Intervista ad Auger-Aliassime: "Voglia di Slam" (Cocchi). Intervista a Corrado Barazzutti: " É stata un'ottima Italia" (Fiorino). Capodanno in Australia con la UnitedCup (Giammò)

Rassegna stampa

Intervista ad Auger-Aliassime: “Voglia di Slam” (Cocchi). Intervista a Corrado Barazzutti: ” É stata un’ottima Italia” (Fiorino). Capodanno in Australia con la UnitedCup (Giammò)

La rassegna stampa di martedì 29 novembre

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Col vento in coppa. Mister Davis Auger-Aliassime: “Voglia di Slam contro Alcaraz” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

La prima volta del Canada porta in maniera indelebile la sua firma. Felix Auger Aliassime ha vinto quattro partite su quattro tra singolare e doppio senza cedere nemmeno un set. La chiusura perfetta per la stagione della consacrazione […] Felix, il suo è stato un anno irripetibile, prima a livello individuale, poi ha condotto il suo Paese alla prima vittoria Davis della storia. «Penso che mi sognerò per anni quell’ultimo colpo. Ho solo pensato “tira più forte che puoi”, quando ho capito che la palla di De Minaur sarebbe uscita è come se avessi perso i sensi, le gambe mi hanno abbandonato, sono crollato a terra e ricordo solo tutti che mi venivano addosso. Mi piace ricordare il successo nella Coppa Davis Junior, è come se avessimo chiuso un cerchio io e Denis. La speranza è che questa generazione possa andare ancora lontano» […] Intanto le ha suonate all’Italia e al suo amico Berrettini: lo ha battuto in doppio e ci ha eliminati… Vi siete parlati in questi giorni? «Sì, ci siamo incrociati prima di affrontarci in campo. Peccato che lui non fosse ancora in piena forma, sarebbe stato un bel duello ad armi pari. Però sono sicuro che il peggio per lui sia passato e in Australia sarà tra gli avversari da battere. Anche l’Italia, insieme a noi e agli Stati Uniti, nei prossimi anni sarà tra le contendenti della Davis». Ora si merita un po’ di vacanza, ma II 2023 per lei sarà ricco di nuovi traguardi da tagliare. «[…] Voglio confermarmi e possibilmente migliorare ancora, inseguendo i tornei più importanti con l’obiettivo di vincere nei Masters 1000 e negli Slam». Lei è un ragazzo del 2000, ma Alcaraz e Rune, nati nel 2003, hanno già fatto sfracelli. Sarà con loro la rivalità? «Carlos l’ho già battuto ed è un giocatore davvero forte, con grandi potenzialità, impressionante se si considera che a 19 anni ha già vinto uno Slam ed è numero 1 al mondo. E anche Rune ha fatto un exploit incredibile. Sarà bello sfidarsi per i trofei più importanti». E i nostri tre moschettieri? «La forza e la potenza di Matteo sono impressionanti e poi è una bella persona, siamo amici ed è una rivalità positiva. Sinner sta ancora crescendo, ma penso che sia uno dei candidati a vincere Slam nel futuro. Musetti è più giovane, sta anche lui facendo esperienza e il suo tennis è davvero spettacolare» […] Lei ha iniziato presto ma le soddisfazioni più importanti se le sta prendendo ora, a 22 anni e mezzo. «Ognuno ha i propri tempi di maturazione, io ci ho messo nove finali prima di vincere un titolo. A 22 anni rispetto ai ragazzi del 2003 sono un veterano». Tornando a quelle finali perse, come ha vissuto quella striscia negativa? Non si è mai abbattuto? «Certo che quando giochi una finale è sempre meglio vincere. Però bisogna anche vedere il lato positivo: arrivare a giocarsi il titolo è comunque un buon risultato. Dispiace che in alcune occasioni non abbia giocato abbastanza bene da meritare la vittoria, ma non mi sono mai abbattuto e penso che la resilienza sia una delle mie qualità fondamentali» […] C’è qualcosa in particolare che l’ha colpita nell’approccio dello Zio Toni al tennis? «Al di là del gioco, della tattica, della tecnica, è un grande motivatore. È un mentore, un consigliere, sa tutto ciò che serve per essere ai massimi livelli. Per me è una grande persona da cui apprendere». Lei è molto fiero delle origini togolesi di suo padre, e ha anche un progetto benefico legato al tennis. «Sì, per ogni punto che faccio dono 10 dollari per progetti legati all’istruzione e alla sanità in Togo. Questa stagione è andata piuttosto bene, per fortuna Diciamo che questo progetto è una spinta in più per dare tutto».

Intervista a Corrado Barazzutti: “É stata un’ottima Italia e il futuro è tutto suo” ( Luca Fiorino, Corriere dello Sport)

 

