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Reading: Sinner col brividino (Galati). Diesel Sinner va agli ottavi (Ercoli). Sinner avanti di forza, passa anche Musetti (Piccardi, Calandri, Semeraro)
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Rassegna stampa

Sinner col brividino (Galati). Diesel Sinner va agli ottavi (Ercoli). Sinner avanti di forza, passa anche Musetti (Piccardi, Calandri, Semeraro)

La rassegna stampa di domenica 31 agosto 2025

Ultimo aggiornamento: 01/09/2025 8:08
Di Stefano Tarantino Pubblicato il 31/08/2025
31 min di lettura 💬 Vai ai commenti

Sinner col brividino (Carlo Galati, Libero)

Partita brutta, sporca e cattiva, ma vincente, e questo alla fine è ciò che conta. Jannik Sinner supera Denis Shapovalov al terzo turno degli Us Open con il punteggio di 5-7 6-4 6-3 6-3, in tre ore e 11 minuti di grande sofferenza, e si prende il pass per gli ottavi di finale. Non il miglior Sinner visto quest’anno, anzi: match complicato, respo spigoloso dai troppi gratuiti e da una prima di servizio che nei primi due match non ha superato il 55%. Ma proprio quando sembrava sull’orlo della crisi, il numero uno del mondo ha saputo trovare dentro si sé la forza del campione, infilando nove game consecutivi dallo 0-3 del terzo set al 3-0 nel quarto. […] Sull’Arthur Ashe l’avvio è di marca canadese. Shapovalov gioca sciolto, tira senza paura e prende subito l’inerzia del match. Il primo set si decide sul filo ma a tradire Sinner è la percentuale di prima: doppi falli nei momenti cruciali e 7-5 Shapovalov. Dennis sembra in giornata: servizio mancino incisivo, traiettorie cariche, ritmo da vero top-player. Jannik però non scompare: nel secondo set arretra la posizione in risposta, accetta qualche scambio in più e attende il momento giusto. Sul 3-3 arriva la svolta: tre palle break consecutive e break a zero. […]. Il terzo set, però, inizia malissimo. Shapovalov vola 3-0 con due break di vantaggio, mentre Sinner appare nervoso e smarrito. In quel momento arriva l’incitamento del suo box con Simone Vagnozzi che lo richiama: “Bisogna stare lì e lottare”. E Jannik reagisce da campione. Tiene un game delicatissimo, cancella la palla dello 0-4 e inizia la sua rimonta: un break, poi un altro e il canadese perde le sue certezze. Shapovalov si incarta, piazza due doppi falli consecutivi e Sinner ringrazia. Con autorità trasforma lo 0-3 in 6-3 infilando sei giochi di fila e piazzando il sorpasso che cambia la partita. E’ il momento chiave del match: da lì la strada si fa tutta in discesa. Il quarto set è la naturale conseguenza del parziale precedente. Sinner, in fiducia, sale 3-0 e porta a nove i game consecutivi vinti. Shapovalov prova a restare aggrappato, ma ormai il vento è cambiato. Jannik tiene con più sicurezza il servizio, risale con le percentuali e gestisce i punti importanti. Sul 5-3, con due servizi vincenti, chiude la partita e si prende un successo che vale più del semplice passaggio di turno. Perché è in sfida come questa, sporche e complicate, che si misura davvero la statura di un campione. Lo stesso Sinner lo ha riconosciuto a fine match: “Partita difficilissima, l’ultima volta che avevamo giocato avevo perso. Sono contento di come ho reagito, ho cercato di restare in partita anche nei momenti di difficoltà. La seonda settimana sarà ancora più dura, mentalmente e fisicamente. Ma essere qui è un buon segnale”. Un segnale forte quello che arriva dall’Arthur Ashe Stadium: anche quando non gioca il suo tennis migliore, Sinner trova il modo di vincere. Ed è forse questo, più ancora dei colpi vincenti e delle statistiche, il vero marchio dei campioni

Diesel Sinner va agli ottavi (Lorenzo Ercoli, Il Corriere dello Sport)

