Coppa Davis: due singolari e due rimonte. Vince anche de Minaur e l'Australia va in semifinale

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Coppa Davis: due singolari e due rimonte. Vince anche de Minaur e l’Australia va in semifinale

Primo quarto di finale per l’Australia: i due Aussie danno l’anima e chiudono i conti. Attendono la vincente di Croazia-Spagna

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Alex de Minaur - Davis Cup by Rakuten Finals 2022 on November 22, 2022 in Malaga, Spain. (Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)
 

Dal nostro inviato a Malaga,

Quarti di finale

Australia-Olanda 2-0

 

A. De Minaur (AUS) b B. Van de Zandschulp (NED) 5-7 6-3 6-4

Altra partita combattutissima, con De Minaur che incassa l’inverosimile e riesce tuttavia a rimanere in piedi dopo una partita gladiatoria. Dopo la battaglia del primo match sono Botic van De Zandschulp (da qui in poi VdZ per comodità) e Alex de Minaur a scendere in campo, con la pressione tutta sulle spalle del giocatore olandese.

Secondo match del giorno all’interno dello scontro fra Olanda e Australia. Visto che è lo scontro di apertura (e stando ai ranking dei protagonisti probabilmente il meno nobile) ne approfittiamo subito per riportare il tabellone della manifestazione, che quest’anno si gioca in quel di Malaga, dopo le prime edizioni madrilene. L’Italia si trova a giocare nella parte alta del tabellone: lo scontro con gli Stati Uniti è programmato per giovedì 24 a partire dalle ore 10.00.

Infine una nota sull’ambiente: il palazzo dello sport di Malaga, che porta oltre 10.000 spettatori, sembrava già pieno almeno al 80-90% della capienza (poi arriverà il dato ufficiale di 9.800 presenti, a occhio non eravamo andati lontani). Tanti spettatori neutrali, per ovvi motivi sparuta rappresentanza australiana e una consistente presenza olandese. La macchia orange si estende per un paio di settore, e qualche macchia arancione sparsa in giro si vede. a spanne saranno almeno 500 i tifosi olandesi giunti a godere del mite clima di Malaga.

Se la storia entrasse in campo sarebbe un bel vantaggio per De Minaur, visto che l’Australia con le sue 28 insalatiere vinte è seconda solo agli Stati Uniti, mentre l’Olanda è l’unica del 8 finaliste assieme al Canada a non aver mai vinto la manifestazione. Quello che è sicuro però è che avere Hewitt nell’angolo è una bella spinta, visto quanto successo nel primo match fra i numeri 2, dove Thompson ha annullato una valanga di palle break con un tigna notevole. Di sicuro non vorremmo essere un giocatore australiano che esce dal campo sconfitto senza aver sputato sangue e dover poi vedersela negli spogliatoi con Lleyton.

Ai nastri di partenza De Minaur – numero 24 ATP – si presenta da solido Davis man, avendo vinto 8 degli ultimi 9 incontri giocati in rappresentanza del proprio paese nella manifestazione; dall’altra parte della rete troviamo invece un VdZ – numero 35 ATP – che spera di proseguire la striscia aperta a settembre nelle qualificazioni dove ha portato a casa gli scalpi nobili di Bublik, Norrie e Fritz.

Primi game del primo set discretamente combattuti, ma nessuno dei due contendenti riesce ad arrivare a palla break; col passare dei game però entrambi cominciano a sistemarsi al servizio e chi è in risposta si trova decisamente a mal partito. Tutto sembra cospirare per un classico tie break da campi veloci, ma sul 6-5 il set improvvisamente prende vita. dodicesimo game che vale il set, con De Minaur sicuramente colpevole di concedere il fianco con qualche errore di troppo. Si arriva così e sul 40-40 regala con un orrido approccio di diritto il set point all’olandese. primo set point annullato, ma VdZ si procura una nuova opportunità con una deliziosa smorzata di dritto, colpo che nel corso del match Botic userà con grande perizia va detto. Ma anche qua il nativo di Sydney annulla con un discesa a rete di coraggio e sapienza tattica. Il numero uno di olanda però continua a bussare alla porta e stampa una risposta di dritto supersonica per il terzo set point. E al terzo tentativo stavolta VdZ ottiene break e set con De Minaur che cede alla pressione e sbaglia un dritto in manovra.

