Francesco Maestrelli è l’attuale numero 1 della Race verso Torino. Pur essendo, probabilmente, un traguardo non destinato a durare per altre 52 settimane, è significativo. Perché i punti correntemente detenuti dal tennista pisano sono carichi di significato. Li ha ottenuti risalendo dalla posizione 303 che occupava ad aprile, e gli ultimi 100, in particolare, vincendo il titolo al Challenger di Bergamo di fronte a 2.500 persone. Il trionfo lombardo è stato il terzo centro stagionale per il classe 2002, dopo i Challenger vinti a Francavilla al Mare e Brasov. Una seconda metà di stagione da paura, tenendo specialmente conto dell’anno e mezzo precedente. Nel 2024, oltre alla finale di Rovereto, che sostituiva il recentemente conquistato torneo bergamasco, fu raggiunta la finale solo al torneo ITF 25k di Monastir. Un’annata debole, rispetto alle potenzialità di un giocatore simile.
Maestrelli, un gigante da terra rossa
A livello tecnico, il 2002 pisano fa affidamento a un potentissimo servizio, che supera spesso e volentieri i 220 chilometri orari. Nello scambio predilige un gioco solido da fondocampo, impostando spesso lo scambio sulla sua diagonale del rovescio. Il lato del dritto, dei due, è infatti quello più debole, ma tuttavia sufficiente a chiudere i frequenti uno-due in uscita dal servizio. Non è infatti un caso che nell’ultimo anno siano più le vittorie che le sconfitte contro i mancini (59.1% di vittorie).
Fa invece specie che Francesco prediliga la terra al cemento, come lui stesso ha dichiarato dopo la vittoria in finale a Bergamo: “Nonostante l’altezza, mi sono sempre considerato un giocatore da terra battuta”. Eppure, nelle ultime due stagioni, la sua classifica ELO è più alta sulle superfici veloci. Al momento, è 161° in generale, 141° su cemento e 162° su terra. Le rispettive posizioni, a fine 2024, erano 311, 264 e 329. Saranno da cambiare forse le priorità per il calendario 2026, che vedranno Francesco tra i favoriti a una qualificazione al tabellone principale dell’Australian Open.
Non è un caso se uno tra i soprannomi di Maestrelli in gioventù era “piccolo Medvedev”. Le somiglianze ci sono e il repertorio tecnico, magari non splendido ma sicuramente efficace, pure. “Ci sono tanti margini di miglioramento e questo mi rende ancora più motivato. Devo migliorare ancora dal lato del dritto, il servizio può essere ancora più devastante perché a volte perdo un po’ di decisione. La risposta è migliorata, ma si può fare ancora meglio”.
Dei suoi attuali 442 punti, ben 300 derivano dalle 4 finali Challenger, di cui tre disputate nella seconda metà di stagione. I primi 4 mesi del 2026 saranno quindi da dedicare a spingere per ottenere ottimi risultati per entrare tra i primi 100 e compensare, ma si spera di no, la possibilità che questi traguardi non vengano confermati. Sono anche da considerare i due mesi di stop, causa infortunio, che hanno impedito al pisano di raccogliere risultati.
Il paragone con la sua generazione
Dalla posizione numero 50 occupata a livello under 18, Francesco ha saputo adattarsi al ritmo diverso a cui sono andati altri della sua generazione. Nel corso del tempo Maestrelli ha raggiunto numerosi traguardi, ma spesso dopo tanti azzurri suoi coetanei. A livello juniores, hanno avuto un best ranking migliore di lui tanti tra Cobolli, Musetti, Nardi, Zeppieri e altri ancora.
La versa sfida, tuttavia, arriva da professionisti: “Non è importante quando si arriva, l’importante è riuscirci. Ovviamente sarebbe meglio farlo in fretta, ma sto dando il mio 100%. È questo a contare. Io credo di avere buone potenzialità e penso che sia questione di tempo: non mi interessa che altri siano arrivati prima, ma spero di fare come loro“. Al momento il suo bilancio contro i top 100 è di 6 vittorie e 7 sconfitte, a simboleggiare che la differenza di livello non è così abissale. Ce la può fare.