Un ottimo Shapovalov, un Sinner per lunghi tratti irriconoscibile, e così l’incubo ha preso forma per due set e mezzo: eliminazione nella prima settimana e Alcaraz nuovo numero 1 del mondo. Ma il tennis al meglio dei cinque è un altro sport, e lo ha dimostrato ancora una volta. Il canadese, tanto bravo nell’entrare in campo con la leggerezza di chi sa di non valere l’avversario – lui che quando ha avuto da dimostrare ha sempre fallito – si è scomposto proprio sul più bello, dopo aver mancato la chance per volare sul 4-0 nel terzo set. Jannik con umiltà e sacrificio in quel momento ha iniziato a provarle tutte: accorciare il punto e prendere la rete, pazientare da fondo nonostante l’incostanza dei fondamentali, accettare che servizio e risposta semplicemente non giravano. Un processo accompagnato dai consigli di Cahill e Vagnozzi, emblematica la frase di quest’ultimo «Oggi va così», e «Questo sei tu». Perché sì, questo è Jannik. E non sarà certo una brutta giornata a compromettere il suo US Open. Lo abbiamo visto a Wimbledon: dopo lo spavento con Dimitrov e un esito fortunoso, sono arrivate le sue due migliori partite contro Shelton e Djokovic, prima di alzare la coppa in finale contro Alcaraz. Stavolta niente fortuna, Sinner ha ribaltato tutto con le sue forze, chiudendo con il punteggio di 5-7 6-4 6-3 6-3 e spegnendo sul più bello la fiamma ardente di Shapovalov, che nel finale dal nulla si era ritrovato una chance di contro-break. «Sono contento di come sono riuscito a tirarmi fuori da un match complicato. Lui è partito forte, io sono rimasto mentalmente nella partita, d’altronde in campo alti e bassi sono normali. Nei punti importanti però ho giocato bene, e dal terzo set ho iniziato a rispondere meglio – le parole dell’azzurro dopo 3 ore e 12 minuti di battaglia – Ci sono cose per cui sono felice, altre che si possono migliorare. Ora mi preparo per la seconda settimana, perché fisicamente e mentalmente il torneo cambierà. Il team? Mi aiuta sempre tanto. Il loro sostegno, così come quello del pubblico, è fondamentale per me». E se la prestazione complessiva non è stata fenomenale, il giudizio di Jannik racconta bene un aspetto sottovalutato dall’esterno: vincere così non reca necessariamente danni, ma può accendere nuove convinzioni. Nel bilancio finale, vanno riconosciuti ovviamente i meriti di Shapovalov, capace di interpretare la sfida con potenza e coraggio, usando servizio e dritto mancino per spingere sul rovescio di Jannik, e rispondendo sorprendentemente bene. Poi qualche demerito del numero 1 del mondo: troppi errori e occasioni mancate, nel primo set, la più lampante la palla del 6-5 poco dopo aver recuperato il break. Poi, ci sono stati momenti di grande qualità. […]. Con questo successo, Jannik diventa il quarto giocatore più giovane nell’Era Open a raggiungere almeno 20 vittorie in ogni Slam (22 a Melbourne e a Parigi, 20 a Wimbledon e a New York). Davanti a lui solo Nadal (23 anni e 5 mesi), Becker e Djokovic, con Federer subito alle spalle. Ma l’altoatesino, lo sappiamo, non si compiace con queste cose. I suoi occhi sono sulla giornata odierna, vigilia cruciale in vista degli ottavi contro il vincente di Tommy Paul e Alexander Bublik. Inizia la seconda settimana: da adesso, certe occasioni è meglio non concederle.
Cobolli si ritira, il derby a Musetti (Alessandro Nizegorodcew, Il Corriere dello Sport)

