È durato trentasette minuti uno degli incontri più surreali mai visti da noi e certo anche da parecchi altri addetti ai lavori, appassionati o curiosi saltuari visto il clamore che sta suscitando. Una durata peraltro falsata da tempi morti superiori al solito, come il minuto e mezzo trascorso per commettere uno dei venti doppi falli dalla contendente sconfitta, che ha messo a referto appena tre punti.
C’è pro e pro, però…
Non tutti coloro che prendono parte a un torneo professionistico sono necessariamente dei pro, come per esempio gli universitari del campionato NCAA o qualche giovane talento che si affaccia sul circuito dei grandi. Può anche capitare che nelle qualificazioni del tour ITF possa entrare qualcuno che non ha il livello per competere, magari perché il torneo si tiene a metà dicembre e nell’insufficiente entry list viene ammesso il primo che passa da lì.
Al torneo M35 di Nairobi, però, siamo andati oltre. Innanzitutto, il contesto: l’episodio è relativo al tabellone principale, quindi “professionistico” senza se e senza ma. Poi, la protagonista: la ventunenne egiziana Hajar Abdelkader non è semplicemente una “non pro” o una terza categoria, non è una giocatrice di circolo e fatichiamo perfino a definirla una principiante. In realtà, la parte “principiante” viene contraddetta dall’informazione presente sul sito ITF secondo cui avrebbe iniziato a giocare a 14 anni.
Fondamenti e fondamentali, questi sconosciuti
Oltre a questo, Abdelkader ha dato l’impressione di non conoscere le regole base del gioco, dal momento che non sapeva il lato su cui posizionarsi in battuta o che se commette doppio fallo sullo 0-40 il game è finito. Non che ci sia nulla di male a non conoscere i fondamenti (e i fondamentali) del tennis o di qualsiasi altro sport, ci mancherebbe. Però qui siamo probabilmente oltre la soglia dell’accettabile in un evento professionistico. E, sia chiaro, ci riferiamo alla decisione di assegnarle la wild card, non certo al fatto che Hajar non sappia tenere in mano una racchetta, l’assoluta normalità per miliardi di persone. Insomma, per rendere l’idea, Abdelkader non era in grado di intercettare la palla neanche quando l’avversaria, la ventiquattrenne tedesca Lorena Schaedel, gliela passava a gioco fermo.
Il match – Quale match?
In risposta nel primo game, Schaedel (n. 1026 WTA) sembrava prima trattenere risate incredule, poi si guardava intorno spaesata. Abdelkader ha esordito con quattro doppi falli (quello sul secondo punto pareva un triplo fallo, contando la battuta in cui è andata a vuoto) e ne commetterà complessivamente venti. Alla fine, dopo 37 minuti di (non) gioco, Schaedel chiude 6-0 6-0. 48 punti per lei contro i 3 di Abdelkader che – vediamola così – non ha mai perdonato l’avversaria quando non ha messo in campo la prima, grazie anche ai due doppi falli tedeschi. Per lei, 297 dollari di montepremi ma nessun punto WTA o ITF.
Regole rispettate? Sì (fino a prova contraria), ma…
Le regole per l’assegnazione delle wild card sono molto semplici: sono a completa discrezione degli organizzatori del torneo su approvazione della federtennis della nazione ospitante e non possono essere oggetto di compravendita. Esiste anche una norma della sezione sul codice di condotta per cui i tennisti devono comportarsi in modo professionale durante i match e in ogni caso nell’ambito del torneo. Se qui di professionale c’era poco, tuttavia, non è stato a causa di un discutibile comportamento volontario della tennista perché arrabbiata con l’arbitro o chissà che altro, quindi non ha molto a che fare con l’episodio. Ciononostante, rileviamo che in molti ritengono giustamente opportuno l’emissione di un comunicato da parte dell’ITF o degli organizzatori del torneo che al momento non è ancora arrivato.
