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Reading: «Siamo una squadra di amici»: Montalbini racconta l’anno che ha portato Massa Lombarda alla finale di Serie A1
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Interviste

«Siamo una squadra di amici»: Montalbini racconta l’anno che ha portato Massa Lombarda alla finale di Serie A1

il capitano racconta l’identità che ha guidato il percorso

Ultimo aggiornamento: 08/12/2025 19:40
Di Roman Bongiorno Pubblicato il 06/12/2025
16 min di lettura 💬 Vai ai commenti

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Alla vigilia della finale scudetto di Serie A1 maschile, Michele Montalbini – capitano e punto di riferimento della squadra di Massa Lombarda – ripercorre un anno che ha dell’incredibile: dalla salvezza sofferta della scorsa stagione fino all’approdo tra le prime due formazioni d’Italia.

Nelle sue parole emerge la forza di un gruppo giovane, coeso, cresciuto dentro un circolo che ha sempre creduto nel valore della leggerezza, dell’amicizia e del lavoro quotidiano. Nessun risultato imposto dall’alto, nessuna pressione: solo ragazzi che giocano insieme da anni, capaci di trasformare una filosofia semplice in un’identità vincente.

Montalbini racconta l’importanza di avere finalmente la squadra al completo, il peso delle assenze negli incroci decisivi, e quella componente di fortuna che in ogni stagione può spostare l’ago della bilancia. Ma soprattutto rivendica la caratteristica che ha permesso a Massa Lombarda di sfidare i giganti del tennis italiano: l’armonia di un gruppo che si diverte, ride, scherza e combatte come una famiglia.

Alla vigilia dell’appuntamento più importante della loro storia recente, il capitano guarda alla finale con lucidità e serenità: «Se vinciamo è un sogno, se perdiamo resta la bellezza di essere arrivati fin qui». Una filosofia che racconta perfettamente lo spirito di Massa Lombarda.

L’anno scorso eravate a un passo dalla retrocessione come circolo, quest’anno siete già certi di essere fra le prime due formazioni d’Italia. Qual è stata la chiave per una crescita così rapida, in un anno dal quasi retrocedere al giocarvi il titolo?​

MONTALBINI: Dalle stelle alle stalle… In realtà parliamo sempre di Serie A1, quindi le “stelle” c’erano già. La fortuna conta sempre: l’anno scorso ci siamo salvati anche perché le altre squadre hanno avuto dei problemi, il Parioli per esempio non aveva alcuni giocatori, e alla fine siamo arrivati tutti e due con formazioni incomplete. Mancavano dei giocatori sia a noi sia a loro, quindi i ragazzi sono stati bravi, ma anche fortunati. Quest’anno invece abbiamo avuto tutti i giocatori a disposizione, quindi per certi aspetti è stato più semplice. Per arrivare comunque in finale ci sono state situazioni che a volte ci sono andate contro, a volte a favore; nel complesso siamo stati bravi, ma è servita anche una parte di fortuna.​

AVETE AVUTO PIÙ GIOCATORI A DISPOSIZIONE RISPETTO ALL’ANNO SCORSO?​

Montalbini: Sì, abbiamo avuto più disponibilità a livello di giocatori, più opzioni nella formazione. Però io la componente fortuna la metterei sempre: in ogni sport serve sempre un po’ di fortuna.​

IL GIRONE SEMBRAVA MOLTO EQUILIBRATO: C’È STATO UN MOMENTO IN CUI AVETE AVUTO PAURA DI FINIRE AI PLAYOUT?​

Montalbini: Abbiamo fatto un girone in cui, alla quinta giornata, se avessimo perso rischiavamo di arrivare terzi, mentre vincendo siamo arrivati primi. Era un girone particolare, con tutte le partite molto combattute, in cui non si capiva bene chi potesse salire e chi potesse scendere. C’è stato un momento in cui potevamo anche finire ai playout. Poi in semifinale i ragazzi hanno giocato benissimo e abbiamo vinto due partite molto belle: lì, secondo me, è stata più bravura che nel girone, dove c’è stato un incrocio di risultati e punti.​

PER DOMANI I GIOCATORI CI SONO TUTTI? ALMENO NELLA SUA TESTA LA FORMAZIONE È GIÀ CHIARA?​

Montalbini: Sì, diciamo che al 90% giochiamo con la stessa formazione che abbiamo usato finora. Dobbiamo soltanto decidere il numero due tra due giocatori, anche in funzione dei doppi. L’uno, il tre e il quattro sono già definiti, non possiamo fare altrimenti. Abbiamo tre giocatori per due posti “da due”, e in base a come andrà oggi pomeriggio decideremo.​

AVETE GLI ALLENAMENTI GIÀ PROGRAMMATI PER QUESTO POMERIGGIO, APPENA FINISCE TUTTO QUI?​

Montalbini: Sì, sì, si allenano sugli altri campi.​

PRIMA DI UN APPUNTAMENTO COSÌ IMPORTANTE, COSA DIRÀ AI SUOI RAGAZZI PER DOMANI?​

Montalbini: Noi siamo una squadra, questo è il punto di partenza. Lo dico sempre anche quando siamo solo tra amici. La verità è che abbiamo iniziato a ridere e scherzare già da tre o quattro giorni: ieri sera siamo stati a cena e abbiamo praticamente solo giocato e scherzato. Siamo tutti amici. Penso che questa sia una delle nostre forze.​