«Alla luce delle assenze, l’Italia ha raggiunto un ottimo risultato. Per quello che è stato l’epilogo di questa edizione, Italia-Canada si è rivelata la finale anticipata». Corrado Barazzutti non nasconde un pizzico di amarezza dopo la sconfitta subita dall’Italtennis al penultimo atto di Coppa Davis. Dopo aver estromesso da sfavoriti gli Stati Uniti, gli uomini guidati da Filippo Volandri hanno tenuto testa ai futuri vincitori della competizione cedendo il passo soltanto al doppio decisivo. «Il Canada si è dimostrata una squadra forte in singolare e con un doppio estremamente competitivo – commenta Barazzutti, ex capitano della Nazionale azzurra -. Nonostante siano stati eliminati nello spareggio di qualificazione alle fasi finali, hanno trionfato capitalizzando al meglio l’opportunità del ripe raggio. Bravi loro». Come reputa II cammino degli azzurri? «L’Italia si è presentata a Malaga senza i due giocatori di punta (Sinner e Berrettini ndr), ma ha ritrovato Sonego in grande spolvero. Andando a vedere il bicchiere mezzo vuoto è lecito avere un piccolo rimpianto. Simone Bolelli è stato messo fuori causa sul più bello da una lesione al polpaccio, alcune delle concorrenti, come la stessa Italia, non potevano contare su tutti gli effettivi (Spagna e Germania, ndr) e la Russia è stata esclusa dalla competizione per le note vicende. Si è aperta una finestra in cui l’Italia poteva intrufolarsi e magari sfruttare l’occasione». Ci sono state molte discussioni sulla scelta di schierare Berrettini in doppio. «Non so se Berrettini fosse la scelta migliore per sostituire Bolelli. Matteo è stato generoso [..]. Con Fognini avrei visto meglio un giocatore in salute e in fiducia come Sonego, anche se poi nessuno può sapere come sarebbe andata a finire. Posso limitarmi a fare una semplice considerazione, bisognerebbe infatti essere informati su tutte le dinamiche […]». Essere capitano non è affatto semplice. «Qualcuno dice che non serve a niente, eppure non è affatto vero. Trovo che ci sia spesso troppa esagerazione nei giudizi, […] Quando le cose girano nel verso giusto se ne parla poco, quando si perde invece è il primo contro cui la gente va a puntare il dito. Filippo sono convinto che sarà un grandissimo capitano. É ancora giovane e avrà modo di accumulare tanta esperienza». Come vede II futuro della nostra Nazionale? «Abbiamo tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonisti […] Se negli anni a venire altre nazioni non produrranno un gruppo assortito di giocatori cosi forti e al contempo giovani, credo che ci prenderemo grandi soddisfazioni. Il Canada continuerà ad essere un’antagonista, così come la Spagna con Alcaraz. Tuttavia senza Rafa Nadal perdono tanto». II format della competizione la convince? «Non mi piace. È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Slam, mentre adesso l’hanno ridimensionata […] Quando la vincemmo noi nel 1976 contre il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile. Ormai questa è la nuova formula e bisogna accettarla così com’è stata concepita»

Capodanno in Australia con la UnitedCup (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Stagione di sorprese e di addii, di promesse mantenute e decisioni prese in corso d’opera. La favola del Canada che da ripescata è riuscita a Malaga a conquistare la sua prima Coppa Davis è stato l’epilogo coerente di una delle annate più emozionanti che il tennis ricordi. Al saluto di Ash Barty, Serena Williams e Roger Federer è seguita l’ascesa irresistibile di Alcaraz. Russia e Cina, per ragioni diverse, sono sparite dalla mappa dell’ITF […] Nel frattempo, per i giocatori è ora tempo di off season e caccia all’estate. Una volta rientrati dalle rispettive vacanze, i protagonisti del circuito cominceranno a lavorare In vista della ripresa delle ostilità, fissata per II 29 dicembre con la United Cup […] Diciotto nazioni, sei gironi e tre città ospitanti più un ricco montepremi e punti validi per il ranking ad ingolosire i partecipanti. L’Italia giocherà a Brisbane, inserita nel gruppo E con Brasile e Norvegia, e sarà guidata da Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti e Martina Trevisan. Completano il gruppo per un torneo articolato in un singolare maschile, uno femminile e un doppio misto, Andrea Vavassori, Marco Bortolotti, Lucia Bronzetti, Camila Rosatello e Nuria Brancaccio. Assente Jannik Sinner, il cui 2023 prenderà invece il via da Adelaide, città natale del suo coach, Darren Cahill, e sede dell’omonimo torneo International (2-8/01), alla cui entry list dovrebbe aggiungersi Djokovic mentre già certa sarà la presenza di Andy Murray. La settimana successiva, ancora Adelaide, così come Sydney, costituirà l’ultima occasione per completare i rispettivi rodaggi. Il sedici gennaio a Melbourne iniziano gli Australian Open, e da Iì si comincerà a fare sul serio.

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Djokovic-Tsitsipas, ancora un passo per giocarsi Slam e numero 1 (Crivelli). La favola Linette “Dodici mesi fa pensavo al ritiro” (GdS). Niente più 5 set per il doppio a Wimbledon (Elgan).

