Ancora un’altra, l’ennesima, partita nella quale Matteo Arnaldi ha dovuto combattere con un dolore che non sembra volerlo abbandonare.
Andrey Rublev è certamente un avversario di grande caratura, ma non era il solo con cui Arnaldi ha dovuto lottare in questo primo turno dell’Australian Open. Una sconfitta dura da accettare, soprattutto in prospettiva futura.
Tanta sofferenza oggi, sembrava difficile trovare le soluzioni in campo, soprattutto contro questo tipo di avversari.
MATTEO ARNALDI: Sì, è andata peggio del previsto, sinceramente. Sapevo di non essere al 100%, stiamo migliorando però oggi già dall’inizio ho iniziato a sentire più fastidio del solito. È una partita, c’è tensione, ma rispetto agli allenamenti, dove iniziavo a sentire qualcosa dopo un’ora, oggi già al secondo, terzo game, dopo un paio di scivolate ho iniziato a sentirlo. Da lì è stato un match difficile in generale. È un problema che mi porto avanti da un po’ e in teoria adesso è risolto, perché da tutte le analisi risulta a posto, però continua a far male, in campo fa male come prima. Dobbiamo trovare una soluzione o qualcos’altro per farmi stare bene in campo in questo momento.
Dal punto di vista mentale che effetto ha il fatto di sapere che c’è qualcosa che non è nel tuo controllo e che può far andare la partita in un modo o in un altro?
MATTEO ARNALDI: È difficile. Ci ho convissuto per un periodo e andava anche bene, perché ho giocato per tanto tempo con questo fastidio tutto l’anno scorso, ma adesso inizia a essere troppo. Ci ho giocato per un bel po’, non mi sto allenando come voglio, sto giocando poco, in teoria doveva essere passato e invece non è passato. Mi dà fastidio perché so che entro in campo e non sono il favorito con nessuno in questo momento.
È difficile soprattutto contro un avversario come Andrey: quello che faccio bene dà fastidio a lui, ma il problema è che non posso farlo. Oggi si è visto chiaramente, sia al servizio sia in tanti spostamenti. Questa è la cosa principale che mi sta dando fastidio e, come ho già detto, non mi sto divertendo a giocare a tennis così perché sono in sofferenza dal primo all’ultimo punto. Questa sarà una delle prime cose da risolvere e capire perché continua a far male se in teoria non c’è più niente.
Ci sono delle soluzioni più drastiche, tra virgolette, che hai valutato e poi scartato nel recente passato?
MATTEO ARNALDI: Non ci sono soluzioni più drastiche. L’unica sono delle iniezioni lì che per il momento tolgono il dolore, però il problema è che sulla carta è passato, ed è proprio questo il punto. Quello che non capiamo, almeno io adesso non capisco, è perché continua a farmi male come prima. Prima c’era una microfrattura, adesso non c’è più niente. Come ho detto, dobbiamo capire il perché di questa cosa, perché quando vado in campo ho molto male e si vede. Inizio le partite in sofferenza, non mi diverto e non sto bene a giocare, quindi dovremo trovare una soluzione.
È difficile fissare degli obiettivi con questi problemi, però con il tuo nuovo team, con il nuovo allenatore, ve li siete posti per questa stagione? Avete fatto dei lavori mirati su qualcosa in particolare?
MATTEO ARNALDI: Di lavori ne abbiamo fatti tanti, oggi purtroppo non si sono visti. Come dico da un anno, secondo me sto giocando meglio di qualche anno fa, anche rispetto all’anno scorso o a due anni fa. Però se non sto bene in campo, il mio gioco non è “servizio-dritto”. Il mio gioco è muovermi, stare più in campo dell’altro e mandarlo un po’ fuori di testa.
In questo momento non posso fare quello e non sto bene in campo, quindi è difficile porsi obiettivi. Sicuramente voglio tornare dove ero e voglio anche salire, perché so di avere il livello per farlo, l’ho già dimostrato. Il problema è che in questo momento non sono in grado di finire una partita di tennis. Quello sarà l’obiettivo principale: capire il perché e risolvere tutti i problemi che ci sono stati nell’ultimo anno e mezzo.
Qual è la prospettiva futura alla quale guardi, come ti programmi in funzione anche della tua situazione?
MATTEO ARNALDI: Sinceramente in questo momento non lo so. Ho appena finito la partita, non ho ancora parlato con il mio team. L’idea sarebbe di fare il tour americano come l’anno scorso, però non ho davvero idea, non saprei cosa dire. Ho male, giocare così non ha senso. Abbiamo provato e in allenamento va meglio: riesco a giocare mezz’ora, 40 minuti senza dolore, poi inizio a sentirlo, ma per un’ora riesco a giocare bene. Il problema è che un’ora di partita, soprattutto per come gioco io, non esiste. Non so cos’altro dire: abbiamo fatto tutto quello che mi è stato detto di fare, sulla carta è passato ma ho ancora male. Vediamo, questo è il massimo che posso dire.
