Una contro tutte: Chris Evert ed Evonne Goolagong

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Una contro tutte: Chris Evert ed Evonne Goolagong

Dal 1975, 28 giocatrici hanno occupato la prima posizione del ranking mondiale: ripercorriamo le loro storie. Le prime due furono Chris Evert ed Evonne Goolagong

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Dopo la rubrica UNO CONTRO TUTTI” dedicata ai numeri uno della storia ATP di Remo Borgatti, vi proponiamo anche la versione WTA a cura di Viola Tamani: UNA CONTRO TUTTE. Primo episodio dedicato alle carriere di Chris Evert ed Evonne Goolagong


Il tennis mi ha aiutato a darmi un’identità e mi ha reso qualcuno. Christine Marie Evert

Con due anni di ritardo rispetto ai colleghi uomini, dal 3 novembre 1975 anche il circuito femminile fu dotato di una classifica computerizzata che permise di definire l’accesso ai diversi tornei, fino ad allora a discrezione degli organizzatori. Il primo nome che uscì da questi complessi calcoli fu quello della statunitense Christine Marie Evert, a tutti nota come Chris. Nata nel 1954 a Fort Lauderdale, in Florida, iniziò a giocare a tennis nel campo comunale in terra rossa della sua città natale a soli 5 anni.

 

Il padre, Jimmy Evert, era un maestro di tennis e iniziò al tennis tutti e cinque i suoi figli – tutti vincitori dei National Juniors Championship -, forse ignaro di avere tra la progenie la futura stella del tennis americano.

Il primo grande exploit fu durante un piccolo torneo in North Carolina nel 1970. A soli 15 anni, Chris sconfisse l’allora numero uno Margaret Court in due tie-break. L’anno seguente, quando gli US Open si giocavano ancora sull’erba di Forest Hills, Evert infilò una serie di inaspettate vittorie che le consentirono di giocare la sua prima semifinale Slam, contro Billie Jean King. La stessa King ha detto di lei: “Chris non gioca game o set, ma solamente punti”.

Evert fu l’artefice di una piccola rivoluzione tennistica; fu la prima ad utilizzare il rovescio a due mani che, nella mente del padre-coach, avrebbe dovuto essere una soluzione temporanea: infatti Chris, alle prime armi con la racchetta, era troppo piccola e minuta per colpire con una sola mano. Crescendo, decise di non abbandonarlo e anzi, ne fece il suo marchio di fabbrica. Ad oggi, più dell’80% delle top 100 usa il rovescio bimane. Degli insegnamenti di suo padre, dirà lei stessa, ha osservato sempre tre fondamenti che la accompagnarono per tutta la carriera: porta la racchetta dietro, affiancati, fai sempre passo avanti quando colpisci.

Il dominio di Evert fu pressoché incontrastato fino al 1982. Dal 1975 al 1978 conservò la prima posizione del ranking, ceduta per sole due settimane nell’aprile del 1976 all’australiana Evonne Goolagong.

La carriera di Evert è costellata di record. Nel triennio 1975-1977 vinse le uniche tre edizioni degli US Open tenutesi sull’Har-Tru, la terra verde americana. Ed è proprio sulla superficie più lenta, la prima su cui iniziò a giocare da bambina, che Chris Evert ottenne i suoi migliori risultati. A soli 19 anni, vinse il primo dei sette Roland Garros, del quale detiene il record di vittorie.

L’altro record mai eguagliato è quello della sequenza di 125 vittorie consecutive ottenute sulla stessa superficie, la terra, per un totale di ben sei anni da imbattuta (1973-1979). Ha vinto almeno una prova dello Slam per tredici anni consecutivi dal 1974 al 1986. Ha vinto oltre il 90% delle gare disputate (1304 su 1448 incontri disputati) secondo i dati della WTA.

Raggiunge la finale del Master di fine anno per sei anni consecutivi dal 1972 al 1977, perdendo solo due volte dall’australiana Evonne Goolagong nel 1974 e nel 1976. Per 13 anni, dal 1974 al 1986 ha occupato la prima o la seconda posizione del ranking. Ma la carriera di un grande atleta non sta solo nei record.

Jimmy Connors e Chris Evert (Art Seitz)

Questi primi anni ’70 furono per Chris di grande ascesa mediatica: era la sportiva più riconosciuta al mondo e, oltre alle vittorie in campo, un fattore che influì sulla sua popolarità è la felice relazione con il connazionale Jimmy Connors. I due nell’estate del 1974 vincono i rispettivi titoli di singolare a Wimbledon, con il tennis americano al massimo della sua espressione. Sfortunatamente però questo matrimonio non s’ha da fare.