Musetti regale, Cobolli acciaccato. A New York, nel tanto atteso derby fratricida, ad avanzare è il toscano, che si è imposto 6-3 6-2 2-0 rit. qualificandosi per gli ottavi di finale degli US Open. Flavio ha retto sino a metà del secondo set, quando la mancanza totale di energie (dovute alle oltre 8 ore in campo dei due turni precedenti) ha iniziato a debilitare fortemente il romano. «Non volevo ritirarmi, è una cosa che odio – ha spiegato Cobolli – ma ero stanchissimo, fisicamente devastato. Ci tenevo a fare bene, ma Lorenzo ha comunque meritato la vittoria». Dispiaciuto per l’amico ma soddisfatto per la propria prestazione, Musetti raggiunge così per la prima volta in carriera la seconda settimana a Flushing Meadows. «Ho giocato veramente bene alla fine del primo set e all’inizio del secondo – ha raccontato Lorenzo a SuperTennis -. Ho preso tanta fiducia, poi a Flavio si è risvegliato il dolore al braccio e la partita è scivolata dalla mia parte. Non si gode mai pienamente dopo una vittoria del genere, soprattutto contro un amico». […] IL MATCH. Nei primi game il livello è molto alto da parte di entrambi. Si arriva sul 3-2 in favore di Musetti quando, a suon di ‘numeri’, il toscano realizza il primo break del match. «Durante il match ci sono stati bei punti – ha spiegato Lorenzo -: uno spettacolo bello per il pubblico di New York e per gli italiani che hanno assistito al derby. Devo dire che abbiamo iniziato entrambi bene, molto concentrati. Ci tenevamo a spronarci a vicenda a tirar fuori il meglio di noi stessi». Dal secondo set la stanchezza di Cobolli prende il sopravvento, mentre Lorenzo continua a tenere un livello molto alto. «Lorenzo è in palla, sta giocando un tennis magnifico – ha dichiarato Flavio – Credo che debba credere ancor più in se stesso, non sa nemmeno lui quanto è forte. Io mi reputo un tennista ostico ma oggi, quando mi sentivo ancora bene, non riuscivo a trovargli un punto debole. Deve crederci, il suo posto è tra i migliori al mondo». E d’accordo sulla disamina anche Musetti. «Mi fanno molto piacere le parole di Flavio, sono convinto anche io di dover credere maggiormente nelle mie qualità». TERMOMETRO. Due aspetti rendono Lorenzo Musetti un tennista in fiducia, a prescindere da superfici e avversari: fisico e diritto. ‘Muso’ ha bisogno di sentirsi al meglio atleticamente per esprimersi; se arriva bene sulla palla ed è consapevole di poter disputare cinque set al meglio delle proprie possibilità, mentalmente si sente quasi invincibile (come accaduto durante la stagione sulla terra battuta). Il diritto è, invece, il vero termometro del tennis di Lorenzo. Se la mente è libera e i piedi corrono veloci, mano e braccio agiscono di conseguenza, permettendo al diritto dell’azzurro di divenire un’arma eccezionale. BESTIA NERA. In apparenza la partita contro Jaume Munar, spagnolo numero 44 ATP sembrerebbe in discesa. La realtà è, invece, opposta. Lorenzo ha sempre sofferto il ventottenne di Maiorca contro cui ha perso, tra tornei Challenger e ATP ben 4 volte su 5 (unico successo dell’azzurro è giunto a Wimbledon 2023, mentre l’ultimo precedente ha visto trionfare Munar a inizio stagione sul cemento di Hong Kong). «È un avversario complicato, solido, che sta giocando un’ottima stagione. Atleticamente è molto forte e non regala niente, sbaglia davvero pochissimo».
