempio per i tennisti della generazione successiva alla sua, mostrando loro la via per vette altissime e fino a quel momento inesplorate da suoi connazionali.

Fino a prima di lui, infatti, il tennis in Canada non occupava certo una fetta di rilievo nella torta sportiva nazionale. Nonostante fosse stata una delle prime federazioni a partecipare alla Coppa Davis (l’esordio è datato 1913), prima di questa stagione non era mai arrivata una vittoria, con ben pochi risultati degni di nota negli oltre 100 anni trascorsi.

Pur non avendo ancora annunciato il ritiro dal tennis, Milos Raonic è ormai fermo da più di un anno, ma ha voluto comunque complimentarsi sui social con i ragazzi di Dancevic, definendo il loro successo come il più importante di tutti.

Vista la giovanissima età dei due terribili gemelli diversi, non è poi un azzardo pensare come questa possa essere soltanto il primo di tanti successi, in un futuro che, per il tennis canadese, è sempre più splendente.

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