Dal 1979 la si trova in campo col nome di Chris Evert-Lloyd, dopo aver preso il cognome del marito, anche lui tennista. Inizia in questo torno di anni una delle rivalità più seguite e amate del pubblico nello sport. Con Martina Navratilova. Nessuna altra rivalità nella storia del tennis ha visto opporsi i due contendenti per così tanto: le due si affrontarono in 80 occasioni. Praticamente in tutte le fasi finali dei tornei! Si scontravano due tipologie di giocatrice opposte: da un lato Chris consistente e paziente, impeccabile e abile a gestire la pressione; dall’altro Martina emozionale, sentimentale, coinvolgente col pubblico. Anche a livello personale, la percezione mediatica delle due è opposta. Evert incarnava perfettamente la figura della “ragazza della porta accanto”, la figlia e la moglie che tutti desideravano. Navratilova era l’estroversa e la ribelle, anche a causa della sua scelta politica di prendere le distanze dal comunismo, e acquisire la nazionalità americana.

Tra la primavera del 1975 e la fine del 1977 Evert vinse 15 dei 17 match disputati contro la cecoslovacca naturalizzata statunitense; in generale dal 1973 al 1982 Evert ha avuto la meglio sull’avversaria ma nel biennio ‘83-‘84 ha subito ben 13 sconfitte consecutive.

Il coach del marito John, Denis Ralston, iniziò a seguire anche Chris. L’unico modo per arginare la potenza di Navratilova era ricorrere al serve-and-volley. La finale del Roland Garros 1985 è uno dei match più belli della storia del tennis femminile. In tre lottatissimi set, Evert batte 6-3 6-7 7-5 l’avversaria di sempre ed agguanta, per l’ultima volta nella sua carriera la prima posizione mondiale.

Fin da giovanissima, le viene attribuito il soprannome The Ice Maiden: imperturbabile nelle espressioni facciali, quasi priva di emozioni come il ghiaccio; mentre Maiden sta ad indicare l’innocenza di una giovane donna, ma in lingua scozzese, è anche una rudimentale ghigliottina. Le straordinarie capaci mentali di Evert furono chiare fin dal secondo turno dello US Open del 1971 quando vinse, salvando addirittura 6 match point, ribaltando un pesante 4-6 5-6 e 0-40 contro la connazionale Mary Ann Eisel.

La sconfitta certamente più dolorosa da numero 1 del mondo è stata la semifinale del Roland Garros del 1981 persa in due set da Hana Mandlikova, tennista di Praga ma naturalizzata australiana, che la sconfisse nuovamente nel 1985 allo US Open. Nella sua carriera, Evert ha giocato 34 finali Slam, perdendone 16 delle quali 7 solo a Wimbledon, lo Slam in cui ha raccolto meno vittorie (solo 3 affermazioni ai Championship). Come detto, il biennio ’83-’84 fu per Chris, il momento più difficile di tutta la carriera. Stabile al secondo posto del ranking, subì la superiorità di Martina Navratilova che le inflisse anche le due peggiori sconfitte nelle finali Slam: allo US Open ’83 e al Roland Garros ’84, Evert raccolse solo 4 game (6-1 6-3 6-3 6-1).

La dolcezza dei tratti, la bellezza femminile ed elegante di Chris erano in netto contrasto con l’aggressività e l’imperturbabilità del suo volto durante le partite. Uno spirito guerriero sorprendente se si considera che, alla stessa età, a 30 anni, quando Evert decide di passare alla grafite (la sua rivale Navratilova era passata alla nuova tecnologia l’anno prima), un’altra straordinaria atleta come Steffi Graff decideva di ritirarsi. La carriera di Evert si conclude ufficialmente nel 1989.

Nei primissimi anni della sua carriera da professionista, iniziata nel 1973, la sua più grande rivale fu l’australiana Evonne Goolagong. Nata da una famiglia aborigena, ha qualcosa in comune con l’ultima campionessa australiana, Ashleig Barty. Oltre a condividere un’ascendenza comune, entrambe da piccole si sono cimentate nel cricket. A soli 19 anni, nel 1971 vinse il torneo di Wimbledon, diventando la prima tennista aborigena a vincere uno Slam. È diventata mamma nel 1976 e due anni dopo ha vinto gli AUS Open: non accadeva dal 1914. La sua carriera terminò nel 1982. Fu la prima atleta di colore a vincere uno Slam e a diventare la numero 1 del mondo, segnando così i sogni e la carriera di tante giovani atlete dopo di lei.