Sinner con Shapovalov gode doppio (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Solo i numeri uno vincono così. Solo chi sa spingersi oltre ogni difficoltà, e sa rimontare una partita giunta ormai a un niente dal trasformarsi nella prima sconfitta vera da molti mesi a questa parte, una sconfitta che non avrebbe avuto il conforto di scuse e di attenuanti. Sinner l’ha ribaltata estraendo da sé energie sconosciute, quasi misteriose, che fanno parte di un corredo ignoto anche a molti dei campioni più celebrati. […] È successo nel terzo set, quando Shapovalov è stato a un solo punto dal 4-0 che avrebbe costretto Sinner a inseguirlo probabilmente fino al quinto. E sarebbe stato un problema, contro un giocatore carico e pronto a giocate incredibili. Da quella palla break Sinner è risalito senza più commettere un errore. Sei game consecutivi che hanno lasciato Shapovalov incredulo e devastato. E altri tre in avvio del quarto set. Fino alla resa del canadese. «Partita durissima», dice Sinner, «sapevo di dover giocare a un livello molto alto. Lui ha cominciato benissimo, ma alla fine ce l’ho fatta. Essere alla seconda settimana mi rende felice e mi dà fiducia, ma siamo solo a metà strada. Ringrazio tutti, questa città, questo stadio, ti raddoppiano le energie». La dedica vale il decimo ottavo di finale consecutivo di Sinner nello Slam. È lo Shapo che entusiasmava quei geni di McEnroe e Federer, quello dei primi game. […]. La sfida con il numero uno l’ha elettrizzato, era un’occasione per specchiarsi in se stesso, dall’altra parte della rete c’era un ragazzo più giovane di lui, che da 64 settimane occupa una posizione che il canadese di genitori russi, nato a Tel Aviv, era convinto sarebbe stata sua un giorno o l’altro. Ma di giorni ne sono passati troppi, e chissà se i suoi desideri si avvereranno mai. […]. Ha tenuto Sinner sotto scacco a inizio del match. Ha straripato coi servizi, è stato irresistibile sui primi due o tre colpi. Si ribellava all’idea che Sinner potesse imporgli il trattamento cui obbliga l’universo mondo tennistico (tranne uno, Alcaraz). Non voleva ritrovarsi a fondo campo, schiacciato dalla gragnola di colpi asciutti, potenti, del numero uno. Servizio e dritto devono bastare, e Shapo li ha fatti bastare. Si è portato sul 5-2, è andato 0-30 nell’ottavo gioco. Lì Sinner lo riaggancia e cambia la partita. Almeno sembra… Il servizio funziona meglio, negli scambi lunghi JS ha la meglio, c’è modo anche di mettere a segno il colpo più bello del torneo. Due smorzate millimetriche, un lob, e Shapo non ci arriva nemmeno arrampicandosi in cielo. Sinner recupera la parità, 5-5, e nell’undicesimo gioco ha ancora una palla game. Ma non basta. Shapo regge, il suo servizio torna a funzionare. Cala invece quello di Sinner, e il primo set se ne va sul quarto doppio fallo. Sul cartellino del match il canadese segna a proprio favore il primo break subito da Jannik in questo torneo, e il primo set perduto dal numero uno. Ha continuato a spingere, Shapo, anche nel secondo set, e poi nel terzo. Sinner ha fatto muro, ha tenuto alta la concentrazione, ha creato spazi per intaccare le certezze del canadese. Il secondo set si è risolto con un break sul tre pari, che ha permesso a Sinner di riportare il match in parità. Più difficile il terzo set, recuperato quando ormai sembrava perso. Un miracolo tennistico, evitare il break dello 0-4 e rimontare uno sull’altro sei game. Il quarto set l’ha visto finalmente servire per primo. Jannik ne ha approfittato, ha preso il comando delle operazioni, il break è arrivato già nel secondo game, fronte a uno Shapovalov scorato, e invelenito con la sua panchina, dalla quale era venuto il consiglio (da Tillstroem, l’ultimo coach) di cambiare il lancio di palla sul servizio. Anche Vagnozzi si è fatto sentire, per ricordare a Sinner che questa era una partita che si poteva vincere solo lottando, dunque di trovare la giusta modalità. Jannik ha eseguito, ha tirato fuori incredibili energie, ha annullato un break point anche nell’ultimo game. Poco da aggiungere. Il match più difficile, Sinner l’ha vinto da campione. Ora per lui il vincente di Bublik-Paul.

