Ruud e la questione prize money Slam: “È il momento di parlarne”

"Non credo sia giusto che veniamo pagati il ​​15% quando, per me, i giocatori sono importanti tanto quanto il torneo”, ha dichiarato Ruud in un’intervista concessa all’AFP

Di Carlo Galati
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Un nuovo fronte si apre nella battaglia silenziosa – ma sempre più rumorosa – tra i giocatori e i tornei del Grande Slam. A guidare la carica, questa volta, è Casper Ruud. Il norvegese, attuale numero 6 del ranking ATP, ha deciso di rompere gli indugi e alzare la voce su una questione che da anni cova sotto la cenere: la redistribuzione dei ricavi nei tornei più ricchi del calendario.
È il momento di reagire. I tornei dello Slam hanno preso decisioni unilaterali troppo a lungo. Ora vogliamo sederci a un tavolo e parlare”, ha dichiarato Ruud in un’intervista concessa all’AFP, facendo riferimento a una lettera formale inviata di recente dai migliori venti giocatori del mondo – dieci uomini e dieci donne – ai quattro Slam.

Il contenuto della lettera è chiaro: i giocatori chiedono che venga rivisto il modello economico che regola la distribuzione dei profitti. Secondo quanto affermato da Ruud, i professionisti ricevono una quota irrisoria rispetto a ciò che i tornei incassano. “Al momento, i giocatori ricevono solo il 15% delle entrate totali. Se confrontiamo questa cifra con quella degli sport americani, come la NFL o la NBA, dove gli atleti percepiscono circa il 50%, è evidente che qualcosa non torna”.
Un paragone che fa riflettere. Soprattutto se si considera che gli Slam rappresentano ancora oggi l’epicentro economico, mediatico e sportivo del tennis mondiale. Nonostante ciò, le principali decisioni – dal calendario agli aumenti di prize money – continuano spesso a essere prese senza coinvolgere direttamente gli atleti.

Abbiamo capito che troppe decisioni vengono prese senza consultarci. Non è più accettabile. Non vogliamo uno scontro, ma una trattativa seria. Vogliamo sederci con i dirigenti degli Slam e capire come possiamo collaborare. Ma serve rispetto reciproco”.
Secondo APNews, tra i firmatari della lettera figurano nomi di primissimo piano: Novak Djokovic, Carlos Alcaraz, Daniil Medvedev, Jannik Sinner, oltre a Iga Swiatek, Coco Gauff e Ons Jabeur. Sul fronte femminile sorprende l’assenza di Elena Rybakina, mentre a sostenere la causa c’è Emma Navarro, attualmente numero 11 del ranking WTA.

Dietro l’iniziativa c’è un malcontento che affonda le radici in anni di tensioni mai del tutto risolte. L’ATP e la WTA faticano a imporre una visione unitaria, mentre la PTPA – l’associazione fondata da Djokovic e Pospisil – prova a guadagnare spazio nelle trattative. In questo contesto, gli Slam agiscono come entità autonome, spesso impermeabili alle richieste provenienti dal tour.
Se si considerano l’USTA e gli US Open, questi generano oltre 500 milioni di dollari e ne distribuiscono tra i 65 e i 70 milioni. Non credo sia giusto che veniamo pagati il ​​15% quando, per me, i giocatori sono importanti tanto quanto il torneo“.

Le prossime settimane diranno se il fronte dei giocatori riuscirà a mantenere la compattezza dimostrata finora. E soprattutto, se i tornei più prestigiosi del tennis mondiale saranno disposti ad aprire un dialogo serio e strutturato con chi, alla fine, rende possibile lo spettacolo.
Una cosa però è certa: la partita più importante, almeno per ora, si gioca lontano da quel famoso rettangolo con una rete in mezzo.

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