Una partita subito in salita, iniziata subito in salita, poi non sei riuscito col passare dei minuti a trovare soluzioni. Come ce la racconti?
MATTIA BELLUCCI: Sicuramente in generale con i game d’avvio non stiamo brillando in questo periodo, quindi sarà motivo di lavoro. Però, a prescindere da questo, sono contento della prestazione perché non venivo da un momento buonissimo, è stata una partita che mi sono anche goduto, non sono sceso a compromessi, ho sempre cercato di colpire forte la palla, quindi non posso dire che potessi fare molto di più. Il primo set è stato fastidioso per il 6-1 e soprattutto andare sotto così all’inizio, perché va a determinare un po’ le sorti del set, specialmente contro avversari di questo calibro, e magari mi avrebbe dato la possibilità di entrare meglio in partita; un po’ più di lotta iniziale avrebbe sicuramente favorito questa cosa. Però è andato increscendo, che è una cosa estremamente positiva, ho lottato molto anche alla fine e ci sono tanti spunti perché è stata una partita importante, quindi sono comunque contento della prestazione, ovviamente non contento del risultato, ma sono comunque contento.
Vanni Gibertini: se dovessi fare un confronto impossibile tra la partita di agosto a Flushing Meadows con Alcaraz e questa, quali sono gli aspetti positivi che prendi dall’una e dall’altra?
MATTIA BELLUCCI: Sicuramente il Margaret mi è sembrato piccolissimo. Questa è la prima cosa, nel senso che giocare sull’Arthur Ashe è qualcosa di incredibile, rumorosissimo; ovviamente “piccolissimo” è esagerato, però è stata una grande emozione entrare lì. L’ho sentito comunque più intimo e mi sono sentito più a mio agio, quindi l’approccio alla gara è stato migliore. Sapevo in entrambe le situazioni di dover tirare fuori prestazioni eccellenti e penso che la prestazione di questa sera sia stata migliore. Carlos molte volte non ti lascia chance di giocare, ma anche Ruud questa sera non mi ha fatto particolari favori. Ci sono stati dei passi in avanti dal punto di vista dell’approccio alla gara e delle abitudini, perché, che lo si voglia o no, a determinati palcoscenici ci si abitua solo giocandoci. Ho capito che queste partite fanno davvero la differenza: l’ho vista più come un’opportunità e sono contento di questo, piuttosto che dire “Cavolo, Ruud al primo turno, sfortunato”. In un momento di difficoltà dal punto di vista dei risultati è una partita che può darmi una spinta.
Vanni Gibertini: Sei uno che sta a guardare la questione punti in scadenza, classifica, oppure non te ne importa nulla?
MATTIA BELLUCCI: Adesso “non me ne importa nulla”, sicuramente è esagerato. In genere non sono ossessionato da questa cosa, perché mi ricordo ancora quando ero entrato per la prima volta nei primi 200 e avevo fatto il primo anno ossessionato dal fatto che in ottobre avessi tutti i punti in scadenza perché avevo vinto due Challenger una settimana dopo l’altra, Saint Tropez e Vilnius. Ho giocato tutto l’anno con il freno a mano tirato perché avevo paura di perdere quei punti, ero molto più giovane. Quella cosa mi ha un po’ forgiato: poi le cose sono arrivate, magari non ho chiuso l’anno 150, ho chiuso 180, ma comunque quella cosa mi dava tranquillità, e invece mi ero già visto molto prima scappare via tutti i sogni di rigiocare Slam, qualificazioni. Questa cosa mi ha migliorato sotto quel punto di vista. È chiaro che ci sono delle volte in cui penso: tra tre settimane, un mese, perdo 260–270 punti, quelli che perdo a Rotterdam, ed è inevitabile. Questo significa che bisogna lavorare meglio e che l’obiettivo della continuità è assolutamente necessario. I picchi sono estremamente belli, ma tante volte bisogna trovare continuità perché anche a livello emotivo, di approccio e di lavoro fanno la differenza. Si arriva alla continuità solo attraverso la continuità nel lavoro, quindi è un po’ un cane che si morde la coda.
Dove andrai a giocare?
MATTIA BELLUCCI: Vado in America, giocherò tutti i tornei: Dallas, Delray Beach, Acapulco, poi Indian Wells, un Challenger e poi Miami, e basta. Ci aspetta un grande viaggio americano.