Dopo un primo set così lottato e perso sul filo di lana ci si poteva aspettare che l’australiano potesse subire il colpo; invece De Minaur è subito voglioso di riscatto e parte lanciato nel primo game del secondo set. Palla break a suo favore nella quale prima para un servizio al corpo di VdZ a 209 km/h e poi passa all’incasso sull’errore di diritto dell’olandese. Dopo un primo set soporífero insomma la partita si accende e si entra in clima da battaglia, con Botic che cerca immediatamente il controbreak, che però gli sfugge di mano. In particolare sanguinoso il suo errore in risposta su una seconda di servizio di De minaur a 148 Km/h sulla quale si stava giocando l’occasione di break, mentre nelle altre due occasioni è bravo l’australiano. In pratica in tre game sono racchiusi tutti i primi due set. Nel prosieguo del secondo parziale non ci sono poi ulteriori scossoni, con De Minaur che anzi chiude in bellezza con un secondo break per il 6-3 finale.

Sotto un punto di vista tattico, adesso che gli scambi sono più prolungati emerge chiaramente il tema dell’incontro, con De Minaur che vuole evitare come fumo negli occhi di scambiare sul dritto del suo avversario, giocando una monotematica ragnatela sul rovescio dell’olandese. E quando l’olandese riesce a divincolarsi poi diventa una lotta fra la potenza di fuoco dell’olandese e la mobilità del folletto australiano.

Dopo 1 ora e 35 minuti di gioco si va così al terzo set anche in questo secondo match. La situazione appare equilibrata e la prima occasione per mettere il naso avanti è dell’olandese, ma anche in questo caso De Minaur prende il coraggio a due mani e si va a prendere il punto a rete con discrete doti acrobatiche e tiene botta sul proprio servizio. Ma a questo punto della partita sembra essere l’olandese ad averne di più, il quale si propone nuovamente sullo 0-30 sul servizio dell’australiano con due belle soluzioni, prima una palla corta e poi un inside out, sempre di diritto, ma anche questa volta viene ricacciato indietro da un De Minaur che rimane attaccato con il cuore e con i denti. Ma più si va avanti più il nativo di Sydney sembra una nave sballottata dalla tempesta che cerca disperatamente di arrivare all’approdo di un tie break. Nel nono game VdZ è superlativo nel regalarsi un’altra palla break con due passanti di rovescio superlativi. Ma l’olandese sembra Penelope, che arriva a fare e disfare la tela del match più e più volte; in alcuni casi per demeriti suoi, in altri casi per merito di difese pazzesche dell’australiano, degne del miglior Murray. E così anche questa volta Alex la sfanga, chiudendo un game pieno di highlights con un bel pallonetto di dritto. Ma alla fine tutta la difesa e l’abnegazione di De Minaur pagano: nel game successivo black out pazzesco di VdZ che con un game osceno infarcito di errori regala addirittura a zero game, set, match e qualificazione all’Australia.

