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Joao Fonseca, le grandi aspettative e i passi falsi: cosa gli manca per consacrarsi tra i top?

Una sola vittoria ottenuta all'alba del 2026. Ma si può davvero parlare di crisi?

Ultimo aggiornamento: 20/02/2026 17:08
Di Pietro Sanò Pubblicato il 20/02/2026
10 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Joao Fonseca - Miami 2025 (foto X @MiamiOpen)

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Ha ridato linfa al tifo carioca dopo un buco generazionale di una decina d’anni, riportando il tennis brasiliano in auge. Aizza le folle di tutto il mondo (non esclusivamente quelle verdeoro) ogni qualvolta che mette piede in campo, e ha rapidamente conquistato il cuore degli appassionati col suo volto da bravo ragazzo e il suo dritto mortifero. Joao Fonseca, nato nella stupefacente città di Rio de Janeiro soltanto 19 anni or sono, è già un punto fermo del tennis mondiale, un’icona per il popolo brasiliano, una speranza per la nuova generazione di fenomeni che si sta consolidando in questi anni.

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Joao Fonseca: il prezzo di essere una star2026, troppe aspettative e una schiena che fa i capricciLe aree migliorabili del suo gioco. E quel servizio che tanto somiglia a…

L’irruzione del classe 2006 all’interno del circuito ATP è avvenuta in modo prepotente durante la penultima edizione dell’Australian Open, quella in cui sconfisse Rublev in tre set, dichiarandosi al mondo come possibile terzo incomodo per quel duopolio che attualmente rischia di diventare tremendamente monotono. Così anche i meno esperti dell’ecosistema tennistico, conoscono il ragazzino scatenato di Rio che trascina con sé, in ogni tappa dispersa nel globo, un’orda verdeoro pronta a sostenerlo dovunque.

Joao Fonseca: il prezzo di essere una star

Nel 2025, entra in contatto per la prima con la fama, la popolarità, e anche la top 30. Vince inaspettatamente Buenos Aires sconfiggendo il rognosissimo Cisco Cerundolo in finale, colleziona dei buoni risultati a livello Slam (3° turno a Parigi e Wimbledon), e torna sul tetto di un torneo ATP trionfando nel 500 di Basilea. A soli 19 anni, Joao Fonseca si appropria della 24^ casella del ranking mondiale. Il suo nome fa eco da tutte le parti, ma conquistare così presto le luci dalle ribalta significa avere gli occhi del mondo addosso. Senza sosta, quasi senza margine d’errore. Altrimenti ti affibbiano anche quello scomodissimo nomignolo di ‘meteora’.

2026, troppe aspettative e una schiena che fa i capricci

La stagione 2026 ha atteso Joao Fonseca come un bambino attende i regali di Natale, ma l’alba della nuova annata non è iniziata sotto una buona stella. Il brasiliano, subito uscito di scena da Melbourne, ha confessato di esser tormentato da una problema cronico alla schiena. Destando non poche preoccupazioni ai sostenitori: “Sono nato con un problema alla schiena e cinque anni fa ho subito una frattura da stress. Alcuni giorni provo più dolore di altri. È un infortunio che non scompare mai completamente, ma che devo imparare a gestire giorno per giorno”, ha rivelato alla stampa brasiliana.

Parole di un certo peso che hanno subito fatto pensare a un talento immenso tarpato da un limite fisico difficilmente risolvibile al 100%. Anche se, dopo la trasferta australiana, Fonseca ha confermato che l’allarme pare già rientrato, dichiarando: “La mia schiena è di nuovo a posto. Sono di nuovo in forma. Avevo solo bisogno di tempo“.

Così, il fondatore della corrente tennistica del ‘Fonsequismo’ ha virato verso lo swing sudamericano. A caccia della difesa del titolo conquistato l’anno precedente nella Capitale argentina. Dando inizio, suo malgrado, a una kermesse di risultati nemmeno lontanamente equiparabili al suo brillante talento. Sul manto argilloso di Buenos Aires, Joao incanta all’esordio, ma soltanto a sprazzi. E contro un ostico avversario, peraltro esperto della superficie, come Alejandro Tabilo, avere picchi senza continuità non è sufficiente. Ecco incassata la prima sconfitta della tournée sudamericana.

Giunto alla volta di Rio, in casa sua, la musica sembra ben diversa, e il derby col connazionale Monteiro rimette in primo piano tutte le sue qualità. Sul campo dedicato al leggendario ‘Guga’ Kuerten, il pubblico casalingo sogna un torneo con Joao assoluto protagonista. Ma sarà l’altrettanto giovane Ignacio Buse – peruviano, classe 2004 – a spegnere l’entusiasmo del tifo carioca. Ammutolito durante il punto decisivo che ha consegnato la vittoria al ragazzo di Lima. Sono bastate un paio di sconfitte di troppo, a soli due mesi e mezzo dall’inizio della nuova stagione, per parlare già di ‘Crisi Fonseca’.

