Rafael Nadal, leggenda del tennis mondiale con 22 Slam in bacheca e membro illustre dei cosiddetti Big Four, ha rivelato ciò che lo ha portato a dire addio al circuito, ripercorrendo rivalità storiche e dicendo la sua sui grandi duelli che animeranno il tennis negli anni a venire. Appare quasi pleonastico sottolineare che la carriera del fuoriclasse spagnolo si è sviluppata per oltre vent’anni, tra successi e sfide contro i top del mondo.
Ora, però, Nadal ha deciso di dedicarsi alla propria famiglia, con cui vuole trascorrere più tempo possibile. Intervistato da The Athletic, l’iberico ha spiegato: “Voglio stare di più a casa. Ho rimandato tante cose fino alla fine della stagione per via del bambino (un mesetto fa è diventato papà per la seconda volta), e poi il lavoro… Ho molte priorità nella mia vita oggi, cose più importanti per me”. Poi ha aggiunto: “Amo il tennis, ma amo anche altre cose, e voglio godermi questo momento”.
Il ritiro e il difficile addio
L’ultimo atto da professionista di Nadal si è svolto in quel di Malaga, in Coppa Davis, mentre l’ultimo Slam disputato risale al Roland Garros, suo regno incontrastato, con 15 trionfi.
“Sono un tipo un po’ riservato”, ha sottolineato Rafa. “E il Roland Garros è stato il luogo perfetto per chiudere“. Alla domanda sul perché abbia deciso di fermarsi, l’iberico è apparso piuttosto netto: “Dopo il ritiro, il dolore al piede era così forte che ho avuto grandissime difficoltà a camminare per un mese”. Col suo ritiro dal tennis giocato si è letteralmente conclusa un’epoca. Quella dei sunnominati Fab Four: Federer, Djokovic e Murray, suoi grandi rivali e amici. Un momento intenso, che Nadal ha vissuto con gioia e serenità. “Prima ero in pace, e dopo lo sono stato altrettanto. Ma è stato bellissimo vivere quel momento“.
La pressione dei “Big Four”
Nadal ricorda come, in quegli anni, non ci fosse mai un attimo di relax, tra la necessità di spingersi sempre al limite e l’avere di fronte avversari di altissimo livello. “Non abbiamo mai avuto tempo per rilassarci“, ha ammesso. “Bisognava spingere sempre al massimo. Quando mi allenavo, volevo migliorare da solo, ma sapevo che davanti avevo dei rivali fortissimi“. Nel 2011, per esempio, Djokovic è riuscito a batterlo in sei finali, costringendo Nadal a reinventarsi. “Dopo quell’anno sapevo che dovevo cambiare qualcosa nel mio gioco“ ha evidenziato. “Ho parlato con mio zio Toni e il team, abbiamo tracciato un piano: dovevo essere più aggressivo e migliorare la qualità del dritto per chiudere i punti”. Per poi aggiungere: “Avere davanti giocatori come Novak o Roger ti indica chiaramente cosa devi fare per competere…”.
Le differenze con Djokovic e Federer
Nadal sottolinea le somiglianze con Djokovic più che con Federer, ma evidenzia anche il vantaggio che il serbo aveva sul cemento. “Contro Novak sul cemento serviva un corpo al massimo. Roger chiudeva i punti molto velocemente col servizio, ma io e Novak abbiamo stili più simili“. Un’analisi decisamente schietta quella del campione iberico. Che poi ha aggiunto: “Fino al 2013-14 riuscivo a competere, poi con i problemi fisici ho perso un po’ di fiducia nel movimento. Ho iniziato a evitare certi colpi per paura di infortunarmi. Contro Novak la parte mentale è fondamentale. Serve un’energia extra, spingere il corpo al limite, e io non riuscivo più a farlo. Su altre superfici come l’erba ero più pericoloso, ma sul cemento serve una battaglia fisica durissima”.
Dal passato al presente: Sinner e Alcaraz
Ora Nadal guarda alle nuove generazioni, con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz protagonisti assoluti della nuova era tennistica.
“Dal mio punto di vista, Carlos potrebbe migliorare tatticamente in certi momenti. A volte punta sempre al colpo grosso, ma non sempre serve. Sono curioso di vedere come si evolvono: entrambi hanno margini di crescita e sono molto forti. Non sono più in campo. Dopo il ritiro ho accettato la mia nuova vita al 100%. Anche se da ex tennista analizzo sempre le partite, non significa che voglia tornare a giocare. Lo US Open? Ero un giocatore molto emotivo, sentivo molto l’energia incredibile di New York, e le sessioni serali sono state indimenticabili”, ha chiosato.