Sinner passa di forza. Avanti anche Musetti (Gaia Piccardi, Il Corriere della Sera)

NEW YORK La forza della mente, nel sabato della piccola paura. «Sono rimasto lì con la testa, ma ci sono aree del mio tennis che non mi stanno piacendo. Sono contento di essermi tirato fuori» dice Jannik Sinner qualificato agli ottavi dell’Open Usa, lasciate 3h12′ del suo tempo su un centrale in cui l’avversario ha a lungo giganteggiato. […]. Ex ragazzo prodigio, mancino straripante talento, Shapovalov a Flushing esce dai blocchi con un tempo di reazione che sorprende il numero uno: il break al quarto gioco, complici un doppio fallo e due errori non forzati di Jannik, manda il canadese in fuga sulle nuvole (3-1). Surfare sui ricordi dell’unico precedente a favore è una tecnica psicologica che a volte funziona, il primo turno dell’Australian Open 2021 è lontano quattro anni e quattro Sinner fa però inizialmente quella sconfitta è un ricordo difficile da scardinare per il favorito, che va sotto 5-2 prima di avviare una macchinosa rimonta per rimediare all’avvio lento. Sul 5-5 il flusso naturale delle cose pare tornato in equilibrio ma Jannik ha un altro momento di assenza quando serve per trascinare ìl set al tie break, uno degli esercizi (non di stile) che maneggia meglio. Invece due doppi falli, uno sul set point, convalidano il vantaggio di Shapovalov (7-5) e scavano la prima piccola buca del torneo sotto i piedi di Sinner. La buca da cui, appunto, dovrà «tirarsi fuori». Il primo set perso all’Open Usa in cui difende titolo e vetta del ranking dall’assalto di Alcaraz scuote il ragazzo in color mattone. Sulla diagonale del rovescio il canadese non trema, le palle in top arrivano alte sopra la spalla di Jannik, che fatica ad addomesticarle. Manca come con Kopriva e Popyrin la precisione del servizio, i cambi di ritmo non sono letali come al solito. Dall’angolo Vagnozzi consiglia a Jannik di non avere fretta, di respirare, di prendere tutto il tempo che desidera tra un punto e l’altro. Sinner affila le idee e organizza la controffensiva: un break al settimo gioco lo rimette in carreggiata (6-4). La buriana sembra alle spalle. L’inizio del terzo set, però, è horror. 3-0 Shapovalov, che affonda con scioltezza le sue rotazioni mancine. Jannik interrompe l’emorragia (3-1), lotta con la consueta indisponibilità a perdere, cambia le scarpe, rifiuta lo scenario del 4-1 e, con esso, la morte sportiva. E la svolta: ottiene il contro-break (2-3) in un game tesissimo, durato dodici punti, riaprendo un parziale che rischiava di sfuggirgli tra le mani. Torna dominante: 5-3 (questa volta è il canadese a cedere il break con un doppio fallo), 6-3. Scacciati i dubbi, è tornato Jannik Sinner. Adesso è un’altra partita. Nel quarto è lui che vola 3-0, 4-1, 5-2. Il servizio è risalito su valori alti (58% di prime in campo), ha abbattuto i doppi falli (5 in totale di cui quattro nel primo set), ha ritrovato la profondità di palla in un sabato in cui il dritto ha funzionato a corrente alternata (36 gratuiti complessivi alla fine). C’è ancora una palla break da annullare: una prima a uscire serve allo scopo. Coach Cahill si alza in piedi, lo incita. «C’mon mate», forza ragazzo. Sinner non si fa pregare. Sul match point sfonda col drive, lancia una palla sugli spalti e fa il pugno con sguardo cattivo verso il suo angolo. Che fatica, ma è ancora vivo: «È stata una battaglia, sapevo che con Denis dovevo essere solido. Entro nella seconda settimana dell’Open Usa, che sarà molto diversa». All’orizzonte, passato lo scoglio degli ottavi, si profila un altro derby. Lorenzo Musetti supera il test con Flavio Cobolli nella sfida degli amici e adesso trova lo spagnolo Munar. Non c’è stata partita: drenato di energie dai cinque set con Passaro e Brooksby, Cobolli non ha potuto opporre alcuna resistenza all’ex bambino incontrato al Lemon Bowl, con cui ogni sera a New York ha ingaggiato furibonde partite a carte. Il mentalista Sinner che sopravvive a se stesso e Musetti per la prima volta negli ottavi Slam sul cemento sono le due buone notizie firmate Italia. Big Italy, altro che Little.

Sinner avanti con fatica, Musetti batte Cobolli (Massimo Calandri, La Repubblica)
Era attesa battaglia tra Musetti e Cobolli, l’ha dovuta affrontare invece Sinner con Shapovalov, sconfitto in rimonta in quattro faticosi set e oltre tre ore. Due italiani agli ottavi degli Us Open, Jannik insieme a Lorenzo, in campo per un’ora e mezza prima del ritiro di Flavio per un problema alla mano (e soprattutto per la stanchezza accumulata nei primi due turni), con vista sul derby ai quarti. Il momento chiave della partita di Sinner è arrivato a metà terzo set, con il canadese avanti 3-0 e ai vantaggi sul servizio dell’azzurro: Jannik ha rotto i lacci delle scarpe, si è fermato il tempo necessario a cambiarle, è rientrato e ha piazzato un parziale di nove game consecutivi che ha spaccato il match. Ha vinto nonostante la giornata negativa, contro un avversario con cui aveva perso l’unico precedente. Decisivo il rendimento alla battuta: era questa la verifica a cui era atteso Sinner, che con Kopriva e Popyrin aveva tenuto una percentuale bassa con la prima. Ieri in avvio è stato falloso, ma è cresciuto all’interno della partita, mascherando la frustrazione iniziale. Shapovalov ha sprecato tante occasioni e al dunque si è sciolto, come gli è successo tante volte in carriera. Era partito bene, col suo tennis elegante e potente: si è portato sul 5-3, ha ceduto la battuta ma ha chiuso il primo set grazie a un doppio fallo di Jannik (7-5). Bravo però a sfruttare l’unico passaggio a vuoto del canadese nel secondo, deciso da un break al settimo game (6-4). «Oggi è così, bisogna stare lì e lottare», ha detto Vagnozzi al suo allievo all’inizio del terzo set, quando era ripresa la grandinata di vincenti: Shapovalov ha avuto la possibilità di salire 4-0, in quel momento Sinner ha cambiato marcia (6-3, 6-3 negli ultimi due set). «Un match difficile, mi ha spinto il pubblico», ha detto Jannik. Il primo a qualificarsi agli ottavi era stato Musetti, in un derby interrotto dopo due game del terzo set per il ritiro di Cobolli. Flavio ha scosso la testa, si è diretto a rete e ha abbracciato l’amico: «Non ce la facevo nemmeno a tenere in mano la racchetta. Odio ritirarmi. Mi dispiace per il mio avversario, soprattutto perché è lui. Ha vinto perché è stato migliore di me». La partita ha avuto poca storia, Cobolli da subito è sembrato rigido nei movimenti. Musetti ha piazzato la prima accelerazione negli ultimi game del set d’apertura (chiuso 6-3), replicando il break all’inizio del secondo. Flavio ha avuto un paio di possibilità di rientrare, non le ha sfruttate ed è sprofondato, chiedendo poi l’intervento del fisioterapista. Stefano, il papà, gli ha indicato la strada: «Se sei al limite, non serve che fai l’eroe», Cobolli ha alzato bandiera bianca. «Ero stanchissimo, ma l’infortunio non è grave. Tornerò per la Laver Cup». Primo ottavo in carriera per Musetti a New York: «Flavio è il mio miglior amico, non volevo finire così». «Ha un tennis magnifico, deve credere in sé stesso», ha detto di lui Cobolli. […]