Evonne Goolagong (foto via Twitter, @Wimbledon)

SCONFITTE DA NUMERO 1 SUBITE DA CHRIS EVERT

1976M. Navratilova – EVERT6-3 6-4Houston
1976D. Fromholtz – EVERT2-6 6-2 6-3Boston
1976E. Goolagong – EVERT6-3 7-6Philadelphia
1976E. Goolagong – EVERT6-3 5-7 6-3Los Angeles
1976V. Wade – EVERT6-2 6-2Londra
1977M. Navratilova – EVERT6-2 6-3Washington
1977V. Wade – EVERT6-3 6-4San Francisco
1977V. Wade – EVERT6-1 4-6 6-2Wimbledon
1978E. Goolagong – EVERT4-6 6-1 6-4Boston
1978M. Navratilova – EVERT6-4 4-6 9-7Eastbourne
1978M. Navratilova – EVERT2-6 6-4 7-5Wimbledon
1979G. Stevens – EVERT6-2 6-3Florida
1979M. Navratilova – EVERT6-4 6-4Dallas
1979S. Barker – EVERT6-3 6-1Boston
1979M. Navratilova – EVERT6-4 6-4Wimbledon
1980M. Navratilova – EVERT7-6 6-2Tokyo
1981H. Mandlikova – EVERT7-5 6-4Roland Garros
1981T. Austin – EVERT6-1 6-4Toronto
1981M. Navratilova – EVERT7-5 4-6 6-4US Open
1981M. Navratilova – EVERT6-3 6-2Tokyo
1981M. Navratilova – EVERT6-7 6-4 7-5AUS Open
1981T. Austin – EVERT6-1 6-2East Rutherford, NJ
1982A. Jaeger – EVERT7-6 6-4California
1982A. Jaeger – EVERT6-1 1-6 6-2Hilton Head
1982A. Jaeger – EVERT6-3 6-1Roland Garros
1982M. Navratilova – EVERT6-1 3-6 6-2Wimbledon
1985M. Navratilova – EVERT4-6 6-3 6-2Wimbledon
1985H. Mandlikova – EVERT4-6 6-2 6-3US Open

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Australian Open

Australian Open, preview semifinali maschili: sembra tutto pronto per Tsitsipas-Djokovic, ma le fiamme di Khachanov e Paul bruciano ancora

La finale che tutti desiderano è ormai sempre più vicina, ma un russo e un americano non saranno così d’accordo

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto Twitter @AustralianOpen)

Dopo aver assistito a due semifinali femminili di buon livello, ma magre in termini di emozioni, ci si avvia verso un venerdì con gli ultimi 4 tra gli uomini…ancora meno entusiasmante. Sulla carta, il vento sembra tutto a favore di una finale Tsitsipas-Djokovic, messa in conto da molti ad inizio torneo, da tutti arrivati a venerdì scorso. Ma gli sconvolgimenti, nel tennis, sono sempre all’ordine del giorno, e i due sfidanti dei giganti (chi più, chi meno) si giocheranno tutte le loro carte in partite che possono valere una buona fetta di carriera.

[18] Karen Khachanov – [3] Stefanos Tsitsipas

Se c’è qualcuno che sembra essere in forma come raramente ha mai mostrato prima, che apparentemente abbia infine compiuto il suo destino, senza dubbio è Karen Khachanov. Il russo, che esplose come primo ad altissimi livelli tra i connazionali, vincendo Bercy 2018, era stato poi messo in ombra dalle incredibili ascese di Medvedev e Rublev. Oggi il n.18 del seeding è alla seconda semifinale Slam di fila, e appare pronto a dare filo da torcere anche a Tsitsipas. Il greco ha giocato un torneo finora sontuoso, condito da prestazioni strabilianti al servizio e una sicurezza sulla palla da far paura, con le accelerazioni di dritto, accoppiate a una battuta curata al minimo dettaglio e battezzata con la massima potenza, hanno tenuto a distanza gli avversari. Il solo Sinner ha impensierito davvero Stefanos, che giocherà la quarta semifinale in Australia negli ultimi 5 anni (terza di fila), partendo però per la prima volta da favorito, dopo aver perso contro Nadal nel 2019 e negli ultimi due anni con Medvedev.