Le aree migliorabili del suo gioco. E quel servizio che tanto somiglia a…

‘Stella eclissata’, ‘talento incompiuto’, ‘sopravvalutato’ e chi più ne ha più ne metta. A Joao non vengono concessi ‘bassi’, ed è subito pioggia di critica per la stella di Rio. Il quale, ricordiamo per dover di cronaca, è l’unico tennista brasiliano in top 100. Dietro di lui un vuoto di oltre 150 posizioni. Dato che il secondo atleta verdeoro che appare in classifica è Joao Lucas Reis Da Silva, che occupa attualmente la 207^ posizione. Fonseca, senza troppi giri di parole, è l’unico faro di luce del movimento brasiliano. Trascinato negli anni ’10 del ‘2000 dal mancino Thomaz Bellucci, che raggiunse come suo best la 21esima posizione nella classifica ATP.

Tornando a Joao, a cosa sono dovuti i passaggi a vuoto contro tennisti ‘inferiori’ nel ranking? Osservando i match del diciannovenne di Rio, salta subito all’occhio un tema: la gestione. Fonseca, forte del sua dose spropositata di talento, si affida ai suoi magnifici colpi da fondo campo. Ma talvolta ne abusa, esagerando con la potenza e ricercando sempre un ritmo sopraelevato. La sua fase difensiva, poi, è ancora una nota dolente.

Il brasiliano opta quasi sempre per soluzioni all-in, concedendo dunque ampie porzioni di campo agli avversari. E quando non sfonda con i suoi missili, in recupero, lo scambio cambia facilmente inerzia. Fonseca gioca già da Top 10, ma manca la componente fondamentale, l’equilibrio. Plausibilissimo non aver già tutto a diciannove anni, altrimenti non occuperebbe la 38^ casella bensì la top 5. Perché è di quello che parliamo se teniamo conto di tutto il suo potenziale ancora inespresso. Le macro-aree migliorabili da Joao sono davvero innumerevoli, considerando che, attualmente, la struttura fisica del brasiliano dovrà subire certamente degli step evolutivi importanti.

In quest’inizio di 2026, anche il servizio di Joao Fonseca si è confermato un aspetto che dovrà, per forza di cose, migliorare necessariamente. Poca incisività con la prima palla e tanti break concessi nelle prime uscite stagionali, e una motion in fase di battuta che tanto ricorda la fase embrionale dell’attuale numero uno al mondo, Carlitos Alcaraz. Il quale ha lavorato parecchio sul servizio, ottenendo dei progressi notevoli che l’hanno portato a rientrare nel novero dei ‘Big Servers’. Il confronto diretto, tra l’attuale meccanica di Joao e la vecchia versione del fenomeno di El Palmar, mette in evidenza una somiglianza quasi impressionante: il brasiliano – così come faceva Carlitos – piega il braccio dominante a circa 90° gradi, portando la racchetta verticale nella cosiddetta ‘posa del trofeo’. Piedi leggermente distaccati e spalle rivolte ‘di profilo’ rispetto alla rete.

La trasformazione di Alcaraz – improntato oramai su un movimento del servizio che richiama più quello di Novak Djokovic – ha testimoniato un‘evoluzione drastica di uno dei colpi principali del gioco. Il vecchio ‘stile’ di Carlitos era più improntato su un servizio in kick o in slice, ma molto più limitante per raggiungere alte velocità con un colpo ‘flat’ e ottenere grande precisione. Alla luce delle analogie tra la versione primordiale della battuta di Carlitos e l’attuale motion del brasiliano, l’equipe di Joao potrebbe pensare di adottare una nuova scuola di pensiero per permette a Fonseca di cambiare passo sul suddetto fondamentale.

Circa il programma dell’attuale numero 38 del mondo, pare che il capitolo ‘terra rossa’ sia già andato in archivio, infatti Joao non risulta iscritto alla tappa cilena di Santiago. A questo punto, il ‘Sunshine Double’ è la prossima destinazione del calendario del classe ‘2006, che tra Indian Wells e Miami ha da difendere soltanto 80 punti. Anche se nel 2025 scelse di partecipare anche al challenger di Phoenix – che poi vinse – tra la California e la Florida. L’assenza di particolari picchi durante lo scorso inverno dà l’opportunità a Joao di riprendersi la top 30, che ha attualmente perso.

Non esiste e non è mai esistita alcuna crisi per Joao, ancora in fase di apprendimento e alla ricerca di un equilibrio che lo possa finalmente consacrare tra i primi della classe.


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