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Reading: US Open: Alcaraz è stato nettamente superiore, ma non credo che Sinner non riprenderà a batterlo
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Editoriali del Direttore

US Open: Alcaraz è stato nettamente superiore, ma non credo che Sinner non riprenderà a batterlo

La grande sorpresa sta in come lo spagnolo l’ha dominato. Jannik studierà Carlos come Carlos ha detto dei suoi studi dopo Wimbledon. Ieri una sconfitta simile a quella con Tsitsipas all’AO 2022

Ultimo aggiornamento: 26/09/2025 10:10
Di Ubaldo Scanagatta Pubblicato il 08/09/2025
14 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Jannik Sinner e Carlos Alcaraz - US Open 2025 (Photo © Ray Giubilo)

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  • Pegula, pur sconfitta, propone un’analisi del match e dell’avversaria come quasi nessuno fa

Carlos Alcaraz ha pareggiato il conto degli Slam di quest’anno con Jannik Sinner e come già nel 2024 anche il 2025 si chiude con un salomonico 2 a 2, ma a New York lo ha fatto dominando Sinner dall’inizio alla fine – l’anomalo secondo set non fa testo – e la più grande sorpresa per me non è certo che Alcaraz abbia vinto il suo secondo US Open e sesto Slam (già a 22 anni come Becker e Edberg!), ma – appunto – che lo abbia proprio dominato.

E’ una grande sorpresa, quasi clamorosa, perché la grande maggioranza dei loro duelli era vissuta su un grandissimo equilibrio. Anche se fosse stato Sinner a vincere in questo stesso modo dominante, avrei scritto la stessa cosa. Ora mi aspetto già che spunteranno tanti profeti del senno di poi che diranno che invece loro l’avevano previsto. Di tali profeti sono piene le fosse. Altrimenti perché mai, tifosi “innamorati” a parte, tutti i più grandi campioni e addetti ai lavori, fino a ieri mattina faticavano terribilmente a consegnarsi a un pronostico netto? Quelli che avevano osato staccarsi di più dal pilatesco 50 e 50, avevano attribuito il 52% di successo a uno e il 48% all’altro. Chi aveva una mini-sensazione per Sinner come per Alcaraz ti diceva 51 a 49. E i bookmakers si erano uniformati, dando quote iper-ravvicinate.

Questa volta invece, contrariamente alle loro precedenti finali – e in particolare a quella straordinaria del Roland Garros ma anche bella di Wimbledon – l’equilibrio è mancato del tutto, al punto che quasi non sembra vero. Anche i più sfegatati tifosi di Alcaraz, secondo me, non avrebbero potuto immaginare che due dei tre set che sarebbero stati appannaggio del neo n. 1 del mondo si sarebbero conclusi con un 6-1 e un 6-2. E, a dire la verità, anche il 6-4 del quarto set è un punteggio bugiardo, perché Alcaraz ha dominato pure quello.

Nei 4 turni di battuta che hanno preceduto sul 5-4 l’unico game in cui Sinner ha finalmente risposto sempre davvero da par suo, pur finendo sotto ugualmente 40-15 e annullando due match point consecutivi, Alcaraz aveva concesso soltanto 5 punti: aveva vinto il primo game di servizio a 15, poi due a 30, il quarto a 0. Insomma anche il quarto set, come il primo e il terzo, si era sviluppato sulla medesima falsariga, con Sinner che aveva subito il break sul 2 pari per aver sbagliato una volée di rovescio abbastanza semplice, sebbene giocata al termine di uno scambio fantastico. L’eccezione era stata lo strano secondo set in cui Carlos ha subito l’unico break del match (contro i 5 di Jannik) e il terzo dell’intero torneo!

Nel primo set Carlos  aveva concesso tre punti soltanto nei propri game di servizio e nel terzo set era salito subito 4-0 togliendo ogni suspence.

“Carlos ha giocato un match perfetto” avrebbe detto poi Juan Carlos Ferrero, che tutti conoscono per essere durissimo, severissimo, esigentissimo, mai contento. “Se lo ha detto lui vuol dire che ho giocato proprio un match perfetto!” avrebbe riso più tardi un Alcaraz al settimo cielo.