Nell’intervista a caldo post partita De Minaur queste le dichiarazioni

“Per me è un grande onore aver portato l’Australia in semifinale, e ringrazio tutto il pubblico (in un ottimo spagnolo, ovviamente…il padre è uruguagio e la madre spagnola, anche se il ragazzo è nato a Sydney); ringrazio anche voi fan che siete venuti dall’Australia, siete i migliori ad essere qua a sostenere la squadra”

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Félix Auger-Aliassime: “Avrei preferito affrontare Berrettini al top della forma. Io e lui siamo amici”

“Nei prossimi anni l’Italia sarà tra le contendenti per la Coppa Davis. Sinner può vincere Slam in futuro” – così Auger-Aliassime alla Gazzetta dello Sport

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Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Domenica scorsa il Canada ha riscritto la storia del suo paese, conquistando la prima Coppa Davis della sua storia grazie a Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime, che nel 2015 avevano portato a casa anche la Davis Cup junior. Mattatore assoluto della settimana a Malaga è proprio stato il numero 6 del mondo, che ha mostrato ancora una volta i suoi incredibili miglioramenti in un 2022 da favola e nei 4 match disputati non ha mai perso il servizio.

“Penso che mi sognerò per anni quell’ultimo colpo. Ho solo pensato ‘tira più forte che puoi‘, e quando ho capito che la palla di De Minaur sarebbe uscita è come se avessi perso i sensi: le gambe mi hanno abbandonato, sono crollato a terra e ricordo solo tutti che mi venivano addosso. Mi piace ricordare il successo nella Coppa Davis Junior, è come se io e Denis avessimo chiuso un cerchio. La speranza è che questa generazione possa andare ancora molto lontano”.

In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Auger-Aliassime è tornato sulla sfida all’Italia, esprimendo un po’ di rammarico sulle condizioni del suo amico Matteo Berrettini, che avrebbe voluto affrontare al top della forma. I due si sono già scontrati cinque volte nel circuito ATP, con quattro vittorie dell’azzurro (due sull’erba e due alla Laver Cup). L’unico successo del canadese è arrivato l’anno scorso a Cincinnati.

 

“Io e Matteo ci siamo incrociati prima di affrontarci in campo – prosegue FAA – peccato che lui non fosse ancora in piena forma, sarebbe stato una gran bella sfida se tutti fossimo stati al 100%. Sono certo però che il peggio per lui sia passato: in Australia sarà tra gli avversari da battere. Anche l’Italia, insieme a noi e agli Stati Uniti, nei prossimi anni sarà tra le contendenti alla Coppa Davis“.

Come detto in precedenza, Auger-Aliassime ha chiuso la stagione da numero 6 del ranking, in un 2022 che ha dato ampio spazio a risultati straordinari dei giovani. Oltre a lui, impossibile non menzionare il n°1 del mondo Carlos Alcaraz, vincitore di uno Slam e di due Masters1000, così come anche Holger Rune, che se non fosse stato per una manciata di punti persi per un Challenger giocato lo scorso anno avrebbe chiuso l’anno in top10.

“Ho già battuto Carlos, è un giocatore davvero forte. Ha enormi grandi potenzialità ed è impressionante pensare che a 19 anni sia già il numero 1 ATP abbia vinto uno Slam. C’è poi anche Holger, che ha fatto un exploit incredibile: sarà bello sfidarsi per i trofei più importanti. I miei obiettivi da qui in avanti sono chiari, ovvero vincere i Masters 1000 e gli Slam. Gli italiani? La forza e la potenza di Matteo Berrettini sono impressionanti, poi è una bella persona: siamo amici ed è una rivalità positiva. Sinner sta ancora crescendo, ma penso che sia uno dei candidati a vincere Slam nel futuro. Musetti è il più giovane, sta anche lui facendo molti progressi e il suo tennis è davvero spettacolare“.

Per il 22enne di Montréal, che rispetto ai due 19enni citati in precedenza si sente già un “veterano”, non è però stato sempre tutto facile. Prima di questa stagione, infatti, non aveva mai vinto nemmeno un titolo ATP, vedendosi sempre più spesso attribuita l’etichetta di eterno secondo. Delle otto finali disputate prima del 2022, infatti, non era mai riuscito ad imporsi. Certo non è facile accettare la sconfitta, ma il canadese non si è mai dato per vinto:

“Quando giochi una finale è sempre meglio vincere. Però bisogna anche vedere il lato positivo: arrivare a giocarsi il titolo è comunque già un buon risultato. In alcune occasioni non ho giocato abbastanza bene da meritare la vittoria, ma non mi sono mai abbattuto. Penso che la resilienza sia una delle mie qualità più grandi”.