POTREBBE ESSERE PROPRIO QUESTA LA VOSTRA FORZA RISPETTO A TANTI ALTRI CIRCOLI?​

Montalbini: Sì, l’abbiamo detto anche con Fulvio: se siamo arrivati in finale di A1 partendo dalla D1 con un piatto di cappelletti e dicendo “Sogniamo”, qualcosa vorrà dire. Anche i nostri ragazzi hanno un po’ più tensione del solito, è normale, ma vivono tutto come un gruppo di amici che va a giocare. Siamo una squadra di Serie A che gioca come una squadra di Serie C: amici che la domenica vanno a giocare insieme. L’unica cosa che ripeto loro è di lottare e godersi quello che stanno facendo.​

COME ABBIAMO VISTO ANCHE IN COPPA DAVIS, FORSE È PROPRIO LA COESIONE DEL GRUPPO A FARE LA DIFFERENZA IN QUESTO TIPO DI COMPETIZIONI. SI RITROVA IN QUESTO?​

Montalbini: Sì, noi siamo una squadra in cui il più vecchio è Forti, che ha 26 anni, e quasi tutti giocano insieme da una decina d’anni. Siamo una squadra giovanissima. L’idea del circolo e degli sponsor è quella di avere sempre una squadra giovane: si dà un contributo ai giocatori per la loro attività, perché sono tutti ragazzi che devono ancora provare o stanno provando a emergere. L’idea è quella di avere una squadra giovane e solare, che gioca in modo disinvolto. Dal circolo non è mai arrivata la richiesta di un risultato preciso: abbiamo sempre giocato per noi. Alla fine i giocatori sono diventati un gruppo di amici che giocano per il gruppo, non per la prestazione individuale. C’è chi è disposto anche a non giocare e a fare “il porta-acqua”. Per me è molto più semplice così, perché non devo dare tante spiegazioni se uno gioca o non gioca: ci guardiamo in faccia e decidiamo insieme chi si sente più pronto a scendere in campo. Siamo 10-12 persone: io sono il più vecchio, ma forse mentalmente il più giovane, ci sediamo al tavolo, ci guardiamo, decidiamo “facciamo così” e andiamo. Poi come va, va.​

ALMENO COSÌ, IN CASO DI SCONFITTA, FORSE LA SI VIVE ANCHE MEGLIO…​

Montalbini: Sì, anche perché è la prima volta che potremmo uscire sconfitti quest’anno. Finora non abbiamo mai perso, quindi non siamo abituati. Però la viviamo con leggerezza: hanno già organizzato la festa per domani sera comunque vada. Se si vince è un sogno; se si perde, resta il fatto di essere arrivati fin qui.​

SE SI VINCE SIETE I PIÙ FORTI, MA ANCHE DOVESTE PERDERE SIGNIFICA ESSERE COMUNQUE TRA LE PRIME DUE D’ITALIA…​

Montalbini: Il risultato più bello, secondo me, e lo dicono anche i numeri, è che domani verranno 90 persone da Massa Lombarda a vederci giocare. È una cosa che a volte non succede nemmeno quando giochiamo in casa. Siamo un comune di circa 11.000 abitanti, un circolo piccolo, anche come ambiente e organico. I soci pagano una quota minima, è proprio un circolo “di paese”, in senso buono.​

AVETE PERÒ LA FORTUNA DI AVERE GIOCATORI COME GIULIO ZEPPIERI, EX FINALISTA SLAM JUNIORES.​

Montalbini Sì, abbiamo Zeppieri, Vasami… A livello di giovani siamo stati bravi e anche fortunati come circolo, perché ne abbiamo avuti tantissimi. Hanno giocato per noi Gaio, Napolitano, Travaglia, Fabbiano, Tardi e altri. Io, per lavoro, sono spesso in giro come allenatore, e abbiamo sempre cercato il giocatore giovane: i giovani hanno sempre trovato spazio da noi. Quando poi diventano professionisti, a volte non abbiamo il potere economico per trattenerli, ma l’idea resta quella di far giocare i giovani. Domani, lo ripeto, il più “vecchio” in campo non sarà affatto vecchio.​

QUESTA È UN PO’ LA MENTALITÀ CHE OGGI È ANCHE LA FORZA DELLA FEDERAZIONE ITALIANA, CHE HA PUNTATO SUI GIOVANI.​

Montalbini: Sì, è un circolo che segue al 100% quella linea, anche perché è il circolo di Sara Errani. Io sono stato l’allenatore di Errani, quindi il circolo segue quel tipo di percorso e noi crediamo molto in quella filosofia. La nostra forza, fino a questo momento, è stata la spensieratezza. L’anno prossimo non lo so: io penso già che il primo obiettivo sarà salvarci, poi si vedrà. Ormai le squadre sono tutte molto competitive: cambia tanto da una giornata all’altra, da come sta un giocatore, dalle disponibilità economiche che hai in un certo anno.​