La rassegna stampa di giovedì 26 gennaio 2023

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Questa vale doppio: Djokovic-Tsitsipas, ancora un passo per giocarsi in finale il numero 1 (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il supereroe serbo e il semidio greco. Djokovic e Tsitsipas stanno attraversando gennaio e il primo Slam di stagione con la sfacciata superiorità tecnica e mentale di chi è consapevole della sua debordante forza attuale. Ancora imbattuti nel 2023, devono solo affrontare domani l’ultima scalata prima di conquistare l’Olimpo della finale: con il rispetto e gli applausi che si devono al bravissimo Paul, la sorpresa di questa edizione, e al bombardiere Khachanov, primo volto delle Next Gen Finals nel 2017 e coraggioso nel dedicare le vittorie, lui di padre armeno, al Nagorno-Karabak in guerra con l’Azerbaigian, l’ultimo atto sembra già scritto […]. Chi dovesse vincere tra Novak e Stefanos diventerebbe il nuovo numero uno del mondo […]. Non si tratterebbe della prima finale Slam tra loro, peraltro: nel 2021 si incrociarono all’epilogo del Roland Garos e Nole rimontò da due set a zero sotto per trionfare a Parigi per la seconda volta. Un precedente che aggiungerebbe sale alla contesa e che appena una settimana fa, con il serbo afflitto dal guai al tendine del ginocchio sinistro, pareva uno scenario a rischio. Ma il pericolo è alle spalle e nelle ultime due partite il Djoker ha massacrato gli avversari: il povero Rublev ha raccolto appena sette game, travolto da 14 ace e da un ritmo insostenibile che gli ha impedito di fare due passi avanti verso la riga di fondo per aprirsi il campo con il dritto dirompente. Passata la tempesta dell’infortunio, Nole è un uomo in missione verso la Decima a Melbourne e il 22′ Slam per raggiungere Nadal, dopo aver eguagliato Agassi nella striscia di partite vinte consecutivamente nel torneo, 26 […]. Intanto è successo che abbia raggiunto la 44° semifinale Slam in carriera, a due dal record assoluto di Federer, e nelle precedenti nove volte in cui ci è riuscito in Australia, ha alzato la coppa […]. Un percorso da dedicare fin qui a mamma Dijana e al fisioterapista Zimaglia che compivano gli anni, e pure con il pensiero rivolto al rivale più grande che non è più sui campi: “Il tennis sicuramente sente la sua mancanza, ma ho visto Federer in grande forma alla Fashion Week di Parigi e sugli sci… È bello vederlo che si gode la vita. Magari tra qualche anno ci sfideremo sulle piste da sci. Un grande saluto a lui e alla sua famiglia”. E giù ovazioni dal pubblico, che gli ha perdonato in fretta il pasticciaccio di un anno fa. Ma se Melbourne è da sempre il giardino dell’Eden del Djoker, pure Tsitsipas da queste parti, dove l’immigrazione greca nella storia ha avuto un impatto rilevante, si sente a casa: “Tanti parlano la mia lingua, questa è la città al mondo con più abitanti di origine greca dopo Atene, il clima non è mai troppo umido e mi ricorda la riviera dell’Attica”. Per amplificare le affinità elettive e anche per far dimenticare qualche atteggiamento fastidioso degli anni passati (le eterne soste in bagno, per esempio…), Stefanos si è messo in modalità luna di miele. E così alla fine di ogni match distribuisce cartoline già autografate per accontentare più tifosi, ha invitato la superstar australian Margot Robbie al suo angolo e ha promesso un sostanzioso aiuto a un progetto benefico: “Se vinco il torneo mi piacerebbe poter dare una parte dei soldi a una scuola qui nel Victoria. È la regione dello studio e dell’educazione, questo mi ha acceso una lampadina. Nel mondo per tanti bambini non è scontato andare a scuola, quindi se posso mi piacerebbe dare un’opportunità” […].

La favola Linette, polacca di scorta, “Dodici mesi fa pensavo al ritiro” (La Gazzetta dello Sport)

 

Il tennis è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa puoi trovarci dentro. Magari un’improvvisa resurrezione a 30 anni suonati (ne farà 31 il 12 febbraio) come quella di Magda Linette, la polacca di scorta all’ombra della numero uno Swiatek che incredibilmente oscura la ben più celebrata connazionale e si issa per la prima volta in una semifinale Slam. Alla fine della partita contro Pliskova, che non aveva ancora perso un set nel torneo, la ragazza di Poznan affida le sue sensazioni a una frase cinematografica: “Sono stanca”. Del resto, come una novella Forrest Gump, ha cominciato a correre senza una meta precisa dopo aver rischiato la carriera per un’infortunio a un ginocchio, due anni fa: “È stata una delle esperienze più dolorose della mia vita. Sono stata fuori cinque mesi, perché avevo accelerato troppo il ritorno in campo dopo un intervento chirurgico […]. Questo episodio mi ha trasformata, facendomi diventare molto più calma nell’affrontare la vita. Precipitavo in classifica, ho chiuso con il mio allenatore di lunga data […]. «Izo» Zunic, che la seguiva dal 2014, anche se nel 2018, quando iniziò la loro storia d’amore, di comune accordo avevano deciso di affidarla a Mark Gellard, è tornato ad allenarla qualche mese fa dopo una pausa. Nella vita di Magda ci sono pure un anno in Cina, all’Accademia di Guangzhou, e una laurea in Business Administration nel 2021 in un’università dell’Indiana: “Dopo l’infortunio, sono ripartita dai tornei più piccoli con il rischio di non risalire più, ma ora posso dire che ne è valsa la pena fare tutti quei sacrifici, è arrivata una grande ricompensa”. II premio, stamattina, sarà una semifinale senza pressioni, perché la decisa favorita del match è la bielorussa Sabalenka, la testa di serie più alta (5) rimasta nel tabellone femminile. Aryna, già numero 2 del mondo […], diventa un mansueto agnellino quando gli Slam entrano nelle fasi calde, malgrado il volto di una tigre ruggente tatuato sull’avambraccio sinistro. Giocherà la quarta semifinale in carriera e le altre tre l’hanno sempre stoppata a un passo dal sogno […].