C’è poi un aspetto molto importante di cui forse pochi sono a conoscenza, ovvero la grande generosità di Auger-Aliassime. Anche senza farne proclami, il giovane canadese è sempre impegnato in un importante progetto benefico legato al tennis:

Per ogni punto che faccio dono 10 dollari per progetti legati all’istruzione e alla sanità in Togo (il paese originario del padre, ndr). Questa stagione devo dire che è andata piuttosto bene, per me questo progetto è una spinta ulteriore per dare tutto quello che ho sul campo“.

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Coppa Davis

Félix Auger-Aliassime MVP della Coppa Davis: ora il canadese si candida per un 2023 da urlo

Quattro match vinti su quattro, nessun break subito e una solidità impressionante. L’eroe del Canada è il suo giocatore più giovane e competitivo

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Félix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Inscalfibile. È forse questo uno degli aggettivi che meglio si addice all’ultima, clamorosa settimana di Félix Auger-Aliassime in questo già di per sé fantastico 2022.

La stagione appena conclusa, per il 22enne di Montréal, è stata quella della definitiva consacrazione. A gennaio, insieme al compagno e amico Denis Shapovalov, è arrivato il primo grande successo nel circuito maggiore, con il trionfo nell’ormai accantonata ATP Cup. A febbraio poi, al ‘500’ di Rotterdam, il canadese ha finalmente conquistato il primo titolo in carriera, spezzando una maledizione di otto finali perse consecutivamente.

Davvero devastante è stato poi il suo post-US Open, periodo nel quale Auger-Aliassime a livello individuale – escludendo quindi la fase a gironi di Coppa Davis e la Laver Cup – ha raccolto 17 vittorie nei suoi ultimi 21 incontri, tra cui l’impressionante striscia di 16 affermazioni consecutive (e tre titoli di fila) tra il ‘250’ di Firenze e il Masters1000 di Parigi Bercy.

 

La parte di stagione disputata sul cemento indoor ha messo ancora di più in luce i suoi grandi miglioramenti, specialmente al servizio e da fondo. Le percentuali di resa con la prima rasentano la perfezione, mentre con dritto e rovescio ha mostrato una solidità invidiabile.

Nei tre match da lui giocati in singolare non ha mai dato la sensazione di poter perdere. Contro Otte, Musetti e De Minaur ha sempre vinto in due set, con la consapevolezza che, nelle prime due occasioni, un suo passo falso sarebbe equivalso all’eliminazione. La forza mentale è il passo in avanti più grande di Felix negli ultimi sei mesi, dopo alcune sconfitte inopinate dovute in gran parte alla difficoltà nel fronteggiare le pressioni.

Oggi, nonostante i soli 22 anni, in campo Auger-Aliassime sembra già un veterano, capace di alzare ancor di più il livello nei momenti importanti. Basti pensare che in quattro incontri – considerando anche il doppio contro l’Italia – il canadese non ha mai ceduto il servizio, annullando complessivamente 11 palle break. Tra l’altro, nei due tie-break disputati contro Otte e Berrettini/Fognini, non ha mai neanche concesso un mini-break.

Che poi Auger-Aliassime abbia uno dei servizi migliori di tutto il circuito già si sapeva e i dati al servizio dell’ultima settimana, in particolare alla resa con la prima palla, ne sono un’ulteriore conferma:

  • 15 ace e 89% (31/35) di punti vinti con la prima contro Otte
  • 12 ace e 91% (30/33) di punti vinti con la prima contro Musetti
  • 6 ace e 70% (23/33) di punti vinti con la prima contro De Minaur

33 ace in tre incontri – media perfetta di 11 a partita – e un invidiabile 84/101 di punti vinti con la prima di servizio. Con questo colpo, in sostanza, Auger-Aliassime ha concesso solamente 17 punti in tre match. Mediamente, quando ha messo la prima ha perso meno di sei punti.