MI SEMBRA CHE NEL MASCHILE CI SIA MENO DIFFERENZA FRA LE SQUADRE RISPETTO AL FEMMINILE, DOVE SI VEDONO POTENZE COME VERONA E PALERMO.​

Montalbini: Nel femminile, secondo me, c’erano almeno otto squadre che potevano arrivare in finale. Nel nostro caso la differenza l’hanno fatta diversi fattori: noi abbiamo giocato molto bene proprio nelle giornate decisive, ma ci sono state squadre che hanno avuto assenze pesanti. Per esempio Rungg non aveva Weiss, che avrebbe potuto essere un punto molto importante: se Weiss gioca da numero tre e rende al massimo, magari Rungg oggi è in finale. Dipende da questi dettagli: noi l’anno scorso avevamo Zeppieri infortunato, loro quest’anno hanno avuto Weiss fuori. Ci sono elementi, soprattutto in certe posizioni, che fanno da ago della bilancia. Firenze, due anni fa, aveva Shabazi infortunato ed è retrocessa, ma con un “rivale” forte come Shabazi il suo livello è altissimo. Non tutti i circoli possono permettersi tre giocatori di quel livello: se ti manca uno come Shabazi, o a noi in passato è mancato Rottoli, fai molta più fatica e rischi di perdere partite o doppi decisivi. Dipende da questi aspetti.​

VENIAMO A ERRANI: QUANTA DIFFERENZA C’È TRA STARE SULLA PANCHINA DI UNA GIOCATRICE, COME LEI HA FATTO CON SARA ERRANI, E GESTIRE UN GRUPPO INTERO? MOLTI DICONO CHE DIVENTA QUASI UNO SPORT DIVERSO.​

Montalbini: Bisogna partire dal presupposto che l’adrenalina è spesso simile. Il bello di questo sport è che puoi provare la stessa adrenalina con un giocatore di terza categoria o con un ragazzino di 14 anni del circolo. Questa, secondo me, è la passione del tennis: avere la stessa adrenalina anche in quarta categoria. È chiaro che la concentrazione è diversa, così come l’attenzione al particolare. Nel 2017, con Sara o con una ragazza giovane che doveva diventare giocatrice, avevi un focus specifico, un percorso da costruire. Qui è diverso, perché devi far andare d’accordo tante persone tutte insieme. A livello di partita, maschile o femminile cambia poco: le emozioni sono simili. Però nella squadra hai sempre la possibilità di rimediare dopo, mentre in un torneo individuale hai quella tensione unica legata al singolo match. Nel campionato a squadre, appena finisce la partita sei con il gruppo, si ride, si scherza, si smaltisce meglio la tensione nervosa. È una tensione più lunga, ma la vivi in modo diverso; la passione, però, è la stessa.​

PER DOMANI VI SENTITE FAVORITI O SFAVORITI?​

Montalbini: L’ho detto anche al circolo e ai soci: secondo me siamo leggermente sfavoriti. Loro hanno un paio di punti in cui, a mio avviso, sono un po’ avvantaggiati. Ci sono partite che giochiamo alla pari e partite in cui loro partono davanti, ma siamo lì: è una sfida che dipenderà molto anche dalle tensioni. Ci sono giocatori abituati a certi palcoscenici, come Errani, e giocatori che, come Zeppieri, hanno già esperienza di partite importanti. Altri nostri ragazzi sono meno abituati dei loro a partite di questo livello. Se i miei la vivono come hanno fatto finora, con leggerezza, riescono a giocare più tranquilli. Se invece la vivono pensando “Dobbiamo vincere il titolo” e vanno in tensione, partiamo leggermente meno pronti, perché alcuni di loro hanno meno partite di questo livello alle spalle rispetto ai loro avversari.​

ANCHE PER IL GIOCATORE, IMMAGINO, CAMBIA MOLTO TRA GIOCARE PER SÉ STESSO E GIOCARE PER LA SQUADRA: SE PERDI SAI CHE LA SCONFITTA PESA SU TANTE PERSONE, NON SOLO SU DI TE.​

Montalbini: Sì, è così: quando perdi in un torneo individuale, perdi tu e il tuo team. Qui invece senti che dietro c’è tutta la squadra. Noi siamo davvero un bel gruppo; l’unico punto interrogativo è vedere come reagiranno domani se qualcuno pensa “Ci stiamo giocando il titolo”. Il titolo è bellissimo, ma per me è già bellissimo essere qui. Se poi mettiamo la ciliegina sulla torta vincendo, ancora meglio.​

COME QUANDO ARRIVI IN FINALE SLAM: MAGARI PERDI, MA SEI COMUNQUE ARRIVATO IN FINALE SLAM…​

Montalbini: Esatto. Anche se, ovviamente, una finale Slam è un altro mondo. Però abbiamo qualche giocatore, come Vasami, che un domani potrebbe puntare a quel livello. Il nostro sogno è arrivare fin lassù con squadre giovani e poter dire di aver lanciato davvero dei giovani. Domani vedremo come andrà.​


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