Immagino che pochi affezionati lettori di Ubitennis abbiano avuto modo di leggere l’editoriale che ho pubblicato ieri molto tardi, un’oretta e mezzo prima della finale fra i due fenomeni. Ma sono contento di averlo scritto – anche se per quella tempistica poteva sembrare inutile –  perché il mio obiettivo era evitare che il successivo editoriale – quello che sapevo avrei scritto dopo l’esito di questo US Open – apparisse come frutto del senno di poi. 

Se avete qualche minuto da perdere leggetelo e ditemi che cosa ne pensate, a posteriori. Di certo la netta e meritata vittoria di Alcaraz mi inviterebbe a correggere qualche voto che avevo dato ai singoli colpi (soprattutto al servizio…, ma anche alla risposta: avevo fatto una pagella con una trentina di voti alle singole caratteristiche dei due marziani) perché la finale ha dato diverse indicazioni. Lo avevo predetto e previsto. Ma per il resto quanto ho scritto ieri lo penso anche oggi.

US OPEN: La finale Sinner-Alcaraz al microscopio, colpo su colpo per un pronostico influenzato… dalla fede

E, senza stare a ripetere quanto appunto già scritto, non credo che adesso sia stato emesso un verdetto definitivo, senza possibilità d’appello.

Dopo le 65 settimane da re del tennis per Jannik, d’ora in poi Carlos resterà n.1 del mondo quasi certamente fino a fine gennaio 2026, perché oggi ha 660 punti ATP di vantaggio e fino a fine 2025 deve difendere solo 950 punti, mentre Sinner ha una cambiale pesantissima: 2880 punti.

Se ho scritto fino a fine gennaio è perché Jannik ha vinto l’Open d’Australia e quindi lì ci sono altri 2000 punti che invece Carlos non deve difendere, sebbene Jannik ci tenga a sottolineare che comunque lui gioca per vincere e non per difendere… Io però cerco di spiegare come stanno le cose.

Però, pur sottolineato questo discorso poco promettente del ranking, io non penso affatto che Jannik non batterà più Alcaraz. Lui sa che dovrà migliorare e farà di tutto per farlo, anche se non sarà impresa facile. Esattamente come ha fatto Alcaraz dopo Wimbledon, quando si era quasi spaventato, e lo disse apertamente al suo angolo, per essersi reso conto che Sinner era capace di metterlo sempre con le spalle al muro e lui non riusciva a trovare la soluzione per uscirne.

Ferrero prima e Alcaraz poi hanno raccontato che nei 15 giorni che hanno preceduto il torneo di Cincinnati loro hanno guardato e riguardato il video della finale di Wimbledon e hanno studiato che cosa andava fatto perché la storia non si ripetesse. E Alcaraz ieri non ha solo servito nettamente meglio anche se quella è stata certamente la prima chiave del successo: ha perso solo 9 punti quando ha messo la “prima”, quindi l’83% per cento di punti vittoriosi, (mentre Sinner il 67%), ma anche con la “seconda” il 57% è tanta roba. Servendo a quel modo, anche a 215 km l’ora, non ha consentito a Sinner di rispondere che il 34% delle volte, insomma due volte sì ma la terza no. Eppure Sinner è considerato l’erede naturale di Djokovic quando risponde.

Alcaraz, oltre a servire da fenomeno pur essendo 8 cm meno alto di Sinner, ha messo in campo una fantastica varietà di schemi: rasoiate di rovescio slice a fil di rete, smorzate invisibili e imprendibili, top-spin di dritto sui quali Sinner finiva fuori giri nel tentativo di spaccare la palla con dritti da sopra la spalla spesso fuori misura, discese a rete in controtempo come al seguito di quelle sue botte terrificanti di dritto grazie alle quali Carlos ha fatto stragi di punti. Il doppio esatto dei vincenti di Sinner: 42 a 21. Inarrestabile.

E il tutto giocando senza voler narcisisticamente strafare, come era invece un po’ sua vecchia abitudine. “Ho giocato il mio miglior torneo di sempre, con grande continuità e fin dal primo turno…– ha ammesso – A Wimbledon mi ero detto subito dopo la partita che dovevo cambiare molte cose, anche se poi mi ci sono messo a farlo dopo una settimana di relax”. E Ferrero aveva detto: “E’ sorprendente come in sole due settimane Carlos sia riuscito a saper fare tutto quello che avevamo deciso di provare”.