Niente più 5 set in doppio a Wimbledon (Elgan Alderman, The Times)

Le partite di doppio maschile a Wimbledon saranno ridotte al meglio dei tre set a partire dall’edizione di quest’anno. La decisione allinea l’All England Club con gli altri tre tornei del Grande Slam, che hanno tutti rinunciato al formato più lungo. Gli Open di Francia hanno ridotto il torneo di doppio da cinque a tre set nel 1990, seguiti dagli US Open nel 1993 e dagli Australian Open nel 2002. “Questo fornirà all’ufficio arbitrale una maggiore certezza sulla programmazione delle partite e speriamo che incoraggerà più giocatori ad iscriversi al torneo”. Nick Kyrgios ha detto l’anno scorso che non voleva giocare partite di doppio da cinque set. Lui e il suo connazionale Thanasi Kokkinakis avevano vinto l’Australian Open davanti al pubblico di casa, ma si sono ritirati da Wimbledon, con Kyrgios che ha detto che doveva dare la priorità al singolare dopo aver vinto le sue prime due partite […]. “Penso che sia la cosa più stupida, non so perché sia ​​al meglio dei cinque set”, dichiarò Kyrgios in una conferenza. “Nessuno vuole giocare il doppio al meglio dei cinque set, nessuno vuole guardare un doppio al meglio dei cinque set […]. Le partite di singolare maschile continueranno ad essere giocate su cinque set, mentre quelle femminili rimangono al meglio dei tre. Resta comunque improbabile che un uomo riesca ad emulare Serena Williams, che ha vinto Wimbledon tanto in singolare quanto in doppio nel 2002, 2009, 2012 e 2016.

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E’ un Djokovic da 10 (Crivelli). Tsitsipas avanti con Khachanov (Giammò). Apprendista Tsitsipas (Azzolini)

La rassegna stampa di mercoledì 25 gennaio 2023

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E’ un Djokovic da 10 (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Casa è dove si trova il cuore. E quello di Djokovic, a Melbourne, è avvolto in un abbraccio caldo e morbido da almeno 15 anni. La Rod laver Arena è il suo giardino dell’Eden: dal 2008 al 2021 ci ha giocato nove finali e le ha vinte tutte. Nemmeno la pausa forzata di un anno fa, quando in Australia ci arrivò, ma trascorse gran parte dei suoi giorni in un centro di detenzione per immigrati irregolari a causa del falso visto d’ingresso, ha lacerato il suo feeling con l’Happy Slam. Nella mattinata italiana (alle 9.30), Novak insegue contro Rublev la decima qualificazione alle semifinali, e tutte le volte che è approdato al penultimo atto ha alzato la coppa. I dubbi sull’accoglienza del pubblico al Djoker 12 mesi dopo la sollevazione popolare contro le sue posizioni no vax erano stati cancellati fin dalla prima uscita ad Adelaide, torneo poi conquistato tra il tripudio della folla; semmai, l’incognita di questi giorni ha riguardato l’infiammazione al tendine del ginocchio sinistro che per le prime tre partite ha instillato nella corazza mentale di Nole il tarlo dell’impotenza. Ma poi è arrivata la passeggiata travolgente contro De Minaur negli ottavi a testimoniare che la formidabile macchina da guerra è tornata e la Decima è pronta a spalancargli le braccia. Non senza polemiche, però: l’australiano, dopo la sconfitta, si è chiesto ironicamente ma non troppo se davvero si potesse pensare che avesse perso contro un giocatore infortunato. Djokovic ha risposto con una stoccata pungente: «Chi dubita dei miei problemi fisici, continui pure a farlo. E buffo, però, che vengano messi in discussione i miei infortuni, mentre quando altri tennisti in passato hanno manifestato alcune criticità erano essenzialmente vittime. Tutto questo però mi sta dando forza. Non ho bisogno di dimostrare niente a nessuno, ma ho prove mediche che attestano cosa stia vivendo in questo momento. Attorno a me la narrazione è sempre diversa rispetto a chi ha vissuto una situazione simile. Ma ci sono abituato e mi dà più forza e motivazione». Come se ne avesse bisogno: nello Slam degli antipodi non perde dagli ottavi 2018 contro Chung. In generale, sul suolo australiano è in serie aperta da 38 partite. Nei due precedenti sul veloce con Rublev (entrambi alle Finals), gli ha concesso dieci game in tutto, e in semifinale avrebbe Shelton o Paul. Con i semifinalisti dell’altra parte del tabellone, Tsitsipas e Khachanov, è avanti 10-2 e 8-1. Per questo, i grandi ex del passato non hanno dubbi: c’è un uomo solo al comando adesso, e il 22° Slam per raggiungere Nadal è davvero dietro l’angolo. Boris Becker, tornato a commentare per la tv dopo le vicende giudiziarie, del resto lo conosce bene: «Contro De Minaur, Novak ha fatto tutto bene: ha vinto velocemente, ha giocato all’attacco e non ha sforzato il tendine. Ha fatto un salto di qualità. La domanda prima degli ottavi era: come sta la sua gamba? Lui stesso ha dato la risposta: ora può vincere il torneo e dopo la tensione dei giorni scorsi anche l’atteggiamento del suo team è molto positivo». […] Per Tim Henman, non ci sarà più storia: «Per la maggior parte dei giocatori si parla di cinque o sei marce, ma Djokovic è arrivato a sette o otto. L’ottavo di finale è sembrato una sessione di allenamento. Con questa fiducia, sarà quasi impossibile batterlo».