 

Karen ha giocato un torneo altrettanto di livello, vincendo una gran partita con Tiafoe in 4 (tie-break decisivo folle) e approfittando del triste ritiro di Korda nei quarti, ma senza alcun dubbio merita di trovarsi a giocare per un posto in finale. Può dare problemi effettivi al greco? La risposta è un sì convinto, ma non fortissimo: il gioco di Khachanov è duro, fatto di intensità e accelerazioni, terreno sul quale senza dubbio troverà degne risposte dal n.3 del mondo. Tsitsipas se servirà come fatto finora, e riuscirà a non dare fissi riferimenti da fondo campo al russo, cercandone di stanare gli errori per vincere la partita prima di tutto psicologicamente, non dovrebbe avere problemi. Sottolineiamo che anche da questo punto di vista Karen ha mostrato però progressi in questo torneo, e sembra essere arrivata qualche certezza in più anche in termini di aggressività e di tattica durante il match, dunque attenzione a darlo già per spacciato in ogni caso (per quanto i precedenti siano 5-1 per il greco, seppur mai in uno Slam). Anche le quote, infatti, sono nette, ma non eccessivamente: 1,40 su Bet365, Eurobet e Goldbet la vittoria della tds n.3, con i tre siti che ancora concordano nel dare a 3 l’upset (difficile, non impossibile) del moscovita.

[4] Novak Djokovic – Tommy Paul

Quella di Khachanov potrebbe essere un’impresa, e ipotizzarla non appare chissà che utopia…ma a Tommy Paul serve un vero e proprio miracolo. L’americano è la sorpresa n.1 del tabellone maschile, giunge ai quarti da non testa di serie e con un ruolino di marcia in cui ha battuto avversari forse non sempre di primissima fascia, ma giocando sempre serenamente e con la giusta grinta per portare a casa i match (oltre a gestire bene la tensione, come contro Shelton ai quarti). Ma tutte le buone cose dell’americano, primo dal 2009 ancora in gara a questo punto in Australia, impallidiscono di fronte a ciò che ha finora mostrato Novak Djokovic. Il serbo è in condizioni a dir poco straripanti, i fastidi alla gamba sembrano ormai un lontano ricordo, e il gioco espresso è difficile anche da commentare, pensare da reggere per i malcapitati avversari (il nativo del New Jersey lo proverà per la prima volta in carriera sulla propria pelle).

Paul gioca un tennis frizzante, veloce, senza eccedere nello scambio lungo né cercare troppo di chiudere in fretta, oltre a un notevole gioco di piedi che potrebbe rivelarsi decisivo…per vincere un set. Già, triste a dirsi considerando che si parla di una semifinale Slam, ma probabilmente il massimo a cui può ambire Tommy (che da lunedì sarà anche n.19 al mondo, best ranking) è quello di strappare un parziale al serbo e cercare quantomeno una dignitosa figura. Anche se, considerando le condizioni di Nole, servirà anche una sua bella mano, se non in termini di errori quantomeno di un calo di intensità negli scambi e di efficienza al servizio, che possano permettere a Paul di prendere ogni tanto in mano lo scambio. Insomma un brutto Djokovic e un Paul perfetto potrebbero portare a partita pari, per quanto in ogni caso non mancherà lo spettacolo, tra colpi da showman ed entusiasmanti lotte da fondo e a rete. Ma soprattutto, nel tennis l’impossibile, proprio quando meno ce lo si aspetta può diventare possibile, e anche una semifinale senza nulla da dire può diventare una grande storia. I bookmakers non sembrano essere però molto d’accordo: l’affermazione di Nole (e il fatto che giochi la decima semifinale solo qui a Melbourne, con un bilancio di 9 vittorie, sempre tramutatesi in titoli, non aiuta) è a 1,05 su Bet e Goldbet, a 1,04 su Eurobet, che paga invece 11 volte la posta il sogno americano, contro le 10 degli altri due operatori.