Tutte le volte che è stato chiamato in causa non ha mai fatto trasparire segni di nervosismo. La tranquillità nella gestione dei momenti importanti, unita ad una giustificata e tutt’altro che ostentata consapevolezza dei propri mezzi, ha restituito al Canada un giocatore ultracompetitivo, su cui poter fare grande affidamento nei prossimi anni.

Chiuso l’anno da n°6 ATP, suo best ranking, chissà che ora il prossimo obiettivo non sia quello di raggiungere vette esplorate finora soltanto da Milos Raonic, quali una finale Slam e la top3. E a soli 22 anni, i margini per ottenere quei risultati – e superarli – ci sono tutti: Felix Auger-Aliassime si candida a un 2023 da grandissimo protagonista.

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Coppa Davis

Coppa Davis 2022: il trionfo del Canada e i tanti rimpianti della spedizione azzurra

Una squadra di giocatori giovanissimi e multietnica premia gli sforzi di Tennis Canada e alza l’insalatiera per la prima volta in 109 anni. Qualche rimpianto per i nostri ma capitan Volandri può sorridere e guardare positivamente al futuro

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Nella prima finale di Coppa Davis senza una nazione europea dal lontano 1990, trionfa il Canada guidato da Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime. Dall’eliminazione nella fase a gironi, al ripescaggio fortuito a causa del conflitto bellico che ha escluso la squadra campione nel 2021, al trionfo. In questa nuova Coppa Davis, succede anche questo.

Il mancino, 23 anni e con un potenziale da Top 10, ha origini russo-ucraine ed è nato in terra d’Israele, a Tel-Aviv. La mamma Tessa è stata una tennista per l’Unione Sovietica.

Il vero trascinatore della spedizione canadese, infallibile in queste Finals spagnole è Felix Auger-Aliassime. In questo finale di stagione, ha saputo finalmente sbloccarsi e vincere 4 titoli consecutivi dopo le 9 finali perse tra il 2019 e il febbraio scorso. Alle Finals di Torino ha deluso le aspettative mancando la qualificazione alle semifinali ma al termine di una lunga stagione contro i giocatori più forti del circuito, si può anche sbagliare.

 

Non ha sbagliato invece nei tre singolari contro la Germania di Otte, l’Italia di Musetti e l’Australia di De Minaur, e sebbene non fosse troppo a suo agio nel doppio, il punto della vittoria nella semifinale contro l’Italia è anche merito suo. Anche lui, nato da padre togolese e madre franco-canadese.

Il capitano Frank Dancevic ha origini nella Serbia di Novak Djokovic; Vasek Pospisil, l’unico vero doppista della squadra, è ceco. Un trionfo multietnico e multiculturale che ben rappresenta la modernità e la lungimiranza di un paese come il Canada.

Succede anche che, la finale, l’atto conclusivo dell’evento a squadre più importante nel mondo della racchetta, si concluda dopo soli due singolari, terminati entrambi in due set. Enric Rojas, CEO di Kosmos Tennis, ha ribadito anche ieri al nostro direttore Ubaldo Scanagatta che “questo format funziona e deve rimanere questo” con buona pace degli amanti del tennis e dei nostalgici della vecchia Coppa Davis.

La spedizione azzurra, sconfitta al doppio decisivo dal team poi vincitore, ha certo più di un rimpianto. Sono pesate le assenze dei singolaristi più forti, Sinner e Berrettini, ma soprattutto l’infortunio di Simone Bolelli è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In questi giorni, Filippo Volandri ha difeso i suoi giocatori e il suo progetto per questa squadra.