Tsitsipas avanti con Khachanov (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

Sono Karen Khachanov e Stefanos Tsitsipas i primi due semifinalisti degli Australian Open. Il russo, testa di serie n.18 del seeding, vi è approdato per il ritiro dello statunitense Sebastian Korda, giunto al terzo set quando era già in vantaggio 2-0. Uscito vincitore dalle sue ultime due partire contro Daniil Medvedev (7) e Hubert Hurkacz (10), a frenare la corsa di Korda è stato il polso destro. Il forfait non pregiudica quanto di buono fatto nella prima settimana del torneo, con risultati che fanno virtualmente di lui il nuovo n.25 del mondo: «E’ stato un grande torneo, ho raggiunto i quarti Slam per la prima volta, avanti così». Nessun problema invece per Tsitsipas, che in tre set e poco più di due ore di gioco ha battuto il ceco Jiri Lehecka che agli ottavi aveva eliminato il canadese Auger-Aliassime (6). Cinico ed efficace, il greco ha controllato il match annullando le otto palle break e trovando nel servizio la sua arma migliore. «Il tiebreak del 2° set è stato decisivo. Sono felice per come sono riuscito a chiuderlo», a dichiarato a caldo il greco, giunto alla sua terza semifinale consecutiva a Melbourne. Tsitsipas non ha nascosto di sentirsi come a casa quando impegnato nell’Happy Slam: «L’Australia è un grande Paese. Per me l’Australian Open è lo slam di casa, sento che le persone mi vogliono bene». La caccia al primo Slam e la rincorsa al n.1 per lui continuano.

Apprendista Tsitsipas (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Presenza inquietante, al fianco del sor Apostolos, l’italo greco australiano Mark Philippoussis interpreta il ruolo di spirito protettivo del tennis di Tsitsipas, prendendo alla lettera i suoi compiti di totem. Nel procedere del match via via si trasforma in una sorta di simulacro. Non privo di sacralità nell’insondabile fissità dello sguardo diretto verso un punto imprecisato del campo, o delle tribune, o di una signora in tribuna, il vecchio Scud ricorda il primo Belfagor televisivo, il fantasma del Louvre della Rai in bianco e nero, interpretato da Juliette Greco. Non escludiamo che Mark sappia anche cantare “Les feuilles mortes” con la voce roca della musa francese dell’esistenzialismo. L’inspiegabilità della partecipazione del lanciamissili australiano alle vicende agonistiche del suo giovane protetto, che propone un tennis esattamente opposto a quello del suo tutor, funziona per contrasto a rendere ancor più mediterraneo e solare lo stile di gioco che Tsitsipas, greco di madre russa, ha fatto proprio. «Vengo dall’Attica», spiega Stefanos, cioè dalla regione dove tutto avviene alla luce del sole, dove è nata la politica come quintessenza della verità (altri tempi) e dell’impegno per la salvaguardia del vivere comune. A meno che Philippoussis non rappresenti per la famiglia Tsitsipas il totem della buona sorte. Fu Mark ad accompagnare Federer al primo Slam della carriera, nel 2003 a Wimbledon, dove fece da spalla nella finale quasi perfetta dello svizzero. Potrebbe fare lo stesso con Stefanos. Hai visto mai? Tsitsi è alla quarta semifinale australiana negli ultimi cinque anni. Ha battuto con grande autorevolezza Jiri Lehecka, ventunenne della Repubblica Ceca, studente alla scuola di Prostejov che un tempo veniva considerata una sorta di Bocconi del sapere tennistico. Molto ben impostato sul rovescio, ordinato in tutti i colpi base e disposto perfino a mettere il naso a rete, Lehecka è uno dei talenti passati in rassegna da questo Slam – alla pari della truppa americana, da Korda a Shelton, da Wolf a Brooksby – che andrà a infoltire la già folta rappresentanza di giovani emergenti e rampanti pronta a spartirsi il tennis del futuro. Al momento manca dell’esperienza utile a salire più in alto di un quarto di finale, e Tsitsipas ne ha disposto facendo qui e là la voce grossa. Come in avvio del primo set, quando ha centrato subito il break con il quale prendere le distanze dall’avversario, o nel tie break, risolto con una prova di forza e tre mini-break che l’hanno portato di slancio al 4-0, poi al 6-1, per chiudere 7-2. «Non ero intimidito», dice Lehecka, «forse un po’ emozionato. È stato un quarto di finale importante, per me. Ma devo ammettere che lui ne sa di più, e dispone di risorse mentali che io devo ancora scoprire. Avrei dovuto vincere un set per provare a capovolgere il match, ma non me l’ha concesso. Nel secondo eravamo molto vicini, poi Tsitsipas ha giocato benissimo il tie break. È più bravo di me, al momento, c’è poco da aggiungere». […]

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Djokovic, la rinascita (Crivelli). Shelton: “Ero scarso, ora voglio uno Slam” (Crivelli). Shelton, il sogno americano (Giammò). Shelton il nuovo Sampras (Martucci). Melbourne, Djokovic unica stella

La rassegna stampa di martedì 24 gennaio 2023

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Djokovic, la rinascita: “Adesso posso arrivare in fondo” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