Sinner soffre e poi rimonta. Cobolli out, passa Musetti (Stefano Semeraro, La Stampa)

Non la paura, ma il brivido c’è stato. Il sospetto, non confessabile, che sul centrale di Flushing Meadows il risorto Shapovalov, ex numero 9 ora in galleggiamento fra i primi 30 Atp, potesse indossare i panni di Grigor Dimitrov a Wimbledon, prima che l’infortunio del bulgaro graziasse Sinner. Jannik ne è uscito di classe e di grinta, lasciando per strada il primo set del torneo (5-7 6-4 6-3 6-3 in tre ore e 11 minuti), ma il test è stato faticoso. Per tre set Denis, con le sue traiettorie mancine, le sue variazioni, il suo talentaccio lampeggiante, ha confuso e scosso le certezze di uno Jannik lontano dai suoi standard migliori. Del resto «Shapo», nato a Tel Aviv, figlio di due genitori russi che hanno scelto di farlo crescere in Canada, al suo apparire nel circuito era subito sembrato un predestinato.[…] Nel 2025 è rinato, vincendo due tornei e ieri per quasi due ore sembrava aver trovato l’equazione perfetta: creare molto, sbagliare poco. Jannik, lui, infilato in un completo color ruggine intonato con la sua giornata, scuoteva la testa e scentrava il dirittone come nei giorni bui, rivolgendosi indispettito al suo team, anzi al suo equipaggio abbigliato dal nuovo sponsor marinaro. Nel primo set è andato sotto 5-2, ha rimontato fino al 5 pari ma di nuovo si è fatto breccare: non un finale alla Sinner. Nel secondo si è ripreso, approfittando anche di un primo passaggio autodistruttivo di Shapovalov sul 3 pari – doppio fallo, diritto in rete, errore di rovescio – per piazzare il break decisivo e pareggiare il conto dei set. Di solito a questo punto Sinner cambia marcia e lascia sul posto gli avversari; invece stavolta è ricaduto nelle incertezze, negli errori, finendo a un passo dal baratro: 3-0 Shapovalov con due palle per il 4-0 salvate per fortuna di pura classe. Jannik ha cambiato le scarpe – un laccio spezzato – e nel giro di pochi colpi il match è girato. Denis da «Chapeu-valov» è tornato «Sciupa-valov», Jannik ha messo in campo la sua granitica forza mentale, infilando sei game per chiudere il terzo set e poi controllando il quarto. «Sapevo che darebbe stato un match durissimo», dice poi, visibilmente sollevato. «Denis è uno molto complicato da incontrare, perché contro i più forti sa alzare il livello. Io sono stato bravo a rimanere lì mentalmente e nel terzo set ho iniziato a rispondere meglio. In ogni match ci sono piccoli alti e bassi, il team mi ha aiutato molto e io mi parlo cercando restare sempre positivo, anche se a volte è impossibile. Ma rispetto al passato ho imparato ad archiviare più in fretta i momenti no: primo ci mettevo tre punti, ora uno solo». Al prossimo turno avrà Bublik o Paul (che hanno giocato nella notte italiana). «La seconda settimana di uno Slam è molto diversa – aggiunge -. Esserci arrivato è importante». Ma un allarme è suonato



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