Tra gli appassionati, sono stati sollevati dubbi riguardo il reale infortunio di Simone e la discutibile decisione di Volandri di schierare un Berrettini a metà. Il capitano ha prontamente risposto confermando l’infortunio del compagno di Fognini: Nemmeno sotto tortura mi sarei privato di chi contro gli Usa era stato il migliore in campo nel doppio. Qualcuno ha parlato di una insistenza di Berrettini: follia pura. La verità è che Sonego non scendeva dal lettino per la stanchezza e Musetti era troppo giù per giocare. È stata una scelta obbligata. […] Non riduciamo tutto a una vittoria o a una sconfitta, serve più cultura sportiva”.

Su questo, capitan Volandri, ha ragione. L’Italia in Coppa Davis non raggiungeva una semifinale dal 2014; nel tie contro gli Stati Uniti, da sfavoriti, un Lorenzo Sonego eroico ha regalato il primo fondamentale punto, con i Chicchi a mettere il sigillo finale. In fondo, ci siamo arresi al doppio decisivo contro i futuri campioni con una squadra decimata dagli infortuni. Si può guardare al futuro con sereno ottimismo. Capitan Volandri è già al lavoro per il 2023. Salteremo la fase eliminatoria di febbraio per vederci direttamente alla fase a gironi di settembre, a Bologna (sede confermata) grazie alla wild card assegnata da Kosmos Tennis e ITF. Una notizia, da un lato positiva perché i nostri potranno riposare subito dopo la fine degli Australian Open – sperando che qualcuno possa arrivare nelle fasi finali del torneo-, dall’altro è un’occasione in meno di stare insieme e fare gruppo” secondo Volandri.

Non sono mancate nemmeno critiche rivolte a Jannik Sinner per non aver accompagnato la squadra in quel di Malaga, nonostante l’infortunio. Volandri difende a spada a tratta l’altoatesino: “Jannik si è messo a disposizione a febbraio nel preliminare nonostante stesse vivendo un periodo molto difficile. […] A Bologna si è unito subito dopo la dolorosa sconfitta con Alcaraz a New York”.

Paolo Bertolucci, uno che di match di Coppa Davis ne ha giocati parecchi e l’ha anche vinta, vede il bicchiere mezzo pieno e guarda con fiducia al prossimo futuro. “Abbiamo un ottimo gruppo. Abbiamo 4 singolaristi di livello e, accanto a Fognini, oltre a Bolelli, anche altre due opzioni di doppio con Berrettini e Sonego. Ce la giochiamo con tutti. Siamo fra le 4 più forti e l’anno prossimo con un pizzico di fortuna e meno infortuni possiamo rivincere la Coppa. Che non dobbiamo chiamare più Davis, però. Questa si vive in un giorno solo, tutta di un fiato, è un’altra cosa dall’altra, quella con 5 partite al meglio di 5 set”.

La Coppa Davis 2022 dell’Italia si conclude con un ottimo terzo posto e tanti spunti tecnici su cui lavorare. Con questo nuovo format, il 33% del punteggio di ogni sfida è affidato al doppio, un settore sul quale il nostro capitano e la Federazione devono investire se l’obiettivo è quello di alzare ancora una volta l’insalatiera.

Lascia un po’ perplessi l’idea di Volandri: “Nel futuro si potrebbe pensare anche a un duo Sinner-Berrettini quando c’è a disposizione anche la coppia piemontese Sonego-Vavassori, ma il capitano assicura che “stiamo lavorando anche sul ricambio, sul circuito prendiamo wild card anche in doppio per far fare esperienza ai più giovani. Questo percorso alla rincorsa della Davis è un progetto a lungo termine, abbiamo appena cominciato”. Con Sinner, Berrettini, Musetti e Sonego come singolaristi e le coppie Bolelli-Fognini e Vavassori-Sonego, il tennis italiano sorride. E nei prossimi anni speriamo di sorridere sollevando la Coppa Davis.

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