L’odore del sangue degli avversari è sempre il balsamo migliore per allontanare il dolore. Si avvicinano i giorni che schiudono gli orizzonti della gloria imperitura e quel diavolo di Djokovic ritrova la salute e la ferocia agonistica dopo una settimana punteggiata di dubbi. L’ottavo di finale contro De Minaur ha la parvenza di una partita per dieci minuti, poi dal 2-2 si trasforma in un massacro: il Djoker inanella infatti 16 dei 19 game successivi, correndo meglio e con più lucidità di un avversario che ha nel moto perpetuo delle gambe uno dei punti di forza, inchiodandolo negli angoli dopo aver preso il controllo dello scambio con il servizio […] o la risposta. Una lezione di tennis che vale il 54° quarto di finale in uno Slam […] e allontana perentoriamente le ombre intorno al tendine infiammato del ginocchio sinistro. […] Il decimo trionfo australiano, che pareva un miraggio da avvicinare con lacrime, sudore e sofferenza, adesso diventa un orizzonte piano: «È il miglior match che ho giocato dall’inizio dell’anno […] e sono contento perché ovviamente, andando avanti, le partite diventeranno sempre più difficili. La gamba è ok, sono riuscito a muovermi molto bene. Un’ottima notizia dopo i vari trattamenti a cui mi sono sottoposto: ho preso pure delle pillole, sapete che in genere sono contrario ma non c’era altra soluzione. Ma non posso abbassare la concentrazione: alcuni giorni ci si sente bene, altri meno. Ed è per questo che non mi sento del tutto di festeggiare, perché ancora non so come risponderà il corpo alle prossime sollecitazioni». Però l’assenza di dolore ha il potere di sciogliere le ambizioni: «Una settimana fa non pensavo davvero al titolo, ma solo a essere in una condizione sufficiente per giocare partita dopo partita. Ora ho validi motivi per credere di poter andare fino in fondo, a partire dall’esperienza. Alcuni ragazzi non sono mai approdati alle fasi finali di uno Slam, però c’è Tsitsipas che per come sta giocando sembra davvero sempre più vicino a vincerne uno […]. Terrò d’occhio tutti gli incontri per vedere i miei avversari». […] A naso, visto il fresco precedente di Bercy e Io smisurato ego tennistico del danese, non deve essergli dispiaciuto che Rune abbia segnato il passo contro il redivivo Rublev in una partita folle: il numero 6 del mondo ha servito per la vittoria sul 5-4 del quarto set, si è fatto rimontare e nel quinto ha annullato due match point al rivale sul 6-5 e poi ha recuperato da 5-0 sotto nel super tie break. Montagne russe. Ma sulla giostra del Djoker, al prossimo turno, rischia di finire gambe all’aria.

Shelton – Ben e il sogno di un tiro mancino: “Ero scarso, ora voglio uno Slam” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Trent’anni dopo, il viaggio del destino sceglie ancora l’estate di Melbourne per scaldare cuori ed emozioni. E lancia un ragazzo di vent’anni, che fino a un mese fa non aveva mai giocato una partita fuori dagli Stati Uniti, nell’ empireo dei magnifici otto di uno Slam, rinfocolando le speranze di una nazione che non vince un Major da 75 tornei […]. Nel 1993, Bryan Shelton era un buon mestierante del tennis, e proprio agli Australian Open conobbe Lysa Witsken, sorella e allenatrice di Todd, un altro professionista americano di discreta carriera […]. Scoccò la scintilla, si sposarono e nel 2002 nacque Ben. Con quel Dna, non era difficile immaginare un futuro con la racchetta in mano, ma in realtà fino a 11 anni il ragazzo si è dedicato quasi esclusivamente al football: «Giocavo quarterback, mi piaceva, ma poi mi sono stufato di prendere botte da gente più grossa di me. Così ho scelto il tennis, anche per fare un piacere a papà». […] Nel frattempo ha plasmato un fisico da modello alla faccia di quelli che lo menavano quando teneva in mano una palla ovale […], si è fidanzato con Anna Hall, bronzo mondiale nell’eptathlon, e raggiungendo i quarti alla prima partecipazione australiana, grazie alla vittoria nel derby contro JJ Wolf, ha già raggiunto il primo obiettivo: fare meglio del genitore in classifica. Bryan fu al massimo n.55, lui è già n.43 virtuale. E dire che a giugno veleggiava pressoché sconosciuto oltre la 500esima posizione […] senza aver mai giocato un match Atp e con l’unica perla del titolo universitario in singolare conquistato in quei giorni con i Florida Gators. Bella forza, dirà qualcuno: il coach della squadra è proprio papà. Ma per due anni Ben era stato l’ultima riserva: «Mio padre con me è sempre stato severissimo, nessun favoritismo. Del resto non sono mai stato una grande promessa, non avevo lo stesso livello di altri giocatori che mi battevano ogni settimana, non vincevo mai nessuno dei tornei nazionali. Perciò mio padre pensava che avrei dovuto prima migliorare qui, e non all’estero». […] Lo scorso luglio il torneo di Atlanta, la città dove è nato, gli concede una wild card e così vince la prima partita Atp in carriera. Lo stesso fanno a Cincinnati, e lui batte Sonego e Ruud prima di cedere a Norrie: «Mi ci è voluto un po’ di tempo per prendere davvero la mia strada, ho cominciato a fidarmi di più la scorsa estate. Passare dal torneo universitario e dai challenger mi ha aiutato a rimanere umile e a divertirmi in campo, per questo in Australia sto giocando senza pressioni». Dal college ha mutuato anche il gesto scaramantico che fa dopo ogni vittoria, quello di portarsi le mani alle orecchie quasi a dire “non vi sento“: «Non voglio offendere nessuno, semplicemente quando giochi per un’università il tifo contro è pazzesco e devi usare l’ironia». Dopo i primi risultati Atp, ha lasciato la Ncaa che non gli avrebbe permesso di tenere i premi vinti, ma continua a studiare Economia: «Sto frequentando le lezioni a un ritmo minore, ma voglio davvero ottenere la laurea, è molto importante per me». Mancino, con un servizio dirompente e un dritto caricato in top spin, ricorda Nadal ma ha come idolo Federer, che lo ha già messo sotto contratto nella sua agenzia di management. Stanotte, nei quarti, affronterà un altro derby con Tommy Paul, che gioca con il cappellino perché è cresciuto nel mito di Roddick, l’ultimo eroe a stelle e strisce. O forse il penultimo. Vero Ben?