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Australian Open

Australian Open, programma 27 gennaio: le semifinali maschili. Tsitsipas e Khachanov nella notte italiana, Djokovic-Paul alle 9.30

La Rod Laver Arena apre le porte alle 12 australiane per il doppio misto, a seguire le semifinali maschili non prima delle 4:30 italiane con Kachanov e Tsitsipas; Djokovic e Paul chiudono il programma

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Novak Djokovic - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Venerdì 27 gennaio si prepara ad essere il giorno del verdetto che molti hanno già scritto. Tsitsipas-Djokovic continua ad essere la finale più quotata, ma questo Australian Open è stato pieno di sorprese ed è ancora tutto da vedere, sul campo. La Rod Laver Arena spalanca le porte alle 12 australiane per iniziare con il doppio misto previsto tra la coppia Sania Mirza e Rohan Bopanna contro Luisa Stefani e Rafael Matos.

Non prima delle 4:30 italiane apriranno le danze delle semifinali maschili Stefanos Tsitsipas e Karen Khachanov. Il greco numero 4 del mondo non arriva particolarmente stanco dal momento che solo Sinner è riuscito a fargli sudare la corsa per questa semifinale, conquistando il terzo e il quarto set di un combattuto ottavo di finale, e costringendolo a lottare fino al quinto set per 4 ore di gioco. Per il resto, Tsitsipas, non ha concesso a nessun altro di allungare il match più del dovuto ed è sempre riuscito a vincere in tre set. Idee molto chiare, continuità del suo gioco e lucidità nei momenti chiave sono state le tre armi che hanno condotto il greco in questo sfida contro un altrettanto preparato Karen Kachanov. Il russo, che ha concesso qualcosa in più rispetto a Tsitsipas in questa corsa degli Australian Open, arriva però in semifinale reduce dagli ottavi vinti senza storia in tre set contro un pessimo Nishioka, e dal quarto di finale vinto anche grazie al ritiro di Korda nel terzo set per l’infortunio al polso. Ci si aspetta quindi di vedere due semifinalisti pronti a giocarsi un match intenso per conquistare la finale degli Australian Open 2023.

A seguire scenderanno in campo il favorito del torneo, Novak Djokovic, contro la rivelazione del torneo, Tommy Paul. È vero, il serbo fino ad ora sta facendo paura e avendo smaltito il fastidio alla gamba, sembra essere nella sua forma migliore. Però, bisogna dare attenzione anche a Tommy Paul, l’americano numero 35 del mondo, perché questo Australian Open fino ad ora è stato anche il suo. Dopo aver battuto la testa di serie numero 30 del torneo, Davidovich Fokina in cinque set, ha sconfitto il numero 39 del mondo in tre veloci set, per poi battere agli ottavi di finale la testa di serie numero 24, Roberto Bautista-Agut.

 

I pronostici parlano chiaro, ma lasciamo che sia il tennis a parlare, e magari domenica ci ritroveremo ad accendere la televisione per assistere ad una finale russo-americana.

Nel mentre, la Margaret Court Arena aprirà le porte alle 12 australiane alle semifinali dei doppi femminili che inizieranno con la coppia Barbora Krejcikova e Katerina Siniakova contro Marta Kostyuk e Elena-Gabriela Ruse. A seguire ci sarà la coppia americana Coco Gauff e Jessic Pegula contro Shuko Aoyama e Ena Shibahara. A chiudere il programma seguirà il doppio maschile degli Australian Open legends tra i fratelli Bryan, Bob e Mike, contro Marcos Baghdatis e Radek Stepanek.

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Australian Open

Australian Open, Scanagatta: “Quello schiacciasassi di un Djokovic… 6 game a de Minaur e 7 a Rublev, solo Tsitsipas può fermarlo? O neppure lui?” [VIDEO]

Il commento del direttore di Ubitennis dopo il completamento dei quarti di finale del tabellone maschile e di quello femminile all’Australian Open 2023. In collaborazione con Intesa Sanpaolo

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Novak Djokovic supera Andrey Rublev lasciandogli solo sette game, dopo aver schiantato in modo simile Alex De Minaur, e giocherà la semifinale contro Tommy Paul. L’americano, alla sua prima semifinale Slam, non sembra in grado di poterlo ostacolare. Dall’altra parte Stefanos Tsitsipas proverà a centrare la sua seconda finale Slam: di mezzo c’è Karen Khachanov.

Si può ritenere Tsitsipas un avversario in grado di fermare un Djokovic parso pienamente ristabilito dal problema alla gamba e in piena corsa per il suo decimo Australian Open?

Di questo e delle semifinali femminili (Rybakina-Azarenka e Linette-Sabalenka) parla Ubaldo Scanagatta nel suo commento al Day 10 dell’Australian Open 2023.

 

Il resto del video, che qui potete vedere in anteprima, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

Clicca QUI per vedere il video completo!

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