“Certo non la migliore preparazione possibile, ma in fondo non si impara a giocare a tennis la settimana prima dello US Open” è la frase che spiega meglio di molte altre l’imprescindibile importanza di sapersi mantenere tranquillo e positivo, di arrivare all’appuntamento più importante con la mente riposata e la convinzione nei propri mezzi.
Sulla sua pagina Instagram la ex campionessa belga Kim Clijsters decide dopo vent’anni di vuotare il sacco sulle sedute di allenamento che l’hanno portata alla prima delle sue tre vittorie a Flushing Meadows, in particolare sull’ultima settimana; un piccolo racconto che ci aspettiamo di ascoltare da un veterano del circuito anni Ottanta o anche prima, non certo nel tennis del nuovo secolo.
“Venti anni fa” – dice Kim – “mi appoggiavo a un allenatore che decise di prendersi una settimana libera proprio sette giorni prima dello US Open. Io stavo iniziando a uscire con Brian (Lynch, ex giocatore di basket statunitense) che poi sarebbe diventato mio marito, e decidemmo di improvvisare delle sessioni di training qui”.
Kim indica un cancelletto che dà su uno spiazzo dove si vedono alcuni campi da tennis, cui sono stati poi aggiunti, sempre ascoltando la quarantaduenne fiamminga, alcuni di pickleball; “chiedevamo sempre il numero uno, quando era disponibile. Mio marito si metteva nei dintorni della rete con mio cugino Tim, che era il mio fisioterapista, mi lanciavano le palline e io colpivo. Brian non aveva mai giocato a tennis; Babolat mi mandò le palline, i campi non erano come li vedete ora, c’erano diverse crepe sulla superficie. Facemmo così e le due settimane seguenti mi portarono il trofeo; tutto cominciò qui” – conclude Kim- “al Marucci Memorial Park a Spring Lake, New Jersey”.
Clijsters non lo aveva mai raccontato, l’aneddoto è quanto mai interessante, suggestivo e romantico, sia per chi sente profumo di tennis eroico (il campo numero uno, se disponibile…) sia per chi plaude all’intervento sul campo del fidanzato a digiuno di tennis: “ero felice” – conclude Kim – “noi iniziavamo la nostra storia…”. La parola amore esiste.
