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Interviste

Jack Draper: “Sono un giocatore migliore rispetto a sei mesi fa. Grato di vivere questa vita”

Rientro con vittoria per l'inglese in Coppa Davis: "Vedere il Career Grand Slam di Alcaraz ha acceso il fuoco dentro di me"

Ultimo aggiornamento: 06/02/2026 11:52
Di Beatrice Becattini Pubblicato il 06/02/2026
10 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Jack Draper (foto X @the_LTA)
Jack Draper - qualifiers Coppa Davis 2026 (foto X @the_LTA)

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Jack Draper is back. Dopo uno stop che si prolungava da Wimbledon, eccezione fatta per una fugace apparizione allo US Open, l’inglese torna a calcare i campi da tennis e lo fa indossando la casacca della propria nazionale. Al primo turno di qualificazioni di Coppa Davis si impone in appena un’ora sul norvegese Viktor Durasovic, mettendosi figuratamente l’infortunio alle spalle. Tra l’altro, proprio a Oslo vinse il suo primo torneo internazionale quando aveva 12 anni.

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Draper: “È un sollievo essere tornato. Ho imparato molto da questo infortunio”“Mi è mancato competere”Draper: “I punti da difendere? Ho solo bisogno di giocare partite. Sono un tennista migliore rispetto a sei mesi fa”Draper e le speranze per il futuro

“Certe sensazioni non si possono replicare durante gli allenamenti, come sentire il rumore del pubblico. Quando competo sento come una scarica di adrenalina ed è qualcosa che mi godo ogni volta che gioco. Sono contento di essere tornato” dice emozionato ai microfoni di Sky Sport UK.

Draper: “È un sollievo essere tornato. Ho imparato molto da questo infortunio”

Draper ha chiuso anzitempo il suo 2025 a causa di un serio infortunio al braccio che richiedeva un’attenzione particolare. Il tentativo di rientro, forse affrettato, di fine agosto lo ha convinto a non forzare i tempi. E adesso si sente pronto per riprendere da dove aveva lasciato.

“È un sollievo, è da tanto tempo che non sono in grado di giocare al 100%. Tornare in campo e sentire che non sto peggiorando l’infortunio… È un sollievo essere tornato. Sono fortunato ad avere grandi persone intorno a me che mi hanno guidato e mi hanno aiutato a uscire da questo periodo duro. Non vedo l’ora di scendere in campo ancora e prendere forza” spiega l’inglese, che si è fermato proprio sul più bello, quando aveva alzato l’asticella del proprio best ranking fino al numero 4 del mondo.

“Una lesione da stress è un infortunio complicato da spiegare, perché le persone non comprendono” dice quando gli viene chiesto di fare luce sul problema che lo ha tenuto per così tanto tempo ai box. “Fondamentalmente l’osso deve rigenerarsi e rinforzarsi. E più gioco al 100% e più ci si abitua a quel carico… È normale avvertire qualche sensazione, qualche fastidio per un certo periodo, è stato così per molti altri giocatori che hanno avuto lo stesso infortunio. Però devi continuare a fare aggiustamenti, ad avere buon senso. Ma non sarei sceso in campo, non avrei giocato se non mi sentissi sicuro a farlo”.

Nonostante le difficoltà, non è tutto da buttare quel periodo secondo Jack.
“Sono stato molto professionale, credo, questo infortunio mi ha insegnato molto sull’alimentazione e sul prendermi cura del mio corpo nella maniera corretta. Forse per il resto della mia carriera è una fortuna, perché devi occuparti del tuo corpo al 110% e questo mi aiuterà nel lungo periodo. Ho imparato molte cose da questo infortunio”.

“Mi è mancato competere”

Il 24enne di Sutton è non nasconde l’emozione di sentirsi nuovamente un atleta ed è contento di ricominciare proprio dalla Davis.
“Mi è mancato competere, è passato tanto tempo, ho imparato un sacco di cose. Ovviamente è stato un infortunio difficile. Conosco qualche persona che ha avuto lo stesso infortunio, è un processo lungo e interminabile e non è semplice da affrontare. Però allo stesso tempo apprendi tanto su te stesso, sul tuo corpo, fai cambiamenti e aggiustamenti con la speranza di migliorare la tua carriera – riprende -. Ho davvero fatto molti miglioramenti. Fisicamente mi sento in grande forma, ho avuto tanto tempo per allenarmi e aggiustare qualcosa. So riportando il mio servizio al livello dove deve stare e la prolungata quantità di tempo in cui sono stato fuori è dovuta al fatto che non sarei tornato da questo infortunio al 70/80%, voglio tornare e avere la piena capacità di fare ciò che devo”.

