Ben Shelton: “Dalla vittoria con Sonego ho capito di poter diventare professionista. Ora voglio essere temuto dagli avversari”

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Ben Shelton: “Dalla vittoria con Sonego ho capito di poter diventare professionista. Ora voglio essere temuto dagli avversari”

“Come atleta professionista, voglio arrivare ad avere un impatto sulle persone, dire cose che abbiano un peso”, così il giovane americano conversando con Tiafoe ed Eubanks

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BARCELONA, SPAIN - APRIL 17: ATP Barcelona Open Banc Sabadell at the Real Club de Tenis Barcelona on April 17, 2023 in Barcelona, Spain. (Photo by Pedro Salado/Quality Sport Images)
 

A Los Angels è andata in scena dal 21 al 23 Luglio una tappa dello UTS Tour, evento nel quale i professionisti si sfidano con regole del tutto diverse dai tornei tradizionali e domina il tentativo di incantare il pubblico a suon di colpi incredibili. Al di là di quanto accade in campo, sui profili social del torneo è apparso un estratto di un’interessante conversazione tra tre dei più importati tennisti americani del momento: Christopeher Eubanks, Ben Shelton e Francis Tiafoe. I tre tennisti si sono seduti attorno a un tavolo per pranzare e chiacchierare dell’evolversi delle loro carriere in maniera molto genuina e spontanea.

Se Tiafoe è ormai un personaggio noto nel panorama tennistico internazionale, Eubanks e Shelton si sono fatti conoscere al grande pubblico solo di recente. Ben, il più giovane della tavolata con i suoi 20 anni, ha portato il suo nome sulla bocca di tutti l’anno scorso, dopo una vittoria a sorpresa contro Casper Ruud al Master 1000 di Cincinnati. Shelton era ancora uno studente del college in quel momento e stava cercando di capire se avrebbe potuto diventare un professionista. Prospetto di grande talento del tennis americano, l’attuale numero 41 del mondo aveva iniziato a competere nei tornei disputati su suolo statunitense del circuito Challenger per avere un primo impatto con un tennis di livello diverso da quello collegiale.

“Ho giocato i Challeger tutta l’estate”, racconta Shelton al tavolo, “e non ne ho vinto uno, ma facevo semifinale, finale, semifinale. Ho iniziato a pensare: ‘Okay, posso competere con questi ragazzi. Se riesco ad arrivare in top 100 entro la fine dell’anno (2022), allora divento professionista, altrimenti torno al college’”. Eubanks e Tiafoe sono sopresi da questa rivelazione, tanto che il secondo chiede: “Il momento in cui ha deciso non è stato dopo la vittoria contro Ruud?”. Ben risponde negativamente e, invece, sposta l’attenzione sul match precedente al quell’incontro: la vittoria in tre set contro l’azzurro Sonego. “Non avevo mai giocato contro un top 50 o 40. Solo contro Isner ad Atlanta [primo evento ATP di Shelton e sconfitta al tie break del terzo set, ndr], ma è completamente diverso. I match di Isner sono sempre tirati. E quando ho vinto 7-5 al terzo contro Sonego, mi sono detto: ‘Sai che puoi giocare nei Challeger. Adesso hai capito che puoi competere e battere anche questi ragazzi. Sarò in top100 entro la fine dell’anno e giocherò un’intera stagione di tornei ATP l’anno prossimo’. Tutto questo prima di affrotare Casper.”

“Sono nel tennis da un po’, ma non ho mai visto una transizione così veloce”, commenta a margine del racconto Eubanks. E in effetti, Shelton ha stupito tanti per il livello dimostrato da subito, anche se poi le difficoltà non sono mancate in questo 2023, primo anno totalmente da professionista dell’americano.

Obbiettivi per il futuro, domanda di Tiafoe

Il suo 2023, dopo un ottimo Australian Open dov’è arrivato ai quarti di finale, sta procedendo con vari alti e bassi (10-16 finora il record di vittorie-sconfitte) ma nulla di preoccupante, sempre considerando che si tratta della sua prima annata a tempo pieno in questo sport. Le ambizioni poi sono altissime, accompagnate da tanta fermezza mentale: “Io voglio essere quello nel tabellone che nessuno vuole affrontare spiega Ben. “Intendo proprio che devono avere paura di me. Penso che una delle cose più assurde di questo sport sia il livello di fiducia che hai, il vedere persone parlare di cose che poi diventano realtà”.

“Io credo pienamente di poter vincere tornei Slam, di poter diventare numero 1 del mondo e non sono spaventato di fare tutto quello che serve per arrivare lì. Ma voglio essere uno di quelli di cui si ha paura, per il tipo di “animale” che sono. Se leggi Rafa Nadal, sei spaventato perché sai che ti batterà, almeno negli ultimi non so quanti anni. Ma ogni giorno lui ha fatto qualcosa per migliorarsi”.

Ma non si vive di soli numeri e coppe. L’impatto nella società e nella vita delle persone che gli atleti possono avere è sempre stato innegabile e se si parte con le giuste intenzioni, si può migliorare anche in tal senso.“Vedendo questi atleti pazzeschi, penso che sarebbe bello avere una storia non solo in campo. Sì okay voglio diventare un campione a tennis, ma guardiamo a Tiger Woods, Micheal Jordan, LeBron James, Roger Fededer, la storia che hanno in campo e fuori, tutte le cose che hanno fatto. Non si tratta di essere solo l’essere un giocatore di tennis. Penso che questa sia l’opportunità più interessante che vedo nell’essere un atleta professionista: l’impatto che puoi avere sulle persone. Ovviamente devi prima portarti a un certo livello, perché le persone ti rispettino. Quando dici qualcosa, quando vuoi cambiare qualcosa o ti importa di qualcosa nel mondo, [le persone] dicano: okay questo ragazzo è serio, non sta scherzando. Vorrei essere capace di dire qualcosa un giorno su un palcoscenico importante e che avesse realmente un peso”. Queste le parole di Shelton sull’argomento, che mostrano una notevole consapevolezza.

Eubanks, il cui sale in zucca di certo non gli manca, osserva con attenzione: “Tu hai un quadro molto ampio. Non stai parlando solo di tennis. Anche se hai con i tuoi obiettivi – vuoi essere numero uno, vuoi vincere Slam – vuoi avere anche quell’impatto al di là del tennis”.

Anche Tiafoe – che recentemente ha fatto partire la sua fondazione per aiutare bambini in difficoltà – resta impressionato dalla fiducia del 20enne suo connazionale, e non lo nasconde: Sono molto impressionato che tu dica queste cose a vent’anni. Ma quando avevo vent’anni mi sono allontanato da questo tipo di pensieri. Ero quel ragazzo di cui dicevano: lui sarà il prossimo Noah o James Blake. Ma ero da solo. Mi dicevo: ‘ehi, non lo so, lo sono davvero?’ Sono diventato professionista per prendermi cura della mia famiglia. Adesso la mia famiglia è a posto. Mi fanno pagare il conto e prendermi cura di loro. […] non tutti hanno l’abilità per essere un LeBron James o uno Steph Curry. Hanno paura, ma che tu dica questo a vent’anni, non perdere questa fiducia. Questo ti porterà ad essere la persona che vuoi essere”.

(Sara Zabeo)

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