Shelton, il sogno americano (Ronald Giammò, Il Corriere dello Sport)

Proprio quando sembrava sul punto di destarsi, gli occhi stropicciarsi da vent’anni di digiuno di titoli e stelle che potessero ambirvi, l’America ha ripreso a sognare e a inseguire quella felicità che sancita dalla sua Costituzione da tempo non trovava riscontro negli almanacchi del suo tennis. […] solo in America, per dirla come Don King promoter leggendario della boxe che con i sogni ci sapeva fare, inventandoli, se era il caso, e poi vendendoli. Poiché erano in tanti a far lo stesso sogno, il tennis ha optato invece per un’altra strada. Setacciando, selezionando e convogliando in un’unica sede quanto di meglio il Paese potesse offrire nella speranza che agonismo e competitività potessero aggiornare una tradizione che da tempo giaceva impolverata. L’ultimo ad aggiungersi a un plotone a stelle e strisce, guidato da Taylor Fritz […], capace di piazzare ben dieci giocatori tra i primi cinquanta del mondo, è stato Ben Shelton, qualificatosi ai quarti degli Australian Open dopo aver superato in cinque set il connazionale JJ. Wolf […]. Afro-americano, figlio di quel Bryan Shelton che a cavallo degli anni Ottanta e Novanta collezionò due titoli Atp raggiungendo il n.52 del ranking. Il ventenne, già virtualmente n.43 del mondo, quale che sia l’esito del suo match contro Tommy Paul […], chiuderà il suo Slam con un ranking migliore del suo genitore. Divenuto professionista da appena sei mesi, un anno fa per trovare il suo nome nel ranking bisognava scendere fino alla posizione n.569. Ma Challenger e tornei minori, il suo tennis non era mai uscito dai confini nazionali. Gli ultimi sei mesi sono invece stati un crescendo di exploit e prime volte, innescato con la vittoria nei campionati NCAA […], alimentato dalla prima vittoria sul circuito […], e sublimatosi fino al primo quarto di finale in uno Slam. Impresa riuscita solo ad Arthur Ashe nel 1966. «Che settimana, che esperienza, giocare il mio primo Slam fuori dagli Stati Uniti mentre questa settimana inizia la scuola. Mi sto proprio divertendo» ha dichiarato Shelton in conferenza stampa ieri dopo la vittoria contro Wolf, sincero nell’ammettere la sua stanchezza e il suo stupore per tutto ciò che gli sta accadendo. Si dice convinto che College e carriera possano coesistere, la laurea è uno dei suoi obiettivi. Di suo padre dice: «E’ il mio mentore e il mio primo tifoso, è stato un professionista e averlo accanto non ha prezzo». Arrivato senza alcuna aspettativa in Australia, dover affrontare un altro connazionale e scenario che contribuirà a togliergli dalle spalle l’inevitabile tensione che ne accompagna i primi passi. Del prossimo avversario, Tommy Paul, dice: «Con lui mi sono allenato una volta. Penso allo US Open. E’ uno dei ragazzi americani che mi hanno preso sotto la sua ala protettrice. E’ un buon amico e sono entusiasta di poter giocare contro di lui in una situazione così. Fin qui è stato davvero tutto un sogno».

Sorpresa Shelton. Il nuovo Sampras a 20 anni sbarca nei quarti di finale (Vincenzo Martucci, Il Messagero)