A proposito del servizio, a “Tennis Weekly Podcast” ha spiegato di aver cambiato il movimento. “Mi sono chiesto cosa potessi modificare e quello è stato una delle cose, tecnicamente, da cambiare per aiutare il mio corpo a essere più efficiente, sollecitare meno il mio braccio e avere meno infortuni”.

Draper: “I punti da difendere? Ho solo bisogno di giocare partite. Sono un tennista migliore rispetto a sei mesi fa”

Draper è consapevole che i prossimi mesi saranno un crocevia importante, perché sono quelli su cui, nel 2025, ha costruito la sua classifica. Tuttavia, nemmeno il pensiero di avere tanti punti da difendere lo scalfisce, con Indian Wells che dista appena poche settimane.

Alla domanda su quanto tempo impiegherà a tornare ai suoi livelli, risponde con grande maturità: “Chi lo sa. Potrebbe essere subito. Credo di essere un giocatore migliore rispetto a sei mesi fa, per tutte le cose che ho fatto. Ho solo bisogno di giocare partite: il tennis è uno sport di fiducia, è uno sport in cui più competi, meglio giochi. Quindi potrei metterci un po’ di tempo per tornare, ma mi sento fiducioso e voglio assicurarmi che questo infortunio sia alle spalle, così da progredire con forza”.

Insomma, non teme il limbo tennistico che spesso rinchiude quei giocatori di ritorno dopo svariati mesi.
“È una questione di riguadagnare l’intensità. Credo che con la mentalità che ho avuto ogni giorno… Questa è una cosa degli infortuni: è molto difficile restare a galla e continuare a migliorare. Quindi sono fiero di me stesso per aver continuato a migliorare, sapendo che sarebbe tornato il mio tempo e dovevo essere pronto”.

In seguito, la conversazione si sposta su un argomento che ha scosso il suo periodo di lontananza dal rettangolo di gioco: l’addio a James Trotman dopo quattro anni e il conseguente inizio della collaborazione con Jamie Delgado, ex coach, tra gli altri, di Andy Murray e Grigor Dimitrov.

“Trotman e io abbiamo lavorato insieme per un lungo periodo di tempo. Lui è stato davvero speciale per me, credo che abbia avuto la necessità di fare un passo indietro rispetto all’intensità di tutto questo – spiega il britannico -. Ho sempre saputo nella mia testa che forse, se non avesse più funzionato, Jamie sarebbe stato una persona incredibile e un grande coach. Frequentando molto Andy quando ero più piccolo l’ho visto, tutto qui. Capisce il gioco e, da giocatore, capisce l’individuo. Lavorandoci ho già avuto molti miglioramenti, confido che ne arrivino altri, per continuare a evolvermi verso il giocatore che voglio diventare. Sono grato di averlo come allenatore nel mio angolo”.

Draper e le speranze per il futuro

Infine, Jack punta lo sguardo verso il futuro. Ha vissuto momenti duri – tanto da non aver guardato quasi niente dell’Australian Open – ma di lasciare le cose a metà non se ne parla.
“Un conto è rimanere a galla perché siamo abituati ad andare a 100 all’ora e all’improvviso ti tolgono tutto – conclude, non nascondendo le difficoltà -. Sei come in un buco e hai bisogno di tirarti fuori in qualche maniera, in particolare con il lungo infortunio che ho avuto. Non è stato un solo momento, ma tanti in cui è stato davvero difficile non solo per me, ma anche per il mio team, la mia famiglia. Ma è lì che devi rimanere forte e andare avanti”.

Adesso che può pensare al tennis giocato, non cela una certa ambizione: “Sono davvero grato di vivere la vita che sto vivendo e sono molto motivato per il futuro. Questo è quello che ripetevo nella mia mente: ho una grande idea per me stesso. E sono sicuro che il mio tempo tornerà, ma devo continuare a insistere”.

Ai microfoni di “Tennis Weekly Podcast”, parlando del Career Grand Slam di Carlos Alcaraz, Draper ha palesato la speranza di poter scrivere anche lui un capitolo di storia. “Non sarei un agonista se non volessi farlo” sostiene, confessando anche di aver faticato a guardare quella finale. “Penso che una parte di me non ha voluto guardare perché fa male. Però, allo stesso tempo, è bello poter vedere cosa questi ragazzi stanno raggiungendo, cosicché possa accendere il fuoco, mettere benzina e lavorare sodo per la mia carriera”.

We got to speak with Jack Draper as he returns to competitive action at the Davis Cup in Oslo! We asked him about Carlos, cold dips and his new serve! pic.twitter.com/k1IcqI3GfU

— Tennis Weekly Podcast (@tennisweeklypod) February 5, 2026

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TAGGED:coppa davis 2026featuredJack Draper
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