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Reading: Carlos Alcaraz e la versione 2.0: nel 2025 per lui prove di “sinnerizzazione”
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US Open

Carlos Alcaraz e la versione 2.0: nel 2025 per lui prove di “sinnerizzazione”

L’asso iberico ha un rendimento sempre più alto e soprattutto costante: nuovi record lo testimoniano

Ultimo aggiornamento: 02/09/2025 6:27
Di Danilo Gori Pubblicato il 01/09/2025
5 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Carlos Alcaraz - US Open 2025 - Via X @USOpen

Carlos Alcaraz entra nei quarti di finale dello US Open senza perdere complessivamente nemmeno un set; il percorso immacolato è per lui una novità ed è anche indice di grande preparazione e soprattutto di presenza costante nelle partite dal punto di vista mentale. Nel percorso affrontato fino a qui il due volte campione di Wimbledon ha affrontato avversari fuori dalla top 30 (Darderi numero 34), in tre casi su quattro anche dalla top 60 e Rinderknech, l’ultima “vittima” dell’asso spagnolo, è per ora alla posizione numero 82 (da lunedì entrerà tra i primi sessanta). Il livello è certo più che abbordabile per lui, ma la qualità in più che Carlos sfoggia è quella di chi non si distrae quando le cose vanno bene, di chi non si perde se non sembrano esserci soluzioni se il piano A non funziona.

Del resto, questa tendenza non la scopriamo a New York oggi: il percorso di stagione del ventiduenne vincitore nel 2022 in finale con Casper Ruud ci ricorda come dopo la finale persa in aprile a Barcellona contro Rune e anche contro un problema fisico, Carlitos abbia avuto la peggio in un match solo in un caso, ovvero la finale di Wimbledon al cospetto del nostro Jannik Sinner. Alcaraz vanta nel 2025 ad oggi una percentuale di vittorie del 90% (58 partite vinte contro 6 perse), un dato che supera l’81% nel 2022, anno durante il quale Alcaraz raggiunge la testa della classifica ATP, e pure l’84% del 2023 quando fa suoi 6 titoli compreso Wimbledon e rimane a lungo ancora al vertice, per tornare all’81% nel 2024.

Solo l’anno scorso Alcaraz dovette accettare sconfitte da Jarry a Buenos Aires, da Monteiro a Rio e da Machac a Shanghai, per non ricordare Monfils a Cincinnati e Van De Zandschulp proprio nell’ultimo Slam; quest’anno le sei sconfitte portano i nomi, oltre che di Sinner, di Djokovic, di Rune e di Draper, ammettendo oltre la top venti solo Lehecka (presente, comunque, nei quarti a New York) e Goffin a Miami. Da quest’ultima sconfitta in febbraio Alcaraz pare aver innestato un’altra marcia dal punto di vista mentale, forse preparandosi alla sfida per il primato in attesa del rientro di Sinner dal periodo di squalifica: da quel torneo, infatti, lo spagnolo è sempre almeno arrivato in finale.

Ci sono altri numeri che testimoniano di questo rafforzamento da parte del murciano: con la vittoria su Rinderknech per la prima volta Alcaraz taglia il traguardo dei quarti di finale in tutte le prove Slam della stagione (quello a New York per la prima volta senza perdere set), risultato raggiunto solo da due giocatori prima di lui in termini di età; stiamo parlando di Pete Sampras nel 1993 e di Rafa Nadal nel 2008.

Il cinque volte campione Slam inoltre diventa anche il più giovane giocatore dell’era Open a raggiungere il tredicesimo quarto di finale in un Major: Carlos raggiunge quota tredici a 22 anni e tre mesi. Nel 1990 Boris Becker ottiene lo stesso numero sempre a fine estate a New York, a 22 anni e nove mesi, mentre al terzo posto di questa particolare classifica ecco Bjorn Borg a 22 anni e 11 mesi (Roland Garros, 1979). Poi Mats Wilander a 23 anni e nove giorni (US Open 1987) e finalmente Novak Djokovic, a 23 anni e 30 giorni (Londra, 2010).

Sono dati che corroborano l’impressione che Alcaraz, in questo certamente stimolato da Jannik, abbia messo nel mirino oltre ai titoli anche il ritorno al vertice del ranking, impresa che probabilmente vede come maggiormente significativa rispetto alla prima volta in cima, quando Nadal aveva avviato la parabola discendente e Djokovic era meno interessato al posto in classifica piuttosto che alla vittoria di uno Slam. La sfida tra Sinner e il murciano, letta come il confronto tra la continuità di rendimento e la capacità di accelerare e di eccellere nei momenti più roventi del match, si arricchisce così di nuove aspettative, che forse potremo verificare molto presto.


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