Il destino lo costruisci con le tue mani? Ditelo a Bryan e Lisa, che si sono incontrati mentre giocavano gli Australian Open 1993 e oggi, a 20 anni, il figlio Ben arriva nei quarti di quel torneo a colpi di record. Supera già la miglior classifica di papà […], è il più giovane Usa fra gli ultimi 8 Slam da Andy Roddick a Wimbledon 2003, è il portabandiera dello squadrone USA che riporta così lontano 3 elementi in un Major […] dopo 23 anni, in un solo torneo ha vinto lo stesso numero di partite ATP di tutta la carriera, è il primo che, un anno dopo il successo NCAA, tocca i quarti “down under” da Arthur Ashe nel’66. [..] Ben Shelton da Atlanta non è un fenomeno di tecnica e stile, punta sull’essenziale uno-due, servizio-dritto, e spinge, spinge, da attaccante moderno, a tutto campo. D’aspetto è il classico ragazzo americano che, con pantaloni e T-shirt comodi, arrotonda la paghetta gettando dallo skate-board i giornali davanti casa e taglia l’erba al giardino dei vicini. A giugno 2021 ha preso il primo punto ATP, ad agosto ha firmato il primo titolo ITF, a gennaio dell’anno scorso era appena 573 dei pro, a luglio ha conquistato il primo dei 3 Challenger in 6 finali, a novembre è entrato nei top 100 e, arrivando, in Australia, da 89 della classifica, ha twittato: «Non sono mai stato fuori dagli Stati Uniti, neanche in vacanza». A Melbourne, ha vinto la prima partita Slam salvando un match point al 1° turno contro Zhizhen e, dopo aver superato Jarry, Popyrin e l’amico JJ Wolf […] è ai quarti contro l’altro americano Tommy Paul […], da virtuale 43 del mondo. «È surreale». […] Ben, tutto ricci, mancino, alto 1.93, rovescio a 2 mani, dinoccolato come Roddick, serve con la potenza di Sampras. A 12 anni ha lasciato il football […] perché troppo duro fisicamente e ha sposato il tennis: «Avevo giurato che non l’avrei mai fatto, era una cosa di papà, ma mi sono innamorato di questo sport». Campione di college di doppio e di singolare coi Florida Gators allenati da Shelton senior […], è sbarcato nel tennis pro annunciato dagli avversari. Parola di Isner che l’ha superato al debutto ATP ad Atlanta dopo 2 ore e mezza: «Spero di non doverlo affrontare più, non saprei più come batterlo». E a Cincinnati, sempre sul prediletto cemento, da 229 del mondo, ha vinto il primo match Masters 1000 battendo Lorenzo Sonego e l’allora 5 del ranking, Casper Ruud. Quindi, nel primo Slam, agli US Open, ha perso da Nino Burgos, ma dopo 4 ore. «Ci ho messo un po’ per prendere la mia strada, dopo i miglioramenti graduali nel gioco, ho cominciato a crederci solo in estate». […] Il mito del passaporto? «Non ero una promessa: perdevo tutte le settimane contro i coetanei, così papà ha pensato che potevo migliorare a casa, anche perché alla scuola pubblica non potevo saltare una settimana per i tornei ITF». E gli studi che vuole continuare in parallelo col tennis? «Fin qui non ho avuto troppi problemi, voglio davvero la laurea». E quel sorriso sempre stampato in faccia? «Arrivare in Australia senza aspettative mi ha aiutato a sentirmi libero e giocarmela». Papà l’ha affidato a coach Dean Goldfine: «Aveva da fare a casa. Ma so che ha visto la partita. Mi sento un po’ in colpa per avergli incasinato gli orari». Temprato dal pubblico dei college, Ben Shelton ha un’arma in più: «Il tifo a favore mi mette pressione, preferisco quello contro: l’atmosfera ostile mi motiva». Il tennis ha un giovane leone in più.

Melbourne, il ritorno dell’impero americano. Djokovic unica stella (Stefano Semeraro, La Stampa)

Novak Djokovic, bene o male, dopo il pasticcio diplomatico-sportivo dell’anno scorso lo conoscono tutti. Sportivi e no. Stefanos Tsitsipas e Andrey Rublev sono nomi noti a chi il tennis lo segue un po’. Karen Khachanov, Sebastian Korda, Ben Shelton, Tommy Paul e Jiri Lehecka, invece, dicono qualcosa giusto agli appassionati duri e puri: fino a ieri figli di un tennis minore […] oggi navigano fra i last 8 che da stamattina si giocheranno i quarti di finale degli Australian Open. Il primo Slam dell’anno, che un calendario stracolmo ha trasformato in una coda della stagione precedente; tanto che in molti, come il numero due del mondo Casper Ruud […] hanno spostato la preparazione invernale da dicembre a febbraio. Djokovic è l’unico ancora in gara ad aver vinto almeno uno slam […], Tsitsipas l’altro a vantare almeno una finale. Solo quattro su otto sono compresi fra i primi 20 […]. E fra le ragazze non va molto diversamente: uscite la numero 1 Swiatek, la 2 Jabeur e la Maestra Caroline Garcia, le favorite ora sono Jessica Pegula […] e Arina Sabalenka […]: ottime giocatrici, per carità, ma non certo Steffi Graf o Serena Williams. Infortuni e ritardi di preparazione certo hanno avuto un ruolo nella moria dei favoriti, e l’Australia ha vissuto momenti più bui a cavallo fra Anni ’70 e ’80, quando era uno Slam solo di nome. Di partite divertenti poi se ne vedono comunque […], ma rispetto allo splendore dell’epoca che abbiamo attraversato ci si muove in penombra. Nella quale […] i bagliori arrivano dall’ex Impero statunitense, per dieci anni buoni decaduto a reame periferico nel tennis maschile […] e che stavolta nella seconda settimana di giocatori ne piazza tre: Korda, Shelton e Paul, più la Pegula nel femminile. A spingere fuori dal radar l’ex superpotenza erano stati i costi, la concorrenza degli sport made in Usa, la mancanza di un fuoriclasse, secondo alcuni anche l’invasione straniera nel campionato universitario. L’immigrazione di qualità ha però trasformato la Ncca in una incubatrice interessante, il resto lo fanno dna e patrimoni: Jessica Pegula, come pure Taylor Fritz, ha un genitore miliardario, Shelton e Korda sono figli d’arte. Il primo erede di papà Bryan, n.55 nel ’92, e nipote di Todd Witsken […], “Seb” Korda nato in Florida da due campioni cechi, l’ex n. 2 Atp Petr, campione a Melbourne nel 98, e l’ex n.26 Wta Regina Rajchrtova. I loro magari non sono […] quarti di nobiltà. Ma sicuramente di buona famiglia.

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