Jannik è un giocatore molto diverso da Carlos, ha meno varietà, e non potrà mai assomigliargli. Al di là delle diverse doti naturali nel tocco, Jannik è meno naturalmente portato ad attuare soluzioni fantasiose, sorprendenti. Però l’importante è che ne è consapevole. Anche lui è stato capace di fare subito una lucida e fredda analisi della sua sconfitta. Si è dimostrato subito perfettamente e umilmente cosciente di avere un tennis troppo prevedibile. Lo ha detto a chiare lettere, lui che di solito non è troppo estroverso: “Nei match di approccio all’US Open, e in questo torneo, non ho fatto un serve&volley, non ho giocato molte smorzate…così poi arrivi a un punto nel quale giochi contro Carlos e devi uscire dalla tua comfort-zone…(E avrebbe voluto aggiungere: e ti trovi nei guai come oggi), quindi meglio perdere qualche match d’ora in avanti, ma devo cercare di fare qualche cambio!”.

Vi dirò che, al di là delle frasi di circostanza con i soliti ringraziamenti alla propria equipe fatti quando era ancora sul podio, io – sono maligno? – uno spunto critico nemmeno tanto celato ai suoi coach Vagnozzi e Cahill nelle sue esternazioni credo di averlo avvertito. A un certo punto in conferenza stampa ha fatto anche un mini-accenno al fatto che in passato era stato capace di cambiare registro dopo essersi reso contento di avere dei limiti tecnici sui quali non aveva lavorato abbastanza. Penso che si riferisse a quando, bastonato duramente (6-3 6-4 6-2) da Tsitsipas in Australia 2022, tornò in Italia infuriato e dette subito il benservito al suo quasi “padrino” Riccardo Piatti per affidarsi prima a Vagnozzi e poi Cahill?

Comunque sia Jannik di certo ha le idee chiare: studierà il daffarsi per “rimontare” Alcaraz, proprio come Alcaraz ha fatto con lui.

Ieri il confronto è stato impietoso, più o meno come quando perse, appunto, da Tsitsipas. Jannik è riuscito ad arrivare solo due volte a 40 sul servizio di Carlos, quando gli ha fatto l’unico break – a zero! – per salire 3-1 nel secondo set e nell’ultimo game. Non ha funzionato quindi nemmeno la risposta, di solito il suo marchio di fabbrica. Però è inevitabile che se servi soltanto una prima palla su due, 54 volte su 112 cioè il 48% e quando metti la seconda non fai che un punto su due, diventi inevitabilente preda del nervosismo e finisci per giocare male anche i game di risposta. Raramente avevo visto Sinner scuotere così spesso la testa, borbottare di continuo, rivolgersi anche con manifesto senso di frustrazione verso il proprio angolo.

D’altra parte questi due campioni sanno che non possono permettersi di difendersi, devono giocare aggredendo. Alcaraz ha giocato a un livello mostruoso contro un Sinner sotto tono. Guai però adesso a maramaldeggiare contro Jannik dimenticando che ha giocato 4 finali di Slam nello stesso anno, ne ha vinte due, ne ha persa una con 3 matchpoint. Un exploit eccezionale. Mi chiedo adesso se a Jannik abbia fatto più male questa sconfitta così secca, che ha evidenziato certi suoi limiti tecnici o quella di Parigi con i mille rimpianti che si è portata dietro per via dei 3 matchpoint svaniti.

Ai tifosi di Jannik ha fatto sicuramente più male quella di Parigi, Ma a Jannik, che non pensa altro che a migliorare e a prendersi una rivincita su Alcaraz fin dal prossimo Australian Open, non so quale bruci di più. L’idea che ci possa essere un gap così grande come si è visto ieri, secondo me non lo farà dormire. Non è il tipo che si accontenterebbe di restare secondo, anche se il divario con il terzo o i terzi, restasse enorme come in questi due anni assolutamente memorabili. Jannik ha le stimmate del grande campione. Reagirà da grande campione. Il primo ad aspettarselo, credetemi, è proprio Carlos Alcaraz.

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