Wiktorowski, coach di Swiatek: "La WTA ha sbagliato a permettere a russe e bielorusse di competere"

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Wiktorowski, coach di Swiatek: “La WTA ha sbagliato a permettere a russe e bielorusse di competere”

Le parole dell’allenatore di Iga Swiatek: “La WTA lotta per sopravvivere, e attualmente non avvantaggia le giocatrici”

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Iga Swiatek - Pechino 2023 (Foto Twitter @ChinaOpen)
 

Per il secondo anno di fila, a chiudere davanti a tutte in casa WTA è stata Iga Swiatek. Al termine di un anno in cui ha anche abbandonato la vetta della classifica a favore di Aryna Sabalenka, e in cui non ha propriamente sempre brillato. Ma la vittoria alle disastrose WTA Finals di Cancun le hanno permesso di ergersi sulla vetta anche in chiusura di questo 2023.

Un traguardo tutt’altro che scontato, essere i numeri 1 e soprattutto mantenere questa condizione non è mai facile, come ha confermato anche il suo coach Tomasz Wiktorowski in una lunga intervista rilasciata al sito polacco Rzeczpospolita. Non prima di un importante riferimento alla situazione politica, cioè la guerra in Ucraina a cui la Polonia certo non è indifferente: “Iga non gioca in un contesto diverso gli incontri contro Aryna [Sabalenka] e russi o bielorussi, è che riscaldare l’atmosfera vende bene. Le rivalità tra Borg e McEnroe, Sampras e Agassi, Federer e Nadal, erano costruite allo stesso. Per quanto la WTA abbia fatto un errore a permettere a russe e bielorusse di competere. In questo momento non ha senso tornare sull’argomento. Una decisione, difficile, andava presa sin dall’inizio. Ora è come portare la senape dopo la cena“.

Iga ha avuto dei dubbi“, racconta Wiktorowski pensando alla difficile fine di stagione americana e inizio autunno (le sconfitte con Ostapenko e Kudermetova), “e nemmeno io ero calmo, ma in nessun momento ci siamo lasciati prendere dal panico nelle nostre azioni. Ricordo tutte le conversazioni che abbiamo avuto, perché non erano facili. Ne ha parlato in una delle sue interviste. È naturale che quando arriva il momento peggiore sorgono dei dubbi. Potrebbe esserci anche apprensione, paura. Ricordo molto bene quelle conversazioni e ricordo cosa facevamo. Ci siamo concentrati sul nostro duro lavoro quotidiano. Essendo consapevoli dei compiti formativi ben svolti, è più facile affrontare le varie avversità e dubbi“.

D’altronde Swiatek è una giocatrice ben attenta all’aspetto mentale, parte fondamentale a questi livelli: “Le questioni mentali sono molto importanti, e in alcune situazioni determinanti. Tuttavia, va ricordato che la sfera mentale è fondamentale quando tutto ciò che è necessario per funzionare ai massimi livelli del tennis viene fatto come dovrebbe. Un giocatore inizia a sentirsi a suo agio quando è preparato fisicamente e tecnicamente-tatticamente. Quando forza, velocità e manovrabilità sono a livelli ottimali. Quando controlla la palla e gioca alle sue condizioni. Si tratta sempre di vasi collegati che costruiscono l’efficacia al livello in cui si trova Iga“.

Ma se i problemi poi finiscono per dipendere dalle condizioni in cui si gioca e da quanto la propria organizzazione agisca in un certo modo, ciò che fa la giocatrice potrebbe non bastare. “Sono molto deluso dal modo in cui la WTA ha funzionato ultimamente“, rivela Wiktorowski, “e comincio a sentire che le tenniste dovrebbero riunirsi per parlare delle questioni che sono più importanti per loro con una sola voce. Sotto questo aspetto, la mia visione si è evoluta negli ultimi mesi. Dieci anni fa, ho avuto fiducia nella WTA e sono rimasto colpito da come ha creato le condizioni affinché le tenniste potessero svilupparsi, lavorare. Al momento, sembra che si tratti di un’organizzazione che lotta per sopravvivere ed è gestita in un modo che non avvantaggia le giocatrici“.

Quello che è successo a Cancun, nonostante il trionfo di Swiatek, è definibile come ciliegina sulla torta: “Cancun è stata una vergogna per quanto riguarda il processo decisionale e l’organizzazione del torneo. Le ragazze avevano il diritto di sentirsi poco apprezzate, e questo era il problema. Ma bisognava affrontarlo. Ho parlato con Iga di questo tipo di questioni fin dall’inizio del mio lavoro. È diverso ovunque e la cosa più importante è adattarsi e mostrare il miglior tennis alle condizioni che ci sono. Se una giocatrice ha giocato alla grande la scorsa settimana e questa settimana è arrabbiata, frustrata, allora non è ancora una professionista di altissimo livello“.

Categoria, quest’ultima, in cui rientra a tutto tondo la polacca, che nel 2024 per il suo coach ha un obiettivo in più sulla tabella di marcia: “Le Olimpiadi sono una priorità per noi, e inizieremo a prepararci a gennaio se non proprio a dicembre. Pensando non solo al singolare, ma anche al doppio misto con Hubert Hurkacz, è una disciplina molto differente, che non abbiamo molte opportunità di provare durante l’anno“.

In chiusura, non può mancare un riferimento a quali siano gli elementi che permette a Swiatek di fare la differenza, che nessuno ha al suo livello. “Il gioco di dritto“, assicura Wiktorowski, “la rotazione che dà alla palla su quel tiro. Andare sulla palla dopo la prima sulla riga e giocare inside out, dirigere il servizio e cambiarne la rotazione, tenere un gioco difensivo attivo. Sono questi gli elementi su cui costruisce la sua efficacia. Ma tutto il resto, di cui alcuni parlano e la accusano di non fare ancora, sono elementi che non miglioreremo in pochi mesi. Ci vuole tempo, costruendo l’intuizione, la mentalità legata alla rottura di certe barriere. Stiamo sistematicamente andando avanti“.

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